“Si darebbe dunque per scontato che il decimo budget del campionato debba
adattarsi alle esigenze dei più potenti, in nome di interessi che,
evidentemente, andrebbero ormai oltre il quadro nazionale“. Il Lens non ci sta.
Il club francese – secondo in classifica a un punto dal Psg – ha pubblicato una
nota ufficiale in cui attacca proprio il club parigino. Il motivo è legato alle
ultime richieste e le ultime dichiarazioni del Paris Saint–Germain, che vorrebbe
spostare lo scontro diretto dell’11 aprile proprio contro il Lens per prepararsi
al meglio per i quarti di finale di Champions League contro il Liverpool.
“Il Lens ha, fin dalle prime richieste, fatto sapere al Paris Saint-Germain la
propria intenzione di non cambiare questa data. Il club aveva anche scelto di
astenersi da qualsiasi comunicazione pubblica su questo tema. Ma le recenti e
ripetitive prese di posizione, interventi e varie proposte ci portano oggi a
intervenire“, spiega il Lens in una nota ufficiale pubblicata nella serata del
24 marzo.
A preoccupare il Lens è la dinamica secondo cui ormai il campionato di Ligue 1
francese sia relegato a un ruolo secondario rispetto alle esigenze e alle
priorità degli impegni europei di “alcuni”, scrive il Lens, con chiaro
riferimento al Psg. “Ci sembra infatti che si stia instaurando una sensazione
preoccupante: quella di un campionato francese progressivamente relegato al
ruolo di variabile di aggiustamento in funzione degli impegni europei di alcuni.
Una concezione singolare dell’equità sportiva, della quale è difficile trovare
casi simili nelle altre grandi competizioni continentali”.
Il match si giocherà tra le due sfide europee di quarti di finale previste per
il Psg, che affronterà prima l’8 aprile il Liverpool in casa, poi il 14 ad
Anfield per il ritorno. “Modificare oggi la data di questa partita
significherebbe, per il Lens, non giocare per 15 giorni e poi dover affrontare
una serie di partite ogni tre giorni. Un ritmo che non corrisponde né a quello
stabilito all’inizio del campionato, né alle possibilità del club”.
Qui la parte chiave del comunicato, con il Lens che non intende “calarsi alle
esigenze dei più potenti“. Il club si trova al momento infatti a un solo punto
dal Psg, anche se con una partita in meno. Lo scontro dell’11 aprile potrebbe
quindi essere decisivo per la Ligue 1: “Si darebbe dunque per scontato che il
decimo budget del campionato debba adattarsi alle esigenze dei più potenti, in
nome di interessi che, evidentemente, andrebbero ormai oltre il quadro
nazionale, già alleggerito nelle ultime stagioni (Ligue 1 a 18 squadre,
abolizione della Coppa di Lega)”.
Il club giallorosso ha concluso la nota parlando di “rispetto” per il campionato
francese: “Al di là di questo caso specifico, la questione fondamentale è quella
del rispetto dovuto alla competizione stessa. È lecito interrogarsi quando, nel
proprio territorio, il campionato sembra a volte essere messo in secondo piano
rispetto ad altre ambizioni, per quanto legittime possano essere. Il Lens rimane
fedele al principio di correttezza, al rispetto delle regole e di tutte le parti
interessate. Principi semplici, per un calcio francese equo e rispettato”,
conclude il comunicato.
L'articolo Il Psg vuole cambiare il calendario a proprio piacimento, ma il Lens
protesta: “Non ci adattiamo alle esigenze dei più potenti” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Psg
Achraf Hakimi finisce a processo per stupro dinanzi al tribunale penale
dipartimentale francese. L’inchiesta sul terzino del Psg, ex Inter, era
cominciata tre anni fa, quando il 25 febbraio 2023 una giovane donna si è
presentata alla stazione di polizia di Nogent-sur-Marne per accusare il
calciatore nato a Madrid e nazionale marocchino. Hakimi ha sempre contestato le
accuse della donna, ma dopo anni di indagine la procura di Nanterre ad agosto
scorso ha chiesto il rinvio a giudizio, accolto oggi, spiegando che il racconto
della donna era “coerente, nello svolgimento e nella durata, con i messaggi
inviati dalla vittima all’amica“.
La donna ha raccontato di essersi recata a casa di Hamini il giorno prima, il 24
febbraio 2023, intorno all’1:15, e di essere stata aggredita sessualmente.
Secondo quanto riportato dagli scambi in possesso degli inquirenti, la vittima
si era effettivamente confidata con uno dei suoi amici più cari quasi in tempo
reale. Hakimi ha sempre negato qualsiasi atto sessuale, ammettendo solo abbracci
reciproci e baci consensuali. Lo stesso anno, a marzo, l’attrice spagnola Hiba
Abouk aveva annunciato la separazione dal calciatore, da cui ha avuto due figli,
con l’avvio della procedura di divorzio.
Hakimi un anno fa aveva parlato pubblicamente per la prima volta delle accuse di
stupro mosse contro di lui, in un’intervista sul canale YouTube di Anas Bukhash.
Il calciatore marocchino ex Inter aveva dichiarato: “Quando abbiamo affidato la
questione alla giustizia, abbiamo capito che era solo un modo per ricattarmi:
per questo abbiamo sporto denuncia e tutto sta andando bene. I tribunali hanno
gestito la cosa abbastanza bene e tutto sarà risolto presto. Si saprà tutta la
verità e potremo parlarne di più”. Non la pensa così la procura di Nanterre. Il
Psg, nel frattempo, è sempre rimasto al fianco del suo calciatore.
L'articolo Hakimi a processo per stupro: l’inchiesta e le accuse nei confronti
del terzino del Psg proviene da Il Fatto Quotidiano.
I primi highlights in vhs, le pagine dei giornali sportivi a stuzzicare la
fantasia, le gare delle coppe europee trasmesse in chiaro e “studiate”
attentamente, i primi giochi manageriali su pc: gli anni ’90 per i calciofili
sono stati meravigliosi. Un delizioso vedo/non vedo applicato a campioni e
campionati esteri impossibile nei decenni precedenti, risibile in quelli
successivi che regalava nomi e promesse, speranze e leggende. Una leggenda fu
quel Nantes di metà degli anni ’90 che arrivò a vincere il campionato francese:
una promessa, o meglio LA promessa di quel Nantes si chiamava invece Patrice
Loko.
Look particolare, corte treccine nere, passo felpato e grande efficacia sotto
porta, col coraggio o l’incoscienza di provare giocate a volte incredibili.
Nasce il 6 febbraio di cinquantasei anni fa Patrice, nella meravigliosa Sully
sur Loire: la mamma si chiama Daniéle, ed ha origine polacca , il papà Pascal
Loko è congolose, ex calciatore dilettante e allenatore della squadra giovanile
del paese. Ovviamente si porta dietro il piccolo Patrice. Quella che inizia come
emulazione prima e un gioco poi diventa altro: Patrice già nei pulcini gioca
attaccante e segna tantissimi gol, fino a guadagnarsi la convocazione nella
squadra dei migliori Under 14 del dipartimento e a portare la squadra di Sully a
diventare campione. Nel 1983 passa alla Amilly: il mister lo convoca per un
torneo riservato a ragazzi più grandi, che però vedendo Patrice si rifiutano di
giocare. “È troppo piccolo”, diranno.
Il ragazzino è costretto a guardare in lacrime i suoi compagni a bordocampo.
Crescendo il talento di Patrice si affina: viene convocato nelle nazionali
giovanili francesi e viene notato assieme al suo compagno Gava da diverse
società. Li vorrebbe il Nancy, l’Auxerre di Guy Roux e il Nantes gli offre un
provino. Nel 1985 Patrice sceglie il Nantes, Gava invece preferirà il Nancy. A
La Joneliere Patrice trova l’ambiente ideale per lui, assieme a Didier Deschamps
e a Marcel Desailly, ma il giovane Loko mette a rischio la sua permanenza nel
club chiedendo vacanze più lunghe alla fine della stagione: il club invierà una
missiva di rimostranza ai genitori, e Pascal obbligherà il figlio a replicare
con una lettera di scuse.
A diciannove anni esordisce in Division 1, in quella stagione segna anche i suoi
primi gol. A causa di difficoltà finanziarie il club deve vendere i suoi
migliori calciatori, da Desailly a Burruchaga e puntare sui giovani del vivaio.
Contrariamente alle aspettative quella politica paga: nel 1992/93 il Nantes si
classifica al quinto posto, arrivando in finale di Coppa di Francia contro il
Psg, perdendo. Patrice segna 9 gol in stagione e forma una coppia molto ben
assortita con Ouedec, in una squadra che annovera ragazzi del calibro di
Makelele, Karembeu, Martins, Ziani, Pedros.
Ma è anche il periodo in cui Loko deve fare i conti con la ferita più dura: poco
prima di Natale il figlioletto Romain muore a causa di una leucemia fulminante.
Il calcio, per quanto possibile, e la nascita del secondo figlio Joahn sembrano
restituire spiragli di luce a Patrice, che segna uno dei gol più belli della sua
carriera, proprio alla squadra di cui è tifosissimo fin da bambino, il Psg: un
gol folle, che nasce da una rimessa laterale, si sviluppa da un dialogo tutto
fatto di sombreri e volè e si conclude in un tiro di esterno al volo sotto la
traversa di Patrice.
n quella stagione Loko segna 22 gol e il Nantes, a sorpresa, vince il campionato
francese. Patrice è all’apice: titolare in nazionale, sul taccuino di tanti
direttori sportivi europei, ma quando chiama il Psg non ha dubbi. È la squadra
che seguiva fin da bambino a Parco dei Principi, grazie all’abbonamento di un
amico del papà, sono i colori che ha sempre sognato: si mette anche di traverso
col Nantes pur di firmare.
Parigi però non è Nantes. È più grande, più rumorosa, più impaziente. Al PSG
Patrice arriva nel 1995 con l’aura del predestinato e il peso delle attese.
Vince subito – Coppa delle Coppe nel ’96, Coppa di Francia, Coppa di Lega – ma
il rapporto con la città e con se stesso non è lineare. Segna, certo, ma non
come tutti si aspettano. Alterna lampi a silenzi, giocate da copertina a
domeniche anonime. Il talento c’è, l’istinto pure, ma Parigi non perdona le
pause e soprattutto non capisce le fragilità.
È qui che la linea si incrina. Loko fatica a trovare continuità, cambia
allenatori, cambia ruolo, cambia umore. Il corpo inizia a presentare il conto,
la testa spesso arriva prima delle gambe. C’è anche l’episodio che finisce sui
giornali, grottesco e doloroso insieme, che racconta più di mille analisi quanto
Patrice fosse un uomo esposto, permeabile, incapace di costruirsi una corazza.
Patrice infatti litiga in un locale, poi con la polizia: non ha assunto alcol,
non ha assunto droghe. È crollato, semplicemente. Non è cattiveria, è
vulnerabilità. Ma nel calcio di vertice, specie a Parigi, la differenza conta
poco.
Dopo il PSG la carriera prende la forma del viaggio: Lorient, Montpellier,
Lione, Troyes, Ajaccio. Piazze diverse, ambizioni minori, qualche gol ancora,
sempre meno riflettori. È un lento scivolare verso il bordo del campo, senza
clamore, senza scandali, quasi in punta di piedi. Patrice smette nel 2004, senza
la passerella che forse avrebbe meritato, come capita spesso a quelli che hanno
bruciato in fretta.
Il post-carriera è silenzioso, coerente. Loko si allontana dal rumore, si dedica
ai ragazzi, al calcio di base, alla trasmissione più che alla celebrazione. Ogni
tanto riappare in un’intervista, con parole misurate, mai rancorose. Racconta
Nantes con gli occhi che brillano ancora, Parigi con rispetto, il dolore senza
retorica.
Patrice Loko resta così: una promessa mantenuta a metà, o forse mantenuta tutta,
ma in modo storto. Un talento figlio degli anni Novanta, di quel tempo in cui si
poteva aspettare, immaginare, sognare davanti a una VHS o a una pagina sgualcita
di giornale. Un calciatore che non è stato solo ciò che ha vinto, ma anche ciò
che ha perso. E forse è per questo che, a distanza di anni, continua a farsi
ricordare.
L'articolo Ti ricordi… Patrice Loko, talento figlio del calcio anni Novanta
tradito da una Parigi che non sapeva aspettare proviene da Il Fatto Quotidiano.
Reclutavano giovani utilizzando anche i social media, andando a botta sicura:
ragazzi con storie complesse alle spalle e grandi difficoltà economiche. Più
facilmente manipolabili e ricattabili, insomma. Era il crudele modus operandi di
una organizzazione criminale francese gestita da ventenni, protagonista anche
della rapina choc a casa di Gianluigi Donnarumma nella notte tra il 20 e il 21
luglio 2023 nell’VIII Arrondissement di Parigi, in uno dei quartieri di lusso
della capitale francese. In quell’occasione, il portiere italiano ex Psg e la
compagna Alessia Elefante furono legati e minacciati mentre i ladri svaligiavano
la casa.
L’autista e “palo” del furto messa in atto a casa Donnarumma si chiamava Seyni e
un anno fa è morto suicida in carcere a 21 anni, dopo essere arrestato proprio
con l’accusa di aver partecipato alla rapina. Le indagini però sono andate
avanti e pochi giorni fa il quotidiano francese Le Parisien ha svelato le
ragioni del suicidio del giovane, originario di Mantes-la-Jolie. Seyni è stato a
sua volta una vittima della banda criminale già menzionata.
Qualche giorno prima della rapina, infatti, il giovane era stato sequestrato e
torturato da un’organizzazione criminale con a capo Ilyas K. (20enne
soprannominato Ganito) e Khyan M. (21enne chiamato anche Kiki). I due hanno
costretto il giovane Seyni, che aveva contratto un debito per l’acquisto di una
moto, a partecipare alla rapina per coprire così la somma economica. Ma anche il
furto non è bastato per liberarlo dai suoi aguzzini, che poi hanno continuano a
esercitare intimidazioni e violenza anche da dietro le sbarre, dove erano finiti
per altre rapine.
Così facevano anche con altri ragazzi reclutati nella banda, che per uscire da
quel tunnel spesso si suicidavano. Le pressioni fisiche e psicologiche erano
fortissime: la banda lo faceva per evitare che i soggetti in questioni potessero
alzare la testa, chiedere di più o peggio ancora spifferare o rivelare tutto.
Quando Seyni è finito in carcere, di fatto si è ritrovato in balia dei suoi
aguzzini, che lo hanno torturato e minacciato. Fino al suicidio nel 2024: Seyni
è stato infatti trovato morto dietro le sbarre. Così le indagini sulla rapina in
casa Donnarumma hanno preso una strada diversa, fino a svelare il terribile
modus operandi di questa banda criminale di 20enni.
L'articolo Dopo due anni le indagini hanno fatto emergere la verità: la storia
del ragazzino suicida dopo il furto a casa di Donnarumma proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Il Paris Saint-Germain è campione della Coppa Intercontinentale dopo aver
battuto il Flamengo ai calci di rigore. A Doha finisce 3-2 per i parigini dopo
l’1-1 maturato tra tempi regolamentari e supplementari, ma il vero protagonista
della notte è Matvei Safonov. Il portiere russo, scelto a sorpresa da Luis
Enrique al posto di Chevalier, è diventato l’eroe del Psg.
La partita si era aperta con il vantaggio francese firmato da Kvaratskhelia nel
primo tempo, prima del pareggio brasiliano arrivato nella ripresa con il rigore
trasformato da Jorginho. Un equilibrio che non si è spezzato neanche nei 30
minuti supplementari, portando la finale alla lotteria dal dischetto. È lì che
Safonov ha cambiato il destino del trofeo.
Dopo aver incassato il primo rigore del Flamengo, calciato da De la Cruz, il
portiere del Psg ha parato i successivi quattro tiri dagli undici metri,
neutralizzando Saul, Pedro, Leo Pereira e Luis Araujo. Un rendimento
straordinario, reso ancora più significativo dagli errori di Dembelé e Barcola
per i francesi, che avrebbero potuto riaprire completamente la serie.
Dietro quella sequenza di parate c’era però anche un dettaglio diventato virale.
Poco prima dell’inizio dei rigori, le telecamere hanno immortalato Safonov
mentre correva verso la panchina per recuperare un asciugamano. Al suo interno
era nascosto un foglio con una tabella dettagliata sui rigoristi del Flamengo:
piede preferito e direzione abituale dei tiri. Un vero e proprio “libro” di
appunti preparato dallo staff, consultato all’ultimo istante e poi portato con
sé in porta.
Un trucco semplice ma decisivo, che ha permesso al portiere russo di leggere le
intenzioni degli avversari e ipnotizzarli uno dopo l’altro. Così ha regalato al
Psg il sesto trofeo stagionale e il primo titolo globale della sua storia, anche
se oggi la Coppa Intercontinentale ha perso appeal e interesse. Safonov però ha
sfruttato al meglio l’occasione e ora si candida per diventare lui l’erede di
Gigio Donnarumma a Parigi.
L'articolo Il segreto di Safonov, quattro rigori parati grazie a un “libro”: il
trucco dell’asciugamano che vale il titolo al Psg proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Oggi alle ore 18 Psg e Flamengo si sfideranno allo stadio Ahmed bin Ali di Al
Rayyan, in Qatar. Per cosa? Per alzare al cielo la Coppa Intercontinentale Fifa,
anche se nel mondo del calcio globale quasi nessuno sa di questa partita e quasi
nessuno la guarderà, esclusi ovviamente i tifosi francesi e brasiliani. Un
trofeo storico, nato nel 1960 per decretare il miglior club del pianeta, che è
stato progressivamente ridotto a un evento secondario. La maggior parte della
colpa è da attribuire proprio alla Fifa, che su questo torneo – per dirla in
modo poco ortodosso – ha combinato un gran casino.
Attualmente infatti esiste già una squadra di club campione del mondo in carica:
è il Chelsea, che ha vinto a luglio la prima edizione del Mondiale per Club
battendo in finale proprio il Psg. Il padrone del pallone, Gianni Infantino, ha
voluto fortemente questo torneo extra-large con cadenza quadriennale. Una vera e
propria Coppa del mondo, come quella tradizionale per le Nazionali. L’evento ha
provocato polemiche per il continuo aumento delle partite giocate e per la
consueta mania di gigantismo del presidente della Fifa, che per aumentare il suo
potere strizza l’occhio alle federazioni periferiche del calcio mondiale. Al
netto di tutto, però, questa novità (magari con qualche aggiustamento) può anche
avere senso. È invece un controsenso gigantesco aver ripristinato, al fianco del
nuovo Mondiale per Club quadriennale, la vecchia Coppa Intercontinentale con
cadenza annuale.
Un vantaggio certo del nuovo format partito nel 2025 è infatti quello di
concentrare tutto in una sola estate, decretando un club campione del mondo per
i 4 anni successivi. Così invece ci saranno di fatto due squadre “campioni” in
coabitazione. Il Chelsea lo rimarrà fino al 2028, mentre ogni anno sarà
affiancato da qualcuno: in questo caso, una tra Psg e Flamengo. Ma in questo
modo la Coppa Intercontinentale, che già aveva perso molto appeal nel nuovo
millennio, diventa un trofeo svuotato del suo significato originale. Serviva
appunto per mettere a confronto la vincitrice della Coppa dei Campioni (poi
Champions League) e della Copa Libertadores. Poi, dal 2005, fu presa in mano
dalla Fifa e trasformata nella Coppa del mondo per club FIFA, torneo allargato
ai sei club vincitori dei tornei continentali delle sei confederazioni
calcistiche.
Proprio con questo passaggio la competizione ha perso progressivamente interesse
e appeal, fino alla trasformazione di questa estate. Nel frattempo però
Infantino ha deciso di reintrodurre la defunta Coppa Intercontinentale, già a
partire dalla passata stagione, chiamandola Coppa Intercontinentale FIFA. La
prima edizione è stata vinta dal Real Madrid e – esattamente come questa – non
se l’è filata nessuno. Quest’anno il Flamengo è arrivato in finale battendo
prima i messicani del Cruz Azul e poi gli egiziani del Pyramids Fc, che avevano
sconfitto nei preliminari Auckland City e poi ai quarti i sauditi dell’Al Ahli
Sc. Il Psg invece è qualificato di diritto alla finale e si gioca tutto in una
partita. Un format scadente, per giustificare la presenza di tutti ma arrivare
comunque a una sfida conclusiva tra Europa e Sud America. Si gioca oggi alle 18
(in Italia la diretta è su Dazn). Se vince il Psg, diventa campione dopo aver
perso la finale contro il Chelsea campione. Un paradosso straordinario.
L'articolo La Fifa ha distrutto la Coppa Intercontinentale: oggi si gioca la
finale di un torneo storico che non interessa più a nessuno proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Il Paris Saint-Germain dovrà versare al suo ex attaccante Kylian Mbappé quasi 61
milioni di euro per bonus e stipendi non pagati dopo la scadenza del contratto
del giocatore nel 2024. Lo ha stabilito il Tribunale del lavoro di Parigi, che
ha invece respinto la richiesta di riclassificazione dei contratti a tempo
determinato in contratti a tempo indeterminato, così come la domanda di
risarcimento aggiuntivo pari a 263 milioni di euro avanzata dall’attaccante.
Rigettate integralmente anche le contro-richieste del Psg, che ammontavano a
circa 440 milioni di euro. “La sentenza conferma che gli impegni presi devono
essere onorati e riafferma una verità semplice: anche nel calcio
professionistico il diritto del lavoro si applica a tutti”, ha dichiarato il
team legale di Mbappé, come riportato da Le Parisien. Il club parigino non aveva
infatti pagato le ultime tre mensilità (aprile, maggio e giugno) al calciatore,
avvalendosi di un presunto patto verbale, dopo la sua decisione di trasferirsi
al Real Madrid.
Il patto prevedeva che il Psg non fosse tenuto al pagamento del salario mensile
del calciatore dal momento in cui avesse firmato per un’altra squadra a
parametro zero: è quanto accaduto per completare il suo passaggio al Real
Madrid. Secondo il campione francese, quell’accordo verbale ha perso qualsiasi
tipo di validità nel momento in cui il Psg avrebbe deciso di ridurre il suo
impiego in campo dopo aver annunciato l’addio al termine della stagione.
Kylian Mbappé non è sceso a compromessi con il club e ha respinto un’offerta da
parte della commissione legale Federcalcio francese perché ha ritenuto la
proposta “inutile”. Da lì la questione è finita nei tribunali: adesso il Psg
dovrà pagare quasi 61 milioni di euro al calciatore.
L'articolo Batosta per il Psg dal Tribunale del lavoro di Parigi: dovrà pagare
61 milioni di euro a Mbappé proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ventun anni. Tanto è servito al Lens per rivedere il proprio nome in cima alla
classifica della Ligue 1. Un tempo sufficiente a cambiare presidenze, cicli
tecnici, generazioni di tifosi e persino identità calcistiche. Eppure, tra le
mura del Bollaert-Delelis, c’era sempre stata una silenziosa convinzione: che il
Sang et Or, prima o poi, sarebbe tornato. Non una sorpresa assoluta, quindi, ma
il coronamento di un percorso che oggi il calcio francese osserva con un misto
di stupore e rispetto. La vittoria ad Angers, firmata dall’ex capitano
dell’Udinese Florian Thauvin, ha proiettato il Lens al primo posto dopo più di
due decenni. Ma per capire come una squadra con il decimo budget del campionato,
reduce da anni di difficoltà economiche e da un mercato estivo definito “di
sopravvivenza”, sia arrivata a sfidare PSG e Marsiglia nella lotta al titolo,
bisogna comprenderne il contesto.
Trasferimenti mirati, rinascita di singoli giocatori, l’assenza di impegni
europei e un uomo in panchina che un anno e mezzo fa non aveva nemmeno il
patentino. Pierre Sage, oggi al centro della rivoluzione giallorossa, è una
figura quasi romanzesca. Partito come direttore tecnico del settore giovanile
del Lione, promosso per necessità quando Grosso lasciò nel 2023 un club nel
caos, confermato grazie a una miracolosa risalita culminata in un posto in
Europa League. Eppure, appena un anno dopo, il Lione lo licenziò. Ma Sage non si
è abbattuto. Ha aspettato. E il Lens gli ha dato la possibilità che sognava: un
ambiente in cerca di guida, una squadra da plasmare e una tifoseria tra le più
passionali di Francia.
Il Lens ha vinto otto delle ultime dieci partite, con un pareggio e una sola
sconfitta. Numeri che non si spiegano solo con l’entusiasmo o con il momento
magico. Ci sono basi solide, c’è una personalità che la squadra non mostrava dal
1998, anno dell’unico titolo nazionale. Solo 12 gol subiti in 14 giornate,
miglior difesa del campionato insieme al PSG. Al centro di tutto, come un
metronomo, c’è Mamadou Sangaré. Non è una star internazionale, non è stato
pagato cifre astronomiche (8 milioni di euro al Rapid Vienna), eppure è il
filtro che dà ordine all’intera squadra. I suoi 7,2 duelli vinti a partita,
quarto miglior dato della Ligue 1, sono superiori a quelli di qualsiasi
giocatore di PSG o Marsiglia. È il simbolo di un’idea chiara: si può costruire
in grande anche senza nomi altisonanti.
Davanti, invece, c’è un’armonia che sta deliziando persino gli analisti più
scettici. Il duo Thauvin–Thomasson ha prodotto la metà dei gol stagionali: 12 su
24 tra reti e assist. “Se non lo faccio io, data la mia carriera e la mia età,
chi lo farà? Essere un punto di riferimento è bello, naturale e logico. Fa bene
a me e alla squadra”. Parole da trascinatore quelle rilasciate dal campione del
mondo 2018 al termine del successo sull’Angers. Il suo socio, capitan Thomasson,
è il secondo miglior assistman della Ligue 1 dietro solo a un certo Vitinha. E
se loro due costruiscono, Saïd e il nuovo acquisto Édouard finalizzano: entrambi
a quota cinque gol, entrambi protagonisti di una stagione fin qui entusiasmante.
In quattro hanno partecipato a 22 dei 24 gol: una cooperativa che funziona
perché nessuno cerca la gloria personale, ma tutti vogliono essere parte del
meccanismo.
Il Lens è sì una squadra dalle radici francesi, ma con una vena italiana che
forse non tutti conoscono. Il proprietario Joseph Oughourlian, lo stesso che ha
riportato il Padova in Serie B ed è coinvolto in colossi come Parmalat e
Mediaset, è il garante economico di un club che solo nel 2016 ha rischiato il
fallimento. E in Italia, la scorsa estate, sono arrivati anche alcuni degli
attori chiave degli ultimi anni, come Diouf ed El Aynaoui, ceduti
rispettivamente a Inter e Roma. Giocatori che erano importanti, ma la cui
assenza è stata colmata al meglio. E i risultato si vedono. Tolte le sconfitte
con Lione e Psg tra agosto e settembre, il Lens ha avuto la meglio in tre
scontri diretti contro Lille, Marsiglia e Monaco. La mancanza di competizioni
europee ha anche permesso a Sage di preparare ogni partita come fosse una
finale, ma l’esperienza maturata due anni fa, quando il Lens sfiorò gli ottavi
di Champions e batté al Bollaert Siviglia e Arsenal, ha lasciato il segno. I
giallorossi oggi non sono più un intruso. Sono una candidata credibile al
titolo. Il terzo incomodo che sta riscrivendo le dinamiche del calcio francese.
L'articolo Thauvin in attacco, Sangaré metronomo, Sage in panchina: come fa il
Lens ad essere primo in Ligue 1 davanti al Psg proviene da Il Fatto Quotidiano.