Striscione o pezza. Nel mondo ultras l’identificazione di un gruppo, il
posizionamento all’interno dello stadio va ben oltre l’apparente colore del tifo
per una squadra o per un’altra. C’è molto di più dietro, c’è un’espressione di
potere e di controllo, di presenza sul territorio, di egemonia di un gruppo
oltre il calcio. La pezza, dunque, è garante e simbolo anche di affari
criminali. E la dimostrazione plastica la si è avuta nella storia breve delle
due curve di Inter e Milan.
L’inchiesta della Procura di Milano e le recenti motivazioni della sentenza di
primo grado ne fanno un punto rilevante nel raccontare l’evoluzione del potere
sia sul fronte della Curva Nord sia sul fronte della Curva Sud. E del resto la
recente notizia del ritrovamento di uno striscione del vecchio gruppo milanista
dei Commandos Tigre ha rimescolato le dinamiche all’interno del direttivo che fa
ancora riferimento a Luca Lucci. Che quello striscione, come spiegato già dal
Fatto.it, sia vero o più probabilmente falso, in realtà poco importa. Esporlo
rappresenterebbe comunque una dimostrazione di potere per quello che sono stati
i Commandos nella storia del tifo milanista.
L’indagine Doppia Curva spiega quindi che i due striscioni unici di Curva Nord e
Curva Sud in realtà rappresentavano di fatto le due associazioni criminali che
vi stavano dietro. La Sud inizia a esporre la pezza unica già nel 2009, mentre
la Nord ci arriverà più tardi. La volontà di questa scelta sarà tutta di Andrea
Beretta, l’ex capo interista oggi pentito e mandante dell’omicidio di Vittorio
Boiocchi. Tanto che la Squadra Mobile proprio su questo aspetto scrive: “La
repentina escalation del gruppo Beretta-Ferdico fu contrassegnata da
un’ulteriore forte presa di posizione da parte di Beretta, consistita
nell’imporre ai capi ultras la consegna dello striscione (in gergo la “pezza”)
che identificava ciascun gruppo ultras della curva”.
Quella di Beretta, che assieme a Marco Ferdico e al defunto boss Antonio
Bellocco guiderà la Nord a partire dal 2022, è una scelta tutta criminale e
legata agli affari. A lui, in realtà, del tifo per l’Inter poco importa. Dirà:
“Lo sai benissimo io non faccio le cose per lo striscione, a me non me ne frega
un emerito cazzo!”. E così “la richiesta degli striscioni, suonata come un vero
e proprio ordine, è, nel mondo ultras, sinonimo dell’acquisizione del potere in
seno alla tifoseria organizzata”. In curva Nord così comparirà lo striscione
unico inizialmente corredato dai simboli dei vari gruppi (Viking, Boys,
Irriducibili) e in un secondo momento solo con la scritta Curva Nord.
Ecco allora come gli investigatori leggono l’azione di Beretta che ai più e cioè
ai tifosi normali che vanno allo stadio era sembrata solo un cambio di scritta:
“ Il tempestivo ritiro degli striscioni effettivamente è stato percepito come
un’azione di forza, di una strategia ben precisa già pianificata e orchestrata
da Beretta nella prospettiva di riappropriarsi del potere decisionale e delle
redini della tifoseria organizzata: in altre parole, relegato da Boiocchi a
curare la sola parte relativa al merchandising, Beretta, con la scomparsa del
primo, mise immediatamente in moto un’azione rapida e ben organizzata
finalizzata a riappropriarsi dell’intera gestione degli affari della Curva”.
Debora Turriello che assiema a Renato Bosetti gestiva l’affare dei biglietti
dirà in proposito: “’Hai un capo che è uno psicopatico, vuole via tutti gli
striscioni e vuole un unico striscione, perché non capisce quanto invece per i
gruppi è importante mantenere il loro nome, si vede che dietro ci vede un altro
tipo di business con lo striscione tutto unito, ma che cazzo ti devo dire”.
È il 2022. Molti anni prima, nel 2009, al secondo anello blu milanista compare
per la prima volta lo striscione unico Curva Sud. “Anche in questo caso – scrive
la Squadra Mobile -, come accaduto oggi con l’unificazione di Curva Nord Milano,
non si trattò di una scelta indolore condivisa tra i vari gruppi, ma prevalse la
volontà dei più violenti, ossia dei Guerrieri Ultras di Luca Lucci (e nell’ombra
di Giancarlo Lombardi) e delle Brigate Rossonere di Carlo Giovanni Capelli”, più
noto come il Barone. Negli anni successivi in curva torneranno le vecchie pezze
delle Brigate e soprattutto della Fossa dei Leoni, ma è solo un’operazione di
marketing orchestrata da Lucci per attirare più persone.
Non comparirà invece più lo storico striscione dei Commandos Tigre, il gruppo
più antico del tifo milanista. Il suo ritiro definitivo è un altro passaggio
cruciale della scalata al potere di Lucci. Avviene nell’aprile del 2016 durante
un partita casalinga contro la Juventus. Commandos Tigre che erano già stato
messi nell’angolo a partire dal 2007 dopo due tentati omicidi a carico di
importanti rappresentanti del gruppo.
La vicenda è ben spiegata nelle motivazioni della sentenza della giudice Rossana
Mongiardo: “Nel 2016 la Curva Sud entrava in contrasto con i Commandos Tigre,
che, di conseguenza, venivano costretti a uscire di scena con una serie di
azioni di prevaricazione da parte degli esponenti della Curva Sud. All’interno
della Curva, erano invece sopravvissuti, come sottogruppi affiliati, quello
denominato Estremi Rimedi, Vecchia Maniera, i quali continuavano a esporre gli
storici striscioni Brigate Rosso Nere e Fossa dei Leoni”.
Aprile 2016, dunque, al Meazza si gioca Milan-Juventus. Al primo anello blu i
Commandos hanno messo il loro grande striscione. Poi il blitz del gruppo di
Lucci che costringe a levarlo posizionando la pezza di Curva Sud. “Si trattò –
scrive il giudice – come è facilmente intuibile, di una vera e propria
esibizione di forza e di definitiva presa di posizione della Curva Sud che, dopo
aver atteso le scontate operazioni di rimozione dello striscione da parte dei
Commandos Tigre, confluì, in numero massiccio creando disordini e caos”.
Insomma, le pezze ultras sono simbolo di potere e controllo.
L'articolo Curve di Inter e Milan, la pezza del potere: gli striscioni come
simbolo della scalata criminale degli ultras proviene da Il Fatto Quotidiano.