“Chissà cosa accadrà domani, più complicato pensare tra 6 mesi o 12 mesi. È
stato un grande viaggio“. La speranza di chi l’ha visto giocare negli ultimi tre
giorni è quella di goderselo ancora per un po’. Ma Novak Djokovic non si
sbilancia al termine della finale degli Australian Open persa contro Carlos
Alcaraz. “Non pensavo di poter essere qui oggi, sono grato a voi per avermi
spinto. Credo sempre in me stesso ed è quello che hai bisogno quando giochi a
questo livello contro avversari contro Carlos e Jannik.”. Il serbo –
avvantaggiato anche dall’aver giocato poco nel torneo (o nulla in alcuni match,
come contro Mensik agli ottavi) – è riuscito a tenere un livello altissimo anche
in semifinale e finale, dove solitamente negli ultimi tornei dello Slam cedeva
senza troppa resistenza ad Alcaraz o Sinner.
A sorpresa negli ultimi Australian Open è riuscito a battere Sinner al quinto
set e da subito ha provato ad alzare il ritmo contro Alcaraz, salvo poi cedere
tra terzo e quarto set. “Complimenti a Carlos, hai giocato un torneo
straordinario. Stai ottenendo qualcosa di storico. Ti auguro il meglio per il
resto della tua carriera, sei giovanissimo. Ci rivedremo ancora tante volte“, ha
proseguito il serbo nell’intervista dopo la partita. “Novak, quello che fai tu
mi ispira. Sono onorato di aver condiviso il campo e gli spogliatoi con te,
grazie per tutto quello che fai. Sei di grande ispirazione“, ha risposto Alcaraz
dopo la premiazione.
Il serbo si è poi rivolto a Rafa Nadal, presente in tribuna, con cui c’è stato
un simpatico siparietto nel quarto set. Djokovic l’ha visto in prima fila e tra
un punto all’altro ha chiesto: “Vuoi giocare, Rafa?“, scatenando le risate del
campione maiorchino. “Voglio parlare al leggendario Rafa. È strano vederti in
tribuna e non in campo. Sono onorato di aver condiviso il campo con te ed è
stato un onore vederti in tribuna. Grazie al pubblico per gli incoragiamenti e
la positività che mi avete trasmesso. Ho cercato di darvi del buon tennis”.
LE PAROLE DI ALCARAZ
Poi è stato il turno di Carlos Alcaraz, che nella sua prima fase del discorso
post premiazione ha voluto ringraziare Djokovic: “Sono onorato di aver condiviso
il campo e gli spogliatoi con te, grazie per tutto quello che fai”.
Successivamente il murciano ha ringraziato il suo team (che come ormai noto da
qualche settimana è orfano di Juan Carlos Ferrero) per il lavoro in pre-season e
per il traguardo raggiunto. Alcaraz è infatti il più giovane tennista della
storia ad aver ottenuto il Career Grand Slam.
Come Djokovic, anche lui successivamente si è rivolto a Rafa Nadal in tribuna:
“È strano vederti lì Rafa: sono onorato di aver condiviso con te gli
allenamenti, vederti è un privilegio. Grazie a tutti coloro che rendono
fantastico questo torneo, sono felice di tornare ogni anno”. La prima volta in
un torneo dello Slam è sempre speciale e lo è stata anche per Alcaraz, che in
Australia non aveva mai vinto: “L’amore che sento in Australia è fantastico, sia
dentro che fuori dal campo. Vi ringrazio perché mi avete spinto nei momenti
difficili. Non vedo l’ora di tornare l’anno prossimo”.
L'articolo “È stato un grande viaggio, chissà cosa accadrà in futuro”:
l’emozione di Djokovic. Alcaraz lo batte e lo ringrazia: “Sei d’ispirazione”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Novak Djokovic
Carlos Alcaraz vince gli Australian Open, l’ultimo Slam che mancava nella sua
bacheca. Nella finale di Melbourne, sfuma il sogno di Novak Djokovic di
conquistare il 25esimo Major al termine di una finale combattuta forse anche più
del previsto. Il 38enne serbo infatti vince il primo set 6 a 2, per poi subire
la rimonta di Alcaraz: 6-2, 6-3, 7-5. Nole ha provato la zampata al tramonto del
quarto set, ma alla fine ha dovuto cedere di fronte al numero 1 al mondo, che
oggi si conferma il tennista più forte. E diventa il più giovane della storia ad
aver completato il Career Grand Slam, a soli 22 anni e 272 giorni.
Articolo in aggiornamento
L'articolo Carlos Alcaraz vince gli Australian Open: sfuma il sogno di Djokovic,
che cede in 4 set di fronte al più forte proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Questa sera è forse la più bella della mia carriera in Australia”. Questa
partita Novak Djokovic la bramava con tutto se stesso, la aspettava dal 25
novembre 2023. In quella semifinale di Coppa Davis un ragazzo dai capelli rossi
gli aveva strappato di mano lo scettro, battendolo dopo aver annullato tre match
point. Da allora, Jannik Sinner aveva vinto tutti gli scontri diretti contro
Djokovic: soprattutto, l’onta più grande, lo aveva battuto anche a Melbourne
poche settimane dopo, diventando il nuovo re degli Australian Open. Due anni
dopo, con 38 primavere sulle spalle, è stato ancora Djokovic a far cadere
l’imbattibilità di Sinner sulla Rod Laver Arena, a buttarlo fuori dalla finale
già scritta contro Carlos Alcaraz. Il vecchietto serbo, il tennista più vincente
della storia, può andare ancora a caccia del suo sogno: vincere il 25esimo
titolo Slam, firmare il record dei record, quello che non è mai riuscito neanche
all’australiana Margaret Smith Court in campo femminile.
“Grazie a Jannik per avermi permesso di vincere una partita”, dice Djokovic a
fine partita. Il segnale di quanto lo avessero segnato nel profondo le cinque
sconfitte consecutive contro l’italiano. Involontariamente, anche una verità su
come è andato il match, che in qualche modo Sinner ha regalato al suo
avversario. L’altoatesino ha vinto più punti (152 contro 140) e ha sprecato la
bellezza di 16 palle break, di cui 8 solo nel quinto set. Ma in generale, lungo
tutto l’arco della partita, Djokovic è sembrato spesso sul punto di capitolare,
senza però mai ricevere la spallata definitiva. Un Sinner inspiegabilmente
nervoso e poco lucido gli ha dato sempre la possibilità di rimanere a galla. Il
resto lo ha fatto ovviamente la classe del campione.
“Sinner e Alcaraz giocano a un grande livello, ma non è impossibile batterli.
Anche io so giocare a quel livello“, ha rivendicato ancora Djokovic
nell’intervista in campo dopo l’incredibile vittoria. L’orgoglio è
comprensibile, legittimo. Questa semifinale vinta a 38 anni resterà l’ennesima
opera d’arte che porta la sua firma nella galleria secolare del tennis. Ma ora
la finale sembra una montagna ancora più difficile da scalare: “Ho visto la
partita di Alcaraz, incredibile. È come se avessi vinto, ma lotterò contro il
numero 1 del mondo e spero di avere ancora benzina“, ha sottolineato Djokovic.
È un altro aspetto cruciale, che non va dimenticato: il serbo non sarebbe mai
stato in grado di vincere questa partita al quinto set senza una congiuntura
astrale favorevole, che gli ha permesso di non giocare gli ottavi per il ritiro
pre-partita del suo avversario e di superare i quarti per il ritiro di Lorenzo
Musetti, che era avanti due set a zero e stava dominando. Djokovic quindi è
arrivato alla semifinale riposato come non mai, senza di fatto aver giocato
nell’ultima settimana, al netto delle due ore contro Musetti che di fatto si
sono rilevate un ottimo allenamento. Il Djokovic falloso visto ai quarti ha
lasciato spazio alla sua versione migliore possibile, vista l’età. Difficile
pensare che possa bastare per battere Alcaraz, a meno che lo spagnolo non
finisca nella stessa trappola che oggi ha incartato Sinner.
Tutti discorsi rimandati a domenica. Intanto il dato di fatto è un solo:
Djokovic raggiunge la sua 11esima finale all’Australian Open, la 38esima
considerando tutti i Major, a 38 anni e 255 giorni. Aveva una chance
irrepetibile, l’ha sfruttata. Resta un campione intramontabile, ancora l’unico
baluardo di fronte al dominio della coppia Sinner-Alcaraz. Proverà in qualche
modo a compiere anche l’ultima impresa, quella più grande di una storia sportiva
già leggendaria.
L'articolo “È la sera più bella, Sinner e Alcaraz non sono impossibili da
battere”: l’orgoglio di Djokovic, il 38enne in finale a caccia dello Slam dei
record proviene da Il Fatto Quotidiano.
L'articolo Australian Open, Alcaraz e Zverev al quinto set (con lo spagnolo che
non sta benissimo): poi toccherà a Sinner e Djokovic – La diretta proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Jannik Sinner contro Novak Djokovic. Atto undicesimo. O atto quinto se parliamo
di semifinali Slam. I due si incontreranno di nuovo venerdì 30 gennaio per la
quarta volta negli ultimi due anni in una semifinale di un torneo così
importante (il loro ranking e il rendimento di entrambi “favorisce” l’incrocio
nel penultimo atto), con in palio la finale degli Australian Open, primo Slam
del 2026. Sinner ha sconfitto Ben Shelton ai quarti, mentre Djokovic ha superato
Lorenzo Musetti a causa del ritiro per infortunio dell’italiano, che conduceva
per 2-0 nel conteggio dei set. Ad attendere il vincitore della sfida tra il
numero due al mondo e il serbo ci sarà chi trionferà nell’altra semifinale – la
prima – tra Carlos Alcaraz e Alexander Zverev.
Entrambe le semifinali si giocheranno ovviamente alla Rod Laver Arena, il
centrale di Melbourne, con la prima semifinale – come prevedibile – che vedrà di
fronte il numero uno al mondo contro il tedesco, reduce da una bella vittoria
contro Learner Tien ai quarti di finale. Alcaraz–Zverev si giocherà nella notte
italiana, mentre Sinner-Djokovic è l’unico match della sessione serale sul
centrale a partire dalle 9:30 italiane.
SINNER-DJOKOVIC, I PRECEDENTI
Quello della semifinale degli Australian Open sarà l’undicesimo confronto tra
Jannik Sinner e Novak Djokovic. In vantaggio nei dieci scontri precedenti c’è
Sinner, che ne ha vinti sei contro i quattro di Djokovic. L’azzurro ha vinto gli
ultimi cinque, mentre Djokovic aveva vinto quattro dei precedenti cinque.
L’ultimo risale all’estate 2025, in semifinale a Wimbledon: in quel caso Sinner
dominò in tre set (6-3, 6-3, 6-4) e si qualificò alla finale poi vinta contro
Carlos Alcaraz.
E a proposito di semifinali slam, sarà la quinta volta che Sinner e Djokovic si
incontreranno a questo punto di un torneo così importante. I precedenti quattro
risalgono a Wimbledon 2023, Australian Open 2024, Roland Garros 2025 e Wimbledon
2025: tutti vinti da Sinner a eccezione di Wimbledon 2023.
* 2021 – Montecarlo, trentaduesimi: Novak Djokovic b. Jannik Sinner 2-0 (6-4,
6-2)
* 2022 – Wimbledon, quarti di finale: Novak Djokovic b. Jannik Sinner 3-2 (5-7,
2-6, 6-3, 6-2, 6-2)
* 2023 – Wimbledon, semifinale: Novak Djokovic b. Jannik Sinner 3-0 (6-3, 6-4,
7-64)
* 2023 – ATP Finals, Round Robin: Jannik Sinner b. Novak Djokovic 2-1 (7-5,
6-75, 7-62)
* 2023 – ATP Finals, finale: Novak Djokovic b. Jannik Sinner 2-0 (6-3, 6-3)
* 2023 – Coppa Davis, semifinale: Jannik Sinner b. Novak Djokovic 2-1 (6-2,
2-6, 7-5)
* 2024 – Australian Open, semifinale: Jannik Sinner b. Novak Djokovic 3-1 (6-1,
6-2, 6-76, 6-3)
* 2024 – Shanghai, finale: Jannik Sinner b. Novak Djokovic 2-0 (7-64, 6-3)
* 2025 – Roland Garros, semifinale: Jannik Sinner b. Novak Djokovic 3-0 (6-4,
7-5, 7-63)
* 2025 – Wimbledon, semifinale: Jannik Sinner b. Novak Djokovic 3-0 (6-3, 6-3,
6-4)
DOVE VEDERE SINNER-DJOKOVIC IN TV E STREAMING
L’Australian Open è un’esclusiva di Warner Bros. La sfida tra Jannik Sinner e
Novak Djokovic – prevista per venerdì 30 gennaio alle 9:30 italiane – così come
tutto l’Australian Open sarà visibile su discovery+ e HBO Max. I canali
Eurosport, dove si vedono tutte le principali partite, sono disponibili su Dazn
e TimVision.
AUSTRALIAN OPEN, IL PROGRAMMA COMPLETO DI VENERDÌ 30 GENNAIO
ROD LAVER ARENA
Dalle 2:00
[WC] Olivia Gadecki/John Peers (AUS) – Kristina Mladenovic/Manuel Guinard (FRA)
Non prima delle 4:30
[1] Carlos Alcaraz (ESP) – [3] Alexander Zverev (POL)
Dalle 9:30
[4] Novak Djokovic (SRB) – [2] Jannik Sinner (ITA)
L'articolo Australian Open, tra Sinner e la finale c’è (ancora) Djokovic: quando
giocano e dove vedere il match in tv e streaming | Il programma di venerdì 30
gennaio proviene da Il Fatto Quotidiano.
Poteva e doveva essere un derby tutto azzurro quello nella semifinale
dell’Australian Open, invece sarà nuovamente Jannik Sinner contro Novak
Djokovic. Il ritiro per infortunio di Lorenzo Musetti ha rimesso il serbo sulla
strada dell’altoatesino verso il tris consecutivo a Melbourne. Un confronto
diventato ormai una sorta di classico negli Slam. Questa infatti sarà la terza
semifinale tra l’azzurro e Nole negli ultimi cinque appuntamenti Major. Prima di
quella che andrà in scena venerdì 30 gennaio, i due avevano giocato l’uno contro
l’altro anche al Roland Garros e a Wimbledon. Tutti precedenti dolci per Sinner,
così come era stata dolce la partita di due anni fa, sempre a Melbourne, sempre
in semifinale. Quando Djokovic era ancora numero 1 del mondo e dominatore del
circuito, mentre l’altoatesino “solo” un giocatore in rampa di lancio.
Sinner è il grande favorito, dopo aver superato senza particolari problemi Ben
Shelton in tre set netti. La crisi fisica avuta contro Eliot Spizzirri al terzo
turno fa ormai parte del passato e la sua condizione pare essere in costante
crescita. Contro Shelton il numero 2 del mondo ha limitato al massimo gli
errori, concesso appena quattro palle break in tutto il match e non ha mai
ceduto il servizio. C’è stato qualche lieve acciacco, ma che non desta al
momento preoccupazione. Sarà il ritmo da fondo campo, ancora una volta, l’arma
principale di Sinner contro Djokovic, insieme a una potenza dei colpi che il
serbo non è mai riuscito a gestire nella passata stagione tra Parigi e Londra.
Fondamentali su cui far valere poi le altre aggiunte tecniche che l’azzurro ha
inserito nel suo gioco, con sempre maggior insistenza, dalla seconda parte del
2025, come le discese a rete e le palle corte. L’altoatesino arriva a questo
appuntamento forte anche di un filotto di cinque successi consecutivi contro
Nole, che ha ribaltato il bilancio negli scontri diretti: 6-4 per l’azzurro. Per
lui inoltre si tratta della sesta semifinale Slam consecutiva. Nell’Era Open,
solo Lendl, Nadal, Djokovic e Federer avevano raggiunto le semi di un Major per
almeno sei tornei di fila.
Cosa potrà fare quindi Nole? Per raggiungere l’undicesima finale in carriera a
Melbourne Djokovic dovrà in primis sperare in un Sinner non al cento per cento,
e poi dovrà trovare la condizione dei giorni migliori: alzare il suo livello,
variare tanto il gioco, accorciare i punti il più possibile. Più si entra nello
scambio, meno possibile avrà Nole di portare a casa il punto. Deve essere
imprevedibile per non far giocare tranquillo Sinner. Il serbo non parte
ovviamente battuto (è pur sempre il numero 4 del mondo, un 24 volte campione
Slam e una leggenda vivente) ma davanti a sé ha una bella montagna da scalare.
Servirà, in definitiva, un Djokovic diverso rispetto a quello visto fino a
questo momento; e soprattutto rispetto alla versione scena in campo contro
Musetti.
QUANDO GIOCA SINNER CONTRO DJOKOVIC: ORARIO E DOVE VEDERLA IN STREAMING
La semifinale tra Carlos Alcaraz e Alexander Zverev dove essere la prima in
programma venerdì 30 gennaio sulla Rod Laver Arena. Non è ancora ufficiale, ma
quasi sicuramente Sinner e Djokovic giocheranno il loro incontro nella sessione
serale, in programma a partire dalle ore 9.30 italiane.
L’Australian Open è un’esclusiva di Warner Bros. La sfida tra Jannik Sinner e
Novak Djokovic sarà quindi visibile sulle piattaforme discovery+ e HBO Max. I
canali Eurosport, dove si vedono tutte le principali partite, sono disponibili
su Dazn e TimVision.
L'articolo Sinner, l’ultimo ostacolo verso la finale degli Australian Open è
ancora Djokovic: il serbo proverà a sorprenderlo proviene da Il Fatto
Quotidiano.
L’infortunio era inaspettato, almeno per Lorenzo Musetti: “Abbiamo fatto tutti
gli esami e i test prima di iniziare la stagione per vedere e cercare di
prevenire questo tipo di infortuni, e poi dicono che non è venuto fuori nulla,
quindi onestamente non ho parole per descrivere come mi sento adesso e quanto
sia difficile per me questo infortunio in questo momento”. Parla così il
tennista azzurro, in conferenza stampa dopo il ritiro nel match dei quarti di
finale delle Australian Open contro Novak Djokovic.
Per gli italiani collegati alle 5.45 del mattino – colpa del fuso orario
australiano – a sperare un possibile derby italiano tra Sinner e il carrarese,
l’infortunio alla coscia di inizio del secondo set è stato uno shock. Musetti
stava dominando la gara e si dirigeva verso un terzo posto nel ranking che
avrebbe portato a una storica maggioranza tricolore sul podio. E invece, “c’ho
una sfiga ragazzi”, come ha dovuto dichiarare durante il ritiro.
Alle domande dei giornalisti, visibilmente e comprensibilmente deluso, il 23enne
ha fatto chiarezza: “L’ho sentito all’inizio del secondo set. Sentivo che c’era
qualcosa di strano nella mia gamba destra. Ho continuato a giocare, perché stavo
giocando davvero bene, ma sentivo che il dolore aumentava e il problema non si
risolveva”. Dopo aver preso il medical time-out, “mi sono seduto e quando ho
ricominciato a giocare, sentivo ancora di più e il dolore diventava sempre più
forte. Quindi non c’è molto da dire al riguardo”.
Musetti continua: “Non sono un medico, non so se è l’adduttore. Farò tutti gli
esami quando tornerò a casa e vi aggiornerò”. Esprime il pensiero di gran parte
del suo pubblico, poi, quando dice che “oggi ho giocato forse una delle migliori
partite della mia vita, per pesantezza e importanza della partita stessa. Credo
di aver davvero messo in grande difficoltà, dal punto di vista del gioco, un
giocatore che ha vinto più di tutti nella storia del tennis, e questo è
sicuramente qualcosa che mi porterò a casa”. Una lieve consolazione che, però,
“forse mi fa ancora più arrabbiare ripensarci, perché non riesco a capacitarmi
di come sia arrivato questo infortunio, visto tutto il lavoro che sto facendo
per preservarmi e prevenire questa mia fragilità agli infortuni”.
Più che le sue dichiarazioni, a spiegare la partita che stava giocando Lorenzo
Musetti basterebbero quelle dell’avversario Novak Djokovic, uno dei migliori
tennisti della storia. Il serbo ha riconosciuto la superiorità dell’avversario
nel match, affermando che “Musetti era il giocatore migliore in campo” e che,
quindi, avrebbe dovuto vincere.
L'articolo “Avevamo fatto tutti gli esami, non ho parole per descrivere come mi
sento adesso e quanto sia difficile per me”: la frustrazione di Musetti proviene
da Il Fatto Quotidiano.
“Buongiorno Italia“. Questa la frase che Lorenzo Musetti aveva scritto sulla
telecamera del centrale di Melbourne dopo la vittoria agli ottavi degli
Australian Open contro Taylor Fritz. E sembrava essere un “buongiorno” anche
quello di oggi, c’erano tutti i presupposti perché lo fosse. Il carrarino stava
dominando Novak Djokovic ai quarti di finale e aveva vinto i primi due set. “Ne
è valsa la pena”, avrà pensato qualsiasi italiano sveglio dalle 5:45 del mattino
per vedere l’azzurro. Poi la fitta alla coscia su quell’allungo sullo 0-40 e
servizio nel terzo game del terzo parziale e il labiale chiarissimo: “Fisio“.
Musetti ha lo sguardo perso nel vuoto. Sa già che è tutto finito, sul più bello.
Infatti è crollato tutto. Proprio nel momento migliore di Musetti: stava per
battere il re di Melbourne, stava per raggiungere la prima semifinale agli
Australian Open, stava facendo sognare tutta l’Italia per il potenziale derby
contro Jannik Sinner e stava per raggiungere la top 3 nel ranking mondiale,
dietro solo ai due “mostri”, Alcaraz e Sinner appunto.
A nulla è servito l’intervento del fisioterapista: un paio di minuti di
massaggi, ma il linguaggio del corpo di Musetti era emblematico e non lasciava
presagire nulla di buono. Il carrarino è tornato in campo, ha giocato a tutto
braccio il game in risposta, vincendo anche due punti, ma non riusciva nemmeno a
muoversi.
Il riassunto della sua giornata è nel brevissimo dialogo con il suo angolo dopo
un punto ottenuto nel penultimo game giocato. “C’ho una sfiga ragazzi“. Inutile
il “dai, non pensarci” di José Perlas. Musetti ha giocato un altro game da fermo
e poi ha deciso di ritirarsi. Continuare non aveva senso. In semifinale ci va
Novak Djokovic, che a fine gara ha ammesso: “Ero pronto ad andare a casa,
meritava lui di vincere”.
Solo il caso, la sfortuna non hanno voluto regalare a Musetti quella che sarebbe
probabilmente stata la consacrazione definitiva nell’élite del tennis mondiale,
dopo le ottime cose fatte vedere negli ultimi mesi. Ma l’appuntamento è solo
rimandato, perché Musetti è maturo. Tecnicamente, mentalmente e per tenuta
fisica all’interno del match.
È migliorato al servizio, in risposta, ha più coraggio, non si lascia distrarre
da ciò che accade intorno a lui. Caratteristiche che abbinate alla grande
varietà di colpi che ha sempre avuto creano un mix vincente. Adesso è
consapevole dei propri mezzi.
E anche se oggi non è stato un “buongiorno”, questo match ci lascia la certezza
che Lorenzo Musetti è pronto a stare tra i grandi. Il sogno Slam si è spezzato
sul più bello, ma il percorso si è solo interrotto. E chi lo ha visto dominare
Djokovic (seppur non nella sua migliore versione), chi si è goduto quasi due ore
di altissimo tennis sa che non è solo un’illusione. I “buongiorno Italia”
torneranno. Forse non domani, forse non subito. C’è incertezza sull’infortunio.
Ma con questo Musetti, maturo e consapevole, ci sarà da divertirsi.
L'articolo “C’ho una sfiga ragazzi”: stava dominando Djokovic, poi la fitta e lo
sguardo nel vuoto. Così Musetti ha perso tutto con uno scatto proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Ricordate l’allenamento di Carlos Alcaraz con uno strano canestrino da basket?
Quell’esercizio diventato virale nei giorni delle festività era propedeutico a
una modifica nel servizio del numero 1 al mondo. Da quando si è presentato a
Melbourne, già prima dell’inizio degli Australian Open, il nuovo servizio di
Alcaraz è diventato uno dei temi caldi nel mondo del tennis. Nello specifico, lo
spagnolo ha cambiato il lancio della pallina. In un modo che risulta
tremendamente simile a quello utilizzato da Novak Djokovic. Che non ha mancato
l’occasione per punzecchiare – con il sorriso sulle labbra, sia chiaro – il suo
rivale: “Appena l’ho visto, gli ho mandato un messaggio. Gli ho detto che
dovevamo parlare dei diritti d’autore“. Alcaraz, pur ammettendo una somiglianza,
aveva negato di aver “copiato” il serbo. Che non si è fatto mancare l’occasione
per rispondere.
“Quando l’ho visto, gli ho detto che dovevamo parlare della percentuale. Ogni
ace che fa qui mi aspetto un omaggio. Vediamo se rispetterà l’accordo”, ha
scherzato ancora Djokovic, confermando quindi le analogie tra la sua tecnica e
quella introdotta da Alcaraz anche nella sua vittoria al primo turno contro
Walton. Il 38enne serbe ne ha parlato dopo la sua vittoria al primo turno,
contro Pedro Martinez. Tre set a zero, senza patemi e con un servizio
solidissimo: ha vinto il 93% dei punti con la prima di servizio e non ha dovuto
fronteggiare nemmeno una palla break. Numeri che preoccupano l’azzurro Francesco
Maestrelli, suo prossimo avversario. Numeri che invece spesso non aveva Alcaraz:
per questo ha provato a cambiare servizio.
IL NUOVO SERVIZIO DI ALCARAZ: CHE COSA È CAMBIATO
Il servizio è sicuramente un colpo in cui finora Jannik Sinner è stato superiore
ad Alcaraz. Lo dicono i numeri del 2025: solo in una voce, la percentuale di
prime di servizio in campo, lo spagnolo è stato superiore. Sinner infatti spesso
ha fatto fatica ad essere costante al servizio. Ma per il resto l’altoatesino è
davanti in ogni voce statistica: la percentuale di ace per prime palle, la
percentuale di doppi falli, i punti vinti al servizio (Sinner è primo in
assoluto, Alcaraz “solo” settimo), i punti vinti con la prima e con la seconda
(Sinner è sempre primo). Insomma, se l’altoatesino sta lavorando
sull’imprevedibilità, Alcaraz sa invece che i margini più ampi di miglioramento
ce li ha nei suoi game in battuta. Sconta anche un deficit di altezza:
ufficialmente è un metro e 83, otto centimetri in meno di Sinner e quindici in
meno di Zverev, ad esempio. Per questo, ha bisogno di maggiore precisione.
Per avere un servizio molto preciso la pre-condizione necessaria è un lancio di
pallo perfetto, il più possibile regolare e identico a se stesso. Alcaraz ha
quindi introdotto un nuovo gesto nella fase di preparazione del servizio: prima
di avviare il movimento porta la palla all’altezza del petto quasi fino alla
gola. Una meccanica che gli consente di accorciare l’escursione del braccio nel
lancio di palla, proprio come fa Djokovic. “Ho solo leggermente modificato il
gesto e mi sento più a mio agio così. È più fluido, più rilassato e
perfettamente ritmato. Mi aiuta enormemente a servire meglio. Non ho pensato di
copiare il servizio di Djokovic. Ma ovviamente, posso vedere delle somiglianze”,
ha commentato Alcaraz nella conferenza stampa prima dell’inizio del torneo. Una
piccola modifica per avere un nuovo vantaggio nel costante duello con Sinner: il
murciano non si è nascosto, vuole vincere l’Australian Open e completare il
Career Grand Slam prima del suo amico e grande rivale.
L'articolo “Appena l’ho visto, gli ho mandato un messaggio”: Djokovic punzecchia
Alcaraz per il nuovo servizio. Che cosa è cambiato proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Novak Djokovic ha deciso di lasciare la Ptpa (che sta per Professional Tennis
Players Association), il sindacato che lui stesso aveva fondato nel 2020. Una
decisione arrivata a sorpresa nella giornata di domenica, con l’annuncio del
tennista sul proprio profilo X. L’ex numero 1 del mondo ha infatti deciso di
lasciare il sindacato che lui stesso aveva ideato e creato nell’estate 2020
insieme a Vasek Pospisil, oggi ritiratosi. Nonostante la Ptpa sia stata
ufficialmente riconosciuta come organizzazione solo nel 2021, la sua prima
presentazione era risalente allo US Open del 2020. Lo scopo principale doveva
essere quello di tutelare nel migliore dei modi i diritti dei giocatori nelle
varie sedi delle organizzazioni governanti di questo sport.
“Dopo un’accurata riflessione, ho deciso di allontanarmi completamente dalla
PTPA. Questa scelta è dovuta a preoccupazioni persistenti riguardo alla
trasparenza, alla governance e al modo in cui la mia voce e la mia immagine sono
state rappresentate“, ha spiegato Djokovic nel comunicato diffuso su X per
spiegare le proprie ragioni. “Resto orgoglioso della visione che Vasek e io
abbiamo condiviso quando abbiamo fondato questo sindacato, volendo dare ai
giocatori una voce più forte e indipendente. Al tempo stesso, è diventato chiaro
che i miei valori e il mio approccio non siano più allineati con l’attuale
direzione dell’organizzazione”.
Il comunicato di Djokovic prosegue: “Continuerò a concentrarmi sul mio tennis,
sulla mia famiglia e contribuirò alla crescita di questo sport in modi che
riflettano i miei valori e la mia integrità. Auguro il meglio ai giocatori e a
tutti coloro che sono coinvolti in questo progetto, ma per quanto mi riguarda è
un capitolo ormai chiuso“. Il 38enne serbo inizierà il suo 2026 all’ATP 250 di
Adelaide, primo e unico test in vista degli Australian Open, in programma a
Melbourne Park da domenica 18 gennaio.
L'articolo “Dubbi su trasparenza e governance”: clamoroso Djokovic, lascia a
sorpresa il sindacato da lui fondato proviene da Il Fatto Quotidiano.