La mobilità connessa in Italia cresce a ritmi sostenuti e supera i 3,36 miliardi
di euro di valore, ma il vero nodo resta quello delle competenze. È il quadro
che emerge dalla ricerca presentata a Napoli durante la prima tappa del roadshow
“Geely Auto Talks powered by Jameel Motors”, che ha acceso i riflettori su un
settore in piena trasformazione ma ancora alle prese con una carenza strutturale
di talenti.
Secondo lo studio, realizzato dall’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del
Politecnico di Milano con il contributo dell’Università Federico II, il comparto
ha registrato una crescita del 16% a fine 2024. A trainarlo sono soprattutto le
connected car, che valgono 1,66 miliardi, e i sistemi avanzati di assistenza
alla guida (ADAS), che raggiungono quota 1,2 miliardi. Tecnologie che non solo
rendono più efficiente la mobilità, ma hanno anche un impatto concreto sulla
sicurezza: tra il 2010 e il 2024 hanno contribuito a ridurre la gravità degli
incidenti del 13% e il tasso di incidentalità del 12%, generando un risparmio
sociale stimato in 2 miliardi di euro.
Eppure, a fronte di questa crescita, le aziende faticano a trovare le figure
professionali necessarie per sostenere l’innovazione. Il 75% delle imprese
segnala difficoltà nel reperire profili qualificati, soprattutto nei campi
dell’elettrificazione, dell’intelligenza artificiale e della sostenibilità. Le
persone più ricercate sono esperti di AI, specialisti di Big Data e
professionisti della cyber security, ma una posizione su quattro nell’area IT e
Data Management resta scoperta.
In questo scenario, molte aziende stanno ripiegando su strategie interne di
formazione, il cosiddetto modello “make”, per sviluppare competenze direttamente
in casa. Ma il messaggio che arriva da Napoli è chiaro: serve un salto di
qualità nel rapporto tra industria, università e istituzioni.
“Non basta immaginare la mobilità del futuro, bisogna costruire le competenze
per renderla reale”, ha sottolineato Marco Santucci, Managing Director di Jameel
Motors Italia per Geely e Zeekr. L’obiettivo è creare un ecosistema
collaborativo capace di formare nuovi talenti e accompagnare il settore in
quello che viene definito un vero e proprio “Rinascimento tecnologico”.
La scelta di Napoli come prima tappa del tour non è casuale. La città si prepara
infatti a ospitare l’America’s Cup 2027, offrendo un banco di prova ideale per
le nuove tecnologie di mobilità applicate ai grandi eventi. In questi contesti,
l’integrazione tra intelligenza artificiale, infrastrutture smart e sistemi di
gestione dei flussi diventa cruciale.
Non a caso stanno emergendo nuove figure professionali destinate a diventare
centrali: coordinatori di trasporto, supervisori di flotta ed esperti in Data &
Operation. Ruoli che riflettono il passaggio da un’industria focalizzata sul
prodotto a un ambiente più complesso, dove dati, software e servizi giocano un
ruolo sempre più determinante.
Le esperienze internazionali dimostrano che questa trasformazione è già in atto.
Dall’Oktoberfest di Monaco, con navette autonome di livello avanzato, alle
Olimpiadi di Parigi, dove sono stati sperimentati traghetti elettrici senza
pilota, fino alle 174 Smart Control Room già operative nel mondo per gestire i
flussi urbani in tempo reale.
Anche le istituzioni locali guardano con attenzione a questa evoluzione. Il
sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha evidenziato come gli investimenti sulla
mobilità sostenibile, anche grazie al PNRR, rappresentino una leva strategica
per lo sviluppo urbano. Ma ha anche ribadito che la vera sfida resta quella
della formazione e della valorizzazione delle nuove professionalità.
Il roadshow di Geely e Jameel Motors proseguirà ora in altre città italiane, con
l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra tutti gli attori della filiera. Sul
tavolo ci sono iniziative concrete: dal finanziamento di dottorati e borse di
studio allo sviluppo della rete commerciale e dei servizi.
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Dopo lo sbarco ufficiale sul mercato italiano, Geely punta a diventare un player
credibile per istituzioni, addetti ai lavori e automobilisti. Non una semplice
“nuova casa automobilistica”, ma un marchio che vuole inserirsi nel dibattito
sulla mobilità del futuro con contenuti tecnici solidi, un approccio culturale
aperto e una strategia costruita su innovazione e design. È in quest’ottica che
nasce la collaborazione con il Politecnico di Milano, presentata ai Geely Auto
Talks: un osservatorio privilegiato su come Intelligenza Artificiale, ADAS
(ovvero i sistemi di assistenza alla guida), elettrificazione e nuove competenze
stanno ridisegnando l’automotive.
La fotografia scattata dal Polimi è chiarissima. Il mercato italiano degli ADAS
cresce a doppia cifra e ha raggiunto 1,2 miliardi di euro nel 2024. Ma
soprattutto questi sistemi generano benefici tangibili: la diffusione di
tecnologie come la frenata automatica d’emergenza o il mantenimento della
corsia, giusto per citarne alcune, ha ridotto gli incidenti del 12% e la gravità
degli infortuni del 13%, con un risparmio sociale che supera gli 1,8 miliardi di
euro nell’ultimo decennio.
L’intelligenza artificiale accelera ulteriormente questo cambiamento: oggi
l’automotive è tra i settori più maturi nell’adozione di soluzioni AI. Dai
sistemi predittivi che anticipano comportamenti a rischio, alla progettazione
generativa nei centri R&D, fino alla gestione del veicolo in tempo reale, l’AI
permea l’intera catena del valore.
E la guida autonoma? Nel mondo, oltre la metà dei progetti più avanzati riguarda
i robotaxi, con Cina e Stati Uniti in forte vantaggio competitivo. In Italia
siamo indietro, c’è dunque la necessità di riguadagnare terreno.
Tecnologia, però, significa anche persone. La grande indagine sulle risorse
umane del Politecnico, condotta su migliaia di cittadini e decine di opinion
leader, racconta un’automotive che sta cambiando pelle: il 56% delle aziende
segnala carenza di competenze specifiche e quasi la metà richiede nuovi set di
skill, soprattutto su elettrificazione, AI, sostenibilità e guida autonoma. I
ruoli più richiesti nei prossimi cinque anni? Automotive engineer, IT specialist
e data analyst, insieme a figure di customer care e marketing sempre più
data-driven.
È proprio per colmare questo divario – tecnologico, culturale e di competenze –
che Geely intende proporsi come attore sistemico. Come spiega Marco Santucci, il
numero uno di Geely Italia: “Crediamo fortemente nel potenziale dell’Italia come
hub strategico per l’innovazione, il design e la mobilità del futuro. Il nostro
Rinascimento Tecnologico mette al centro le persone e usa la tecnologia per
migliorare la qualità della vita, rendendo più sicuro e sostenibile il modo di
muoversi”.
Non solo auto, dunque. Geely punta a costruire un ponte stabile tra industria,
istituzioni, università e professionisti. Un modo concreto per dimostrare che
credibilità e visione non si dichiarano. Si costruiscono, numeri alla mano.
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