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Call center di Enel, le storie di chi deve scegliere se trasferirsi a 400 km di distanza o perdere il lavoro. Domani lo sciopero
C’è chi da Sulmona, in Abruzzo, rischia di essere spostato a Matera, quasi 400 chilometri di distanza. Altri potrebbero essere trasferiti da Campobasso a Napoli. Sempre nella città dei Sassi potrebbe finire un gruppo di lavoratori che oggi è in servizio a Potenza, quasi 100 chilometri più lontano dall’attuale sede, anche se l’intenzione iniziale era portarli a Bari. Da quando Enel ha bandito il nuovo appalto per le attività di call center e back office, è partita un’operazione – da parte dell’aggiudicataria Accenture – che potremmo definire un caso di ingegneria dell’esubero: una serie di trasferimenti che sembrano più orientati a un licenziamento di fatto che a una riorganizzazione delle sedi di lavoro. Anche perché è del tutto implausibile che le persone coinvolte – per il momento 400, ma potrebbero diventare migliaia – accettino di stravolgere la propria vita e il proprio equilibrio famigliare per mantenere un posto che non prevede certo salari particolarmente ricchi. LEGGI – Enel, domani sciopero nazionale call center Per il momento, la manovra è stata fermata dalle proteste dei sindacati. Il 9 gennaio ci sarà uno sciopero dei call center Enel organizzato dalle tre sigle delle telecomunicazioni: Slc Cgil, Fistel Cisl e UilCom. Gli interessati sono gli operatori che svolgono attività di customer care per conto di Enel, colosso dell’energia partecipato dal ministero dell’Economia. E, come al solito, non è sufficiente la proprietà pubblica della committenza per assicurare del tutto le tutele ai lavoratori in appalto. Parliamo, va ricordato, di un settore in profonda crisi e trasformazione, per via dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, con i chatbot che sostituiscono sempre più gli addetti umani in alcune delle attività richieste. Il bando prevedeva già di base esuberi per 1.500 lavoratori; tuttavia, la clausola premiava l’impresa che proponeva un piano di ricollocamento di questi lavoratori all’interno del perimetro aziendale, magari assegnandoli ad altre commesse. Ecco però dove si nascondeva il problema: Accenture ha sì proposto nuove collocazioni agli addetti in esubero, ma lo ha fatto prospettando degli spostamenti di fatto improponibili. Inizialmente si è parlato di una proposta di trasferimento da Potenza a Bari. Dopo le proteste dei sindacati, la proposta ha ristretto un po’ la distanza, quindi si è optato per portarli dal capoluogo lucano alla più “vicina” Matera. Si fa per dire, perché si tratta di un’ora e mezza di auto. Ancora più surreale la proposta di andare dalla provincia dell’Aquila fino a Matera, o dal capoluogo molisano a quello campano. Secondo i sindacati questa “è una deroga inaccettabile ai principi cardine della stessa clausola sociale e un chiaro tentativo di eluderla, scaricando sulle persone il prezzo dei processi di automazione dovuti anche all’introduzione dell’intelligenza artificiale“. Le sigle infatti fanno notare che la clausola sociale non imponeva solo di mantenere i lavoratori nella stessa azienda, ma anche di rispettare il criterio della territorialità, quindi a mantenerli vicino casa e non a centinaia di chilometri di distanza. “Un atteggiamento irresponsabile – proseguono – per una committenza quale Enel, che vede nel ministero dell’Economia il suo maggiore azionista. Oggi il problema riguarda 1500 addetti (complessivamente) operanti nelle attività back-office e quality, ma se il principio fosse esteso alle prossime gare in scadenza sul front-end, potrebbe riguardare oltre 6 mila addetti che da anni svolgono attività di assistenza alla clientela per le varie attività legate all’ex monopolista energetico”. Le trattative sono iniziate con i lavoratori di Potenza. Annarita Rosa è una lavoratrice di SmartPaper, azienda che ha perso l’appalto, e rappresentante sindacale della Cgil: “SmartPaper impiega circa 800 lavoratori a Potenza – racconta –, il 70% è formato da donne. Ci lavoro da 17 anni e non avevamo mai perso una gara. Ci troviamo in una situazione nuova. La gara è stata vinta da Accenture con un’altra società. Dopo i primi incontri c’è stata posta la necessità di spostare la sede a Bari, con una certa indifferenza da parte di Enel. Abbiamo subito fatto presente che Bari era improponibile”. Significherebbe “spostarsi a tanti chilometri da casa e trascorrere la giornata in macchina, oppure cambiare residenza, ma è impossibile se si ha famiglia. Questo braccio di ferro con l’azienda sta destabilizzando le famiglie; molte donne qui hanno i mariti che lavorano nell’area industriale di Melfi, anche quella in difficoltà”. Poi, la controproposta di Matera: “Ma anche qui sono 100 chilometri di distanza”, ricorda la lavoratrice. A poco è servita la proposta di svolgere buona parte delle giornate da remoto, perché i lavoratori non si fidano: “Lo smart working è frutto di un accordo individuale e può essere revocato”, conclude l’addetta. La situazione è questa: oltre 350 lavoratori, con età media tra i 45 e i 50 anni, devono decidere se spostarsi di almeno 100 chilometri o perdere il posto di lavoro, in un territorio con una complessa situazione occupazionale. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale potrebbe assorbire almeno una parte delle loro mansioni, e questa transizione sta avvenendo proprio nella galassia di una società partecipata dallo Stato. Le imprese vincitrici delle gare erano state invitate a non avviare altre operazioni di trasferimento, in attesa di definire la situazione di Potenza, invece sono arrivate le notizie di Sulmona e Campobasso, persino più problematiche di quella lucana. L'articolo Call center di Enel, le storie di chi deve scegliere se trasferirsi a 400 km di distanza o perdere il lavoro. Domani lo sciopero proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Trasferiti a centinaia di chilometri da casa o licenziati”: così Accenture vuole gestire il customer care di Enel
Trasferiti a centinaia di chilometri da casa, anche fuori regione, oppure licenziati. È questa la scelta di fronte alla quale si trovano 400 lavoratori del customer care del mondo Enel, che dà in appalto il servizio a diverse società. Il tentativo di trasferimento forzoso è stato denunciato dai sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e riguarda gli assunti da una delle società, Accenture Outsourcing, la più importante tra coloro che erogano il customer care per il colosso dell’energia che si è presentata in cordata con Datacontact. In un giro di cambio di appalti nel settore “back office e quality”, la società – che fa parte del gruppo del colosso della consulenza – sostituirà Smartpaper e ha prospettato l’esigenza di cambiare la sede di lavoro alle persone dedicate al servizio, attualmente impiegate tra Castelfranco Veneto e due paesi alle porte di Potenza, Tito e Sant’Angelo Le Fratte. Le società subentranti vorrebbero trasferire tutti tra Bari, Matera e Padova. Nonostante, denunciano i sindacati, il mantenimento del luogo di lavoro all’interno del proprio territorio è un elemento cardine delle normative del contratto collettivo del comparto Telecomunicazioni. Ed era anche prevista anche una clausola di salvaguardia occupazionale nella gara bandita da Enel. Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil temono inoltre che se l’operazione messa in campo da Accenture-Datacontact dovesse andare a buon fine, anche altre società coinvolte nell’erogazione del servizio per Enel – come Sdc, Gruppo Distribuzione e Synt – possano seguirla nel prossimo futuro: “Se il principio fosse esteso alle prossime gare in scadenza sul front-end, potrebbe riguardare oltre 6mila addetti che da anni svolgono attività di assistenza alla clientela per le varie attività legate all’ex monopolista energetico”. Da qui la decisione di proclamare uno sciopero per il 9 gennaio e la richiesta di un incontro al ministero delle Imprese e del Made in Italy, nonché un alert nei confronti del ministero dell’Economia che è l’azionista di riferimento di Enel. “Le gare prevedevano, a fronte di una previsione di esuberi pari al 35% dei 1.500 addetti, un meccanismo ‘premiale’ per le aziende che si fossero impegnate a reimpiegare in altre attività fuori da Enel i lavoratori in esubero. Ma fin da subito si è visto che le aziende aggiudicatarie, con la complicità di Enel, avrebbero eluso la clausola sociale superando il principio di territorialità”, sostengono i sindacati. Insomma, ad avviso dei rappresentanti dei lavoratori, il trasferimento chiesto da Accenture-Datacontact, il primo degli aggiudicatari per bacino di lavoratori, sarebbe un modo per superare una delle clausole previste dalla gara impostata da Enel e arrivare a licenziamenti “mascherati”. Le assunzioni proposte infatti sono a centinaia di chilometri di distanza dalle sedi attuali, sostengono ancora i sindacati, e in alcuni casi anche in regioni diverse da quelle di residenza e neanche limitrofe. “È una deroga inaccettabile ai principi cardine della stessa clausola sociale e un chiaro tentativo di eluderla, scaricando sulle persone il prezzo dei processi di automazione dovuti anche all’introduzione dell’intelligenza artificiale”, dicono ancora. Un “atteggiamento irresponsabile”, aggiungono. E mettono nel mirino anche Enel: “È immorale per qualsiasi azienda, a maggior ragione per una azienda a controllo pubblico, con utili milionari frutto di extraprofitti, aumentare i propri ricavi scaricando il peso sui lavoratori degli appalti del settore dei call center – concludono i sindacati – Se questo è anche l’approccio del governo italiano nell’affrontare gli effetti della digitalizzazione e della automazione sul mercato del lavoro, la crisi occupazionale del settore customer care non sarà altro che la punta dell’iceberg che si abbatterà sull’intero sistema”. Riccardo Saccone, numero uno della Slc Cgil, è netto: “Se dicessimo sì a questo modus operandi, vuol dire che daremmo il via libera a far pagare ai lavoratori l’obsolescenza del modello. È indubbio che gli operatori vadano riprofessionalizzati, ma non è questo il metodo”. L'articolo “Trasferiti a centinaia di chilometri da casa o licenziati”: così Accenture vuole gestire il customer care di Enel proviene da Il Fatto Quotidiano.
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