“Questo è uno dei più grandi onori della mia vita, il mondo è un posto più
sicuro adesso”. Era il 5 dicembre e Donald Trump riceveva il premio Fifa per la
pace come riconoscimento per “azioni straordinarie per la pace e l’unità”
dall’amico Gianni Infantino durante la cerimonia dei sorteggi dei Mondiali 2026.
Competizione che si giocherà proprio tra Usa, Canada e Messico. È passato un
mese e mezzo e il mondo è attraversato da tensioni mai viste, dopo l’attacco di
Trump in Venezuela e la sua intenzione di prendersi la Groenlandia. “Senza il
Nobel non mi sento più obbligato alla pace”, ha dichiarato Trump in una lettera
al primo ministro norvegese, Jonas Gahr Støre.
In mezzo ci sono un’operazione militare in Venezuela, culminata con la cattura
del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, le minacce a Iran, Messico,
Colombia e appunto Groenlandia, territorio indicato come “necessario” dal tycoon
per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Insomma, non proprio la situazione
ideale a pochi mesi dall’inizio dei mondiali, con una serie di tensioni che
potrebbero mettere a rischio la sicurezza durante la massima competizione per
nazionali. E proprio di questo la Fifa dovrebbe preoccuparsi.
In una dichiarazione rilasciata al quotidiano inglese The Guardian, un portavoce
della Fifa ha ribadito il pieno sostegno al premio per la pace e a Donald Trump,
sottolineandone i rapporti di collaborazione, che hanno contribuito alla
creazione di una task force della Casa Bianca per il torneo previsto a giugno.
Questa è la posizione pubblica, ma il The Guardian riporta anche un retroscena:
dietro a Infantino, filtra un disagio sempre più forte tra i funzionari Fifa,
preoccupati per l’impatto politico e sociale che la scelta del massimo organismo
internazionale calcistico possa generare. Nei palazzi Fifa si parla di “scelta
infelice”, di “errore di valutazione”.
Già pochi giorni dopo l’assegnazione del premio, il Comitato Etico della Fifa
era stato incaricato di indagare sul presidente Gianni Infantino, dopo una
denuncia presentata da FairSquare, organizzazione impegnata nella tutela dei
diritti umani, che aveva contestato al presidente della Federcalcio mondiale
almeno quattro presunte violazioni delle norme sulla neutralità politica in
occasione del sorteggio della fase a gironi dei Mondiali 2026 a Washington, uno
show di due ore in mondovisione ed ennesimo spot del presidente statunitense.
Adesso le tensioni crescenti a pochi mesi dall’inizio della competizione che
rendono il torneo tutto tranne che sicuro.
L'articolo Il premio Fifa per la pace dato a Trump: “Dietro Infantino, alcuni
funzionari in imbarazzo”. I timori per i Mondiali di giugno proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Fifa
Nella prossima riunione Ifab (International Football Association Board,
l’organismo che decide le regole del calcio) potrebbe arrivare un’altra
importante novità regolamentare dopo quelle arrivate in Serie A quest’anno:
l’utilizzo del Var per correggere le decisioni errate sui calci d’angolo. Al
momento infatti il regolamento non permette l’utilizzo del Var per cambiare la
scelta dell’arbitro sull’assegnazione di un calcio d’angolo: ecco perché quando
arriva un gol su un corner erroneamente assegnato, non viene annullato.
Nel protocollo Var infatti è previsto l’intervento per verificare fuorigioco,
espulsioni, falli o tocchi di mano durante l’azione del gol. Adesso la possibile
svolta: la novità proposta dalla Fifa si basa sull’uso dei microchip inseriti
all’interno dei palloni, capaci di rilevare automaticamente chi ha toccato per
ultimo il pallone prima dell’uscita dal campo. Un sistema che ridurrebbe
drasticamente gli errori di arbitri e guardalinee, che spesso si perdono tocchi
di altri giocatori.
Se approvata, la regola potrebbe debuttare già ai prossimi Mondiali previsti tra
Stati Uniti, Canada e Messico, “accontentando” di fatto Pierluigi Collina, che
aveva manifestato la volontà di evitare che “errori involontari” decidano il
destino di tornei così importanti. Come riferisce il Times, è molto probabile
che la norma venga approvata. Il sistema funzionerebbe esattamente come la Goal
line technology, con una “notifica” sull’orologio dell’arbitro che segnalerebbe
l’ultimo tocco e di conseguenza consentirebbe all’arbitro di non prendere
decisioni errate.
STOP ALLE PERDITE DI TEMPO: L’IDEA DELL’IFAB
L’altra grande lotta che l’Ifab sta portando avanti è contro il tempo perso. Si
valuta di dare agli arbitri la possibilità di attivare un countdown visibile con
le dita (5 secondi) se ritengono che un giocatore stia perdendo tempo su una
rimessa laterale o un rinvio dal fondo. Scaduti i cinque secondi, la palla
passerebbe agli avversari (rimessa invertita o corner concesso in caso di rinvio
non effettuato).
Nella riunione si parlerà anche della “Wenger Law“, la proposta dell’ex
allenatore francese di fischiare fuorigioco solo quando c’è “luce” (una
separazione visibile) tra tutto il corpo dell’attaccante e quello del difensore.
L'articolo Basta errori sui calci d’angolo: la novità pensata dall’Ifab per
segnalare all’arbitro l’ultimo tocco proviene da Il Fatto Quotidiano.
Oggi alle ore 18 Psg e Flamengo si sfideranno allo stadio Ahmed bin Ali di Al
Rayyan, in Qatar. Per cosa? Per alzare al cielo la Coppa Intercontinentale Fifa,
anche se nel mondo del calcio globale quasi nessuno sa di questa partita e quasi
nessuno la guarderà, esclusi ovviamente i tifosi francesi e brasiliani. Un
trofeo storico, nato nel 1960 per decretare il miglior club del pianeta, che è
stato progressivamente ridotto a un evento secondario. La maggior parte della
colpa è da attribuire proprio alla Fifa, che su questo torneo – per dirla in
modo poco ortodosso – ha combinato un gran casino.
Attualmente infatti esiste già una squadra di club campione del mondo in carica:
è il Chelsea, che ha vinto a luglio la prima edizione del Mondiale per Club
battendo in finale proprio il Psg. Il padrone del pallone, Gianni Infantino, ha
voluto fortemente questo torneo extra-large con cadenza quadriennale. Una vera e
propria Coppa del mondo, come quella tradizionale per le Nazionali. L’evento ha
provocato polemiche per il continuo aumento delle partite giocate e per la
consueta mania di gigantismo del presidente della Fifa, che per aumentare il suo
potere strizza l’occhio alle federazioni periferiche del calcio mondiale. Al
netto di tutto, però, questa novità (magari con qualche aggiustamento) può anche
avere senso. È invece un controsenso gigantesco aver ripristinato, al fianco del
nuovo Mondiale per Club quadriennale, la vecchia Coppa Intercontinentale con
cadenza annuale.
Un vantaggio certo del nuovo format partito nel 2025 è infatti quello di
concentrare tutto in una sola estate, decretando un club campione del mondo per
i 4 anni successivi. Così invece ci saranno di fatto due squadre “campioni” in
coabitazione. Il Chelsea lo rimarrà fino al 2028, mentre ogni anno sarà
affiancato da qualcuno: in questo caso, una tra Psg e Flamengo. Ma in questo
modo la Coppa Intercontinentale, che già aveva perso molto appeal nel nuovo
millennio, diventa un trofeo svuotato del suo significato originale. Serviva
appunto per mettere a confronto la vincitrice della Coppa dei Campioni (poi
Champions League) e della Copa Libertadores. Poi, dal 2005, fu presa in mano
dalla Fifa e trasformata nella Coppa del mondo per club FIFA, torneo allargato
ai sei club vincitori dei tornei continentali delle sei confederazioni
calcistiche.
Proprio con questo passaggio la competizione ha perso progressivamente interesse
e appeal, fino alla trasformazione di questa estate. Nel frattempo però
Infantino ha deciso di reintrodurre la defunta Coppa Intercontinentale, già a
partire dalla passata stagione, chiamandola Coppa Intercontinentale FIFA. La
prima edizione è stata vinta dal Real Madrid e – esattamente come questa – non
se l’è filata nessuno. Quest’anno il Flamengo è arrivato in finale battendo
prima i messicani del Cruz Azul e poi gli egiziani del Pyramids Fc, che avevano
sconfitto nei preliminari Auckland City e poi ai quarti i sauditi dell’Al Ahli
Sc. Il Psg invece è qualificato di diritto alla finale e si gioca tutto in una
partita. Un format scadente, per giustificare la presenza di tutti ma arrivare
comunque a una sfida conclusiva tra Europa e Sud America. Si gioca oggi alle 18
(in Italia la diretta è su Dazn). Se vince il Psg, diventa campione dopo aver
perso la finale contro il Chelsea campione. Un paradosso straordinario.
L'articolo La Fifa ha distrutto la Coppa Intercontinentale: oggi si gioca la
finale di un torneo storico che non interessa più a nessuno proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Alla fine la Fifa dà il contentino ai tifosi. Il massimo organo calcistico
internazionale – dopo le varie proteste a livello mondiale – ha deciso di
abbassare i prezzi solo di alcuni biglietti per i prossimi mondiali di calcio
2026 previsti tra Usa, Canada e Messico, dedicati ai tifosi maggiormente
fidelizzati delle nazionali partecipanti. Ciò significa che alcuni sostenitori
che seguiranno le proprie nazionali pagheranno soltanto 60 dollari per assistere
ai match anziché 4.185.
L’organismo che governa il calcio mondiale ha fatto sapere nella giornata di
martedì che i biglietti economici saranno destinati alle federazioni delle
nazionali qualificate, che poi decideranno come distribuirli ai tifosi che nelle
precedenti partite hanno più spesso seguito la propria Nazionale in casa e in
trasferta. La Fifa ha definito questi tagliandi Supporter Entry Tier e se ne
prevedono tra i 400 e i 750 a nazionale per ogni partita.
“LA POLITICA FIFA SUI BIGLIETTI È STATA DECISA IN FRETTA”: LA DENUNCIA DI FSE
La decisione è arrivata dopo gli incontri tra gli alti funzionari a Doha questa
settimana, dove si ritiene che le federazioni abbiano condiviso preoccupazioni
sul modello di prezzo. Intanto mercoledì si riunirà il Consiglio Fifa.
La federazione non ha specificato i motivi per cui ha deciso di rivedere le
proprie politiche sui prezzi, spiegando che costi più accessibili sono “pensati
per supportare ulteriormente i tifosi in trasferta che seguono le loro nazionali
durante il torneo”.
Ma per il gruppo Football Supporters Europe (Fse), che rappresenta i gruppi di
tifosi di base, la mossa rientrerebbe in una “tattica di pacificazione dovuta
alla reazione negativa globale”. Quindi, alle proteste che si sono susseguite
nelle ultime settimane.
“Questo dimostra che la politica della Fifa sui biglietti non è scolpita nella
pietra, è stata decisa in fretta e senza un’adeguata consultazione”, ha
affermato l’organizzazione in una nota. E tuttavia Fse ha fatto notare che “la
stragrande maggioranza” dei tifosi “dovrà comunque pagare prezzi esorbitanti,
molto più alti rispetto a qualsiasi torneo precedente”.
Un funzionario Fifa che ha seguito le discussioni nelle ultime settimane ha
dichiarato: “La domanda di biglietti è stata fuori scala, oltre 20 milioni di
richieste finora in quest’ultima fase. Abbiamo ascoltato i feedback e questa
nuova categoria è la cosa giusta da fare. Le federazioni dovranno stabilire chi
dovrebbe riceverli al meglio. È un torneo unico e un mercato unico negli Stati
Uniti, in particolare, che consente la rivendita su piattaforme secondarie. La
domanda è alle stelle”.
In precedenza, Fse, insieme al suo Disability and Inclusion Fan Network, aveva
dichiarato di aver scritto al presidente della Fifa Gianni Infantino per
“condannare” una politica che, a suo dire, nega ai tifosi disabili l’accesso ai
biglietti della categoria più economica e “si discosta nettamente” dalla prassi
abituale.
I PREZZI DEI BIGLIETTI
A prescindere da questa apprezzabile ma non sufficiente decisione di abbassare
il costo di pochi biglietti, la realtà parla di prezzi a partire da 180 dollari,
fino a 700 dollari per una semplice partita della prima fase. E non si tratta di
casi isolati. L’esempio più citato è quello di Germania–Curaçao, il match meno
costoso di tutta la fase a gironi: 180 dollari, tre volte l’importo promesso
qualche mese fa.
Ma altri incontri hanno cifre da capogiro: Inghilterra–Croazia oscillerà tra 264
e 700 dollari, mentre Scozia-Haiti tra 178 e 497 dollari. Una rivoluzione nel
sistema tariffario che rompe con ogni tradizione: per la prima volta nella
storia del torneo, la FIFA ha scelto di non applicare un prezzo fisso, ma di
basare il costo del biglietto sulla “popolarità percepita” delle squadre. Una
formula nebulosa, priva di criteri pubblici e contestata per la sua totale
opacità.
Se i prezzi della fase a gironi fanno discutere, quelli delle partite decisive
hanno scatenato indignazione pura. Secondo la BBC, il biglietto più economico
per la finale del 2026, in programma al MetLife Stadium di New York, costerà
4.176 dollari (circa 3.560 euro). La categoria intermedia è fissata a 5.560
dollari (4.739 euro), mentre la categoria premium arriverà a 8.860 dollari
(7.552 euro). Per capirne la portata: nel Mondiale 2022 in Qatar, il tagliando
meno caro per la finale costava l’equivalente di 600 dollari, mentre oggi si
superano i 4000. Sette volte tanto.
L'articolo La Fifa dà il contentino ai tifosi, abbassati i prezzi di pochissimi
biglietti dei Mondiali 2026: i criteri per ottenerli proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Un’aria di feroce malcontento soffia con veemenza sul calcio mondiale. Nulla a
che vedere con arbitraggi o sorteggi sfortunati. A scuotere la comunità dei
tifosi di tutto il globo sono i prezzi dei biglietti per il Mondiale 2026, resi
pubblici lo scorso giovedì e già al centro di una delle più dure contestazioni
degli ultimi anni. A guidare la protesta è Football Supporters Europe (FSE),
l’associazione riconosciuta dalla UEFA e dal Consiglio d’Europa che rappresenta
tifosi da tutto il continente: per loro, le nuove tariffe non sono solo
ingiuste. Sono un “tradimento monumentale”. Il motivo? L’aumento, definito
“fuori controllo”, dei costi per assistere alla Coppa del Mondo che si disputerà
tra Stati Uniti, Canada e Messico la prossima estate. Una sorpresa amarissima,
soprattutto perché la FIFA aveva garantito a settembre che il biglietto più
economico per la fase a gironi sarebbe costato circa 60 dollari.
Una promessa tradita in pieno: oggi, la realtà parla di prezzi a partire da 180
dollari, fino a 700 dollari per una semplice partita della prima fase. E non si
tratta di casi isolati. L’esempio più citato è quello di Germania–Curaçao, il
match meno costoso di tutta la fase a gironi: 180 dollari, tre volte l’importo
promesso qualche mese fa. Ma altri incontri hanno cifre da capogiro:
Inghilterra–Croazia oscillerà tra 264 e 700 dollari, mentre Scozia–Haiti tra 178
e 497 dollari. Una rivoluzione nel sistema tariffario che rompe con ogni
tradizione: per la prima volta nella storia del torneo, la FIFA ha scelto di non
applicare un prezzo fisso, ma di basare il costo del biglietto sulla “popolarità
percepita” delle squadre. Una formula nebulosa, priva di criteri pubblici e
contestata per la sua totale opacità.
Se i prezzi della fase a gironi fanno discutere, quelli delle partite decisive
hanno scatenato indignazione pura. Secondo la BBC, il biglietto più economico
per la finale del 2026, in programma al MetLife Stadium di New York, costerà
4.176 dollari (circa 3.560 euro). La categoria intermedia è fissata a 5.560
dollari (4.739 euro), mentre la categoria premium arriverà a 8.860 dollari
(7.552 euro). Per capirne la portata: nel Mondiale 2022 in Qatar, il tagliando
meno caro per la finale costava l’equivalente di 600 dollari, mentre oggi si
superano i 4000. Sette volte tanto. E non è tutto.
Analizzando l’intero percorso del torneo, dalla fase a gironi alla finale, il
pacchetto più economico per seguire la propria squadra potrà costare quasi 7.000
dollari, mentre quello più elevato arriverà a 16.400 dollari. In Qatar si andava
da 1.959 a 5.232 dollari: meno di un terzo. Come se non bastasse, non sono
previste riduzioni per bambini o famiglie, nonostante il Mondiale si svolga in
tre paesi in cui costi di viaggio e alloggio sono generalmente elevati. “A
peggiorare le cose”, denuncia FSE, “la categoria di prezzo più bassa non sarà
neppure accessibile alle associazioni dei tifosi più fedeli”, perché riservata
alla vendita generale che sarà soggetta a prezzi dinamici e dunque
potenzialmente ancora più alti.
Le reazioni dei tifosi non si sono fatte attendere. La Football Supporters’
Association inglese ha definito la strategia della FIFA “uno schiaffo in faccia
ai sostenitori”. Uno dei membri, Luke Buxton, ha parlato alla BBC di prezzi
“assolutamente scandalosi”, spiegando che la sua famiglia aveva programmato di
seguire la Nazionale inglese tra fase a gironi ed eliminazione diretta, ma ora
“non è sicuro di poter raggiungere nemmeno gli ottavi”. Lo scozzese John Wallan
teme che portare con sé i figli possa costare “tra le 15.000 e le 20.000
sterline”, una cifra che definisce “follemente spropositata”. Di fronte a questo
scenario, FSE ha deciso di fare un passo drastico: chiedere alla FIFA di
sospendere immediatamente la vendita dei biglietti e riconsiderare l’intero
impianto tariffario. Una richiesta che, al momento, non ha ricevuto risposta. E
chissà se la riceverà mai.
L'articolo Almeno 178 dollari per Scozia–Haiti, minimo 4mila per la finale: è
bufera per i prezzi folli dei biglietti per il Mondiale 2026 proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Il Comitato Etico della Fifa è stato incaricato di indagare sul presidente
Gianni Infantino, a seguito di una denuncia presentata da FairSquare,
organizzazione impegnata nella tutela dei diritti umani, che contesta al
presidente della Federcalcio mondiale almeno quattro presunte violazioni delle
norme sulla neutralità politica. Secondo quanto riportato da Bbc Sport, la
segnalazione riguarda il sostegno pubblico mostrato da Infantino al presidente
degli Stati Uniti, Donald Trump, in occasione del sorteggio della fase a gironi
dei Mondiali 2026 a Washington, uno show di due ore in mondovisione ed ennesimo
spot del presidente statunitense.
Durante l’evento, Trump ha ricevuto il primo Fifa Peace Award, premio Fifa per
la pace creato su misura per il tycoon da parte di Infantino dopo la mancata
nomination per il Nobel per la pace e consegnato direttamente dal presidente
Fifa durante la cerimonia dei sorteggi per i Mondiali 2026. “È uno dei più
grandi onori della mia vita. Ringrazio la mia famiglia e la mia fantastica First
Lady Melania. Oggi il mondo è un posto più sicuro”, aveva dichiarato Donald
Trump dopo aver ricevuto il premio da Infantino sul palco del Kennedy Center di
Washington Dc. Premio finito già precedentemente nel mirino di Human Rights
Watch: l’ong ha denunciato infatti opacità e mancanza di criteri verificabili.
FairSquare definisce l’assegnazione del premio “una chiara violazione del dovere
di neutralità della Fifa” e sostiene che il presidente della Federazione “non
abbia l’autorità di definire unilateralmente missione, politiche e valori
dell’organizzazione”. L’organizzazione ha inoltre ricostruito diverse
dichiarazioni rilasciate da Infantino nei mesi precedenti, sempre ritenute di
sostegno a Trump. Durante il sorteggio, il numero uno della Fifa ha affermato:
“Questo è ciò che vogliamo da un leader. Lei, signor presidente, potrà sempre
contare sul mio sostegno”.
Motivo per cui Fairsquare ha denunciato. “Ciò va oltre il semplice appoggio di
Infantino all’agenda politica del presidente Trump”, ha dichiarato Nicholas
McGeehan, direttore di FairSquare. “Riguarda il modo in cui la struttura di
governance della Fifa ha permesso al suo presidente di violare apertamente le
regole e di agire in modo contrario agli interessi del calcio mondiale”.
I LEGAMI TRA TRUMP E INFANTINO
L’ultima invenzione del presidente della Fifa ha svelato quello che ormai è già
evidente a tutti: Gianni Infantino e Donald Trump hanno un legame strettissimo,
anche e soprattutto per una questione d’affari. Infantino ha infatti un ruolo
sempre più influente nell’asse che lega Trump e i Paesi arabi del Golfo.
L’amicizia tra il numero 1 del calcio mondiale e il presidente americano è cosa
nota.
Un legame quasi smaccato, se si pensa che Infantino ha fatto traslocare il
quartier generale della Fifa dalla Svizzera alla Trump Tower. Senza dimenticare
il primo Mondiale per Club giocato quest’estate proprio negli Usa – con tanto di
trofeo originale regalato a Trump ed esposto alla Casa Bianca – e appunto il
Mondiale 2026 che si terrà sempre negli Stati Uniti, oltre a Canada e Messico.
Infantino e Trump condividono un certo approccio agli affari, in particolare le
manie di gigantismo, ma anche un particolare interesse verso i petroldollari dei
Paesi del Golfo. Come se non bastasse, recentemente Infantino ha inserito Ivanka
Trump – figlia di Donald – nel consiglio di amministrazione di un progetto
educativo da 100 milioni di dollari, in parte finanziato dalla vendita dei
biglietti per la Coppa del Mondo del 2026.
L'articolo Il comitato etico della Fifa indaga sul presidente Infantino per i
rapporti con Trump: “Violazione del dovere di neutralità” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Blatter, in confronto, era un dilettante. Anche l’ex presidente della Fifa, in
carica dall’8 giugno 1998 al 21 dicembre 2015, oggi 89 anni, costretto a farsi
da parte per lo scandalo corruzione che aveva travolto la federazione
internazionale, incensava i potenti, in particolare quelli degli stati asiatici
e africani, distribuendo denaro a pioggia con progetti calcistici in lungo e
largo, ma non arrivò a omaggiare gli autocrati della storia moderna in modo
sfacciato come il suo successore, Gianni Infantino. Il sorteggio della fase
finale del mondiale 2026, al Kennedy Centre di Washington, è stato un autospot
del presidente Donald Trump e una vergognosa manifestazione di servilismo da
parte di Infantino. Il dirigente numero uno del calcio ha inventato un
improbabile premio per la Pace per blandire Trump. Da qualche mese, si sa, il
Nobel è un chiodo fisso per Donaldone. Il presidente statunitense, lusingato e
contento come un bambino, ne ha approfittato per propagandare le eccellenze del
suo secondo mandato (“il mondo da un anno è più sicuro”, sottinteso da quando io
sono tornato alla Casa Bianca). Ha definito Infantino un “buon amico” (lo
sapevamo, da tempo i due si frequentano con una certa assiduità). Ha però
dimenticato di ricambiare la cortesia e di consegnare al prode Infantino un
premio meritatissimo: il Lecchino d’Oro.
Il dirigente svizzero, di chiara origine italiana – i genitori erano immigrati
provenienti da Lombardia e Calabria -, ha studiato giurisprudenza all’Università
di Friburgo, parla francese, tedesco, italiano, inglese, spagnolo, portoghese e
arabo, è stato Segretario Generale del Centro Internazionale di Studi Sportivi
(CIES) di Neuchatel e, dal 2000, fa parte della grande famiglia del calcio. Uno
scalatore agile e veloce: nel gennaio 2004 viene nominato Direttore della
Divisione Affari Legali e Licenze per Club della UEFA, nel 2007 diventa Vice
Segretario Generale della UEFA, nell’ottobre 2009 è promosso Segretario
Generale. Si fa le ossa a ritmo frenetico: introduce il Fair Play Finanziario,
migliora il supporto commerciale destinato alle associazioni nazionali più
piccole, cura l’allargamento del campionato europeo – un primo segnale di quella
che sarebbe stata la sua politica -, progetta la Nations League, collabora
all’idea platiniana dell’europeo 2020 itinerante. Nel 2015, il colpo di fortuna:
lo scandalo corruzione travolge il duo Blatter-Platini e lui si ritrova la
strada spianata per diventare presidente della Fifa. Viene eletto il 26 febbraio
2016. Nel 2019 viene confermato e nel 2023 approda al terzo mandato.
Quando sale sul trono per la prima volta, avvia una campagna “simpatia” per
distogliere l’attenzione dai processi in corso. Chiama a raccolta tutti i
campioni del passato, coinvolge nei progetti ex allenatori di livello come
Arséne Wenger, organizza partite di esibizione in cui, tra gli illustri ex, c’è
posto anche per lui: giusto così, porta le maglie, il pallone e persino il
campo. Nel 2016, la prima grana: i Panama Papers citano il suo nome nello
scandalo corruzione FIFA. Secondo queste carte, l’UEFA ha stipulato accordi con
personaggi incriminati con cui, in precedenza, Infantino aveva negato qualsiasi
relazione. Lui si dice “sgomento” e assicura di non aver mai trattato
personalmente con le parti coinvolte.
Con il mondiale di Russia 2018, assegnato prima del suo avvento, fa il salto
nella politica globale. Avvia un rapporto solido con Vladimir Putin, definisce
il torneo “il migliore di sempre” e nel 2019 riceve dal presidente russo la
medaglia dell’Ordine dell’Amicizia. Anche il Qatar ha ottenuto l’organizzazione
del mondiale prima del suo insediamento, ma Infantino cavalca l’onda e va a
vivere a Doha, dove diventa amico dello sceicco. Quando esplode la questione dei
diritti dei lavoratori immigrati non rispettati, dei salari sottopagati, del
reclutamento illegale di manodopera e delle prime vittime nella costruzione
degli impianti, Infantino respinge le accuse e contrattacca: “Per quello che noi
europei abbiamo fatto negli ultimi 3.000 anni, dovremmo scusarci per i prossimi
3.000 anni prima di dare lezioni morali. L’Occidente è ipocrita”. Il 19 novembre
2022, alla vigilia del mondiale, Infantino dichiara di “sentirsi qatariota,
arabo, africano, gay, disabile e lavoratore migrante”.
Il 31 ottobre 2023, Infantino annuncia l’assegnazione del mondiale 2034
all’Arabia Saudita. La monarchia di Riyad è nella lista nera dei paesi che non
rispettano i diritti umani ed è pesantemente coinvolta nell’omicidio del
giornalista dissidente Jamal Khashoggi, trucidato nel consolato saudita di
Istanbul il 2 ottobre 2018, ma Infantino non fa una piega. Viene spesso
fotografato con il principe Mohammed bin Salman, considerato il mandante
dell’omicidio-Khashoggi e, in diverse occasioni, sostiene sui social le
iniziative sportive saudite.
La rielezione di Trump ripropone il rapporto avviato con il presidente
statunitense quando, nell’agosto 2018, il mondiale 2026 viene affidato a Usa,
Canada e Messico. Infantino consegna a Trump una maglia personalizzata e un
pallone, ma la scintilla scocca quando, al termine della visita, Infantino dice
a Trump: “Nel calcio abbiamo i cartellini, gialli e rossi. Il giallo è un
avvertimento. Quando vuoi espellere qualcuno, ecco il rosso”. Estasiato, Trump
afferra il cartellino rosso e lo mostra alla stampa, in segno di avvertimento.
L’altro momento chiave si verifica a Davos, a inizio 2020. Trump è in
difficoltà. Ha appena affrontato il primo impeachment della sua presidenza per
abuso di potere. Infantino, di fronte a un gruppo di imprenditori, afferma:
“Trump dice esattamente quello che molti pensano, ma, cosa più importante, fa
quello che dice. Questo rende il sogno americano realtà, ma il sogno americano è
qualcosa che tutti noi dobbiamo avere”. Donaldone, commosso, lo ringrazia. Il
rapporto si stringe. I due si sentono spesso al telefono e giocano insieme a
golf. Infantino partecipa persino a missioni internazionali, come se fosse un
membro dello staff presidenziale. La rielezione di Trump galvanizza Infantino.
Il “soccer”, il calcio, si avvicina al mondo MAGA e all’American Business di
Miami, il presidente Fifa afferma: “Ho un ottimo rapporto con Trump, lo
considero un amico molto intimo. Dovremmo tutti sostenere ciò che sta facendo
perché penso che stia andando bene”. Infantino si è spinto troppo oltre: viene
accusato di aver violato lo statuto Fifa sulla neutralità politica, ma lui non
si scompone. S’intende bene con Trump perché condivide i principi di una
conduzione autoritaria. Chi si mette di traverso, viene emarginato: è il caso
del sindacato internazionale dei giocatori, escluso dal megavertice che si
svolge in occasione del mondiale per club 2025.
Lo show di Washington e il premio per la Pace consegnato a Trump sono l’apoteosi
di questa amicizia: uno governa la nazione più potente del mondo, l’altro
l’organizzazione sportiva più ricca. Nel congresso Fifa di Asunciòn, maggio
2025, vengono infatti annunciati introiti record nel periodo 2023-2026, con un
incremento di 13 miliardi di dollari rispetto al triennio precedente. Infantino
promette di reinvestirne 11,3: una pioggia di denaro, che blinderà il suo potere
e in cui il mondiale 2026 sarà un passaggio chiave, con una previsione di
incassi di 8,911 miliardi.
Le critiche più feroci allo show di Washington sono arrivate dall’Inghilterra,
mai tenera con Infantino. “L’assegnazione del premio Fifa per la Pace è sembrata
più legata al desiderio di Infantino di compiacere i politici potenti che
all’amore di Donald Trump per queste offerte di lealtà sfarzose e costose, che
ci rimandano alle corti medievali – scrive su X Henry Winter, grande firma
britannica –. Il premio assegnato a Trump ha indebolito lo statuto Fifa e ha
distratto l’attenzione dal vero trofeo in palio, la Coppa del Mondo. Infantino
non parlava a nome del mondo quando ha conferito il premio per la Pace. Che
presunzione! E’ spettacolarmente ingenuo, o semplicemente arrogante da parte
della Fifa, invadere aree che non le competono. Il momento del selfie è stato
particolarmente imbarazzante. Infantino ha dimenticato che la star non è un
avvocato di cinquantacinque anni come lui, ma il calcio. E’ allarmante ciò che
accade ai vertici del football quando prendono il potere. Persino Arséne Wenger
è cambiato da quando è stato nominato Responsabile dello Sviluppo Globale del
Calcio. Ora si batte per aumentare le partite, smentendo i tempi in cui, da
allenatore, criticava il gigantismo. Infantino dovrebbe ricordare che dirige una
federazione sportiva internazionale, non un’organizzazione politica. Deve
lavorare e servire il calcio, non se stesso”.
L'articolo Infantino oltre ogni limite: ora Trump e Bin Salman, prima Putin. Il
vero volto del presidente Fifa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il nuovo Peace Prize – Football Unites the World, premio per la pace istituito
dalla Fifa per premiare “individui che hanno compiuto azioni eccezionali per la
pace, unendo le persone nel mondo” è finito nel mirino di Human Rights Watch,
organizzazione non governativa che denuncia opacità e mancanza di criteri
verificabili.
Le critiche arrivano a poco più di 24 ore dall’assegnazione del riconoscimento,
prevista per venerdì 5 dicembre – alle 18 italiane – durante i sorteggi dei
Mondiali 2026 al Kennedy Center di Washington DC. Riconoscimento che però sembra
già avere un netto favorito: Donald Trump, che sarà presente alla cerimonia.
“La procedura non è trasparente, non esiste una lista di candidati né una
giuria”, ha dichiarato la direttrice di Human Rights Watch, Minky Worden,
sottolineando che persino il Consiglio Fifa, organo di supervisione della
federazione, sarebbe all’oscuro dell’iniziativa.
Premio istituito da Gianni Infantino proprio poche settimane dopo l’esclusione
di Donald Trump dalla corsa al premio Nobel per la pace, nonostante le pressioni
esercitate da diversi leader mondiali e da lui stesso. La Fifa ha affermato che
il premio consegnato quest’anno dallo stesso Infantino, verrà conferito
annualmente “a nome dei tifosi di tutto il mondo”.
Nel corso dell’evento ci sarà anche Andrea Bocelli, che si esibirà e condividerà
il palco con star mondiali come Robbie Williams, Nicole Scherzinger e i Village
People, mentre la serata sarà condotta da volti internazionali dello spettacolo
quali Heidi Klum, Kevin Hart e l’attore e produttore Danny Ramirez.
Dubbi e timori sono stati espressi anche da Reporters Without Borders, che teme
ripercussioni sui media internazionali durante i Mondiali: secondo
l’organizzazione, i rigidi controlli alle frontiere statunitensi potrebbero
impedire ai giornalisti l’ingresso nel Paese durante il torneo, anche per motivi
banali come un post sui social non gradito all’amministrazione.
Worden ha infine ricordato come, dall’insediamento di Trump, “il mondo non
sembri più il benvenuto” negli Stati Uniti: secondo dati governativi analizzati
da Human Rights Watch, tra il 20 gennaio e il 15 ottobre almeno 92mila persone
sarebbero state arrestate nelle città americane che ospiteranno i Mondiali.
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l’ong asfalta il premio Fifa per la pace fatto su misura per Trump proviene da
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Andrea Bocelli sarà tra i protagonisti del grande show di intrattenimento che
accompagnerà il sorteggio dei gironi dei Mondiali, in programma venerdì 5
dicembre alle 18 italiane, al John F. Kennedy Center for the Performing Arts di
Washington. Bocelli si esibirà e condividerà il palco con star mondiali come
Robbie Williams, Nicole Scherzinger e i Village People, mentre la serata sarà
condotta da volti internazionali dello spettacolo quali Heidi Klum, Kevin Hart e
l’attore e produttore Danny Ramirez.
Bocelli torna così a un grande appuntamento legato al calcio: già in occasione
della cerimonia di apertura di Uefa Euro 2020, allo Stadio Olimpico di Roma, la
sua esibizione aveva regalato un momento molto apprezzato da tifosi e addetti ai
lavori. Il sorteggio e lo show andranno in diretta su Fifa.com e su tutti i
canali ufficiali social dell’organizzazione, con milioni di spettatori attesi in
tutto il mondo.
Sarà così una cerimonia con diverse star ad animare l’evento, a cui parteciperà
peraltro anche Donald Trump. Il presidente Usa potrebbe nell’occasione ricevere
il premio per la pace istituito dalla Fifa, che sembra infatti creato
intenzionalmente per cucirlo addosso a lui, come lasciano intendere le parole di
Infantino.
“In un mondo sempre più instabile e diviso, è fondamentale riconoscere
l’eccezionale contributo di coloro che lavorano duramente per porre fine ai
conflitti e unire le persone in uno spirito di pace”, aveva dichiarato
Infantino. La Fifa ha affermato che il premio consegnato quest’anno dallo stesso
Infantino, verrà conferito annualmente “a nome dei tifosi di tutto il mondo”.
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dei sorteggi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cristiano Ronaldo è di nuovo al centro della scena, stavolta non per un gol
impossibile o una rovesciata destinata a rimbalzare per anni sui social. La
notizia che potrà giocare la prima partita del Portogallo ai Mondiali 2026 ha
sollevato un polverone mediatico che va oltre il campo. Una decisione della FIFA
lo ha infatti graziato da una squalifica che sembrava inevitabile, trasformando
un caso disciplinare in una questione dai confini politici, economici e
simbolici. Comincia tutto da un gesto improvviso e scomposto: la gomitata a Dara
O’Shea durante la sconfitta del Portogallo contro l’Irlanda nella nona gara di
qualificazioni al Mondiale 2026. Un episodio che ha portato al cartellino rosso
per Ronaldo e una squalifica che, secondo il regolamento FIFA per condotta
violenta, avrebbe potuto essere di tre partite.
Una pena comprensibile per un gesto del genere, che però avrebbe rischiato di
privare inizialmente il Mondiale di uno dei suoi volti di punta. Ronaldo ha già
saltato la gara successiva, quella conclusiva delle qualificazioni contro
l’Armenia. Una partita che ha fatto da sfondo alla prima e unica giornata di
squalifica che il portoghese dovrà scontare, almeno per ora. La FIFA ha
stabilito che le restanti due giornate resteranno congelate per un anno, sospese
con la condizionale, nel caso in cui CR7 commetta nel prossimo anno “un’altra
infrazione di natura e gravità simili”. Una decisione annunciata attraverso una
nota severa nella forma, permissiva nella sostanza. Ed è proprio qui che nasce
la discussione.
Secondo indiscrezioni rilanciate dalla BBC e dal Daily Mail, la Federazione
portoghese avrebbe fatto appello per ottenere una riduzione della pena,
sottolineando che si trattava del primo rosso in 225 presenze di Ronaldo con la
Nazionale. Una linea difensiva che avrebbe trovato terreno fertile negli
articoli 25 e 27 del codice disciplinare FIFA, che consentono all’organo
giudiziario di attenuare o sospendere una sanzione anche in modo totale. Non si
tratta, in effetti, di un precedente isolato. Laurent Koscielny nel 2014 vide
ridotta una squalifica dopo uno schiaffo a Oleksandr Kucher dell’Ucraina, mentre
Mario Mandzukic, espulso durante gli spareggi contro l’Islanda, poté giocare già
dalla seconda partita dei Mondiali brasiliani. Niente però è comparabile alla
portata simbolica del caso che vede protagonista Ronaldo.
A rendere la questione più incandescente ci ha pensato il Daily Mail, rivelando
che le federazioni che si ritroveranno ad affrontare il Portogallo potrebbero
ricorrere al TAS per contestare la sospensione della squalifica. Un percorso
tortuoso, perché occorrerebbe dimostrare un danno diretto, un legame
causa–effetto tra la presenza di Ronaldo in campo e una minore possibilità di
qualificazione. Una prova quasi impossibile da portare davanti a un tribunale
internazionale dello sport, soprattutto considerando l’ampio margine di
discrezionalità che il regolamento concede proprio alla FIFA.
Eppure, la sfera disciplinare non è l’unica in cui questa storia si muove. C’è
un’altra trama parallela, fatta di alleanze, simboli e rapporti di forza.
Ronaldo è oggi un volto centrale del calcio saudita, ambasciatore della Saudi
Pro League, figura chiave nella strategia di modernizzazione degli Emirati. Il
suo rapporto con Gianni Infantino è noto, così come quello con Donald Trump.
Proprio a Washington il campione portoghese è apparso recentemente come invitato
d’onore a una cena esclusiva alla Casa Bianca, organizzata per accogliere il
principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Un evento dal peso politico
enorme, in cui CR7 sedeva a pochi metri dal podio da cui Trump svelava: “Mio
figlio Barron è un tuo grande fan”. Che tutto ciò abbia influito sulla decisione
della FIFA? Nessuna prova, ma dei sospetti si sono manifestati. E nello sport
moderno, dove i confini tra campo, geopolitica e affari si intrecciano, anche le
percezioni contano. Così, tra regolamenti flessibili, pressioni internazionali e
un gioco di alleanze che va oltre il calcio, Cristiano Ronaldo potrà scendere in
campo all’avvio della sua ultima Coppa del Mondo. Non senza polemiche.
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tutte le partite dei Mondiali 2026. È polemica proviene da Il Fatto Quotidiano.