Un’analisi forense condotta dalla Cnn sugli effetti dei bombardamenti di Stati
Uniti e Israele in Iran mostra come diversi attacchi abbiano colpito aree
densamente popolate e strutture civili, tra cui ospedali e scuole. Il servizio,
firmato da Katie Polglase, ricostruisce alcuni episodi attraverso la verifica di
video diffusi online, immagini satellitari e analisi delle armi impiegate.
Ufficialmente la campagna di raid ha preso di mira “complessi di intelligence,
stazioni di polizia e l’emittente statale iraniana” ma, spiega la giornalista
investigativa, “abbiamo scoperto che l’impatto va oltre questi obiettivi, a
causa della densità della città e della potenza delle armi utilizzate”.
Uno degli episodi analizzati è avvenuto a Teheran. Le immagini satellitari
mostrano un cratere largo almeno 40 piedi, circa 12 metri, che secondo la tv
sarebbe compatibile con l’impatto di una bomba da 2.000 libbre. L’obiettivo
dichiarato sarebbe stato il complesso dell’emittente statale Islamic Republic of
Iran Broadcasting (IRIB), il cui traliccio di comunicazione è stato distrutto.
Ma il sito colpito si trova in un’area urbana molto densa. A circa circa 30
metri si trova l’Ospedale Gandhi, uno dei più grandi della capitale. Le immagini
verificate mostrano finestre esplose e danni alla struttura, mentre personale
medico e pazienti – compresi neonati – vengono evacuati d’urgenza. Le bombe
utilizzate, sottolinea Polglase, “possono uccidere o ferire persone a più di
1.000 piedi di distanza”, cioè oltre 300 metri.
Un secondo caso riguarda l’Ospedale Motahari, situato vicino al quartier
generale della polizia iraniana. Le immagini satellitari confrontate prima e
dopo il bombardamento mostrano che alcuni edifici nelle vicinanze sono stati
completamente distrutti. L’ospedale è rimasto in piedi, ma video verificati
dalla Cnn mostrano danni rilevanti anche all’interno della struttura. Nella
stessa area si trova anche l’Ospedale Khatam, dove filmati diffusi sui social
mostrano vetri distrutti e personale sanitario che corre all’esterno dopo le
esplosioni. Poco distante si trova la sede della Società della Mezzaluna Rossa
iraniana, dietro la quale nei video si vede fumo alzarsi mentre le persone
abbandonano la zona.
Il reportage documenta episodi analoghi anche fuori dalla capitale. A Bushehr,
nel sud dell’Iran, la Cnn ha geolocalizzato un video girato presso l’Ospedale
del Golfo Persico, dove neonati vengono portati fuori dall’edificio tra le
macerie. Non è chiaro quale fosse l’obiettivo dell’attacco, ma la struttura si
trova vicino a un aeroporto e a una base aerea militare.
Tra i casi più gravi citati nel servizio c’è anche il bombardamento della scuola
elementare Shajaba Tayyiba, a Minab, nel sud del Paese. Secondo i media statali
iraniani l’attacco avrebbe causato la morte di oltre 160 studenti e membri del
personale. L’istituto si trovava a circa 200 piedi, cioè circa 60 metri, da una
base militare iraniana. Le immagini mostrano danni sia agli edifici militari sia
all’edificio scolastico.
Un altro episodio analizzato riguarda una palestra nella provincia di Fars, dove
– secondo i media iraniani – si trovavano 20 giocatori di pallavolo al momento
dell’attacco. Anche in questo caso l’edificio civile si trovava vicino a una
stazione di polizia.
Il bilancio complessivo delle vittime rimane difficile da verificare in modo
indipendente. Tuttavia, secondo l’organizzazione Human Rights Activists News
Agency, citata nel servizio, il numero dei morti nel Paese ha superato quota
1.000. “Con il proseguire degli attacchi”, conclude Polglase nel servizio,
“l’accesso a strutture mediche sicure sarà fondamentale”. Ma, sottolinea
l’inchiesta, la presenza di obiettivi militari all’interno di aree urbane
densamente popolate e l’uso di ordigni ad alto potenziale continuano a far
crescere il costo umano del conflitto.
L'articolo Guerra all’Iran, la Cnn: “Usa e Israele colpiscono aree densamente
popolate e strutture civili come ospedali e scuole” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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Negli Stati Uniti cresce la preoccupazione per la salute mentale di Donald
Trump. Dopo aver vinto le elezioni in seguito al ritiro di Joe Biden, fattosi da
parte per le preoccupazioni dovute alla sua età avanzata e ai dubbi sulla sua
lucidità mentale, è il tycoon a finire del mirino degli elettori. Un sondaggio
Reuters-Ipsos, riportato da Cnn, indica che il 61% degli americani ritiene che
il capo della Casa Bianca sia “diventato più imprevedibile con l’età”. Il dato
include non solo gli elettori di opposizione ma anche circa il 30% degli stessi
sostenitori repubblicani.
Non solo: la percentuale di americani che descrivono Trump come “mentalmente
acuto e in grado di gestire sfide complesse” è scesa al 45%, rispetto al 54%
registrato nel settembre 2023. Allo stesso modo, indagini separate del Pew
Research Center evidenziano che la quota di cittadini “molto fiduciosi” nella
capacità mentale del tycoon è calata dal 39% al 32% nell’ultimo anno. Secondo
Cnn, altre rilevazioni dimostrano che la percentuale di persone che affermano
che Trump ha la “resistenza e la perspicacia per servire efficacemente come
presidente” è anch’essa diminuita, passando dal 53% alla fine del 2023 al 46%
più recentemente. Analoghe tendenze si riscontrano anche quando la questione
riguarda la fiducia nella salute fisica del tycoon.
Questi numeri arrivano in un momento in cui Trump, che compirà 80 anni a giugno,
è il presidente più anziano nella storia degli Stati Uniti. La questione
dell’età e della salute mentale è stata a lungo al centro di discussioni
politiche e mediatiche, specialmente durante le scorse elezioni, quando l’età
avanzata di Trump e del suo predecessore ha attirato l’attenzione dell’opinione
pubblica e degli esperti. Il dibattito si è intensificato non solo per i
sondaggi, ma anche per alcune performance pubbliche del presidente che alcuni
osservatori hanno definito imbarazzanti o incoerenti, contribuendo così a far
crescere i timori sull’adeguatezza cognitiva di chi occupa la carica più alta
del Paese.
Durante la campagna presidenziale del 2024, ad esempio, alcuni sondaggi avevano
mostrato che una parte consistente degli elettori — in particolare dopo eventi
come l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 — riteneva che la lucidità
mentale del presidente fosse insufficiente, con stime in cui circa il 50% degli
intervistati lo considerava “mentalmente instabile”. Inoltre, commentatori,
biografi e critici politici in passato hanno evidenziato situazioni in cui Trump
ha commesso errori evidenti nel linguaggio o ha tenuto comportamenti pubblici
considerati anomali per un presidente, alimentando ulteriori dubbi sulla sua
prontezza cognitiva.
L'articolo Usa, Cnn: “Americani preoccupati della salute mentale di Trump, per
il 61% è diventato più imprevedibile con l’età” proviene da Il Fatto Quotidiano.
È morto a 91 anni Peter Arnett, tra i più noti reporter di guerra, vincitore nel
1966 del Premio Pulitzer per le sue coperture della guerra in Vietnam per
l’agenzia di stampa internazionale Associated Press. Ad annunciare il decesso,
causato da un cancro alla prostata, è stato il figlio Andrew. Nato il 13
novembre 1934 a Riverton, in Nuova Zelanda, Arnett divenne celebre nel 1991,
seguendo per la Cnn gli aggiornamenti dall’Iraq durante la prima guerra del
Golfo: il giornalista rimase a Baghdad mentre quasi tutti i colleghi occidentali
avevano lasciato la capitale nei giorni precedenti all’attacco guidato dagli
Stati Uniti. Quando i missili iniziarono a cadere, trasmise un resoconto in
diretta dalla sua stanza d’albergo. Durante la sua permanenza in Iraq ottenne
interviste esclusive e controverse con l’allora presidente Saddam Hussein e con
Osama bin Laden, il leader dei terroristi islamici di Al Qaeda.
All’Associated Press, Arnett aveva lavorato per un breve periodo come
corrispondente dall’Indonesia, prima di venire espulso dal governo di Giacarta
per i suoi resoconti sull’economia del Paese in rovina. Arrivò quindi in
Vietnam, restandoci fino alla caduta di Saigon nelle mani dei ribelli
nordvietnamiti nel 1975. Negli ultimi giorni di guerra ricevette l’ordine
dall’Ap di iniziare a distruggere i documenti dell’ufficio: lui disobbedì li
spedì invece al proprio appartamento a New York, convinto che un giorno
avrebbero avuto un valore storico. Ora si trovano negli archivi dell’agenzia.
Arnett rimase all’Ap fino al 1981, quando approdò alla neonata Cnn.
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lavoro in Vietnam proviene da Il Fatto Quotidiano.