Non partono più solo i figli e i nipoti. Ora partono anche i nonni. Sono oltre
184mila gli over 75 residenti formalmente nel Mezzogiorno ma che vivono
stabilmente al Centro-Nord, quasi il doppio rispetto ai circa 96mila del 2002.
Una migrazione silenziosa, spesso invisibile nelle statistiche ufficiali, fatta
di anziani che lasciano le proprie case per ricongiungersi con le famiglie
emigrate o per avere accesso a servizi sanitari migliori. A dirlo è il rapporto
di Svimez e Save the Children “Un Paese, due emigrazioni. Freedom to move, right
to stay”.
Secondo le stime del report, la crescita dei cosiddetti “nonni con la valigia”
riflette due dinamiche intrecciate: il ricongiungimento familiare con figli e
nipoti emigrati e la difficoltà di ricevere servizi di cura adeguati nel
Mezzogiorno, dove l’offerta sanitaria e assistenziale resta più debole rispetto
al resto del Paese. Una mobilità “sommersa”, che segue la grande fuga dei
giovani laureati e ne rappresenta una conseguenza diretta.
Dal 2002 al 2024, quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno
per trasferirsi al Centro-Nord, con una perdita netta di circa 270mila giovani
qualificati. A questi si aggiungono oltre 63mila laureati meridionali emigrati
all’estero, per una perdita netta di altri 45mila talenti. Complessivamente,
quasi un milione di giovani under 35 ha trasferito la residenza dal Sud al
Centro-Nord nello stesso periodo, con una perdita netta di oltre 500mila
residenti nella fascia 25-34 anni, di cui circa 270mila laureati.
Il fenomeno si intensifica nel tempo. La quota di laureati tra i migranti
meridionali è triplicata: dal 20% nel 2002 a quasi il 60% nel 2024. Nel solo
ultimo anno analizzato, circa 23mila giovani laureati hanno lasciato il Sud per
il Centro-Nord e oltre 8mila hanno scelto l’estero. Secondo la Svimez, il titolo
di studio avanzato è diventato “un potente fattore propulsivo” della mobilità,
alimentando “una dinamica di progressivo svuotamento selettivo del capitale
umano più qualificato”, che compromette le prospettive di sviluppo del
Mezzogiorno.
La fuga è sempre più femminile e qualificata. Dal 2002 al 2024, 195mila laureate
hanno lasciato il Sud per il Centro-Nord, 42mila in più rispetto agli uomini.
Oggi quasi il 70% delle giovani donne meridionali che emigrano verso il
Centro-Nord ha una laurea, contro il 50,7% degli uomini. La mobilità femminile,
sottolinea il report, è “sempre più concentrata sui profili a elevata
istruzione”, rafforzando il carattere selettivo della perdita di capitale umano.
PER IL CENTRO-NORD SALDO NETTO POSITIVO DI 270MILA LAUREATI
Il Centro-Nord continua ad attrarre giovani qualificati dal Mezzogiorno,
registrando un saldo netto positivo di circa 270mila laureati. Ma allo stesso
tempo perde i propri talenti verso l’estero. Tra il 2002 e il 2024, 154mila
laureati hanno lasciato il Centro-Nord per trasferirsi fuori dall’Italia, con un
saldo negativo di oltre 95mila giovani altamente qualificati. Nel solo 2024,
quasi 38mila giovani under 35 centro-settentrionali si sono trasferiti
all’estero, di cui circa 21mila laureati.
La mobilità non aspetta più la laurea. Nell’anno accademico 2024-2025, sono
70mila i giovani del Sud che studiano in un ateneo del Centro-Nord, oltre il 13%
del totale. La percentuale sale al 21% nelle discipline STEM. Una scelta che
spesso diventa definitiva. A tre anni dalla laurea, l’88,5% dei laureati negli
atenei del Centro-Nord lavora nella stessa area, mentre tra chi si laurea al Sud
meno del 70% trova lavoro nel territorio di origine. “L’immatricolazione in un
ateneo del Centro-Nord diventa il primo passo di una traiettoria di mobilità di
medio-lungo periodo”, evidenzia il report.
FATTORE ECONOMICO DETERMINANTE
Il fattore economico resta determinante. I laureati italiani che lavorano
all’estero guadagnano tra 613 e 650 euro netti al mese in più rispetto a chi
resta in Italia. Anche restando nel Paese, il divario territoriale è evidente:
nel Mezzogiorno la retribuzione media è di 1.579 euro netti mensili, contro i
1.735 euro del Nord-Ovest. Il divario aumenta ulteriormente considerando il
genere: una laureata del Sud guadagna in media 1.487 euro al mese, contro i
1.862 euro di un laureato del Nord-Ovest.
La fuga dei laureati comporta anche una perdita economica enorme. La Svimez
stima in circa 6,8 miliardi di euro l’anno il costo dell’emigrazione interna dei
giovani laureati dal Mezzogiorno, a cui si aggiungono 1,1 miliardi annui persi
per le migrazioni estere. “Questo meccanismo trasferisce ogni anno una quota
rilevante dell’investimento pubblico dal Mezzogiorno verso le aree più forti del
Paese”, sottolinea il report.
La migrazione è ormai parte delle aspettative di vita. Oltre un terzo degli
adolescenti meridionali considera importante trasferirsi in futuro in un’altra
città e il 38,2% valuta positivamente l’idea di vivere all’estero. Secondo la
Svimez, le migrazioni dei giovani laureati “rappresentano sempre più spesso una
risposta obbligata alla carenza di opportunità economiche, occupazionali e
sociali nei territori di origine”.
Così, mentre i giovani partono per costruirsi un futuro, i nonni li seguono. E
la fuga dal Sud non è più solo una questione di lavoro, ma di intere famiglie
che si spostano, lasciando dietro di sé territori sempre più svuotati.
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figli e nipoti. In vent’anni emigrati 350mila giovani laureati proviene da Il
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Tag - Emigrazione Italiana
Fuga dall’Italia. Sono 630mila i giovani tra i 18 e i 34 anni che hanno lasciato
il nostro Paese tra il 2011 e il 2024. Se si restringe il periodo di riferimento
solo al 2024, si contano 78mila partenze. A raccontarlo è il Rapporto Cnel 2025
“L’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati”, presentato oggi a
Villa Lubin, a Roma, dal presidente del Cnel, Renato Brunetta, e curato da
Valentina Ferraris e Luca Paolazzi (Ref).
Il rapporto mette il relazione le variabili socio demografiche con il valore
economico del capitale umano della fascia under 35. Seguendo questa logica, la
ricerca stabiliscono che il valore del capitale umano espatriato dal 2011 al
2024 ammonta a circa 159 miliardi di euro. Una stima in cui rientrano gli
ostacoli alle pari opportunità, così come le disuguaglianze sociali nel nostro
Paese. Innanzitutto, di genere: la quota femminile delle persone espatriate nel
2024 è il 48,1%, in aumento rispetto al 46,6% medio dell’intero periodo.
Le destinazioni dei giovani emigranti sono soprattutto altre nazioni europee.
Prima destinazione dei giovani italiani è il Regno Unito, con una quota pari al
26,5%. La seconda è la Germania e a seguire Svizzera, Francia e Spagna. E chi
viene in Italia invece? Pochissime persone, soltanto l’1,9% di chi arriva
dall’estero. Come destinazione, il nostro Paese è preceduto da Danimarca e
Svezia, che sono però molto più piccole per popolazione ed economia.
Alti anche i dati della migrazione interna: nel periodo 2011-24 si sono
trasferiti dal Mezzogiorno al Centro-Nord, al netto di quelli che sono arrivati,
484mila giovani italiani. 240mila sono andati nel Nord-Ovest dal resto d’Italia,
163mila nel Nord-Est e 80mila nel Centro. Il deflusso record è quello della
Campania, pari a 158mila, poi Sicilia con 116mila e Puglia con 103mila.
L’afflusso più alto è stato in Lombardia, con 192mila, seguito
dall’Emilia-Romagna (106mila) e Piemonte (41mila).
Il giovane capitale umano trasferito nel 2011-24 dal Mezzogiorno al Nord
corrisponde a un valore di 147 miliardi di euro, di cui 79 miliardi relativo al
trasferimento dei giovani laureati, 55 a quello dei diplomati e 14 a quello dei
non diplomati. La Lombardia è la regione che ha ricevuto più capitale umano
giovane dai movimenti interni, pari a 76 miliardi, seguita dall’Emilia-Romagna
con 41 miliardi, dal Lazio con 17 e dal Piemonte con 15. La Campania è la
regione che ha perso più capitale umano giovane dai movimenti interni: 59
miliardi. Poi viene la Sicilia con 44 miliardi, la Puglia con 40 e la Calabria
con 24.
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