La mobilità connessa in Italia cresce a ritmi sostenuti e supera i 3,36 miliardi
di euro di valore, ma il vero nodo resta quello delle competenze. È il quadro
che emerge dalla ricerca presentata a Napoli durante la prima tappa del roadshow
“Geely Auto Talks powered by Jameel Motors”, che ha acceso i riflettori su un
settore in piena trasformazione ma ancora alle prese con una carenza strutturale
di talenti.
Secondo lo studio, realizzato dall’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del
Politecnico di Milano con il contributo dell’Università Federico II, il comparto
ha registrato una crescita del 16% a fine 2024. A trainarlo sono soprattutto le
connected car, che valgono 1,66 miliardi, e i sistemi avanzati di assistenza
alla guida (ADAS), che raggiungono quota 1,2 miliardi. Tecnologie che non solo
rendono più efficiente la mobilità, ma hanno anche un impatto concreto sulla
sicurezza: tra il 2010 e il 2024 hanno contribuito a ridurre la gravità degli
incidenti del 13% e il tasso di incidentalità del 12%, generando un risparmio
sociale stimato in 2 miliardi di euro.
Eppure, a fronte di questa crescita, le aziende faticano a trovare le figure
professionali necessarie per sostenere l’innovazione. Il 75% delle imprese
segnala difficoltà nel reperire profili qualificati, soprattutto nei campi
dell’elettrificazione, dell’intelligenza artificiale e della sostenibilità. Le
persone più ricercate sono esperti di AI, specialisti di Big Data e
professionisti della cyber security, ma una posizione su quattro nell’area IT e
Data Management resta scoperta.
In questo scenario, molte aziende stanno ripiegando su strategie interne di
formazione, il cosiddetto modello “make”, per sviluppare competenze direttamente
in casa. Ma il messaggio che arriva da Napoli è chiaro: serve un salto di
qualità nel rapporto tra industria, università e istituzioni.
“Non basta immaginare la mobilità del futuro, bisogna costruire le competenze
per renderla reale”, ha sottolineato Marco Santucci, Managing Director di Jameel
Motors Italia per Geely e Zeekr. L’obiettivo è creare un ecosistema
collaborativo capace di formare nuovi talenti e accompagnare il settore in
quello che viene definito un vero e proprio “Rinascimento tecnologico”.
La scelta di Napoli come prima tappa del tour non è casuale. La città si prepara
infatti a ospitare l’America’s Cup 2027, offrendo un banco di prova ideale per
le nuove tecnologie di mobilità applicate ai grandi eventi. In questi contesti,
l’integrazione tra intelligenza artificiale, infrastrutture smart e sistemi di
gestione dei flussi diventa cruciale.
Non a caso stanno emergendo nuove figure professionali destinate a diventare
centrali: coordinatori di trasporto, supervisori di flotta ed esperti in Data &
Operation. Ruoli che riflettono il passaggio da un’industria focalizzata sul
prodotto a un ambiente più complesso, dove dati, software e servizi giocano un
ruolo sempre più determinante.
Le esperienze internazionali dimostrano che questa trasformazione è già in atto.
Dall’Oktoberfest di Monaco, con navette autonome di livello avanzato, alle
Olimpiadi di Parigi, dove sono stati sperimentati traghetti elettrici senza
pilota, fino alle 174 Smart Control Room già operative nel mondo per gestire i
flussi urbani in tempo reale.
Anche le istituzioni locali guardano con attenzione a questa evoluzione. Il
sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha evidenziato come gli investimenti sulla
mobilità sostenibile, anche grazie al PNRR, rappresentino una leva strategica
per lo sviluppo urbano. Ma ha anche ribadito che la vera sfida resta quella
della formazione e della valorizzazione delle nuove professionalità.
Il roadshow di Geely e Jameel Motors proseguirà ora in altre città italiane, con
l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra tutti gli attori della filiera. Sul
tavolo ci sono iniziative concrete: dal finanziamento di dottorati e borse di
studio allo sviluppo della rete commerciale e dei servizi.
L'articolo Mobilità connessa, Italia in crescita ma mancano le competenze
adeguate proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Geely
Nel pieno della trasformazione globale dell’industria automobilistica, le
alleanze strategiche diventano sempre più decisive. Non a caso il gruppo cinese
Geely – attraverso il suo fondatore Li Shufu – è da anni uno dei principali
azionisti di Mercedes-Benz, con una quota pari al 9,69% del capitale.
È in questo contesto che, secondo fonti vicine al dossier, secondo quanto
riportato da Bloomberg i due gruppi avrebbero avviato nuovi colloqui preliminari
per rafforzare ulteriormente la loro cooperazione, con un focus particolare sul
mercato cinese, oggi il più rilevante per la casa tedesca.
Le discussioni – ancora riservate e in fase iniziale – riguarderebbero lo
sviluppo delle prossime generazioni di veicoli elettrici Mercedes. L’obiettivo
sarebbe duplice: da un lato ridurre i tempi di progettazione, dall’altro
contenere i costi di ingegneria, sfruttando la rapidità e l’efficienza della
filiera industriale cinese. Un fattore cruciale in un mercato dove i marchi
locali stanno guadagnando quote grazie a prezzi più competitivi e cicli di
sviluppo più brevi.
Da Stoccarda, un portavoce ha ribadito che l’azienda valuta costantemente
soluzioni per rendere ricerca e sviluppo “più veloci, migliori ed efficienti”,
sia in Cina sia a livello globale. Nessun commento ufficiale invece da Geely,
mentre Mercedes ha precisato che al momento non esistono trattative sulla
condivisione diretta delle piattaforme.
Il possibile rafforzamento dell’asse tra i due gruppi si inserisce in una
tendenza più ampia che coinvolge tutta l’industria europea. Il gruppo
Volkswagen, ad esempio, ha già avviato collaborazioni tecnologiche con Xpeng,
mentre Renault ha sfruttato centri di ingegneria in Cina per accelerare lo
sviluppo di nuovi modelli. Anche Stellantis guarda con interesse a possibili
partnership nel Paese asiatico.
Nel caso Mercedes, tuttavia, ogni passo è particolarmente delicato. L’assetto
azionario è infatti articolato: il gruppo statale BAIC Group è oggi il primo
azionista con una quota leggermente superiore al 10%, seguito proprio
dall’azienda di Li Shufu. Un equilibrio che impone cautela nelle scelte
strategiche.
Le due aziende, comunque, collaborano già con successo. La joint venture
dedicata al marchio Smart – oggi completamente elettrico – rappresenta un
esempio concreto di integrazione: Mercedes cura il design, mentre Geely si
occupa di sviluppo e produzione. Un modello che potrebbe essere replicato su
scala più ampia.
Resta però l’incognita sull’esito dei colloqui. Le trattative potrebbero anche
non sfociare in un accordo formale, ma indicano chiaramente la direzione del
settore: per affrontare la sfida dell’elettrico e della competizione globale,
anche i marchi storici europei devono ripensare alleanze e modelli industriali.
L'articolo Mercedes-Geely, prove di intesa su nuovi modelli elettrici per la
Cina proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il gruppo automobilistico cinese Geely continua a macinare numeri e apre il 2026
con vendite in aumento. A febbraio sono stati consegnati 206.160 veicoli,
segnando il secondo mese consecutivo di crescita rispetto allo stesso periodo
dell’anno scorso. Nei primi due mesi dell’anno le vendite complessive hanno
infatti raggiunto quota 476.327 unità, confermando il trend positivo del
costruttore.
Un trend trainato soprattutto dai veicoli elettrici e ibridi. A febbraio le
consegne hanno toccato 117.488 unità, con un incremento del 19% su base annua.
Nei primi due mesi del 2026 i modelli a batteria hanno raggiunto quota 241.740
unità vendute, in aumento del 10% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il gruppo, che controlla diversi marchi tra cui Geely Auto, Lynk & Co e Zeekr,
continua intanto a rafforzare la propria presenza internazionale. Le
esportazioni di febbraio hanno raggiunto 60.879 veicoli, con una crescita del
138% su base annua. Di queste vendite, 40.852 unità riguardano modelli ibridi ed
EV, pari al 67% del totale esportato nel mese.
L’espansione riguarda sempre più da vicino anche l’Europa e il mercato italiano.
Tra i modelli destinati ad arrivare nel nostro Paese c’è la Geely EX2, che ha
già superato le 610.000 unità vendute a livello globale e sarà introdotta in
Italia nella seconda metà del 2026.
Nella gamma del gruppo si distinguono anche il suv elettrico EX5 (nella foto),
che ha superato quota 250.000 unità vendute nel mondo, e quello ibrido plug-in
Starray EM-i, che continua a registrare oltre 10.000 consegne mensili e ha già
oltrepassato le 180.000 unità dal debutto.
Parallelamente prende forma anche lo sbarco in Italia di Zeekr, il marchio
premium elettrico del gruppo Geely. Il brand ha annunciato l’ingresso nel
mercato italiano attraverso un accordo di distribuzione con Jameel Motors Italia
(che importa anche il marchio Geely nel nostro Paese), che svilupperà una rete
nazionale di vendita e assistenza dedicata. La gamma comprenderà diversi modelli
a zero emissioni, tra cui il suv compatto Zeekr X, la shooting brake 001 e i
nuovi 7X e 7GT, con ordini già aperti e prime consegne attese in primavera.
Nel frattempo Geely continua ad allargare la propria presenza globale con nuovi
lanci. La Starray EM-i è stata introdotta in Grecia, mentre in Uzbekistan sono
stati presentati contemporaneamente EX5, Starray EM-i e Monjaro, contribuendo
allo sviluppo della mobilità sostenibile e dell’industria automobilistica
locale.
Sul fronte dei servizi post-vendita, il gruppo ha inoltre realizzato un
magazzino centrale europeo di ricambi di quasi 1.000 metri quadrati, con una
disponibilità dei componenti superiore al 95% nei centri di assistenza. Nei
prossimi tre anni l’obiettivo è estendere la copertura della rete nelle
principali città, migliorando l’esperienza dei clienti lungo tutto il ciclo di
vita dell’auto.
Nel quarantesimo anniversario dalla fondazione, Geely conferma dunque una
strategia basata su elettrificazione, innovazione tecnologica e crescita
internazionale. Con l’Europa, e l’Italia, sempre più al centro dei piani di
espansione del gruppo.
L'articolo Geely cresce ancora e Zeekr sbarca in Italia. Il gruppo cinese
accelera in Europa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Zeekr debutta ufficialmente nel mercato italiano in collaborazione con Jameel
Motors Italia, segnando una nuova fase nel percorso di espansione europea del
marchio specializzato in mobilità elettrica premium. Un’operazione che consolida
la presenza del brand a livello continentale, dopo l’ingresso e lo sviluppo nei
principali mercati del nord e centro Europa.
Parte del gruppo Geely Auto, Zeekr si posiziona come detto nel segmento dei
veicoli elettrici di fascia alta con un’offerta che integra design europeo,
tecnologie proprietarie e un’architettura dedicata alla mobilità a elettroni. I
modelli sono sviluppati presso il Global Design Centre di Göteborg e si basano
sulla piattaforma Sustainable Experience Architecture (SEA), progettata per
ottimizzare efficienza, prestazioni e integrazione dei sistemi digitali.
La gamma destinata al mercato italiano comprenderà il suv di medie dimensioni
7X, la shooting brake 001, lo sport utility compatto X e la nuova 7GT. I modelli
sono pensati per coprire diverse esigenze di utilizzo, dagli spostamenti urbani
ai viaggi a lunga percorrenza, con un’offerta focalizzata su autonomia, hi-tech
e qualità costruttiva. L’apertura degli ordini è prevista già da questo mese,
mentre le prime consegne e l’avvio della rete commerciale sono attesi in
primavera.
Come anticipato, la distribuzione nel nostro Paese sarà affidata a Jameel Motors
Italia, società parte di un gruppo internazionale attivo in oltre dieci mercati
tra Europa, Medio Oriente, Africa, Asia e Australia. Con un’esperienza
pluridecennale nella distribuzione automobilistica, l’azienda opererà attraverso
una rete dedicata di showroom e servizi di assistenza post-vendita, in linea con
il posizionamento premium del marchio. Il modello distributivo prevede un
presidio diretto del territorio e un supporto strutturato lungo l’intero ciclo
di vita del cliente, dalla fase di scelta e acquisto fino alla manutenzione e ai
servizi successivi alla vendita.
L’ingresso in Italia rappresenta un passaggio strategico per Zeekr. L’obiettivo
dichiarato è costruire una presenza solida e di lungo periodo, rafforzando il
posizionamento del brand nel segmento premium e contribuendo all’evoluzione
della mobilità elettrica nel Paese come ha spiegato Marco Santucci, Managing
Director di Jameel Motors Italia per Geely e Zeekr (nella foto sopra, a
sinistra). Che ha aggiunto: “Il brand Zeekr ci permette di introdurre un’offerta
altamente competitiva, progettata in Europa e costruita intorno a ciò di cui i
clienti hanno davvero bisogno: prestazioni, innovazione e un’esperienza di alta
qualità che copre tutto il customer journey“.
A livello globale, Zeekr ha avviato le consegne nell’ottobre 2021 e ha superato
le 700.000 unità distribuite. Il marchio ha annunciato un piano di espansione
internazionale nei prossimi cinque anni, con l’intento di intercettare la
domanda crescente di veicoli elettrici nei principali mercati mondiali e
ampliare la propria gamma di prodotti e servizi.
L'articolo Zeekr entra nel mercato italiano con la distribuzione affidata a
Jameel Motors proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Mamma, li cinesi!”. Sembra quasi di sentirli i sales manager dei costruttori
che fino a oggi erano stati protagonisti indiscussi del mercato del vecchio
continente – car maker europei, giapponesi e coreani – mentre guardano con
stupore (e apprensione) i dati di vendita dei “new comers” di Pechino. Che
crescono a livelli non meno che esponenziali.
Emblematico il caso BYD. “Entro fine 2026, raddoppieremo il numero di punti
vendita in Europa arrivando a quota 2 mila”, aveva annunciato a metà novembre
scorso Maria Grazia Davino, direttore regionale BYD per il Vecchio Continente
(ed ex manager di Stellantis): “In linea coi concorrenti di successo, dobbiamo
conquistare la vicinanza ai clienti”. Secondo i dati ACEA (Associazione dei
Costruttori Europei di Automobili) relativi all’area UE + EFTA + UK, le vendite
del brand nel 2025 sono più che triplicate rispetto al 2024: BYD ha consegnato
187.657 veicoli (+268,6%), rispetto ai circa 50.912 dell’anno precedente. Mentre
la sua quota di mercato è balzata dallo 0,4% del 2024 all’1,2% nel 2025
(all’interno della sola Unione Europea la quota è arrivata all’1,4%).
Tutto mentre il costruttore si prepara ad avviare la sua prima fabbrica europea,
situata in Ungheria, a Szeged: le linee di assemblaggio si accenderanno dal
secondo trimestre del 2026, dando lavoro, una volta a regime, a 2.000 persone.
La produzione europea consentirà al colosso cinese di dribblare i dazi di
Bruxelles sull’import dalla Repubblica Popolare. Il complesso – esteso su una
superficie di 300 ettari – potrà sfornare qualcosa come 200 mila veicoli
all’anno e potrebbe fare da apripista per altri stabilimenti continentali:
Turchia e Spagna sono le migliori candidate ma in lizza potrebbe finire anche
l’Italia.
Operazione che avrebbe in mente di fare anche Geely, seppur in maniera diversa.
Ovvero sfruttando alcuni tra i già esistenti stabilimenti produttivi Ford, nella
fattispecie dovrebbe trattarsi di quello di Valencia, per fabbricare
direttamente nel vecchio continente. Il tutto dopo essere da poco sbarcata in
diversi paesi, tra cui l’Italia, con il proprio marchio. E presto anche con
quello di lusso Zeekr.
A proposito di Italia, a gennaio 2026, con un mercato in crescita del 6,2%, BYD
ha totalizzato 3.553 immatricolazioni: una crescita che sfiora il 330% (erano
state 827 le immatricolazioni a gennaio 2025), e che vale a Byd una quota di
mercato del 2,5% (era dello 0,62% nel 2025), sufficiente per arrivare col fiato
sul collo di brand arcinoti, come Hyundai, Kia e Opel e per mettersi alla
spalle, marche storiche, come Nissan e Skoda. Merito pure dell’espansione della
rete di vendita e assistenza, che ormai ha toccato i 101 punti distribuiti su
tutto il territorio nazionale. Da sottolineare come diversi top manager della
divisione europea di BYD siano italiani e/o in arrivo da Stellantis; il che ha
certamente contribuito all’accelerazione della marca nel nostro Paese. Tuttavia,
le cose per BYD vanno bene pure nel Regno Unito, dove il costruttore ha
raggiunto una quota di mercato del 2,8% a gennaio 2026 (+130%) e 4.021
immatricolazioni (+149%). Mentre in Spagna si posiziona nella top 20 del mercato
con il 2,3% di quota (in crescita del 38%).
Gli affari vanno a gonfie vele anche per Omoda&Jaecoo. Le immatricolazioni
italiane sono passate dalle 546 del gennaio 2025 alle 2.496 del gennaio 2026; un
salto che arriva quasi al +360%, con una quota di mercato che passa dallo 0,41%
all’1,76%, consentendo alla marca di superare nelle vendite mensili brand
consolidatissimi nell’immaginario collettivo, come Suzuki, Alfa Romeo, Mini,
Volvo e Mazda. Giova ricordare che nel 2024 Omoda&Jaecoo era una realtà al
debutto in pochi mercati selezionati, mentre il 2025 si è chiuso per il
costruttore con 135.000 immatricolazioni a livello europeo (solo nei primi sei
mesi del 2025 le vendite erano già aumentate del 1.135% rispetto allo stesso
periodo del 2024) e il marchio è passato a presidiare stabilmente 16 paesi
europei. Nel 2025, in Italia, Omoda&Jaecoo ha consegnato 15.500 auto e ha chiuso
l’anno raggiungendo il 2% di quota di mercato a dicembre 2025.
Anche Omoda&Jaecoo ha stabilito una base produttiva strategica in Europa per
servire il mercato locale e aggirare i dazi di Bruxelles sulle importazioni di
vetture dalla Repubblica Popolare: la fabbrica di Barcellona (Spagna) è il cuore
produttivo continentale del gruppo. Chery (che detiene Omoda&Jaecoo) ha stretto
una joint venture con la società spagnola EV Motors per riattivare l’ex
stabilimento Nissan nella zona franca di Barcellona: la produzione è stata
avviata progressivamente tra la fine del 2024 e il 2025, con l’assemblaggio di
Omoda 5 (sia benzina, sia elettrica) e Jaecoo 7. La fabbrica punta a una
produzione a regime di circa 150.000 veicoli l’anno entro il 2029. Sono peraltro
in corso discussioni avanzate per utilizzare la capacità produttiva in eccesso
negli stabilimenti del gruppo JLR, nel Regno Unito, per assemblare modelli Chery
(inclusi Omoda e Jaecoo).
E poi c’è il caso Leapmotor. Nel 2023, il gruppo Stellantis ne ha acquisito
circa il 20%, creando una joint venture col costruttore cinese. Grazie a
quest’ultima il sodalizio franco-italiano gestisce la distribuzione e la
produzione dei modelli Leapmotor fuori dalla Cina, sfruttando la sua rete di
concessionari. Il modello di business del brand è particolare perchè non prevede
solo importazioni, bensì una partnership industriale profonda con un un colosso
europeo dell’automotive. Ciò permette di aggirare in parte i dazi doganali
(alcuni modelli, come la T03, vengono assemblati nello stabilimento Stellantis
in Polonia; mentre nella seconda metà del 2026 sarà avviata la produzione del
Suv B10 a Saragozza, in Spagn) e di offrire un’assistenza post-vendita
capillare, che è spesso il punto debole dei nuovi marchi in arrivo dalla Cina.
Nel 2025, Leapmotor ha registrato un forte successo in Italia con 7.469
immatricolazioni. Ma nel 2026 tale numero potrebbe raddoppiare: a gennaio, sul
mercato italiano, la marca ha immatricolato 1.118 auto (+595%), contro le 161
del gennaio 2025. Il che le ha permesso di superare Lancia, Honda e persino
Tesla e di “marcare a uomo” Mazda.
Più consolidata la situazione di MG (che da qualche anno appartiene al colosso
cinese SAIC). Al momento il brand non produce ancora in Europa, ma dovrebbe
aprire nel giro di qualche mese il suo primo stabilimento nel Vecchio Continente
per evitare i sopracitati dazi (il paese favorito per il nuovo polo produttivo
sarebbe l’Ungheria, seguita dalla Spagna), con l’obiettivo di avviare le linee
produttive già nel 2027. Il che avrebbe un effetto immediato sulla competitività
della marca sul mercato continentale, dove oltretutto gli affari vanno a gonfie
vele: nel 2025 il marchio ha registrato una crescita del 30%, trainata
soprattutto dai nuovi modelli ibridi, passando da immatricolare 233 mila auto e
targarne 300 mila (+30%). A gennaio 2026 MG ha venduto in Italia 4.240 vetture,
con una quota di mercato del 3%, lasciandosi alle spalle Opel, Kia e Hyundai.
L'articolo Byd e i suoi “fratelli”. L’inarrestabile avanzata dei marchi cinesi
nel vecchio continente proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ford e Geely sarebbero in fase avanzata di colloqui per una possibile
collaborazione produttiva in Europa, come riporta la testata specializzata
Autonews.com. L’obiettivo, secondo diverse fonti vicine al dossier, sarebbe
quello di condividere capacità industriale e tecnologie in un momento in cui i
costi di sviluppo (soprattutto per elettrificazione e guida assistita) stanno
mettendo sotto pressione i margini dei costruttori.
Il punto centrale delle discussioni riguarda l’utilizzo, da parte del gruppo
cinese, degli impianti europei di Ford per assemblare modelli destinati al
mercato UE. Il sito considerato più probabile è lo stabilimento spagnolo di
Valencia, uno dei poli produttivi storici dell’Ovale Blu nel continente.
Un’operazione di questo tipo consentirebbe a Geely di produrre veicoli
direttamente all’interno dell’UE, aggirando di fatto i dazi aggiuntivi imposti
sulle auto elettriche costruite in Cina.
Come noto, Bruxelles ha da tempo introdotto tariffe provvisorie che possono
superare il 30% sui veicoli elettrici a batteria importati dalla Cina,
sostenendo che beneficino di sussidi statali distorsivi. Localizzare la
produzione in Spagna rappresenterebbe quindi per Geely una scorciatoia
industriale e commerciale per essere più competitiva nei listini europei.
Oltre alla produzione, le due aziende avrebbero discusso anche una possibile
cornice di collaborazione tecnologica, con particolare attenzione ai sistemi di
assistenza alla guida e alle architetture elettroniche dei veicoli di nuova
generazione. Tuttavia, secondo le stesse fonti, il capitolo industriale sarebbe
al momento più avanzato rispetto a quello puramente tecnologico. Delegazioni
Ford si sarebbero già recate in Cina dopo incontri preliminari tra i vertici
delle due società negli Stati Uniti.
Se l’intesa andasse in porto, Geely si aggiungerebbe alla lista crescente di
marchi cinesi che stanno radicando la produzione in Europa. Leapmotor assemblerà
vetture in Spagna in un impianto legato a Stellantis, mentre Xpeng e GAC si
appoggiano alla produzione conto terzi di Magna Steyr in Austria. Anche Chery ha
avviato attività in uno stabilimento ex Nissan a Barcellona.
Per Ford, l’accordo avrebbe una valenza soprattutto industriale. Oggi a Valencia
viene prodotto un solo modello, il suv compatto Kuga, e un aumento dei volumi
contribuirebbe a migliorare il tasso di utilizzo della fabbrica. In prospettiva
è atteso anche un secondo sport utility legato al nome Bronco, ma nel frattempo
una partnership con Geely offrirebbe ossigeno produttivo e una condivisione dei
costi.
La mossa si inserisce in una strategia più ampia di alleanze industriali. Di
recente Ford ha siglato un’intesa europea con Renault per la produzione di
modelli elettrici su piattaforme francesi, segnale di come le collaborazioni
stiano diventando uno strumento chiave per affrontare la transizione
tecnologica. Geely, dal canto suo, ha già adottato schemi simili in altri
mercati, utilizzando impianti di partner (come la stessa Renault) per diffondere
le proprie tecnologie.
Al momento non ci sono conferme ufficiali: entrambe le aziende si limitano a
dichiarare che dialogano regolarmente con altri costruttori su possibili
sinergie. Ma il dossier europeo resta aperto e potrebbe ridisegnare equilibri
industriali e commerciali nel comparto automotive del vecchio continente.
L'articolo Geely punta agli impianti Ford in Europa per costruire modelli
destinati all’UE proviene da Il Fatto Quotidiano.
Geely Automobile Holdings Limited ha chiuso il 2025 con vendite globali pari a
3.024.567 veicoli, in crescita del 39% su base annua, superando l’obiettivo
rivisto di 3 milioni di unità fissato all’inizio dell’anno. Il risultato
rappresenta un nuovo massimo storico per il gruppo cinesee porta le vendite
complessive oltre la soglia dei 20 milioni di veicoli.
La crescita è stata trainata in larga misura dai veicoli a nuova energia (100%
elettrici e ibridi plug-in), che nel corso dell’anno hanno raggiunto 1,69
milioni di unità vendute, con un incremento del 90% rispetto al 2024.
Parallelamente, la gamma con motorizzazioni tradizionali ha mantenuto una base
stabile, superando 1,21 milioni di veicoli consegnati, nonostante un contesto di
mercato caratterizzato da una forte competizione e da pressioni sui volumi.
Guardando al 2026, il gruppo cinese ha fissato un obiettivo di vendite
complessive pari a 3,45 milioni di unità, di cui 2,22 milioni riconducibili a
modelli a nuova energia. Il piano industriale prevede il lancio di circa dieci
nuovi modelli nel corso dell’anno e un’ulteriore integrazione delle tecnologie
di elettrificazione intelligente.
Nel 2025, la strategia multi-energia del gruppo ha visto un’accelerazione
attraverso il contributo coordinato dei diversi brand. La Geely Auto New Energy
Lineup ha registrato vendite pari a 1,24 milioni di unità, Lynk & Co ha superato
le 350.000 unità annue, mentre ZEEKR (che sta per sbarcare anche in Italia) ha
rafforzato la propria presenza nel segmento delle EV premium, chiudendo l’anno
con oltre 220.000 unità vendute e un nuovo record mensile nel mese di dicembre.
Sul fronte internazionale, le vendite all’estero hanno raggiunto quota 420.000
veicoli, includendo oltre 120.000 unità elettriche e ibride alla spina. Nel
corso dell’anno il marchio Geely è entrato in 13 nuovi mercati, tra cui Italia,
Regno Unito e Polonia, portando la rete globale a coprire 88 Paesi e regioni con
più di 1.200 punti vendita. Il prossimo debutto è previsto in Spagna.
A supporto delle performance commerciali, Geely Auto ha proseguito gli
investimenti in ricerca e sviluppo. Il 2025 ha segnato la conclusione della
strategia “Intelligent Geely 2025”, con l’introduzione di soluzioni basate su
intelligenza artificiale full-domain, sistemi avanzati di guida assistita,
abitacoli intelligenti e nuove piattaforme per powertrain elettrificati. In
parallelo, il gruppo ha consolidato il proprio posizionamento in ambito ESG,
ottenendo riconoscimenti a livello nazionale e internazionale per le performance
ambientali, sociali e di governance.
L'articolo Geely Auto supera i 3 milioni di veicoli venduti nel 2025, in aumento
del 39% proviene da Il Fatto Quotidiano.
Geely Italia entra nel mercato italiano con una scelta in controtendenza per il
nostro Paese: l’80% del top management del brand è composto da donne. Su sei
ruoli chiave strategici di prima linea, uno solo è ricoperto da un uomo mentre
gli altri cinque sono guidati da manager in rosa: la conferma di un approccio
basato sulle competenze e sui percorsi professionali, più che sul genere.
Un dato che assume ancora più rilevanza se confrontato con il panorama italiano,
dove la presenza femminile nei ruoli apicali resta limitata. Le donne
rappresentano infatti circa il 22% dei dirigenti in Italia, un segnale di come
la parità nelle posizioni di vertice sia ancora lontana dall’essere raggiunta.
Il progetto italiano di Geely nasce in un momento di profonda trasformazione
dell’automotive, tra elettrificazione, digitalizzazione dei servizi e nuovi
modelli di mobilità. In questo contesto, l’azienda interpreta il cambiamento
anche sul piano organizzativo e culturale, adottando un modello di lavoro
flessibile e orientato alle persone.
A supportare lo sviluppo del brand in Italia c’è Jameel Motors, partner
distributivo internazionale che porta un sistema di valori fondato su
meritocrazia, rispetto e crescita continua. Questi principi si traducono in
scelte concrete: smart working esteso, sedi operative a Roma e Milano pensate
come hub di collaborazione e politiche di welfare che favoriscono equilibrio tra
vita professionale e personale.
Un messaggio chiaro: il cambiamento del settore auto, come pure di altri
comparti industriali verrebbe da dire, passa anche dalle persone e dai modelli
con cui si sceglie di affrontarlo. Se poi è un cambiamento che passa per il
gentil sesso, ben venga.
L'articolo In un Paese di manager uomini, Geely Italia decide di andare
controcorrente proviene da Il Fatto Quotidiano.
Geely Auto Group ha inaugurato a Ningbo, in Cina, il Safety Centre, il più
grande e avanzato centro di collaudo per la sicurezza automobilistica a livello
globale. La struttura si estende su 45.000 m² e rappresenta un investimento
iniziale superiore a 2 miliardi di RMB (oltre 240 milioni di euro), con
l’obiettivo di supportare lo sviluppo di nuove tecnologie per la sicurezza
nell’era dei veicoli elettrificati e intelligenti.
Il centro copre l’intero spettro dei test di sicurezza riconosciuti a livello
internazionale, inclusi crash test ad alta velocità, protezione dei pedoni,
sicurezza attiva, test su batterie e sistemi di propulsione, oltre a valutazioni
su cybersecurity, salute e impatto ambientale. L’impianto è stato progettato
secondo il concetto Geely di “sicurezza integrata”, che va oltre la protezione
di veicolo e occupanti e include anche dati, ambiente e benessere delle persone.
Il Geely Safety Centre dispone di capacità avanzate per test di cybersecurity
conformi agli standard CNAS, con simulazioni di attacchi multipli e verifiche su
chip, firmware, crittografia dei dati, aggiornamenti OTA e sistemi elettronici
di bordo. È inoltre attivo il team “Golden Nose”, specializzato nell’analisi di
materiali e nella rilevazione di sostanze nocive e odori, a supporto dello
standard interno “zero gas/odori dannosi”.
La struttura ha stabilito cinque Guinness World Record, tra cui il più grande
laboratorio di sicurezza automobilistica, la pista indoor per crash test più
lunga al mondo, la galleria del vento più ampia con simulazioni climatiche
avanzate e il maggior numero di tipologie di test disponibili in un centro di un
costruttore automobilistico.
L'articolo Geely inaugura in Cina il più grande centro di collaudo veicoli
elettrificati al mondo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dopo lo sbarco ufficiale sul mercato italiano, Geely punta a diventare un player
credibile per istituzioni, addetti ai lavori e automobilisti. Non una semplice
“nuova casa automobilistica”, ma un marchio che vuole inserirsi nel dibattito
sulla mobilità del futuro con contenuti tecnici solidi, un approccio culturale
aperto e una strategia costruita su innovazione e design. È in quest’ottica che
nasce la collaborazione con il Politecnico di Milano, presentata ai Geely Auto
Talks: un osservatorio privilegiato su come Intelligenza Artificiale, ADAS
(ovvero i sistemi di assistenza alla guida), elettrificazione e nuove competenze
stanno ridisegnando l’automotive.
La fotografia scattata dal Polimi è chiarissima. Il mercato italiano degli ADAS
cresce a doppia cifra e ha raggiunto 1,2 miliardi di euro nel 2024. Ma
soprattutto questi sistemi generano benefici tangibili: la diffusione di
tecnologie come la frenata automatica d’emergenza o il mantenimento della
corsia, giusto per citarne alcune, ha ridotto gli incidenti del 12% e la gravità
degli infortuni del 13%, con un risparmio sociale che supera gli 1,8 miliardi di
euro nell’ultimo decennio.
L’intelligenza artificiale accelera ulteriormente questo cambiamento: oggi
l’automotive è tra i settori più maturi nell’adozione di soluzioni AI. Dai
sistemi predittivi che anticipano comportamenti a rischio, alla progettazione
generativa nei centri R&D, fino alla gestione del veicolo in tempo reale, l’AI
permea l’intera catena del valore.
E la guida autonoma? Nel mondo, oltre la metà dei progetti più avanzati riguarda
i robotaxi, con Cina e Stati Uniti in forte vantaggio competitivo. In Italia
siamo indietro, c’è dunque la necessità di riguadagnare terreno.
Tecnologia, però, significa anche persone. La grande indagine sulle risorse
umane del Politecnico, condotta su migliaia di cittadini e decine di opinion
leader, racconta un’automotive che sta cambiando pelle: il 56% delle aziende
segnala carenza di competenze specifiche e quasi la metà richiede nuovi set di
skill, soprattutto su elettrificazione, AI, sostenibilità e guida autonoma. I
ruoli più richiesti nei prossimi cinque anni? Automotive engineer, IT specialist
e data analyst, insieme a figure di customer care e marketing sempre più
data-driven.
È proprio per colmare questo divario – tecnologico, culturale e di competenze –
che Geely intende proporsi come attore sistemico. Come spiega Marco Santucci, il
numero uno di Geely Italia: “Crediamo fortemente nel potenziale dell’Italia come
hub strategico per l’innovazione, il design e la mobilità del futuro. Il nostro
Rinascimento Tecnologico mette al centro le persone e usa la tecnologia per
migliorare la qualità della vita, rendendo più sicuro e sostenibile il modo di
muoversi”.
Non solo auto, dunque. Geely punta a costruire un ponte stabile tra industria,
istituzioni, università e professionisti. Un modo concreto per dimostrare che
credibilità e visione non si dichiarano. Si costruiscono, numeri alla mano.
L'articolo Geely Talks, una nuova idea di mobilità prende forma. Tra tecnologia
avanzata e apertura al futuro proviene da Il Fatto Quotidiano.