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La lista di Paesi resi off limits dalla crisi (allargata) in Medio Oriente. Turisti nell’incertezza: dalla sicurezza alla logistica
Non solo Iran, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Libano. La lista di Paesi dove si sconsiglia di avventurarsi per ragioni di sicurezza o logistiche si fa sempre più lunga e comprende nazioni sempre più vicine, come la Turchia, nonché tradizionalmente mete di viaggi, come le Maldive o l’Egitto. E il rischio che il conflitto in corso in Medio Oriente si allarghi ancora di più rispetto a quanto non sia già accaduto è concreto. Da Dubai in poi, d’altronde, è stato chiaro che nulla sarà come prima, almeno per un po’. Che non si può più sognare di visitare un luogo, fare i biglietti, preparare la valigia e andare quasi ovunque, anche per pochi giorni. Come sottolineato da Astoi, l’associazione dei tour operetor italiani aderente a Confindustria, in questi giorni si è dovuto far fronte a due emergenze: “Quella dei clienti presenti nei paesi del Golfo Persico – e che stanno via via rientrando o attendono di poter rientrare – e quella che include clienti che stanno trascorrendo o hanno già terminato la propria vacanza in un altro paese, non oggetto della crisi, ma che, volando con vettori del golfo, non possono rientrare in Italia”. Sono stati cancellati centinaia di voli. La Farnesina, infatti, proprio in queste ore, ha seguito la partenza di due aerei da Mascate, in Oman, diretti a Fiumicino, con a bordo un totale di circa 350 passeggeri e quella, prevista, da Malé, capitale delle Maldive, di altri due voli diretti rispettivamente a Fiumicino e Malpensa. Il ministero degli Esteri invita quindi alla massima cautela, anche nella scelta delle destinazioni e questa è una realtà che non si cancella con l’arrivo di primavera, vacanze di Pasqua e una serie di ponti da sempre occasione per viaggiare. Si potrà farlo ancora? Probabilmente sì, ma molti Paesi sono off limits, altri comportano dei rischi, nel migliore dei casi della cancellazione del volo. I PAESI A RISCHIO E QUELLI COLLEGATI CON LE AREE ‘CALDE’ Tra i paesi praticamente più monitorati (e a rischio) ci sono Iran, Iraq, Israele e Cisgiordania, Iraq, Libano, Emirati Arabi Uniti, Oman, Kuwait, Qatar e Bahrain. Soprattutto nelle grandi città e, ancora di più, nelle vicinanze di aree militari. Oltre alla questione della sicurezza, poi, c’è quella logistica, legata ai voli. Molti collegamenti aerei con i Paesi del Sud-est asiatico, infatti, hanno scali proprio nell’area interessata alle rappresaglie dell’Iran in risposta agli attacchi di Usa e Israele. Quindi negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar, Bahrein, Kuwait, dove si moltiplicano le cancellazioni dei voli in programma. Attraverso l’Unità di Crisi, la Farnesina invita a registrarsi sull’App Viaggiare Sicuri o sul sito www.dovesiamonelmondo.it, non solo i cittadini che si trovano nelle aree del Medio Oriente, ma anche quelli in partenza o che stanno pensando di partire dall’Italia, perché si abbia un quadro della situazione, prima ancora di prenotare. L’eventualità di ritrovarsi con un volo cancellato va presa in considerazione non solo se si è diretti in Paesi coinvolti che si trovano nelle aree più a rischio, ma anche se si vuole viaggiare alla volta di Maldive, India, Australia, Bangladesh, Singapore, Malesia, Sri Lanka, Filippine, Seychelles e Vietnam. APP E PORTALI DELLA FARNESINA CON AGGIORNAMENTI E RACCOMANDAZIONI Il portale Viaggiare Sicuri, accessibile anche con l’omonima App, raccoglie gratuitamente le informazioni sulla situazione in 222 Paesi e territori nel mondo. “Ricordatevi di controllarlo prima della vostra partenza e durante il viaggio in un Paese estero. La situazione di sicurezza e le misure normative e amministrative possono variare rapidamente” si legge sul sito istituzionale. Tra gli ultimi aggiornamenti quelli sull’Azerbaigian, dopo gli attacchi dei droni: “È altamente sconsigliato recarsi nel territorio della Repubblica Autonoma del Nakhchivan”. Ma si sconsigliano viaggi anche “nelle aree del sud est della Turchia, ai confini con Iran, Iraq e Siria” e, a qualsiasi titolo, anche in Iraq. “Si invitano i connazionali a rinviare tutti i viaggi” in Libano, mentre a chi già si trova lì è consigliato “di lasciare il Paese con i primi voli commerciali disponibili”. Così come “si invitano gli italiani ancora presenti in Afghanistan ad andare via il prima possibile”. La Farnesina fornisce le indicazioni per attraversare la frontiera via terra tra Qatar e Arabia Saudita (“risulta aperta”) con un visto e informazioni sui collegamenti aerei dall’Arabia Saudita all’Italia, ma si consiglia la massima attenzione anche per l’Egitto. E si danno indicazioni anche per i turisti. “Alla luce degli ultimi sviluppi nella regione in relazione all’Iran – si ribadisce ai connazionali che si trovino nella penisola del Sinai che le aree di confine con Israele, così come le altre località della penisola – ad eccezione dei resort turistici di Sharm el Sheikh e le escursioni al Monastero di Santa Caterina – sono sconsigliate”. Dalla stessa App è accessibile anche il portale Dove siamo nel mondo, che consente a chi viaggia di segnalare il proprio itinerario nel rispetto della riservatezza dei dati, che vengono cancellati 48 ore dopo il rientro e sono utilizzati esclusivamente in caso d’emergenza per facilitare un intervento da parte dell’Unità di Crisi. Alle situazioni legate ai conflitti in corso, poi, si aggiungono quelle di tutt’altra natura, pure presenti sul sito e da consultare prima di prenotare un viaggio: si va dalle epidemie alle tensioni politiche interne. A PASQUA IL SETTORE TURISTICO RISCHIA LA DÉBÂCLE “L’escalation del conflitto in Medio Oriente, con le conseguenti chiusure degli spazi aerei e sospensioni dei collegamenti, produce effetti rilevanti non solo sul traffico aereo e sul turismo internazionale, ma anche sul piano giuridico, attivando le specifiche tutele previste dall’ordinamento eurocomunitario” spiega Assoviaggi Confesercenti, sottolineando che l’attuale scenario rientra pienamente tra le “circostanze inevitabili e straordinarie” previste dalla normativa europea e in cui, in base all’articolo 41 del Codice del Turismo, “il viaggiatore ha diritto di recedere dal contratto di pacchetto turistico”. Senza il pagamento di penali quando, prima della partenza, sopravvengano circostanze inevitabili e straordinarie nel luogo di destinazione o nelle sue immediate vicinanze, tali da incidere in modo sostanziale sull’esecuzione del viaggio o sul trasporto verso la destinazione”. Il problema è proprio l’instabilità della situazione, con un Paese oggi sicuro che domani potrebbe essere sconsigliato per precauzione e dopodomani assolutamente off limits. “Se l’instabilità dovesse persistere, le festività pasquali sono considerate a rischio ‘bagno di sangue’ per il settore turistico. La preoccupazione principale riguarda proprio il blocco dei voli e l’incertezza che scoraggia le nuove prenotazioni” ha spiegato all’AdnKronos Luana De Angelis, vice presidente vicario Fiavet, l’associazione delle agenzie di viaggio di Confcommercio. L'articolo La lista di Paesi resi off limits dalla crisi (allargata) in Medio Oriente. Turisti nell’incertezza: dalla sicurezza alla logistica proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Morto James Van Der Beek, l’attore protagonista della serie “Dawson’s Creek” aveva 48 anni
È divenuto celebre per il ruolo di protagonista nella serie cult Dawson’s Creek. James Van Der Beek è morto oggi all’età di 48 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro. A dare l’annuncio è stata la moglie, Kimberly Van Der Beek, con un messaggio pubblicato su Instagram. “Il nostro amato James David Van Der Beek si è spento serenamente questa mattina”, ha scritto. “Ha affrontato i suoi ultimi giorni con coraggio, fede e dignità. Ci sarebbe molto da raccontare sui suoi desideri, sul suo amore per l’umanità e sul valore che attribuiva al tempo. Verrà il momento per farlo. Ora chiediamo soltanto rispetto e privacy mentre piangiamo il nostro amato marito, padre, figlio, fratello e amico”. L’attore, noto anche per la sua interpretazione in Varsity Blues, era affetto da un tumore al colon-retto al terzo stadio. Lascia sei figli. Nato l’8 marzo 1977 a Cheshire, nel Connecticut, in una famiglia benestante di lontane origini olandesi, Van Der Beek era figlio di Jim, ex giocatore professionista di baseball che aveva militato anche nei Los Angeles Dodgers, e di Melinda, ballerina di Broadway. La passione per la recitazione sbocciò presto: a soli tredici anni interpretò Danny Zuko in una produzione locale di Grease, nella sua città natale. Dopo i primi passi a teatro, nel 1993 si trasferì a New York per sostenere provini e prese parte a produzioni off-Broadway come Finding the Sun e Shenandoah. Il debutto cinematografico arrivò nel 1995 con Angus, ma la vera svolta giunse nel 1998 con il ruolo da protagonista nella serie Dawson’s Creek. Per dedicarsi completamente al progetto, che lo rese celebre a livello internazionale, lasciò l’università, la Drew University, dove studiava grazie a una borsa di studio. La serie, andata in onda fino al 2003, lo consacrò come icona televisiva di fine anni ’90. Il suo Dawson, sensibile e idealista, divenne il simbolo di una generazione di adolescenti alle prese con i primi amori, le amicizie e le inquietudini della crescita. Negli anni successivi Van Der Beek cercò di diversificare la propria carriera, alternando cinema e televisione. Tra i ruoli più noti, la partecipazione al video musicale Blow di Ke$ha nel 2011 e l’ingresso nel cast principale della sitcom Non fidarti della str*** dell’interno 23, dove interpretava una versione ironica di sé stesso. Nel 2014 entrò nel cast fisso di Csi: Cyber, nel ruolo di Elijah Mundo. Ha recitato anche nelle serie I miei peggiori amici e Carters Get Rich. Al cinema le ultime apparizioni sono state nei film Bad Hair (2020) e The Bad Boy and Me (2024) di Justin Wu, mentre in tv è apparso in Modern Family (2017), Pose (2018) e infine Overcompensating – L’inganno (2025). L'articolo Morto James Van Der Beek, l’attore protagonista della serie “Dawson’s Creek” aveva 48 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Epstein è vivo, eccolo per le strade di Tel Aviv. Il suo corpo sostituito in cella a New York”
La barba bianca, i capelli lunghi ed arruffati e gli occhiali da sole scuri indossati mentre viene sorpreso a camminare per le strade di Tel Aviv. Da giorni l’immagine di un uomo, terribilmente somigliante a Jeffrey Epstein, fa il giro del web alimentando la teoria in base alla quale il pedofilo americano non sarebbe mai morto. Giacca e maglietta nere e atteggiamento sicuro; la figura che ha generato milioni di visualizzazioni ed altrettante speculazioni sui social, è accompagnata da due uomini che hanno tutta l’aria di essere delle guardie del corpo. Ci sono voluti pochi giorni, però, per smentire la veridicità dell’immagine attribuendola al frutto del lavoro dell’Intelligenza Artificiale, anche se rimane sempre difficile sgonfiare le teorie cospirazioniste che ha generato. Secondo le ricostruzioni rimbalzate tra i profili on line più seguiti, la teoria sarebbe questa: “il corpo di Jeffrey Epstein è stato sostituito con un altro mentre si trovava nella cella del carcere di New York, permettendo al vero Epstein di prendere la via della fuga verso Tel Aviv, dove oggi continua a vivere”. Il canale televisivo israeliano ILTV ha dedicato un approfondimento alla questione, dimostrando come tutto questo sia falso. La prima smentita nascerebbe dalla scarsa conoscenza della lingua ebraica dalla maggior parte delle persone. Il cartello stradale che campeggia alle spalle del trio “fotografato” mentre attraversa la strada, in inglese indica la scritta “Tel Aviv”, che sopra è riportata anche in lingua originale. Peccato che, spiegano nel video, quella dicitura in lingua ebraica non abbia alcun significato, e viene tradotta con: “senza senso”. Il passaggio successivo avrebbe poi svelato come la foto sia stata chiaramente generata dall’Intelligenza Artificiale. France 24, in un altro Fact Check, avrebbe ricavato la versione originale dell’immagine dalla piattaforma Reddit. Analizzandola nella sua interezza e priva dei tagli operati da chi l’ha diffusa in rete si osserva che, sulla scarpa dell’uomo che si trova sulla destra, si scorge il logo a forma di diamante di Gemini, il modello di intelligenza artificiale generativa sviluppato da Google. Tagliando quel dettaglio, la foto ha potuto circolare insieme a tutte le speculazioni che ha provocato, compresa quella prontamente smentita dalla tv israeliana in base alla quale Epstein, non solo non sarebbe morto, ma sarebbe stato un agente del Mossad che, evidentemente, gli avrebbe anche fornito una via di fuga dal carcere. “Epstein era ebreo ed era molto amico dell’ex primo ministro Ehud Barak” ha premesso il servizio di ILTV, teorizzando che solo questo sarebbe bastato a spingere i cospiratori a dedurre che Epstein sarebbe stato arruolato dai servizi segreti. “Ma guardando a fondo nei Files – prosegue il servizio pubblicato on line – la realtà sarebbe un’altra”. La spiegazione, a quel punto evidenzia come tra gli amici del faccendiere ci fossero anche ex presidenti americani, l’ex principe Andrea e tanti altri personaggi della politica, dei media e milionari vari; “perché la fissazione sul primo ministro israeliano?” si chiede a quel punto la conduttrice. Di più, nel Files, prosegue la contro-teoria, ci sarebbero migliaia di citazioni della Russia che avrebbero portato a pensare che fosse invece un agente del KGB. Infine, in una e-mail mostrata nel video, Epstein, dopo aver ricevuto un invito a recarsi in Israele, avrebbe declinato dicendo “non mi piace Israele”. Allora, si chiede il servizio, perchè on line vengono invocate tante teorie antisemitiche? Altra teoria, altro fuoco per i complottismi. L’account del videogioco Fortnite usato dal faccendiere nato a Brooklyn sarebbe rimasto “vivo e attivo in Israele”, anche dopo la sua morte, avvenuta nell’agosto del 2019. Epic Games, il 6 febbraio, si è vista costretta a smentire ufficialmente le voci circolate online che collegavano quell’account Fortnite a Jeffrey Epstein, confermando che il profilo “littlestjeff1” non era riconducibile a lui. Questa voce aveva preso forza dopo che l’alias era apparso in alcuni documenti relativi ad Epstein emersi dai Files pubblicati a fine gennaio. “Ehi, qui è Fortnite ufficiale: si trattava di uno stratagemma di un giocatore di Fortnite”, ha scritto Fortnite Status sul X, aggiungendo che “il proprietario di un account Fortnite esistente ha cambiato il proprio nome utente da qualcosa di totalmente estraneo a littlestjeff1, in seguito alla rivelazione di littlestjeff1 come nome su YouTube”. L’alias, che in effetti compare tra il materiale pubblicato dal Dipartimento di Giustizia, è in realtà quello di una e-mail contenente la ricevuta dell’acquisto di un film da YouTube, mentre un File del 7 maggio 2019 mostrerebbe un addebito di 25,95 dollari per Fortnite V-Bucks, ma senza mostrare quell’account. Queste rivelazioni avrebbero portato gli utenti online a cercare quel nome utente sulla piattaforma di gioco, trovandolo in effetti attivo anche dopo la morte di Epstein. A quel punto, persino il Ceo di Epic Games, Tim Sweeney, è dovuto intervenire su X scrivendo: “Qualcuno si sta divertendo rinominando il suo account su Fortnite, ma è una cosa recente e non connessa agli indirizzi e-mail nel nostro archivio”. L'articolo “Epstein è vivo, eccolo per le strade di Tel Aviv. Il suo corpo sostituito in cella a New York” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Stalking su Sophie Codegoni”, chiesto il processo per il dj e influencer Alessandro Basciano
La complessa vicenda del caso Bascino-Codegoni ha un primo punto fermo. La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per il dj e influencer Alessandro Basciano, accusato di stalking ai danni dell’ex compagna e modella Sophie Codegoni per una serie di episodi, tra luglio del 2023 e novembre del 2024, nel corso dei quali avrebbe minacciato la donna con “condotte reiterate”, al punto da “ingenerare” in lei “un grave stato di ansia e paura” e un “fondato timore per la propria incolumità”. L’inchiesta a carico del 36enne era stata chiusa dall’aggiunta Letizia Mannella e dal pm Antonio Pansa a fine settembre, dopo gli accertamenti dei carabinieri. Ora la richiesta di processo dovrà passare il vaglio del giudice per l’udienza preliminare. Il dj, che era stato arrestato nel novembre 2024 e poi era stato scarcerato meno di 48 ore dopo dal gip, è stato anche sottoposto ad un divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico. La modella, che aveva conosciuto Basciano nel 2021 davanti alle telecamere del Grande Fratello Vip, era stata costretta, secondo la sua denuncia, “a cambiare le proprie abitudini di vita”, non uscendo più “da sola” e facendosi “sempre riaccompagnare a casa da qualcuno”. La 24enne, dopo la denuncia, aveva confermato, sentita da inquirenti e investigatori, tutto il quadro inquietante di insulti gravi, pedinamenti, minacce anche di morte e atteggiamenti persecutori che per quasi un anno e mezzo avrebbe dovuto subire. Agli atti anche tutte le chat dei dialoghi tra i due come “Me le paghi tt” o “Mi faccio 30 anni“. Basciano, invece, difeso dall’avvocato Leonardo D’Erasmo, ha sempre respinto le accuse, facendosi anche interrogare dai pm. L'articolo “Stalking su Sophie Codegoni”, chiesto il processo per il dj e influencer Alessandro Basciano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Villa di Porto Cervo, l’imprenditore e dj Gianluca Vacchi a processo per presunti abusi edilizi
Gianluca Vacchi, imprenditore, dj e influencer bolognese, comparirà il 13 marzo prossimo davanti al giudice monocratico di Tempio Pausania, Marco Contu, per rispondere dei presunti abusi edilizi nella sua villa sulla collina di Pantogia, a Porto Cervo. Il rinvio a giudizio è stato deciso dalla giudice Federica Lunari. Con Vacchi andranno a processo anche il progettista Giovanni Faggioli di Milano e l’impresario Giovanni Maria Filigheddu di Arzachena. In Costa Smeralda l’influencer aveva avviato i lavori per l’ampliamento di una dimora da sogno con quindici camere per un totale di 1.200 metri quadri più altri mille di terrazze, una discoteca, due lodge con suite e un campo da padel per un valore complessivo di 15 milioni di euro. I lavori sono fermi da tempo, da quando nel marzo del 2023 il cantiere è finito sotto osservazione da parte dei tecnici degli uffici del Comune di Arzachena, che avevano emesso un’ordinanza di demolizione e ripristino di una parte della dimora ritenuta in eccesso rispetto alle cubature concesse. A giugno era stato eseguito anche un sequestro. Inoltre, stando a quanto ricostruito dal Corpo forestale, la lussuosa villa ricadrebbe su un’area a rischio idrogeologico, con una pericolosità elevata per eventuali frane. Tutto regolare invece per i difensori di Vacchi, gli avvocati Gino Bottiglioni e Gian Comidda Ragnedda che all’indomani della citazione diretta a giudizio per il loro assistito e gli altri due indagati avevano dichiarato: “Siamo pronti a dimostrare che non vi è alcun abuso edilizio e che l’edificio è conforme a quanto autorizzato, fermo restando che la contestazione riguarda una porzione molto modesta rispetto alla superficie complessiva della villa”. L'articolo Villa di Porto Cervo, l’imprenditore e dj Gianluca Vacchi a processo per presunti abusi edilizi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Gianluca Vacchi
Travaglio: “L’informazione per sopravvivere deve fregarsene di algoritmi e piattaforme”
Intelligenza artificiale e algoritmi dei proprietari delle piattaforme social. Il giornalismo è attraversato da una rivoluzione digitale dalla portata e dalle conseguenze ancora difficili da analizzare. Nel pomeriggio di approfondimento dedicato al tema alla camera dei Deputati, su impulso della presidente della Commissione di parlamentare di Vigilanza RAI, la pentastellata Barbara Floridia, tanti i volti e le firme di rilievo che hanno preso la parola. All’evento oltre Giovabnni, Floris, Luisella Costamagna, Veronica Gentili, c’erano anche i direttori Peter Gomez e Marco Travaglio. “Il giornalista deve continuare a cercare e dare notizie possibilmente esclusive come l’ultima che abbiamo dato sul Fatto Quotidiano, grazie a Stefania Maurizi, come l’irruzione dell’ICE alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina” afferma Travaglio che aggiunge “e poi seguendo la cronaca cercando di non adagiarsi al mainstream che è assecondato dagli algoritmi che tendono a considerare vero e giusto quello che dicono tutti e sbagliato e da cancellare le voci stonate, invece io credo che l’informazione si salvi proprio a stonare nel coro dei pecoroni”. L'articolo Travaglio: “L’informazione per sopravvivere deve fregarsene di algoritmi e piattaforme” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Marco Travaglio
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L’affondo di Mediaset contro Fabrizio Corona: “Lucra attraverso l’insulto. Libertà di espressione non è libertà di diffamare”
“La libertà di espressione non è, e non sarà mai, libertà di diffamazione, di gogna mediatica o di sistematica distruzione delle persone“. A poche ore dall’ultima puntata di Falsissimo intitolata Il prezzo del successo e andata in onda su Youtube, Mediaset si scaglia contro Fabrizio Corona. “Quanto diffuso nelle ultime ore sul web e sulle piattaforme social non solo non ha nulla a che vedere con la verità ma nemmeno con il giornalismo, con il diritto di cronaca o con la libera manifestazione del pensiero”, si legge nella dura nota dell’azienda. L’ex “Re dei Paparazzi”, durante l’ultima puntata del suo format (che registra subito milioni di visualizzazioni), attacca Alfonso Signorini, la famiglia Berlusconi e l’azienda Mediaset, menziona alcuni dei volti più noti dell’azienda televisiva di Cologno Monzese (come Maria de Filippi, Gerry Scotti e Silvia Toffanin), e cita Marina e Pier Silvio Berlusconi, oltre a sollevare dubbi sulle fortune imprenditoriali di Silvio Berlusconi. Mediaset replica respingendo “con fermezza menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento e ribadisce il proprio impegno a tutelare le persone e tutta l’azienda”. L’azienda reagisce a quella che definisce una “reiterazione di falsità gravissime, menzogne che ledono la reputazione di una società quotata in Borsa e, ancora peggio, di tante persone, coinvolgendo in modo vergognoso anche le loro famiglie”. “Siamo di fronte – prosegue la nota – a un metodo che normalizza l’odio e la violenza verbale, alimentando un clima di disprezzo non solo per la verità ma anche per la dignità umana. Questo non è informare. Questo non è denunciare. Questo è monetizzare e lucrare attraverso l’insulto“. L'articolo L’affondo di Mediaset contro Fabrizio Corona: “Lucra attraverso l’insulto. Libertà di espressione non è libertà di diffamare” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Fabrizio Corona
Morto Tony Dallara: il cantante di “Romantica” e “Come prima” aveva 89 anni
È morto all’età di 89 anni il cantante Tony Dallara, pseudonimo di Antonio Lardera. I suoi successi – da “Come prima” a “Romantica“, da “Ti dirò” fino a “Bambina, bambina” – sono entrati nella storia della canzone italiana segnando – dalla fine degli anni ’50 – una svolta nello stile interpretativo e nel gusto del pubblico. Dallara, uno dei primi “urlatori”, è stato protagonista assoluto della musica leggera italiana tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, uno degli interpreti più popolari della sua generazione, capace di segnare un’epoca con uno stile vocale innovativo e una serie di successi entrati nella storia della canzone italiana. Nato a Campobasso il 30 giugno 1936, ultimo di cinque figli, Antonio Lardera è cresciuto a Milano, dove la famiglia si è trasferita quando era ancora bambino. Il padre, Battista Lardera, ex corista del Teatro alla Scala, gli trasmette fin da giovanissimo l’amore per la musica. Dopo la scuola dell’obbligo inizia a lavorare come barista e poi come impiegato, ma la passione per il canto prende presto il sopravvento. Comincia così a esibirsi nei locali milanesi con alcuni gruppi vocali, tra cui i Rocky Mountains, che diventeranno in seguito I Campioni, condividendo i palchi cittadini con altri giovani destinati a segnare un’epoca. In quegli anni Tony Dallara guarda con attenzione alla musica americana, in particolare a Frankie Laine e ai Platters, rimanendo colpito dallo stile del loro solista Tony Williams. È proprio ispirandosi a quel modo di cantare, potente e ritmicamente innovativo, che Dallara rielabora il repertorio melodico italiano, introducendo una vocalità nuova, più intensa e moderna rispetto alla tradizione dominante. La svolta arriva nel 1957, quando viene assunto come fattorino all’etichetta discografica Music. Il direttore Walter Guertler lo ascolta cantare quasi per caso, va a sentirlo esibirsi al Santa Tecla di Milano e decide di metterlo sotto contratto. È Guertler a suggerirgli il nome d’arte “Dallara”, ritenendo “Lardera” poco musicale, e a fargli incidere “Come prima”, brano già presentato senza successo alla commissione del Festival di Sanremo nel 1955. Pubblicato alla fine del 1957, il brano diventa in pochi mesi un fenomeno discografico senza precedenti. A Dallara viene cucita addosso l’etichetta di “urlatore”, simbolo di una generazione che si allontana dalla tradizione melodica di cantanti come Claudio Villa o Luciano Tajoli per guardare ai modelli statunitensi. Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, nonostante il servizio militare, Dallara pubblica una lunga serie di successi: “Ti dirò”, “Brivido blu”, “Non partir”, “Ghiaccio bollente”, “Julia”. Parallelamente si affaccia al cinema, partecipando a film che raccontano il nascente mondo della musica giovanile, come “I ragazzi del juke-box” di Lucio Fulci, accanto a artisti quali Adriano Celentano, Fred Buscaglione e Gianni Meccia. Il 1960 segna il momento più alto della sua carriera. Tony Dallara vince il Festival di Sanremo in coppia con Renato Rascel con “Romantica”, brano che trionfa anche a Canzonissima. “Romantica” diventa il suo più grande successo, viene tradotto in numerose lingue – anche in giapponese – e consacra definitivamente la sua popolarità anche all’estero. Nello stesso anno prende parte a nuovi film musicali, confermando il suo ruolo centrale nello spettacolo italiano dell’epoca. A partire dal 1962, con il mutare dei gusti del pubblico e l’affermarsi del beat, la popolarità di Dallara inizia progressivamente a diminuire. Negli anni Settanta Tony Dallara decide di ritirarsi dalla scena musicale e di dedicarsi a un’altra grande passione: la pittura. Dagli inizi degli anni Ottanta, complice il revival della musica italiana, torna a esibirsi dal vivo, soprattutto nei mesi estivi, riproponendo i suoi grandi successi. Negli ultimi anni aveva affrontato gravi problemi di salute, arrivando a trascorrere anche un lungo periodo in coma. Nonostante ciò, nel 2024 era tornato in televisione, partecipando a “Domenica In”, dove aveva emozionato il pubblico cantando dal vivo “Romantica”, “Come prima” e “Ti dirò”. L'articolo Morto Tony Dallara: il cantante di “Romantica” e “Come prima” aveva 89 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il Tribunale di Roma: perizia medica per valutare se Vittorio Sgarbi può sposarsi e prendere decisioni di “particolare rilevanza”
Svolta nella disputa che ha coinvolto Vittorio Sgarbi e la figlia Evelina. Il Tribunale di Roma ha deciso che per il critico ed ex ministro non è necessario un amministratore di sostegno, ma è stata disposta una perizia medica per valutare se “sia in grado di comprendere il significato e le conseguenze personali, patrimoniali e giuridiche, delle decisioni di particolare complessità e rilevanza“, stando a quanto anticipato da Gianluigi Nuzzi a “Dentro la notizia” su Canale 5. Nello specifico, dovrà dire se sia in grado di contrarre matrimonio – nei mesi scorsi Sgarbi aveva annunciato di voler sposare Sabrina Colle, al suo fianco da molti anni – e prendere decisioni sulla gestione straordinaria del patrimonio, che comprende per esempio la scelta di fare testamento. La figlia Evelina fa sapere che il tribunale ha deciso di nominare un medico, la psicologa psicoterapeuta Lili Romeo, per una consulenza tecnica d’ufficio che accerti “esaminati gli atti, compiuti i necessari esami, acquisita la documentazione sanitaria esistente e assunte informazioni dai sanitari che hanno avuto in cura il beneficiario, se lo stesso presenti condizioni psicologiche, psicopatologiche o cognitive tali da incidere sulla capacità di autodeterminarsi in relazione al compimento di atti di straordinaria amministrazione e all’esercizio dei diritti personalissimi”. Il consulente dovrà valutare “se la persona sia in grado di comprendere e valutare il significato e le conseguenze personali, patrimoniali e giuridiche delle decisioni di particolare complessità e rilevanza, con specifico riferimento alla capacità di testare, alla gestione straordinaria del patrimonio e alla scelta di contrarre matrimonio, valutando l’autenticità e la stabilità della volontà decisionale”. Il legale della figlia, Lorenzo Iacobbi, ostenta soddisfazione: “Finalmente non saranno più pseudo-opinionisti, sedicenti postini o finti-amici del professore, vicini e lontani ad esprimere a spanne una valutazione priva di qualsivoglia competenza medica sulle condizioni di Vittorio Sgarbi, bensì un medico, com’è giusto che sia. Raggiunto questo importante risultato, attendiamo sereni e fiduciosi l’esito della perizia con la consapevolezza di aver fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità per andare incontro alle legittime preoccupazioni di sua figlia Evelina Sgarbi e la soddisfazione di aver ottenuto un provvedimento che, contrariamente al contenuto della campagna d’odio mediatico scatenato ai danni di Evelina, mirava e mira ad esclusiva tutela ed interesse del professor Sgarbi”. L'articolo Il Tribunale di Roma: perizia medica per valutare se Vittorio Sgarbi può sposarsi e prendere decisioni di “particolare rilevanza” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Vittorio Sgarbi
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L’annuncio di Re Carlo III: “Le mie cure contro il cancro l’anno prossimo saranno ridotte”
“Questa buona notizia è possibile grazie alla diagnosi precoce, a un intervento efficace e al rispetto delle indicazioni dei medici” e questo risultato è “una benedizione personale e una testimonianza dei notevoli progressi compiuti nella cura del cancro negli ultimi anni”. La “buona notizia” a cui si riferisce Carlo III d’Inghilterra, nel suo atteso discorso su Channel 4, è che le sue cure contro il cancro “potranno essere ridotte” nel nuovo anno. Il discorso è stato registrato due settimane fa per la campagna di raccolta fondi in favore della ricerca e della prevenzione contro i tumori che Carlo III patrocina. Il monarca ha poi aggiunto di sperare che il suo esempio “possa incoraggiare quel 50% di noi che riceverà una diagnosi nel corso della vita”. Il messaggio in sostegno alla campagna Stand Up To Cancer, è stato anche un appello alla popolazione affinché si sottoponga ai controlli. “So per esperienza quanto una diagnosi di cancro possa essere sconvolgente. Eppure so anche che la diagnosi precoce è la chiave che può trasformare il percorso di cura, offrendo tempo prezioso ai medici e, ai pazienti, il dono della speranza”, ha detto Carlo. Ha ricordato che “almeno nove milioni di persone nel nostro Paese non sono in regola con gli screening disponibili”, e che questo significa “nove milioni di occasioni mancate di diagnosi precoce”. Il Re ha sottolineato come gli screening possano salvare vite: “Quando il tumore del colon viene individuato allo stadio iniziale, circa nove persone su dieci sopravvivono almeno cinque anni; se diagnosticato tardi, la quota scende a una su dieci”. Ha riconosciuto che molti evitano i test “perché pensano possano essere spaventosi, imbarazzanti o scomodi“, ma ha esortato i cittadini a superare le esitazioni, perché “pochi momenti di lieve fastidio sono un piccolo prezzo da pagare per la tranquillità che segue o, per alcuni, per la possibilità di una diagnosi precoce e di un intervento salvavita”. Rivolgendo poi “i più sentiti ringraziamenti” a medici, infermieri, ricercatori e operatori delle associazioni, Carlo ha aggiunto: “Come ho già detto in passato, i momenti più oscuri della malattia possono essere illuminati dalla più grande compassione. Ma la compassione deve andare di pari passo con l’azione”. Infine, un appello per il nuovo anno: “In questo dicembre, mentre ci raccogliamo per riflettere sull’anno trascorso, prego che ciascuno di noi possa impegnarsi, tra i buoni propositi, a fare la propria parte per individuare il cancro in fase precoce. La vostra vita – o quella di una persona che amate – potrebbe dipendere da questo”. L'articolo L’annuncio di Re Carlo III: “Le mie cure contro il cancro l’anno prossimo saranno ridotte” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Re Carlo III
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