Tentato femminicidio nella serata di lunedì a Genzano di Lucania, in provincia
di Potenza, dove un uomo di 46 anni ha sparato contro l’ex compagna, una donna
di 52 anni, ferendola a una spalla. Secondo le prime ricostruzioni,
l’aggressione si è consumata in circostanze ancora al vaglio degli
investigatori. Subito dopo aver sparato, l’uomo è scappato, facendo perdere
temporaneamente le proprie tracce.
La vittima è stata soccorsa e trasportata all’ospedale San Carlo di Potenza,
dove è stata medicata: le sue condizioni non sarebbero gravi e non risulta in
pericolo di vita. Immediato l’intervento dei carabinieri della stazione locale e
della Compagnia di Venosa, che hanno avviato le ricerche del responsabile. Il
46enne è stato rintracciato e arrestato poco dopo. Le indagini, coordinate dalla
Procura di Potenza, sono in corso per chiarire la dinamica dei fatti e il
contesto che ha portato all’aggressione.
Intanto saranno celebrati oggi nel Duomo di Messina, i funerali di Daniela
Zinnanti, uccisa a coltellate dal suo compagno reo confesso. Sempre domani,
dalle 21 alle 23, in piazza Duomo gli amici della vittima di femminicidio hanno
organizzato una fiaccolata in ricordo di Daniela con il motto ‘doveva essere una
in più, non una in meno’ e per “lottare e rifiutare la violenza e la mancata
protezione delle vittime”. Ogni atto di violenza, osservano i promotori, non è
mai innocuo e, come si sottolinea nell’appello, “non ha genere, razza o sesso” e
“Messina è chiamata a ribellarsi al male e all’indifferenza che Daniela e troppe
altre vittime di femminicidio hanno subito nel tempo”.
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La donna colpita a una spalla proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Assolta l’Eni, assolti 7 imputati. E’ la sentenza d’appello, pronunciata “perché
il fatto non costituisce reato”, del processo ribattezzato “Petrolgate” sullo
smaltimento dei reflui derivanti dalle estrazioni petrolifere in Val d’Agri, in
Basilicata. L’inchiesta risale a dieci anni fa quando dall’inchiesta della
Procura di Potenza si era arrivati al sequstro di due vasche di stoccaggio e un
pozzo furono posti sotto sequestro, con il conseguente stop del Centro Olio Cova
di Viggiano per quattro mesi. La vicenda ebbe risalto nazionale di primo piano
con lo strascico politico dovuto alle dimissioni dell’allora ministra allo
Sviluppo Economico Federica Guidi (governo Renzi) per il coinvolgimento dell’ex
compagno, Gianluca Gemelli (la cui posizione fu poi archiviata).
La sentenza della Corte di Appello ha cancellato la condanna in primo grado,
emessa nel marzo del 2021, per l’Eni al pagamento di una sanzione amministrativa
da 700mila euro e alla confisca per equivalente, quale profitto del reato, di
44,2 milioni di euro, da cui sarebbero dovuti essere detratti i costi delle
spese di adeguamento del Centro Olio (eseguiti dalla Compagnia nel 2016).
Secondo l’accusa l’Eni avrebbe smaltito tonnellate di reflui derivanti dalle
attività estrattive in Val d’Agri, in parte reiniettando sostanze pericolose
attraverso il pozzo Costa Molina 2 e in parte trasportandoli tramite autobotte
verso diversi impianti di smaltimento, in quest’ultimo caso risparmiando decine
di milioni di euro all’anno attraverso l’utilizzo di un errato codice Cer
(Catalogo europeo dei rifiuti).
In Appello sono stati assolti gli ex manager e dipendenti del Cova di Viggiano,
Ruggero Gheller, Nicola Allegro e Luca Bagatti, che erano stati condannati a due
anni (con pena sospesa), mentre un anno e quattro mesi erano stati inflitti a
Enrico Trovato, Roberta Angelini e Vincenzo Lisandrelli, sempre con pena
sospesa. All’ex dirigente della Regione Basilicata, Salvatore Lambiase, era
stata comminata una condanna a 18 mesi, con pena sospesa. Con l’assoluzione – in
attesa di conoscere le motivazioni che la Corte di Appello pubblicherà nelle
prossime settimane – sono stati revocati anche i risarcimenti che l’Eni avrebbe
dovuto versare a diverse parti civili, tra cui quello alla Regione Basilicata
per le mancate royalties causate dalla sospensione delle attività del Centro
Olio. E la sentenza di secondo grado ha fatto cadere anche ogni profilo di
illecito amministrativo per l’Eni, sul cui modello 231 non grava quindi alcun
precedente giudiziario.
Canta vittoria il leader di Italia Viva Matteo Renzi, che all’epoca
dell’inchiesta guidava il governo. “Dieci anni fa – scrive – alcuni funzionari
Eni furono arrestati dalla procura di Potenza. Ero a Palazzo Chigi e ricordo il
clamore del cosiddetto Petrolgate. L’opposizione cavalcò in modo vergognoso
quella indagine, attaccando il governo, l’Eni, chiunque avesse a che fare con il
mondo Oil&Gas. Rimasi solo a difendere l’Eni e lo Stato di diritto. Oggi, dieci
anni dopo, la corte d’appello di Potenza ha assolto tutti”. L’ex premier
sottolinea: “Non abbiamo commesso nessun fatto illecito. Chi ci ha massacrato la
vita e ha disintegrato le famiglie degli arrestati oggi assolti dovrebbe
chiedere scusa. Non lo farà. Ma a me rimane la certezza che anche a Potenza noi
ci siamo comportati bene. Chi allora ci ha aggredito no, non si è comportato
bene”.
La foto è d’archivio
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imputati. Revocati i risarcimenti che la società doveva pagare proviene da Il
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Lo racconta Franco Maresco nel film “Belluscone – Una storia italiana” e lo dice
Kid Yugi nell’ultimo album di Noyz Narcos: in Italia, la criminalità organizzata
ascolta neomelodico. E infatti, il coordinamento regionale della Basilicata e il
presidio Vulture Alto Bradano di Libera hanno pubblicamente chiesto alle
istituzioni di prendere provvedimenti per il concerto del cantante neomelodico
Daniele De Martino, nome d’arte di Antonino Galluzzo, che il 20 dicembre si
esibirà a Venosa, in provincia di Potenza. “Con il rispetto profondo che
nutriamo per la libertà artistica e di espressione, valore costituzionale che
Libera ha sempre difeso, auspichiamo che le istituzioni, in linea con quanto
accaduto in altre realtà, sappiano assumere i provvedimenti ritenuti necessari
in relazione al contesto”, sottolinea l’associazione antimafia in una nota
pubblica.
In più occasioni le autorità e le amministrazioni comunali hanno vietato al
cantante di esibirsi in pubblico a causa dei testi che inneggiano alla
criminalità, istigano alla delinquenza e alimentano la mentalità mafiosa: il
questore di Latina aveva sottolineato che le canzoni di De Martino “veicolano
messaggi espliciti contro i collaboratori di giustizia e sono espressione di
solidarietà al sistema delle mafie”.
Chi è Antonino Galluzzo – È nato nel 1995 a Palermo. Oltre ai suoi testi, il
cantante è stato citato per i legami con Cosa nostra. Qualche anno fa, il
giornalista Salvo Palazzolo di Repubblica aveva pubblicato delle foto in cui De
Martino baciava sulla guancia il boss Francolino Spadaro durante il funerale del
padre Tommaso detto “Masino“, arrestato da Giovanni Falcone per contrabbando e
poi condannato all’ergastolo per essere il mandante dell’omicidio di Vito
Ievolella, il maresciallo dei carabinieri ucciso a Palermo il 10 settembre 1981.
Quest’anno la Guardia di finanza ha perquisito la casa dei genitori a Palermo e
l’abitazione in Campania di De Martino, a cui sono stati sequestrati 220mila
euro tra contanti, gioielli e Rolex per i redditi non dichiarati. A tradire il
cantante neomelodico sono stati anche i contenuti pubblicati sui profili social,
in cui De Martino ostentava lo stile di vita consentitogli dai concerti in nero
e spesso abusivi, per evitare i divieti delle autorità. Secondo la verifica
delle fiamme gialle per il periodo 2016-2022, il cantante avrebbe percepito
compensi per 850mila euro.
Libera sottolinea l’importanza della cultura e dell’arte, lanciando l’appello
“di non girarci dall’altra parte, di denunciare la pericolosità di messaggi che
tendono a ribaltare i valori costituzionali di democrazia, legalità e
giustizia”, e aggiunge che “Venosa, come tutta la Basilicata, merita eventi
culturali che uniscano, che generino senso critico, che aprano spazi di libertà
autentica e non ambigua”.
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cantante neomelodico Daniele De Martino proviene da Il Fatto Quotidiano.