Nella stessa notte. E a distanza di poche ore l’uno dall’altro. La nuova
consulenza tecnica sul caso Paragon ricostruisce con precisione temporale la
sequenza degli attacchi informatici che hanno colpito i telefoni del giornalista
Francesco Cancellato e degli attivisti di Mediterranea Giuseppe Caccia e Luca
Casarini. Una scansione quasi chirurgica: tre intrusioni nelle prime ore del 14
dicembre 2024, nell’arco di poco più di due ore. Secondo quanto emerso dal
lavoro congiunto delle procure di Roma e Napoli, coordinate dalla Procura
nazionale antimafia e antiterrorismo, il primo dispositivo a essere compromesso
è stato quello del direttore di Fanpage.it. L’attacco sarebbe avvenuto all’1.17
di notte.
Circa un’ora dopo, intorno alle 2.20, è toccato al telefono di Giuseppe Caccia.
Infine, alle 3.43, quello di Luca Casarini. Tre intrusioni in sequenza, nella
stessa notte e con una distanza temporale minima. Un dettaglio che, secondo i
consulenti, non appare casuale. Nella relazione tecnica si sottolinea infatti
che “l’esecuzione in serie di tre attacchi nella stessa notte suggerisce che
essi possano essere stati parte di una medesima campagna di infezione”. Quello
del giornalista e direttore di Fanpage.it non sarebbe stato infettato dai
servizi segreti, a differenza degli altri due come è già noto.
L’indagine -al momento contro ignoti – procede per accesso abusivo a sistema
informatico e intercettazione illecita di comunicazioni. I magistrati dovranno
ora chiarire le modalità tecniche dell’“infezione” dei dispositivi e verificare
eventuali collegamenti con autorità giudiziarie straniere che nel dicembre 2024
avevano la licenza operativa del software Paragon, il sistema di sorveglianza
informatica al centro della vicenda. La ricostruzione temporale rafforza la tesi
di un’operazione coordinata. Non tre episodi isolati, ma un’azione mirata
concentrata in poche ore.
Il primo a reagire pubblicamente alla consulenza è stato Francesco Cancellato.
“Qualcuno mi ha spiato illegalmente. E, secondo quanto dice la Procura, quella
traccia porta a Paragon”, ha dichiarato in un’intervista a Repubblica. “Questo
smentisce anche l’idea che qualcuno aveva provato a mettere in giro, cioè che lo
spionaggio nei miei confronti fosse una fantasia o un equivoco”. Per il
giornalista ora restano due domande fondamentali: chi e perché. “Lo chiedo allo
Stato”, ha spiegato. “Io mi fido e sono nelle mani delle procure che stanno
indagando e spero che arrivino fino in fondo”.
Cancellato chiede però anche un’assunzione di responsabilità da parte della
politica. “Fin dall’inizio qualcuno aveva detto di voler capire cosa fosse
successo. In realtà non l’hanno mai fatto davvero, perché non ci hanno mai
ascoltato. Anzi, spesso è accaduto il contrario: è stato messo in dubbio quello
che raccontavamo”. Il giornalista racconta di aver ricevuto molta solidarietà da
cittadini e colleghi, ma di essersi sentito isolato sul piano istituzionale. “Ti
senti come una mosca in una stanza, con qualcuno intorno che ha in mano
l’insetticida”. Il caso, sottolinea, non riguarda soltanto lui o la sua
redazione. “Il tema dello spionaggio dei giornalisti è molto serio. È una cosa
che non può più succedere, ma che è successa”.
L'articolo Tre attacchi in due ore: così nella notte del 14 dicembre Paragon ha
violato i telefoni di Cancellato, Caccia e Casarini proviene da Il Fatto
Quotidiano.