Dopo tre pareggi e una cocente eliminazione in FA Cup, il Manchester United
risorge improvvisamente in un pomeriggio di metà gennaio all’Old Trafford: la
banda dei Red Devils, affidata ad interim a Michael Carrick, batte 2 a 0 il City
di Pep Guardiola nel derby. Un risultato sorprendente anche per come è maturato:
lo United, pur lasciando il possesso palla ai rivali, ha di fatto dominato in
quanto a produzione offensiva, con 7 tiri in porta a 1 e addirittura altri tre
gol annullati per fuorigioco ravvisato dal Var. Con questo successo, la squadra
di Carrick si rilancia nella lotta al quarto posto. Soprattutto, però, il City
rischia di dire definitivamente addio alle ambizioni di titolo: l’Arsenal pare
ormai troppo distante.
A decidere il derby di Manchester sono stati nella ripresa i gol di Mbeumo e di
Dorgu (ex Lecce) al 65esimo al 76esimo. Già nel primo tempo, però, lo United
aveva fatto capire di sapersi difendere con ordine ed essere pericoloso in
contropiede, come dimostrano i due gol annullati a Diallo e Bruno Fernandes.
Nella ripresa poi il copione di Carrick – al suo secondo debutto sulla panchina
della United – ha funzionato alla perfezione, mentre le trame di Guardiola si
confermano ancora sterili, come troppo volte accade al City anche in questa
stagione.
Dopo l’esonero choc di Amorim a inizio anno, la stagione del Manchester United
sembrava destinata a un altro tracollo. Ha salutato le due coppe nazionali, FA
Cup e quella di Lega, al primo turno: non succedeva dal 1981-82. Non che la
situazione sia ora cambiata drasticamente: fuori dall’Europa, è condannato a una
stagione in cui l’unico obiettivo possibile è il ritorno in Champions. In questo
senso, il risultato del derby è quanto meno una boccata d’ossigeno e un segnale
di vita incoraggiante.
Carrick, che aveva già allenato il club per tre partite nel 2021 dopo l’esonero
di Ole Solskjaer, è un ex molto amato dal popolo United. Ex centrocampista, tra
i simboli dell’era-Ferguson, 44 anni, ha giocato 464 gare in tutte le
competizioni con i Red Devils tra il 2006 e il 2018. Era senza lavoro da quando
è stato licenziato dal Middlesbrough, club di Championship, lo scorso giugno,
dopo due anni e mezzo alla guida del Boro. Ora ha l’occasione d’oro: se dovesse
centrare il quarto posto, chissà che non possa essere confermato alla guida dei
Red Devils.
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di Guardiola proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Le sconfitte fanno sempre male, figurarsi in un club abituato a vincere – e
comandare – come il Real Madrid. Se poi il pugile che ti ha rifilato il colpo
del ko è il Barcellona, il nemico storico che ha trionfato 3-2 nella finale
della Supercoppa di Spagna giocata a Gedda, in Arabia Saudita, il dolore diventa
acuto e la medicina per curarlo può essere un rimedio forte: per un allenatore
sulla graticola come Xabi Alonso può rappresentare la spinta decisiva verso
l’addio. Ma sarà davvero così? In un sondaggio in rete sul quotidiano sportivo
Marca, la maggioranza sostiene che Alonso continuerà a stare sotto botta, ma non
si attendono, almeno per ora, decisioni estreme da parte del presidente
Florentino Perez. Il Real è stato in partita fino all’ultimo e questo è
sicuramente un punto a favore di Alonso. La doppietta di Raphinha è stata
letale, ma i Blancos se la sono giocata. La certezza è che hanno preso malissimo
la sconfitta. Incassate infatti le medaglie, i giocatori del Real non hanno
voluto celebrare i vincitori con la guardia d’onore. Sotto ordine di Mbappé,
sono rientrati negli spogliatoi. Il presidente del Barcellona, Joao Laporta,
perfido, ha commentato: “Mi sorprende che si siano comportati in quel modo.
Bisogna essere generosi e rispettosi anche quando si perde, ma capisco che
dev’essere stato un periodo davvero duro per loro”.
Dato al tecnico del Barça Hansi Flick quello che è di Hansi Flick – otto finali
in carriera, tutte vinte, compresa quella di Supercoppa nel 2025, contro il Real
di Carlo Ancelotti – e preso atto che secondo Laporta l’allenatore tedesco
“resterà con noi molti anni, è bravissimo”, resta, sospesa, la domanda che
accompagna lo squadrone di Madrid da almeno due mesi: quale futuro per Alonso?
Nella sfida contro il Barcellona, ha utilizzato un modulo modello albero di
Natale ancelottiano. Ha cercato di coprirsi bene le spalle, chiedendo alla
truppa di serrare i ranghi ed accorciare gli spazi. Ha mostrato, per una volta,
una duttilità sconosciuta. Il match è stato un botta e risposta fino al cazzotto
finale, quello rifilato da Raphinha al 73’. La terza rimonta non è riuscita ai
madridisti, ma il Barça ha dovuto soffrire per portare a casa il trofeo.
Xabi Alonso non è stato maltrattato dalla critica e questo lascia intendere che,
almeno per ora, non ci saranno scossoni al Real, dove però gli equilibri sono
sempre precari e basta poco per ritrovarsi nella polvere. Scrive il Pais,
quotidiano molto presente e influente nelle vicende madridiste: “C’è poco da
criticare a Xabi Alonso: il suo piano ha funzionato bene, fin dove ha potuto”.
La prestazione positiva di Vinicius è un altro punto a favore: il brasiliano ha
vissuto un momento difficile e pare in ripresa. Il nodo di fondo del Madrid è un
equivoco irrisolto da due stagioni: manca ancora un sostituto dopo l’addio,
pesantissimo, di Toni Kroos. Il tedesco, miglior uomo assist del Real nel
campionato 2023-2024, era l’uomo che legava il gioco. L’addio successivo di Luka
Modric ha impoverito ulteriormente un centrocampo dove ci sono molti muscoli, ma
poco pensiero libero.
Xabi continua – per ora – il suo giro di giostra, mentre a Barcellona
infieriscono. Mundo Deportivo parla di un Alonso “mourinhizzato”, che ha giocato
contro i blaugrana “pensando al controllo della marcatura e al motto “non
lasciamo che ci facciano male, avremo tempo per fargli male più tardi”. Alonso
ha modificato il suo solito piano di gioco contro il Barcellona di Lamine Yamal
nello stesso modo in cui accadde con Mourinho durante l’era Messi”.
Per un Alonso che resiste, c’è un Manchester United che continua a prendere
schiaffi, nonostante l’esonero dell’”integralista” Ruben Amorim. I Red Devils
sono già fuori dalla FA Cup: letale l’1-2 incassato all’Old Trafford con il
Brighton, vittorioso grazie allo splendido gol dell’ex Welbeck. Il club sta per
riportare alla base, come allenatore a tempo, l’ex centrocampista Michael
Carrick, che già ricoprì lo stesso ruolo per tre partite dopo l’esonero, nel
2021, di Solskjaer. Carrick, 44 anni, ha giocato 464 gare in tutte le
competizioni per lo United tra il 2006 e il 2018. È senza lavoro da quando è
stato licenziato dal Middlesbrough, club di Championship, lo scorso giugno, dopo
due anni e mezzo alla guida del Boro. Lo United sta vivendo una stagione
difficile: ha salutato le due coppe nazionali, FA Cup e quella di Lega, al primo
turno: non succedeva dal 1981-82. Fuori dall’Europa, è condannato a una stagione
di 40 partite, il minimo dal 1914-15.
In un fine settimana movimentato per le panchine europee, in cui il Chelsea ha
festeggiato l’esordio di Liam Rosenior con il 5-1 in casa del Charlton nel terzo
turno di FA Cup, il Porto ha annunciato il prolungamento del contratto di
Francesco Farioli, fino al 2028, con una clausola di rescissione da oltre 20
milioni. La stagione del tecnico italiano è stato finora un successone: 23
vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte, 57 gol segnati e 13 incassati in 27 match
ufficiali. Il Porto guida il campionato con 49 punti in 17 partite. Una sola
ics, contro il Benfica di Mourinho, prossimo avversario dei Dragoni nei quarti
della coppa di Portogallo. Il nuovo accordo, alla presenza del presidente
portista André Villas-Boas, è stato siglato in una splendida location: la
libreria Lello, una delle più antiche e spettacolari d’Europa.
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Supercoppa. E a Barcellona infieriscono proviene da Il Fatto Quotidiano.
Maledetto United. Ma forse meglio, senza offesa ci mancherebbe, “maledetto”
Ferguson: dopo di lui il diluvio, come dimostra l’esonero di Ruben Amorim,
annunciato in una Manchester paralizzata dal gelo e dalla neve. Via il tecnico
portoghese dopo quattordici mesi di passione e di delusioni, avanti un altro.
Ennesimo ribaltone di un club che, dall’addio del 2013 di Sir Alex, l’uomo che
regnò per 26 anni e portò i Red Devils in cima al mondo, non ha mai trovato
pace.
Amorim è stato cucinato a dovere dai risultati deludenti – lo United è sesto in
Premier -, dalla sua testardaggine, dalla rottura dei rapporti con il direttore
sportivo Jason Vilcox, dalla contestazione dei tifosi e dalle parole di sfida
rivolte alla dirigenza dopo l’1-1 con il Leeds (“sono venuto qui per fare il
manager, non semplicemente l’allenatore. So benissimo di non essere Conte,
Mourinho o Tuchel, ma sono fatto così e non cambierò nei diciotto mesi che
restano del mio contratto. Io, di sicuro, non mi dimetto”).
Anche il fuoco amico dei grandi ex dello United ha contribuito ad affondare il
portoghese, strappato allo Sporting Lisbona nel novembre 2024. Sono le vedove
inconsolabili di Alex Ferguson e della belle époque di un ventennio di successi,
espressione della rivincita di una città grigia come il suo cielo, protagonista
di battaglie sindacali ai tempi della rivoluzione industriale e in cui il
calcio, oggi, è un’icona della modernità. In mancanza di reliquie, a parte
qualche rudere del periodo mancuniano, lo stadio Old Trafford è uno dei siti più
visitati dai turisti. Pensa te.
Lo spirito di Ferguson, si diceva. Il santone scozzese chiuse la sua avventura
in panchina nel maggio 2013. Viaggiava verso i 72 anni e disse basta dopo un
quarto di secolo memorabile: 13 Premier, 5 Fa Cup, 4 coppe di Lega, 10 Community
Shield, 2 Champions, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Mondiale per club, 1
Supercoppa Uefa, 1 Coppa delle Coppe. Dall’alto di questa sala dei trofei, e
anche della sua forza decisionale, Ferguson impose il nome dell’erede: David
Moyes, un altro scozzese.
Durò poco: otto mesi e via, travolto dall’eredità ingombrante e dalla difficoltà
nella gestione di uno spogliatoio di califfi. Dopo l’interim di Ryan Giggs,
toccò all’olandese Louis Van Gaal, altro personaggio rigido: due stagioni e una
FA Cup mostrata sul tavolo della sala stampa a fine corsa, per sbatterla in
faccia ai giornalisti inglesi e tanti saluti anche a lui.
Nel 2016 lo sbarco di José Mourinho, il nemico dei tempi in cui Chelsea e
Manchester United si contendevano il primato d’Inghilterra. Con lo Special One,
arrivarono l’Europa League – ultimo trofeo internazionale finito nella bacheca
dei Red Devils – e una Coppa di Lega, ma nel dicembre 2018, anche il portoghese
di Setùbal fu messo alla porta, sostituito da Ole Solskjaer, l’uomo che
nell’epico ribaltone della finale di Champions League del 1999, contro il Bayern
Monaco a Barcellona, aveva consegnato la coppa ai Red Devils.
Il norvegese, sostenuto a spada tratta dai suoi ex compagni e da buona parte dei
media, restò al timone fino al 2021. Messo alla porta il buon Ole, ci fu
l’interim di Carrick – altro ex – e la breve parentesi del tedesco Ralf
Rangnick. Nel 2022, l’investitura di Erik Ten Hag, altro personaggio rigido come
una giornata d’inverno siberiano. Con l’olandese svolazzante, grandi
investimenti e il magro raccolto di una FA Cup e di una Coppa di lega: troppo
poco per le ambizioni del nuovo azionista di peso, il miliardario britannico Jim
Ratcliffe (possiede il 28,94% del club, il restante 71,06% è nelle mani della
famiglia statunitense Glazer, da sempre detestata dai tifosi).
Il terzo interim di questi dodici anni di passione fu affidato all’ex bomber
Ruud Van Nistelrooy e poi, via libera al progetto Amorim. Quattordici mesi di
tormenti, segnati dal ko nella finale di Europa League contro il Tottenham e da
risultati scadenti: in 63 partite, l’ex tecnico dello Sporting Lisbona ha
raccolto 24 successi, 18 pareggi e 21 sconfitte, media-vittorie 38,1. Numeri da
lotta per non retrocedere, non per riportare in alto un grande club come lo
United.
La squadra, in vista della partita di Premier contro il Burnley (7 gennaio), è
stata affidata allo scozzese Darren Fletcher, attuale coach dell’Under 18, ma è
già partito, ovvio, il casting per la nuova guida. Circola il nome di Enzo
Maresca, fresco di esonero al Chelsea, ma il favorito, per gli scommettitori, è
l’austriaco Oliver Glasner, che ha condotto il Crystal Palace al trionfo in FA
Cup nella finale 2025 contro il Manchester City e poi alla conquista della
Community Shield, nella partitissima contro il Liverpool.
Mauricio Pochettino (ct degli Usa) e l’ex tecnico della nazionale inglese Gareth
Southgate sono gli altri personaggi in pista. Chiunque sia, dovrà fare i conti
con un ambiente devastato, con un gruppo di giocatori in confusione e,
soprattutto, con la maledizione di Alex Ferguson. Dopo di lui, presenza fissa in
tribuna anche se il club tempo fa lo ha messo alla porta, il diluvio.
L'articolo La maledizione di Ferguson e il caos United: tredici anni, dieci
allenatori. Chi sarà il prossimo? proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ancora un esonero in casa Manchester United, ancora una volta l’allenatore paga
i risultati disastrosi degli ultimi anni. Questa volta è il turno di Ruben
Amorim, allenatore portoghese esonerato dal club inglese dopo il pareggio in
casa del Leeds per 1-1. Alla base della decisione ci sono sicuramente i
risultati negativi degli ultimi mesi, ma soprattutto il duro sfogo del tecnico
nella giornata di domenica, dopo la partita sul campo del Leeds.
“Io sono venuto qui per fare il manager del Manchester United, non semplicemente
l’allenatore – aveva dichiarato ai giornalisti a Elland Road -. Voglio che
questo punto sia chiaro, e che si sappia che sarà così per i prossimi 18 mesi o
fino a quando la dirigenza non deciderà di cambiare”. Detto, fatto: dopo il
palese duro attacco alla dirigenza, la stessa ha deciso per l’esonero ufficiale
già nella mattinata di lunedì.
“Con il Manchester United al sesto posto in Premier League, la dirigenza del
club ha deciso, a malincuore, che è giunto il momento di cambiare. Il club
desidera ringraziare Ruben per il suo contributo al club e gli augura il meglio
per il futuro. Mercoledì Darren Fletcher guiderà la squadra contro il Burnley”.
Un comunicato freddo, secco. A dimostrazione del fatto che i rapporti tra il
tecnico e il club non sono proprio idilliaci.
Esperienza di Amorim che si conclude così come tutte le altre dall’era post
Ferguson: con un fallimento. Quattordici mesi in cui il club non è riuscito a
raddrizzarsi definitivamente. Amorim era arrivato per cambiare tutto, passando
al 3-4-2-1 che tante soddisfazioni gli aveva dato allo Sporting Cp. Idea
abbandonata in fretta, anche in quel caso con qualche frecciatina al club: “se
comprassimo i giocatori che mi servono per giocare in quel modo dovremmo
spendere molti soldi”.
Una serie di frizioni accumulate nel corso di questi mesi, culminate poi con
l’esonero ufficializzato nella mattinata di lunedì ma già deciso domenica dopo
la partita contro il Leeds e la sua conferenza stampa. Adesso a guidare la
squadra nell’infrasettimanale ci sarà Darren Fletcher: da capire se sarà una
soluzione ad interim o verrà confermato anche per le prossime partite. Intanto
il Manchester United si trova in sesta posizione in Premier League, a 17 punti
dall’Arsenal capolista.
L'articolo Clamoroso Manchester United: cacciato Amorim dopo l’attacco al club.
“Sono qui per fare il manager, non l’allenatore. Sia chiaro” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Scena assurda nel Monday Night di Premier League tra Everton e Manchester
United. Il centrocampista Idrissa Gana Gueye, uno dei leader dei Toffees, è
stato espulso nel primo tempo per aver aggredito un compagno di squadra. Un
episodio nato da un malinteso e degenerato in pochi secondi, che ha lasciato
increduli compagni e avversari.
La miccia si accende al 13esimo, quando Gueye rientra nella propria area per
gestire un pallone complicato e cerca un appoggio verso Michael Keane. Il
difensore, però, resta immobile, lasciandosi anticipare da un attaccante dello
United che sfiora il gol. L’azione va avanti, ma la tensione esplode subito
dopo: il senegalese si avvicina a Keane urlando, riceve una risposta altrettanto
accesa e la discussione si trasforma in un corpo a corpo.
A quel punto la situazione precipita. L’ex Psg, fuori controllo, colpisce Keane
con uno schiaffo. Il difensore evita di reagire, limitandosi ad allontanarlo e a
rimproverarlo davanti a compagni attoniti. L’arbitro, a pochi passi, non può far
altro che estrarre il cartellino rosso. Gueye continua a protestare e a inveire,
rendendo necessario l’intervento deciso di Pickford e di altri giocatori
dell’Everton, che lo trascinano fuori dal campo.
Una decisione inevitabile, regolamento alla mano: qualsiasi gesto violento o
comportamento gravemente sleale prevede l’espulsione immediata,
indipendentemente dal fatto che a subirlo sia un avversario o un compagno. La
condotta di Gueye rientra perfettamente tra i casi per cui è previsto il rosso
diretto. Poco male per l’Everton, che è riuscito comunque a vincere 1 a 0 contro
il Manchester United pur giocando praticamente tutta la partita in inferiorità
numerica.
> pic.twitter.com/CA34u1fGCn
>
> — Media (@Media1414506) November 24, 2025
L'articolo Gueye perde la testa e schiaffeggia un compagno dopo un malinteso:
l’arbitro lo butta fuori | Video proviene da Il Fatto Quotidiano.