Con un accordo da 289 milioni di euro con la multinazionale Carrier global
corporation, Ariston Group ha acquisito il 1o0% di Riello, azienda fondata nel
1922 a Legnago che opera nel settore della climatizzazione. In seguito
all’acquisizione, tutti gli stabilimenti industriali e i 1.150 dipendenti di
Riello entreranno a far parte di Ariston: in Italia, gli stabilimenti
industriali di Legnago e Volpago e i centri di ricerca e sviluppo a Lecco e
Angiari.
Lo scopo dell’acquisizione è quello generare sinergie tecnologiche nel settore
del comfort termico – riscaldamento di ambienti, bruciatori, componenti
elettronici – e un portafoglio di prodotti complementari tra le due realtà. Il
completamento dell’operazione è previsto entro la fine del primo semestre del
nuovo anno. Il presidente esecutivo di Ariston Group, Paolo Merloni, ha
dichiarato: “Sono lieto di annunciare l’acquisizione di Riello, una tappa
fondamentale della nostra strategia di crescita. Riello rappresenta con orgoglio
un’icona italiana centenaria nei settori del comfort termico e delle tecnologie
avanzate di combustione”.
Il ministro Adolfo Urso rivendica un ruolo politico nell’accordo e sostiene che
si tratta di un’operazione “che rafforza la filiera del Paese, tutela
l’occupazione e garantisce continuità e sviluppo alle attività produttive,
nell’ambito di una strategia di crescita solida e di lungo periodo”. Negli
ultimi anni, Riello aveva attraversato un periodo di crisi e aveva anche chiuso
lo stabilimento di Pescara. Domani, alle 11.00, avrà luogo al Mimit il tavolo
sulla vertenza Riello, già convocato in vista di questo passaggio.
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dipendenti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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A poco più di due settimane dall’imponete decreto di sequestro per oltre un
miliardo su ordine della procura di Monza, la holding lussemburghese Lagfin, che
controlla Campari con il 51,8%, conferma , con una nota, di avere raggiunto un
accordo transattivo con l’Agenzia delle Entrate.
L’accordo prevede, a fronte del completo abbandono della pretesa erariale, la
corresponsione, diluita su un arco temporale di 4 anni, di 405 milioni di euro,
con versamento entro il 31 dicembre 2025 di una prima rata pari a 152 milioni,
cui Lagfin farà fronte con risorse disponibili e già accantonate, e del saldo in
rate successive trimestrali di pari ammontare tra loro a partire dal giugno 2027
sino al 30 settembre 2029.
Lagfin scrive in una nota di avere “sempre operato nel pieno rispetto di tutte
le normative applicabili, inclusa quella fiscale italiana, e ritiene che la exit
tax non fosse applicabile”. “Nonostante la holding sia certa che in un
contenzioso avrebbe prevalso, lo stesso si sarebbe inevitabilmente protratto per
anni, attraverso i vari gradi di giudizio, e ciò – si spiega – pur non potendo
mettere in alcun modo in discussione il controllo di Lagfin su Campari, che non
avrebbe mai potuto essere intaccato, nemmeno nel caso di soccombenza, avrebbe
rischiato di riverberarsi negativamente anche sul prezzo del titolo Campari”.
Pertanto, “a protezione di tutti gli azionisti di Campari, Lagfin ha deciso di
aderire ad una transazione”. La custodia del controllo di Campari “è il cuore
dell’oggetto sociale della holding, che ritiene proprio dovere fare tutto il
necessario per preservare l’interesse di coloro che in Campari hanno investito e
investiranno, tenendoli indenni dalle vicende che non riguardano Campari”
conclude la nota.
L’indagine, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Milano,
aveva avuto origine da una verifica fiscale legata a una fusione per
incorporazione tra Lagfin e la propria controllata italiana, detentrice della
quota di maggioranza del gruppo Davide Campari Milano. I riflettori della
Procura erano stati puntati sull’operazione di fusione transfrontaliera con la
quale, nel 2018, il pacchetto di controllo della società sarebbe stato
trasferito dall’Italia al Lussemburgo. In quell’occasione, secondo quanto emerso
dagli accertamenti delle Fiamme gialle, Lagfin non avrebbe versato l’“exit tax”
dovuta al fisco italiano quando un’attività viene fiscalmente trasferita
all’estero. Ed era il mancato pagamento di questa tassa che veniva contestato
alla holding lussemburghese. Il pagamento di un terzo estinguerà il fascicolo
penale.
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