Un edificio di diversi piani colpito alla base da un missile israeliano che lo
fa implodere su se stesso. Il palazzo diventa fumo, nuvole di polvere. In pochi
secondi vengono polverizzati anni di sacrifici e di vita. Le immagini sono
quelle dell’attacco di Tel Aviv nel quartiere di Bashoura, nel centro di Beirut,
alle prime luci dell’alba. Il filmato, girato dal piano stradale a poche decine
di metri dallo stabile, è stato diffuso tra gli altri da Bilal Kaafarani,
professore di chimica dell’Università Americana di Beirut. È una delle persone
che in quel palazzo ci viveva, insieme alla sua famiglia. “Ho volutamente
evitato di pubblicare contenuti sui social media per un po’ di tempo – scrive -.
Utilizzo tutte le mie piattaforme social per promuovere l’istruzione e
realizzare i sogni dei giovani. Raramente pubblico qualcosa che riguardi la
famiglia o la politica. Stamattina, Israele ha demolito l’edificio in cui ho un
appartamento. Ci sono voluti 22 anni del mio lavoro e 20 anni del lavoro di mia
moglie per poterlo acquistare. Questa follia deve finire”. In un fermo immagine
dallo stesso video, il professore evidenzia sulla facciata del palazzo quello
che presumibilmente era il suo appartamento.
> I have been deliberately silent on social media for a while. I use all my
> social media platforms to promote education & make dreams come true for young
> minds. I rarely post anything about family or politics.
> This morning, Israel demolished the building I have an apartment in. It…
> pic.twitter.com/3BHgvFHbF6
>
> — Bilal R. Kaafarani (@BilalRKaafarani) March 18, 2026
“Sono un cittadino statunitense e un chirurgo che si è preso cura delle vittime
dell’attentato alla maratona di Boston del 2013 – scrive sui social Haytham
Kaafarani, professore di Chirurgia ad Harvard (non è chiaro se parente
dell’altro utente) -. Ho pagato per 7 anni un piccolo appartamento in centro a
Beirut affinché i miei 3 figli potessero trascorrervi le estati. Oggi, Israele
ha ridotto in macerie la casa dei miei sogni, con armi americane pagate con le
mie tasse”. Oltre a quello postato da Kaafarani, è possibile vedere su internet
diversi altri video che testimoniano l’attacco da differenti punti di vista.
“Siamo stati svegliati di soprassalto intorno alle 5 di questa mattina dal
rumore dell’esplosione – riferisce ad esempio un cronista della Bbc -. Non ci
troviamo nella cosiddetta roccaforte di Hezbollah nella parte meridionale di
Beirut, ma nel centro della città, circondato da negozi e hotel, a poca distanza
da dove alloggiamo. Un edificio è ora ridotto a un cumulo di macerie. Era stato
preso di mira diverse volte nei giorni scorsi, ma stamattina è stato
completamente demolito”.
L'articolo “Israele ha distrutto casa mia, con armi americane pagate con le mie
tasse”: gli abitanti di Beirut bombardati da Tel Aviv proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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“È frustrante sapere che ogni volta ricostruiamo la nostra vita e, poco dopo,
Israele ci attacca e la distrugge. Siamo esausti», racconta Maya Ayache,
volontaria per le famiglie sfollate di Beirut, in una videotestimonianza mandata
al Fattoquotidiano.it. Il Libano, martoriato dai bombardamenti da più di dieci
giorni, vede ormai oltre di 800mila sfollati, circa 1500 feriti e oltre 600
morti. “La maggior parte delle vittime sono civili”, spiega Majdi Majzoub,
rifugiato palestinese del campo profughi di Chatila, nella capitale libanese. La
vita quotidiana dei cittadini è stata stravolta, i negozi sono chiusi, il
meridione sfollato e “temiamo un’occupazione permanente, è difficile immaginare
un futuro ora”, continua Ayache.
Le colonne di fumo si alternano ai profili dei grattacieli di Beirut, dove torna
ad aleggiare il fantasma della guerra dopo meno di due anni dagli ultimi
bombardamenti di Tel Aviv. Le evacuazioni e gli attacchi israeliani sono diretti
principalmente contro il sud del paese e i quartieri meridionali di Beirut, noti
per ospitare Hezbollah anche se in quelle zone vivono
milioni di persone civili che con la resistenza armata o le milizie sciite non
hanno nulla a che fare.
Sembrano un ricordo lontano le strade illuminate a festa di Gemmayzeh, una delle
strade principali di Beirut, o i ristoranti di Hamra, il quartiere di sinistra
della capitale. Non suonano più le casse dei club, schierati sul lungomare nei
pressi del porto, ancora fermo dopo l’esplosione del 2020. “Non riceviamo aiuti
umanitari dal nostro governo, siamo noi, persone comuni, a prenderci la
responsabilità di aiutare le famiglie sfollate fornendo coperte, materassi, cibo
e qualsiasi cosa serva”, spiega la volontaria. In pochissimi giorni le comunità
si sono organizzate insieme alle ong locali e alle associazioni, come Nation
Station, mettendo su punti di distribuzione e primo soccorso. Nel frattempo gli
Stati Uniti hanno consumato una rottura con l’esercito libanese, reo di non aver
voluto prendere le armi in una guerra civile contro Hezbollah, mentre i
bombardamenti a tappeto di Israele continuano a colpire senza preavviso aree
residenziali e auto – anche nella capitale, fuori
dalle zone d’influenza del gruppo armato – il sud e l’est del paese.
“La mia vita è stravolta ma non è paragonabile a quello che stanno passando le
persone che hanno perso le loro case, o che non sanno se potranno mai tornare ai
loro villaggi, o che hanno visto bruciare i loro ulivi e i loro campi. Questa
carneficina deve finire”, conclude Ayache.
di Annaflavia Merluzzi e Paolo Martino
L'articolo “Ogni volta ricostruiamo e Israele distrugge, siamo esausti. Ora
temiamo occupazione permanente”: le voci delle famiglie di Beirut proviene da Il
Fatto Quotidiano.