“Beirut diventerà come Gaza? Il ministro israeliano Smotrich va preso sul serio
quando lo dice. Stiamo alzando la soglia del tollerabile“. Così Francesca
Mannocchi ospite a La Confessione di Peter Gomez, in onda sabato 21 marzo alle
20.20 su Rai 3, sull’offensiva israeliana nel sud del Libano. “Pochi giorni fa,
in piena notte – ha raccontato la giornalista – una collega inglese mi ha
inviato l’immagine di un palazzo di venti piani in un quartiere residenziale a
ovest di Beirut che veniva giù – dico una frase e poi la correggo – senza che
fosse stato mandato da Israele un ordine di evacuazione”.
L’inviata, vincitrice del David di Donatello per Lirica Ucraina, ha poi
proseguito: “Fermiamoci un secondo, perché neanche se Israele avesse mandato un
ordine di evacuazione per i residenti, dando loro modo di scappare, questo
attacco sarebbe diventato un attacco meno indiscriminato. Senza accorgercene,
stiamo alzando la soglia di quello che riteniamo tollerabile e tutto questo si
appoggia, direbbe un cuoco, su un letto di impunità”, ha concluso Mannocchi, dal
29 marzo a teatro con lo spettacolo “Crescere, la guerra” insieme a Rodrigo
D’Erasmo.
L'articolo Mannocchi a La Confessione di Gomez (Rai3): “Beirut come Gaza?
L’offensiva israeliana in Libano va presa seriamente. Stiamo alzando la soglia
del tollerabile” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Se il mio cognome mi ha aiutato? Sono geneticamente raccomandata. Tutti fanno
continuamente paragoni”. Così Caterina Guzzanti ospite a La Confessione di Peter
Gomez, in onda sabato 21 marzo alle 20.20 su Rai 3 sul rapporto con gli altri
attori di casa, Corrado e Sabina. L’artista, che ha esordito nel 1997 con il
“Pippo Chennedy Show”, ha poi proseguito: “Scegliere di seguire un sentiero
tracciato a questo livello dai tuoi fratelli, ti mette anche in difficoltà. Se
qualcuno ha mai fatto paragoni? Tutti, sempre – ha sottolineato l’interprete di
Arianna, mitica assistente alla regia di Renè Ferretti in Boris – sono sempre la
piccola e rimarrò sempre la piccola di casa”, ha concluso Guzzanti.
L'articolo Caterina Guzzanti a La Confessione di Gomez (Rai3): “Se il mio
cognome mi ha aiutato? Sono geneticamente raccomandata. Tutti fanno paragoni con
i miei fratelli” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“La transfobia è un’ossessione patologica che nasconde altre magagne. Aspettiamo
l’esito di molte indagini per capire quanto Trump ha rispettato le donne”. Così
Vladimir Luxuria a La Confessione di Peter Gomez, in onda sabato 14 marzo alle
20.20 su Rai 3, commentando il video in cui il presidente Usa deride e imita le
atlete transgender. “Sentire Donald Trump prendere in giro le persone trans mi
ha veramente riportato alla mente quando mi prendevano in giro da piccola. – ha
detto la conduttrice de Il Rosso e Il Nero su Rai Radio 1 – Un adolescente che
vede una persona potente che rappresenta gli americani fare questo farà la
stessa cosa”, ha concluso l’ex deputata di Rifondazione comunista.
L'articolo Luxuria a La Confessione di Gomez (Rai3): “La transfobia patologica
di Trump nasconde qualcosa. Mi ricorda quando venivo bullizzata” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
All’anagrafe, alla nascita, era Robin Gunningham, classe 1973. Ora, invece, il
suo nome è diventato David Jones, uno dei più comuni in Inghilterra. È in questo
modo che Banksy, il più noto street artist mondiale, è riuscito a tutelare la
sua identità nel corso degli anni. Fino a oggi. Quando Reuters ha pubblicato un
lavoro investigativo curato da tre giornalisti che è riuscito a dargli un nome e
un volto. Lo ha fatto partendo dall’Ucraina, dove Banksy dipinse alcune opere a
Borodyanka dopo l’inizio dell’invasione russa.
E, alla luce del lavoro di una delle più importanti agenzie di stampa mondiali,
ora si può dire che nel 2008 il Mail on Sunday aveva ragione nell’affermare che
lo street artist fosse Robin Gunningham, nato 53 anni fa a Bristol. Ma nel
frattempo quell’uomo, probabilmente per tutelare l’anonimato che ha contribuito
ad alimentare le imprese leggendarie intorno ai suoi graffiti realizzati con
stencil e vernice, ha cambiato legalmente nome ed è diventato David Jones, uno
dei nomi più comuni in Gran Bretagna e anche il nome di battesimo di David
Bowie, il cui alter ego Ziggy Stardust ispirò il ritratto di Banksy della Regina
Elisabetta.
L’inchiesta della Reuters ha incrociato tutti i particolari noti sul
popolarissimo artista, a partire da ogni foto e video dove Banksy compare anche
a volto coperto, con nuovi decisivi documenti, in particolare quelli su un
arresto avvenuto nel 2000 a New York. I giornalisti Simon Gardner, James Pearson
e Blake Morrison, partendo da un’opera realizzata da Banksy in Ucraina, hanno
indagato ogni traccia lasciata dall’artista, arrivando anche ad un’altra
conclusione: Robert Del Naja, il frontman dei Massive Attack, anche lui negli
anni fortemente sospettato di essere Banksy, è sicuramente un collaboratore
dell’artista, con cui potrebbe avere realizzato anche alcune opere a quattro
mani.
L'articolo Svelata l’identità di Banksy: “L’artista ha cambiato nome legalmente,
ecco come si chiama oggi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Aldo Cazzullo su Sal Da Vinci e i matrimoni della camorra? Ha fatto una battuta
sbagliata”. Così Maurizio De Giovanni a La Confessione di Peter Gomez, in onda
sabato 14 marzo alle 20.20 su Rai 3, sulla canzone che ha vinto a Sanremo, ‘Per
sempre sì’ e la polemica scatenata dal commento di Aldo Cazzullo sul Corriere
della Sera. “Cazzullo è un meraviglioso intellettuale – ha premsso lo scrittori
di tanti bestseller, dal Commissario Ricciardi ai Bastardi di Pizzofalcone – Noi
forse siamo ipersensibili, ma parlare di camorra a Napoli è una cosa seria, non
è uno scherzo, non è folklore. – ha proseguito l’autore napoletano – E’ una
battuta uscita male, come se io facessi una battuta sul Covid a Bergamo. E’ un
richiamare un dolore, è richiamare una ferita”.
L'articolo De Giovanni a La Confessione di Gomez (Rai3): “Cazzullo su Sal Da
Vinci e la camorra? Ha sbagliato, è come se io scherzassi sul Covid a Bergamo”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Le polemiche sulla vittoria di Sal da Vinci a Sanremo? Esagerate. La sua
canzone è un pezzo che identifica un territorio, la musica napoletana in questo
momento è la più viva, anche se non è il mio genere“. Così Claudio Cecchetto a
La Confessione di Peter Gomez, in onda sabato 7 marzo alle 20.20 su Rai 3,
sull’artista che ha trionfato al festival condotto da Carlo Conti con la canzone
‘Per sempre sì’. “Non è il mio genere – ha aggiunto il fondatore di Radio Deejay
– ma quando vedo le persone felici di ascoltare una bella canzone, si divertono
e fanno le parodie, per me quello è un risultato”, ha concluso Cecchetto, che si
è anche espresso sugli altri due finalisti e ha poi ripercorso la sua carriera.
L'articolo Cecchetto a La Confessione di Gomez (Rai3): “La vittoria di Sal da
Vinci a Sanremo? Non è il mio genere, ma la musica napoletana è la più viva”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“L’amicizia fra Trump e Meloni? Il presidente americano è amico solo di se
stesso e dei suoi intimi, poi ha dei soci di minoranza“. Così Vittorio Emanuele
Parsi a La Confessione di Peter Gomez, in onda sabato 7 marzo alle 20.20 su Rai
3, sul mancato avviso agli alleati dell’attacco all’Iran, sferrato da Stati
Uniti e Israele il 28 febbraio scorso dopo settimane di tensione.
Il docente di Relazioni internazionali all’università Cattolica di Milano ha
inoltre spiegato: “Credo che persino quello ostentato nei confronti di Netanyahu
non sia in realtà un rapporto di amicizia”. Inoltre gli Stati “sono istituzioni
secolari che trascendono i governi che temporaneamente li amministrano, si
figuri se non trascendano ancora di più le persone fisiche che ricoprono i ruoli
di governanti. Winston Churchill e Franklin Delano Roosevelt avevano un buon
rapporto, ma Churchill non ha mai pensato che la relazione con gli Stati Uniti
si fondasse sull’amicizia con il suo presidente”, ha concluso Parsi.
L'articolo Parsi a La Confessione di Gomez (Rai3): “Trump e Meloni amici? Il
presidente americano non ne ha, solo soci di minoranza” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Quando un delitto è firmato, tutti si voltano dall’altra parte per non leggere
la firma”. Così Nando dalla Chiesa a La Confessione di Peter Gomez, in onda
sabato 21 febbraio alle 20.20 su Rai 3, a proposito dell’omicidio del padre, il
Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, ucciso a Palermo dalla mafia il 3 settembre
1982 insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico
Russo. “Lei ha detto di essersi pentito di una cosa sola, di aver creduto che
non sarebbe stato ucciso. Perché era così fiducioso?”, ha chiesto il conduttore.
“Ero fiducioso perché mi dicevo ‘con quello che sta succedendo, con tutte le
prese di posizione esplicite contro di lui, se lo uccidono è un delitto firmato”
– ha risposto il sociologo e studioso del fenomeno mafioso – “È ovvio che, per
quello che veniva detto, alcune persone si sarebbero assunte la responsabilità
di un omicidio”. Quello che io non sapevo perché ero giovane – avevo 32 anni e
non conoscevo abbastanza la politica e il mondo – è che se il delitto è firmato,
tutti si voltano da un’altra parte per non leggere la firma. Questa è stata la
grande scoperta”, ha concluso Nando dalla Chiesa, in libreria con ‘La ragazza di
vicolo Pandolfini’, libro che intreccia 50 anni di storia d’Italia con la vita
privata dell’autore insieme alla moglie Emilia Cestelli.
L'articolo Nando dalla Chiesa a La Confessione di Gomez (Rai3): L’omicidio di
mio padre? Quando un delitto è firmato, si voltano tutti per non leggere la
firma” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“La differenza tra una persona che consideriamo matta, insomma disagiata
psichica, e una persona che consideriamo normale non è netta, non è un confine,
è una serie di differenze”. Così Ascanio Celestini ospite a La Confessione di
Peter Gomez in onda sabato 14 febbraio alle 20.20 su Rai 3. “Lei ha detto che è
il manicomio a creare il malato, non viceversa”, ha esordito Gomez mostrando
all’attore una foto di Alda Merini, poetessa a lungo rinchiusa proprio in un
manicomio. “Una persona mi disse: ‘ma tu sai che cos’era la follia? Ti è mai
capitato di allontanarti dall’automobile e di pensare ‘oddio l’ho chiusa?’ E io
ho detto: sì, m’è capitato” – ha raccontato Celestini. “‘T’è mai capitato di
tornare indietro due volte?’, dico sì, due volte sì, ‘e tre? Quattro? Cinque?’.
Dico no, non così tanto. ‘Ecco, il matto è quello che infinite volte torna
all’automobile” – ha continuato – Come a dire, nel manicomio ci finivano persone
che in qualche maniera si pensava che non potessero stare fuori”, ha concluso
Celestini.
L'articolo Celestini a La Confessione di Gomez su Rai 3: “I manicomi? La
differenza tra un ‘matto’ e un ‘normale’ non è per niente netta” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Eravamo infervorati e insonni. Avevamo una veglia molto infebbrata”. Così Erri
De Luca ha parlato della sua militanza in Lotta Continua a La Confessione di
Peter Gomez, in onda stasera alle 20.20 su Rai 3. Dopo aver visto un video in
cui un precedente ospite della trasmissione, Mario Calabresi, figlio del
commissario di polizia ucciso proprio da Lotta Continua nel 1972, definiva quei
militanti “ideologicamente e completamente deviati e infervorati”, lo scrittore
ha premesso rivolgendosi al direttore di Chora Media: “Non voglio rispondere a
una persona che è stata ferita così profondamente nei suoi affetti e nella sua
vita”.
Poi ha proseguito: “Che eravamo infervorati sì, che eravamo insonni sì, che non
facevamo sogni, ma avevamo una veglia molto infebbrata“. L’ex responsabile del
servizio d’ordine di Lotta Continua ha poi detto ancora: “Avevamo come un
aumento di temperatura politica dentro di noi, che però contagiava il resto
della società italiana. Noi siamo stati la prima generazione acculturata a
livello di massa e la doppia combinazione tra il numero e l’acculturazione ha
reso quella gioventù una massa critica nei confronti dell’Italia di allora”, ha
concluso De Luca.
L'articolo Erri De Luca a La Confessione di Gomez (Rai3): “Non commento il
dolore di Calabresi. Lotta Continua? Giovani che contagiavano anche la società”
proviene da Il Fatto Quotidiano.