Sarà “solo” la Coppa di Lega inglese, ma Pep Guardiola aveva tremendamente
bisogno di questo trofeo. Il suo Manchester City ha rialzato la testa battendo
l’Arsenal a Wembley nella finale di Carabao Cup: 2-0, doppietta di Nico
O’Reilly, con primo gol favorito da un erroraccio del portiere Kepa. La squadra
di Arteta sta dominando la premier proprio davanti al City, che in settimana ha
subito anche la stroncatura europea, buttato fuori dalla Champions dal Real
Madrid. Già si parlava di un ciclo al capolinea, chissà che non sia comunque
così. Intanto però Guardiola porta a casa l’ennesimo trofeo, il 19esimo nella
sua gestione al Manchester. E a quest’ultimo il tecnico teneva tantissimo.
La sua tensione è emersa tutta davanti ai microfoni a fine gara. Durante le
interviste post-partita infatti si notavano chiaramente alcuni graffi sul lato
sinistro della testa. Segni che il tecnico spagnolo si provoca grattandosi con
forza la testa rasata durante la partita. Era già successo in passato, ad
esempio dopo una gara di Champions contro il Feyenoord nel 2024: all’epoca il
suo City viveva una crisi ancora più profonda, aveva perso 5 partite di fila e
poi pareggiato 3 a 3 con gli olandesi una partita che pareva in cassaforte.
Adesso invece i graffi sono apparsi dopo una vittoria: segno di quanto Guardiola
stia soffrendo per questo periodo difficile. Dal quale però potrebbe nuovamente
risorgere.
“19 trofei in 10 anni con il Manchester City, nell’era moderna, in Inghilterra e
in Europa. Tanto di cappello a tutta l’organizzazione”, ha rivendicato il
tecnico spagnolo dopo la vittoria contro l’Arsenal. Un mix di orgoglio e di
stizza per le tante critiche ricevute. Anche durante la partita, Guardiola ha
esultato in modo per lui sproposito: dopo il primo gol di O’Reilly ha tirato un
calcio a un tabellone pubblicitario. Dopo il 2 a 0 ha iniziato a correre lungo
la linea laterale, alzando i pugni verso i tifosi. Sempre nel post-partita, ai
microfoni di Cbs Sport gli è stato chiesto il motivo di quei gesti così
eclatanti: “Non siamo gente fatta con l’intelligenza artificiale. Io voglio
esultare”, la lapidaria risposta del tecnico. Anche Guardiola è umano:
celebrazioni e graffi in testa sono lì a dimostrarlo.
L'articolo I graffi in testa e l’esultanza sfrenata, Guardiola esplode per la
vittoria del City: “Non sono fatto con l’intelligenza artificiale” proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Tag - Premier League
Per la prima volta nella storia della Premier League, una partita è stata
interrotta per l’attivazione del protocollo antirazzismo. È successo durante
Newcastle–Sunderland, derby ad alta tensione dentro e fuori dal campo, sospeso
per alcuni minuti nel secondo tempo dopo la denuncia di insulti razzisti rivolti
a Lutsharel Geertruida.
L’episodio è emerso progressivamente. All’inizio della ripresa il gioco si è
fermato in seguito a un infortunio di Sven Botman, ma la pausa si è prolungata
ben oltre il necessario. L’arbitro Anthony Taylor ha richiamato il capitano del
Newcastle Kieran Trippier in panchina, confrontandosi con gli allenatori e lo
staff, mentre inizialmente non era chiaro cosa stesse accadendo. Solo in un
secondo momento la Premier League ha confermato la natura dell’interruzione: una
segnalazione di insulti discriminatori provenienti dagli spalti e indirizzati al
difensore del Sunderland.
A informare l’arbitro era stato il capitano degli ospiti Granit Xhaka, dopo aver
raccolto la denuncia del compagno Geertruida. Una volta chiarita la situazione,
il protocollo è stato applicato e la gara è stata temporaneamente sospesa. Alla
ripresa, Taylor ha parlato nuovamente con Xhaka prima di far riprendere il
gioco.
La Premier League ha condannato l’accaduto con una nota netta: “Il razzismo non
ha posto nel nostro sport, né in nessun altro ambito della società”, annunciando
l’apertura di un’indagine. Sulla stessa linea anche il Newcastle, che ha
assicurato piena collaborazione con le autorità per identificare i responsabili.
L’allenatore del Sunderland, Regis Le Bris, ha spiegato di aver parlato con
Geertruida a fine partita: il giocatore “sembrava stare bene”, ma la squadra
ribadisce “la necessità di sostenerlo“.
Il match è poi ripreso e si è chiuso con la vittoria del Sunderland per 2-1:
decisava nel finale la rete di Brian Brobbey. Un successo che prolunga a undici
la striscia di imbattibilità contro i rivali, ma che passa inevitabilmente in
secondo piano. Anche perché la giornata era già stata segnata da tensioni fuori
dallo stadio. Prima del fischio d’inizio si sono registrati scontri tra le
tifoserie nei pressi del St James’ Park, documentati da video diffusi online,
con lanci di oggetti e interventi della polizia in tenuta antisommossa. Una
persona è stata arrestata e le autorità hanno annunciato un rafforzamento dei
controlli.
L'articolo Una partita di Premier League interrotta per la prima volta a causa
di insulti razzisti: cosa è successo in Newcastle-Sunderland proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Il ritorno in campo e adesso anche il primo gol. Edoardo Bove mette un altro
tassello nella sua “nuova” carriera dopo quell’1 dicembre 2024 in cui durante un
Fiorentina–Inter si è accasciato all’improvviso, facendo temere il peggio. L’ex
centrocampista della Roma ha infatti segnato a 506 giorni dall’ultima volta. Lo
ha fatto nel corso di Watford–Wrexham, finita 3-1, con Bove che ha proprio
segnato la rete del 3-1 per chiudere il match.
Il centrocampista ha condiviso poi la sua gioia anche sui social, dove ha
pubblicato la foto della sua esultanza accompagnata dalla frase: “Quanto mi
mancava questa sensazione“. Bove non segnava dal 27 ottobre 2024, quando nel
match tra Fiorentina e Roma segnò il gol del momentaneo 4-1, circa due mesi
prima di accasciarsi in campo in Fiorentina-Inter. Al termine della partita, i
tifosi gli hanno anche dedicato uno striscione con scritto: “Anche se lasci
Roma, non sarai solo”.
Bove era tornato in campo dopo il malore con la maglia del Watford nella 32esima
giornata della Championship, in trasferta contro il Preston entrando
all’86esimo. Classe 2002, Bove si è trasferito in Inghilterra dove, a differenza
di quanto succede in Italia, gli è permesso continuare a giocare ad alti livelli
anche a chi ha un defibrillatore sottocutaneo. Al Watford ha firmato un
contratto fino al 2031. Dal 24 febbraio non ha ancora giocato titolare, ma è
sempre subentrato fino a segnare il primo gol ieri, 17 marzo.
La legge italiana non gli permette di svolgere attività agonistica con
l’apparecchio in questione. In Inghilterra invece si può. Ma perché? In Italia
la responsabilità diretta è a carico del medico sportivo che concede l’idoneità.
In Inghilterra invece Bove ha firmato una dichiarazione in cui si assume tutti i
rischi. La responsabilità è soltanto sua.
L'articolo Bove torna al gol dopo 506 giorni: “Quanto mi mancava questa
sensazione”. E i tifosi gli dedicano uno striscione proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Dopo un inizio di stagione irreale, adesso Erling Haaland sta faticando in zona
gol e il Manchester City ne risente. L’attaccante norvegese ha segnato in
Champions League contro il Real Madrid (un gol inutile, vista la sconfitta per
1-2 e quella per 3-0 all’andata), ma non è riuscito a farlo tre giorni prima,
durante la trasferta di Premier League in casa del West Ham, terminata 1-1.
Colpa di diverse imprecisioni in area, ma anche di difensori – quelli avversari
– che ci hanno letteralmente “messo la faccia” in alcune circostanze.
Come nel caso dello scatto poi diventato virale di Dave Shopland, fotografo che
a marzo ha già scattato quella che si candida a foto calcistica dell’intero
2026. I protagonisti dello scatto sono Erling Haaland e Konstantinos Mavropanos,
difensore del West Ham. Nel momento esatto della conclusione dell’attaccante
norvegese, il pallone calciato con grandissima potenza da Haaland finisce sul
viso del difensore greco, deformandosi in modo impressionante.
Shopland è riuscito a immortalare esattamente il momento dell’impatto del
pallone sul volto di Mavropanos in uno scatto che dà l’idea della potenza del
tiro respinto. Il pallone infatti – nella foto – è come se fosse totalmente
sgonfio, mentre sullo sfondo si intravede il pubblico presente. Accanto a
Mavropanos c’è il compagno Tomas Soucek, che osserva la scena con un’espressione
preoccupata, dovuta probabilmente alla pericolosità dell’azione. Mavropanos è
rimasto a terra dopo la conclusione e l’arbitro ha sospeso temporaneamente il
gioco per permettere allo staff medico del West Ham di intervenire. Dopo alcuni
minuti a bordo campo, il difensore è rientrato in campo stordito, ma comunque in
grado di proseguire il match. Un’azione finita senza gol, ma che ha lasciato uno
scatto che in brevissimo tempo ha fatto il giro del mondo.
L'articolo Haaland calcia, il pallone si deforma sul volto del difensore: lo
scatto impossibile di un fotografo inglese proviene da Il Fatto Quotidiano.
Per molti è la “rovina del calcio”. Per Guardiola è l’evoluzione del gioco.
“Puoi lamentarti, ma devi adattarti. Fa parte del gioco”. Steph Curry e i Golden
State Warriors hanno reso il tiro da tre punti una moda in NBA, oggi l’Arsenal
di Mikel Arteta usa precisi schemi dai calci piazzati per provare a vincere le
partite e la Premier League. Calci d’angolo, di punizione (e anche le rimesse
laterali) stanno diventando parte della strategia. Per alcuni sono noiosi, per
altri è la rivoluzione del calcio. Sui 59 gol segnati in campionato dai Gunners,
24 arrivano proprio da palla inattiva (di cui 16 dai corner). Addirittura 32 se
contiamo tutte le competizioni. Eppure non tutti sono d’accordo con le nuove
trovate dell’allenatore spagnolo e del suo staff guidato dal genio Nicolas
Jover.
Critiche e polemiche
C’è un dibattito che comprende anche il tipo di arbitraggio sui movimenti in
area di rigore. Il tema divide. E non poco. Se da una parte arrivano i
complimenti, dall’altra le critiche non sono da meno. E molte di queste arrivano
proprio dai colleghi di Arteta. “Credo sia necessario rivedere il modo di
difendere in queste situazioni”, ha dichiarato l’allenatore del Chelsea Liam
Rosenior. Andoni Iraola del Bournemouth chiede “maggiore protezione per i
portieri”. Arne Slot ha ammesso di non divertirsi più. Per lui il calcio non è
uno schema predefinito dal calcio d’angolo, ma molto di più. “Se mi chiedete del
calcio, penso al Barcellona di 10 o 15 anni fa. Ogni domenica speravo che
giocasse. Ora, la maggior parte delle partite di Premier League non sono per me
un piacere da guardare, anche se restano molto competitive”.
Per Fabian Hurzeler del Brighton è un’inutile perdita di tempo: “Quando devono
battere un calcio d’angolo ci mettono più di un minuto. Da inizio campionato
hanno perso più di due ore soltanto per queste situazioni. Non ci sono regole
chiare nemmeno su quello che accade dopo la battuta dell’angolo. In tanti fanno
dei blocchi per liberare saltatori: a volte l’arbitro fischia, a volte no”. E
poi c’è Chris Sutton, ex calciatore della nazionale, che ha definito l’Arsenal
“la squadra più brutta della storia a vincere la Premier”.
Una filosofia di squadra
È merito di Arteta, dei suoi collaboratori (che, grazie a un particolare bonus
inserito nel loro contratto, guadagnano di più a ogni gol da palla inattiva). Ma
anche dei giocatori. “Lavoriamo tanto su queste situazioni di gioco”, ha
raccontato il difensore dei Gunners Gabriel. “Non è una questione personale: è
un’identità di squadra, è il modo in cui attacchiamo l’area, in cui ci crediamo
e ci buttiamo su ogni pallone. E poi certo, come batte Declan è incredibile”.
Tempo fa il gol da palla inattiva veniva quasi snobbato. Ora invece, come
insegna l’Arsenal, non basta solo creare degli schemi a tavolino. Perché il
valore aggiunto sono i calciatori. E la scelta sul mercato diventa fondamentale.
L’incidenza dei corner guadagnati si alza e i Gunners vincono più partite. Anche
di “corto muso” quando necessario.
La strategia dell’Arsenal secondo i dati
La chiave dell’Arsenal sta nella semplicità. Stessi movimenti, poche regole e
grande efficacia. Se pensiamo al calcio d’angolo tutto parte dal tipo di
battuta: la stragrande maggioranza dei corner battuti dall’Arsenal (quasi l’81%)
sono in entrata e, statisticamente, hanno più probabilità di portare a un gol
rispetto a quelli in uscita. Poi c’è da considerare il punto in cui il pallone
viene calciato: la distribuzione è abbastanza equilibrata tra i passaggi al
centro (37%), sul primo palo (23%) e sul secondo palo (15%). Motivo per cui i
gol sono distribuiti equamente in rosa. E anche l’inconveniente “caos” in area
di rigore viene gestito nel migliore dei modi. Nonostante la fitta mischia in
area di rigore, infatti, l’Arsenal non subisce il contropiede e dopo 30 giornate
è la miglior difesa del campionato.
L’esempio di Cuesta in Italia
E chi se non l’allievo di Arteta? Il Parma di Carlos Cuesta sta provando a
replicare la stessa filosofia. Il caso più lampante è il gol di Troilo contro il
Milan a San Siro e quello annullato contro il Cagliari. In entrambi i casi c’è
un blocco di Valenti in area di rigore: il primo era stato considerato regolare,
l’altro no. E così un altro movimento deve essere interpretato e regolamentato.
Dall’arbitro e dal Var.
Mentre le polemiche alimentano il tema, il record all–time della Premier League
di gol segnati da calcio piazzato è già stato eguagliato dall’Arsenal (come loro
solo l’Oldham nel 1992-93, il West Brom nel 2016-17 e proprio gli stessi Gunners
nel 2023-24). E siamo solo a marzo. La nuova era dei calci piazzati è appena
iniziata.
L'articolo Rovina del calcio o rivoluzione? Gli schemi sui calci piazzati
dell’Arsenal diventano un caso di studio proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il regno del danese Thomas Frank al Tottenham è durato otto mesi. Poche ore dopo
l’addio di Roberto De Zerbi al Marsiglia, è saltata in Europa un’altra panchina
eccellente: l’allenatore ex Brentford è stato messo alla porta dagli Spurs dopo
il ko casalingo di martedì con il Newcastle, l’undicesimo in campionato, che
inchioda la squadra londinese al sedicesimo posto, appena cinque punti sopra la
zona retrocessione. La sconfitta contro i Magpies è stata brutta: le parate di
Guglielmo Vicario hanno evitato una batosta umiliante. L’unico raggio di sole di
una stagione iniziata bene, con tre successi nelle prime quattro giornate di
campionato, ma già sfiorita in autunno, c’è stato in Champions, con la
qualificazione diretta agli ottavi. In Coppa d’Inghilterra, gli Spurs sono
usciti subito, il 10 gennaio, perdendo 2-1 in casa con l’Aston Villa. In Coppa
di Lega, la bocciatura è maturata al quarto turno, ancora una volta con il
Newcastle nelle parti del giustiziere. La squadra di Eddie Howe, pure lui
traballante, si è rivelata la bestia nera dei londinesi.
Il cinquantaduenne Frank, laureato in Educazione Fisica ed ex insegnante in un
asilo nido, saluta il Tottenham dopo 38 partite: 13 successi, 11 pareggi e 14
sconfitte, media-vittorie del 34,21. Una miseria, per un club ambizioso che si
porta però dietro la maledizione di essere una delle squadre meno affidabili del
panorama inglese. Il trionfo in Europa League del 2025, nella finale made in
England contro il Manchester United, non aveva salvato da una sentenza già
scritta l’allenatore australiano di origine greca Ange Postecoglu. La dirigenza
degli Spurs ha puntato su Frank, protagonista di sette stagioni importanti con
il Brentford, trascinato in Premier nel 2021.
Nonostante un disavanzo di mercato di 182,9 milioni di euro (265,6 alla voce
acquisti, 82,7 i ricavi dalle cessioni), il Tottenham non ha spiccato il volo.
La carica iniziale di Frank è durata poco, ma sarebbe ingeneroso dare tutta la
colpa del flop all’allenatore danese, costretto a fare i conti con l’azzeramento
della catena di comando. Il presidente Daniel Levy, personaggio tra i più
controversi del panorama inglese, si è dimesso il 4 settembre 2025, dopo 24 anni
di potere incontrastato, in rotta con l’azionista forte del Tottenham, Joe
Lewis.
Gli è subentrato Peter Charrington. A febbraio, ma annunciato da tempo, c’è
stato l’addio di Fabio Paratici, destinazione Fiorentina e rientrato al
Tottenham nell’ottobre 2025, dopo aver scontato la squalifica di 30 mesi per
l’inchiesta plusvalenze-Juve. Frank si è ritrovato a navigare in mare aperto,
senza il supporto dei piani alti del club e anche i giocatori,
involontariamente, hanno contribuito all’affondamento, vedi l’espulsione di
Romero all’Old Trafford nel match contro il Manchester United. La catena di
infortuni e la protesta crescente dei tifosi hanno completato l’opera, anche se
Frank dopo il ko con il Newcastle sembrava sicuro di non rischiare il
licenziamento: “Ho il supporto del club”.
Il tecnico danese era stato rassicurato nell’ultimo incontro con la dirigenza,
ma nel calcio ci vuole poco a cambiare bruscamente strada e a rimangiarsi le
parole. Il Tottenham è tornato ai livelli dello scorso anno, quando chiuse il
campionato al diciassettesimo posto. Ora è sedicesimo, in piena involuzione. La
maledizione degli Spurs è sotto gli occhi di tutti: lo stadio più moderno e
scintillante della Premier, un centro sportivo gioiello, un discreto sostegno
del tifo, il nono posto nella classifica mondiale Deloitte dei ricavi del calcio
(672,6 milioni), ma modestia totale nei risultati.
Il Tottenham è stato guidato nell’ultimo decennio da allenatori top come
Mauricio Pochettino – i tifosi sognano un ritorno del tecnico argentino, attuale
ct degli Stati Uniti -, José Mourinho e Antonio Conte, restando però sempre a
bocca asciutta. Anche i gol di Harry Kane, 280 in 435 presenze con gli Spurs,
non sono stati sufficienti ad arricchire la bacheca. La conquista dell’Europa
League, in una delle finali più deludenti di sempre, ha interrotto nel 2025 un
digiuno di titoli durato 17 anni. L’ultimo campionato vinto dal Tottenham risale
al 1961. La Coppa d’Inghilterra più recente è datata 1991. Il malessere degli
Spurs è profondo e arriva da lontano.
L'articolo Esonerato dopo meno di un anno: anche Thomas Frank si arrende alla
maledizione Spurs proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sereno, sorridente, finalmente felice. Le immagini di Edoardo Bove arrivate da
Watford nella giornata di ieri, 19 gennaio, sono quelle che tutta Italia
attendeva da più di un anno. Da quel Fiorentina–Inter dell’1 dicembre 2024 in
cui il 22enne si accasciò al suolo in arresto cardiaco, facendo temere il peggio
per qualche attimo. Adesso torna a giocare a calcio. L’accordo con il Watford è
cosa nota da qualche settimana, ma lunedì era un momento cruciale: era il giorno
delle visite mediche. Le ennesime in questi mesi, tutte con un comune
denominatore: esito negativo, aggettivo che in questo caso ha un’accezione
positiva. Edoardo Bove torna in campo, riparte dalla Championship: la Serie B
inglese.
Non può farlo in Italia, lo farà in Inghilterra. Come Christian Eriksen nel
2022, dopo il malore agli Europei del 2021 con la Danimarca che sembrava aver
compromesso la sua carriera. E lo farà in Inghilterra per una questione legale.
Bove è infatti andato in arresto cardiaco a causa di una torsione di punta. In
parole più semplici, una tachicardia (battito cardiaco accelerato) ventricolare.
Le cause di questo malore sono rimaste un mistero, ma dopo vari controlli la
soluzione per tornare a vivere in tranquillità era una: il defibrillatore
sottocutaneo removibile, apparecchio applicato dopo un intervento chirurgico che
si attiverà per ristabilire un battito regolare qualora il cuore dovesse subire
un nuovo arresto cardiaco.
E proprio il defibrillatore sottocutaneo impiantato non gli consente al momento
di giocare in Italia. La legge italiana infatti non permette di svolgere
attività agonistica con l’apparecchio in questione. In Inghilterra invece si
può. Ma perché? In Italia la responsabilità diretta è a carico del medico
sportivo che concede l’idoneità. In Inghilterra invece Bove firmerà una
dichiarazione in cui si assume tutti i rischi. La responsabilità è soltanto sua.
Ecco perché in questi mesi Bove si è informato con Eriksen (il cui precedente è
simile), ha voluto saperne di più, ha respirato l’aria di Londra, città che ama,
distante circa 30 km da Watford. Con un unico obiettivo: tornare a giocare a
calcio. Il Watford gli ha voluto dare fiducia: contratto di sei mesi. Se andrà
tutto bene, in estate arriverà il rinnovo fino al 2031. Manca solo la firma, poi
Bove avrà dato una risposta alle tre domande che lo tormentavano un anno fa: se,
quando e dove sarebbe tornato a giocare a calcio.
L'articolo Bove torna in campo con il Watford: che tipo di contratto ha e perché
può giocare in Inghilterra, ma non in Italia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Clamoroso a Macclesfield, città 26 km a Sud di Manchester che tra le sue
attività industriali ha la farmaceutica AstraZeneca, diventata famosa durante il
Covid con la produzione dei vaccini: i Silkmen, “gli uomini della seta”,
soprannome dei calciatori di questo club fondato nel 1874, fallito e rifondato
nel 2020, oggi impegnato nella National League North – la sesta divisione –
hanno superato 2-1 ed eliminato nel terzo turno della Fa Cup il Crystal Palace,
detentore del trofeo.
Un’impresa storica, festeggiata dall’invasione di campo dei 5.348 spettatori
presenti allo stadio Moss Rose, ribattezzato The Leasing.com per ragioni di
sponsor. I tifosi hanno portato in trionfo il capitano Dawson, firma dell’1-0 al
43esimo. Al 60esimo, il 2-0 di Buckley–Ricketts ha creato il delirio nel popolo
del Macclesfield. Il Crystal Palace, che non vince da nove gare, ha trovato il
gol del 2-1 solo al 90esimo.
Giocatori e staff tecnico del Macclesfield hanno dedicato questo successo
memorabile a Ethan McLeod, l’attaccante dei Silkmen morto il 16 dicembre scorso
in un incidente stradale, mentre tornava dalla partita della National League
North in casa del Bedford Town. Una sua foto è stata appesa tra le due panchine,
mentre in tribuna era esposto uno striscione in suo omaggio. Papà e mamma di
Ethan sono stati invitati a seguire la partita. “Ai genitori di Ethan ho detto:
oggi vostro figlio ci sta sicuramente guardando dall’alto – le parole
dell’allenatore, John Rooney – Sento che è qui con noi e sicuramente ha dato
alla mia squadra una forza straordinaria. Siamo stati perfetti. In campo non si
è vista la differenza di ben cinque categorie”.
La tragica scomparsa di Ethan McLeod ha scosso una città di 56mila abitanti,
legatissima al calcio dopo i tormenti degli ultimi anni, culminati nel
fallimento del 2020. Il Covid diede il colpo di grazia a un club che, da diverso
tempo, navigava in pessime acque. Uno degli ultimi allenatori prima del crollo
era stato un personaggio importante del football inglese, l’ex difensore
dell’Arsenal Sol Campbell, costretto a farsi da parte proprio per i problemi
economici. L’attività del Macclesfield è ripartita grazie a un imprenditore
locale, Robert Smethurst.
Una delle sue prime mosse è stata l’inserimento dell’ex giocatore gallese Robbie
Savage – uno degli opinionisti più accreditati in Inghilterra – nel Consiglio di
amministrazione. Savage ha fissato le basi della rinascita, dalla rosa dei
giocatori all’organizzazione complessiva. Il Macclesfield si è rimesso in marcia
nella North West Counties Premier Division, campionato di nona serie. Tre
promozioni in quattro stagioni hanno trascinato i Silkmen nella sesta divisione.
La squadra è attualmente quattordicesima, a tre punti di distanza dalla zona
playoff. L’allenatore è John Rooney, fratello minore di Wayne, il celebre ex
attaccante di Manchester United e nazionale.
Il successo contro il Crystal Palace non è importante solo per la gloria
calcistica, ma anche per le casse del Macclesfield: la Coppa d’Inghilterra, il
torneo di football più antico del mondo, è un formidabile serbatoio di denaro
per i club delle leghe minori. Quota partita e passaggio televisivo consentono
infatti di guadagnare risorse importanti, utilizzate spesso per ristrutturare
gli impianti e dare ossigeno ai bilanci.
L’edizione in corso è la numero 145. Al pronti via, il 1° agosto 2025, con le
prime gare della fase di qualificazione, le squadre iscritte erano 747, inglesi
e gallesi. Le big entrano in scena nel terzo turno, che nel rispetto della
tradizione va in scena nel secondo weekend di gennaio. La FA Cup è il torneo più
amato dal popolo calcistico d’oltremanica, un vero collante socio-culturale: da
Londra al villaggio più sperduto d’Inghilterra o Galles si sentono tutti
appartenenti alla grande famiglia del football.
Lo spirito e l’orgoglio limano spesso le differenze di categorie, regalando
sorprese memorabili, come quella compiuta dal Macclesfield. L’altra faccia della
luna sono risultati “pesanti” come il 10-1 del Manchester City sull’Exeter. Il
17 maggio 2025, il Manchester City uscì sconfitto nella finale di Wembley contro
il Crystal Palace. Otto mesi dopo, Palace ko contro una squadra di sesta serie e
City che ha fatto la voce grossa contro una formazione di League One: la Coppa
d’Inghilterra è anche questi magnifici paradossi.
L'articolo Clamoroso a Macclesfield: un club di sesta divisione ha sconfitto il
Crystal Palace campione in carica in Fa Cup proviene da Il Fatto Quotidiano.
Fare meglio di Enzo Maresca nel suo ultimo anno e mezzo di Chelsea sarà quasi
una missione impossibile. Recuperare una situazione in classifica ben al di
sotto delle aspettative dovrà essere ordinaria amministrazione. Il compito di
Liam Rosenior, il nuovo allenatore del Chelsea dopo l’assai discusso esonero di
Capodanno di Enzo Maresca, non sarà semplice. Il giovane coach, 41 anni, al suo
terzo incarico da primo allenatore dopo l’Hull City in Championship e lo
Strasburgo in Ligue1, non si aspettava questa chiamata. Almeno non di allenare
alla sua seconda esperienza in un campionato maggiore la squadra campione del
mondo. Che il Chelsea potesse interessarsi a Rosenior era nell’aria, ma sembrava
un’ipotesi futura, per costruire un progetto su misura per lui. L’ex coach dello
Strasburgo in ogni caso non ha esitato e, anche se non ha ancora avuto
l’opportunità di sedersi in panchina – il primo ad interim Calum McFarlane ha
infatti guidato i blues nella sconfitta contro il Fulham per 2-1 – dice di avere
in mente grandi cose. “Penso che mi abbiano scelto perché la mia idea di calcio
si sposa perfettamente con le qualità dei calciatori in rosa, avrò a
disposizione tanti calciatori forti e darò a tutti la possibilità di mostrare le
loro doti”: si è espresso così il nuovo coach ai microfoni di SkySports nel
pre-gara con il Fulham.
Durante l’esperienza allo Strasburgo, ora settimo in Ligue1 dopo un ottimo avvio
di stagione, Rosenior si è fatto notare per un calcio aggressivo e tecnico e per
aver lanciato molti giovani come il 19enne inglese Amo–Ameyaw, il centrocampista
francese Nzingoula o il bomber argentino Panichelli che sta incantando il
campionato francese a suon di gol e giocate. L’età media della squadra della
capitale del Grande-Est francese è tra le più basse in Europa, meno di 22 anni.
Anche il Chelsea ha una rosa giovanissima, 23,7 anni (la più bassa
d’Inghilterra) e questo faciliterà il primo approccio del tecnico inglese. Ai
canali ufficiali del Chelsea ha dichiarato senza troppi giri di parole: “So che
questa è un’opportunità gigantesca in questo momento della mia carriera, ma non
mi interessa essere l’allenatore del Chelsea. Voglio solamente essere
l’allenatore di un Chelsea che vince e dà spettacolo”.
Quello che è mancato a Maresca in questa stagione, oltre ai risultati, è stata
anche la gestione della comunicazione con Todd Boehly. Rimettere in piedi una
stagione dignitosa dopo aver vinto il Mondiale per club da outsider non era
facile. I rapporti con la società hanno iniziato ad incrinarsi a fine ottobre
dopo alcuni risultati deludenti, ma il culmine è arrivato nel mese di dicembre.
Dopo la trasferta di Bergamo, la sconfitta contro l’Atalanta in Champions
League, il coach italiano non è riuscito a invertire la rotta. Quello appena
trascorso è stato un mese da incubo per il Chelsea che tra coppa, campionato e
Champions League ha vinto solo con l’Everton e con il Cardiff. Dal punto di
vista comunicativo ci si aspetta invece tanto da Rosenior, che, va detto, non è
proprio un perfetto sconosciuto. Non è un segreto che la BlueCo, società di Todd
Boehly, sia con-proprietaria, con formulazioni diverse, sia del Chelsea che
dello Strasburgo. Quindi, quello del manager inglese lo si può considerare a
tutti gli effetti un “trasferimento in casa”.
Quanto alla figura di Rosenior, non è solo un allenatore ed ex-calciatore. Negli
ultimi anni si è infatti distinto come valido columnist del Guardian. Non ci è
dato sapere se riprenderà in mano questa passione che lo ha portato anche oltre
i confini del calcio, nonostante il ‘main topic’ della sua attività da
editorialista fosse quello. Nei suoi articoli ha trattato, con intuizioni
avanguardistiche, dell’evoluzione del calcio dopo il Var, dei metodi per
permettere un riposo più sano ai calciatori, dei riferimenti che avrebbe
mostrato ai calciatori una volta intrapresa la carriera da allenatore. “Michael
Carrick, centrocampista astuto e sottovalutato”, titola uno dei suoi pezzi più
letti. O ancora “Perché qualche giorno al sole può essere può essere cruciale
per la parte finale della stagione”, descrivendo scientificamente i benefici
della vitamina D per il recupero delle energie degli atleti. Tralasciando il
pallone, Rosenior ha voluto dire la sua anche in occasione della morte di George
Floyd nel luglio del 2020 e di tutte le proteste che ne sono conseguite, che
hanno visto il presidente Donald Trump, allora alla fine del suo primo mandato,
protagonista di una forte repressione e scherno. Il pezzo è una lettera aperta a
Trump che esordisce così: “Lei è il motivo per cui le mie figlie – cittadine
statunitensi – mi chiedono: ‘Perché il Presidente odia le persone di colore?’
Lei è il catalizzatore per le generazioni future affinché possano produrre un
cambiamento duraturo, non solo nel suo paese ormai corrotto e corrosivo, ma in
tutto il mondo, incluso qui nel Regno Unito. Riflette perfettamente le opinioni
e l’ideologia di un gruppo di persone che dobbiamo superare e che supereremo”.
Il passaggio del coach-columnist dalla Ligue1 alla Premier League non è stato
preso come un normale e ben riuscito affare del mercato invernale, almeno in
Francia. Non sono mancate le polemiche e le preoccupazioni dei tifosi dello
Strasburgo e degli appassionati del calcio francese riassunte dall’Equipe in
poche righe: “Per la BlueCo lo Strasburgo è diventato l’ingranaggio
interscambiabile di una multinazionale che non si preoccupa della propria
identità – e ancora – Rosenior era l’unico che rappresentava la stabilità per
questo club, ma di quello a loro non interessa”. Insomma, l’accusa viene mossa
contro le multiproprietà che scambiano allenatori come pedine e ciò avviene
quasi sempre a favore dei colossi del calcio inglese, il più oneroso e
importante al mondo. Ora toccherà a Rosenior dimostrare di non essere solo una
pedina, ma di sapersi caricare il Chelsea sulle spalle, anche perché ha firmato
un contratto fino al 2032, a dimostrazione di come Boehly creda molto in questa
scelta.
L'articolo Gli articoli contro Trump e sui benefici del sole per i calciatori:
chi è Liam Roseinor, l’intellettuale nuovo allenatore del Chelsea proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Maledetto United. Ma forse meglio, senza offesa ci mancherebbe, “maledetto”
Ferguson: dopo di lui il diluvio, come dimostra l’esonero di Ruben Amorim,
annunciato in una Manchester paralizzata dal gelo e dalla neve. Via il tecnico
portoghese dopo quattordici mesi di passione e di delusioni, avanti un altro.
Ennesimo ribaltone di un club che, dall’addio del 2013 di Sir Alex, l’uomo che
regnò per 26 anni e portò i Red Devils in cima al mondo, non ha mai trovato
pace.
Amorim è stato cucinato a dovere dai risultati deludenti – lo United è sesto in
Premier -, dalla sua testardaggine, dalla rottura dei rapporti con il direttore
sportivo Jason Vilcox, dalla contestazione dei tifosi e dalle parole di sfida
rivolte alla dirigenza dopo l’1-1 con il Leeds (“sono venuto qui per fare il
manager, non semplicemente l’allenatore. So benissimo di non essere Conte,
Mourinho o Tuchel, ma sono fatto così e non cambierò nei diciotto mesi che
restano del mio contratto. Io, di sicuro, non mi dimetto”).
Anche il fuoco amico dei grandi ex dello United ha contribuito ad affondare il
portoghese, strappato allo Sporting Lisbona nel novembre 2024. Sono le vedove
inconsolabili di Alex Ferguson e della belle époque di un ventennio di successi,
espressione della rivincita di una città grigia come il suo cielo, protagonista
di battaglie sindacali ai tempi della rivoluzione industriale e in cui il
calcio, oggi, è un’icona della modernità. In mancanza di reliquie, a parte
qualche rudere del periodo mancuniano, lo stadio Old Trafford è uno dei siti più
visitati dai turisti. Pensa te.
Lo spirito di Ferguson, si diceva. Il santone scozzese chiuse la sua avventura
in panchina nel maggio 2013. Viaggiava verso i 72 anni e disse basta dopo un
quarto di secolo memorabile: 13 Premier, 5 Fa Cup, 4 coppe di Lega, 10 Community
Shield, 2 Champions, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Mondiale per club, 1
Supercoppa Uefa, 1 Coppa delle Coppe. Dall’alto di questa sala dei trofei, e
anche della sua forza decisionale, Ferguson impose il nome dell’erede: David
Moyes, un altro scozzese.
Durò poco: otto mesi e via, travolto dall’eredità ingombrante e dalla difficoltà
nella gestione di uno spogliatoio di califfi. Dopo l’interim di Ryan Giggs,
toccò all’olandese Louis Van Gaal, altro personaggio rigido: due stagioni e una
FA Cup mostrata sul tavolo della sala stampa a fine corsa, per sbatterla in
faccia ai giornalisti inglesi e tanti saluti anche a lui.
Nel 2016 lo sbarco di José Mourinho, il nemico dei tempi in cui Chelsea e
Manchester United si contendevano il primato d’Inghilterra. Con lo Special One,
arrivarono l’Europa League – ultimo trofeo internazionale finito nella bacheca
dei Red Devils – e una Coppa di Lega, ma nel dicembre 2018, anche il portoghese
di Setùbal fu messo alla porta, sostituito da Ole Solskjaer, l’uomo che
nell’epico ribaltone della finale di Champions League del 1999, contro il Bayern
Monaco a Barcellona, aveva consegnato la coppa ai Red Devils.
Il norvegese, sostenuto a spada tratta dai suoi ex compagni e da buona parte dei
media, restò al timone fino al 2021. Messo alla porta il buon Ole, ci fu
l’interim di Carrick – altro ex – e la breve parentesi del tedesco Ralf
Rangnick. Nel 2022, l’investitura di Erik Ten Hag, altro personaggio rigido come
una giornata d’inverno siberiano. Con l’olandese svolazzante, grandi
investimenti e il magro raccolto di una FA Cup e di una Coppa di lega: troppo
poco per le ambizioni del nuovo azionista di peso, il miliardario britannico Jim
Ratcliffe (possiede il 28,94% del club, il restante 71,06% è nelle mani della
famiglia statunitense Glazer, da sempre detestata dai tifosi).
Il terzo interim di questi dodici anni di passione fu affidato all’ex bomber
Ruud Van Nistelrooy e poi, via libera al progetto Amorim. Quattordici mesi di
tormenti, segnati dal ko nella finale di Europa League contro il Tottenham e da
risultati scadenti: in 63 partite, l’ex tecnico dello Sporting Lisbona ha
raccolto 24 successi, 18 pareggi e 21 sconfitte, media-vittorie 38,1. Numeri da
lotta per non retrocedere, non per riportare in alto un grande club come lo
United.
La squadra, in vista della partita di Premier contro il Burnley (7 gennaio), è
stata affidata allo scozzese Darren Fletcher, attuale coach dell’Under 18, ma è
già partito, ovvio, il casting per la nuova guida. Circola il nome di Enzo
Maresca, fresco di esonero al Chelsea, ma il favorito, per gli scommettitori, è
l’austriaco Oliver Glasner, che ha condotto il Crystal Palace al trionfo in FA
Cup nella finale 2025 contro il Manchester City e poi alla conquista della
Community Shield, nella partitissima contro il Liverpool.
Mauricio Pochettino (ct degli Usa) e l’ex tecnico della nazionale inglese Gareth
Southgate sono gli altri personaggi in pista. Chiunque sia, dovrà fare i conti
con un ambiente devastato, con un gruppo di giocatori in confusione e,
soprattutto, con la maledizione di Alex Ferguson. Dopo di lui, presenza fissa in
tribuna anche se il club tempo fa lo ha messo alla porta, il diluvio.
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allenatori. Chi sarà il prossimo? proviene da Il Fatto Quotidiano.