“Cpr a Bologna”, è scontro tra Piantedosi e Lepore. Il sindaco: “I centri non funzionano”

Il Fatto Quotidiano - Friday, February 13, 2026

La prospettiva di un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) a Bologna riaccende il confronto tra Governo e amministrazioni locali. E quello tra il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sindaco del capoluogo emiliano dopo gli scontri di novembre in città durante la manifestazione contro la partita di Eurolega Virtus–Maccabi. Il Viminale ha formalizzato la volontà di procedere con l’apertura di una struttura, inviando una lettera al presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale. Un passaggio che porta il tema dal piano delle dichiarazioni a quello istituzionale e che interviene in un dibattito già acceso all’interno della maggioranza regionale.

L’annuncio è arrivato durante la visita del ministro in città per la presentazione del suo libro, dopo giorni di tensione tra Regione e Comune. Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha ribadito la propria contrarietà. “Rinnovo la richiesta di un confronto sui temi della sicurezza urbana a Bologna, però credo che la proposta di portare qui un nuovo Cpr è sbagliata”, ha dichiarato. Secondo Lepore, il dialogo con il Governo “deve esserci sulle cose reali che servono, non su un ennesimo spreco di denaro per portare a Bologna una cosa che non funziona e che in questa città è già stata chiusa”.

Il sindaco ha richiamato anche la posizione del Partito Democratico, sostenendo che “la linea nazionale è molto chiara, di contrarietà alla gestione dell’accoglienza e della sicurezza da parte di questo Governo”. A suo giudizio, “il sistema dei rimpatri e dell’accoglienza è un fallimento” e, ha aggiunto, lo stesso presidente de Pascale condividerebbe l’idea che “un Cpr a Bologna non serve”.

Più tardi è arrivata la precisazione del governatore emiliano-romagnolo, che ha confermato un approccio prudente. De Pascale ha spiegato di aver detto sia al sindaco sia al ministro che considera “un errore far iniziare questo dialogo da un singolo strumento, il Cpr, e circoscriverlo a una singola città, Bologna”, già gravata – come tutti i capoluoghi di Regione – da tensioni e difficoltà superiori rispetto ad altre aree del territorio.

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