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Ti ricordi… Fernando, il brasiliano che sull’aereo verso l’Italia rifiutò la corte di Herrera per rispettare la parola data al Palermo
“Nella vita non è dove vai, ma con chi viaggi”. Lo diceva Schulz, l’inventore dei Peanuts: forse con questa sua massima e con José Ferdinando Puglia, detto semplicemente Fernando, ci avrebbe creato una bella striscia. La storia di questo attaccante brasiliano, nato esattamente ottantanove anni fa a Sao Josè do Rio Pardo, in Brasile, si snoda quasi interamente attorno a un viaggio, a un aereo e ad un incontro casuale. Già, perché nel 1961, con molti meno aerei e molta meno gente che li prende è un caso, fortunato o meno chissà, incontrarci su Helenio Herrera in persona. Come ci è arrivato Feranando su quell’aereo però? A San Josè gioca a pallone mentre va a scuola, poi passa al Palmeiras dove da attaccante forma una bella coppia con Faustinho e gioca e diventa amico anche di Josè Altafini. È bravo, una bella mezzala, capace di giocare sia in fase offensiva grazie ai suoi piedi buoni che in fase difensiva. Si fa notare, lo Sporting Lisbona lo acquista nel 1959. Coi biancoverdi fa benissimo, 58 gol segnati in 57 partite giocate, e allora l’ambizioso Palermo di Vizzini e di Totò Vilardo lo acquista. Sono altri tempi, tutt’altri rispetto alle attuali abitudini di contratti da centinaia di pagine, penali e cavilli, e si suppone che la parola basti, almeno tra un aeroporto e l’altro. E sicché sull’aereo che deve portarlo da Lisbona in Italia Fernando incontra proprio Helenio Herrera, allenatore dell’Inter che conoscendo le sue doti prova a deviare la carriera dell’attaccante dalla Sicilia a Milano. Ma Fernando non molla: “Sono in parola col Palermo”, dice, e rifiuta la corte del mister che se la legherà al dito. Qualche mese più tardi l’Inter di Herrera che veleggia verso lo scudetto si ritrova a giocare proprio a Palermo, squadra già salva, dove brilla la stella di Fernando. Sugli spalti infatti già si parla di “Pasta co’ i sarde”, l’equivalente di un biscotto insomma, per lasciar intendere che i rosanero non daranno grande battaglia a Corso e compagni. E invece i nerazzurri sbagliano l’impossibile, non sbaglia invece Fernando quando il capitano Benedetti lo serve su una ripartenza permettendo al brasiliano di battere il portiere Buffon. Non solo, ma Fernando, che non aveva gradito le dichiarazioni di Herrara sul suo conto, raccoglie il pallone dalla porta e lo porta in panchina al mister dell’Inter porgendoglielo come gentile omaggio a mo di sfottò. Gli sfottò accompagneranno il mago anche alla fine della gara, mentre Fernando pentito per la spavalderia gli andrà a chiedere scusa negli spogliatoi. Di fatto, però, l’Inter perderà lo Scudetto in favore dei cugini del Milan. Da lì in poi, la carriera di Fernando scorre forse meno romanzesca, ma non meno dignitosa. Resterà a Palermo fino al 1963, lasciando il segno per eleganza, intelligenza tattica e professionalità. I rosanero retrocederanno e lui passerà al Bari dove gioca lontano dai riflettori ma con la stessa serietà che ha sempre messo in campo, prima di scegliere di tornare definitivamente in Brasile. Un rientro silenzioso, senza clamore, come spesso accade a chi non ha mai cercato scorciatoie. In patria continuerà a giocare ancora qualche stagione, poi il calcio, quello giocato, lo lascerà senza che il calcio gli restituisca davvero tutto quello che gli aveva promesso. Nessun grande incarico, nessuna celebrazione ufficiale. Solo il ricordo sparso, custodito da chi c’era, da chi sa che certe storie non finiscono nelle bacheche ma restano negli spogliatoi, negli aeroporti, nei racconti a bassa voce. E allora sì, forse Schulz avrebbe sorriso. Perché la storia di José Ferdinando Puglia non è quella di chi è arrivato più lontano, ma di chi ha viaggiato con coerenza. Di chi ha scelto una parola data invece di una carriera più comoda. Di chi ha preso l’aereo sbagliato per la gloria, ma quello giusto per restare se stesso. L'articolo Ti ricordi… Fernando, il brasiliano che sull’aereo verso l’Italia rifiutò la corte di Herrera per rispettare la parola data al Palermo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Rapine violente con pistola e martello a Palermo: due giovani incastrati dalle telecamere. I video delle aggressioni
Calci, pugni, l’uso di un martello e di una pistola. La polizia e i carabinieri hanno eseguito un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti di due giovani, di 19 e 20 anni, residenti a Carini, in provincia di Palermo, per due rapine particolarmente violente avvenute a Capaci e nel capoluogo di regione. Nel primo caso il 19enne ha aggredito, con due complici rimasti ignori, il titolare di una comunità-alloggio per anziani, a Capaci. I tre hanno inseguito la vittima a casa, e dentro l’ascensore l’hanno minacciata con una pistola, colpendola con diversi pugni. Il secondo caso vede coinvolto sia il 20enne sia il 19enne dell’aggressione di Capaci: questa volta a Palermo, in zona San Lorenzo, i due aggressori hanno rapinato una donna, minacciandola con un martello. Entrambi dovranno rispondere dei reati di rapina aggravata, furto d’auto e lesioni personali. L'articolo Rapine violente con pistola e martello a Palermo: due giovani incastrati dalle telecamere. I video delle aggressioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Palermo
Morta a 95 anni Anna Falcone, sorella maggiore del giudice ucciso dalla mafia
È morta a 95 anni Anna Falcone, sorella maggiore del giudice Giovanni Falcone, ucciso il 23 maggio 1992 da Cosa nostra. Prima dei tre fratelli, con la sorella Maria aveva contribuito alla creazione della fondazione intitolata al magistrato. Di carattere riservato, Anna Falcone ha sempre manifestato con discrezione il suo impegno antimafia, con pochi interventi pubblici: di recente ha accettato di incontrare l’ex calciatore Fabrizio Miccoli (condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso) che le aveva chiesto perdono per avere insultato la memoria del fratello (chiamandolo “fango”) in una conversazione intercettata. “Ha chiesto scusa e l’ho perdonato”, ha detto. “La scomparsa di Anna Falcone rappresenta un momento di profondo cordoglio per la città di Palermo. Con il suo stile riservato e la sua straordinaria dignità, Anna Falcone ha custodito e onorato la memoria del fratello Giovanni”, è il messaggio del sindaco del capoluogo siciliano, Roberto Lagalla. “Insieme alla sorella Maria”, ricorda Lagalla, Anna “ha contribuito alla nascita della fondazione Falcone, offrendo un sostegno silenzioso ma fondamentale alla diffusione dei valori di legalità e giustizia che il giudice Falcone ha incarnato. A nome mio e dell’intera amministrazione comunale esprimo il più sentito cordoglio alla sorella Maria e a tutta la famiglia Falcone, stringendoci con rispetto e riconoscenza a un nome che resta patrimonio morale della nostra comunità”. L'articolo Morta a 95 anni Anna Falcone, sorella maggiore del giudice ucciso dalla mafia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Palermo
Giovanni Falcone
Il figlio di un’amante di Matteo Messina Denaro allontanato dai genitori. I giudici: “Ambiente criminogeno”
Sarà destinato a una comunità fuori dalla Sicilia il figlio – di età appena inferiore ai 10 anni – di una donna che ebbe una relazione sentimentale con il boss mafioso Matteo Messina Denaro. A deciderlo il tribunale dei minorenni di Palermo, che ha accolto la richiesta della procura dei minori sulla base dei riscontri ottenuti dopo aver raccolto diversi elementi sulle condizioni di vita e sui comportamenti della famiglia. Quasi tre anni fa, quando Messina Denaro è stato arrestato dopo una lunghissima latitanza, la donna si è presentata spontaneamente nella Procura del capoluogo siciliano per testimoniare la sua estraneità, rivelando di aver scoperto la famigerata identità dell’uomo solo con il suo arresto. I due avrebbero intrattenuto una relazione tra maggio e novembre 2022. I pm dopo aver analizzato le immagini delle videocamere del trapanese e a Campobello di Mazara e aver letto appunti del boss e lettere dall’altra sua amante – la più conosciuta Laura Bonafede – l’hanno arrestata per favoreggiamento e procurata inosservanza della pena. La donna ha poi ottenuto poi i domiciliari, ed è stato arrestato – sempre per favoreggiamento – anche suo marito. Ora il giudice del tribunale dei minori Nicola Aiello ha dato la possibilità alla madre del bambino di scegliere se seguire il figlio in comunità. Qui il giovane intraprenderà un percorso di educazione alla legalità e sarà assistito da psicologi e assistenti sociali. La donna ha detto di voler intraprendere un programma che aderisca al protocollo Liberi di scegliere (nato per dare un’alternativa di vita a chi proviene da famiglie legate all’ambiente criminale). Interesse non dimostrato da parte del padre del bambino che, invece, si definisce perseguitato e vittima di ingiustizia e afferma di essere un modello di legalità. “Da tutti gli elementi fin qui raccolti” – scrive il giudice nel provvedimento – “emerge la figura di una coppia genitoriale adusa a comportamenti penalmente rilevanti e incompatibili con il vivere civile, con grave pregiudizio per il figlio, esposto con la crescita ad un esempio tutt’altro che virtuoso”. Il ragazzino sarebbe anche esposto a comportamenti che appaiono “gravemente pregiudizievoli per il minore anche in termini di interiorizzazione di “valori”, schemi comportamentali e modelli caratterizzati da mancato rispetto dell’altro”. Questi comportamenti si porrebbero “in profondo e radicale antagonismo con quelli fondanti della società civile, con grave violazione dei doveri genitoriali e conseguente grave pregiudizio per il figlio”. La decisione finale sul togliere o meno la responsabilità genitoriale al padre e alla madre del piccolo è attesa entro il 4 aprile, data ultima entro la quale il tribunale dei minori esaminerà i risultati del percorso intrapreso dai genitori. L'articolo Il figlio di un’amante di Matteo Messina Denaro allontanato dai genitori. I giudici: “Ambiente criminogeno” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giustizia
Procura di Palermo
Palermo
Matteo Messina Denaro
Favoreggiamento
Sul tema sicurezza, Palermo chiede prevenzione e trasparenza: non fare di più dopo, ma prima
La convocazione a Palermo del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, e l’adozione di ulteriori perimetri a vigilanza rafforzata, sono atti istituzionalmente comprensibili sul piano della reazione immediata; ciò che non è più sostenibile, tuttavia, è la loro ricorrenza come forma ordinaria di governo della sicurezza urbana, perché in tale schema la decisione pubblica appare strutturalmente ancorata all’evento consumato e non all’anticipazione del rischio, con l’effetto di spostare il baricentro dell’azione amministrativa dalla prevenzione alla gestione ex post della crisi. In questo quadro, la domanda che si impone – e che va rivolta direttamente al Prefetto Mariani e al Questore Calvino, e per la verità direttamente anche al Capo della Polizia quali vertici responsabili dell’indirizzo e del coordinamento – non riguarda la legittimità astratta delle misure, ma la comprensione integrale della loro funzione: se cioè sia stato da loro effettivamente interiorizzato che la sicurezza non può ridursi a un dispositivo di contenimento successivo all’esplosione del fatto, bensì deve configurarsi come metodologia stabile di anticipazione, fondata su presidi misurabili, su analisi empirica dei pattern di rischio e su un controllo pubblico dell’efficacia. La criticità non è, dunque, “fare di più dopo”, ma organizzare un “prima” che non coincida con un generico incremento di pattuglie o con un ampliamento cartografico di aree sorvegliate, perché una misura territoriale priva di obiettivi, indicatori e condizioni di verifica rischia di degradare a simbolo amministrativo: rassicurante nella comunicazione, opaco nella valutazione, permeabile nella deterrenza, e potenzialmente produttivo di un mero effetto di displacement, cioè di traslazione dei fenomeni violenti su assi viari contigui. Se la violenza notturna viene trattata come accadimento episodico e non come fenomeno dotato di segnali precoci, si finisce per assumere la patologia come fisiologia e per considerare l’evento grave come inevitabile, mentre ogni approccio preventivo serio presuppone l’esistenza – e l’intercettabilità – di indicatori antecedenti: incremento di risse e aggressioni, presenza stabile di soggetti noti, flussi anomali, micro-conflittualità ripetute, disponibilità di armi improprie e, nei casi più gravi, circolazione di armi da fuoco, dinamiche di mobilità che agevolano azioni rapide e fuga, nonché fallimenti ricorrenti nell’integrazione tra controlli di prossimità, gestione dei flussi della movida, presidio delle vie di fuga e coordinamento con l’ente locale sui fattori ambientali (illuminazione, videosorveglianza, regolazione degli orari, crowd management). Proprio qui, a mio avviso, si colloca l’errore di impostazione: la conversione dell’eccezione in routine, la riduzione della prevenzione a risposta incrementale e l’assenza di un protocollo pubblico di accountability che consenta alla cittadinanza di verificare se l’azione istituzionale stia incidendo sulle variabili causali o stia semplicemente rincorrendo i picchi di cronaca. Per tale ragione, la richiesta non è “più fermezza” in termini indistinti, ma più governo in termini verificabili: rendere disponibili, con cadenza regolare e in formato tracciabile, i dati essenziali relativi alle attività svolte nelle aree critiche e nelle fasce orarie a maggior rischio, distinguendo nettamente tra fase antecedente e successiva alle misure adottate, così da consentire una valutazione comparativa. In particolare, occorre rendere pubblica: 1. la consistenza delle risorse effettivamente impiegate (unità operative, ore/uomo, tipologia di servizi, presidi fissi vs controlli mobili); 2. il numero delle identificazioni e dei controlli; 3. il numero e la tipologia delle perquisizioni e dei controlli su veicoli, con indicazione degli esiti; 4. i sequestri effettuati, disaggregati per categorie (armi da fuoco, munizionamento, armi improprie; sostanze stupefacenti; strumenti da spaccio), con indicazione quantitativa; 5. il numero di denunce e arresti connessi agli episodi di violenza e ai reati “sentinella”; 6. l’adozione e l’applicazione concreta delle misure amministrative correlate (allontanamenti, provvedimenti su locali o su soggetti, ove pertinenti), con indicazione dei presupposti; 7. i tempi medi di intervento sulle chiamate di emergenza nelle fasce orarie considerate; 8. l’andamento degli episodi (aggressioni, risse, minacce, porto abusivo di armi) prima e dopo, al fine di escludere che la misura produca unicamente una redistribuzione spaziale del rischio. Se si ritiene che la pubblicazione analitica non sia compatibile con esigenze investigative o di sicurezza, va spiegato in modo puntuale quali componenti non siano divulgabili e perché, rendendo comunque disponibile una sintesi aggregata idonea a fondare un controllo civico informato, poiché la fiducia istituzionale, in uno Stato costituzionale, non si fonda su enunciazioni performative ma su trasparenza, tracciabilità e verificabilità. In definitiva, la questione non è se la Prefettura e la Questura “reagiscano” agli eventi – ciò avviene, ed è doveroso – ma se essi abbiano predisposto un modello di prevenzione capace di arrivare prima, e se siano disponibili a sottoporlo a un criterio pubblico di responsabilità per evitare che la sicurezza delle persone sia soggetto di atti formalmente corretti ma sostanzialmente non dimostrabili. L'articolo Sul tema sicurezza, Palermo chiede prevenzione e trasparenza: non fare di più dopo, ma prima proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Palermo
Palermo, sparatoria nella piazza della movida: ferita una donna di 33 anni
Una donna di 33 anni è stata ferita alla spalla da colpi di fucile esplosi intorno alle 2:30 di notte di domenica mentre stava bevendo un drink nei pressi di piazza Francesco Nascè, uno dei luoghi della movida di Palermo. Portata in ospedale, non è in pericolo di vita. Secondo una prima ricostruzione, la donna non era l’obiettivo dell’azione armata. L’uomo che ha sparato è fuggito a bordo di un’auto e ha investito due pedoni. L’intera è stata chiusa al traffico e transennata dalla polizia e dai carabinieri, che hanno avviato i rilievi. Tra le ipotesi formulate dagli investigatori canche quella di un regolamento di conti tra bande. L'articolo Palermo, sparatoria nella piazza della movida: ferita una donna di 33 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Carabinieri
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Polizia
Rubano un auto ma lasciano acceso il Gps. Rintracciati, fuggono a piedi: fermato un minorenne a Palermo
Era andato a segno il furto d’auto commesso da tre malviventi a Palermo. Non fosse stato per un piccolo ma decisivo dettaglio: il Gps del veicolo rimasto accesso. E così, il tentato colpo è terminato con una rocambolesca fuga a piedi che ha condotto uno dei tre responsabili – un minorenne – nelle mani dei carabinieri del Nucleo radiomobile. Il ragazzo è stato arrestato per tentato furto aggravato, dopo una segnalazione arrivata al 112. Il proprietario dell’automobile, infatti, era rimasto collegato al suo Gps e così ha tempestivamente fornito informazioni e indicazioni alla centrale operativa. I carabinieri sono stati informati in tempo reale della posizione dell’auto rubata e sono intervenuti nel quartiere Borgo Nuovo. Alla vista dei militari, i tre sono fuggiti a piedi ed è nato un inseguimento culminato in un arresto. Il giovane fermato, dopo le prassi giuridiche, è stato condotto all’Istituto penitenziario minorile Malaspina, mentre non si hanno ancora notizie sui suoi due complici. L'articolo Rubano un auto ma lasciano acceso il Gps. Rintracciati, fuggono a piedi: fermato un minorenne a Palermo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Furto
Palermo
Salvata grazie a 107 minuti di massaggio cardiaco al Civico di Palermo, 19enne fuori pericolo
Il cuore di Giada, 19 anni, ha continuato a battere per 107 minuti grazie al massaggio cardiaco praticato senza sosta dai medici e dagli infermieri del pronto soccorso dell’ospedale Civico di Palermo. Sono stati 107 minuti di resistenza, concentrazione e dedizione assoluta, fino al momento in cui la giovane è stata collegata all’Ecmo, il macchinario che ossigena il sangue e lo pompa nel corpo, dando tempo ai medici di trattare la causa dell’arresto cardiaco. È accaduto nella notte tra il 26 e il 27 novembre, e oggi la notizia arriva con la certezza che Giada è viva, senza danni cerebrali e già trasferita dal reparto di Terapia intensiva alla Cardiologia. La giovane aveva contratto un virus influenzale durante una vacanza in Lapponia, che ha portato a una miocardite fulminante: un quadro critico e raro che l’aveva esposta a un rischio di morte immediato. Grazie alla prontezza del personale del Civico, che dispone dell’unico pronto soccorso in città dotato di Ecmo, la ragazza è stata stabilizzata e messa nelle condizioni di ricevere tutte le cure necessarie. L’Ismett, pur avendo un macchinario simile, non dispone infatti di pronto soccorso. “Volevo ringraziare tutti quelli che hanno curato e assistito mia figlia – racconta il padre di Giada –. Sono stati scrupolosi e competenti, tutti si sono presi a cuore Giada. Il pronto soccorso e la rianimazione del Civico si sono dimostrati due reparti d’eccellenza. Siamo ottimisti di poter riavere nostra figlia a casa per le feste”. Durante quella notte, medici e infermieri si sono alternati senza sosta, praticando il massaggio cardiaco e monitorando ogni minimo segno di ripresa. Quando Giada è stata finalmente collegata all’Ecmo, i familiari hanno ricevuto un messaggio chiaro: “Abbiamo fatto tutto e il resto non dipendeva più da noi. Abbiamo messo in campo tutte le competenze e tutti gli strumenti disponibili. Il resto va oltre”. In segno di affetto, i tre reparti che hanno lavorato insieme – Rianimazione, Cardiochirurgia e Chirurgia Vascolare – hanno regalato a Giada un grande peluche. Sulla fasciatura della gamba hanno lasciato un messaggio: “Con affetto dalla squadra migliore. Ti vogliamo bene. Marco, Dario, Maurizio, Laura, Antonella e Maria. Per Giadina”. I familiari, profondamente riconoscenti, hanno ringraziato così: “Le parole si perdono e non bastano a esprimere la gratitudine che riempie il nostro cuore. Grazie per aver donato a Giada non solo cure, ma un amore infinito che ha trasformato il suo piccolo mondo in un luogo di speranza. Vivremo per sempre con la consapevolezza che grazie a voi il suo sorriso era più forte di qualsiasi dolore”. Ora Giada si prepara a lasciare il reparto sub-intensivo per passare in corsia. L'articolo Salvata grazie a 107 minuti di massaggio cardiaco al Civico di Palermo, 19enne fuori pericolo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Palermo
“Esprime solidarietà alle mafie”: Libera contro il concerto del cantante neomelodico Daniele De Martino
Lo racconta Franco Maresco nel film “Belluscone – Una storia italiana” e lo dice Kid Yugi nell’ultimo album di Noyz Narcos: in Italia, la criminalità organizzata ascolta neomelodico. E infatti, il coordinamento regionale della Basilicata e il presidio Vulture Alto Bradano di Libera hanno pubblicamente chiesto alle istituzioni di prendere provvedimenti per il concerto del cantante neomelodico Daniele De Martino, nome d’arte di Antonino Galluzzo, che il 20 dicembre si esibirà a Venosa, in provincia di Potenza. “Con il rispetto profondo che nutriamo per la libertà artistica e di espressione, valore costituzionale che Libera ha sempre difeso, auspichiamo che le istituzioni, in linea con quanto accaduto in altre realtà, sappiano assumere i provvedimenti ritenuti necessari in relazione al contesto”, sottolinea l’associazione antimafia in una nota pubblica. In più occasioni le autorità e le amministrazioni comunali hanno vietato al cantante di esibirsi in pubblico a causa dei testi che inneggiano alla criminalità, istigano alla delinquenza e alimentano la mentalità mafiosa: il questore di Latina aveva sottolineato che le canzoni di De Martino “veicolano messaggi espliciti contro i collaboratori di giustizia e sono espressione di solidarietà al sistema delle mafie”. Chi è Antonino Galluzzo – È nato nel 1995 a Palermo. Oltre ai suoi testi, il cantante è stato citato per i legami con Cosa nostra. Qualche anno fa, il giornalista Salvo Palazzolo di Repubblica aveva pubblicato delle foto in cui De Martino baciava sulla guancia il boss Francolino Spadaro durante il funerale del padre Tommaso detto “Masino“, arrestato da Giovanni Falcone per contrabbando e poi condannato all’ergastolo per essere il mandante dell’omicidio di Vito Ievolella, il maresciallo dei carabinieri ucciso a Palermo il 10 settembre 1981. Quest’anno la Guardia di finanza ha perquisito la casa dei genitori a Palermo e l’abitazione in Campania di De Martino, a cui sono stati sequestrati 220mila euro tra contanti, gioielli e Rolex per i redditi non dichiarati. A tradire il cantante neomelodico sono stati anche i contenuti pubblicati sui profili social, in cui De Martino ostentava lo stile di vita consentitogli dai concerti in nero e spesso abusivi, per evitare i divieti delle autorità. Secondo la verifica delle fiamme gialle per il periodo 2016-2022, il cantante avrebbe percepito compensi per 850mila euro. Libera sottolinea l’importanza della cultura e dell’arte, lanciando l’appello “di non girarci dall’altra parte, di denunciare la pericolosità di messaggi che tendono a ribaltare i valori costituzionali di democrazia, legalità e giustizia”, e aggiunge che “Venosa, come tutta la Basilicata, merita eventi culturali che uniscano, che generino senso critico, che aprano spazi di libertà autentica e non ambigua”. L'articolo “Esprime solidarietà alle mafie”: Libera contro il concerto del cantante neomelodico Daniele De Martino proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
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Libera
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Palermo
Sbarca a Palermo Error Fest, il festival sul teatro sociale dedicato ai senza fissa dimora
Si chiama Error Fest ed è un festival dedicato al teatro sociale per il cambiamento. Nato a Bratislava, approda a Palermo con la sua prima edizione italiana prevista 12 al 14 dicembre. La manifestazione propone spettacoli preparati da compagnie europee che lavorano con persone senza fissa dimora, con fragilità economiche e sociali.. Il festival propone il teatro come strumento per creare contesti di relazione e nuove possibilità di presenza pubblica. È finanziato dal Ministero della cultura, bando Disabilità, Programma Erasmus Plus, programma Horizon 2020. Tre le sezioni in programma: workshop, stage, con la direzione di Dario Ferrante e Andrea Fazzini (di teatro Rebis) e movie, quest’ultima curata da Carmelo Galati di Cinema City. I workshop sono in programma nel quartiere Danisinni dove si aprirà la rassegna, il 12 dicembre, con “Puppets in Action” sull’uso dei burattini. Poi il giorno seguente sarà la volta di “Theatre as a safe space” ed infine il 14 dicembre “Indirect theatre art in the social sphere“. I film, proiettati alle officine Bellotti, andranno da “Lisca Bianca”, documentario sulla omonima barca a vela a “Dadalove“, sulla compagnia teatrale palermitana DaDaDaùn, formata da attori con sindrome di down guidati da Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi. Infine “Per altri occhi“, che racconta le vite quotidiane e avventurose di dieci persone non vedenti. Allo Spazio Franco, undici spettacoli di compagnie provenienti da Italia, Polonia, Ungheria e Slovacchia. Tra questi quelli della compagnia Divadlo Bez Domova (teatro senza casa) che andrà in scema con il suo spettacolo “Medusa in the Kitchen“, sul tema dell’emancipazione femminile rivista attraverso la figura mitologica di Medusa. L'articolo Sbarca a Palermo Error Fest, il festival sul teatro sociale dedicato ai senza fissa dimora proviene da Il Fatto Quotidiano.
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