di Vittorio Oppizzi*
Da anni la popolazione del Sud Sudan affronta bisogni medico-umanitari tra i più
elevati al mondo. Nel 2025 diverse emergenze sovrapposte, violenze, sfollamenti,
epidemie e inondazioni hanno peggiorato la situazione, mettendo a dura prova
intere comunità. Gli aiuti umanitari continuano invece a diminuire a causa dei
tagli, quando sarebbero più che mai necessari. L’impatto è sulla vita di persone
come Biol, un bambino di 5 anni arrivato incosciente in un ospedale supportato
da Medici Senza Frontiere, dopo un viaggio di 6 ore in moto taxi con la madre.
Biol aveva contratto una forma grave di malaria, causando anche un’anemia acuta.
La mamma mi ha raccontato di aver scelto il nostro ospedale perché la clinica
vicino casa loro era rimasta senza farmaci.
Parole simili a quelle di molti altri pazienti che lamentano la chiusura di
presidi sanitari durante la stagione delle piogge, quando c’è il periodo di
picco della trasmissione della malattia, per mancanza di medicinali e test
rapidi, che si trovano nel settore privato ma a costi che in pochi possono
permettersi. Così le persone affrontano anche lunghi viaggi per venire nelle
nostre strutture, dove sanno che le cure sono gratuite. È inaccettabile vedere
come una risposta inefficace e mal finanziata contribuisca a rendere la malaria,
malattia prevedibile e curabile, la principale causa di morte in Sud Sudan.
Anche le violenze stanno avendo un impatto devastante. Dall’inizio del 2025, gli
scontri tra le forze governative e quelle dell’opposizione hanno costretto alla
fuga 320mila persone e causato oltre duemila morti. Non si vedevano scontri
simili dalla firma dell’ultimo accordo di pace del 2018. Oggi il conflitto
compromette ulteriormente l’accesso alle cure, alimentando un clima di
insicurezza che rende sempre più difficile la permanenza del personale negli
ospedali, fino a costringerlo spesso a fuggire. A questo si aggiunge l’aumento
degli attacchi alle strutture sanitarie e agli operatori umanitari: dall’inizio
del 2025, Medici Senza Frontiere ha subito almeno 10 attacchi mirati, tra cui il
bombardamento dell’ospedale di Lankien e il saccheggio del centro sanitario di
Pieri, entrambi avvenuti lo scorso 3 febbraio, causando la perdita delle risorse
mediche fondamentali per garantire l’operatività delle strutture. Eventi di
questa portata hanno determinato la chiusura di tre ospedali, mettendo a rischio
l’accesso all’assistenza sanitaria primaria per circa 650mila persone.
A rendere ancora più fragile la risposta alla crescente crisi è il blocco
all’accesso umanitario imposto dal governo del Sud Sudan in alcune aree dello
stato di Jonglei controllate dalle opposizioni. Queste misure, oltre ad impedire
che farmaci e forniture essenziali raggiungano le cliniche, rappresentano una
diretta violazione del diritto internazionale umanitario, che prevede invece
garanzia dell’accesso agli aiuti umanitari per la popolazione civile. Le
restrizioni riducono fortemente le capacità di Medici Senza Frontiere di fornire
cure mediche salvavita alle comunità, con ripercussioni significative per
bambini, donne in gravidanza e malati cronici o in pericolo di vita. In questo
scenario, il Sud Sudan si trova in un momento cruciale. La realtà non fa sconti:
i bisogni crescono più rapidamente della risposta umanitaria.
I donatori internazionali devono mantenere i loro impegni e occorre impegnarsi
per garantire che la risposta esistente abbia un impatto reale sulle comunità di
tutto il paese. La vita delle persone dipende da un rinnovato impegno, dalla
solidarietà e dalla garanzia che l’assistenza sanitaria rimanga un’ancora di
salvezza, anche nelle zone dove è più difficile arrivare. Il mondo non può
voltarsi dall’altra parte.
*responsabile dei programmi di Medici Senza Frontiere in Sud Sudan
In foto: Mayen Abun, regione di Twic, Sud Sudan – Adhar Luil, 25 anni, tiene in
braccio suo figlio di 7 mesi, mentre riceve ossigeno nel reparto di osservazione
dell’ospedale di Msf. © Niccolò Filippo Rosso – Medici Senza Frontiere
L'articolo In Sud Sudan più violenze e meno aiuti stanno avendo un impatto
devastante: il mondo non può voltare lo sguardo proviene da Il Fatto Quotidiano.