“Nella vita non è dove vai, ma con chi viaggi”. Lo diceva Schulz, l’inventore
dei Peanuts: forse con questa sua massima e con José Ferdinando Puglia, detto
semplicemente Fernando, ci avrebbe creato una bella striscia. La storia di
questo attaccante brasiliano, nato esattamente ottantanove anni fa a Sao Josè do
Rio Pardo, in Brasile, si snoda quasi interamente attorno a un viaggio, a un
aereo e ad un incontro casuale. Già, perché nel 1961, con molti meno aerei e
molta meno gente che li prende è un caso, fortunato o meno chissà, incontrarci
su Helenio Herrera in persona.
Come ci è arrivato Feranando su quell’aereo però? A San Josè gioca a pallone
mentre va a scuola, poi passa al Palmeiras dove da attaccante forma una bella
coppia con Faustinho e gioca e diventa amico anche di Josè Altafini. È bravo,
una bella mezzala, capace di giocare sia in fase offensiva grazie ai suoi piedi
buoni che in fase difensiva. Si fa notare, lo Sporting Lisbona lo acquista nel
1959. Coi biancoverdi fa benissimo, 58 gol segnati in 57 partite giocate, e
allora l’ambizioso Palermo di Vizzini e di Totò Vilardo lo acquista. Sono altri
tempi, tutt’altri rispetto alle attuali abitudini di contratti da centinaia di
pagine, penali e cavilli, e si suppone che la parola basti, almeno tra un
aeroporto e l’altro.
E sicché sull’aereo che deve portarlo da Lisbona in Italia Fernando incontra
proprio Helenio Herrera, allenatore dell’Inter che conoscendo le sue doti prova
a deviare la carriera dell’attaccante dalla Sicilia a Milano. Ma Fernando non
molla: “Sono in parola col Palermo”, dice, e rifiuta la corte del mister che se
la legherà al dito. Qualche mese più tardi l’Inter di Herrera che veleggia verso
lo scudetto si ritrova a giocare proprio a Palermo, squadra già salva, dove
brilla la stella di Fernando.
Sugli spalti infatti già si parla di “Pasta co’ i sarde”, l’equivalente di un
biscotto insomma, per lasciar intendere che i rosanero non daranno grande
battaglia a Corso e compagni. E invece i nerazzurri sbagliano l’impossibile, non
sbaglia invece Fernando quando il capitano Benedetti lo serve su una ripartenza
permettendo al brasiliano di battere il portiere Buffon. Non solo, ma Fernando,
che non aveva gradito le dichiarazioni di Herrara sul suo conto, raccoglie il
pallone dalla porta e lo porta in panchina al mister dell’Inter porgendoglielo
come gentile omaggio a mo di sfottò. Gli sfottò accompagneranno il mago anche
alla fine della gara, mentre Fernando pentito per la spavalderia gli andrà a
chiedere scusa negli spogliatoi. Di fatto, però, l’Inter perderà lo Scudetto in
favore dei cugini del Milan.
Da lì in poi, la carriera di Fernando scorre forse meno romanzesca, ma non meno
dignitosa. Resterà a Palermo fino al 1963, lasciando il segno per eleganza,
intelligenza tattica e professionalità. I rosanero retrocederanno e lui passerà
al Bari dove gioca lontano dai riflettori ma con la stessa serietà che ha sempre
messo in campo, prima di scegliere di tornare definitivamente in Brasile. Un
rientro silenzioso, senza clamore, come spesso accade a chi non ha mai cercato
scorciatoie.
In patria continuerà a giocare ancora qualche stagione, poi il calcio, quello
giocato, lo lascerà senza che il calcio gli restituisca davvero tutto quello che
gli aveva promesso. Nessun grande incarico, nessuna celebrazione ufficiale. Solo
il ricordo sparso, custodito da chi c’era, da chi sa che certe storie non
finiscono nelle bacheche ma restano negli spogliatoi, negli aeroporti, nei
racconti a bassa voce. E allora sì, forse Schulz avrebbe sorriso. Perché la
storia di José Ferdinando Puglia non è quella di chi è arrivato più lontano, ma
di chi ha viaggiato con coerenza. Di chi ha scelto una parola data invece di una
carriera più comoda. Di chi ha preso l’aereo sbagliato per la gloria, ma quello
giusto per restare se stesso.
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rifiutò la corte di Herrera per rispettare la parola data al Palermo proviene da
Il Fatto Quotidiano.
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Calci, pugni, l’uso di un martello e di una pistola. La polizia e i carabinieri
hanno eseguito un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti
di due giovani, di 19 e 20 anni, residenti a Carini, in provincia di Palermo,
per due rapine particolarmente violente avvenute a Capaci e nel capoluogo di
regione. Nel primo caso il 19enne ha aggredito, con due complici rimasti ignori,
il titolare di una comunità-alloggio per anziani, a Capaci. I tre hanno
inseguito la vittima a casa, e dentro l’ascensore l’hanno minacciata con una
pistola, colpendola con diversi pugni. Il secondo caso vede coinvolto sia il
20enne sia il 19enne dell’aggressione di Capaci: questa volta a Palermo, in zona
San Lorenzo, i due aggressori hanno rapinato una donna, minacciandola con un
martello. Entrambi dovranno rispondere dei reati di rapina aggravata, furto
d’auto e lesioni personali.
L'articolo Rapine violente con pistola e martello a Palermo: due giovani
incastrati dalle telecamere. I video delle aggressioni proviene da Il Fatto
Quotidiano.
È morta a 95 anni Anna Falcone, sorella maggiore del giudice Giovanni Falcone,
ucciso il 23 maggio 1992 da Cosa nostra. Prima dei tre fratelli, con la sorella
Maria aveva contribuito alla creazione della fondazione intitolata al
magistrato. Di carattere riservato, Anna Falcone ha sempre manifestato con
discrezione il suo impegno antimafia, con pochi interventi pubblici: di recente
ha accettato di incontrare l’ex calciatore Fabrizio Miccoli (condannato per
estorsione aggravata dal metodo mafioso) che le aveva chiesto perdono per avere
insultato la memoria del fratello (chiamandolo “fango”) in una conversazione
intercettata. “Ha chiesto scusa e l’ho perdonato”, ha detto.
“La scomparsa di Anna Falcone rappresenta un momento di profondo cordoglio per
la città di Palermo. Con il suo stile riservato e la sua straordinaria dignità,
Anna Falcone ha custodito e onorato la memoria del fratello Giovanni”, è il
messaggio del sindaco del capoluogo siciliano, Roberto Lagalla. “Insieme alla
sorella Maria”, ricorda Lagalla, Anna “ha contribuito alla nascita della
fondazione Falcone, offrendo un sostegno silenzioso ma fondamentale alla
diffusione dei valori di legalità e giustizia che il giudice Falcone ha
incarnato. A nome mio e dell’intera amministrazione comunale esprimo il più
sentito cordoglio alla sorella Maria e a tutta la famiglia Falcone, stringendoci
con rispetto e riconoscenza a un nome che resta patrimonio morale della nostra
comunità”.
L'articolo Morta a 95 anni Anna Falcone, sorella maggiore del giudice ucciso
dalla mafia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sarà destinato a una comunità fuori dalla Sicilia il figlio – di età appena
inferiore ai 10 anni – di una donna che ebbe una relazione sentimentale con il
boss mafioso Matteo Messina Denaro. A deciderlo il tribunale dei minorenni di
Palermo, che ha accolto la richiesta della procura dei minori sulla base dei
riscontri ottenuti dopo aver raccolto diversi elementi sulle condizioni di vita
e sui comportamenti della famiglia.
Quasi tre anni fa, quando Messina Denaro è stato arrestato dopo una lunghissima
latitanza, la donna si è presentata spontaneamente nella Procura del capoluogo
siciliano per testimoniare la sua estraneità, rivelando di aver scoperto la
famigerata identità dell’uomo solo con il suo arresto. I due avrebbero
intrattenuto una relazione tra maggio e novembre 2022. I pm dopo aver analizzato
le immagini delle videocamere del trapanese e a Campobello di Mazara e aver
letto appunti del boss e lettere dall’altra sua amante – la più conosciuta Laura
Bonafede – l’hanno arrestata per favoreggiamento e procurata inosservanza della
pena. La donna ha poi ottenuto poi i domiciliari, ed è stato arrestato – sempre
per favoreggiamento – anche suo marito.
Ora il giudice del tribunale dei minori Nicola Aiello ha dato la possibilità
alla madre del bambino di scegliere se seguire il figlio in comunità. Qui il
giovane intraprenderà un percorso di educazione alla legalità e sarà assistito
da psicologi e assistenti sociali. La donna ha detto di voler intraprendere un
programma che aderisca al protocollo Liberi di scegliere (nato per dare
un’alternativa di vita a chi proviene da famiglie legate all’ambiente
criminale). Interesse non dimostrato da parte del padre del bambino che, invece,
si definisce perseguitato e vittima di ingiustizia e afferma di essere un
modello di legalità.
“Da tutti gli elementi fin qui raccolti” – scrive il giudice nel provvedimento –
“emerge la figura di una coppia genitoriale adusa a comportamenti penalmente
rilevanti e incompatibili con il vivere civile, con grave pregiudizio per il
figlio, esposto con la crescita ad un esempio tutt’altro che virtuoso”. Il
ragazzino sarebbe anche esposto a comportamenti che appaiono “gravemente
pregiudizievoli per il minore anche in termini di interiorizzazione di “valori”,
schemi comportamentali e modelli caratterizzati da mancato rispetto dell’altro”.
Questi comportamenti si porrebbero “in profondo e radicale antagonismo con
quelli fondanti della società civile, con grave violazione dei doveri
genitoriali e conseguente grave pregiudizio per il figlio”.
La decisione finale sul togliere o meno la responsabilità genitoriale al padre e
alla madre del piccolo è attesa entro il 4 aprile, data ultima entro la quale il
tribunale dei minori esaminerà i risultati del percorso intrapreso dai genitori.
L'articolo Il figlio di un’amante di Matteo Messina Denaro allontanato dai
genitori. I giudici: “Ambiente criminogeno” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La convocazione a Palermo del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza
pubblica, e l’adozione di ulteriori perimetri a vigilanza rafforzata, sono atti
istituzionalmente comprensibili sul piano della reazione immediata; ciò che non
è più sostenibile, tuttavia, è la loro ricorrenza come forma ordinaria di
governo della sicurezza urbana, perché in tale schema la decisione pubblica
appare strutturalmente ancorata all’evento consumato e non all’anticipazione del
rischio, con l’effetto di spostare il baricentro dell’azione amministrativa
dalla prevenzione alla gestione ex post della crisi.
In questo quadro, la domanda che si impone – e che va rivolta direttamente al
Prefetto Mariani e al Questore Calvino, e per la verità direttamente anche al
Capo della Polizia quali vertici responsabili dell’indirizzo e del coordinamento
– non riguarda la legittimità astratta delle misure, ma la comprensione
integrale della loro funzione: se cioè sia stato da loro effettivamente
interiorizzato che la sicurezza non può ridursi a un dispositivo di contenimento
successivo all’esplosione del fatto, bensì deve configurarsi come metodologia
stabile di anticipazione, fondata su presidi misurabili, su analisi empirica dei
pattern di rischio e su un controllo pubblico dell’efficacia.
La criticità non è, dunque, “fare di più dopo”, ma organizzare un “prima” che
non coincida con un generico incremento di pattuglie o con un ampliamento
cartografico di aree sorvegliate, perché una misura territoriale priva di
obiettivi, indicatori e condizioni di verifica rischia di degradare a simbolo
amministrativo: rassicurante nella comunicazione, opaco nella valutazione,
permeabile nella deterrenza, e potenzialmente produttivo di un mero effetto di
displacement, cioè di traslazione dei fenomeni violenti su assi viari contigui.
Se la violenza notturna viene trattata come accadimento episodico e non come
fenomeno dotato di segnali precoci, si finisce per assumere la patologia come
fisiologia e per considerare l’evento grave come inevitabile, mentre ogni
approccio preventivo serio presuppone l’esistenza – e l’intercettabilità – di
indicatori antecedenti: incremento di risse e aggressioni, presenza stabile di
soggetti noti, flussi anomali, micro-conflittualità ripetute, disponibilità di
armi improprie e, nei casi più gravi, circolazione di armi da fuoco, dinamiche
di mobilità che agevolano azioni rapide e fuga, nonché fallimenti ricorrenti
nell’integrazione tra controlli di prossimità, gestione dei flussi della movida,
presidio delle vie di fuga e coordinamento con l’ente locale sui fattori
ambientali (illuminazione, videosorveglianza, regolazione degli orari, crowd
management).
Proprio qui, a mio avviso, si colloca l’errore di impostazione: la conversione
dell’eccezione in routine, la riduzione della prevenzione a risposta
incrementale e l’assenza di un protocollo pubblico di accountability che
consenta alla cittadinanza di verificare se l’azione istituzionale stia
incidendo sulle variabili causali o stia semplicemente rincorrendo i picchi di
cronaca. Per tale ragione, la richiesta non è “più fermezza” in termini
indistinti, ma più governo in termini verificabili: rendere disponibili, con
cadenza regolare e in formato tracciabile, i dati essenziali relativi alle
attività svolte nelle aree critiche e nelle fasce orarie a maggior rischio,
distinguendo nettamente tra fase antecedente e successiva alle misure adottate,
così da consentire una valutazione comparativa.
In particolare, occorre rendere pubblica:
1. la consistenza delle risorse effettivamente impiegate (unità operative,
ore/uomo, tipologia di servizi, presidi fissi vs controlli mobili);
2. il numero delle identificazioni e dei controlli;
3. il numero e la tipologia delle perquisizioni e dei controlli su veicoli, con
indicazione degli esiti;
4. i sequestri effettuati, disaggregati per categorie (armi da fuoco,
munizionamento, armi improprie; sostanze stupefacenti; strumenti da spaccio),
con indicazione quantitativa;
5. il numero di denunce e arresti connessi agli episodi di violenza e ai reati
“sentinella”;
6. l’adozione e l’applicazione concreta delle misure amministrative correlate
(allontanamenti, provvedimenti su locali o su soggetti, ove pertinenti), con
indicazione dei presupposti;
7. i tempi medi di intervento sulle chiamate di emergenza nelle fasce orarie
considerate;
8. l’andamento degli episodi (aggressioni, risse, minacce, porto abusivo di
armi) prima e dopo, al fine di escludere che la misura produca unicamente una
redistribuzione spaziale del rischio.
Se si ritiene che la pubblicazione analitica non sia compatibile con esigenze
investigative o di sicurezza, va spiegato in modo puntuale quali componenti non
siano divulgabili e perché, rendendo comunque disponibile una sintesi aggregata
idonea a fondare un controllo civico informato, poiché la fiducia istituzionale,
in uno Stato costituzionale, non si fonda su enunciazioni performative ma su
trasparenza, tracciabilità e verificabilità. In definitiva, la questione non è
se la Prefettura e la Questura “reagiscano” agli eventi – ciò avviene, ed è
doveroso – ma se essi abbiano predisposto un modello di prevenzione capace di
arrivare prima, e se siano disponibili a sottoporlo a un criterio pubblico di
responsabilità per evitare che la sicurezza delle persone sia soggetto di atti
formalmente corretti ma sostanzialmente non dimostrabili.
L'articolo Sul tema sicurezza, Palermo chiede prevenzione e trasparenza: non
fare di più dopo, ma prima proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una donna di 33 anni è stata ferita alla spalla da colpi di fucile esplosi
intorno alle 2:30 di notte di domenica mentre stava bevendo un drink nei pressi
di piazza Francesco Nascè, uno dei luoghi della movida di Palermo. Portata in
ospedale, non è in pericolo di vita. Secondo una prima ricostruzione, la donna
non era l’obiettivo dell’azione armata.
L’uomo che ha sparato è fuggito a bordo di un’auto e ha investito due pedoni.
L’intera è stata chiusa al traffico e transennata dalla polizia e dai
carabinieri, che hanno avviato i rilievi. Tra le ipotesi formulate dagli
investigatori canche quella di un regolamento di conti tra bande.
L'articolo Palermo, sparatoria nella piazza della movida: ferita una donna di 33
anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Era andato a segno il furto d’auto commesso da tre malviventi a Palermo. Non
fosse stato per un piccolo ma decisivo dettaglio: il Gps del veicolo rimasto
accesso. E così, il tentato colpo è terminato con una rocambolesca fuga a piedi
che ha condotto uno dei tre responsabili – un minorenne – nelle mani dei
carabinieri del Nucleo radiomobile. Il ragazzo è stato arrestato per tentato
furto aggravato, dopo una segnalazione arrivata al 112.
Il proprietario dell’automobile, infatti, era rimasto collegato al suo Gps e
così ha tempestivamente fornito informazioni e indicazioni alla centrale
operativa. I carabinieri sono stati informati in tempo reale della posizione
dell’auto rubata e sono intervenuti nel quartiere Borgo Nuovo. Alla vista dei
militari, i tre sono fuggiti a piedi ed è nato un inseguimento culminato in un
arresto.
Il giovane fermato, dopo le prassi giuridiche, è stato condotto all’Istituto
penitenziario minorile Malaspina, mentre non si hanno ancora notizie sui suoi
due complici.
L'articolo Rubano un auto ma lasciano acceso il Gps. Rintracciati, fuggono a
piedi: fermato un minorenne a Palermo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il cuore di Giada, 19 anni, ha continuato a battere per 107 minuti grazie al
massaggio cardiaco praticato senza sosta dai medici e dagli infermieri del
pronto soccorso dell’ospedale Civico di Palermo. Sono stati 107 minuti di
resistenza, concentrazione e dedizione assoluta, fino al momento in cui la
giovane è stata collegata all’Ecmo, il macchinario che ossigena il sangue e lo
pompa nel corpo, dando tempo ai medici di trattare la causa dell’arresto
cardiaco. È accaduto nella notte tra il 26 e il 27 novembre, e oggi la notizia
arriva con la certezza che Giada è viva, senza danni cerebrali e già trasferita
dal reparto di Terapia intensiva alla Cardiologia.
La giovane aveva contratto un virus influenzale durante una vacanza in Lapponia,
che ha portato a una miocardite fulminante: un quadro critico e raro che l’aveva
esposta a un rischio di morte immediato. Grazie alla prontezza del personale del
Civico, che dispone dell’unico pronto soccorso in città dotato di Ecmo, la
ragazza è stata stabilizzata e messa nelle condizioni di ricevere tutte le cure
necessarie. L’Ismett, pur avendo un macchinario simile, non dispone infatti di
pronto soccorso.
“Volevo ringraziare tutti quelli che hanno curato e assistito mia figlia –
racconta il padre di Giada –. Sono stati scrupolosi e competenti, tutti si sono
presi a cuore Giada. Il pronto soccorso e la rianimazione del Civico si sono
dimostrati due reparti d’eccellenza. Siamo ottimisti di poter riavere nostra
figlia a casa per le feste”. Durante quella notte, medici e infermieri si sono
alternati senza sosta, praticando il massaggio cardiaco e monitorando ogni
minimo segno di ripresa. Quando Giada è stata finalmente collegata all’Ecmo, i
familiari hanno ricevuto un messaggio chiaro: “Abbiamo fatto tutto e il resto
non dipendeva più da noi. Abbiamo messo in campo tutte le competenze e tutti gli
strumenti disponibili. Il resto va oltre”.
In segno di affetto, i tre reparti che hanno lavorato insieme – Rianimazione,
Cardiochirurgia e Chirurgia Vascolare – hanno regalato a Giada un grande
peluche. Sulla fasciatura della gamba hanno lasciato un messaggio: “Con affetto
dalla squadra migliore. Ti vogliamo bene. Marco, Dario, Maurizio, Laura,
Antonella e Maria. Per Giadina”. I familiari, profondamente riconoscenti, hanno
ringraziato così: “Le parole si perdono e non bastano a esprimere la gratitudine
che riempie il nostro cuore. Grazie per aver donato a Giada non solo cure, ma un
amore infinito che ha trasformato il suo piccolo mondo in un luogo di speranza.
Vivremo per sempre con la consapevolezza che grazie a voi il suo sorriso era più
forte di qualsiasi dolore”. Ora Giada si prepara a lasciare il reparto
sub-intensivo per passare in corsia.
L'articolo Salvata grazie a 107 minuti di massaggio cardiaco al Civico di
Palermo, 19enne fuori pericolo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lo racconta Franco Maresco nel film “Belluscone – Una storia italiana” e lo dice
Kid Yugi nell’ultimo album di Noyz Narcos: in Italia, la criminalità organizzata
ascolta neomelodico. E infatti, il coordinamento regionale della Basilicata e il
presidio Vulture Alto Bradano di Libera hanno pubblicamente chiesto alle
istituzioni di prendere provvedimenti per il concerto del cantante neomelodico
Daniele De Martino, nome d’arte di Antonino Galluzzo, che il 20 dicembre si
esibirà a Venosa, in provincia di Potenza. “Con il rispetto profondo che
nutriamo per la libertà artistica e di espressione, valore costituzionale che
Libera ha sempre difeso, auspichiamo che le istituzioni, in linea con quanto
accaduto in altre realtà, sappiano assumere i provvedimenti ritenuti necessari
in relazione al contesto”, sottolinea l’associazione antimafia in una nota
pubblica.
In più occasioni le autorità e le amministrazioni comunali hanno vietato al
cantante di esibirsi in pubblico a causa dei testi che inneggiano alla
criminalità, istigano alla delinquenza e alimentano la mentalità mafiosa: il
questore di Latina aveva sottolineato che le canzoni di De Martino “veicolano
messaggi espliciti contro i collaboratori di giustizia e sono espressione di
solidarietà al sistema delle mafie”.
Chi è Antonino Galluzzo – È nato nel 1995 a Palermo. Oltre ai suoi testi, il
cantante è stato citato per i legami con Cosa nostra. Qualche anno fa, il
giornalista Salvo Palazzolo di Repubblica aveva pubblicato delle foto in cui De
Martino baciava sulla guancia il boss Francolino Spadaro durante il funerale del
padre Tommaso detto “Masino“, arrestato da Giovanni Falcone per contrabbando e
poi condannato all’ergastolo per essere il mandante dell’omicidio di Vito
Ievolella, il maresciallo dei carabinieri ucciso a Palermo il 10 settembre 1981.
Quest’anno la Guardia di finanza ha perquisito la casa dei genitori a Palermo e
l’abitazione in Campania di De Martino, a cui sono stati sequestrati 220mila
euro tra contanti, gioielli e Rolex per i redditi non dichiarati. A tradire il
cantante neomelodico sono stati anche i contenuti pubblicati sui profili social,
in cui De Martino ostentava lo stile di vita consentitogli dai concerti in nero
e spesso abusivi, per evitare i divieti delle autorità. Secondo la verifica
delle fiamme gialle per il periodo 2016-2022, il cantante avrebbe percepito
compensi per 850mila euro.
Libera sottolinea l’importanza della cultura e dell’arte, lanciando l’appello
“di non girarci dall’altra parte, di denunciare la pericolosità di messaggi che
tendono a ribaltare i valori costituzionali di democrazia, legalità e
giustizia”, e aggiunge che “Venosa, come tutta la Basilicata, merita eventi
culturali che uniscano, che generino senso critico, che aprano spazi di libertà
autentica e non ambigua”.
L'articolo “Esprime solidarietà alle mafie”: Libera contro il concerto del
cantante neomelodico Daniele De Martino proviene da Il Fatto Quotidiano.
Si chiama Error Fest ed è un festival dedicato al teatro sociale per il
cambiamento. Nato a Bratislava, approda a Palermo con la sua prima edizione
italiana prevista 12 al 14 dicembre. La manifestazione propone spettacoli
preparati da compagnie europee che lavorano con persone senza fissa dimora, con
fragilità economiche e sociali.. Il festival propone il teatro come strumento
per creare contesti di relazione e nuove possibilità di presenza pubblica. È
finanziato dal Ministero della cultura, bando Disabilità, Programma Erasmus
Plus, programma Horizon 2020.
Tre le sezioni in programma: workshop, stage, con la direzione di Dario Ferrante
e Andrea Fazzini (di teatro Rebis) e movie, quest’ultima curata da Carmelo
Galati di Cinema City. I workshop sono in programma nel quartiere Danisinni dove
si aprirà la rassegna, il 12 dicembre, con “Puppets in Action” sull’uso dei
burattini. Poi il giorno seguente sarà la volta di “Theatre as a safe space” ed
infine il 14 dicembre “Indirect theatre art in the social sphere“. I film,
proiettati alle officine Bellotti, andranno da “Lisca Bianca”, documentario
sulla omonima barca a vela a “Dadalove“, sulla compagnia teatrale palermitana
DaDaDaùn, formata da attori con sindrome di down guidati da Luigi Di Gangi e Ugo
Giacomazzi. Infine “Per altri occhi“, che racconta le vite quotidiane e
avventurose di dieci persone non vedenti. Allo Spazio Franco, undici spettacoli
di compagnie provenienti da Italia, Polonia, Ungheria e Slovacchia. Tra questi
quelli della compagnia Divadlo Bez Domova (teatro senza casa) che andrà in scema
con il suo spettacolo “Medusa in the Kitchen“, sul tema dell’emancipazione
femminile rivista attraverso la figura mitologica di Medusa.
L'articolo Sbarca a Palermo Error Fest, il festival sul teatro sociale dedicato
ai senza fissa dimora proviene da Il Fatto Quotidiano.