La piazza di Exarchia, cuore del quartiere storicamente anarchico di Atene, è
oggi delimitata da barriere e reti metalliche alte tre metri. Il cantiere della
nuova stazione della metropolitana è sorvegliato da polizia in assetto
antisommossa ad ogni angolo. La sua finalizzazione, prevista tra il 2029 e il
2030, è parte di un più ampio processo di sviluppo urbano dell’area che mira a
rimodernare le zone limitrofe al centro della città. Fino ad agosto 2022, questo
luogo era un triangolo verde: ospitava mercati cittadini, manifestazioni e
rappresentava più in generale un punto di incontro per residenti e attivisti.
Oggi i segni della gentrificazione sono evidenti: caffè in stile americano e
palazzi del quartiere che ospitano sempre più appartamenti destinati ad affitti
a breve termine, spesso tramite Airbnb. Nel 2025, il colosso americano ha
generato quasi 1 miliardo di euro in Grecia, trasformando profondamente aree
centrali come Exarchia, Psyrri, Omonia, Metaxurghio, Koukaki e Kolonaki. Se in
passato erano soprattutto cinesi e russi a muoversi sul mercato immobiliare
greco, dal 2019 sono subentrati sempre più gli israeliani.
Nel 2025 si stimava che l’attività d’investimento dei privati israeliani avesse
superato i 500 milioni di euro l’anno, mentre per il 2026/27 si prevede che
possa raddoppiare, raggiungendo 1 miliardo di euro. A favorire questa tendenza
sono state anche le conseguenze della crisi economica greca che ha fatto
crollare il valore degli immobili di quasi il 40%. Exarchia rappresenta uno dei
simboli e delle contraddizioni di questo fenomeno. Mentre le barriere del
cantiere della metro sono dipinte con bandiere palestinesi e scritte contro il
genocidio a Gaza, l’area è diventata centrale negli investimenti di società
israeliane.
A poche decine di metri dalla piazza, si trova un edificio che all’ingresso ha
una piccola cassetta di sicurezza con un codice da digitare: il segno
inequivocabile della presenza di un AirBnB nel palazzo. L’appartamento è gestito
da Zoia Living, società correlata al gruppo Zoia, con sede a Cipro ma management
israeliano. Zoia è entrato nel mercato greco ufficialmente nel 2017 con una
manciata di appartamenti. Oggi, stando ai dati di Inside AirBnb, gestisce 142
proprietà in varie aree della città ed è la seconda società per numero di
appartamenti AirBnB ad Atene.
Ma Zoia non è l’unica azienda israeliana attiva nel mercato immobiliare
ateniese. Il gruppo israeliano Finders, attraverso il brand Vision, ha
convertito diversi palazzi tra Gazi, Omonia e Metaxourgio in complessi di
appartamenti turistici e piccoli hotel, con oltre 70 unità documentate.
Parallelamente operano investitori su scala più ampia. Il gruppo Golden Horizon,
tramite la società greca Gnosis Investments, ha dichiarato investimenti per
circa 300 milioni di euro, con oltre 100mila metri quadrati di immobili
acquisiti tra Atene, il Pireo e l’Attica. Tra i progetti più rilevanti c’è la
riconversione dell’ex edificio Keranis, dove sono previsti oltre 400
appartamenti.
Anche il settore alberghiero vede una forte presenza israeliana: gruppi come
Fattal e Israel Canada Hotels gestiscono diversi hotel nel centro della città,
tra cui il NYX Esperia Palace riaperto nel 2023 dopo una ristrutturazione da
circa 25 milioni di euro.
Le ragioni dell’intensa attività di investimento di aziende e privati israeliani
in Grecia sono in parte di natura economica, ma si inseriscono in una cornice
geopolitica più ampia. Dal 2010, Atene e Tel Aviv hanno progressivamente
rafforzato i loro rapporti. Durante gli ultimi 15 anni i due Paesi hanno
costruito, insieme a Cipro, un asse di alleanze nel Mediterraneo orientale,
basato soprattutto sulla cooperazione energetica e militare. Il risultato di
questo clima di vicinanza è evidente anche nei dati del turismo israeliano. Nel
2025 la Grecia è infatti diventata la prima destinazione di viaggio per i
passeggeri provenienti da Israele, con oltre 2,2 milioni turisti.
Un altro indicatore della relazione tra i due Paesi emerge dai dati sui Golden
Visa: permessi di soggiorno, spesso di lunga durata e rinnovabili, concessi a
cittadini extra-Ue che effettuano investimenti significativi nel Paese
ospitante, come l’acquisto di immobili. Nel 2025 le concessioni di Golden Visa
sono salite alle stelle, raggiungendo quota 8.879, con un aumento del 95%
rispetto ai 4.535 permessi rilasciati nel 2024. Secondo analisti di mercato,
questa crescita è legata alla percezione della Grecia come un porto sicuro per
gli investimenti e come possibile luogo di residenza.
Tra i cittadini extra-UE che lo scorso anno hanno ottenuto più permessi
figurano, oltre a turchi e iraniani, anche gli israeliani, con un aumento del
91,5% rispetto al 2024, raggiungendo quota 636. Un fenomeno in costante
crescita, legato anche alle tensioni regionali e all’invasione in corso a Gaza.
In questo contesto, Atene viene sempre più percepita come una base stabile e
sicura all’interno dell’Europa dove vivere o trasferire parte dei propri
interessi nei momenti di maggiore instabilità. Un fattore spesso pubblicizzato
online dalle numerose agenzie specializzate in richiesta di Golden Visa greci.
Ma se da un lato le politiche dell’esecutivo greco di apertura agli investimenti
esteri sono state una manna dal cielo nell’ultimo decennio, dall’altro hanno
provocato un vero e proprio terremoto sociale e abitativo tra coloro che vivono
nella capitale. “Hanno aperto le porte agli investimenti esteri, ma senza un
modello di sviluppo chiaro le conseguenze economiche e sociali sono state di
vasta portata”, spiega Thomas Maloutas, ricercatore e professore emerito presso
il Centro nazionale di ricerca sociale (EKKE) e l’Università di Harokopio.
“Questo modello ha alimentato la speculazione immobiliare in una situazione di
crisi abitativa senza precedenti”.
Nonostante nel 2026 il governo greco abbia introdotto un sistema più articolato
per bilanciare gli investimenti esteri con il mercato immobiliare locale,
aumentando i criteri per l’ottenimento dei Golden Visa, il danno sembra ormai
fatto. “Atene non dispone di alcun sistema di housing sociale gestito dallo
Stato per le fasce più vulnerabili – aggiunge Maloutas – Questo espone i
cittadini con redditi più bassi a qualsiasi fluttuazione del mercato
immobiliare”.
Nel 2025 le strutture di affitto a breve termine hanno raggiunto la cifra record
di 228mila unità, a cui vanno aggiunte circa 20mila proprietà, soprattutto ad
Atene, legate al programma dei Golden Visa. Le conseguenze di questo fenomeno
emergono anche nei dati diffusi dalla Banca del Pireo lo scorso anno, secondo
cui nelle principali città greche si registra una carenza di 180mila alloggi in
affitto o in vendita.
Una situazione potenzialmente esplosiva, aggravata da un altro dato
significativo: circa il 35% del reddito delle famiglie greche viene speso per la
casa, la quota più alta nell’Unione europea, mentre i salari continuano a
mostrare una dinamica stagnante.
Per le strade di Exarchia, Koukaki o Kolonaki, le cassette di sicurezza con le
chiavi per gli appartamenti in affitto sono ormai parte del paesaggio urbano,
quasi quanto il Partenone. Agli ateniesi non restano che poche scelte: “Dal
centro, oggi ci si sposta a Kypseli, ma piano piano il fenomeno arriverà anche
lì e a quel punto i cittadini si sposteranno ancora più all’esterno. È una lenta
migrazione dal centro verso le periferie o la costa”. Chi invece non ha nemmeno
questa possibilità sono le migliaia di migranti che vivono in città. Senza le
risorse economiche degli investitori israeliani per accedere ai Golden Visa,
molti di loro risiedono ad Atene in modo precario, ufficialmente o meno, e sono
spesso costretti a trovare soluzioni abitative estreme.
L'articolo Gli immobiliaristi israeliani mettono le mani sulla Grecia:
investimenti raddoppiati in un anno. E “si comprano” anche il quartiere
anarchico e pro-Pal proviene da Il Fatto Quotidiano.