Si è presentato al pronto soccorso con una ferita tanto grave quanto insolita:
un chiodo piantato al centro della fronte. È accaduto giovedì all’Ospedale
Maggiore di Bologna, dove un uomo di 63 anni, ha chiesto assistenza medica. Le
sue condizioni e la dinamica raccontata hanno subito insospettito i sanitari,
che hanno deciso di avvisare la polizia. L’uomo ha riferito di essersi procurato
da solo la ferita, spiegando di aver agito in un momento di disperazione
personale. Secondo il suo racconto, avrebbe utilizzato una pietra per spingere
il chiodo nella testa.
Una versione che gli investigatori stanno ora cercando di verificare come
riporta il quotidiano Il Resto del Carlino. Quando gli agenti del commissariato
Santa Viola sono arrivati in ospedale, il 63enne ha ribadito quanto già detto ai
medici, ma il suo racconto è apparso frammentario e poco chiaro, anche per via
delle condizioni fisiche in cui si trovava. Non viene esclusa, quindi, l’ipotesi
che possa essere stato aggredito. Durante gli accertamenti è emerso che
sull’uomo pendeva un ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Ferrara:
deve scontare un residuo di pena di due anni per reati contro il patrimonio. Da
circa cinque anni risultava latitante, riuscendo a sottrarsi alla giustizia.
Il 63enne, cittadino romeno, è stato sottoposto a un intervento chirurgico per
rimuovere il chiodo e si trova ora ricoverato sotto sorveglianza. Non appena le
sue condizioni lo permetteranno, sarà trasferito nel carcere della Dozza per
scontare la pena residua.
L'articolo Si presenta in ospedale con un chiodo in fronte, arrestato un 63enne:
era ricercato proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Agnès Varda e l’arte libera del guardare. Quando capiremo l’importanza dello
“sguardo” di rottura della Nouvelle Vague, quello delle opere prime indipendenti
e ribelli tra fine cinquanta e inizio sessanta, saremo diventati ciechi. E tra
le “passeggiate” parigine celebri, quelle che sfondano il teatro di posa del
cinema di papà, tra Fino all’ultimo respiro e I Quattrocento colpi, giova
ricordare che in mezzo, addirittura sopra, anzi proprio più in alto, c’è stata
quella femminile (dietro la macchina da presa e davanti con la spesso
dimenticata ma splendida Corinne Marchand), inquieta e poetica, quasi magica
della Varda con Cléo dalle 5 alle 7 (1962).
Prima ancora che cineasta geneticamente fotografa, Varda ha guardato, e quindi
condiviso il suo sguardo con lo spettatore, tra il desiderio di realismo e la
passione della finzione, dall’angolazione più rivoluzionaria possibile: la sua.
A celebrare questo taglio dell’immagine sullo spazio attorno a sé, e su se
stessa, ci pensano in contemporanea e a braccetto le mostre Viva Varda! Il
cinema è donna organizzata dalla Cineteca di Bologna e Agnès Varda – Qua e là,
tra Parigi e Roma organizzata dall’Accademia di Francia a Villa Medici di Roma.
Come scrive Laure Adler sul catalogo bolognese, “l’atto del fotografare aveva
acceso in lei (la Varda ndr) la vocazione artistica: ben presto divenne
osservatrice del reale, inventrice di finzioni, mediatrice di emozioni”. O
ancora, come sottolinea la studiosa Anna Masecchia: “Lo stile Varda mette in
movimento inquadrature che sono insieme cornici e finestre sul mondo, che
partono da uno sguardo oggettivo per sollecitarne uno soggettivo”. Autoritratti,
tanti gatti, nudi in mezzo alla spiaggia, foto di scena dai suoi film,
scavalcamenti di campo a rivelare i suoi set: l’occhio di Varda, e sulla Varda,
sorprende e si fa sorprendere nella galleria sotterranea bolognese, infilandosi
nei cunicoli di una creazione ibrida, dagli scarti dolci ma radicali, per una
carriera cinquantennale e regolarmente imprevedibile, timidamente autobiografica
(Daguerréotypes, Les plages d’Agnès), puramente finzionale (Senza tetto né
legge), totalmente sperimentale (Salut les cubains). In realtà l’opera prima di
Varda anticipa con un boccone temporale pazzesco – siamo nel 1954 quando, per
dire, Truffaut aveva appena iniziato a scrivere sui Cahiers du cinéma – tutte le
trasformazioni cinematografiche avvenute poco più di un lustro dopo.
Le pointe courte è la storia della crisi di una coppia (lui è Philippe Noiret)
depositata e sviluppata nel quartiere di Sète in Occitania (luogo in cui la
Varda da ragazzina si era trasferita coi genitori come profughi di guerra), in
mezzo a veri pescatori in lotta contro le loro difficili condizioni di vita. Il
punto iniziale, su cui si costruirà l’intera sua carriera in perenne
trasformazione, è quello formale: come si può strutturare un film secondo
criteri diversi da quelli cronologici e psicologici? Tra i cimeli in mostra
vediamo in una foto la Varda 26enne sopra una piattaforma rialzata di un paio di
metri di fianco alla macchina da presa, novella dittatrice e direttrice con
sotto una manciata di omaccioni maestranze, mentre dà indicazioni agli attori.
Cimelio ulteriore è pure un registro cartaceo delle spese di produzione tenuto a
penna (il film se lo autoprodusse la Varda), giorno dopo giorno, con tanto di
singole voci come “telefonate”, “telegrammi”, “elettricità”, “dolci”. Insomma,
l’immersione in Viva Varda! è quella dell’esplorazione curiosa e sognante
attorno al concetto di libertà creativa che del resto si espande senza
piagnistei rispetto ai traumi della classicità come al cambio dalla pellicola al
digitale che stuzzica ancor di più la regista di origine belga. Aspetto
artistico professionale desueto, che ci manca come il pane, proprio perché non
sta dentro i formati preposti da algoritmi industriali e dai finanziamenti
pubblici locali e nazionali. Pensate, infatti, a cosa sarebbe stata la Nouvelle
Vague, o un film come Le pointe courte, o Cléo dalle 5 alle 7, in mezzo ai
rigidi formulari delle film commission regionali. “Sono una persona discreta, ma
so fare cose folli e mi dispiace, ma devo fare i film come li sento”, raccontò
in una delle sue ultime interviste poco dopo aver ricevuto un Oscar alla
carriera (2017) e poco prima di morire nel 2019. “Vorrei essere ricordata come
un regista che ha apprezzato la vita, dolore compreso. Questo è un mondo
terribile, ma mantengo viva la convinzione che ogni giorno dovrebbe essere
interessante da vivere”.
L'articolo Agnès Varda e lo sguardo che ha anticipato la Nouvelle Vague. Due
mostre tra Roma e Bologna proviene da Il Fatto Quotidiano.
Martedì mattina un autobus ha sbandato ed è finito contro un giardino pubblico a
San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna. La causa è con tutta probabilità
da attribuire a un malore del conducente. Sul posto polizia locale, carabinieri,
118 e vigili del fuoco. L’incidente è accaduto alle 7.30, il mezzo è finito
contro un marciapiede di fronte alle Poste sulla via Emilia. Gli agenti,
intervenuti sul posto, hanno chiuso al traffico la strada dall’incrocio con via
Kennedy a quello con via Caselle (in entrambe le direzioni). Dalle prime
informazioni, non ci sarebbero feriti gravi, ma i danni restano tutti da
quantificare. I pompieri giunti sul posto hanno soccorso cinque persone che sono
state affidate ai sanitari.
La sindaca di San Lazzaro di Savena, Marilena Pillati ha commentato la vicenda:
“Fortunatamente nessuno in quel momento si trovava sul marciapiede e tutte le
persone che si trovavano sul bus, compreso l’autista, non sembrano aver
riportato ferite gravi. Tutti sono stati comunque trasportati in ospedale per
gli accertamenti necessari. – e ha aggiunto – È una notizia che ci dà sollievo,
anche se il pensiero va naturalmente a chi è rimasto coinvolto e alle loro
famiglie. Desidero ringraziare la Polizia Locale, i Vigili del Fuoco, i
Carabinieri e il personale del 118 per la rapidità e la professionalità con cui
sono intervenuti per prestare soccorso e mettere in sicurezza l’area”.
L'articolo Bus sbanda e finisce contro un giardino pubblico a San Lazzaro di
Savena (Bologna) proviene da Il Fatto Quotidiano.
Avrebbero nascosto la sieropositività della madre durante la gravidanza e, dopo
la nascita della figlia nel 2017, non avrebbero fatto nulla per verificare se la
malattia fosse stata trasmessa alla bambina. Per anni, inoltre, non l’avrebbero
mai sottoposta a controlli medici, né vaccinata o seguita da un pediatra. È per
questo che due genitori sono a processo a Bologna con l’accusa di maltrattamenti
aggravati nei confronti della figlia, rimasta ricoverata per un anno in
condizioni gravissime e a rischio vita.
La vicenda è emersa – come riporta l’Ansa -solo nell’estate del 2023, quando la
coppia si è rivolta a una pediatra per una febbre e una tosse persistenti che
affliggevano la bambina da settimane. La dottoressa, sostituta del pediatra
titolare, si accorse subito di una situazione anomala: la scelta del medico di
base era stata formalizzata soltanto nel novembre 2022 e, nonostante ciò, la
piccola non era mai stata visitata. Le condizioni della bambina apparivano
preoccupanti. Camminava con difficoltà, era denutrita, presentava denti in
pessime condizioni e parametri di crescita molto inferiori alla norma.
Nonostante l’età, indossava ancora il pannolino.
La pediatra informò immediatamente i genitori della necessità di un ricovero
urgente. Secondo quanto ricostruito, la coppia avrebbe minimizzato la gravità
della situazione dichiarandosi contraria al ricovero. La dottoressa li avvertì
quindi che, in assenza di un immediato intervento, avrebbe informato le forze
dell’ordine. Poco dopo, vista la gravità del caso e l’atteggiamento dei
genitori, presentò comunque segnalazione ai carabinieri.
La bambina fu ricoverata all’ospedale Maggiore di Bologna. Gli esami clinici
portarono a una diagnosi drammatica: infezione da virus Hiv in stadio avanzato.
Anche in quell’occasione, secondo l’accusa, i genitori continuarono inizialmente
a non rivelare la sieropositività della madre. Solo successivamente avrebbero
ammesso che la figlia era nata fuori da strutture sanitarie, scelta fatta –
secondo quanto riferito – per evitare controlli e obblighi vaccinali.
Dopo il ricovero partirono le segnalazioni alla magistratura. La Procura di
Bologna ha avviato un procedimento penale per maltrattamenti aggravati dall’aver
provocato lesioni gravissime; l’accusa in aula è sostenuta dal pubblico
ministero Nicola Scalabrini. Parallelamente si è aperto anche un procedimento
davanti al tribunale per i minorenni che, nel settembre 2023, ha nominato una
tutrice per la bambina.
Oggi la piccola vive in una casa famiglia insieme alla madre e frequenta una
scuola in provincia. La tutrice, rappresentata dall’avvocata Sabrina Di
Giampietro, si è costituita parte civile nel processo. Intanto i giudici
minorili stanno ancora valutando la capacità genitoriale della coppia.
L’istruttoria dibattimentale è in corso. I due imputati sono difesi
dall’avvocato Pasqualino Miraglia. La prossima udienza è fissata per il 18
maggio.
L'articolo Bimba con Aids non curata per anni: a processo i genitori per
maltrattamenti aggravati proviene da Il Fatto Quotidiano.
Roma e Bologna. L’Europa League è l’unica competizione in cui l’Italia è ancora
in corsa con due club. Dopo il sorteggio di Nyon, anche l’Europa League conosce
il suo tabellone definitivo. E sarà derby italiano: c’era il 50% di possibilità
ed è accaduto. Roma e Bologna si sfideranno quindi agli ottavi di finale.
Gli ottavi di finale si giocano a breve: 12 marzo l’andata, una settimana dopo
il ritorno. I quarti invece sono previsti nella prima metà di aprile: 9 e 16. Le
semifinali si giocheranno il 30 aprile (andata) e il 7 maggio (ritorno). Poi la
finale è prevista il 20 maggio: si giocherà allo stadio Vodafone Arena di
Istanbul, in Turchia.
EUROPA LEAGUE 2026, GLI OTTAVI DI FINALE
Ferencvaros-Braga
Panthinaikos vs Real Betis
Genk-Friburgo
Celta Vigo vs Lione
Stoccarda vs Porto
Nottingham Forest vs Midtjlland
Roma vs Bologna
Lille vs Aston Villa
EUROPA LEAGUE 2026, IL TABELLONE COMPLETO
ARTICOLO IN AGGIORNAMENTO
L'articolo Europa League 2026, il tabellone completo dopo i sorteggi: dagli
ottavi fino alla finale proviene da Il Fatto Quotidiano.
L'articolo Il sorteggio in diretta | Oggi Atalanta, Bologna, Roma e Fiorentina
conoscono le loro avversarie in Europa proviene da Il Fatto Quotidiano.
In un video diffuso sui propri social aveva parlato di Bologna come una città
molto sporca. Per questo motivo Karo, la blogger polacca in questione, ha
ricevuto minacce di morte e insulti. Intervistata dal Corriere di Bologna,
l’influencer replica: “In molti si sono offesi. Mi odiano, mi chiedono chi sia
io per criticare Bologna, che sono terribile e brutta. Mi inviano emoji di bare
nei messaggi e commentano dicendomi di non tornare più e di restare a casa. È
terribile. Invece di vedere il vero problema, prendere un’idropulitrice o un
secchio e uno spazzolone e andare in centro città“.
“SPERO CHE IL MIO VIDEO AIUTI A CAMBIARE LE COSE”
Malgrado tutto, Karo non è pentita di aver pubblicato quel video. Anzi, si
augura che possa aiutare ad accendere i riflettori su un problema come quello
della pulizia delle città: “Sono felice che il mio video da Bologna sia stato
pubblicato, in molti hanno confermato la mia opinione e spero che questo porti
ad un miglioramento nella pulizia della città. Una città così bella e ricca di
storia non può essere così trascurata […] È praticamente l’unica cosa che non mi
è piaciuta, perché ho detto che Bologna è bella e ricca di storia”.
“I TURISTI PAGANO LA TASSA DI SOGGIORNO, MI ASPETTO PULIZIA NELLE STRADE”
E conclude con una riflessione: “Non volevo offendere nessuno. Ho semplicemente
espresso la mia opinione su ciò che ho visto e sentito in città. Se alcune
persone si sono offese per questo, non è un mio problema. I turisti devono
pagare la tassa di soggiorno, quindi mi aspetto almeno una pulizia decorosa
nelle strade e intorno ai vostri bellissimi monumenti”.
L'articolo “Invece di minacciarmi di morte, prendete secchio e spazzolone e
andate in centro a Bologna”: la tiktoker risponde dopo il video sulla sporcizia
in città proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nella notte tra il 17 e il 18 febbraio, degli ignoti si sono introdotti nella
basilica della Beata Vergine di San Luca, sul colle della Guardia di Bologna, e
hanno infranto il vetro protettivo della Sacra Immagine della Madonna per
sottrarre alcuni gioielli donati dai fedeli nel corso dei secoli. Il colpo è
avvenuto approfittando di un cantiere aperto sul lato destro del santuario e con
il sistema di allarme temporaneamente disattivato per lavori in corso.
Secondo quanto riferito dall’arcidiocesi di Bologna, i malviventi hanno fatto
intrusione nel luogo sacro per “sottrarre alcuni preziosi dalla lastra argentata
che lascia scoperti i volti della Madonna e del Bambino Gesù”. Le forze
dell’ordine, avvisate immediatamente, sono intervenute intorno alle 6 del
mattino e hanno avviato le indagini. La polizia scientifica ha repertato un
guanto, elemento che potrebbe rivelarsi utile per identificare i responsabili.
Il rettore del santuario, monsignor Remo Resca, ha confermato il furto e il
danno alla teca: “In questo momento, nel mio cuore, prevale la consolazione:
l’immagine della Madonna, è integra. Questa mattina abbiamo trovato il vetro
rotto, la porta spaccata. Il nostro cuore si è spaccato”. Secondo una prima
ricostruzione, i ladri avrebbero rubato “gioielli che le persone, nel tempo,
hanno donato alla Madonna. Una decina di monili – spiega Resca – strano che non
abbiano portato via tutto, forse sono stati scoperti, visti disturbati”. Tra gli
oggetti sottratti figura anche un anello donato da don Giovanni Nicolini, morto
nel 2024.
L’intrusione sarebbe stata facilitata dalla presenza dei ponteggi del cantiere e
dalla momentanea disattivazione del sistema di allarme. “Qui c’è anche la ditta
che si occupa dell’impianto: ci hanno detto che veniva messo a posto, il furto è
avvenuto proprio in questi giorni”, ha aggiunto il reverendo. Le immagini delle
telecamere interne sono ora al vaglio degli investigatori.
La reazione della Chiesa bolognese è stata immediata. “Come popolo bolognese
siamo profondamente scossi e feriti per l’oltraggio a quanto di più caro ci
accomuna, la Vergine Maria, venerata da nove secoli nella Sacra Icona”, si legge
nella nota dell’arcidiocesi guidata dal cardinale Matteo Zuppi. E ancora:
“All’inizio del cammino quaresimale, ci stringiamo a Lei come a nostra Madre
ferita, e ci affidiamo con rinnovato affetto”.
Anche il sindaco Matteo Lepore ha espresso solidarietà alla comunità religiosa,
definendo il furto “un’azione che offende tutta la comunità bolognese”,
ricordando che “la Madonna di San Luca rappresenta da secoli un simbolo
identitario della nostra città, spirituale e culturale”. Il primo cittadino ha
inoltre riferito di aver sentito personalmente il cardinale Zuppi per
manifestare “la nostra solidarietà e la più ampia disponibilità a fare quello
che potrà essere utile per il Santuario”.
Il furto avvenuto in queste ore richiama un precedente analogo. Il 19 febbraio
2015, esattamente undici anni fa, un ladro rubò un’icona in argento
dell’Ottocento raffigurante la Madonna di San Luca, collocata sotto l’immagine
antica. In quell’occasione, durante la fuga, l’uomo colpì con un pugno l’allora
rettore della basilica e spinse una suora, prima di essere arrestato dalla
polizia mentre scendeva in bicicletta dal colle.
L'articolo Bologna, furto nella basilica di San Luca: rubati gioielli dall’icona
della Madonna. Indagini su un guanto, al vaglio i video proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Lo hanno beccato proprio mentre stava posizionando una decina di pietre sopra le
rotaie della ferrovia. Poi dopo averlo fermato, quando sono arrivati nella sua
abitazione per perquisirla, avrebbero ritrovato vario materiale riconducibile
all’area antagonista.
Per questi motivi un 20enne – come anticipato dal Tg1 sui suoi profili social –
è stato arrestato nel Bolognese. L’accusa mossa nei suoi confronti dalla procura
di Bologna, guidata da Paolo Guido, è attentato alla sicurezza dei trasporti. Il
fermo è avvenuto martedì sera nei pressi di Castel San Pietro, in un tratto dove
i militari dell’Arma sono intervenuti sulla base di una segnalazione.
> Arrestato dai carabinieri un 20enne nel #bolognese mentre collocava pietre
> sulle #rotaie. A casa del fermato è stato trovato vario materiale
> riconducibile all’area dell’estremismo antagonista.#Tg1
> pic.twitter.com/IsMhBF6gG5
>
> — Tg1 (@Tg1Rai) February 18, 2026
L'articolo “Stava mettendo pietre sui binari del treno”: arrestato 20enne nel
Bolognese proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Bologna è la peggiore città italiana in cui sia mai stata. Puzza di urina, non
viene pulita”. È la denuncia di Karosolotravel, influencer polacca famosa su
Tiktok per i video dei suoi viaggi. La stessa influencer ha dichiarato che
l’Italia è tra i suoi paesi preferiti e che tante città hanno fatto breccia nel
suo cuore tranne una: Bologna. Il motivo? La sporcizia. Nei video pubblicati su
Tiktok l’influencer alterna scorci turistici, bar, tortellini da passeggio e i
famosi portici. Questi ultimi hanno attirato (in negativo) la sua attenzione: la
tiktoker, infatti, inquadra i senza fissa dimora stesi a terra ma anche chiazze
di urina sulle colonne storiche. In un altro post la donna ha scritto:
“Purtroppo Bologna è molto sporca, puzza di urina ovunque, sembra non pulita da
anni. È stato terribile, strade e facciate di palazzi non vengono pulite da
tempo. Sono venuto qui per mangiare pasta alla bolognese, ma avevo voglia di
vomitare e ho mangiato a malapena qualcosa. Personalmente sconsiglio Bologna,
anche se nelle foto può sembrare interessante”. La tiktoker ha raccontato di
aver perso i soldi dell’hotel pur di lasciare in fretta la città.
Il video è stato pubblicato a gennaio ed è stato ripreso in questi giorni da
Giovanni Favia, ex consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, ora in campo
contro il sindaco Matteo Lepore. Favia ha sfruttato le immagini per denunciare
le condizioni della città. In un post su Instagram ha scritto: “È successo
qualcosa di inimmaginabile anche solo 10 anni fa: una turista straniera, che ha
girato l’Italia, ha definito Bologna la città più disgustosa di tutte, un posto
sporco da cui scappare. Il video è esploso di condivisioni, come se avesse detto
il Re è nudo. Il punto non è il suo discutibile video. Il punto sono i commenti
sotto quel video dei bolognesi e dei forestieri: tanti, troppi dicono la stessa
cosa. La nostra città è in peggioramento“.
Favia ha aggiunto: “Io amo Bologna, la difenderò sempre, ma difendere non vuol
dire negare. So benissimo che oltre al degrado, allo sporco ci sono storia,
musei, architetture, vite, cultura, arte e molti altri fattori che la rendono
bellissima e unica, nonostante tutto. Ma sta accadendo qualcosa a cui non
eravamo abituati. Certo, il degrado e il disordine in una città universitaria
sono in parte endemici, ma questo non può diventare uno scudo. Non possiamo dire
che è sempre stato così, perché non è sempre stato così. Non a questi livelli,
quantomeno. Non con questa noncuranza del problema da parte
dell’amministrazione. Quindi il primo passo per un bolognese non dovrebbe essere
offendersi: dovrebbe essere riconoscere il problema e pretendere di fare
qualcosa per migliorare la situazione. Cambiare si può”.
L'articolo “Bologna è la città più disgustosa d’Italia: è sporca e c’è puzza di
urina ovunque. Mi ha fatto venire il mal di stomaco e la nausea”: la denuncia di
una tiktoker proviene da Il Fatto Quotidiano.