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Diventa miliardaria mettendo a segno una delle frodi più grandi della storia: il tribunale mette in vendita i suoi yacht e due borse Birkin di Hermes per recuperare i soldi
Le autorità vietnamiti stanno cercando di vendere due borse Birkin, yacht e appartamenti di lusso di proprietà della magnate Truong My Lan. Come riporta la Bbc, la miliardaria sta scontando l’ergastolo per appropriazione indebita ai danni della banca vietnamita Saigon Commercial Bank. I giudici hanno ordinato alla donna di restituire 27 miliardi di dollari a titolo di risarcimento. L’Agenzia per l’esecuzione delle sentenze civili di Ho Chi Minh City ha dichiarato di essere alla ricerca di esperti per valutare il valore di due borse Hermès Birkin, che saranno messe in vendita per recuperare i soldi. Nell’aprile 2024, Truong My Lan è stata condannata alla pena di morte (poi commutata in ergastolo), dopo che un tribunale ha accertato che la donna aveva segretamente manipolato la Saigon Commercial Bank e che, per più di 10 anni, aveva ottenuto prestiti e contanti attraverso una rete di società di comodo, per oltre 44 miliardi di dollari (37 miliardi di euro). I pubblici ministeri che hanno seguito il processo hanno dichiarato che 27 miliardi di dollari sono stati sottratti e altri 12 dei 44 complessivi sono stati incassati con appropriazione indebita. Il caso di Truong My Lan è considerato uno dei crimini finanziari più grandi della storia. La donna ha negato le accuse e si è appellata contro la condanna a morte, ottenendo la commutazione in ergastolo. Oltre alla magnate sono state processate 80 persone, tra cui il marito e una nipote. Secondo i media locali, le autorità hanno sequestrato più di 1200 beni, tra cui partecipazioni societarie e immobili. A ottobre, una delle proprietà dell’imprenditrice vietnamita è stata venduta per 600 miliardi di dong, circa 20 milioni di euro. A febbraio, altre due imbarcazioni appartenenti a Truong My Lan saranno messe all’asta al prezzo di 4.8 miliardi di dong ciascuna. L'articolo Diventa miliardaria mettendo a segno una delle frodi più grandi della storia: il tribunale mette in vendita i suoi yacht e due borse Birkin di Hermes per recuperare i soldi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Morto il reporter di guerra Peter Arnett: vinse il Pulitzer per il lavoro in Vietnam
È morto a 91 anni Peter Arnett, tra i più noti reporter di guerra, vincitore nel 1966 del Premio Pulitzer per le sue coperture della guerra in Vietnam per l’agenzia di stampa internazionale Associated Press. Ad annunciare il decesso, causato da un cancro alla prostata, è stato il figlio Andrew. Nato il 13 novembre 1934 a Riverton, in Nuova Zelanda, Arnett divenne celebre nel 1991, seguendo per la Cnn gli aggiornamenti dall’Iraq durante la prima guerra del Golfo: il giornalista rimase a Baghdad mentre quasi tutti i colleghi occidentali avevano lasciato la capitale nei giorni precedenti all’attacco guidato dagli Stati Uniti. Quando i missili iniziarono a cadere, trasmise un resoconto in diretta dalla sua stanza d’albergo. Durante la sua permanenza in Iraq ottenne interviste esclusive e controverse con l’allora presidente Saddam Hussein e con Osama bin Laden, il leader dei terroristi islamici di Al Qaeda. All’Associated Press, Arnett aveva lavorato per un breve periodo come corrispondente dall’Indonesia, prima di venire espulso dal governo di Giacarta per i suoi resoconti sull’economia del Paese in rovina. Arrivò quindi in Vietnam, restandoci fino alla caduta di Saigon nelle mani dei ribelli nordvietnamiti nel 1975. Negli ultimi giorni di guerra ricevette l’ordine dall’Ap di iniziare a distruggere i documenti dell’ufficio: lui disobbedì li spedì invece al proprio appartamento a New York, convinto che un giorno avrebbero avuto un valore storico. Ora si trovano negli archivi dell’agenzia. Arnett rimase all’Ap fino al 1981, quando approdò alla neonata Cnn. L'articolo Morto il reporter di guerra Peter Arnett: vinse il Pulitzer per il lavoro in Vietnam proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Trafficava droga tra Italia, Vietnam e Thailandia: “Qui la polizia non è attenta, sono dei minch*oni”. Ma lo arrestano
“State tranquilli, qui da noi la polizia non è attenta. Sono dei minch*oni”. Così un 26enne del Torinese rassicurava e tranquillizzava i complici del traffico di droga che gestiva fra l’Italia, il Vietnam e la Thailandia. Alla fine però è stato arrestato al termine di un’indagine condotta proprio dalla polizia e, in particolare, dall’aliquota in forza alla procura di Asti (oltre che dai carabinieri). Il giovane, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, girava fra i tre Paesi usando un visto di “nomade digitale” e gestiva dal web quello che è stato definito un vero e proprio supermarket degli stupefacenti: hashish, cocaina, eroina, ketamina, oppio, Lsd. Tutta droga che veniva spedita in Italia con il servizio postale e destinata a locker automatizzati. A supportarlo e aiutarlo logisticamente, sempre secondo le indagini, erano degli amici di vecchia data che, nonostante le sue rassicurazioni, sono stati tutti arrestati in flagranza di reato. Per un arco di tempo il 26enne, che risiede a Cambiano (Torino), ha cambiato i suoi collaboratori, ma dopo l’ultima retata è scappato all’estero. Circa dieci giorni fa è stato rintracciato e arrestato a Bangkok, in Thailandia. Dopo qualche giorno ha chiesto e ottenuto di rientrare in Italia, dove è stato prelevato dalla polizia all’aeroporto di Milano Malpensa e condotto nel carcere di Busto Arsizio. L'articolo Trafficava droga tra Italia, Vietnam e Thailandia: “Qui la polizia non è attenta, sono dei minch*oni”. Ma lo arrestano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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