Il cordone sanitario intorno all’estrema destra in Ue è ormai ridotto in pezzi.
Dopo gli ammiccamenti, i voti che hanno sancito l’ascesa della nuova
‘maggioranza Giorgia‘ a scapito dell’originaria ‘maggioranza Ursula‘, adesso
un’inchiesta della Dpa ha svelato che nei giorni precedenti all’ennesimo blitz
per inasprire, contro la volontà degli alleati socialisti, la stretta
sull’immigrazione c’è stata una contrattazione e un successivo accordo tra il
Partito Popolare Europeo di quel Manfred Weber che aveva sempre escluso ogni
collaborazione con l’estrema destra, i Conservatori di cui fa parte anche
Fratelli d’Italia, i Patrioti che ospitano, tra gli altri, Fidesz, Rassemblement
National e Lega e anche quello dei Sovranisti di Alternative für Deutschland.
Curioso, quindi, che sia stato proprio il capogruppo tedesco del Ppe a esultare
tra i primi dopo l’approvazione della commissione Libertà civili, giustizia e
affari interni (Libe) del Parlamento europeo al mandato negoziale sul nuovo
regolamento rimpatri. Anche perché, col sostegno dell’estrema destra, i Popolari
sono riusciti ad approvare tutti gli emendamenti redatti dal relatore
François-Xavier Bellamy, bocciando invece quelli di compromesso presentati da
Renew e sostenuti anche da S&D. Un “passo importante” nella direzione giusta,
perché “deve essere chiaro che portiamo i migranti illegali fuori dall’Ue”, ha
esultato Weber prima di aggiungere che “siamo a favore degli hub per i
rimpatri“: “Sulle migrazioni il Ppe e S&D – ha aggiunto – hanno idee diverse su
come risolvere il problema. Ed è un bene che si veda. Fa parte della
democrazia”.
Una lettura che non tiene conto di alcune variabili, la sua. Perché se Weber non
sembra avere alcun problema ad abbattere il cordone sanitario che lui stesso si
era preso l’impegno di dichiarare sulle formazioni del gruppo dei Patrioti e dei
Sovranisti, un altro leader di alto rango della Cdu tedesca, ossia il principale
partito europeo all’interno della più grande famiglia europea, del Paese più
influente dell’Ue che esprime anche la presidente della Commissione, aveva messo
la propria faccia due giorni prima a garanzia dell’impossibilità di creare
un’alleanza tra Cdu e AfD: il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Dopo la
sconfitta alle elezioni in Baden-Württemberg, alla domanda su una possibile
maggioranza alternativa composta dall’Unione Cristiano-Democratica e la
formazione di estrema destra aveva risposto: “Non cercherò un’altra maggioranza
nel Bundestag“, anche se alcuni media mi sollecitano a farlo.
Quel ‘qualcuno’, forse, non sono solo i media e siede invece tra i banchi di
Bruxelles. Secondo quanto riporta Dpa, la collaborazione tra il Ppe e AfD,
partito largamente maggioritario all’interno del gruppo Europa delle Nazioni
Sovrane, che comprende anche Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, è attiva “in
modo più stretto di quanto finora noto”. L’agenzia di stampa scrive che
esponenti dei Popolari hanno discusso il testo poi approvato in una chat
WhatsApp e durante un incontro privato tra eurodeputati di destra. Indiscrezioni
che hanno portato Weber a rispondere con un no comment.
Dall’inchiesta emerge che i contatti tra le parti sono iniziati dopo che le
trattative tra Ppe, Socialisti e liberali su un testo condiviso si erano
insabbiate. Oggetto dello scontro, come prevedibile, gli hub per i rimpatri.
Così l’attenzione dei Popolari si è spostata sulle forze alternative, ben più
aperte a inasprire le regole sull’immigrazione. Tanto che in una chat di gruppo,
dicono, sono stati discussi anche emendamenti proposti da AfD, tra cui un
rafforzamento dei controlli sull’età dei richiedenti asilo. Un confronto online
che il 4 marzo è sfociato in un incontro tra eurodeputati del Ppe e
rappresentanti dell’AfD, dei Conservatori e dei Patrioti nel quale sarebbe stata
definita la proposta legislativa poi approvata in aula. Dopo l’intesa, nella
chat è comparso il messaggio: “Grazie per questa eccellente collaborazione“.
Ma non è la prima volta che il Ppe tradisce la maggioranza Ursula preferendole
l’appoggio dell’estrema destra. L’ultimo episodio di rilievo risale a novembre
quando, con un blitz in Conferenza dei presidenti, proprio Weber ha chiesto e
ottenuto, con l’aiuto dell’estrema destra, il blocco di una missione in Italia
dell’Eurocamera con focus sullo stato di diritto, la libertà di stampa e la
giustizia. Il motivo: non interferire sul processo elettorale in vista del
referendum del 22 e 23 marzo. Anche questa volta, gli esponenti coinvolti
nell’accordo con l’estrema destra sono di primo piano. Il relatore è infatti
François-Xavier Bellamy, vicepresidente del gruppo Ppe e tesoriere del partito.
Segno che, nonostante le smentite di Merz, la fronda interna che punta a
un’alleanza sempre più strutturata con l’estrema destra è molto nutrita.
X: @GianniRosini
L'articolo Ue, tra Ppe ed estrema destra è nata una nuova alleanza: “Messaggi e
incontri tra eurodeputati per votare la stretta sull’immigrazione” proviene da
Il Fatto Quotidiano.
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Il tribunale amministrativo di Colonia ha stabilito che, allo stato attuale, i
servizi di intelligence interni tedeschi non possono definire nel suo complesso
Alternative für Deutschland (AfD) un partito “estremista”. La decisione accoglie
l’istanza d’urgenza presentata dalla formazione guidata da Alice Weidel contro
un rapporto dell’Ufficio federale per la Protezione della Costituzione (BfV),
che aveva motivato la classificazione come “confermata” organizzazione di
estrema destra. Classificazione contro cui il partito di Alice Weidel aveva
presentato ricorso. Secondo quanto emerge dalla lettura preliminare dei giudici,
AfD “non presenta nel suo insieme una tendenza di fondo ostile alla
Costituzione”. Una valutazione che, almeno in questa fase cautelare, contraddice
l’interpretazione del BfV, secondo cui l’impostazione etnico-nazionale del
concetto di popolo sostenuta da parti rilevanti del partito sarebbe
incompatibile con l’ordinamento democratico tedesco.
I vertici di AfD hanno accolto la decisione come una vittoria politica e
simbolica. Alice Weidel ha parlato di un risultato importante “non solo per AfD,
ma per la democrazia e lo Stato di diritto”. Sulla stessa linea Tino Chrupalla,
che ha invitato a chiudere “le speculazioni su un eventuale divieto del partito
o su come si possano proibire i partiti di opposizione in questo Paese”. Di tono
diverso la reazione del governo federale guidato da Friedrich Merz. Il ministro
dell’Interno Alexander Dobrindt (Csu) ha dichiarato che l’esecutivo prende atto
della decisione, ma che occorrerà attendere l’esito del procedimento principale.
Fino ad allora, ha precisato, AfD continuerà a essere trattata come “caso
sospetto” dalle autorità competenti.
La richiesta cautelare risaliva al 5 maggio scorso. In quell’occasione lo stesso
BfV aveva sospeso temporaneamente l’uso della classificazione contestata,
congelandone gli effetti fino alla decisione del tribunale. Il pronunciamento
del Tar di Colonia rappresenta dunque una vittoria parziale per AfD, ma non
chiude la partita: il giudizio nel merito dovrà ancora arrivare e potrà essere
oggetto di appello. Nelle motivazioni si sottolinea che non vi sarebbe, allo
stato, sufficiente certezza che gli obiettivi politici del partito mirino a
riconoscere ai cittadini tedeschi con background migratorio uno status
giuridicamente svalutato. La Süddeutsche Zeitung evidenzia inoltre un aspetto
rilevante: l’Ufficio federale avrebbe basato la propria valutazione
esclusivamente su fonti pubblicamente accessibili, senza presentare in sede
giudiziaria elementi di intelligence relativi a eventuali obiettivi non
dichiarati o più ampi.
La decisione del tribunale amministrativo di Colonia non incide però sulle
classificazioni adottate a livello regionale. In diversi Länder – tra cui
Sassonia-Anhalt, Sassonia, Turingia, Brandeburgo e, più recentemente, Bassa
Sassonia – gli uffici locali per la Protezione della Costituzione continuano a
considerare AfD un partito di estrema destra. Il caso resta quindi aperto, in un
contesto politico e istituzionale particolarmente sensibile per la Germania,
dove il bilanciamento tra tutela dell’ordine costituzionale e garanzie del
pluralismo democratico rappresenta un nodo centrale del dibattito pubblico.
L'articolo AfD non è “estremista”, la decisione del Colonia frena sulla
definizione dell’intelligence. Ma il governo: “Resta un caso sospetto” proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Le ripercussioni dello scisma vannacciano arrivano anche a Bruxelles. Con una
conferenza stampa, il leader del nuovo partito Futuro Nazionale ha annunciato la
propria fuoriuscita dal gruppo europeo dei Patrioti, che tra i suoi banchi
ospita la Lega, per entrare in quello, ancora più estremo, di Europa delle
Nazioni Sovrane (Esn), famiglia formata in larga maggioranza da eurodeputati
appartenenti alla formazione di estrema destra tedesca Alternative für
Deutschland. “È un onore, mi riconosco totalmente nei principi e ideali di
questo gruppo”, ha commentato il generale nel corso dell’annuncio alla stampa.
Questi principi, spiega ancora l’ormai ex leghista eletto all’Eurocamera proprio
tra le fila del Carroccio, vedono “prevalere la sovranità nazionale sul
federalismo europeo che si vorrebbe raggiungere cancellando quelle che sono le
identità delle nostre nazioni, il principio che vuole proteggere le identità dei
popoli europei e delle tradizioni greco-romane europee, il principio della
semplificazione burocratica nell’economia dei nostri Stati, di uno Stato che sia
meno incombente, che tassi di meno le popolazioni e che dia libero sfogo alle
eccellenze che da sempre hanno caratterizzato l’Europa e le sue splendide
azioni. Il principio che vuole negare il Green Deal, la peggiore truffa che
l’Europa abbia subito dal dopoguerra a oggi e che ha desertificato le nostre
industrie, le ha delocalizzate e ci ha reso più poveri e più instabili. E
soprattutto una posizione chiara su quello che è stato un fenomeno di massa
degli ultimi anni, quello dell’immigrazione, che non è solamente l’importazione
di forza lavoro, che poi va in qualche modo a delegittimare o a sostituire la
forza lavoro che invece è presente ed è qualificata nelle nostre nazioni, ma è
anche l’importazione di altre culture, altre civiltà che non sono compatibili
con la nostra”.
Un programma elettorale il suo che, in parte, coincide proprio con quello della
Lega. Motivo per cui una delle domande poste affronta proprio le motivazioni
della sua decisione. E Vannacci spiega le differenze, a suo parere, tra la
dimensione italiana e quella europea: la Lega, dice, è stata “coerente” a
livello Ue nella linea riguardo all’Ucraina, ma “incoerente” in Italia. Vannacci
ha ricordato di aver votato contro il prestito Ue all’Ucraina “già nei tempi
passati. La mia posizione al riguardo è supportata da un ragionamento, ossia che
sono quattro anni che noi continuiamo a perseguire una strategia che non ha
portato a niente. La guerra è ancora in corso, l’esercito russo continua ad
avanzare, lentamente ma inesorabilmente, sul territorio ucraino e questa
strategia di continuare a consegnare armi e risorse infinite, che spesso non
vanno dove dovrebbero andare, all’Ucraina si è dimostrata una strategia
perdente“. Secondo il generale, l’unica alternativa se si vuol sconfiggere la
Russia è quella di “far entrare in guerra la Nato e l’Unione europea contro i
russi e quindi mandare i nostri figli a combattere in Donbass e a morire per
Kiev. E questo non penso che sia un’alternativa che i popoli europei prendano in
considerazione. Tenuta in considerazione questa realtà, noi dobbiamo ad ogni
modo e ad ogni costo sviluppare relazioni diplomatiche per giungere alla pace il
più presto possibile, perché la pace di oggi ci costerà, ma ci costerà meno
della pace di domani. Vorrei far notare che la Lega, all’interno dei Patrioti,
nell’ultimo anno e mezzo ha sempre votato contro le armi all’Ucraina e contro il
sostegno indiscriminato, anche economico, che l’Europa voleva dare all’Ucraina.
Ha votato contro anche all’istituzione” di un prestito da “90 miliardi di euro
che oggi è bloccato per l’apposizione di due Stati sovrani”, Ungheria e
Slovacchia. Quindi, prosegue, “questa posizione in Europa è coerente.
L’incoerenza si è verificata in Italia, dove invece al momento della firma del
decreto per la consegna delle armi all’Ucraina e del sostegno economico la Lega
ha votato a favore. Questo è stato uno degli episodi che mi ha portato ad uscire
da quel partito, ma non è il solo”. E a questo punto parla di “una incoerenza
generale su molte posizioni, dalla Fornero alla difesa della famiglia
tradizionale come base della società occidentale, a tantissime altre posizioni
che, se da una parte venivano esternate con grande chiarezza, dall’altra poi non
trovavano riscontro nei voti”.
Insieme a lui, a ufficializzare l’entrata in Esn c’era il presidente del gruppo,
il tedesco René Aust: “Per noi è un grande onore poterti accogliere nel nostro
gruppo e puntiamo su una eccellente collaborazione – ha dichiarato – Avremmo
accolto solo deputati fedeli ai loro principi e non c’è dubbio in questo caso.
Nelle prossime settimane e mesi questa resterà la situazione per fare un lavoro
importante al Parlamento europeo e in patria. Abbiamo discusso su punti comuni e
differenze e il risultato è che abbiamo pochissime differenze ma possiamo
trovare un denominatore comunque per la politica economica e migratoria”.
Dopo i ringraziamenti reciproci, Vannacci si concede un ultimo commento quando
gli viene fatto notare che ai sondaggi il suo neonato partito è dato già al 4%:
un risultato che “rincuora“, ha commentato. “Le percentuali mi interessano fino
a un certo punto. Non ne faccio una questione di riuscita o di fallimento, ma in
qualche modo sono rincuorato. Un partito che ancora deve esistere, che deve
ancora tenere la sua assemblea costituente, che è dato alla soglia del
4%…caspita! Ditemi un’altra realtà in cui ciò sia avvenuto”.
L'articolo Vannacci esce dal gruppo dei Patrioti in Ue. Ufficializzata l’entrata
nei Sovranisti guidati da AfD proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Sto pensando a tante cose sul mio posizionamento europeo. Il mio supporto ad
Alternative für Deutschland rimane. È un partito sovranista europeo. Peraltro,
il partito che oggi, secondo i sondaggi, sembrerebbe essere il primo partito in
Germania, è al 29%, quasi al 30% di consenso”. Lo ha detto l’eurodeputato e
leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, parlando alla stampa a Strasburgo.
“Sono persone e politici che portano avanti molti dei temi che stiamo
promuovendo in Italia, in Francia, in Polonia, in Ungheria, nella Repubblica
Ceca e in Spagna, e che rappresentano quell’area conservatrice europea
sovranista, che ritiene che questa Europa, così come è stata concepita come
Unione europea, abbia fallito e che vuole tornare all’Europa dei popoli e delle
nazioni sovrane”, aggiunge Vannacci.
L'articolo Vannacci a Strasburgo guarda all’estrema destra di Afd: “Li
sosteniamo. Io filo-Putin? No, pro Italia e pro Europa” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Devo confessare che mi è dispiaciuto e un po’ mi ha letteralmente disgustato
apprendere dai giornali la notizia delle simpatie di Theo Muller, patron
dell’impero alimentare tedesco, per i neonazisti dell’Afd, l’Alternative fur
Deutschland che sta dilagando in Germania. Pare che qualche tempo prima delle
elezioni in Sassonia del 2024, Muller – domiciliato in Svizzera per ragioni
fiscali – abbia consigliato a esponenti della Cdu di dare un occhio ai
neonazisti guidati dalla signora Alice Weidel allo scopo di spostare a destra
l’asse del paese. E i capi dell’Afd, il partito di cui si stanno occupando anche
i servizi segreti tedeschi — hanno accolto con favore questo consiglio.
È un po’ la stessa reazione che ebbi quando anni fa venni a sapere che Ingvar
Kamprad, il fondatore di Ikea non solo era iscritto al partito
nazionalsocialista svedese con la tessera numero 4.014, ma faceva parte del
gruppo d’azione Ss che aveva il compito di arruolare nuovi camerati, fra il 1941
e il 1945. E che anche dopo la guerra quelle simpatie si trasferirono verso
l’estrema destra svedese.
Sono casi diversi e mi pare che alla fine Ingvar Kamprad sia riuscito a far
dimenticare agli italiani il suo passato vista la crescita impressionante della
moda Ikea, dovuta anche alla competitività nei prezzi.
Detto questo la seconda confessione che devo fare è che quando giorni fa sono
andato al supermercato per fare la spesa mi sono fermato davanti alle vetrine
degli yogurt Muller, di cui sono stato un assiduo consumatore, e ho deciso di
cambiare marca. Scelta inutile? Che non cambierà di una virgola l’enorme
successo dello yogurt Muller nel mondo? E’ ovvio che sia così. Però io penso che
una forma di boicottaggio civile verso un produttore che esprime simpatie per i
neonazisti toglierebbe un po’ di polvere alla memoria corta di una parte
consistente del popolo tedesco che pare aver dimenticato troppo presto la
tragedia europea iniziata nel 1933 con Adolf Hitler.
Si dirà che se dovessimo applicare questa logica ad altre produzioni dovremmo ad
esempio boicottare i produttori di carne che attraverso le produzioni intensive
infliggono morti atroci agli animali. Mi è capitato di vedere un video e devo
dire che sono rimasto atterrito. Tutte perplessità legittime.
Comunque quello slogan pubblicitario “Fate l’amore con il sapore”, trasformato
in “Fate l’amore con il terrore”, non farà male alla “smemoratezza” di una parte
dei tedeschi che andranno alle urne.
L'articolo Lo ammetto: sono andato al supermercato e ho boicottato lo yogurt
Muller! proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’Associazione delle imprese familiari (Die Familienunternehmer Verband) che
raccoglie aziende che generano almeno un milione di euro di fatturato annuo e
hanno almeno dieci dipendenti, è la prima ad aver rotto gli indugi: ha
dichiarato a Handelsblatt l’abbandono della “strategia firewall” anti AfD,
seppure col fine di voler ridurre l’appeal del partito populista. L’Associazione
raccoglie circa 6.500 aziende familiari e si considera rappresentante degli
interessi di circa 180mila imprenditori. La presidentessa Marie-Christine
Ostermann ha confermato al quotidiano economico tedesco che ad ottobre a
Berlino, durante la sua serata davanti ai membri del parlamento, sono stati
invitati anche delegati AfD, revocando a livello nazionale un divieto di
contatto che nelle rappresentanze regionali non era già mai stato strettamente
rispettato. Il fine dichiarato è che con AfD ci si possa confrontare, il che non
significa in automatico cooperare. Qualche giorno fa anche il direttore generale
dell’Associazione, Albrecht von der Hagen, ha motivato a The Pioneer che il
“muro” non ha ottenuto alcun risultato e “stiamo ora avviando uno scambio
professionale con loro per dimostrare che con la politica economica che hanno
attualmente in programma, saremmo tutti vittime di un naufragio fenomenale”.
Leif-Erik Holm, portavoce del gruppo parlamentare AfD per la politica economica
ed anche candidato di punta alle regionali del 20 settembre 2026 in
Meclemburgo-Pomerania (dove AfD in base all’ultimo sondaggio Infratest dimap del
25 settembre potrebbe raggiungere la maggioranza relativa: 38% a 19% della SPD),
ha comunque accolto con favore le aperture indicando ad Handelsblatt: “i
problemi strutturali del nostro Paese sono semplicemente troppo grandi per
perdere tempo con muri di protezione insensati”.
La decisione secondo il quotidiano economico avrebbe peraltro già sollevato
reazioni negative. Deutsche Bank dopo l’invito di rappresentanti AfD all’evento
di ottobre ha annullato l’affitto dei locali della sua sede di Berlino l’anno
prossimo. Dure critiche anche dalla SPD: un partito classificato come
“estremista di destra dichiarato” non può essere un interlocutore normale, ha
detto a Handelsblatt Sebastian Roloff, portavoce per la politica economica del
gruppo parlamentare socialdemocratico: “il fatto che molte persone votino
attualmente perAfD, in parte per frustrazione nei confronti di altri partiti,
non è un motivo valido per una normalizzazione”. Stessi toni da Konstantin von
Notz e Andreas Audretsch, presidenti del gruppo parlamentare dei Verdi al
Redaktionsnetzwerk Deutschland. E Dennis Radtke, deputato europeo e capo
dell’ala sociale della CDU, ha dichiarato a Focus che allineandosi all’AfD,
l’associazione imprenditoriale “colpisce alla radice il nostro modello
economico” e “AfD è sinonimo di isolazionismo, protezionismo e un programma
antieuropeo: questo è veleno per la nostra economia orientata all’export e per
ogni media impresa che dipende da lavoratori qualificati”. Omettendo peraltro
che in sede europea il PPE ha usato anche i voti AfD per approvare
l’alleggerimento della legge sulle catene di rifornimento.
Anche per Gitta Connemann (CDU), presidente federale dell’Unione economica delle
PMI (Mittelstands- und Wirtschaftsunion), l’AfD è un partner inadatto, sostiene
una politica economica nazionalista che affosserebbe le esportazioni e
distruggerebbe posti di lavoro. E Marcel Fratzscher, presidente dell’Istituto
tedesco per la ricerca economica (Deutschen Instituts für Wirtschaftsforschung
DIW) è esplicito: trattare il partito come se fosse normale potrebbe danneggiare
significativamente l’economia.
D’altronde l’Associazione tedesca per le piccole e medie imprese (Bundesverband
Mittelständische Wirtschaft BVMW) sottolinea il rilievo degli ottimi risultati
elettorali di AfD: nel rilevamento domenicale ARD-Deutschlandtrend del 6
novembre era data al 26%, quasi in parità con CDU/CSU al 27%. Perciò il
direttore generale nazionale BVMW Christoph Ahlhaus ha riferito a Handelsblatt
che è in corso un dibattito vivace tra gli iscritti, preannunciando lo sviluppo
di “una linea” nazionale, e che a livello regionale rappresentanti AfD hanno già
“occasionalmente partecipato agli eventi BVMW”.
La Fondazione per le imprese familiari (Stiftung Familienunternehmen) mantiene
invece un netto rifiuto; Rainer Kirchdörfer, del Consiglio della Fondazione, ha
indicato al foglio economico tedesco che rappresentanti AfD o della Linke non
vengono invitati ai loro eventi, “perché il loro sistema di valori in gran parte
non coincide con quello delle imprese familiari”. Della stessa opinione resta
d’altronde la potente Confindustria tedesca (Bundesverband der Deutschen
Industrie BDI); per il presidente Peter Leibinger l’ultima cosa di cui la
Germania ha bisogno è un partito divisivo. Prima delle ultime elezioni nazionali
aveva liquidato la piattaforma elettorale AfD come “catastrofica per l’economia
tedesca”. Il successo dell’industria si basa “su condizioni quadro sociali e
politiche stabili”, ha sottolineato ancora un portavoce BDI alla AFP e AfD sta
cercando di “scuotere queste condizioni con le sue posizioni populiste”.
Il politico finanziario AfD Kay Gottschalk, intervenendo al Bundestag il 13
novembre, ha peraltro delineato il suo partito come vittima di pregiudizi:
iscritti avrebbero subito l’arbitraria rescissione dei contratti di conto
corrente da parte di vari istituti di credito. Tra essi la Berliner Volksbank –
che in effetti un anno e mezzo fa aveva chiuso un conto per le donazioni al
partito in risposta a una petizione del movimento Omas gegen Rechts (traducibile
come “Nonne contro la destra”) – avrebbe posto fine ancora a nove rapporti; la
Volksbank Düsseldorf-Neuss a quattro; Commerzbank a due, rispettivamente in
Bassa Sassonia e Sassonia-Anhalt. Gottschalk ha incassato due rimproveri dalla
presidente della sessione Andrea Lindholz (CSU) per aver affermato che i nazisti
non avrebbero potuto fare di meglio rispetto al “comportamento opportunistico”
di certe banche e ha chiesto che l’Autorità di controllo BaFin debba chiarire
nelle linee guida che i servizi di pagamento e finanziari non possono essere
rifiutati o limitati sulla base di opinioni o affiliazioni politiche. Anche se
AfD non è bandita, è ritenuta “apertamente di estrema destra” dai servizi di
controllo della Costituzione (Verfassungsschutz), le banche si possono dunque
legittimamente richiamare ai principi dell’ordine democratico contro
l’incitamento a discriminazioni.
L'articolo I piccoli imprenditori tedeschi aprono a Afd. Critiche di Deutsche
Bank e Spd proviene da Il Fatto Quotidiano.
Se non tempesta, quantomeno vento forte agita la AfD. Il principale partito di
opposizione tedesco si divide sulla contiguità con la Russia. Rainer Rothfuß,
deputato AfD della Baviera, circoscrizione elettorale dell’Oberallgäu (Alta
Algovia), ha suscitato l’ira della dirigenza del gruppo parlamentare. Ha
presentato una richiesta di viaggio al gruppo di lavoro per gli affari esteri
che è stata approvata. Tuttavia, non ha menzionato la sua intenzione di
incontrarvi l’ex presidente russo Dmitrij Medvedev; già l’anno scorso, peraltro,
era andato con una delegazione a Sochi e vi si era fatto fotografare insieme a
lui. Alice Weidel vuole adesso evitare che circolino di nuovo immagini che
danneggerebbero il partito. Tanto più dopo che l’esperta di politica estera
Susanne Fürst, del partito austriaco confratello FPÖ, invitata a una riunione
del gruppo parlamentare blu, ha chiarito che dall’inizio della guerra di
aggressione contro l’Ucraina neppure un parlamentare FPÖ è andato in Russia.
Weidel ha quindi criticato il gruppo di lavoro per gli affari esteri del suo
partito in modo insolitamente aspro: la richiesta avrebbe dovuto essere
esaminata più approfonditamente, in anticipo e “per dirla senza mezzi termini,
non riesco a capirne il senso. Io non l’avrei fatto in quel modo”. E infine ha
deciso: “Il signor Rothfuß rimarrà qui”. Raramente qualcuno è stato rimproverato
così pubblicamente dalla dirigenza del partito negli ultimi tempi. Tanto più che
il destinatario è Markus Frohnmaier, portavoce per la politica estera, uno dei
più stretti confidenti di Weidel, il cui crescente desiderio di riconoscimento
aveva peraltro già provocato la sua insofferenza. Successivamente, Weidel ha
cercato però di limitare i danni di immagine e ha dichiarato che “Markus
Frohnmaier guida il gruppo di lavoro affari esteri in modo assolutamente
impeccabile”. La AfD affronta una crescente opposizione da parte di CDU/CSU,
soprattutto per i contatti con la Russia. I partiti di Governo hanno persino
voluto un dibattito parlamentare dal titolo: “Impatto delle relazioni dell’AfD
con la Russia sugli interessi di sicurezza della Germania – Non patriottismo, ma
una potenziale minaccia alla nostra sicurezza”. L’accusa va oltre il viaggio: è
che l’AfD funge da cavallo di Troia per gli interessi del Cremlino e, attraverso
numerose interrogazioni su consegne di armi all’Ucraina, renderebbe facilmente
reperibili al FSB russo informazioni militari.
In seno alla AfD è in pieno svolgimento una discussione sull’orientamento della
politica estera. Weidel cerca un riavvicinamento con gli USA di Trump, per
recuperare il sostegno avuto con Elon Musk, poi finito in ombra. In questo senso
va letta la sua critica aperta alla Russia di fine settembre dopo gli incidenti
nello spazio aereo della NATO, in cui sostiene che la pazienza di Trump non va
messa alla prova. Il gruppo di lavoro per gli affari esteri sembra invece
vederla diversamente e ha approvato all’unanimità il viaggio programmato da
Rothfuß. In questa scia anche il co-presidente del partito Tino Chrupalla, che
difende i contatti con la Russia. Chrupalla d’altronde proviene dalla ex
Germania Est, dove sono ancora diffusi sentimenti filorussi. Ha ribadito che
Mosca non rappresenta una minaccia per la Germania, sottolineando che il viaggio
a Sochi sarebbe un incontro dei paesi BRICS, a cui parteciperanno anche
rappresentanti di India e Cina. Riferendosi specificamente a Vladimir Putin, ha
detto “non mi ha fatto nulla” e ha spiegato che “il mio obiettivo è chiaramente
quello di attuare una politica di distensione, di cui abbiamo finalmente
bisogno”. Alla domanda di un anchorman della ZDF, sull’ipotesi di una guerra
ibrida all’orizzonte e sulla situazione in Ucraina, con milioni di persone in
fuga, ha risposto che qualsiasi paese potrebbe diventare un pericolo per la
Germania: “Anche la Polonia potrebbe rappresentare una minaccia per noi”, ha
detto ricordando che la Germania non sta estradando un sospettato dell’attentato
al gasdotto Nord Stream.
Di altro avviso il portavoce per la politica di difesa del gruppo parlamentare
AfD, Rüdiger Lucassen, un ex colonnello. “Vediamo sistemi d’arma russi ogni
settimana in aree in cui non dovrebbero essere presenti. Vediamo uno Stato che
non mostra alcuna volontà di procedere verso la pace”, ha dichiarato alla Bild
dicendo che parlare della Polonia come di una minaccia non ha nulla a che fare
con la politica. Sullo sfondo della lotta intestina al partito ci sono le
elezioni regionali del prossimo anno: l’8 marzo in Baden-Württemberg e il 22
marzo in Renania-Palatinato, all’ovest; il 6 settembre in Sassonia-Anhalt e il
20 settembre in Meclemburgo-Pomerania e per l’Abgeordnetenhaus di Berlino,
all’est (oltre a comunali in Baviera, Assia e Bassa Sassonia). L’ultimo
sondaggio ARD registra che AfD raccoglie la delusione per le politiche degli
altri partiti, ma il potenziale di acquisire nuovi elettori parrebbe in gran
parte esaurito. AfD è già classificata come “decisamente estremista di destra”
in quattro Stati federali e sono in corso ulteriori procedimenti. Dopo lo
scandalo per i sospetti di corruzione legati all’eurodeputato Maximilan Krah, un
suo consigliere comunale di Ilmenau, in Turingia, è adesso al centro di indagini
per i piani di rapimento dell’ex ministro Lauterbach (caso che ha già visto
cinque condanne a marzo).
Peraltro, l’atteggiamento verso AfD non è affatto monolitico come viene
dichiarato. Il deputato della SPD Sebastian Fiedler, in vista delle future
elezioni in Sassonia-Anhalt, ha chiesto la cancellazione mirata di dati
governativi in caso di vittoria della AfD; ancorché la legge faccia esplicito
riferimento al “trattamento caso per caso” e quindi una campagna di
cancellazione su larga scala — volta ad esempio a rimuovere dai file
informazioni particolarmente sensibili sull’AfD o sul suo ambiente — sarebbe
illegale. Per contro, per votare l’ammorbidimento della legge europea sulle
catene di fornitura, i conservatori della EVP non hanno esitato ad accettare
anche il voto dell’estrema destra riunita nel gruppo EKR, tra cui — insieme agli
italiani FdI, ai francesi RN e agli ungheresi PfE — c’è anche AfD. Per
Socialdemocratici, Verdi e Liberali nell’Europarlamento si è trattato della
rottura di un tabù e l’euro-rappresentante di AfD Mary Khan ha esultato parlando
della “caduta del muro antincendio”.
Al capogruppo EVP Manfred Weber non è rimasto che ribadire che AfD è isolata ed
i suoi voti non erano necessari; incassandone conferma dalla socialdemocratica
René Repasi, che però ha stigmatizzato il ricorso a quelli degli schieramenti di
Le Pen e Orban. In Germania il cancelliere Friedrich Merz, a gennaio, aveva
accettato i voti di AfD per l’approvazione della continuazione dei respingimenti
alle frontiere; subissato di critiche, ha corretto il tiro e ora ammette che i
blu, che finora tallonano nei sondaggi la CDU, sono i suoi principali avversari.
Tra i simpatizzanti dell’Unione CDU/CSU, peraltro, se il più recente sondaggio
ARD dice che il 41% esclude sempre qualsiasi collaborazione con AfD, ben il 46%
auspica che si scelga caso per caso e il 10% che si dovrebbe ricercare un
sostegno. L’istituto Infratest-dimap (dati 6 novembre) dà CDU/CSU al 27% e AfD
al 26%; i sondaggi del concorrente Forsa, invece (dati dell’11 novembre) danno
CDU/CSU al 24% e AfD al 26%.
La direzione del gruppo parlamentare prevede ora di organizzare diversamente il
processo di approvazione: i viaggi dei membri del gruppo parlamentare o del
personale in “Stati politicamente esposti” o per riunioni con “persone
particolarmente esposte” dovranno essere approvati preventivamente dal comitato
esecutivo del gruppo parlamentare. Le richieste di viaggio dovranno essere
presentate almeno dieci giorni lavorativi prima della partenza, specificando
motivo e scopo del viaggio, i contatti previsti e le modalità di finanziamento.
Il viaggio a Sochi si terrà però comunque senza Rainer Rothfuß. Nei prossimi
giorni — riporta ARD — si recherà in Russia il deputato Steffen Kotré. La
direzione del gruppo parlamentare gli ha dato alcune linee guida: niente
attività sui social media, niente foto con politici russi e niente interviste
con emittenti televisive russe.
L'articolo Germania, scontro interno all’AfD tra viaggi in Russia e veleni
incrociati. In crisi la strategia estera del partito proviene da Il Fatto
Quotidiano.