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Aumentano i nidi, ma il 60% non riesce ad accogliere tutte le domande. Cgil: “Servono altri 165mila posti e 37mila educatori”
Il 59,5% dei nidi e delle sezioni primavera – nonostante il calo delle nascite – non riesce ad accogliere tutte le domande di iscrizione per carenza di posti. In media ci sono 31,6 posti ogni 100 bambini: ancora sotto il target europeo sul tasso di frequenza fissato per il 2010 (33%), per non parlare del 45% che l’Italia dovrebbe raggiungere nel 2030. Le richieste non soddisfatte superano il 10% in quasi il 70% dei casi e superano il 25% nel 22,9% dei casi. Sono i dati sconfortanti sull’anno educativo 2023/2024 diffusi dall’Istat, da cui emerge un aumento dell’offerta trainato dal settore privato e insufficiente a colmare il divario tra Nord e Sud. Dati che “confermano le nostre preoccupazioni e le nostre rivendicazioni”, commenta la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi. A partire dai “troppi ritardi nella realizzazione dei progetti del Pnrr: a pochi mesi della scadenza è stato speso solo il 39% dei 3,8 miliardi di euro di finanziamenti per asili nido e scuole dell’infanzia, e solo l’8% delle opere risulta completato”. Morale: “Non basta costruire le strutture se non si garantiscono le risorse per renderle operative: per raggiungere l’obiettivo del 45% (Barcellona 2030), non solo vanno attivati almeno altri 165mila posti rispetto a quelli censiti dall’Istat, ma per permettere la gestione diretta da parte dei Comuni sono necessari almeno 1,6 miliardi di euro in più all’anno per la spesa corrente e 37mila educatrici/tori in più”. Ripartiamo dai dati Istat. I servizi attivi oggi risultano 14.570, in aumento del 3,8% rispetto al precedente anno educativo, per un totale di quasi 378.500 posti autorizzati al funzionamento (+3,4%). L’incremento è guidato dal settore privato, che assorbe il 78,4% dei circa 12.500 posti aggiuntivi rispetto all’anno educativo precedente mentre solo il 21,6% dei nuovi posti riguarda servizi a titolarità comunale. Ma resta irrisolto il problema della domanda insoddisfatta. Anche perché sempre nel 2023-2024, come rilevato nel report, circa la metà dei gestori di nidi e sezioni primavera (49,9%) ha rilevato un aumento delle domande di iscrizione rispetto all’anno precedente. L’aumento “riguarda sia il settore pubblico sia il privato e sembra correlato al crescente riconoscimento della funzione educativa del nido, oltre che alla maggiore diffusione del Bonus asilo nido che ha reso più sostenibili le rette per le famiglie. Una parte dei potenziali beneficiari, tuttavia, non riesce ancora ad accedere al servizio a causa della persistente carenza di posti disponibili”, sottolinea l’Istat. Il tasso di frequenza ha visto un incremento, anche a causa del calo delle nascite, ma come già detto non abbastanza da raggiungere il target europeo fissato per il 2010: le regioni del Sud e delle Isole, esclusa la Sardegna, sono ben al di sotto del parametro del 33%, con una media rispettivamente del 19,0% e 19,5%. L’Italia centrale presenta la media più alta (40,4%), con un picco del 48,4% in Umbria. Seguono il Nord-est (39,1%) e il Nord-ovest (36,6%). Nei capoluoghi di provincia si registrano in media 39,8 posti ogni 100 bambini, mentre nei comuni non capoluogo la media scende a 28,2: una differenza di 11,6 punti percentuali. Al Nord e al Centro anche i Comuni non capoluogo hanno superato, in media, il parametro del 33% di copertura e quelli capoluogo del Nord-est e del Centro hanno anche ampiamente superato l’obiettivo europeo fissato per il 2030, mentre quelli del Nord-ovest sono di poco al di sotto. Nel Sud e nelle Isole, invece, persino i Comuni capoluogo restano lontani dal precedente parametro europeo del 33% e la distanza è ancora maggiore nei Comuni non capoluogo. Nel Meridione, contraddistinto storicamente da una carenza di offerta, i dati dell’istituto di statistica segnalano un miglioramento, ma l’offerta resta lontana da quella del Centro-Nord. Le liste d’attesa nel Mezzogiorno sono più lunghe, con un quarto delle domande insoddisfatte nel 28,9% dei casi contro il 19,9% al Centro e il 21,3% al Nord. La presenza di richieste in lista d’attesa è più frequente nel settore pubblico (68,9%), ma riguarda anche il privato (54%). Nel Mezzogiorno, l’esubero delle domande rispetto ai posti si distribuisce in maniera uniforme tra servizi pubblici e privati, mentre al Nord e al Centro l’eccedenza di richieste riguarda maggiormente i nidi di titolarità comunale. “Siamo al paradosso: un governo che fa propaganda assordante sul contrasto alla denatalità e non muove un dito per garantire ai bambini e bambine di questo Paese il diritto a percorsi educativi sin dai primissimi mesi di vita”, attacca Barbaresi. “Preoccupano le pesanti diseguaglianze territoriali nella disponibilità di posti, che restano sostanzialmente inalterate, con ben sette regioni che non arrivano ancora al 33% nel rapporto posti/bambini: Abruzzo, Basilicata, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia e Campania”. Non solo: “Se da un lato c’è un problema di posti insufficienti altrettante criticità si riscontrano nella spesa a carico delle famiglie che sostengono quote di compartecipazione spesso troppo alte, rette che, nonostante i bonus, per molti nuclei non sono sostenibili e condizionano la scelta di affidamento dei bambini ai nidi”. L'articolo Aumentano i nidi, ma il 60% non riesce ad accogliere tutte le domande. Cgil: “Servono altri 165mila posti e 37mila educatori” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Nidi aperti la sera, crescono gli esperimenti. Ma restano le liste d’attesa. “Paradosso Pnrr, avremo più asili ma senza il personale per aprirli”
In Piemonte, in circa cento asili nido, senza alcuna spesa per le famiglie, i bambini potranno restare di più a scuola oppure andarci anche il sabato mentre a Roma al Municipio XIV è partita l’iniziativa “Stasera esco io”: due scuole comunali (nidi e infanzia) restano aperte fino alle 22,30 per concedere a mamme e papà una serata senza figli. Un esperimento, quest’ultimo, attivato per la prima volta nella capitale ma già sperimentato con successo all’ asilo “YoYo” di Genova. C’è attivo anche l’asilo nido Dadà a Milano che accoglie più bimbi al costo di 90 euro a notte dalle ore 17.30 e i “Folli folletti” di Trieste che oltre ad essere aperto ogni giorno fino alle 20 garantisce ai genitori di accedere ad un servizio 24 ore. Nel 2024 presso le strutture Montessori e Coccinella di Cesano Boscone è stato organizzato il servizio “Stasera esco anche io”, che permetteva a trenta bimbi di età compresa invece tra i 2 e i 6 anni di cenare all’asilo nido. Tante le iniziative dei privati, un po’ meno quelle del pubblico che deve fare i conti con le carenze di personale e i limiti contrattuali di operatrici già spremute al massimo. Al Municipio XIV di Roma, l’assessora all’Istruzione Claudia Salerno e il presidente della commissione di competenza Andrea Montanari hanno fatto ricorso, infatti, a personale di cooperative esterno ai dipendenti. Ovunque si cerca di andare incontro alle esigenze delle famiglie anche perché resta il problema che in Italia mancano i nidi: secondo una ricerca dell’Università Ca’ Foscari di Venezia la domanda è in crescita, ma l’offerta fatica a tenere il passo: circa il 59,5 % delle strutture ha oggi bambini in lista d’attesa. Alcune regioni si avvicinano o superano quota 33 posti ogni 100 bambini: per esempio, regioni come Umbria, Emilia-Romagna, Toscana, Valle d’Aosta — ma molte del Sud restano sotto i 15–20 posti per 100 bambini. Divari anche tra aree urbane e aree interne/periferiche: nei comuni “polo” l’offerta tende ad essere più alta, mentre nelle aree interne è spesso molto limitata. A sottolineare un altro problema è Elena Carnevali, sindaca di Bergamo, delegata istruzioni Anci nazionale. che a ilfattoquotidiano.it spiega: “Il paradosso è evidente: abbiamo nuovi asili nido realizzati con il Pnrr, ma rischiamo di non poterli aprire per mancanza di risorse per la gestione e di personale formato. Questo poi si accentua per i Comuni che hanno superato la soglia del 33% di copertura, che oggi non ricevono alcun sostegno aggiuntivo. Servono risorse strutturali per non vanificare un investimento fondamentale per i bambini e le famiglie”. È lo stesso ragionamento di Federica Ortalli, presidente Assonidi Lombardia: “Sono diversi i tentativi di andare incontro alle famiglie con l’apertura prolungata. A Milano ci sono asili comunali che accolgono per undici ore e privati che arrivano a 12,30 ore. Alcune aziende che hanno i nidi interni vanno di pari passo con la produzione. Eppure, dobbiamo farci una domanda: qual è il beneficio per il bambino di stare al nido più di dodici ore? Non solo. Dal punto di vista della gestione dell’impresa l’apertura prolungata è insostenibile per i comuni”. In Piemonte, la Regione, per dare questa opportunità a 3.066 bambini ha destinato oltre 1,2 milioni di euro a 74 Comuni, grazie alle risorse del Fondo Sociale Europeo Plus 2021-2027. Ortalli ci aiuta a riflettere anche su un altro aspetto ovvero il problema di avere un’Italia a macchia di leopardo: “A Milano abbiamo tutti i nidi con le lista d’attesa perché è una città che raccoglie expat da tutto il mondo. Qui nascono come i funghi scuole internazionali mentre in Sicilia finora c’è stata un’altra cultura e un’altra situazione: i nidi sono pochissimi perché i genitori tendevano a tenere i bambini a casa fino all’infanzia. In prospettiva, la fotografia sta cambiando perché ora siamo presenti anche a Palermo e ci hanno chiesto di aprire una sede anche in Puglia”. A Roma, intanto, Salerno non nasconde che l’iniziativa è nata per dare soprattutto sollievo a quelle famiglie che hanno figli con disabilità. Chiaramente, il servizio che è alle comunali dell’infanzia “Cesare Nobili” e “Camilla Ravera” è stato aperto a tutti: “Sei serate dove i bambini vengono accolti dalle 19,30 alle 22,30. Per ora è stato un vero e proprio successo”. L'articolo Nidi aperti la sera, crescono gli esperimenti. Ma restano le liste d’attesa. “Paradosso Pnrr, avremo più asili ma senza il personale per aprirli” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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