L’ex principe Andrea, fratello di re Carlo e terzogenito prediletto della regina
Elisabetta, potrebbe presto essere escluso dalla linea di successione al trono
britannico. Un’eventualità che sta suscitando grande preoccupazione nel Regno
Unito, alimentata dagli ultimi sviluppi legati alla sua implicazione nel caso
Epstein. La sua immagine, segnata dall’umiliazione di un arresto e di un periodo
di fermo in cella nel giorno del suo 66esimo compleanno, ha sollevato
interrogativi sulla stabilità della monarchia.
Il governo di Keir Starmer sta valutando l’introduzione di una legge specifica,
mai vista prima, per rimuovere Andrea dalla successione al trono. Sebbene l’ex
principe occupi solo l’ottavo posto, la sua condotta pubblica – con l’accusa di
aver passato informazioni riservato a Jeffrey Epstein – viene considerata grave
oltre ogni limite. Fino a oggi, infatti, Andrea non aveva subito alcuna
penalizzazione formale nella linea di successione, nonostante la sua espulsione
dai ruoli pubblici nel 2022 e la revoca dei titoli nobiliari a pochi mesi fa.
Una modifica alla linea di successione, però, non può essere fatta con un
semplice decreto reale, ma richiede un atto parlamentare che rischia di essere
fonte di imbarazzo pubblico.
L’iniziativa di escludere Andrea – ex duca di York – dalla successione ha
trovato terreno fertile tra le opposizioni e all’interno dello stesso partito
laburista. Un sondaggio recente ha rilevato che l’82% dei britannici supporta la
rimozione dell’ex principe per indegnità. La notizia ha alimentato un clima di
crescente disaffezione nei confronti della monarchia, al punto che la BBC si è
interrogata pubblicamente sul futuro dell’istituzione, ipotizzando che
l’implicazione di un membro della famiglia reale nel caso Epstein possa segnare
“l’inizio della fine” per la monarchia.
Le indagini su Andrea continuano e potrebbero svelare ulteriori aspetti
inquietanti. L’ex principe è sotto inchiesta per “condotta illecita
nell’esercizio di funzioni pubbliche”, in relazione alle email scambiate con il
finanziere pedofilo Jeffrey Epstein tra il 2010 e il 2011. Le comunicazioni,
contenenti informazioni riservate e sensibili, riguardavano opportunità d’affari
e potenziali traffici commerciali in Asia, in qualità di rappresentante
commerciale del governo britannico. Se le accuse si rivelassero fondate, Andrea
potrebbe essere punito con pene che vanno da una multa a pene molto più severe,
a seconda dell’impatto sulla sicurezza nazionale.
Le recenti perquisizioni al Royal Lodge, residenza che Andrea ha occupato per
anni, hanno confermato la gravità delle indagini. La polizia sta cercando prove
legate agli Epstein Files e possibili tentativi di distruggere documenti
compromettenti. Inoltre, altre indagini riguardano i voli privati di ragazze
minorenni sul “Lolita Express” di Epstein, inclusi alcuni episodi che
coinvolgono anche Buckingham Palace, dove Andrea aveva un ufficio durante il
regno della regina Elisabetta. Alcuni agenti della Royalty and Specialist
Protection sono stati recentemente interrogati su questi eventi.
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Andrea dalla linea di successione. L’82% degli inglesi: “È indegno” proviene da
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Avvocati milanesi a lezione dalla regina Elisabetta II. A tre anni dalla morte
la longeva sovrana d’Inghilterra può ancora essere considerata un modello. Anche
per la professione forense. Tanto che il tema è stato al centro di un incontro
che si è tenuto nei giorni scorsi alla Biblioteca Ambrosoli del Tribunale di
Milano organizzato dalla Commissione di diritto bancario e terzo settore
dell’Ordine degli Avvocati. Al tavolo dei relatori gli avvocati Marco Ubezio e
Barbara Delfini, insieme alla collega e Presidente della Commissione Maddalena
Arlenghi, consigliera dell’Ordine degli Avvocati di Milano.
L’avvocato Ubezio che è anche coautore del libro Elisabetta II, la regina
infinita (Garzanti) sostiene che Elisabetta II sia ancora oggi un esempio di
dovere, diligenza e decoro. A dargli man forte c’è il codice deontologico della
professione forense, che all’articolo 9 recita: “L’avvocato deve esercitare
attività professionale con dipendenza, lealtà, correttezza, probità, dignità,
decoro, diligenza”. Dal canto suo Elisabetta II ha servito il suo Paese per
oltre 70 anni con costanza e senso del dovere, affrontando ogni impegno con
disciplina e rispetto delle istituzioni. “La sua figura è stata percepita come
un punto fermo in un mondo in costante cambiamento, capace di attraversare crisi
politiche, trasformazioni sociali e rivoluzioni culturali senza mai venir meno
al proprio dovere – è la sintesi di quanto emerso nel corso dell’incontro, che
fa parte del programma di formazione continua per gli Avvocati – La sua capacità
di affrontare la vita tra dovere, devozione e diligenza, sono un modello anche
per la professione forense”.
Un esempio? L’episodio in cui Elisabetta II si è trovata allineata con i governi
africani del Commonwealth che erano contro l’apartheid sudafricano e chiedevano
delle sanzioni per Città del Capo. La prima ministra inglese di allora, Margaret
Thatcher, era invece contraria a sanzionare il regime del Sud Africa. Un
paradosso per una sovrana incarnazione del conservatorismo che, come capo del
Commonwealth, si sia trovata dalla stessa parte dei regimi socialisti africani
contro il suo stesso governo. E che, è il ragionamento, è un’immagine esemplare
sul tema dell’indipendenza e del dovere di fedeltà professionale. Mai un
fallimento? Si, ma solo se letto con la lente della deontologia forense. Alla
morte della principessa Diana Elisabetta non è riuscita a sottrarre il dolore
dei nipoti all’esposizione pubblica. Un tema, quest’ultimo, che riguarda molti
avvocati in un’epoca di spettacolarizzazione televisiva dei casi di cronaca.
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deontologia dalla regina Elisabetta II proviene da Il Fatto Quotidiano.