“Io non posso accettare che un Ministro della Giustizia dica ‘va bene ma Gelli
poteva dire anche cose giuste’ senza ricordare che è stato il capo di
un’organizzazione eversiva”. A Milano, il sostituto procuratore nazionale
antimafia Nino Di Matteo ha dialogato con Alessandro Di Battista nel corso
dell’evento #IoVotoNo Milano organizzato dall’associazione Schierarsi. “La
battaglia per la separazione delle carriere costituisce uno dei punti di
riferimento e uno dei punti cardine del programma della loggia P2”, ha ricordato
Di Matteo che ha poi letto alcuni passaggi del Piano di rinascita democratica di
Licio Gelli per far emergere alcune delle somiglianze con quello che sta
accadendo oggi.
L'articolo Separazione delle carriere, il pm Di Matteo legge il piano della P2:
“Nordio dice che Gelli faceva pure cose giuste? Era il capo di una loggia
eversiva” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - P2
“Io non conosco il piano della P2. Posso dire che se l’interpretazione o meglio
l’opinione del signor Licio Gelli era un’opinione giusta, non si vede perché non
si dovrebbe seguire perché l’ha detto lui. Le verità non dipendono da chi le
proclama, ma dall’oggettività che rappresentano”. Così, a margine di una visita
al carcere di Secondigliano con il candidato governatore del centrodestra in
Campania Edmondo Cirielli, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha
commentato le parole del procuratore generale di Napoli Aldo Policastro, che in
un’intervista a Repubblica dei giorni scorsi aveva ricordato come la riforma
della separazione delle carriere fosse uno dei punti del “Piano di rinascita
democratica” della loggia eversiva guidata da Licio Gelli. “Se Gelli ha detto
che Gesù è morto in croce, non per questo dobbiamo dire che è morto di polmonite
e anche che l’orologio rotto segna due volte al giorno l’ora giusta. Se anche
Gelli è inciampato nella verità non per questo la verità non è più la verità”,
afferma Nordio.
Il Guardasigilli poi è tornato a negare la relazione tra il sovraffollamento
carcerario – su cui finora il governo non ha preso provvedimenti incisivi – e il
tasso di suicidi dietro le sbarre: “Nessuno lo sa, ma molti suicidi avvengono
non quando si entra in carcere, quando ti crolla il mondo addosso, ma quando
stai per essere liberato”, ha detto. “E questo è significativo, perché dimostra
che molto spesso la paura, l’incertezza di un mondo esterno nel quale non sei
abituato a vivere, quando esci dal carcere ti dà una tensione, un’ansia che ti
porta al gesto fatale. Mentre sapere che quando esci hai già un lavoro, una
retribuzione, un posto, che non finisci sulla strada, elimina e riduce
grandemente la recidiva e dà anche a queste persone un significato di speranza,
che poi è il nostro obiettivo”, afferma.
L'articolo Nordio: “La separazione delle carriere nel piano Gelli? Anche lui
aveva idee giuste” proviene da Il Fatto Quotidiano.