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Privacy online: cittadini Ue più consapevoli, ma col Digital Omnibus si rischia di dire addio alla trasparenza
di Nicola Bernardi Mentre la digitalizzazione della vita quotidiana avanza rapidamente, crescono d’altra parte anche la consapevolezza e le preoccupazioni per i rischi legati alla condivisione di informazioni sensibili online. A evidenziarlo sono gli ultimi dati di Eurostat, secondo cui sempre più spesso gli utenti internet dell’Unione Europea adottano misure concrete per proteggere la loro privacy e limitare l’accesso alle proprie informazioni digitali. Nel 2025 più della metà degli utenti europei (56,2%) ha scelto di negare il consenso alle richieste di utilizzare i propri dati per finalità pubblicitarie, e ha anche rifiutato l’accesso della propria posizione geografica. Gli utenti non si rassegnano quindi ad essere tracciati online, e sono sempre più diffidenti verso app e piattaforme online che chiedono l’autorizzazione all’utilizzo automatizzato dei loro dati per profilazione e marketing, ritenendo tali pratiche un’intrusione nella sfera personale, spesso caratterizzata da scarsa trasparenza e consensi estorti con tattiche ingannevoli. Anche altre azioni di protezione, come la limitazione dell’accesso ai profili sui social media o agli archivi di cloud condivisi, sono diventate più diffuse: circa il 46% degli utenti dichiara infatti di aver adottato questi accorgimenti. Altri comportamenti protettivi comprendono la verifica della sicurezza dei siti web prima di fornire i propri dati (iniziativa intrapresa da circa il 39% degli utenti), e nonostante le informative sulla privacy siano articolate e non chiare, il 37,6% degli utenti dichiara che adesso si prende il tempo per leggerle prima di fornire il proprio consenso. I dati Eurostat mettono in luce come la sensibilità verso la privacy non sia però omogenea in tutta l’Ue. Nei Paesi nordici e in alcuni Stati dell’Europa occidentale si registrano percentuali molto elevate di utenti che adottano misure di protezione. In Finlandia, per esempio, ben 92,6% degli internauti dichiara di aver preso almeno una precauzione per proteggere i propri dati, seguito da Paesi Bassi (91,2%) e Repubblica Ceca (90,3%). Al contrario, negli Stati dell’Europa centro-orientale e sudorientale si osservano tassi più bassi: in Romania la quota di utenti attivi nella protezione dei dati è del 56%, in Slovenia del 57,4% e in Bulgaria del 62%. Confortante il dato dell’Italia, dove l’80,1% degli utenti ha dichiarato di adottare delle precauzioni per proteggere la propria privacy. Queste differenze geografiche possono essere influenzate da vari fattori socio-economici, compresi i livelli di istruzione digitale, la diffusione delle tecnologie e la fiducia nei meccanismi di tutela dei diritti civili online. Tuttavia, anche nei Paesi con percentuali più basse si nota un aumento costante delle azioni volte a tutelare la privacy rispetto agli anni precedenti, suggerendo che la sensibilità sul tema sta crescendo ovunque. La crescente sensibilità dei cittadini europei verso la privacy si inserisce in un contesto politico e legislativo in evoluzione, in cui negli anni passati le normative come il Gdpr hanno contribuito a costruire un quadro giuridico rigoroso per la tutela dei diritti digitali, imponendo alle aziende e alle istituzioni obblighi di trasparenza, limitazione delle finalità e controllo dell’utente, ma che adesso rischia di essere notevolmente annacquato dalle semplificazioni al vaglio dell’Ue con il “Digital Omnibus”. Se esso dovesse essere approvato così come è stato proposto dalla Commissione Europea, vedrebbe ancora più erose le garanzie a tutela della riservatezza, permettendo alle aziende tecnologiche di processare legalmente categorie sensibili di dati come informazioni dalle quali è possibile dedurre convinzioni politiche o religiose, etnia o salute, per finalità di training e operatività, e allenare legittimamente gli algoritmi delle loro intelligenze artificiali prendendo i dati personali presenti su social network. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. L'articolo Privacy online: cittadini Ue più consapevoli, ma col Digital Omnibus si rischia di dire addio alla trasparenza proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Giocattoli per bambini con Ai generativa: così gli smart toys raccolgono dati e sfidano la privacy
di Cibelle Dardi Dicembre, stagione di tredicesime e scontrini lunghi, vede la macchina dei consumi natalizi accelerare a pieno regime. Tra le corsie dei supermercati e le vetrine online, quest’anno emerge un ospite speciale, non si vede ma si percepisce ovunque: l’intelligenza artificiale generativa. In pochi anni, i giocattoli con IA generativa (smart toys) hanno soppiantato il bambolotto con chip: orsetti che creano storie, robot che memorizzano abitudini e console perennemente connesse. La questione non è soltanto tecnologica, è soprattutto economica: il giocattolo non è più il prodotto finale, ma diventa il terminale di una filiera di raccolta dati. I report Trouble in Toyland 2025 e Privacy Not Included di Mozilla evidenziano come, in molti smart toys, sicurezza e tutela dei minori cedano il passo ai margini di profitto e alle esigenze di lancio sul mercato in tempi rapidi. Gli smart toys sono giocattoli interattivi connessi via Wi‑Fi o Bluetooth, equipaggiati con microfoni, fotocamere, geolocalizzazione e sensori: il bambino non interagisce con un semplice peluche, ma con server remoti che accumulano dati su comportamenti e voce, sollevando dubbi sulla privacy. Uno studio dell’Università di Basilea ha valutato 12 smart toys presenti sul mercato europeo, riscontrando criticità rilevanti di conformità al Gdpr, dall’assenza di crittografia adeguata nel traffico dati di alcuni dispositivi alle app che chiedono permessi (microfono, geolocalizzazione) non sempre necessari al semplice funzionamento del gioco. Tra i nuovi arrivi sugli scaffali c’è anche Poe l’Orso Peluche Racconta Storie, distribuito da Giochi Preziosi. Si tratta di un peluche che utilizza l’IA generativa per creare favole personalizzate, appoggiandosi all’app Plai Ai Story Creator e a un’infrastruttura cloud per l’elaborazione del linguaggio. Secondo quanto dichiarato dal produttore nelle Faq di supporto, i dati non vengono venduti e le informazioni inserite nell’app servono unicamente a personalizzare la storia; resta il fatto che questo scambio continuo di input abitua il bambino all’idea che l’accesso all’intrattenimento passi attraverso la condivisione di dati. Anche le icone del passato cambiano pelle: il Tamagotchi Uni di Bandai, erede dell’ovetto anni ’90, oggi si connette al Wi‑Fi per entrare nel Tamaverse, metaverso proprietario dove si incrociano personaggi, oggetti virtuali ed eventi globali. Quel che era un circuito chiuso sul piccolo display diventa così un nodo di rete, aggiornato da remoto e immerso in uno scambio continuo di dati, che richiede ai genitori molta più attenzione e competenza digitale. Il quadro è ancora più preoccupante nel segmento low cost, popolato da robot interattivi che replicano funzioni e design dei modelli di punta – come i cani robot tipo Dog‑E – e vengono venduti in massa su piattaforme e-commerce. In questo segmento, il rischio privacy si intreccia con l’opacità di produttori extra Ue e informative spesso difficili da ricostruire. Le app proprietarie che gestiscono gli smart toys, come ricordano anche le schede informative del Garante, tendono spesso a richiedere permessi estesi – per esempio accesso a microfono, memoria del dispositivo o geolocalizzazione – non sempre proporzionati alle effettive esigenze di funzionamento del gioco. In pratica, si regala un giocattolo e si porta in casa un “cavallo di Troia” digitale, con il rischio che i dati finiscano su server fuori dallo Spazio economico europeo, dove valgono regole diverse dal Gdpr. La direzione è chiara: la mercificazione dell’utente parte dalla culla. Se un robot con IA generativa costa poche decine di euro, il vero margine è nel profilo digitale del futuro consumatore, costruito sulle sue interazioni. La cameretta smette di essere rifugio privato e diventa una miniera di dati, dove l’intimità del gioco si scambia, byte dopo byte, con l’efficienza degli algoritmi di profilazione. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. SCOPRI TUTTI I VANTAGGI! L'articolo Giocattoli per bambini con Ai generativa: così gli smart toys raccolgono dati e sfidano la privacy proviene da Il Fatto Quotidiano.
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