Lo spoglio per il referendum si è chiuso ormai da ore, ma c’è una sezione in cui
le operazioni di scrutinio non sono ancora state completate. Motivo? Nella
sezione 127 di Sassari il conteggio tra il numero di schede e il numero di voti
espressi riporta una discordanza.
Ieri, al termine delle attività di spoglio, la presidente del seggio, constatato
che i conti non tornavano, aveva chiuso le operazioni senza completare lo
scrutinio. Tutte le schede sono state inviate all’Ufficio provinciale per il
referendum presso il Tribunale di Sassari che ora dovrà riesaminare i voti e il
verbale di seggio per poi rendere valido lo scrutinio e inviare il risultato
finale all’Ufficio centrale per il referendum.
La sezione in questione, come detto, è la numero 127, ubicata nella scuola media
di Via Monte Grappa: 346 gli elettori aventi diritto. Come si legge sulla
piattaforma del Viminale “gli atti della sezione 127 del comune di Sassari sono
stati inviati all’ufficio centrale per il completamento delle operazioni”. Non è
chiaro cosa sia accaduto nel corso delle operazioni di scrutinio, solitamente
lineari nel caso di un referendum. Sempre nel Sassarese, in occasione delle
regionali del 2014, una sezione non aveva concluso lo spoglio nelle 12 ore
previste dalla legge. Anche allora fu l’ufficio centrale del tribunale a
chiudere e validare lo scrutinio.
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incompleto a 24 ore dalla chiusura dei seggi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Segregata, picchiata, torturata e stuprata per dieci giorni. È l’incubo subito
da una 25enne salvata dai carabinieri che hanno arrestato il fidanzato. In
manette un 35enne di Sassari, arrestato in flagranza dopo che venerdì scorso i
militari sono riusciti a entrare nell’appartamento. L’aggressore è comparso
davanti al giudice per le indagini preliminari per l’interrogatorio di garanzia
e si è avvalso della facoltà di non rispondere. Quando i carabinieri sono
riusciti a entrare nell’abitazione, la ragazza era in stato di choc,
terrorizzata e ricoperta di lividi. Ha raccontato di essere stata vittima di
insulti, botte, bruciature e anche di esser stata sfigurata con dell’acido.
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salvata dai carabinieri. Aggressore arrestato proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una “trappola” di vetro per bambine e bambini. Domenica pomeriggio il personale
di un’area ludica ha scoperto dei pezzi di vetro nascosti nei giochi gonfiabili.
Il fatto è avvenuto all’ultimo piano del centro commerciale La Piazzetta di
Porto Cervo, in provincia di Sassari.
Il personale stava allestendo l’area per una festa di compleanno, quando è
avvenuta l’inquietante scoperta: dei cocci di vetro, colli di bottiglie e
frammenti affilati, erano stati nascosti con cura tra le pieghe degli scivoli.
Lo staff ha notato i primi pezzi mentre gonfiava i giochi, per poi scoprire che
l’intera area ne era stata disseminata.
L’area è stata bonificata e la festa è cominciata con un lieve slittamento. Nel
frattempo, l’episodio è stato segnalato alla polizia locale: data la posizione
dei cocci di vetro, è stata scartata l’ipotesi di incidente. Nelle indagini per
identificare l’autore o gli autori di questo gesto, gli agenti hanno acquisito
le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza della struttura.
FOTO Di ARCHIVIO
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centro commerciale di Sassari proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Per una complicanza ho rischiato la vita. Mi avevano dato per spacciato, poi è
andato tutto bene. È stato quasi un miracolo”. Achille Polonara torna a parlare.
Lo fa dopo il trapianto di midollo, il coma, il risveglio e ora la lunga
riabilitazione. Il cestista italiano ha partecipato da spettatore alla gara
d’esordio dell’Italbasket nelle qualificazioni ai Mondiali, la partita persa
dagli azzurri contro l’Islanda, in una serata in cui pubblico e colleghi gli
hanno dedicato un lungo omaggio nel pre gara.
Adesso – intervenuto da remoto durante la conferenza stampa in Regione
Emilia-Romagna su un nuovo progetto per facilitare le donazioni di midollo
osseo, promossa dall’assessorato regionale alla Sanità e da Admo – Polonara ha
voluto ringraziare la sua donatrice: “È una ragazza americana, compatibile al
90%. Se sono qui è grazie a lei“. E poi ha lanciato un appello: “Invito tutti a
donare, perché si salvano molte vite, è fondamentale”.
Il cestista oggi tesserato con la Dinamo Sassari ha poi raccontato il suo
percorso di cura: “Sono stato assistito da medici di altissimo livello.
Ringrazio tutti i professionisti che mi hanno seguito. Ho fatto due cicli a
Valencia, dove avevano una terapia sperimentale adatta alla mia patologia. Sono
stato fortunato a essere seguito da persone così competenti”. Il cestista ha
concluso il suo intervento sottolineando l’importanza della ricerca e delle cure
specialistiche: “Sono stato un privilegiato, perché essere seguito da medici
preparati fa la differenza. Per loro nutro solo solo gratitudine”.
Nelle ultime settimane Polonara sta documentando sui social le varie fasi di un
primo ritorno alla normalità, dopo il lungo servizio con Le Iene. Nei giorni
scorsi l’atleta azzurro aveva salutato la sedia a rotelle con un emblematico
“carrozzina bye bye”. Ieri – 2 dicembre – invece ha condiviso una storia mentre
va a schiacciare a canestro, scrivendo: “Presto così”.
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lei. Invito tutti a donare”: il racconto di Polonara proviene da Il Fatto
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La Corte d’assise d’appello di Sassari ha confermato la condanna all’ergastolo
per Davide Iannelli, 55 anni, riconosciuto colpevole dell’omicidio del suo
vicino di casa, Tony Cozzolino (nella foto), avvenuto tre anni fa a Olbia. Anche
in secondo grado i giudici, presieduti da Salvatore Marinaro, hanno ritenuto
sussistente l’aggravante della crudeltà, rigettando integralmente le richieste
della difesa.
I legali di Iannelli, Abele e Cristina Cherchi, avevano tentato di ottenere una
riduzione della pena sostenendo la tesi della legittima difesa e chiedendo la
riqualificazione del fatto da omicidio volontario a preterintenzionale. Una
linea che mirava anche all’esclusione dell’aggravante contestata. “Aspettiamo i
90 giorni per il deposito degli atti, ma certamente faremo ricorso in
Cassazione”, ha dichiarato all’Ansa l’avvocata Cristina Cherchi. “A nostro
avviso l’aggravante della crudeltà non sussiste. Il nostro assistito ha reso
dichiarazioni spontanee, ribadendo di non aver voluto uccidere Cozzolino e di
non essersi aspettato un esito così tragico”.
Secondo quanto ricostruito durante il processo, l’11 marzo 2022 Iannelli arrivò
in auto davanti al condominio di via Petta, dove entrambi vivevano e dove i
rapporti tra i due erano ormai compromessi da tempo. Scese dal veicolo, si
avvicinò a Cozzolino mentre camminava sul marciapiede e gli versò addosso della
benzina contenuta in una bottiglia, per poi appiccare il fuoco con un accendino.
Subito dopo risalì in macchina e si allontanò.
Cozzolino, avvolto dalle fiamme come una “torcia umana”, riuscì a trascinarsi
fino a un autobus fermo a poca distanza. L’autista del mezzo riuscì a
intervenire con un estintore, spegnendo il fuoco e prestando i primi soccorsi.
Le ustioni, che avevano colpito il 42% del corpo – in particolare volto, braccia
e tronco – si rivelarono però devastanti: l’uomo morì in ospedale dieci giorni
più tardi, dopo un’agonia che la Corte ha ritenuto elemento determinante per
confermare l’aggravante di crudeltà.
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confermata l’aggravante della crudeltà proviene da Il Fatto Quotidiano.