“C’è un evidente bias narrativo, una profonda distorsione nel racconto di quanto
sta avvenendo in Medio Oriente“. Renato Brunetta, presidente del Cnel ed ex
ministro della Pubblica amministrazione nei governi Berlusconi e Draghi,
interviene nella rubrica Rivoluzione in corso, su Radio Radicale, difendendo
platealmente l’azione militare di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran e
criticando il modo con cui la stampa internazionale riporta il conflitto.
Nel suo intervento l’ex parlamentare di Forza Italia sostiene che la guerra vada
letta a partire dalla natura del regime iraniano e dalle minacce rivolte negli
anni a Israele: “C’è una guerra da parte di Israele e Stati Uniti contro uno
Stato canaglia, l’Iran. Uno Stato canaglia da almeno 40 anni che ha finanziato
tutto il terrorismo internazionale, in mano a una autocrazia religiosa feroce,
fuori dalla storia, regressiva, che è contro i diritti umani, le donne e tutte
le minoranze. Una cosa spaventosa – continua – Uno Stato che da decenni
arricchisce l’uranio per farsi la bomba atomica e grazie alla bomba atomica
diventare potenza globale. Uno Stato canaglia con tendenza criminale e
terroristica, ricchissimo per una storia millenaria che non è islamica, ma che è
stato conquistato dall’Islam peggiore, quello sciita e non dall’Islam di
tradizione, quello sunnita”.
Brunetta applaude l’offensiva israeliana e americana che, nelle sue parole, sta
finalmente colpendo il vertice del potere iraniano, cioè “il male”: “Questo
Stato canaglia sta per essere distrutto. Viene uccisa la sua classe dirigente,
quella più feroce, quella più perversa, quella più fuori dalla storia. Questa è
una guerra di Israele che è lo Stato quotidianamente minacciato da questo Stato
canaglia”.
Poi contesta duramente i media: “Viene finalmente eliminato il male e cosa fa la
narrazione giornalistica, politica, istituzionale? Fa i distinguo e dice che non
è stato rispettato il diritto internazionale. Ma quando venivano ammazzati a
decine di migliaia per strada i giovani o venivano impiccati i gay, dov’era il
diritto internazionale? Allora mi chiedo perché questa distorsione”.
Si sofferma, quindi, sui costi, a suo dire, “sopportabili” pur di avere un
regime change in Iran: “Ci sono ovviamente delle vittime, pare circa un
migliaio: classe dirigente, pasdaran, gente con le mani insanguinate, bambine
della scuola. Ovviamente 1.300 da un lato e circa 10-12 dall’altro lato, metà
dei quali, in Israele, negli Emirati e nelle basi americane. Quindi c’è una
sproporzione enorme, che ci fa dire che è una guerra asimmetrica e che Israele
sta distruggendo la ferocia di questo Stato canaglia, eliminando la sua
aviazione. Gli Stati Uniti stanno eliminando la Marina, la classe dirigente, i
siti di controllo e comando all’interno dell’Iran, i ministeri, le caserme”.
E torna all’attacco del racconto dominante: “E che dice nel suo bias narrativo
la stampa internazionale? Che c’è una guerra, che c’è il caos, che si rischia di
allargamento, di conflitto. Ma quale allargamento? In realtà, l’Iran sta in
questo momento ovviamente in preda alla disperazione, sta sparacchiando in giro
per il Golfo per creare semplicemente caos economico e culturale. Non può fare
altro – continua – manda droni da 30-40 mila euro l’uno, robetta che gira con la
bombetta incorporata che cade di qua e di là per produrre caos”.
Poi aggiunge: “Ma sapete chi sta pagando adesso i costi di tutto questo, a parte
le vittime? La mobilità aerea, ma a fronte di un conflitto nucleare che era
quello che l’Iran minacciava tutti i giorni su Israele, siamo su un altro piano.
Un altro costo è l’imbuto navale nello Stretto di Hormuz, che è la giugulare dei
flussi economici e energetici del pianeta. Si tratta però di un costo da blocco
di flussi”.
Nonostante queste criticità, invita a gioire per “il beneficio straordinario” di
questa guerra: “Signori, calma e gesso. Ne abbiamo viste di peggio. Ne avremmo
viste di peggio se l’Iran si fosse dotato della bomba nucleare. Se andiamo al di
là della sbruffoneria trumpiana e facciamo perno sulla serietà israeliana e
sulla serietà della potenza americana in termini militari, i benefici sono il
regime change. Con questa classe dirigente di feroci ayatollah – ripete – con
questo Stato canaglia, che è un pericolo per il mondo intero il cambio di regime
mi sembra un vantaggio straordinario che può compensare i costi anche umani“.
Brunetta collega infine la crisi anche alla guerra in Ucraina. “Perderebbe anche
Putin un alleato. Basti pensare che tutti i droni che Putin ha utilizzato contro
l’Ucraina glieli ha forniti l’Iran, in gran parte l’Iran e in parte la Turchia.
La tragedia del 7 ottobre che ha portato poi alla distruzione di Gaza è
chiaramente stata finanziata dall’Iran che è stato indotto molto probabilmente
da Putin per distogliere l’attenzione sull’Ucraina“.
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guerra: “Compensano i costi, anche delle vittime: i Pasdaran e le bambine della
scuola…” proviene da Il Fatto Quotidiano.