di Roberto Celante
In un’intervista esclusiva rilasciata al Fatto Quotidiano, Maurizio Gelli,
figlio del “Maestro venerabile” Licio, ha ammesso che la separazione delle
carriere e i test psicoattitudinali per i magistrati erano obiettivi del “Piano
di rinascita democratica” della loggia massonica P2 guidata da suo padre. Niente
di nuovo; tant’è, che quel progetto fu sequestrato nell’ambito della stessa
indagine del 1981, che aveva portato al rinvenimento della lista degli affiliati
alla P2, ed è quindi un documento di pubblico dominio, al punto che il ministro
Nordio, rispondendo ai giornalisti nel novembre 2025, dopo aver negato di
conoscere il Piano, affermò che: “Se l’interpretazione, o meglio, l’opinione del
signor Licio Gelli era un’opinione giusta, non vedo perché non si dovrebbe
seguire perché l’ha detto lui”.
Di “perché”, in verità, ve n’è più di uno.
“L’opinione del signor Licio Gelli” era stata concepita e sviluppata nell’ambito
della P2, un’associazione segreta, che la Relazione Anselmi, al termine
dell’inchiesta della Commissione parlamentare da lei presieduta definì
caratterizzata da “una forte connotazione anti-sistema”, che perseguiva “un
disegno che sollecita iniziative di valore eversivo“, ispirato da “una visione
politica che tende a situare il potere negli apparati e non nella comunità dei
cittadini, politicamente intesa”.
La P2 fu sciolta con la L. 17/1982, che, dando attuazione all’art. 18 Cost., ha
definito associazioni segrete quelle che “occultando la loro esistenza ovvero
tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali ovvero rendendo
sconosciuti, in tutto od in parte ed anche reciprocamente, i soci, svolgono
attività diretta ad interferire sull’esercizio delle funzioni di organi
costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di
enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di
interesse nazionale”.
Ve ne sarebbe già abbastanza, per ricordare la figura di Licio Gelli (scomparso
nel 2015), come quella di un cospiratore, anziché di un padre costituente e, di
conseguenza, per evitare di ispirarsi al “Piano di rinascita democratica”, per
le riforme costituzionali. Ma “l’opinione del signor Licio Gelli” non è
meritevole di considerazione anche perché il personaggio non fu “solo” il capo
di un’associazione segreta con finalità eversive, ma fu anche condannato in via
definitiva, rispettivamente, a 10 anni per il depistaggio delle indagini sulla
strage di Bologna e a 12 anni per concorso nella bancarotta fraudolenta del
Banco ambrosiano.
Quindi, ministro Nordio, non si tratta di condividere con un pregiudicato
un’opinione qualunque, come quella sulla pietanza preferita, la meta ideale per
le vacanze, o la squadra del cuore: è pacifico che queste siano tutte casistiche
innocue di eventuale convergenza con le idee dell’ex capo della P2.
Varare una riforma costituzionale che recepisca quota parte del Piano della P2,
invece (ancorché si tratti di un’iniziativa non censurabile a livello giuridico,
perché condotta alla luce del sole e nel rispetto della procedura prevista
dall’art. 138 Cost.) resta un progetto inopportuno sul piano politico, perché la
finalità ultima del Piano di Gelli era sostituire la democrazia con
un’oligarchia.
Non è un caso, quindi, che Tina Anselmi abbia concluso la sua Relazione
ammonendo sull’importanza di conoscere il Piano della P2: “La prima
imprescindibile difesa contro questo progetto politico, metastasi delle
istituzioni, negatore di ogni civile progresso, sta appunto nel prenderne
dolorosamente atto, nell’avvertire, senza ipocriti infingimenti, l’insidia che
esso rappresenta per noi tutti — riconoscendola come tale al di là di
pretestuose polemiche, che la gravità del fenomeno non consente — poiché esso
colpisce con indiscriminata, perversa efficacia, non parti del sistema, ma il
sistema stesso nella sua più intima ragione di esistere: la sovranità dei
cittadini, ultima e definitiva sede del potere che governa la Repubblica”.
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L'articolo C’è più di una ragione per non seguire il piano di Gelli sulla
separazione delle carriere proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - P2
“Io non posso accettare che un Ministro della Giustizia dica ‘va bene ma Gelli
poteva dire anche cose giuste’ senza ricordare che è stato il capo di
un’organizzazione eversiva”. A Milano, il sostituto procuratore nazionale
antimafia Nino Di Matteo ha dialogato con Alessandro Di Battista nel corso
dell’evento #IoVotoNo Milano organizzato dall’associazione Schierarsi. “La
battaglia per la separazione delle carriere costituisce uno dei punti di
riferimento e uno dei punti cardine del programma della loggia P2”, ha ricordato
Di Matteo che ha poi letto alcuni passaggi del Piano di rinascita democratica di
Licio Gelli per far emergere alcune delle somiglianze con quello che sta
accadendo oggi.
L'articolo Separazione delle carriere, il pm Di Matteo legge il piano della P2:
“Nordio dice che Gelli faceva pure cose giuste? Era il capo di una loggia
eversiva” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Io non conosco il piano della P2. Posso dire che se l’interpretazione o meglio
l’opinione del signor Licio Gelli era un’opinione giusta, non si vede perché non
si dovrebbe seguire perché l’ha detto lui. Le verità non dipendono da chi le
proclama, ma dall’oggettività che rappresentano”. Così, a margine di una visita
al carcere di Secondigliano con il candidato governatore del centrodestra in
Campania Edmondo Cirielli, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha
commentato le parole del procuratore generale di Napoli Aldo Policastro, che in
un’intervista a Repubblica dei giorni scorsi aveva ricordato come la riforma
della separazione delle carriere fosse uno dei punti del “Piano di rinascita
democratica” della loggia eversiva guidata da Licio Gelli. “Se Gelli ha detto
che Gesù è morto in croce, non per questo dobbiamo dire che è morto di polmonite
e anche che l’orologio rotto segna due volte al giorno l’ora giusta. Se anche
Gelli è inciampato nella verità non per questo la verità non è più la verità”,
afferma Nordio.
Il Guardasigilli poi è tornato a negare la relazione tra il sovraffollamento
carcerario – su cui finora il governo non ha preso provvedimenti incisivi – e il
tasso di suicidi dietro le sbarre: “Nessuno lo sa, ma molti suicidi avvengono
non quando si entra in carcere, quando ti crolla il mondo addosso, ma quando
stai per essere liberato”, ha detto. “E questo è significativo, perché dimostra
che molto spesso la paura, l’incertezza di un mondo esterno nel quale non sei
abituato a vivere, quando esci dal carcere ti dà una tensione, un’ansia che ti
porta al gesto fatale. Mentre sapere che quando esci hai già un lavoro, una
retribuzione, un posto, che non finisci sulla strada, elimina e riduce
grandemente la recidiva e dà anche a queste persone un significato di speranza,
che poi è il nostro obiettivo”, afferma.
L'articolo Nordio: “La separazione delle carriere nel piano Gelli? Anche lui
aveva idee giuste” proviene da Il Fatto Quotidiano.