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L’assurda teoria di Luttwak a La Zanzara: “Infermiere ucciso? Congiura di sinistra. Si usa il metodo palestinese per delegittimare il ruolo dell’Ice”
Una teoria contro ogni evidenza. Così si può riassumere l’intervento del politologo statunitense Edward Luttwak, che, a La Zanzara (Radio24), legge la morte di Alex Pretti, l’infermiere di 37 anni ucciso il 24 gennaio 2026 durante un’operazione della US Border Patrol a Minneapolis, come il risultato di una macchinazione dell’estrema sinistra. Alla constatazione di Cruciani sull’indignazione suscitata dal caso anche in Italia, Luttwak risponde: “Sì, bene, bene che ci sia indignazione, perché questa è la palestinizzazione degli Stati Uniti”. L’assassinio dell’infermiere non viene descritta come un evento da chiarire, ma come un episodio deliberatamente provocato: “C’è un gruppo di agitatori, che sono la mente: loro trovano un individuo che è come questo uomo che era un infermiere, lo spingono avanti e causano l’incidente”. Nel suo racconto, Pretti viene scelto perché funzionale alla narrazione pubblica: “Non deve essere una persona antipatica, deve essere una persona carina, come un infermiere. Tu lo spingi, lo fai uccidere e, una volta che viene ucciso, fai propaganda su questo in tutto il mondo”. Luttwak assimila esplicitamente il caso di Minneapolis al genocidio a Gaza: “È esattamente quello che hanno fatto con i bambini a Gaza. Questo è il metodo palestinese”. Quando Cruciani chiede chi ci sia dietro questo presunto metodo, la risposta chiama in causa una regia politica interna: “C’è una congiura di estrema sinistra. I manovratori non si fanno mai avanti, non si fanno picchiare e non si fanno identificare. Organizzano i moti da dietro”. Il paragone con l’Italia arriva immediato: “Ricordate Lotta Continua e le Brigate Rosse? Anche negli Stati Uniti abbiamo una sinistra di questo tipo, che si nasconde e spinge avanti gli altri”. Luttwak descrive il “metodo palestinese” come una strategia basata sull’uso deliberato di civili: “Si spingono avanti bambini o bambine, e dietro ci sono quelli che lanciano pezzi di roccia. Poi i soldati aprono il fuoco e uccidono il bambino che è stato spinto avanti”. Secondo il politologo, a Minneapolis la logica è la stessa, anche se applicata a soggetti diversi: “Invece di usare un bambino, in questo caso hanno usato prima una donna, un’attivista, e poi questo infermiere”. Pretti, sostiene Luttwak, non si trova lì per caso: “Vi assicuro che è stato indotto ad andare a fare questa dimostrazione a Minneapolis, dove fa un freddo da morire”. E insiste sull’idea dell’evento costruito: “Per caso era a Minneapolis, per caso era per strada, con meno trenta gradi?”. Anche il fatto che fosse disarmato viene reinterpretato: “Era totalmente disarmato, ma era circondato da persone che hanno fatto credere che ci fosse un’arma. Quello che l’ha mostrata poi l’ha nascosta”. La conclusione è perentoria: “Questi sono episodi creati”. Quando il conduttore chiede se l’ICE serva davvero, Luttwak chiama in causa Obama: “Lui ha deportato 2,7 milioni di immigrati illegali. Sul New York Times non c’è stato un articolo contro queste deportazioni, e in televisione zero storie. Perché Obama non era bianco, era chiaramente non repubblicano”. Alle immagini che mostrerebbero l’uccisione di Pretti, e alle accuse di esecuzione, Luttwak risponde minimizzando: “Prima c’è l’uccisione, poi diventa un’esecuzione. Se sono due diventa un massacro”. Anche in questo caso individua un disegno politico: “L’estrema sinistra americana è come quella italiana, pensa che tutto sia permesso pur di rovesciare il sistema capitalista, imperialista e razzista”. Alla domanda diretta di Cruciani su chi sia responsabile della morte dell’infermiere, Luttwak non chiama mai in causa gli agenti federali: “La colpa è di chi ha convinto un infermiere a uscire a meno trenta gradi a Minneapolis per protestare contro chi applica la legge”. Il discorso si chiude con un rifiuto totale delle immagini e della loro forza testimoniale: “Quelle foto e quelle immagini sono state fabbricate per prendere in giro persone col cervello di una gallina”. Guardarle, afferma, equivale a subire una manipolazione: “Io non le guardo, perché è come guardare la propaganda palestinese. Le immagini servono solo a manipolare le emozioni”. L'articolo L’assurda teoria di Luttwak a La Zanzara: “Infermiere ucciso? Congiura di sinistra. Si usa il metodo palestinese per delegittimare il ruolo dell’Ice” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Vittorio Feltri condannato per molestia discriminatoria dopo le parole sui musulmani dette alla Zanzara
Il Tribunale di Torino, Prima Sezione Civile, ha accolto il ricorso presentato dall’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi) e sostenuto da diverse associazioni, condannando Vittorio Feltri per “molestia discriminatoria” basata su ragioni di nazionalità, etnia e religione e riguardante le parole dette alla trasmissione radiofonica La Zanzara il 28 novembre 2024 quando, commentando le proteste per la morte del diciannovenne egiziano Ramy Elgaml a Milano, l’ex direttore del Giornale sostenne che i musulmani sarebbero “una razza inferiore”. Assistita dagli avvocati Anna Brambilla, Marta Lavanna e Alberto Guariso, Asgi ha ritenuto che quelle espressioni violassero la dignità delle persone. Tesi pienamente accolta dal giudice Ludovico Sburlati, che ha condannato Feltri a risarcire Asgi, quale principale ricorrente, con 20 mila euro e a pubblicare la sentenza sul Corriere della Sera. Cosa disse Feltri alla Zanzara? – Tutto nasce dall’intervista rilasciata alla trasmissione di Radio24 condotta da Giuseppe Cruciani e David Parenzo. Interpellato sui fatti del quartiere Corvetto di Milano, dove pochi giorni prima aveva perso la vita Ramy Elgaml, Feltri aveva detto di non frequentare le periferie: “Non mi piacciono: sono caotiche, brutte e soprattutto piene di extracomunitari che non sopporto”. Poi, proseguendo sulla comunità musulmana: “… già, non amo i musulmani … Ma io gli sparerei in bocca”. Infine il culmine: “Tutti, tutti. Io non mi vergogno affatto di considerare i musulmani delle razze inferiori. Razze… Ma che me ne frega a me, ma io sostengo quello che voglio”. Per la stessa vicenda Feltri fu sospeso dall’Ordine dei giornalisti e, ricordano le associazioni, “Radio24, produttore della trasmissione, era già stata oggetto di sanzione da parte di AGCOM per 150.000 euro“. Cosa ha deciso il Tribunale? – Pienamente accolte le richieste dell’Asgi, sostenuta in giudizio anche da ARCI, Lunaria, Cambio Passo Onlus e La Casa del Mondo – Adjebadia. Feltri aveva tentato di eccepire lo “stile provocatorio, satirico e privo di filtri” del format radiofonico. Ma il giudice ha escluso che il carattere satirico potesse legittimare le affermazioni, che invece, ai sensi della normativa, integrano la molestia discriminatoria. Richiamate anche pronunce della Corte di Cassazione e della CEDU: è necessario “escludere dall’ontologia delle espressioni satiriche quelle che non rivolgono i propri strali verso i potenti, ma che infieriscono su categorie deboli, oggetto di discriminazione, razzismo, sessismo etc., non suscitando il sorriso amaro che la satira dovrebbe provocare, bensì semplice dileggio o disprezzo”, ha scritto il giudice. Quanto al risarcimento del danno, si è tenuto conto della notorietà di Feltri, della carica di Consigliere regionale in Lombardia e del ruolo professionale, del mezzo di diffusione, dell’ampiezza della categoria dei soggetti lesi e della “consapevolezza dell’illiceità della condotta, desumibile dall’affermazione ‘Ma che me ne frega a me, ma io sostengo quello che voglio'”. Asgi è stata anche rimborsata delle spese legali. Il comunicato delle associazioni – Le associazioni intervenute in giudizio hanno ricordato che “costituisce molestia discriminatoria pronunciare frasi con cui si insultano e minacciano le persone in base alla provenienza o alla fede religiosa”. E commentando la sentenza hanno evidenziato che definisce i confini della libertà di parola, spesso usata per giustificare attacchi alla dignità altrui. “La sentenza conferma – come altre emesse in casi analoghi – che la libertà di espressione spesso usata come giustificazione di comportamenti e linguaggi denigratori e lesivi della dignità delle persone ha invece precisi limiti che devono essere rispettati”, hanno scritto in un comunicato stampa. Che chiude con l’auspicio che non sia più necessario ricorrere alla sanzione per “sancire quei limiti del linguaggio che dovrebbero essere patrimonio di qualunque persona ragionevole che abbia a cuore il futuro di una società coesa”. L'articolo Vittorio Feltri condannato per molestia discriminatoria dopo le parole sui musulmani dette alla Zanzara proviene da Il Fatto Quotidiano.
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