In Francia un adolescente ha pugnalato l’insegnante. L’episodio è avvenuto a
Sanary-sur-Mer, un piccolo paese della Costa azzurra, dove uno studente di 14
anni ha inferto tre o quattro coltellate a una professoressa di Arti plastiche
all’istituto secondario di primo grado “La Guicharde“. Secondo la procura, il
gesto è stato compiuto in cortile, dove la docente è stata colpita a un braccio
e all’addome.
Il ragazzo, che frequenta l’ultima classe delle scuole medie – corrispondente al
primo liceo in Italia – è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio. In
seguito all’aggressione, la vittima è stata portata dai vigili del fuoco
all’ospedale Saint-Anne di Tolone: attualmente la donna è ricoverata in
condizioni critiche e in prognosi riservata. Dopo la notizia, il ministro
dell’Istruzione Edouard Geffray ha dichiarato: “Il mio pensiero va
immediatamente alla vittima, alla sua famiglia e all’intera comunità educativa”
L'articolo Studente delle medie accoltella la professoressa d’arte in cortile:
la donna è in gravi condizioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Francia
I “finti nudi” firmati Grok e diffusi sul social X potrebbero costare cari a
Elon Musk. L’uomo più ricco del mondo è stato convocato dalla procura di Parigi
il prossimo 20 aprile per “audizioni libere”, cioè senza stato di fermo,
nell’ambito di un’indagine sulla piattaforma social. Insieme al fondatore di
Tesla gli inquirenti hanno convocato anche Linda Yaccarino, l’ex amministratrice
delegata della piattaforma X. Oggi nella capitale francese sono state effettuate
perquisizioni nella sede locale di X, al centro di un’indagine avviata
all’inizio dello scorso anno sugli algoritmi del social, definiti “distorti”.
L’inchiesta della procura è stata ampliata a gennaio 2026, dopo l’esposto di due
parlamentari francesi – Arthur Delaporte ed Eric Bothorel – sulle migliaia di
deepfake sessuali generati dall’intelligenza artificiale Grok, a disposizione
degli utenti.
Anche i dipendenti della piattaforma X saranno convocati tra il 20 al 24 aprile
2026, per essere ascoltati come testimoni. Durante le audizioni la dirigenza di
X potrà presentare la propria versione dei fatti e, se necessario, delineare le
misure previste per il rispetto delle disposizioni della magistratura. “Lo
svolgimento di questa indagine rientra in questa fase in un approccio
costruttivo, il cui obiettivo ultimo è garantire la conformità della piattaforma
X alle leggi francesi, nella misura in cui opera sul territorio nazionale”, è
scritto nella nota della procura parigina.
THE VERGE: “GROK CONTINUA A SVESTIRE GLI UOMINI”
Nonostante xAi, l’azienda di Elon Musk che sviluppa l’intelligenza artificiale e
gestisce l’ex Twitter, abbia affermato di aver limitato la generazione di
immagini sessualmente esplicite a partire da foto reali, un test di The Verge
mostra che l’IA può ancora svestire i soggetti maschili. Il giornalista Robert
Hart è riuscito a spogliare alcune sue foto tramite il chatbot. “Grok ha
prontamente generato immagini di me in abiti fetish”, scrive su The Verge, “e in
una serie di posizioni sessuali provocanti in vari stati di nudità. Come se non
bastasse, ha creato un compagno praticamente nudo con cui interagire in modi
suggestivi, se non del tutto espliciti”. Per l’esperimento, Hart ha usato la
versione gratuita di Grok sia sul social X che tramite il sito web dedicato
(grok.com), senza la necessità di un account. Secondo un’analisi
dell’organizzazione britannica no-profit Center for Countering Digital Hate, dal
29 dicembre 2025 al 9 gennaio 2026, su Grok sono state prodotte o modificate 3
milioni di immagini ritraenti persone reali in scene sessualmente esplicite e
non consensuali. Di queste, 23.000 hanno come soggetto i minori.
Il 9 gennaio, xAi ha limitato la possibilità di spogliare persone reali con Grok
agli abbonati a X. Cinque giorni dopo, il 14 gennaio, il limite è stato esteso a
tutti, a seguito delle proteste di governi e istituzioni mondiali. A fine
gennaio, l’Unione Europea ha avviato un’indagine sui deepfake generati dal
chatbot. “Gran parte dell’indignazione pubblica si è comprensibilmente
concentrata su donne e bambini”, conclude Hart, “ma è ancora possibile aggirare
molte restrizioni con formulazioni diverse o creative”.
L'articolo Elon Musk convocato dalla procura di Parigi il 20 aprile. Perquisita
la sede della piattaforma X nella capitale francese proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Nel nome della sicurezza nazionale, un tribunale canadese ha chiesto l’accesso a
dati conservati su server in Francia e Regno Unito, minando la “sovranità” sui
dati europei. Il Gdpr (General data protection regulation) limita fortemente il
trasferimento delle informazioni verso Paesi extra Ue. Il motivo della richiesta
delle autorità dell’Ontario? La multinazionale Ovh cloud ha una filiale nel
Paese della foglia d’acero, dunque secondo gli inquirenti la richiesta è
legittima, anche se le informazioni sono conservate all’estero. Ma il criterio
rischia di incrinare l’affidabilità del cloud europeo, minacciando l’ultimo
baluardo sulla sicurezza delle informazioni nella “nuvola”: data center
installati nei confini nazionali, amministrati da aziende autoctone.
100 ORGANIZZAZIONI EUROPEE INVOCANO IL CLOUD “SOVRANO”
Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, con le tensioni crescenti Usa-Ue, in
Europa molti esperti invocano a gran voce un cloud autoctono, “a prova” di
ingerenze americane. A marzo 2025 quasi 100 organizzazioni (incluso il gigante
della difesa Airbus) hanno sottoscritto l’appello per un fondo sovrano
tecnologico in grado di sfuggire all’occhio dello “Zio Sam”. In virtù del Cloud
act, le aziende americane sono obbligate a garantire l’accesso alle agenzie di
sicurezza a stelle e strisce, purché fornite di un mandato giudiziario, anche se
i server sono fuori dai confini. Problema: tra i clienti di Google, Amazon e
Microsoft (dominatori del mercato Ue) ci sono governi, pubbliche
amministrazioni, aziende strategiche. Anche per questo Ovh ha firmato l’appello
sul “Cloud sovrano” europeo. Sul suo sito, l’azienda francese con sede a Roubaix
si descrive come campione della “sovranità”, ovvero la “capacità di proteggere i
dati da eventuali interferenze (soprattutto straniere)”. Il merito, secondo Ovh,
è delle severe leggi del Vecchio Continente: “La conformità alla normativa
europea, che limita le possibilità di trasferimento di dati personali al di
fuori dell’Unione Europea, costituisce una garanzia di sovranità dei dati”. Una
garanzia in bilico, dopo la richiesta della corte canadese.
IL CASO: IL TRIBUNALE CANADESE CHIEDE ACCESSO AI DATI IN EUROPA
Secondo il principio giuridico invocato dal tribunale, basta aprire una filiale
all’estero per ricadere sotto la giurisdizione delle autorità locali, con tanti
saluti alla riservatezza garantita dalle regole europee. Potenzialmente, una
falla enorme: nel cloud si archiviano anche informazioni strategiche per la
sicurezza di un Paese. Del resto è nel nome della sicurezza, che un giudice
canadese ha reclamato informazioni al colosso tecnologico francese.
Il caso è stato ricostruito dalla testata The Register. Nell’aprile 2024 la
polizia canadese ha chiesto i dati degli abbonati e degli account collegati a
quattro indirizzi IP sui server Ovh in Francia, Regno Unito e Australia. Il
giudice ha sottolineato l’urgenza delle indagini per la sicurezza nazionale.
Anche per questo, forse, ha rinunciato alla rogatoria internazionale, la via
prevista dai trattati per la collaborazione giudiziaria tra Francia e Canada.
“Per la rogatoria internazionale ci vogliono circa 6 mesi, il tempo sufficiente
per far sparire le prove durante un’indagine per crimini digitali”, dice a
ilfattoquotidiano.it Michele Colajanni, docente di informatica all’Università di
Bologna. Secondo lui, gli inquirenti cercano di affrettare i tempi mentre la
rogatoria “è uno strumento del ‘900”.
IL DILEMMA DI OVH: OLTRAGGIO ALLA CORTE IN CANADA, MULTA E RECLUSIONE IN FRANCIA
Il risultato è il vicolo cieco della società: la legge francese punisce la
condivisione di dati al di fuori dei trattati ufficiali, con la reclusione e
multe da decine di migliaia di euro; d’altra parte, disobbedire all’ordine delle
autorità canadesi comporterebbe l’accusa di oltraggio alla corte. Eppure, il 25
settembre il giudice Heather Perkins-McVey ha confermato l’ordine d’accesso,
bocciando la richiesta di revoca del provvedimento depositata da Ovh. Il
magistrato ha ribadito la priorità di garantire la sicurezza e fissato la
scadenza per consegnare i dati al al 27 ottobre. La filiale canadese ha
presentato ricorso con una domanda di judicial review (revisione giudiziaria),
un istituto tipico dei paesi privi di Costituzioni scritte. Dall’esito del caso
può dipendere il destino dell’industria del cloud in Europa.
CLOUD AUTOCTONO E SOVRANO: FINE DI UN ILLUSIONE?
Per Ovh, la sconfitta sarebbe è una beffa. Ad agosto un suo rappresentante
legale aveva gioito per l’ammissione, da parte di Microsoft, di “non poter
garantire” la sovranità dei dati. Il 18 giugno, durante un’audizione in
Parlamento sulle dipendenze dell’industria digitale europea, Anton Carniaux
(direttore degli affari pubblici e legali di Microsoft Francia) ha ammesso di
non poter sottrarsi ai vincoli del cloud act. Alla domanda se fosse stato
obbligato a trasmettere i dati, ecco la sua risposta: “Certamente, rispettando
la procedura. Ma questo non ha avuto ripercussioni su nessuna azienda europea,
né su nessun ente pubblico, da quando pubblichiamo questi rapporti sulla
trasparenza”. Tanto è bastato per l’esultanza di Viegas Dos Reis, Chief Legal
Officer di Ovh. con la testata The Register: “Non è una sorpresa, lo sapevamo
già, finalmente hanno detto la verità!”. Ora a rallegrarsi potrebbero essere gli
uomini di Redmond. Mentre l’Ue si interroga sulla sua sovranità tecnologica: “Il
Gdpr vuole tutelare i dati degli europei ovunque siano, ma nessuna sa come
imporre nostre regole agli altri Paesi”, ammette Colajanni. “L’Ue dice: ‘i
principi e le regole devono governare la tecnologia’. In teoria sì, ma se le
leggi non funzionano?”.
L'articolo Tribunale canadese chiede accesso ai dati in Europa della francese
Ovh: i rischi per la sicurezza e la beffa per il cloud sovrano proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Gli operatori dell’ospedale Ranguiel di Tolosa, in Francia, hanno vissuto un
momento insolito nella notte tra sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio. Una
squadra di artificieri della polizia e i vigili del fuoco si sono recati in
pronto soccorso su segnalazione degli operatori per un paziente che si è
presentato in ospedale con una granata della Prima guerra mondiale nel retto.
Secondo quanto riportato da Ladepeche, il caso è emerso dopo una normale visita
del ragazzo, un 24enne franese, che si era presentato in ospedale lamentando un
dolore alla pancia. Dopo gli esami, i medici hanno scoperto la presenza
dell’oggetto. L’uomo ha ammesso di aver raccolto in un campo il reperto
risalente al 1918, lungo 16 centimetri e largo 4, come riferito dalla polizia a
Le Figaro.
La presenza della bomba ha creato agitazione e ha fatto immediatamente scattare
l’allarme nel pronto soccorso. Polizia e vigili del fuoco sono arrivati nel
cuore della notte per mettere in sicurezza il personale e il paziente.
Il 24enne è stato sottoposto a un intervento chirurgico per l’estrazione della
bomba, che è perfettamente riuscito. L’ordino è stato affidato agli artificieri
e disinnescato senza conseguenze. Il giovane ha trascorso qualche giorno di
ricovero ed è stato successivamente dimesso. Ora rischia un procedimento penale
per aver violato la legislazione sulle armi e per il possesso di armi da guerra.
L'articolo Ha nel retto una bomba della Prima Guerra Mondiale, un uomo va al
Pronto Soccorso e viene operato d’urgenza. Il paziente rischia anche una
condanna proviene da Il Fatto Quotidiano.
Capgemini, il gigante francese dell’informazione e dei servizi digitali, quotato
alla Borsa di Parigi nel CAC 40, collabora da anni con l’Ice, la polizia
federale dell’immigrazione statunitense, al centro di polemiche internazionali
per l’uso di metodi violenti e repressivi. Le rivelazioni del media online
L’Observatoire des multinationales, confermate da altre testate della stampa
francese, sono arrivate appena alcuni giorni dopo la morte di Alex Pretti,
l’uomo di 37 anni ucciso durante un’operazione degli agenti federali, a
Minneapolis. E il loro impatto in questi ultimi giorni è enorme in Francia:
“Capgemini complice di gravi violazioni di diritti umani”, denunciano i
sindacati.
È emerso che, nel dicembre 2025, la multinazionale – tramite la sua filiale
statunitense Capgemini Government Solutions (CGS) – ha firmato con l’Ice un
contratto da 4,8 milioni di dollari per fornire servizi di “indagine e verifica
dei precedenti personali”, finalizzati all’identificazione di persone in
situazione irregolare negli Stati Uniti. Inoltre, sempre da fonti di stampa, i
rapporti contrattuali tra Capgemini e l’Ice non sono recenti, ma risalgono
almeno al 2007. Come fa notare Mediapart, il 65% dei contratti di Capgemini con
il governo federale Usa è firmato direttamente con l’Ice.
Le inchieste giornalistiche indicano che la filiale Usa di Capgemini gestisce
anche un call center dell’Ice, detto “Voice”, destinato alle vittime di crimini
attribuiti a stranieri immigrati e partecipa a operazioni di skip tracing, per
la localizzazione di persone “scomparse”. Un contratto firmato lo scorso
novembre per un importo potenziale fino a 365 milioni di dollari, con meccanismi
di “bonus finanziari” legati ai risultati ottenuti, un metodo proposto a tutte
le aziende disposte a collaborare con l’Ice, come già rivelato dal media The
Intercept a ottobre.
Travolto dallo scandalo, il direttore generale di Capgemini, Aiman Ezzat,
convoca oggi i responsabili sindacali. Da giorni le principali organizzazioni
sindacali chiedono la rottura di tutti i contratti in corso con l’Ice. Per la
CGT questa collaborazione “non solo è contraria ai valori che Capgemini dice di
veicolare, ma fanno del nostro gruppo un complice attivo di gravi violazioni di
diritti umani”. In una nota, la CGT chiede all’azienda di “sospendere tutte le
sue attività con il governo federale statunitense, finché resterà nelle mani di
fascisti che ritengono che non tutte le vite umane abbiano lo stesso valore”. A
sua volta la CFDT parla di una “crisi senza precedenti” nella storia
dell’azienda e denuncia “i numerosi atti brutali delle milizie dell’Ice, che
disprezzano e si fanno beffa del diritto proprio a tutti alla legittima difesa
dei propri diritti, arrivando persino ad assassinare coloro che oppongono una
qualsiasi forma di resistenza o un accenno di rifiuto a questa autorità
assimilabile alla matrice mafiosa”. Il sindacati rendono poi conto
dell’”incredulità”, della “vergogna”, della “rabbia” dei dipendenti della
multinazionale.
Sullo sfondo, un clima sociale già teso, aggravato dall’annuncio di un piano di
2.400 tagli di posti di lavoro (su 35.000 circa in tutto in Francia). Stando ai
sindacati, gli organici in Francia sono già stati ridotti di circa il 5% nel
2025, a causa del mancato turnover del personale. Di fronte alle critiche,
l’azienda ha in un primo tempo cercato di prendere le distanze. In un messaggio
pubblico Aiman Ezzat ha affermato che la filiale statunitense opera in modo
autonomo, sotto la legislazione americana, e che il gruppo non ha alcun tipo di
accesso a “informazioni e contratti classificati”. Ha inoltre assicurato che il
contratto firmato a dicembre, pur esistente, non sarebbe ancora entrato in
vigore ed è oggetto di una revisione interna. La spiegazione tuttavia non
convince i sindacati, ma neanche la classe politica. Il ministro dell’Economia,
Roland Lescure, ha invitato Capgemini a “fare piena luce” e “totale trasparenza”
sulla natura delle attività svolte dalla sua filiale americana.
L'articolo Francia, dipendenti in rivolta contro Capgemini: da anni collabora
con l’Ice proviene da Il Fatto Quotidiano.
In Francia un’adolescente è stata seviziata e tenuta in ostaggio da un gruppo di
coetanei. La vicenda è avvenuta nella città alpina di Annecy: la vittima, una
15enne che vive in casa famiglia, stava accompagnando il suo ex ragazzo nel
comune di Oullins-Pierre-Bénite quando lui l’ha aggredita con la complicità di
tre amiche minorenni, tra cui la nuova fidanzata del 17enne.
Il gruppo di aguzzini, le cui età sono comprese tra i 14 e i 17 anni, hanno
portato la 15enne in un appartamento a sud di Lione e l’hanno chiusa in uno
sgabuzzino, dove l’hanno sottoposta a una serie di violenze come ustioni, tagli,
un coltello nella coscia e un estintore scagliatole addosso. Tutte torture che
sono state filmate dai minorenni.
Nella mattina di lunedì 26 gennaio, la ragazza è stata ricoverata in ospedale
dopo essere riuscita a scappare dalla prigionia e chiedere aiuto ai passanti. In
serata la polizia è entrata nell’abitazione e ha arrestato il primo autore del
sequestro e una delle ragazze, mentre più tardi hanno trovato le altre
sospettate a Villefranche-sur-Saône, sempre nel dipartimento di Rodano. Gli
adolescenti hanno confessato le azioni commesse senza rimorsi e senza spiegare
le motivazioni dietro a un piano del genere.
L'articolo Quindicenne sequestrata e torturata dal suo ex e tre complici:
quattro minorenni arrestati proviene da Il Fatto Quotidiano.
Per la prima volta nella storia, tutti i sindacati dei medici francesi – dai
chirurghi, agli anestesisti, dai ginecologi, ai medici di famiglia – hanno
indetto uno sciopero nazionale dal 5 al 15 gennaio 2026. L’obiettivo era di
bloccare il progetto di legge di finanziamento della Sécurité Sociale (PLFSS)
2026, che, secondo i professionisti, minacciava di smantellare 80 anni di
medicina convenzionale e di rendere inaccessibili le cure per le fasce più
deboli della popolazione.
Al centro della vertenza, una serie di provvedimenti governativi che i medici
accusavano di essere “calati dall’alto”, senza un reale confronto, trasformando
la sanità in una “medicina amministrata” dove la burocrazia prevale sulla
relazione con il paziente. Il punto, poi, il più emblematico, è la possibilità
concessa allo Stato di intervenire direttamente su tariffe e rimborsi senza
passare dalla contrattazione con le parti sociali, svuotando di fatto il ruolo
sindacale. Il governo francese, a seguito dello sciopero, ha fatto marcia
indietro. Ma, a detta di chi in Francia vive, è consuetudine del governo in
carica far calmare gli animi e poi procedere con l’approvazione di riforme anche
importanti appena cade il silenzio mediatico e senza passare dal Parlamento.
In tutta Europa ci sono chiaramente tensioni tra le necessità reali delle
persone ed i vincoli di bilancio; del resto non poteva essere che così
considerando i miliardi di spesa approvati per il piano di riarmo europeo che
viene realizzato anche a costo di fare macelleria sociale.
Le vicende francesi non si discostano molto da quelle italiane. Le politiche
pubbliche, da molti anni, puntano a ridurre la spesa in sanità, bloccando
investimenti, assunzioni di nuovo personale medico e sanitario e stabilendo dei
tetti di spesa per le prescrizioni farmaceutiche. Emblematico l’esempio della
Regione Lazio che sta multando i medici di famiglia, con importi pesantissimi,
anche 20.000/30.000 euro a testa se considerati iperprescrittori. Peccato che
l’iperprescrizione sia riferita semplicemente ad una media matematica che non
tiene conto delle esigenze cliniche del paziente. Va da sé che quanti più medici
si avvicinano alla media, tanto più l’asticella si abbassa, e diventa sempre più
difficile ottemperare al diktat economico facendo salva la risposta,
appropriata, alle condizioni cliniche del paziente e viceversa.
Altro argomento scottante di sanità negata: le liste d’attesa per
l’effettuazione di esami diagnostici e visite specialistiche. Ci sarebbe da
scrivere un libro per parlare dei vari escamotage contabili ed informatici
escogitati dalle amministrazioni regionali per certificare che sono
perfettamente in linea con quanto previsto dal Piano Nazionale. La verità è
tutt’altra, testimoniata da chi, come me, vede sempre più pazienti pagare di
tasca propria accertamenti diagnostici importanti, lì dove prenotare una
risonanza magnetica cerebrale o una tac al cuore diventa un miraggio. Certo,
parliamo sempre di chi ha la disponibilità economica per farlo: gli altri che si
arrangino!
La cosa triste è che anche i malati oncologici non fanno eccezione. In questo
paese ormai c’è una disparità certificata di accesso alle cure, a causa di un
riparto iniquo delle risorse per la sanità a livello regionale, circostanza
aggravata dalla riforma del titolo V della Costituzione che targhettizza una
popolazione di serie A e una di serie B, a volte anche C, di fronte al diritto
alla salute.
Il personale sanitario, sempre in carenza di organico, impiegato nel Servizio
Sanitario Nazionale è costretto a turni massacranti, è retribuito poco, fa
straordinari non pagati: sono circa 20 milioni le ore di straordinario non
retribuito che i medici dirigenti hanno regalato allo Stato. I medici di
famiglia addirittura ci rimettono di tasca loro per aver risposto prima di tutto
alla propria coscienza, poi al codice deontologico e in subordine al criterio
economico che mai e poi mai può essere preminente rispetto ad diritto
incomprimibile come quello alla salute. E non lo dico io ma una sentenza della
Corte Costituzionale. Ma questo per i nostri politici e burocrati non basta:
allora non ci meravigliamo se sempre meno giovani scelgono di diventare medici
di famiglia e ci sono ad oggi 2 milioni di cittadini senza medico che potrebbero
diventare 5 nei prossimi due anni.
Basterebbero tutte queste considerazioni per scendere in piazza e scioperare con
i cittadini al nostro fianco. Perché difendere il Servizio Pubblico significa
anche difendere chi vi lavora. E che dire dei sindacati in Italia? Il panorama
sindacale è molto frammentato perché c’è un’incapacità di fondo a valorizzare
l’obbiettivo comune che dovrebbe essere la difesa e la dignità del lavoro,
piuttosto che dare peso alle divergenze e ai singoli interessi, come
testimoniano i vari tentativi, fallimentari, di mettere in piedi
un’intersindacale degna di questo nome. I sindacati medici in Italia sono
refrattari allo sciopero. L’unico sindacato che ha proclamato sciopero dopo 30
anni è stato quello dei Medici Italiani nel 2022 per protestare sulle condizioni
lavorative dopo la pandemia. E comunque mai sarebbe permesso come in Francia
scioperare 10 giorni di seguito. In Italia abbiamo un codice di regolamentazione
dello sciopero medico molto rigido.
Del resto si sa, il popolo francese è quello della Rivoluzione e della presa
della Bastiglia, noi siamo un popolo di Gattopardi. Ma siamo anche il popolo
della “Liberazione”. Ebbene, è giunta l’ora di liberarci dalle politiche
neoliberiste e dai partiti che le sostengono. Politiche che minano il benessere
dei popoli, che mettono in discussione i diritti sociali e civili acquisiti al
costo di due guerre mondiali e milioni di morti. Vogliamo riportare le lancette
dell’orologio indietro nel tempo e nella storia?
L'articolo Cosa imparare dallo sciopero dei medici francesi che ha fermato chi
voleva smantellare la sanità proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Le emozioni dei nostri figli non sono in vendita né dalle piattaforme americane
né dagli algoritmi cinesi”, ha detto Emmanuel Macron in un video messaggio
diffuso da Bfm Tv ieri, mentre in Assemblea nazionale i deputati esaminavano in
prima lettura il progetto di legge “sulla protezione dei minori ai rischi legati
all’uso dei social network”.
Parigi si prepara a vietare i social ai minori di 15 anni fin dal prossimo anno
scolastico: dopo il voto in Assemblea, il testo, sostenuto dal gruppo macronista
ma ampiamente condiviso anche oltre i confini del partito, dovrà passare al
Senato: “Con questa legge, stabiliamo un limite chiaro nella società e diciamo
che i social media non sono innocui”, ha detto la deputata centrista Laure
Miller che ha difeso il testo in Assemblea. La Francia segue dunque l’esempio
dell’Australia, dove già dalla scorso dicembre il divieto riguarda i giovani
sotto i 16 anni e dove migliaia di account Instagram e Facebook sono stati
disattivati.
E apre anche la strada in Europa, dove Paesi come la Danimarca e la Spagna
stanno valutando misure analoghe. Il presidente Macron ha chiesto la procedura
accelerata per consentire l’entrata in vigore del divieto già dal primo
settembre prossimo. Parallelamente, il progetto di legge bandisce anche i
telefoni cellulari dalle scuole medie e dai licei, durante le ore di lezione e
negli spazi comuni: “Le ore di scuola non devono essere ore di telefono.
Non si può imparare serenamente quando si ricevono notifiche per tutto il
giorno”, ha detto il ministro dell’Educazione nazionale, Edouard Geffray,
davanti ai deputati. A inizio anno, l’Anses, l’Agenzia francese per la sicurezza
sanitaria, ha pubblicato un vasto studio sugli effetti negativi delle
piattaforme social sulla salute mentale dei giovani (dagli 11 ai 17 anni),
sull’attenzione e sul sonno, allertando anche sui rischi di cyber bullismo e
dell’esposizione a contenuti violenti. In Francia, un adolescente su due
trascorre tra due e cinque ore al giorno sul proprio smartphone.
Qui, il collettivo Algos Victima riunisce genitori che hanno sporto denuncia
contro TikTok accusando la piattaforma cinese di aver “spinto” al suicidio i
loro figli. La lista delle piattaforme vietate agli under 15 sarà decisa per
decreto su proposta dell’Arcom, l’authority per la regolamentazione
dell’audiovisivo e del digitale. Resta invece ancora aperta la questione tecnica
del sistema di verifica dell’età dell’utente: per questo potrebbero essere
applicate le stesse tecnologie di age verification già utilizzate per l’accesso
a i siti pornografici.
L'articolo La Francia come l’Australia: Parigi vota la legge per vietare i
social ai minori di 15 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dopo gli scatti all’Eliseo diventati virali, il presidente francese Emmanuel
Macron si è presentato a Davos – dove è stato firmato il trattato del Board of
Peace – con gli occhiali da sole. Le lenti blu specchiate, a mo’di “Top Gun” o
“Terminator”, non sono una scelta estetica, bensì un rimedio medico
all’emorragia sottocongiuntivale non grave di cui soffre. A seguito di un paio
di apparizioni pubbliche del presidente, i Pacific So1 della maison Henry
Jullien hanno registrato un boom di ordini, tanto da costringere l’azienda a
oscurare il proprio sito, preso d’assalto in poche ore. La ditta, fondata oltre
100 anni fa, produce gli occhiali interamente in Francia, nella regione del
Giura. Il prodotto è realizzato secondo tecniche artigianali che prevedono mesi
di lavoro. La montatura utilizza la tecnologia Doubé Or Laminé, in cui l’oro non
è applicato esternamente bensì integrato nella struttura metallica. Secondo i
media francesi, Macron avrebbe acquistato gli occhiali nel 2024, al costo di 659
euro.
Nella nuova moda lanciata dal presidente c’è un po’ di Italia. Il marchio Henry
Jullien, infatti, è controllato dal gruppo friulano iVision Tech. A seguito del
discorso di Macron a Davos, il titolo iVision Tech ha registrato un’improvvisa
impennata. Come riportato da Piazza Affari, le azioni dell’azienda hanno
registrato un forte rialzo, tanto da essere temporaneamente sospesa per eccesso
di volatilità. L’amministratore delegato del gruppo, Stefano Fulchir, ha
rilasciato alcune dichiarazioni alla radio Rtl. L’ad ha affermato: “Fabbrichiamo
in media un centinaio di modelli Pacific all’anno, ma vista l’attenzione che
hanno destato, potremmo produrne fino a 1.000 quest’anno”. Macron può essere il
nuovo testimonial del brand? A riguardo, Fulchir ha dichiarato: “Il presidente
non ha accettato che glieli regalassimo, ha voluto acquistarli regolarmente. E
ha chiesto un modello che fosse interamente fabbricato in Francia”.
L'articolo Gli occhiali a specchio di Macron da 659 euro sono già un trend:
l’azienda costretta ad oscurare il suo sito per il boom di ordini proviene da Il
Fatto Quotidiano.
La Francia verso un nuovo scandalo sanitario che potrebbe assumere dimensioni
internazionali? Due neonati sono morti a distanza di pochi giorni dopo essere
stati alimentati con latte artificiale: un bimbo, nato il 25 dicembre e morto
l’8 gennaio a Pessac, vicino a Bordeaux, e una bimba, nata il 23 dicembre, morta
pochi giorni dopo a Angers. Entrambi avevano bevuto il latte, potenzialmente
contaminato da batteri, della marca Guigoz prodotto da Nestlé, il gigante
svizzero dell’agroalimentare già coinvolto in Francia nello scandalo dell’acqua
in bottiglia venduta come “minerale naturale”, ma che invece aveva subito dei
trattamenti di disinfezione usati normalmente per l’acqua del rubinetto.
Entrambi i neonati erano stati ricoverati d’urgenza in ospedale per disturbi
digestivi, vomito e diarrea, con complicazioni gravi. In causa, la possibile
presenza nel latte artificiale della cereulide, una tossina prodotta dal
microrganismo Bacillus cereus che sarebbe quindi all’origine dell’intossicazione
alimentare. Sentita stamattina su BFM Tv, Stéphanie Rist, la ministra della
Salute, ha assicurato che tutti i lotti sospetti sono stati ritirati dal mercato
e ha invitato i genitori “a non entrare nel panico”. Ieri, in un comunicato, il
ministero dell’Agricoltura ha segnalato un’allerta sanitaria “di ampia portata,
ancora in evoluzione”, assicurando di aver attivato un “monitoraggio costante”
della situazione.
Due inchieste giudiziarie sono state aperte, a Bordeaux e Angers, ed il Centro
nazionale di crisi sanitarie (CCS), che fa capo al ministero della Salute, ha
avviato l’analisi dei prelievi tossicologici, i cui risultati non sono ancora
noti, per cui, secondo le autorità, il legame di causa effetto tra la
somministrazione del latte e il decesso dei neonati non è accertato. Nel
frattempo Nestlé ha ritirato numerosi lotti – di latte liquido della marca
Guigoz e in polvere della marca Nidal – in una sessantina di Paesi. Anche in
Italia, a inizio gennaio, Nestlé Italiana aveva volontariamente richiamato
alcuni lotti di prodotti per l’infanzia “in applicazione del principio di
precauzione“. Nelle ultime ore il caso si è allargato, coinvolgendo anche i
gruppi francesi Lactalis – già indagato dal 2023 per l’epidemia di salmonella
nelle formule per lattanti del 2017-2018 – e Danone – la cui azione sta
crollando in Borsa in queste ore. Lactalis ha annunciato di aver richiamato sei
lotti di latte in polvere per neonati della marca Picot, venduti in farmacia e
nei supermercati, in più di una quindicina di Paesi, tra cui oltre la Francia,
anche Grecia, Cina, Australia e Messico. Danone “a titolo precauzionale” ha
ritirato confezioni di latte del marchio Dumex.
Oggi tutti i media francesi pubblicano nei dettagli i numeri dei lotti
potenzialmente contaminati. Ma intanto due neonati sono morti. E, stando a fonti
della stampa francese, il ministero era al corrente dei rischi già dal 16
gennaio: il “denominatore comune” tra tutti i casi sospetti è “una materia prima
fornita da un produttore in Cina”. Stando alla Ong Foodwatch si tratterebbe
dell’acido arachidonico (ARA), fonte di omega-6, la cui sintesi è “strettamente
regolamentata in Europa”. Il nome del fornitore cinese non è stato reso noto.
Diverse Ong hanno denunciato la lentezza con cui Nestlé ha reagito: il latte in
questione può essere stato somministrato nel frattempo “a migliaia o milioni di
neonati nel mondo”. Foodwatch ha sporto denuncia e, in un post su X, ha accusato
Nestlé di non essere stato “trasparente”, mentre i sospetti della contaminazione
erano già concreti, ritirando il prodotto dagli scaffali “col contagocce” e “in
sordina”, senza informare correttamente i consumatori, per evitare lo scandalo:
“Già dal primo dicembre c’erano segnali forti della presenza di cereulidi in
alcune confezioni di latte per neonati a livello europeo – ha detto Ingrid
Kragl, direttrice dell’informazione di Foodwatch -. Gli Stati membri erano stati
avvisati. Nestlé era stata allertata dal proprio fornitore già a dicembre. Una
situazione inaccettabile – ha aggiunto -, dal momento che la legge prevede, dal
2002 e dall’epidemia della mucca pazza, che la tracciabilità a tutela dei
consumatori – e a maggior ragione dei più piccoli – debba essere immediata”. A
metà gennaio, l’amministratore delegato del gruppo svizzero, Philipp Navratil,
ha presentato le sue scuse “per le preoccupazioni causate ai genitori e ai
clienti”.
L'articolo Francia, due neonati morti dopo aver ingerito latte artificiale
Guigoz (Nestlè): aperte due inchieste giudiziarie proviene da Il Fatto
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