Sospesa l’estradizione negli Stati Uniti dell’hacker kazako Roman Yuryevich
Khlynovskiy. Il Tribunale amministrativo del Lazio ha accolto il ricorso
congelando il decreto del ministro della Giustizia firmato il 17 febbraio, per
trasferire l’imputato dal carcere di Ferrara consegnandolo alle autorità Usa. Il
17 dicembre 2025 la Corte di appello di Bologna aveva dato il proprio assenso
all’estradizione. L’uomo, 43 anni, è accusato di far parte di una gang di
criminali informatici. Il gruppo avrebbe paralizzato per tre giorni alcuni
ospedali americani, cessando gli attacchi dopo aver intascato pagamenti per
centinaia milioni di euro. Oltre ai soldi, nella refurtiva ci sarebbero anche i
dati sensibili di politici statunitensi.
“Mi risulta che sia successo solo quattro volte nella storia repubblicana che il
decreto di estradizione di un ministro fosse sospeso dai giudici amministrativi,
non reperisco altri casi giurisprudenziali”, ha commentato l’avvocato Alexandro
Maria Tirelli, difensore di Khlynovskiy insieme alla legale Francesca Monticone.
Tirelli aveva presentato il ricorso contro l’estradizione chiedendo che “venga
accertato, con strumenti adeguati da parte dei competenti reparti in materia di
intelligence e sicurezza nazionale, se le competenze di Khlynovskiy possano
avere rilievo per lo Stato italiano”. Contattato da ilfattoquotidiano.it,
l’avvocato dice che “nessuna autorità ha raccolto, fino ad ora, il suo appello”.
Storie di cybercriminali che hanno compiuto il salto della barricata,
collaborando con le aziende e forze dell’ordine, ce ne sono.
Ilfattoquotidiano.it aveva raccontato il caso del russo Dmitry Smilyanets, ex
fan di Putin e ora al servizio della sicurezza informatica a stelle e strisce.
Secondo l’avvocato Tirelli, sarebbero proprio gli americani a premere per
l’estradizione: “Alcuni segnali lasciano intuire il messaggio delle autorità
statunitensi a quelle italiane: ‘non ostacolate la consegna di Khlynovskiy'”. Il
legale, tuttavia, spera almeno in una valutazione: “Un paese sovrano dovrebbe
verificare se le abilità del mio assistito possano contribuire alla sicurezza
informatica del Paese, mi aspetto e spero che ciò avvenga”.
Anche la moglie di Khlynovskiy di recente si era rivolta al ministro Carlo
Nordio invocando lo stop all’estradizione e la possibilità di restare in Italia,
per mettere le abilità di hacker al servizio della sicurezza informatica del
Paese. La stessa richiesta era giunta anche dalla difesa. “La mancata
estradizione potrebbe consentire allo Stato italiano di acquisire informazioni e
competenze strategiche in materia di sicurezza informatica”, aveva dichiarato
l’avvocato Alexandro Maria Tirelli. Il Tar ha concesso 90 giorni per depositare
l’eventuale richiesta di annullamento del decreto ministeriale, prima di
emettere una decisione definitiva nel merito dell’estradizione. L’uomo è
considerato pericoloso dall’Fbi. Secondo gli inquirenti americani avrebbe
sottratto dati sensibili e immagini di pazienti, tra cui funzionari governativi,
volti dello spettacolo e altri personaggi pubblici, per poi chiedere riscatti
milionari.
Khlynovskiy è stato arrestato la scorsa estate in esecuzione di un mandato del
Dipartimento della Giustizia emesso il 29 Luglio 2025. Vive in Ucraina ma era
venuto in Italia per motivi di salute con moglie e figlio minorenne. Questi
ultimi godono della protezione temporanea per la guerra in corso. Khlynovskiy
invece ha presentato richiesta d’asilo ed è in attesa del verdetto al Tribunale
di Bologna.
L'articolo Sospesa l’estradizione negli Usa dell’hacker kazako. “Un Paese
sovrano dovrebbe valutare se le sue abilità servono allo Stato italiano”
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