Iscritta al registro degli indagati Annalaura Di Luggo, l’armatrice dello yacht
di 17 metri “Gravia“, sul quale l’8 agosto scorso è stato ritrovato il corpo
senza vita di Giovanni Marchionni, 21enne di Bacoli, in provincia di Napoli.
La Procura di Tempio Pausania ha notificato l’atto all’imprenditrice,
proprietaria dello yacht, e ai suoi legali, Giampaolo Murrighile e Sebastiano
Giaquinto, per permettere ulteriori verifiche investigative, coordinate dalla pm
Milena Aucone. L’iscrizione nel registro degli indagati è giunta sei mesi dopo
la tragedia, probabilmente per poter effettuare nuovi accertamenti tecnici
sull’imbarcazione, ancora sotto sequestro alla banchina 7 della Marina di
Portisco, a Olbia.
In base ai risultati degli esami autoptici e tossicologici, il decesso del
giovane sarebbe da ricondurre all’inalazione di acido solfidrico. L’armatrice,
nelle ore subito successive al ritrovamento del cadavere, aveva sostenuto che la
vittima si trovasse con lei e la famiglia in vacanza in Costa Smeralda in veste
di ospite. La versione era stata smentita immediatamente dai genitori del
ragazzo e dal sindaco di Bacoli, che avevano chiarito come Marchionni fosse in
servizio come skipper e non come ospite a bordo.
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La Corte d’assise d’appello di Sassari ha confermato la condanna all’ergastolo
per Davide Iannelli, 55 anni, riconosciuto colpevole dell’omicidio del suo
vicino di casa, Tony Cozzolino (nella foto), avvenuto tre anni fa a Olbia. Anche
in secondo grado i giudici, presieduti da Salvatore Marinaro, hanno ritenuto
sussistente l’aggravante della crudeltà, rigettando integralmente le richieste
della difesa.
I legali di Iannelli, Abele e Cristina Cherchi, avevano tentato di ottenere una
riduzione della pena sostenendo la tesi della legittima difesa e chiedendo la
riqualificazione del fatto da omicidio volontario a preterintenzionale. Una
linea che mirava anche all’esclusione dell’aggravante contestata. “Aspettiamo i
90 giorni per il deposito degli atti, ma certamente faremo ricorso in
Cassazione”, ha dichiarato all’Ansa l’avvocata Cristina Cherchi. “A nostro
avviso l’aggravante della crudeltà non sussiste. Il nostro assistito ha reso
dichiarazioni spontanee, ribadendo di non aver voluto uccidere Cozzolino e di
non essersi aspettato un esito così tragico”.
Secondo quanto ricostruito durante il processo, l’11 marzo 2022 Iannelli arrivò
in auto davanti al condominio di via Petta, dove entrambi vivevano e dove i
rapporti tra i due erano ormai compromessi da tempo. Scese dal veicolo, si
avvicinò a Cozzolino mentre camminava sul marciapiede e gli versò addosso della
benzina contenuta in una bottiglia, per poi appiccare il fuoco con un accendino.
Subito dopo risalì in macchina e si allontanò.
Cozzolino, avvolto dalle fiamme come una “torcia umana”, riuscì a trascinarsi
fino a un autobus fermo a poca distanza. L’autista del mezzo riuscì a
intervenire con un estintore, spegnendo il fuoco e prestando i primi soccorsi.
Le ustioni, che avevano colpito il 42% del corpo – in particolare volto, braccia
e tronco – si rivelarono però devastanti: l’uomo morì in ospedale dieci giorni
più tardi, dopo un’agonia che la Corte ha ritenuto elemento determinante per
confermare l’aggravante di crudeltà.
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