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Ti ricordi… Can Bartu, il “gentleman del calcio turco” che rifiutò il Real Madrid per la Fiorentina
Non urlava mai. Entrava in campo come se stesse andando a una prima teatrale. Mentre il calcio imparava a diventare rumoroso, sembrava restare volutamente fuori dal tempo. Era nato il 30 gennaio 1936, Can Bartu, detto il Synior, a Istanbul. Non una città qualsiasi, ma una città che ti porta a convivere con più identità insieme. Forse anche per questo Bartu non è mai stato una cosa sola. Non solo un calciatore, non solo un attaccante, non solo un uomo di sport. Prima del pallone, o almeno insieme al pallone, c’erano basket e pallanuoto. Nazionale turca in tutte e tre le discipline. Oggi sembra fantascienza, allora era semplicemente Can Bartu. Un atleta completo, nel senso letterale del termine, quando lo sport permetteva ancora di essere curiosi prima che specializzati. Il Fenerbahçe non lo ha mai raccontato come una bandiera: lo ha sempre considerato qualcosa di più simile a un tratto distintivo. Bartu giocava negli anni Cinquanta, ma non aveva l’urgenza dell’eroe. Aveva il passo di chi sa aspettare la giocata giusta. Attaccante sì, ma senza quella frenesia da gol che spesso tradisce l’insicurezza. Guardava il campo come se lo stesse leggendo. Non litigava con gli arbitri. Non cercava il contatto. Non provocava. Da qui il soprannome, mai respinto: “il gentleman del calcio turco”. Che non era una posa, ma un’abitudine. Poi c’è l’Italia. All’inizio degli anni Sessanta Bartu arriva in Serie A, uno dei primi turchi a farlo davvero. Fiorentina, poi Venezia e Lazio. A Firenze gioca con Hamrin e De Sisti, ma non sembra mai in soggezione. La stampa lo osserva con curiosità: elegante, educato, più interessato al gioco che al gesto spettacolare. Impara l’italiano senza farne una questione identitaria. Resta turco senza mai doverlo rivendicare. In quegli anni circola una voce insistente: il Real Madrid. Quello vero, quello di Di Stéfano. L’interesse c’è, ma Bartu resta dov’è. Non per mancanza di ambizione, ma per coerenza. In Turchia quella scelta diventa racconto popolare, quasi una parabola: non tutto ciò che è più grande è anche più giusto. Si dice che non sia mai stato espulso in carriera. Nessun archivio lo certifica davvero, ma poco importa. È una di quelle verità che funzionano anche se non sono dimostrabili, perché descrivono bene il personaggio. Bartu non ha mai avuto bisogno dello scontro per esistere. Quando smette di giocare, non scompare. Diventa commentatore televisivo, una presenza costante e rassicurante. In uno studio sempre più incline al rumore, lui parla piano. Spiega. Contestualizza. A volte sembra quasi fuori posto, ed è forse per questo che resta credibile. Non cerca di vincere un dibattito, ma di capire il gioco. Quando muore, l’11 aprile 2019, il Fenerbahçe scrive: “Non abbiamo perso solo un ex calciatore, ma una parte della nostra identità”. Non è una frase di circostanza. È il riconoscimento di ciò che Bartu è stato davvero: non un’icona da museo, ma una misura. Can Bartu è stato questo: uno che ti faceva pensare che si potesse stare nel calcio senza alzare la voce. Uno che ti ricordava che il talento, se non è accompagnato da stile, resta incompleto. L'articolo Ti ricordi… Can Bartu, il “gentleman del calcio turco” che rifiutò il Real Madrid per la Fiorentina proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il Real Madrid sfonda il miliardo, nessuna italiana nella top ten: la nuova classifica mondiale dei ricavi dei club
L’Italia è fuori dalle prime dieci società di calcio a livello mondiale per ricavi, una classifica dominata da Spagna e Inghilterra. Per la prima volta, i 20 club con i maggiori ricavi del calcio mondiale hanno superato complessivamente i 12 miliardi di euro di fatturato, secondo la 29esima edizione della Football Money League pubblicata dal Deloitte Sports Business Group. Questo risultato record segna un aumento dell’11% dei ricavi cumulati rispetto alla stagione precedente, con le tre principali fonti di ricavo che hanno raggiunto livelli mai registrati prima. Il Real Madrid conserva la leadership della Money League, avendo generato ricavi prossimi a 1,2 miliardi di euro nella stagione 2024/25. Seguono il Barcellona (975 milioni di euro) e il Bayern Monaco (861 milioni di euro) sul podio, poi Paris Saint-Germain (837 milioni di euro), Liverpool (836 milioni di euro) e altre cinque squadre inglesi: Manchester City, Arsenal, Manchester United, Tottenham e Chelsea. A dimostrazione della potenza della Premier League. L’Inter, prima delle italiane, si piazza all’11esimo posto nella graduatoria Deloitte Football Money League per la stagione 2024/2025, risalendo comunque dalla 14esima posizione di quella precedente, con un fatturato pari a 537,5 milioni di euro. Per fare un raffronto, il dato risulta meno della metà di quello della regina della graduatoria, il Real Madrid. Per trovare poi un secondo club italiano, tocca scendere fino alla 15esima posizione dove, dalla precedente 13esima, scivola il Milan. Nella scorsa stagione la società rossonera ha incassato ricavi per 410,4 milioni di euro, quasi quattro volte in meno dei Blancos. Un gradino più in basso, confermata alla 16esima posizione, c’è l’ultima delle italiane nella top 20, la Juventus. Per i bianconeri i ricavi sono stati pari a 401,7 milioni di euro. Fuori dalla top 20 c’è la Roma, al 26esimo con 216,3 milioni. I ricavi commerciali valgono quasi metà del fatturato dei club della top 10 (48%), mentre scendono al 32% per quelli tra l’11esimo e il 20esimo posto. I ricavi da stadio sono aumentati del 16%, diventando la voce in crescita più rapida: 2,4 miliardi di euro, pari al 19% del totale. A spingere l’aumento hanno contribuito miglioramenti dell’esperienza allo stadio e nuove forme di monetizzazione, come le Personal Seat Licenses. I diritti televisivi sono cresciuti del 10% e rappresentano il 38% dei ricavi complessivi, grazie soprattutto alla nuova Fifa Club World Cup, che ha portato un +17% ai club partecipanti. Secondo Tim Bridge (Deloitte), i club di vertice investono di più per sviluppare entrate proprie, puntando su brand e stadi come asset centrali. Sempre più strutture includono hotel, ristoranti e servizi per rendere lo stadio un polo di intrattenimento attivo tutto l’anno. L'articolo Il Real Madrid sfonda il miliardo, nessuna italiana nella top ten: la nuova classifica mondiale dei ricavi dei club proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Xabi Alonso non è più l’allenatore del Real Madrid: clamoroso esonero in casa Blancos. Al suo posto c’è Arbeloa
Xabi Alonso non è più l’allenatore del Real Madrid: al suo posto arriva Arbeloa, tecnico del Real Madrid Castilla. La notizia era nell’aria, ma adesso è arrivata l’ufficialità. A comunicarlo con una nota ufficiale è stato lo stesso club madrileno, all’indomani della sconfitta in finale di Supercoppa di Spagna contro il Barcellona. “Il Real Madrid C. F. comunica che, di comune accordo tra il club e Xabi Alonso, si è deciso di interrompere il rapporto con l’allenatore della prima squadra. Xabi Alonso avrà sempre l’affetto e l’ammirazione di tutto il madridismo perché è una leggenda del Real Madrid e ha rappresentato in ogni momento i valori del nostro club. Il Real Madrid sarà sempre la sua casa”, si legge nella fase iniziale della nota. L’allenatore paga i risultati altalenanti da inizio anno, da quando è salito alla guida del club. Il Real Madrid si trova infatti al momento al secondo posto nella Liga, a quattro punti di distanza dal Barcellona e, nonostante le ultime vittorie, quella contro i rivali blaugrana in finale di Supercoppa è stata una sconfitta pesante. Per quanto riguarda la Champions League, il Real si trova al momento al settimo posto nella Group Phase, quindi tra le prime otto che accedono alla fase successiva, ma la qualificazione diretta agli ottavi non è per niente certa. Adesso i Blancos affronteranno Monaco e Benfica: per essere certi di rimanere tra le prime otto dovranno ottenere sei punti. Pochi minuti dopo l’esonero di Xabi Alonso, il Real ha comunicato che il nuovo allenatore sarà Alvaro Arbeloa: “Il Real Madrid CF annuncia che Álvaro Arbeloa è il nuovo allenatore della prima squadra. Álvaro Arbeloa è l’allenatore del Castilla da giugno 2025 e ha trascorso tutta la sua carriera da allenatore nel settore giovanile del Real Madrid dal 2020”, prima di ripercorrere la sua carriera da calciatore all’interno dei Blancos. L'articolo Xabi Alonso non è più l’allenatore del Real Madrid: clamoroso esonero in casa Blancos. Al suo posto c’è Arbeloa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il Real Madrid scricchiola: Xabi Alonso a rischio dopo il ko in Supercoppa. E a Barcellona infieriscono
Le sconfitte fanno sempre male, figurarsi in un club abituato a vincere – e comandare – come il Real Madrid. Se poi il pugile che ti ha rifilato il colpo del ko è il Barcellona, il nemico storico che ha trionfato 3-2 nella finale della Supercoppa di Spagna giocata a Gedda, in Arabia Saudita, il dolore diventa acuto e la medicina per curarlo può essere un rimedio forte: per un allenatore sulla graticola come Xabi Alonso può rappresentare la spinta decisiva verso l’addio. Ma sarà davvero così? In un sondaggio in rete sul quotidiano sportivo Marca, la maggioranza sostiene che Alonso continuerà a stare sotto botta, ma non si attendono, almeno per ora, decisioni estreme da parte del presidente Florentino Perez. Il Real è stato in partita fino all’ultimo e questo è sicuramente un punto a favore di Alonso. La doppietta di Raphinha è stata letale, ma i Blancos se la sono giocata. La certezza è che hanno preso malissimo la sconfitta. Incassate infatti le medaglie, i giocatori del Real non hanno voluto celebrare i vincitori con la guardia d’onore. Sotto ordine di Mbappé, sono rientrati negli spogliatoi. Il presidente del Barcellona, Joao Laporta, perfido, ha commentato: “Mi sorprende che si siano comportati in quel modo. Bisogna essere generosi e rispettosi anche quando si perde, ma capisco che dev’essere stato un periodo davvero duro per loro”. Dato al tecnico del Barça Hansi Flick quello che è di Hansi Flick – otto finali in carriera, tutte vinte, compresa quella di Supercoppa nel 2025, contro il Real di Carlo Ancelotti – e preso atto che secondo Laporta l’allenatore tedesco “resterà con noi molti anni, è bravissimo”, resta, sospesa, la domanda che accompagna lo squadrone di Madrid da almeno due mesi: quale futuro per Alonso? Nella sfida contro il Barcellona, ha utilizzato un modulo modello albero di Natale ancelottiano. Ha cercato di coprirsi bene le spalle, chiedendo alla truppa di serrare i ranghi ed accorciare gli spazi. Ha mostrato, per una volta, una duttilità sconosciuta. Il match è stato un botta e risposta fino al cazzotto finale, quello rifilato da Raphinha al 73’. La terza rimonta non è riuscita ai madridisti, ma il Barça ha dovuto soffrire per portare a casa il trofeo. Xabi Alonso non è stato maltrattato dalla critica e questo lascia intendere che, almeno per ora, non ci saranno scossoni al Real, dove però gli equilibri sono sempre precari e basta poco per ritrovarsi nella polvere. Scrive il Pais, quotidiano molto presente e influente nelle vicende madridiste: “C’è poco da criticare a Xabi Alonso: il suo piano ha funzionato bene, fin dove ha potuto”. La prestazione positiva di Vinicius è un altro punto a favore: il brasiliano ha vissuto un momento difficile e pare in ripresa. Il nodo di fondo del Madrid è un equivoco irrisolto da due stagioni: manca ancora un sostituto dopo l’addio, pesantissimo, di Toni Kroos. Il tedesco, miglior uomo assist del Real nel campionato 2023-2024, era l’uomo che legava il gioco. L’addio successivo di Luka Modric ha impoverito ulteriormente un centrocampo dove ci sono molti muscoli, ma poco pensiero libero. Xabi continua – per ora – il suo giro di giostra, mentre a Barcellona infieriscono. Mundo Deportivo parla di un Alonso “mourinhizzato”, che ha giocato contro i blaugrana “pensando al controllo della marcatura e al motto “non lasciamo che ci facciano male, avremo tempo per fargli male più tardi”. Alonso ha modificato il suo solito piano di gioco contro il Barcellona di Lamine Yamal nello stesso modo in cui accadde con Mourinho durante l’era Messi”. Per un Alonso che resiste, c’è un Manchester United che continua a prendere schiaffi, nonostante l’esonero dell’”integralista” Ruben Amorim. I Red Devils sono già fuori dalla FA Cup: letale l’1-2 incassato all’Old Trafford con il Brighton, vittorioso grazie allo splendido gol dell’ex Welbeck. Il club sta per riportare alla base, come allenatore a tempo, l’ex centrocampista Michael Carrick, che già ricoprì lo stesso ruolo per tre partite dopo l’esonero, nel 2021, di Solskjaer. Carrick, 44 anni, ha giocato 464 gare in tutte le competizioni per lo United tra il 2006 e il 2018. È senza lavoro da quando è stato licenziato dal Middlesbrough, club di Championship, lo scorso giugno, dopo due anni e mezzo alla guida del Boro. Lo United sta vivendo una stagione difficile: ha salutato le due coppe nazionali, FA Cup e quella di Lega, al primo turno: non succedeva dal 1981-82. Fuori dall’Europa, è condannato a una stagione di 40 partite, il minimo dal 1914-15. In un fine settimana movimentato per le panchine europee, in cui il Chelsea ha festeggiato l’esordio di Liam Rosenior con il 5-1 in casa del Charlton nel terzo turno di FA Cup, il Porto ha annunciato il prolungamento del contratto di Francesco Farioli, fino al 2028, con una clausola di rescissione da oltre 20 milioni. La stagione del tecnico italiano è stato finora un successone: 23 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte, 57 gol segnati e 13 incassati in 27 match ufficiali. Il Porto guida il campionato con 49 punti in 17 partite. Una sola ics, contro il Benfica di Mourinho, prossimo avversario dei Dragoni nei quarti della coppa di Portogallo. Il nuovo accordo, alla presenza del presidente portista André Villas-Boas, è stato siglato in una splendida location: la libreria Lello, una delle più antiche e spettacolari d’Europa. L'articolo Il Real Madrid scricchiola: Xabi Alonso a rischio dopo il ko in Supercoppa. E a Barcellona infieriscono proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Simeone provoca Vinicius e scoppia il caos: cosa è successo in Real-Atletico
Real Madrid–Atletico Madrid non è e non sarà mai una partita come tutte le altre. Qualora servisse una conferma, è arrivata da Diego Simeone – allenatore dell’Atletico – e Vinicius jr, esterno dei Blancos. Nel corso della semifinale di Supercoppa di Spagna – finita 1-2 per il Real Madrid con gol di Valverde e Rodrygo, Sorloth per l’Atletico – a prendersi la scena è stata la discussione tra Simeone e Vinicius, cominciata nel primo tempo. Durante un’azione vicino alla linea laterale, Vinicius si trovava a due passi dalla panchina di Simeone. Secondo la ricostruzione di diversi media spagnoli, il tecnico argentino si è avvicinato e – secondo quanto riportato dai bordocampisti – ha rivolto delle parole significative all’attaccante dei Blancos. “Florentino Perez ti manderà via, ricorda ciò che ti dico”, ha esclamato Simeone mentre Vinicius chiedeva un intervento arbitrale a suo favore per un episodio di campo. Vinicius si è girato e ha incrociato lo sguardo di Simeone in maniera non proprio amichevole, prima di riprendere nuovamente a giocare. Gli animi sono tornati a scaldarsi all’81esimo, quando Vinicius è stato sostituito da Xabi Alonso: Simeone si è avvicinato e gli ha detto altro, chiedendogli di ascoltare la reazione del pubblico (che intanto lo stava fischiando). “Ascolta“, ha detto l’argentino, scatenando la reazione di Vinicius. A quel punto la situazione davanti alle due panchine stava per degenerare e il tutto si è concluso con una doppia ammonizione: il direttore di gara ha estratto il cartellino giallo sia nei confronti del tecnico dell’Atletico Madrid, che per l’attaccante brasiliano del Real. Discussione che si è protratta anche nel post gara, con Vinicius jr che ha commentato un post di Fabrizio Romano con un significativo: “Has perdido otra eliminatorias“. “Ha perso un’altra volta in una gara a eliminazione diretta”. Una provocazione al tecnico argentino, che in conferenza stampa però ha glissato sull’argomento: “Non ricordo cosa io gli abbia detto, ho la memoria corta”. Parole che non sono piaciute invece a Xabi Alonso, che ha dichiarato: “Prima di tutto, cerco di essere rispettoso dei giocatori avversari, e di solito non parlo con loro. Quando ho letto e sentito quello che gli ha detto, mi è piaciuto ancora di meno. Quello che ha detto non è stato esattamente sportivo, e per me non tutto è accettabile. Bisogna rispettare l’avversario, e tutto ciò che accade in campo ha i suoi limiti”, ha spiegato il tecnico madrileno. L'articolo Simeone provoca Vinicius e scoppia il caos: cosa è successo in Real-Atletico proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il paragone col maestro Raul e l’esultanza alla CR7 nel giorno del suo compleanno: chi è Gonzalo Garcia, l’attaccante che piace alla Juventus
“Ha le qualità di Raul”. Così, lo scorso luglio, Xabi Alonso esaltava un giovanissimo Gonzalo Garcia. A ventuno anni appena compiuti, l’attaccante spagnolo è stato aggregato in prima squadra per il Mondiale per Club. E non si è trattato di una semplice vacanza: Garcia ha segnato 4 gol, tra cui quello che ha eliminato la Juventus negli ottavi di finale. Un biglietto da visita mondiale per un giovanissimo, che in Spagna era già molto conosciuto: dopo 25 gol in campionato con il Real Madrid Castilla, il ventunenne era spesso utilizzato anche in prima squadra. Adesso, soltanto qualche mese più tardi, Gonzalo Garcia potrebbe finire in Serie A. La Juventus lo ha messo nel mirino per il calciomercato invernale e piace molto: potrebbe essere lui il vice Kenan Yildiz. CHI È GONZALO GARCIA Gol, tanti, e personalità: sono questi i tratti distintivi di Gonzalo Garcia. Ventuno anni compiuti lo scorso marzo ma già tra i grandi campioni. La fiducia del Real Madrid per l’ultimo gioiello della sua Cantera è tanta e in estate si pensava già di affidargli la camiseta numero 9. Poi, per evitare ulteriori pressioni, si è optato per un più ‘semplice’ 16. Lo spagnolo è nato con la maglia del Real Madrid cucita addosso grazie al padre, grande tifoso madrileno. Il 2014 è stato l’anno della svolta. A maggio esultava per la vittoria della decima Champions League (con Ancelotti in panchina) e qualche mese dopo iniziava il suo percorso a Valdebebas. “È un 10”, raccontavano di lui nella Ciudad Blanca. Il feeling col gol però era evidente, tanto da avere movenze e capacità da 9 vecchia scuola. La consacrazione, poi, è avvenuta nel segno di due numeri 7. Nella scorsa stagione, Gonzalo Garcia guidava l’attacco del Castilla, con Raul in panchina. Punta, esterno destro ed esterno sinistro: il ragazzino aveva licenza di muoversi liberamente. E far male: 25 gol in 36 partite. Numeri impressionanti che lo hanno catapultato anche in prima squadra. Quasi per un gioco del destino, ha (ri)trovato Carlo Ancelotti, dieci anni dopo la gioia immensa della vittoria della (prima) UEFA Champions League da giovane tifoso. Gonzalo Garcia ci ha messo pochissimo per prendersi la scena: soltanto otto minuti dopo l’esordio, ha trovato il gol-vittoria nei quarti di finale di Copa del Rey contro il Leganes. Prima il colpo di testa vincente su assist di Brahim Diaz, poi l’esultanza con il ‘Sium’: lo spagnolo ha esultato nel segno del suo modello. “È il mio idolo, il mio punto di riferimento”, aveva dichiarato a fine partita. Era il 5 febbraio 2023 (tra l’altro proprio il giorno di nascita del portoghese). Da lì, Gonzalo Garcia è stato utilizzato per qualche altro spezzone, ma abbastanza da guadagnarsi la convocazione al Mondiale per Club. Quattro gol in sei partite e la benedizione anche di Xabi Alonso. Una strada tracciata, insomma. Quest’anno, però, lo spazio in attacco è poco. Per il momento, sono soltanto diciassette le presenze (due da titolare) e nessun gol. E così la Juventus ci pensa. VICE YILDIZ E OPERAZIONE ALLA MORATA Gennaio è il mese delle opportunità e Gonzalo Garcia potrebbe esserlo per la Juventus. Evitare spese eccessive per il grande sogno estivo, Sandro Tonali, ma migliorare la rosa per conquistare il quarto posto: un compito non facile per il nuovo direttore sportivo Ottolini. Così il ventunenne è finito nel mirino del club bianconero. Gonzalo Garcia piace tanto ma, per il momento, non è ancora partita nessuna trattativa. Dopo aver spedito in prestito Endrick al Lione, la Juventus dovrà convincere il Real Madrid a cedere un’altra stellina. L’operazione non sarà sicuramente facile ma i rapporti tra le parti sono buoni. Si potrebbe ripetere un’operazione alla Morata di qualche stagione fa: difficilmente i Blancos cedono a cuor leggero i prodotti della propria Cantera. Così, potrebbero imbastire un’operazione in prestito con recompra e contro-recompra. E Gonzalo Garcia potrebbe seguire altri canterani in Serie A, come Nico Paz e Jacobo Ramon. Luciano Spalletti potrebbe così avere un’alternativa per far rifiatare Kenan Yildiz, ma anche, all’occorrenza, una punta. Presto sì, ma i bianconeri ci pensano. L'articolo Il paragone col maestro Raul e l’esultanza alla CR7 nel giorno del suo compleanno: chi è Gonzalo Garcia, l’attaccante che piace alla Juventus proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Paura per Roberto Carlos: l’ex terzino del Brasile operato d’urgenza al cuore. Come sta ora
Roberto Carlos, leggenda del Real Madrid e della nazionale brasiliana, è stato sottoposto a un intervento chirurgico al cuore in un ospedale di San Paolo, in Brasile, dopo che gli esami medici hanno rivelato un problema cardiaco. La notizia è stata diffusa dal quotidiano spagnolo As. L’ex calciatore 52enne, fuori pericolo, rimarrà sotto osservazione per alcune ore a scopo precauzionale secondo le prime informazioni emerse. Roberto Carlos – che ha anche un passato in Serie A con la maglia dell’Inter – si era sottoposto a degli accertamenti a causa di un coagulo di sangue rilevato nella gamba durante un controllo medico di routine. Dopo aver eseguito una risonanza magnetica e altri esami, i medici hanno scoperto che il cuore non funzionava correttamente, portando alla decisione di operarlo immediatamente. L’operazione sarebbe dovuta durare 40 minuti, ma si è prolungata a quasi tre ore a causa di una complicazione. As ha contattato anche l’entourage dell’ambasciatore del Real Madrid, che ha tranquillizzato tutti i fan di uno dei terzini più forti di sempre: “Ora sta bene”. L'articolo Paura per Roberto Carlos: l’ex terzino del Brasile operato d’urgenza al cuore. Come sta ora proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Batosta per il Psg dal Tribunale del lavoro di Parigi: dovrà pagare 61 milioni di euro a Mbappé
Il Paris Saint-Germain dovrà versare al suo ex attaccante Kylian Mbappé quasi 61 milioni di euro per bonus e stipendi non pagati dopo la scadenza del contratto del giocatore nel 2024. Lo ha stabilito il Tribunale del lavoro di Parigi, che ha invece respinto la richiesta di riclassificazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, così come la domanda di risarcimento aggiuntivo pari a 263 milioni di euro avanzata dall’attaccante. Rigettate integralmente anche le contro-richieste del Psg, che ammontavano a circa 440 milioni di euro. “La sentenza conferma che gli impegni presi devono essere onorati e riafferma una verità semplice: anche nel calcio professionistico il diritto del lavoro si applica a tutti”, ha dichiarato il team legale di Mbappé, come riportato da Le Parisien. Il club parigino non aveva infatti pagato le ultime tre mensilità (aprile, maggio e giugno) al calciatore, avvalendosi di un presunto patto verbale, dopo la sua decisione di trasferirsi al Real Madrid. Il patto prevedeva che il Psg non fosse tenuto al pagamento del salario mensile del calciatore dal momento in cui avesse firmato per un’altra squadra a parametro zero: è quanto accaduto per completare il suo passaggio al Real Madrid. Secondo il campione francese, quell’accordo verbale ha perso qualsiasi tipo di validità nel momento in cui il Psg avrebbe deciso di ridurre il suo impiego in campo dopo aver annunciato l’addio al termine della stagione. Kylian Mbappé non è sceso a compromessi con il club e ha respinto un’offerta da parte della commissione legale Federcalcio francese perché ha ritenuto la proposta “inutile”. Da lì la questione è finita nei tribunali: adesso il Psg dovrà pagare quasi 61 milioni di euro al calciatore. L'articolo Batosta per il Psg dal Tribunale del lavoro di Parigi: dovrà pagare 61 milioni di euro a Mbappé proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ti ricordi… Wim Kieft e i suoi demoni nel Pisa romantico di Romeo Anconetani
Sarebbe stato impossibile oggi fare quel gol: una decina di metri palla al piede sulla trequarti avversaria, lento e indisturbato, con un bel destro però che si infila alle spalle del portiere. Il Pisa vincerà 4 a 1 quella gara di quarant’anni fa contro il Como, con il terzo gol in quella stagione di Wim Kieft, centravanti olandese, intuizione di Romeo Anconetani, non la più felice probabilmente. Nato il 12 novembre del 1962 ad Amsterdam Willem Corneliis Nicolaas Kieft, detto semplicemente Wim cresce nell’Indische Buurt, quartiere popolare nell’area orientale di Amsterdam, figlio di un operaio edile, in una famiglia umile ma unita. Wim trascorre l’infanzia a giocare dove può, nei campi e nelle piazze, finché entra nelle giovanili dell’Ajax di Cruijff, col papà che quando va a vederlo giocare si siede dietro la porta. Ne vedrà pochi inizialmente di gol papà Kieft: alto, muscoloso e non troppo tecnico Wim partirà come difensore, salvo poi venir spostato centravanti cominciando anche a far gol. Gli piace far gol, anche se forse soffre ciò che il gol porta: aspettativa. Ne farebbe volentieri a meno, continuando a giocare come nelle piazze di Amsterdam, tanto che quando va agli allenamenti mentre i compagni si pavoneggiano lui nasconde il logo dell’Ajax, per evitare che la gente gliene chieda conto. Di fatto però i gol di Kieft “pesano”, tanto che a 17 anni diventa titolare, a 19 vince addirittura la Scarpa d’Oro con 32 gol nel campionato olandese. Anche Joahn Cruijff spende parole al miele per Wim, tanto che il mercato lo considera un oggetto del desiderio: lo vorrebbe il Real Madrid, ma negli anni ’80 il fascino della Serie A è superiore, e di gran lunga, a qualsiasi altra cosa. Se lo accaparra il Pisa dopo un mezzo giallo: quando sembra tutto fatto il vicepresidente dell’Ajax rilascia un’intervista in cui assicura che Kieft non si muoverà da Amsterdam, ma il presidentissimo Anconetani non è tipo da lasciarsi prendere per la gola e assicura: “Domani sarà in città”. Così è, con bagno di folla dei tifosi che sognano anche in virtù delle parole di Cruijff, firma e ritorno in vacanza per l’attaccante olandese. L’inizio in campo è promettente, con quattro gol segnati in Coppa Italia, ma in campionato stenta, come il resto della squadra, guadagnandosi vista la sua scarsa mobilità in campo l’appellativo di “Pennellone”. Il campionato si chiude con 3 gol di Kieft e col Pisa in B, ma il presidente Anconetani non demorde e scommette ancora sul suo centravanti, facendo bene: alla corte di Simoni segnerà 15 gol, contribuendo a riportare i nerazzurri in Serie A. Più maturo e ormai ambientatosi in Toscana Wim nella sua terza stagione fa meglio: 6 gol in Coppa Italia, 7 in campionato uno in finale di Mitropa Cup, torneo che i nerazzurri si aggiudicheranno, ma anche in questo caso la squadra retrocederà. Passerà al Torino di Radice, facendo molto bene: tre gol nel girone di Coppa Italia che garantiranno la qualificazione alla fase successiva ai granata, cinque gol nei primi due turni di Coppa Uefa, contro Nantes e Raba Eto, cinque gol nelle prime giornate di campionato…salvo poi infortunarsi gravemente, restando a lungo fuori, perdendo la forma e ritrovandola solo a fine campionato quando segnerà altri tre gol. Fu allora che per Wim cominciarono anche problemi di dipendenze, da alcol e cocaina. Tornerà al Psv, vincendo la Coppa dei Campioni e un nuovo titolo di Capocannoniere, vincendo anche l’Europeo dell’88, permettendo all’Olanda di qualificarsi alla fase successiva con un gol all’Eire nell’ultima gara del girone a 8 minuti dalla fine, quando lo zero a zero avrebbe qualificato l’Irlanda. A carriera chiusa Wim farà i conti coi suoi demoni, mettendo a serio rischio la sua salute, uscendone quando sarà chiamato dall’amico Fred Rutten a collaborare nel Psv. È tornato a Pisa negli ultimi anni, apprezzando i tifosi a cui non interessava sapere dei suoi problemi, ma solo ricordare i gol. Pisa lo ha aspettato, lo ha fischiato, lo ha applaudito. E alla fine lo ha adottato. Perché nel “Pennellone” c’era più dell’attaccante venuto dall’Olanda: c’era l’uomo vero, fragile e testardo, capace di sbagliare e di rialzarsi. Come la sua squadra. L'articolo Ti ricordi… Wim Kieft e i suoi demoni nel Pisa romantico di Romeo Anconetani proviene da Il Fatto Quotidiano.
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