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Il Psg vuole cambiare il calendario a proprio piacimento, ma il Lens protesta: “Non ci adattiamo alle esigenze dei più potenti”
“Si darebbe dunque per scontato che il decimo budget del campionato debba adattarsi alle esigenze dei più potenti, in nome di interessi che, evidentemente, andrebbero ormai oltre il quadro nazionale“. Il Lens non ci sta. Il club francese – secondo in classifica a un punto dal Psg – ha pubblicato una nota ufficiale in cui attacca proprio il club parigino. Il motivo è legato alle ultime richieste e le ultime dichiarazioni del Paris Saint–Germain, che vorrebbe spostare lo scontro diretto dell’11 aprile proprio contro il Lens per prepararsi al meglio per i quarti di finale di Champions League contro il Liverpool. “Il Lens ha, fin dalle prime richieste, fatto sapere al Paris Saint-Germain la propria intenzione di non cambiare questa data. Il club aveva anche scelto di astenersi da qualsiasi comunicazione pubblica su questo tema. Ma le recenti e ripetitive prese di posizione, interventi e varie proposte ci portano oggi a intervenire“, spiega il Lens in una nota ufficiale pubblicata nella serata del 24 marzo. A preoccupare il Lens è la dinamica secondo cui ormai il campionato di Ligue 1 francese sia relegato a un ruolo secondario rispetto alle esigenze e alle priorità degli impegni europei di “alcuni”, scrive il Lens, con chiaro riferimento al Psg. “Ci sembra infatti che si stia instaurando una sensazione preoccupante: quella di un campionato francese progressivamente relegato al ruolo di variabile di aggiustamento in funzione degli impegni europei di alcuni. Una concezione singolare dell’equità sportiva, della quale è difficile trovare casi simili nelle altre grandi competizioni continentali”. Il match si giocherà tra le due sfide europee di quarti di finale previste per il Psg, che affronterà prima l’8 aprile il Liverpool in casa, poi il 14 ad Anfield per il ritorno. “Modificare oggi la data di questa partita significherebbe, per il Lens, non giocare per 15 giorni e poi dover affrontare una serie di partite ogni tre giorni. Un ritmo che non corrisponde né a quello stabilito all’inizio del campionato, né alle possibilità del club”. Qui la parte chiave del comunicato, con il Lens che non intende “calarsi alle esigenze dei più potenti“. Il club si trova al momento infatti a un solo punto dal Psg, anche se con una partita in meno. Lo scontro dell’11 aprile potrebbe quindi essere decisivo per la Ligue 1: “Si darebbe dunque per scontato che il decimo budget del campionato debba adattarsi alle esigenze dei più potenti, in nome di interessi che, evidentemente, andrebbero ormai oltre il quadro nazionale, già alleggerito nelle ultime stagioni (Ligue 1 a 18 squadre, abolizione della Coppa di Lega)”. Il club giallorosso ha concluso la nota parlando di “rispetto” per il campionato francese: “Al di là di questo caso specifico, la questione fondamentale è quella del rispetto dovuto alla competizione stessa. È lecito interrogarsi quando, nel proprio territorio, il campionato sembra a volte essere messo in secondo piano rispetto ad altre ambizioni, per quanto legittime possano essere. Il Lens rimane fedele al principio di correttezza, al rispetto delle regole e di tutte le parti interessate. Principi semplici, per un calcio francese equo e rispettato”, conclude il comunicato. L'articolo Il Psg vuole cambiare il calendario a proprio piacimento, ma il Lens protesta: “Non ci adattiamo alle esigenze dei più potenti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Comunali in Francia, Parigi respinge la destra ed elegge Emmanuel Grégoire. Le Pen sconfitta a Marsiglia e Lione
Non è bastata la destra tutta unita, dai macroniani fino al Rassemblement National, per frenare l’ascesa del sindaco socialista Emmanuel Grégoire, che ha vinto l’elezione a sindaco di Parigi col 50,52% dei voti, nove punti sopra la sua rivale Rachida Dati, mentre Sophia Chikirou di La France Insoumise si è classificata terza con il 7,96% dei voti. Uno scarto molto ampio, che dimostra come non sia stata una battaglia all’ultimo voto e neppure una vittoria al fotofinish: Parigi, feudo socialista da 25 anni, resterà alla gauche anche dopo Anne Hidalgo. Bocciata l’alleanza della Dati, che per candidarsi al comune della capitale aveva lasciato il governo e il ministero della Cultura, con i macroniani di Pierre-Yves Bournazel, che si era ritirato invitando i suoi elettori a votare per la destra. Opposta la strategia di Grégoire, che nonostante la minaccia di un’avversaria che avrebbe potuto raccogliere anche i voti di Sarah Knafo (estrema destra di Reconquète!), che si è ritirata, non ha accettato le ripetute offerte di alleanza de La France Insoumise. “Parigi – sono state le prime parole del neosindaco Grégoire – ha deciso di rimanere fedele alla sua storia”. “E’ stata la vittoria di una certa idea di Parigi – ha aggiunto – una Parigi virale, progressista, popolare, una Parigi per tutti. Parigi – ha proclamato – non è e mai sarà una città di estrema destra”. I risultati da Marsiglia a Lione – I risultati definitivi del secondo turno delle amministrative in Francia certificano che le due forze estreme, il Rassemblement National (RN) e La France Insoumise (LFI) non hanno sfondato. Il partito di Marine Le Pen è stato battuto nel sud, territorio tradizionalmente favorevole all’estrema destra, a Tolone e a Nimes. Battute anche le alleanze della sinistra alleata con La France Insoumise, che perdono a Poitiers, Besançon e Limoges. Fra i risultati più importanti già resi noti, l’elezione dell’ex premier e sindaco uscente di Le Havre, Edouard Philippe, che aveva condizionato la propria candidatura all’Eliseo nel 2027 alla riconferma nel suo comune. La destra di Le Pen sconfitta anche a Marsiglia, dove il sindaco di sinistra uscente Benoît Payan è stato rieletto con il 54,34% dei voti battendo con 14 punti di vantaggio il deputato del Rassemblement National (Rn) Franck Allisio, mentre il sindaco ecologista di Lione, Grégory Doucet, è stato rieletto e ha battuto lo sfidante Jean-Michel Aulas, ex presidente della squadra di calcio locale, sostenuto dalla destra e dato a lungo come favorito dai sondaggisti. Doucet, alla testa di un’unione della sinistra che al ballottaggio ha firmato una “fusione tecnica” con LFI, ha ottenuto circa il 54% dei suffragi, contro il 46% di Aulas. Rn vince però a Nizza, dove Eric Ciotti, (UDR-RN), è stato eletto ed ha battuto il sindaco uscente, il centrista Christian Estrosi. Estrema destra ed estrema sinistra frenano – Con un’affluenza ancora una volta storicamente bassa (circa il 57% alle urne, superiore soltanto al 2020 con le elezioni in piena pandemia), la tendenza alla crescita dell’estrema destra e dell’estrema sinistra è apparsa, con caratteristiche diverse, in frenata. Il RN ha vinto in “decine di comuni” in questo ballottaggio, ha proclamato Marine Le Pen, rallegrandosi per una “vittoria immensa” del suo partito che ha ormai “migliaia di consiglieri municipali”. Ha perso però, sonoramente, in quella che poteva diventare la prima grande città ad essere governata dall’estrema destra, Marsiglia e in città dove tradizionalmente è forte, come Tolone e Nimes, sempre nel sud e nelle regioni preferite. Il numero 2 de La France Insoumise, Manuel Bompard, ha anche lui esultato per lo “sfondamento” del suo partito che “si conferma si amplifica e si rafforza”. Nonostante la sconfitta sonora a Limoges e in quasi tutte le città in cui i socialisti si sono alleati con LFI: una scelta che non soltanto si è rivelata perdente per la sinistra socialista, ecologista e comunista. Ma che ha visto vincere la strategia opposta, quella di respingere da parte socialista le offerte di LFI: così è stato a Parigi e a Marsiglia, dove Grégoire e Payan hanno vinto dopo aver – nonostante i dubbi di molti – respinto l’ipotesi di allearsi con il partito di Mélenchon. Fra gli esempi più clamorosi di questa tendenza, la sconfitta epocale della sinistra (unita con LFI) in una città come Clermont-Ferrand, governata dalla gauche da ben 80 anni, ad opera della destra Républicains. I socialisti alleati con LFI, hanno perso anche un altro feudo finora inviolabile, Tulle, dove da anni è eletto l’ex presidente ed ex segretario socialista, François Hollande. Importante, all’orizzonte delle presidenziali 2027, la conferma di Edouard Philippe sulla poltrona di sindaco di Le Havre: la rielezione nel porto della Normandia era stata considerata dall’ex premier una condizione per lui indispensabile per candidarsi all’Eliseo. E la sua sorte era scrutata con grande attenzione dagli analisti dal momento che i sondaggi che hanno messo le ali alle ambizioni delle estreme, vedono in lui il miglior potenziale avversario di Marine Le Pen (o Jordan Bardella se la leader del RN avrà impedimenti giudiziari) e di Jean-Luc Mélenchon. L'articolo Comunali in Francia, Parigi respinge la destra ed elegge Emmanuel Grégoire. Le Pen sconfitta a Marsiglia e Lione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Risate in apnea, corpi elettrici e tic immortali: al Bergamo Film Meeting 2026 riesplode il fenomeno Louis De Funès
Smorfie irresistibili, sbuffi da fumetto, gesti improvvisi, versi inconsulti. Louis De Funes è stato la maschera comica popolare della Francia intera per eccellenza. Basta una scrollata su Google “comici francesi” e appare, prima di tutti, sempre lui. Oppure è bastato seguire il Bergamo Film Meeting 2026, dove le proiezioni dei film da lui interpretati hanno fatto il tutto esaurito (l’abbiamo verificato di persona per Oscar alle quattro del pomeriggio, ndr). Sette i titoli riproposti con sagace selettività da una filmografia infinita, alcuni di questi campioni d’incassi assoluti (L’ala o la coscia, Le avventure di Rabbi Jacob, Oscar, Le Grand Restaurant), per delineare, a chi se lo fosse dimenticato, come si rideva spensieratamente fino agli anni Ottanta, giocando persino con tematiche d’attualità (l’invasione del cibo industriale negli anni Settanta in L’ala o la coscia, per dire). Molti in Italia ricordano qualcosa di De Funes, tante risate per qualche apparizione nelle sale, ma mai una vera e propria consacrazione del talento, della versatilità o, come si dice oggi, della performatività di De Funes. Un signore che arriva alla notorietà quando ha ormai cinquant’anni, a metà anni Sessanta, e che fa del suo muoversi saettante, a scatti, nervoso ed elettrizzato un marchio di fabbrica. “Contemporaneo di Paperino e Paperone, la sua elasticità e la sua dinamica ipervitaminica lo trasformano agli occhi dei più piccoli in un personaggio da cartone animato. In Oscar, con la sua “tirata del naso”, si pone precursore di Jim Carrey. Per cogliere la velocità della sua recitazione occorre guardare i suoi film un fotogramma alla volta”, scrive Alain Kruger nel catalogo del BFM 26. Originario di una famiglia nobile spagnola, tanta gavetta tra teatro e cinema, una passione per il pianoforte e il jazz statunitense, De Funes emerge a tutto tondo, delineando in autonomia le sue modalità di apparizione e recitazione tra il ’65 e il ’66, quando è co-protagonista assieme a un altro celebre comico francese, Bourvil, prima in Colpo grosso ma non troppo, poi in Tre uomini in fuga. Quest’ultima commedia patriottica e antinazista, ambientata nel 1941, diventa il film più visto in Francia con oltre 17 milioni di spettatori, record battuto soltanto dal Titanic di Cameron. Le proporzioni del successo di De Funes sono impressionanti. Le prestazioni in scena altrettanto. In una manciata di anni (1965-1975), interrotti dal primo infarto, e poi di nuovo da metà anni Settanta a inizio anni Ottanta, De Funes affina il personaggio dell’ometto borghese, brontolone, mugugnante, collerico, furbo, vestito con formale eleganza, in preda a tic, bocche arricciate, occhi serrati. In Le Grand Restaurant, direttore del ristorante Chez Septime, col vizio di tirare per dare ordini rigidissimi ai sottoposti, parte come un pazzo a elencare in tedesco la ricetta del soufflé. Tale è il piglio e la recitazione in apnea teutonica che, a un certo punto, un’ombra gli disegna sulla fronte un ciuffo nerissimo e tra naso e bocca un quadratino di baffetti hitleriani. E nonostante la salute non proprio salda, e l’età non più da ragazzino, De Funes è stato un’autentica furia nel ballo. Le coreografie sia in Le Grand Restaurant (un ballo cosacco coi piatti in mano), ma soprattutto in Le avventure di Rabbi Jacob (una danza sfrenata tra rabbini in mezzo al quartiere ebraico di Parigi), lo vedono al centro del gruppo di ballerini, leggero come una piuma eppur vivace tanto quanto i colleghi professionisti. De Funes supera, nella scala della risata francese, per agilità sia Bourvil sia Fernandel, poi arriva perfino accanto a una figura inaudita come Coluche, che affianca in L’ala o la coscia (1976). Padre e figlio perennemente squilibrati (In viaggio con papà, con Sordi e Verdone, ha un debito imbarazzante nei confronti di questo film), dove De Funes interpreta il più importante critico culinario francese (ricordate la scena dei brufoli che sbucano all’improvviso per via di una forzata intossicazione alimentare?) e Coluche dovrebbe sostituirlo, ma preferisce fare il clown in un circo. Ebbene, De Funes è nel tessuto sociale francese come nessuno prima di lui. Guardate anche solo come vengono affrontati i temi “bollenti” degli ebrei e dei neri in Le avventure di Rabbi Jacob. L’intera operazione filmica è una sciabolata trasversale ai luoghi comuni sul razzismo, nonché una scossa alle convenzioni del politicamente corretto sugli ebrei. Chissà, forse perché De Funes non professava un credo socialista, e anzi era un cattolico praticante, gollista con tendenze realiste, letteralmente nemico del comunismo e dell’Unione Sovietica. In un’intervista a Le Monde nel 1971 spiegava: “Essere di sinistra è una moda, come i capelli lunghi. La risata, invece, resiste. È innocente. Non capisco come si possa cercarvi significati nascosti”. Un tale ciclone popolare venne riconosciuto con il César alla carriera solo nel 1980. È Jerry Lewis (e chi meglio di lui?) a consegnarglielo, con tanto di tentativo di abbraccio rifiutato da De Funes con smorfie alla sua maniera. Inutile: il suo cinema andrebbe rivisto tutto e velocemente. In streaming non c’è (e figuriamoci). Magari qualche archivio della tv. Incrociamo le dita. L'articolo Risate in apnea, corpi elettrici e tic immortali: al Bergamo Film Meeting 2026 riesplode il fenomeno Louis De Funès proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Frana sul Monte Bianco, tre alpinisti italiani coinvolti: un morto e un ferito in Alta Savoia
Un’escursione in alta quota si è trasformata in tragedia sul massiccio del Monte Bianco, dove un alpinista italiano ha perso la vita e un altro è rimasto gravemente ferito a causa di una frana. L’incidente è avvenuto poco prima delle 13.30 di giovedì nella zona del Grand Flambeau, in Alta Savoia, a circa 3.400 metri di altitudine e nei pressi del confine con l’Italia. Secondo quanto riferito dal Plotone di Gendarmeria d’Alta Montagna (Pghm), il distacco improvviso di materiale roccioso ha colto di sorpresa un gruppo composto da tre alpinisti italiani, tra cui una guida. Per uno di loro non c’è stato nulla da fare: è morto sul colpo a causa dell’impatto. Un secondo alpinista ha riportato gravi ferite, con fratture multiple, mentre la guida è rimasta illesa. Immediato l’intervento dei soccorritori in alta montagna, che hanno raggiunto la zona e prestato le prime cure al ferito. L’uomo è stato poi evacuato in elicottero e trasportato all’ospedale di Annecy, dove è stato ricoverato in condizioni gravi. Le autorità francesi non hanno al momento diffuso ulteriori dettagli sull’identità delle persone coinvolte. Resta da chiarire la dinamica esatta dell’incidente, avvenuto in un’area particolarmente frequentata dagli alpinisti. FOTO DI ARCHIVIO L'articolo Frana sul Monte Bianco, tre alpinisti italiani coinvolti: un morto e un ferito in Alta Savoia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Francia
“Marsiglia, svegliati. Dovremmo vergognarci”: l’appello degli ultras OM contro l’estrema destra in vista del ballottaggio delle Municipali
“Dovremmo vergognarci, ci siamo sempre vantati di non avere fascisti nel nostro stadio”. Il gruppo ultras più numeroso dell’Olympique Marsiglia ha pubblicato un comunicato in cui ha invitato i tifosi a organizzarsi e mobilitarsi per votare contro l’estrema destra al secondo turno delle elezioni municipali, in programma in questo fine settimana. A Marsiglia, infatti, si è svolto il primo turno delle elezioni municipali, dove l’unione delle sinistre (tranne LFI) ha spinto in testa l’uscente Benoit Payant (36,7%), ma con il candidato del Rassemblement National Frank Alloisio che lo tallona al 35%. Al 12 si classifica la destra di Martine Vassal e al 10 il candidato degli Insoumis Sebastien Delogu. Anche qui, poche o nulle le speranze di trovare un’intesa tra le sinistre e il partito di Jean–Luc Mélenchon e il rischio di consegnare la città alla destra è molto più che concreto. “L’estrema destra è alle porte del potere nella nostra città. Non possiamo permettere che il partito della divisione, del razzismo e della xenofobia trionfi e vinca nella seconda città di Francia“, si legge in un comunicato dei “Vincitori del Sud” di Marsiglia. “Noi che ci vantavamo di non avere fascisti nel nostro stadio, a differenza di Lione, Lille o Parigi – dove il Rassemblement National ha ottenuto solo risultati marginali – dovremmo vergognarci“. La nota dei tifosi poi continua: “Domenica 22 marzo 2026, la tolleranza e la visione della convivenza devono prevalere sull’odio e sulla segregazione (…) I nostri anziani hanno sempre difeso ciò che è giusto; dobbiamo continuare. È nostro dovere bloccare questo partito politico, che non rappresenta altro che odio per gli altri”, aggiungono. Le elezioni si terranno lo stesso giorno in cui l’OM ospiterà il LOSC Lille allo Stade Vélodrome nel campionato di Ligue 1. La partita è stata spostata alle 17:15 a causa di potenziali problemi di sicurezza in seguito a quella che si preannuncia come una notte elettorale decisiva. “Marsiglia, svegliati”, insistono. L'articolo “Marsiglia, svegliati. Dovremmo vergognarci”: l’appello degli ultras OM contro l’estrema destra in vista del ballottaggio delle Municipali proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Marsiglia
“Ho cambiato ruolo, ma non è ciò che voglio. E così rischio di non andare al Mondiale”: al Milan scoppia anche il caso Fofana
“Non credo di essere sufficientemente forte, le statistiche dicono che potrei essere più efficace. E se guardo al Mondiale, non credo che mi si prenda in considerazione per questo ruolo”. Ora il Milan deve fare i conti anche con le parole di Youssouf Fofana in un’intervista all’Equipe. Mentre Allegri e il club rossonero sono alle prese con i mal di pancia di Rafa Leao dopo la sconfitta con la Lazio che ha allontanato il sogno scudetto, scoppia anche il caso del centrocampista francese. Dopo una stagione di corsa e abnegazione, all’improvviso Fofana manifesta tutta la sua insofferenza per il ruolo da mezzala che gli ha ritagliato Max Allegri. Una posizione che a suo dire lo sta penalizzando anche nelle scelte del ct Didier Deschamps, che finora lo ha sempre escluso dai convocati della Francia in questa stagione che porta al Mondiale nordamericano. Fofana si sente più mediano che mezzala: “Quando ti si dice che giocherai più alto, all’inizio sei pure contento. Alla fine, ho capito che non è necessariamente ciò che voglio. Lo faccio ovviamente per la squadra, ma mi piaceva molto essere all’origine delle azioni, controllare il ritmo di gioco della squadra, recuperare palloni”, ha spiegato all’Equipe. Allegri lo ha spostato per far spazio a Luka Modric, che a 40 anni ha bisogno di due scudieri come Rabiot e Fofana al suo fianco. Giocatori con gamba, che sappiano coprire ampie porzioni di campo. In questa posizione, da mezzala destra, Fofana però svela oggi di non sentirsi a suo agio: “Lo faccio con il club, soprattutto se siamo in lizza per un titolo. Ma non sono convinto che questo mi aiuti per il futuro”. In particolare se il futuro riguarda la Nazionale francese. Fofana è stato convocato l’ultima volta nell’ottobre 2024, poi è sparito dai radar di Deschamps. La metafora non è casuale: la Serie A infatti non viene trasmessa in Francia. Quindi nessuno vede Fofana giocare al Milan, soprattutto quest’anno che i rossoneri sono fuori dalle coppe europee: “Sono un giocatore del Milan, c’è chi lo vede, ma sul medio periodo non vengo preso in considerazione nei dibattiti mediatici su chi possa andare o meno al Mondiale. Ed è un peccato”, si è sfogato Fofana. La sua intervista non è un vero e proprio strappo con il Milan, quanto più un appello al ct Deschamps: “Rispetto le sue decisioni, ma sarebbe interessante parlarci di persona se ci sarà l’occasione. Non sono fatalista, ho il passaporto francese, sono convocabile e soprattutto ho molta voglia di andare al Mondiale. Per crederci, devo finire la stagione meglio di come l’ho iniziata”. Le parole di Fofana però svelano un malessere che di certo non farà piacere ad Allegri. Che non aveva bisogno di un altro grattacapo proprio quando la Serie A è arrivata alla volata finale. L'articolo “Ho cambiato ruolo, ma non è ciò che voglio. E così rischio di non andare al Mondiale”: al Milan scoppia anche il caso Fofana proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Parigi chiama Eliseo: la capitale francese al voto per il primo turno delle Municipali. Un test per le Politiche 2027
Domenica si vota in Francia per il primo turno delle municipali. Il voto riguarda circa 35 mila Comuni e il ballottaggio è previsto il 22 marzo. Uno scrutinio dunque formalmente locale ma che, a poco più di un anno dalle presidenziali, viene percepito dai partiti e da molto osservatori come il primo vero test politico in vista del 2027. Una sorta di pre-campagna per l’Eliseo e una novità per la Francia, poiché, come ha fatto notare di recente Pascal Perrineau, docente universitario e specialista del Centro di studi politici Cevipof, negli ultimi trent’anni “si è scavato un baratro tra la Francia nazionale e la Francia locale”. Ma nel frattempo, il panorama politico francese è cambiato e la sua frammentazione, con l’avvento del macronismo e l’ascesa degli estremi, sta di fatto segnando il sorpasso del classico confronto tra destra gollista e sinistra socialista. E le vicine comunali ne sono un esempio. Con l’Eliseo in prospettiva, alle urne si gioca domenica, da un lato, la “battaglia per l’egemonia a sinistra” tra partito socialista e France Insoumise: “Il vincitore spera di incarnare il voto utile contro l’estrema destra nel 2027”, scrive Le Monde. Dall’altro, il voto dirà quanto il Rassemblement national di estrema destra, che oggi governa una quindicina di comuni, ma solo una grande città, Perpignan, riuscirà a radicarsi a livello locale per trarne poi consenso nazionale: i sondaggi danno già praticamente certo l’accesso del Rn al ballottaggio per l’Eliseo. Le città che bisognerà seguire sono Nizza, Marsiglia, Tolone. A Parigi è annunciata la sfida tra Rachida Dati, l’ex ministra della Cultura, candidata dei Républicains e figura consolidata nell’ovest parigino, e il socialista Emmanuel Grégoire, candidato della sinistra unita, a eccezione di La France Insoumise. L’ultimo sondaggio Elabe dà in testa Grégoire con il 32% dei voti al primo turno, contro Dati al 26,5%. L’elemento politico nuovo è però la frammentazione del voto parigino. Il sondaggio accredita infatti altri tre candidati sopra il 10%, soglia necessaria per accedere al secondo turno: 13,5% a Sarah Knafo, candidata di Reconquête!, il partito dell’ultra destra di Eric Zemmour, 12% a Pierre-Yves Bournazel, candidato di Horizon, il partito di centro-destra di Edouard Philippe, 10,5% a Sophia Chikirou, candidata della France Insoumise. Cinque forze politiche potrebbero quindi essere potenzialmente presenti al secondo turno in diversi arrondissement. E se nessun blocco ottiene da solo la maggioranza sufficiente nel Consiglio di Parigi, dopo il 22 marzo potrebbe aprirsi una ulteriore fase di negoziazioni e alleanze. Nella capitale il voto chiude l’”era Anne Hidalgo” lunga dodici anni. Durante i suoi due mandati la città è stata trasformata: sono stati moltiplicati gli spazi pedonali e le piste ciclabili, sono comparsi corridoi verdi mentre lo spazio per l’auto si è ridotto. Il prezzo politico di questa trasformazione è stato alto. I sondaggi mostrano una città divisa sulla sua eredità: da una parte i tanti parigini che hanno aderito ai nuovi usi urbani, dall’altra una parte consistente che giudica eccessivo il ritmo del cambiamento, e critica i tanti cantieri avviati e non sempre finiti o mal realizzati. Per molti la città è più brutta e più sporca. A questo si aggiunge il dato più pesante: al termine del ciclo Hidalgo il debito municipale non è mai stato così elevato. Dai 4,18 miliardi di euro registrati a fine 2014, il passivo dovrebbe salire a 9,7 miliardi nel 2026, con un aumento del 133% in dodici anni. Rachida Dati ha quindi costruito la sua campagna intorno ai temi che interessano i parigini più insoddisfatti: pulizia urbana, sicurezza, mobilità, migliore gestione del bilancio. L’ex ministra della Giustizia degli anni bling bling di Nicolas Sarkozy, si è persino messa in scena in divisa da netturbino sul retro di un camion della spezzatura a raccogliere rifiuti, e si è fatta filmare mentre caricava casse di frutta e verdura al mercato alimentare di Rungis. I video sono diventati virali. Nell’ultimo meeting di ieri, al teatro Élysée Montmartre, ha lanciato un appello a votare contro il “socialismo municipale distruttore”: “Parigi non ha bisogno né di un successore né di un erede”. La sua candidatura è tuttavia accompagnata da un dossier giudiziario: Dati è indagata per corruzione per delle consulenze concesse a Renault quando era eurodeputata. È in questo contesto che si muove Emmanuel Grégoire, per anni primo vice di Anne Hidalgo. La sua candidatura è nata dentro una frattura interna del partito parigino: Hidalgo aveva infatti inizialmente sostenuto un altro nome per la sua successione e dichiarò persino pubblicamente che con Grégoire candidato “la sinistra avrebbe perso Parigi”. Una volta investito, il socialista si è ritrovato quindi nella posizione delicata di chi da, un lato, deve difendere il bilancio della sindaca uscente e della sua politica di trasformazione urbana, e dall’altro tentare di non identificarsi pienamente con lei e il suo metodo. Anche lui in meeting ieri, al Cirque d’Hiver, ha lanciato un appello ai parigini a “resistere” contro il rischio di alleanze tra Rachida Dati e l’ambiziosa Sarah Knafo: “L’alleanza tra destra ed estrema destra vuole far cadere Parigi – ha detto Grégoire- perché ritiene che se la capitale cadrà, nel 2027 cadrà anche il Paese. Ma Parigi non cadrà, Parigi resisterà!”. L'articolo Parigi chiama Eliseo: la capitale francese al voto per il primo turno delle Municipali. Un test per le Politiche 2027 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Quel rombo bianco sull’asfalto che incuriosisce gli automobilisti. Ecco cosa significa
La segnaletica stradale europea accoglie il simbolo di un rombo bianco, simile a quello della celebre marca Renault. No, non indica la prossimità a uno stabilimento produttivo dell’azienda francese, quanto la presenza di una corsia riservata. Il segnale in questione sta facendo la sua comparsa sulle principali arterie europee: la sua origine è nordamericana ed è destinato a delimitare le corsie HOV (High Occupancy Vehicle), una novità in rapida diffusione che mira a ottimizzare i flussi di traffico e ridurre l’impatto ambientale dei trasporti. L’obiettivo, infatti, è riservare una specifica corsia, solitamente quella di sorpasso posta all’estrema sinistra, a particolari categorie di utenti definiti “ad alta occupazione”. L’accesso a queste corsie non è libero, ma rimane strettamente limitato a veicoli che trasportano almeno due o tre persone, requisito che può essere specificato da pannelli integrativi con le diciture “2+” o “3+”. Oltre alle auto in carpooling, il transito è consentito ai mezzi di trasporto pubblico, ai taxi e ai veicoli al servizio di persone con mobilità ridotta. Un occhio di riguardo è rivolto pure alla transizione ecologica: i veicoli elettrici o a bassissime emissioni, identificabili attraverso sistemi di certificazione come il bollino Crit’Air adottato in Francia, possono usufruire di questo corridoio preferenziale. Naturalmente, rimangono esentati dai vincoli i mezzi di soccorso e le forze dell’ordine in servizio. In molti contesti, il segnale del rombo non è fisso a bordo strada ma viene visualizzato su pannelli luminosi a messaggio variabile. In questi casi, la limitazione è in vigore esclusivamente quando il pannello risulta acceso, mentre ulteriori cartelli possono definire specifiche fasce orarie di attivazione. Attualmente, la Francia è il Paese europeo dove la presenza di questa segnaletica è più capillare, avendo adottato il sistema in via definitiva dopo una fase sperimentale. Negli ultimi mesi, tuttavia, il rombo bianco è apparso con frequenza crescente anche sulle strade di Germania e Spagna. Proprio in Spagna le autorità hanno intensificato le campagne informative per educare i cittadini, dato l’aumento delle sanzioni per l’uso improprio di queste corsie. Le multe per chi trasgredisce sono severe: si parte da un massimo di 135 euro in territorio francese per arrivare ai 200 euro previsti dalla normativa spagnola. A rendere quasi inevitabile la sanzione interviene la tecnologia, poiché i trasgressori vengono individuati automaticamente da telecamere ad alta risoluzione capaci di contare con precisione il numero di occupanti all’interno dell’abitacolo. Nonostante il rombo bianco non sia ancora stato codificato all’interno del Codice della Strada italiano, è estremamente probabile che faccia il suo debutto nel prossimo futuro. Le corsie HOV sono infatti riconosciute a livello internazionale come uno strumento normativo e strutturale di grande efficacia per contrastare la congestione stradale nelle ore di punta. L’obiettivo a lungo termine è ambizioso: abbattere i livelli di inquinamento atmosferico nelle aree metropolitane, disincentivando l’abitudine di utilizzare l’auto con il solo conducente a bordo e promuovendo soluzioni di mobilità condivisa e sostenibile. L'articolo Quel rombo bianco sull’asfalto che incuriosisce gli automobilisti. Ecco cosa significa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La Francia nega la rogatoria per il sequestro dei beni dei Moretti ai pm che indagano sul rogo di Crans-Montana
Il tribunale giudiziario di Grasse, in Francia, ha respinto la richiesta di rogatoria internazionale avanzata dalla procura generale del Canton Vallese per il sequestro di beni immobili e finanziari riconducibili ai coniugi Jacques e Jessica Moretti, tra gli indagati per il rogo del bar Constellation a Crans-Montana, dove la notte di Capodanno sono morte 41 persone. E per cui è stato anche iscritto il sindaco Nicolas Féraud. La richiesta degli inquirenti svizzeri, presentata il 14 gennaio, riguardava in particolare un appartamento a Cannes, l’abitazione di famiglia a Sari-Solenzara, in Corsica, oltre ad alcuni conti bancari e a una polizza di assicurazione sulla vita. Secondo quanto stabilito dal tribunale francese le condizioni giuridiche per procedere non sussistono. “Le domande di rogatoria internazionale riguardanti beni che non hanno un legame diretto o indiretto con il reato – si legge nell’ordinanza contenuta negli atti dell’inchiesta – non sono, in ogni caso, possibili in Francia su richiesta di autorità straniere esterne all’Unione Europea, in assenza di una convenzione internazionale che lo preveda specificamente, e devono essere respinte”. Nel frattempo prosegue la difficile cooperazione tra le autorità giudiziarie svizzere e italiane sull’inchiesta relativa alla tragedia. Tra il 23 e il 27 marzo è infatti prevista la prima missione dei magistrati della procura di Roma a Sion per consultare il fascicolo dell’indagine elvetica sull’incendio. L’incontro è stato organizzato dalle procure del Vallese e di Roma dopo l’accordo per una “cooperazione rafforzata” definito il 19 febbraio a Berna tra il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi e la procuratrice generale del Vallese Béatrice Pilloud. Nell’indagine svizzera risultano indagati per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo i coniugi Moretti, proprietari del discobar teatro della tragedia, insieme a Christophe Balet, responsabile della sicurezza pubblica del Comune di Crans-Montana, e al suo predecessore Ken Jacquemoud e il sindaco. A Roma, invece, il fascicolo aperto dalla procura procede al momento contro ignoti per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni. L’autorità giudiziaria del Vallese ha acconsentito, in risposta alla richiesta di assistenza giudiziaria italiana, a mettere a disposizione dei magistrati romani il materiale probatorio raccolto finora nel corso delle indagini. I pm italiani potranno visionare gli atti e selezionare quelli ritenuti utili ai fini della successiva trasmissione formale all’Italia. Alla riunione prenderanno parte anche le polizie giudiziarie dei due Paesi. Resta invece sospesa la questione della costituzione di una squadra investigativa comune, richiesta dal governo italiano e per cui a fine febbraio l’Italia ha protestato. In questo contesto diplomatico ancora incerto, l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, richiamato a Roma il 24 gennaio, non è ancora rientrato a Berna. Una possibile rivalutazione della posizione del governo italiano potrebbe dipendere proprio dall’esito dell’incontro previsto a Sion alla fine del mese. L'articolo La Francia nega la rogatoria per il sequestro dei beni dei Moretti ai pm che indagano sul rogo di Crans-Montana proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Tariq Ramadan processato per stupro, il Tribunale di Parigi lo dichiara contumace e spicca un mandato d’arresto
Il Tribunale penale di Parigi ha deciso oggi di processare in contumacia l’accademico svizzero specializzato in studi islamici Tariq Ramadan, accusato di violenze sessuali in Francia e già condannato in via definitiva in Svizzera per lo stesso reato. I giudici hanno inoltre emesso un mandato d’arresto internazionale nei confronti del docente, dopo aver stabilito che le sue condizioni di salute gli consentirebbero di comparire in tribunale. Ramadan era professore di studi islamici contemporanei a Oxford e ha insegnato presso università in Qatar, Marocco e Svizzera. È stato costretto a prendere un congedo nel 2017 quando sono emerse accuse di stupro in Francia al culmine del movimento MeToo. Ramadan è accusato di aver stuprato tre donne in Francia tra il 2009 e il 2016 Il processo si era aperto lunedì scorso davanti alla Cour criminelle départementale de Paris, ma in assenza del principale imputato. Ramadan, 63 anni, non si era presentato alla prima udienza, suscitando immediatamente la reazione della corte. Secondo quanto dichiarato nei giorni scorsi da uno dei suoi avvocati, Marie Burguburu, l’islamologo è affetto da sclerosi a placche e sarebbe stato ricoverato da sabato scorso a Ginevra per l’aggravarsi della malattia. La difesa aveva quindi giustificato la mancata presenza in aula con le condizioni di salute dell’imputato. Di fronte all’assenza di Ramadan, un personaggio molto controverso anche per le sue “prediche” di ispirazione radicale, i giudici avevano deciso di disporre una perizia medica per verificare se lo stato di salute dell’accademico fosse effettivamente incompatibile con la sua partecipazione al processo. L’esame era stato affidato a due neurologi e basato sui referti medici disponibili. In attesa dei risultati, la corte aveva rinviato la decisione sul possibile rinvio del processo e fissato la ripresa dell’udienza per mercoledì pomeriggio. I magistrati si erano riservati di valutare gli esiti degli accertamenti prima di decidere se sospendere il procedimento o proseguire. La perizia medica resa nota venerdì ha concluso che Tariq Ramadan sarebbe nelle condizioni di potersi recare in tribunale a Parigi. Alla luce di questo risultato, la corte ha deciso di dichiararlo contumace e di proseguire il processo in sua assenza, emettendo allo stesso tempo un mandato di arresto internazionale nei suoi confronti. All’annuncio della decisione dei giudici, gli avvocati della difesa hanno abbandonato l’aula del tribunale. Il docente svizzero di origini egiziane ha sempre respinto con fermezza le accuse. L'articolo Tariq Ramadan processato per stupro, il Tribunale di Parigi lo dichiara contumace e spicca un mandato d’arresto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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