È uno scontro che mette a nudo tutte le contraddizioni dell’intelligenza
artificiale applicata alla difesa quello che si consuma in queste ore tra
Anthropic e l’amministrazione Usa. Al centro del braccio di ferro c’è Claude, il
modello di IA sviluppato dalla startup guidata da Dario Amodei, e la richiesta
del Pentagono di rimuovere le protezioni che ne limitano l’utilizzo in ambito
militare. Nei giorni scorsi, il quartier generale dell’esercito aveva dato un
ultimatum alla società con scadenza fissata per venerdì 27 febbraio alle 17 ora
locale (le 23 in Italia). A quel punto si capirà se prevarrà la linea dura
dell’amministrazione o se si aprirà uno spiraglio negoziale. Anthropic, fondata
dai fratelli Amodei, imprenditori tra i più influenti nel panorama globale
dell’intelligenza artificiale. Dario Amodei, amministratore delegato, è il volto
pubblico dell’azienda, che con Claude si è ritagliata uno spazio di primo piano
nello sviluppo di modelli linguistici avanzati. Claude è oggi un asset
strategico: secondo quanto riportato, è l’unico modello di IA disponibile nei
sistemi più riservati dell’esercito statunitense ed è considerato quello con le
migliori performance nelle attività di intelligence più delicate.
Il Pentagono ha un contratto da 200 milioni di dollari con Anthropic. Ma il
rapporto si è incrinato sulle barriere che l’azienda ha imposto al suo modello.
Il Dipartimento della Difesa aveva chiesto di eliminare le restrizioni di
ostacolo alle forze armate nell’utilizzare Claude per “ogni uso lecito” dopo lo
scontro su quanto accaduto in Venezuela con l’operazione Absolute Resolve che ha
portato alla cattura di Nicolas Maduro. Anthropic, però, non arretra su due
punti dirimenti: l’utilizzo dell’IA in armi completamente autonome e la
sorveglianza di massa. La società, infatti, sostiene che oggi l’intelligenza
artificiale non sia sufficientemente affidabile per gestire le armi e che non
esistano ancora leggi o regolamenti per disciplinare il suo impiego nel
controllo civile. Da qui l’ultimatum de il segretario alla Guerra Pete Hegseth:
entro questa sera l’azienda dovrà accettare le richieste del Pentagono. Hegseth
ha minacciato di inserire Anthropic in una lista nera governativa,
etichettandola come un rischio per la catena di approvvigionamento. Una
designazione che impedirebbe alle aziende con contratti militari di utilizzare i
prodotti Anthropic in qualsiasi attività. Un funzionario del Dipartimento della
Difesa ha inoltre dichiarato alla Cnn che Hegseth si assicurerà che “il Defense
Production Act venga invocato su Anthropic, obbligandola a essere utilizzata dal
Pentagono, indipendentemente dal fatto che lo voglia o meno”.
La risposta di Dario Amodei è stata netta: “Le minacce non cambiano la nostra
posizione”. Giovedì il ceo ha affermato che l’azienda “non può in tutta
coscienza acconsentire” alle richieste del Pentagono di un uso più ampio della
sua tecnologia. In una nota, Anthropic ha chiarito di non voler abbandonare i
negoziati, ma ha sottolineato che la proposta del Dipartimento della Difesa non
porta alcun progresso sui terreni di scontro. Il principale portavoce del
Pentagono, Sean Parnell, ha invece ribadito che le forze armate intendono
utilizzare la tecnologia di Anthropic in modo legale e non permetteranno
all’azienda di imporre limiti prima della scadenza fissata. “Il Pentagono non ha
alcun interesse a utilizzare l’IA per condurre una sorveglianza di massa degli
americani (il che è illegale), né vogliamo usare l’IA per sviluppare armi
autonome che funzionino senza il coinvolgimento umano”, ha affermato Parnell.
Nel frattempo, il viceministro della Difesa con delega alla ricerca, Emil
Michael, ha dichiarato a Bloomberg: “Vogliamo continuare il dialogo. Vediamo
come va oggi”. Michael ha aggiunto di aver mantenuto “apertura a continuare il
dialogo”, ma ha accusato Anthropic di aver “lanciato una sorta di campagna di
pubbliche relazioni che era stata pianificata ben prima che le trattative
riprendessero martedì scorso”.
Nel pieno dello scontro è notizia di oggi che OpenAI, l’azienda guidata da Sam
Altman, ha appena finalizzato una raccolta fondi record di 110 miliardi di
dollari – 50 miliardi da Amazon, 30 da Softbank e 30 da Nvidia – a una
valutazione di 730 miliardi. “Continuiamo a vedere la domanda crescere
rapidamente”, ha dichiarato Altman, impegnato a mediare la crisi tra Anthropic e
il Pentagono: secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, in una
comunicazione al suo staff ha spiegato che la società sta lavorando a un accordo
che potrebbe contribuire a risolvere lo stallo e di sperare di mediare un’intesa
fra le parti. “Vorremo contribuire a una de-escalation della situazione”, ha
affermato.
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cambiano la nostra posizione”. OpenAI mediatore tra le parti proviene da Il
Fatto Quotidiano.
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Atre otto persone sono morte nella guerra che gli Usa hanno dichiarato al
narcotraffico. Il fatto è accaduto il 15 dicembre nell’Oceano Pacifico
orientale, dove già a fine ottobre erano stati effettuati dei raid dal
Pentagono. Stavolta l’operazione è stata condotta dalla Joint task force
southern spear e diretta dal segretario del Dipartimento della guerra, Pete
Hegseth.
Degli attacchi cinetici hanno affondato tre imbarcazioni in acque
internazionali, uccidendo otto presunti narcotrafficanti: tre sulla prima
imbarcazione, due sulla seconda e altri tre sulla terza. “L’intelligence ha
confermato che le imbarcazioni stavano transitando lungo note rotte del
narcotraffico nel Pacifico orientale ed erano coinvolte in attività di
narcotraffico”, scrive l’Us Southern Command sulla piattaforma social X.
Giovedì Pete Hegseth, il segretario di Stato Marco Rubio e alti ufficiali
dell’esercito sono attesi a Washington per un aggiornamento a porte chiuse ai
membri del Congresso sulla campagna di questa amministrazione contro il traffico
di stupefacenti dall’America Latina. Il presidente Donald Trump ha più volte
giustificato e rivendicato politicamente queste operazioni militari contro i
cartelli della droga, che da settembre hanno ucciso almeno 95 persone nei 25
attacchi noti al pubblico.
Secondo alcuni avvocati ed esperti di diritto, gli attacchi ai presunti
narcotrafficanti sono delle esecuzioni extragiudiziali illegali. A queste
accuse, il portavoce del Pentagono Kingsley Wilson aveva risposto così: “Le
nostre operazioni nella regione di Southcom (il Comando Sud dell’esercito
statunitense, che ha come aree di competenza l’America centrale, il Sud America,
i Caraibi e le acque adiacenti della regione, ndr) sono legali sia secondo il
diritto statunitense che secondo quello internazionale e tutte le azioni sono
conformi al diritto dei conflitti armati”.
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