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Su GoFundMe boom di crowdfunding per aiutare gli utenti a realizzare i propri sogni sportivi
È arrivato il fatidico marzo in cui si decidono le sorti del Paese. E non stiamo parlando del referendum, ma dello spareggio con cui la Nazionale di calcio si gioca l’accesso ai Mondiali di quest’estate, provando a evitare lo spauracchio della mancata qualificazione, come già accaduto nelle due precedenti edizioni. Tuttavia, nonostante la crisi di quello più popolare, non si può di certo dire che lo sport italiano stia vivendo, nel complesso, un momento buio. Le trenta medaglie totali di Milano-Cortina, la recente bella figura nel baseball, la sempre più luminosa stella di Sinner e la nascita di un nuovo campioncino nel mondo delle corse, Kimi Antonelli, fotografano un periodo tutto sommato positivo per lo sport di casa nostra. Eppure, stando ai dati dell’Osservatorio valore sport 2025, il nostro è il quarto Paese più sedentario dell’area Ocse, mentre la spesa pubblica per il settore, di 86 euro pro capite l’anno, equivale al 36 per cento in meno rispetto alla media europea. Insomma, fare sport è facile sì, ma ha un costo, spesso non coperto dagli enti pubblici, che potrebbe diventare proibitivo. A chi chiedere aiuto, quindi? Una risposta arriva dalla solidarietà dal basso. Sulla piattaforma GoFundMe si moltiplicano le iniziative solidali con cui si può contribuire, con una donazione, a qualsiasi tipo di impresa sportiva: da una scalata a una regata, dalla semplice iscrizione a un campionato minore a quella per una competizione internazionale. Niccolò è un giovane velista che sogna di attraversare l’Atlantico in solitaria a bordo di una barca di soli sei metri e mezzo. Il progetto dura due anni e culminerà, nel 2027, con la Minitransat, che prevede l’approdo ai Caraibi dalla Francia passando per le Canarie. Il sogno di Niccolò ha però bisogno di essere finanziato: con i 4.500 euro del fundraising potrà seriamente pensare di coronarlo. LadySoccer ASD è una realtà che dal 2017 promuove il calcio femminile a Cinisello Balsamo, di cui, dal 2021, gestisce il campo sportivo dove si allenano calciatrici di ogni età. L’illuminazione della struttura necessita di un nuovo impianto a Led, del costo complessivo di 14mila euro. Per questo l’associazione ha lanciato un crowdfunding, che permetterà di continuare le attività sportive. I ragazzi del Reggio Emilia Baskings intendono lo sport come un mondo dove non esistono differenze: che siano affetti da disabilità o meno, tutti coloro i quali praticano questa forma inclusiva di basket, ovvero il baskin, sono degli atleti. Tramite una raccolta fondi sognano di volare a Parigi per partecipare a un torneo internazionale. Piccoli traguardi, raggiungibili grazie alla generosità di centinaia di donatori, che credono nella realizzazione di una piccola grande impresa sportiva. L'articolo Su GoFundMe boom di crowdfunding per aiutare gli utenti a realizzare i propri sogni sportivi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il Cio vuole introdurre i test genetici per la verifica del sesso. La protesta: “Sono invasivi, discriminatori e anti-scientifici”
Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) è finito al centro di una nuova polemica globale. Oltre 80 organizzazioni – tra cui Sport & Rights Alliance, ILGA World e Humans of Sport – chiedono di abbandonare ogni ipotesi di introdurre test genetici obbligatori per la verifica del sesso e di vietare la partecipazione delle atlete transgender e intersex. La presa di posizione arriva dopo diverse indiscrezioni su un “Gruppo di lavoro sulla protezione della categoria femminile”, accusato di scarsa trasparenza, che avrebbe raccomandato proprio queste misure. Se confermate, segnerebbero – secondo i firmatari – “un passo indietro di 30 anni” sul terreno dei diritti e dell’uguaglianza nello sport. “Una politica di test di sesso e di divieto generalizzato rappresenterebbe una catastrofica erosione dei diritti e della sicurezza delle donne”, ha dichiarato Andrea Florence, direttrice esecutiva di Sport & Rights Alliance. Critiche che si estendono anche al metodo: il CIO, sostengono le organizzazioni, non avrebbe avviato consultazioni adeguate con atlete, esperti e ricercatori. I test di verifica del sesso non sono una novità: furono abbandonati dal CIO dopo i Giochi del 1996 perché ritenuti “scientificamente ed eticamente ingiustificabili”. Numerose istituzioni internazionali – dall’ONU alle principali associazioni mediche – li hanno poi definiti discriminatori e dannosi. Secondo Payoshni Mitra, direttrice di Humans of Sport, reintrodurli significherebbe esporre le atlete a “umiliazioni pubbliche” e violazioni della privacy, con rischi ancora maggiori per le minorenni. Sulla stessa linea Julia Ehrt, direttrice esecutiva di ILGA World: “Il controllo invasivo dei corpi delle donne rafforza stereotipi dannosi ed espone tutte le atlete a ulteriori abusi”. Il nodo, però, non è solo giuridico o etico: è anche scientifico. Le organizzazioni contestano l’idea che esista un criterio semplice e universale per determinare il sesso biologico e, soprattutto, eventuali vantaggi atletici. Un punto su cui insiste anche Rosario Coco, coordinatore dell’ufficio Outsport di Aics. “A otto anni dalla prima ricerca europea su persone LGBT e sport era già chiarissimo che le persone trans sono le più discriminate: circa il triplo rispetto a gay, lesbiche e bisessuali, 45% contro il 16%”, spiega a ilfattoquotidiano.it. “Dati più recenti, del 2023, su un campione di 2.800 persone in Europa mostrano che circa la metà delle persone trans e non binarie rinuncia allo sport per il clima di pregiudizio”. Per Coco, il punto centrale è l’accesso allo sport: “Il CIO sta cadendo nella trappola della generalizzazione. Non è con una misura uguale per tutti, come il test genetico, abbandonato già nei primi anni 2000, che si risolve il problema”. Anzi, il rischio è di colpire indiscriminatamente tutte le donne, soprattutto quelle che non rientrano in stereotipi fisici tradizionali. “Il test genetico va a cercare il marcatore SRY, ma non determina automaticamente né lo sviluppo maschile né un vantaggio atletico”, aggiunge. “Esistono condizioni come la sindrome da insensibilità agli androgeni che dimostrano quanto sia complessa la realtà biologica. È un approccio anti-scientifico”. Il timore, condiviso dalle organizzazioni firmatarie, è che si finisca per escludere migliaia di persone dallo sport a partire da pochissimi casi. “Se pensiamo che alle Olimpiadi ha partecipato una sola atleta trans e alle Paralimpiadi casi analoghi sono rarissimi, stiamo costruendo una risposta sproporzionata”, dice Coco. Sul piano globale, il rischio riguarda soprattutto i Paesi con meno risorse: i test genetici possono costare fino a 10mila dollari per atleta, con conseguenze difficili da sostenere per molte federazioni. E, secondo i firmatari, potrebbero colpire in modo sproporzionato le donne del Sud globale, già esposte a discriminazioni. Nel mirino c’è anche un possibile cambio di rotta rispetto al quadro del 2021 su equità, inclusione e non discriminazione adottato dal CIO, considerato finora un riferimento internazionale. “Sarebbe un capovolgimento totale”, denunciano le organizzazioni. Per Coco, la strada è un’altra: “Serve un approccio sport per sport, basato su dati scientifici e non su slogan. E soprattutto bisogna evitare che questa diventi una dichiarazione di esclusione globale per tutte le persone che non si conformano agli stereotipi di genere”. A rendere il quadro ancora più politico è anche il contesto internazionale. Le prossime Olimpiadi si terranno a Los Angeles nel 2028 e, per molte delle organizzazioni firmatarie, questa possibile stretta del CIO appare in sintonia con il clima che si respira negli Stati Uniti, segnato dal ritorno di Donald Trump e dalle sue politiche restrittive nei confronti delle persone transgender. Un elemento che alimenta il sospetto che dietro la svolta non ci siano solo ragioni sportive o scientifiche, ma anche una pressione politica sempre più forte. L'articolo Il Cio vuole introdurre i test genetici per la verifica del sesso. La protesta: “Sono invasivi, discriminatori e anti-scientifici” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Larissa Iapichino d’argento nel salto in lungo ai Mondiali Indoor di Torun
Dopo il magnifico oro di Nadia Battocletti nei 3000 metri ai Mondiali indoor di atletica leggera a Torun, arriva una grande prestazione per Larissa Iapichino. L’azzurra conquista la medaglia d’argento nel salto in lungo femminile, fermandosi a 6,87 metri, alle spalle di De Sousa, che ha vinto l’oro con un salto di 6,92 metri. Il salto di Iapichino – figlia della due volte iridata Fiona May – è arrivato nel momento più cruciale della competizione, quando serviva una risposta alla misura della portoghese De Sousa. L’azzurra ha mostrato coraggio e precisione, costringendo la rivale a replicare immediatamente per mantenere la leadership. Sul podio è salita anche la brasiliana Natali Linares, con un salto di 6,80 metri, che completa il terzetto delle migliori. Per l’Italia, il podio di Iapichino rappresenta la quarta medaglia conquistata a Torun, confermando un’ottima performance della squadra azzurra nella rassegna indoor. L'articolo Larissa Iapichino d’argento nel salto in lungo ai Mondiali Indoor di Torun proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sofia Goggia vince la coppa di Super-G a Lillehammer, le lacrime della campionessa dopo l’annuncio dello speaker
Le lacrime di gioia all’annuncio dello speaker dopo la discesa della neozelandese Alice Robinson, l’unica che poteva toglierle il primato, piazzata alle sue spalle. Sofia Goggia vince la coppa di Super-G a Lillehammer. Si tratta della prima coppa di Super-G nella sua carriera, il quinto globo di specialità in assoluto dopo i quattro vinti in discesa. L'articolo Sofia Goggia vince la coppa di Super-G a Lillehammer, le lacrime della campionessa dopo l’annuncio dello speaker proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La guerra in Iran rischia di far saltare i Giochi del Mediterraneo a Taranto: il problema sono le navi per gli atleti
La voce si rincorre da qualche giorno: davvero i Giochi del Mediterraneo rischiano nuovamente di saltare, o quantomeno essere rinviati? Stavolta però non c’entrerebbero i veti politici, ritardi, scontri istituzionali che a vario titolo hanno contrassegnato l’organizzazione e che ormai sembrano finalmente superati: adesso a mettere ancora in discussione la rassegna che dovrebbe svolgersi il prossimo agosto a Taranto è la guerra in Iran. Il primo a lanciare l’allarme è stato il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, che ha esternato la sua preoccupazione nel corso dell’ultima giunta, sollevando ufficialmente la questione. Il Quotidiano di Puglia ha raccontato come negli scorsi giorni anche la Corte dei Conti, che effettua il controllo concomitante sull’evento (a garanzia degli stessi organizzatori, visto che il Comitato è un ente pubblico e ci sono corpose sovvenzioni statali), ha chiesto “se, alla luce degli ultimi accadimenti, sono state effettuate attente valutazioni in ordine ai profili di sicurezza” e “più in generale in merito ai possibili effetti sullo svolgimento dei Giochi”. Una lettera piuttosto irrituale (i giudici contabili di solito si occupano più di appalti che di scenari geopolitici), che però fa capire quanto la questione sia fondata. La guerra in Iran è scoppiata in piena tregua olimpica, durante le Paralimpiadi di Milano-Cortina, senza avere praticamente alcuna ripercussione sull’evento (a parte il forfait dell’unico rappresentante iraniano). Per i Giochi del Mediterraneo, però, è diverso. Ci sono due fattori da tenere in considerazione. Il primo è che alla rassegna partecipano diversi Paesi geograficamente vicini all’area del conflitto, come Siria, Turchia, Cipro e soprattutto Libano, la cui presenza potrebbe essere tutt’altro che scontata. Ma il vero problema sono le navi. Come noto (è stato uno degli aspetti più delicati dell’organizzazione), le delegazioni saranno ospitate non nel classico villaggio ma su due grandi imbarcazioni da crociera attraccate nel porto di Taranto, che però è anche un luogo sensibile dal punto di vista militare: la concentrazione di un numero così alto di persone (quasi 5mila tra atleti, tecnici e dirigenti) potrebbe rappresentare un target pericoloso, oltre che rendere di fatto indisponibile per diverse settimane una delle principali basi navali del Paese, cosa che non è concepibile in periodo di guerra. Insomma, il tema esiste e se il conflitto in Medioriente dovesse protrarsi a lungo potrebbe rappresentare un serio problema per i Giochi del Mediterraneo. A giocare a sfavore ci sono anche le tempistiche: la cerimonia inaugurale è in calendario venerdì 21 agosto, fra cinque mesi, per allora c’è la ragionevole speranza che la guerra sia finita. Gli organizzatori, però, si muovono su un orizzonte più ridotto: una rassegna così grande non si può certo rinviare all’ultimo momento, eventualmente la macchina va fermata molto prima, altrimenti si rischia di bruciare milioni di euro. Una decisione definitiva andrà presa non oltre aprile, quando la situazione potrebbe essere ancora in divenire. L’ultima parola spetterà al governo, che in accordo col Comitato internazionale (CIGM) dovrà valutare le condizioni e confermare, spostare al 2027 o addirittura cancellare (scenario questo più remoto) la manifestazione. Certo, sarebbe un’autentica beffa a questo punto, dopo tutti i problemi che ci sono stati e che sono stati faticosamente superati. Qualcuno, in realtà, suggerisce che un rinvio non sarebbe nemmeno del tutto sgradito, perché concederebbe più margine per sistemare i dettagli. Ma questo forse può valere per la città di Taranto, meno per il Comitato organizzatore che si troverebbe a sostenere ulteriori spese e ha fatto i salti mortali per arrivare a questo punto. Il contratto sui famosi servizi tecnologici (su cui si è rischiato davvero l’annullamento) è stato firmato, i lavori principali sugli impianti procedono e saranno conclusi in tempo utile, anche le navi sono state trovate (la prima, l’altra è in arrivo). Per i Giochi del Mediterraneo a Taranto sembra davvero quasi tutto pronto. Ma adesso non dipende più solo da noi. X: @lVendemiale L'articolo La guerra in Iran rischia di far saltare i Giochi del Mediterraneo a Taranto: il problema sono le navi per gli atleti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Tennis, baseball, rugby: quando il calcio non c’è, gli altri sport ballano
“Fondamentalmente a noi ci interessa che l’Italia vinca i mondiali di calcio americani” cantavano Elio e le Storie Tese oltre 30 anni fa. Era il 1994 e nell’anno del Campionato Mondiale di Calcio negli Usa, tutti noi pensavamo, a ragione, di potercela davvero fare. Sappiamo come andò, sfiorammo quel titolo ma, al netto di tutto, avevamo comunque una rosa di giocatori eccelsa. A pochi mesi da un Mondiale americano (Canada, Messico e Stati Uniti) tesissimo per la situazione internazionale e complicatissimo per l’Italia che deve ancora guadagnarselo (e, nel caso, poi giocarlo degnamente) a noi italiani, fondamentalmente, e fortunatamente aggiungo io, ha interessato altro, altri sport. Si è infranto stanotte il sogno dell’Italia del baseball, eliminata in semifinale dal Venezuela, ma uscita da vincente dal World Baseball Classic, di fatto un Campionato Mondiale per questa disciplina che ha conquistato attrattività nel nostro Paese. Lo storytelling dei paisà, progenitori dei ragazzi italoamericani in campo, ha fatto molto, i successi contro squadre in cui il baseball è nato ci ha fatto sognare. Il quarto posto finale è forse un punto di partenza di un nuovo movimento in ascesa, un altro sport che si fa spazio nel cuore degli italiani, trafitto troppe volte dai dispiaceri calcistici. Quando il calcio non c’è, gli altri sport ballano. È stato il caso del tennis che in pochi anni ha rivoluzionato tutto, del rugby che, piano piano, cresce e soprattutto riempie gli stadi creando momenti di sana passione e condivisione sportiva. Gli sport invernali si sono ritagliati il loro spazio alle recenti Olimpiadi di Milano-Cortina. L’assenza del calcio, sia a livello di club che di Nazionale, ci porta alla scoperta di nuovi orizzonti, una ricerca quasi disperata di quella genuinità che il mondo del calcio non ha più da decenni. Il movimento calcistico italiano è un grande malato, a fine mese scopriremo se è terminale o potrà ancora sopravvivere, evitando l’ennesima disfatta ma tirando a campare. Non si può sperare che a ravvivare la situazione sia un episodio (vedi Europei di Calcio 2021) o la sorte di una sola squadra di club (le recenti finali di Champions League dell’Inter). Che per il calcio occorra un cambio di visione è opinione diffusa, ma se questa visione fossimo noi ad orientarla, e non più i dirigenti calcistici che continuano a rimanere ciechi all’evidenza e sordi alle nostre preghiere di svoltare, potremmo cambiare la direzione del nostro sguardo, distoglierlo dal calcio, dagli stadi, e andare su altri campi, palazzetti, palestre, piste, velodromi, piscine. Altri luoghi dove magari le federazioni faticano ancora a costruire per mancanza di fondi ma lavorano bene, per il futuro. Una disciplina enormemente ricca come il calcio, in Italia, ha fagocitato tutto per anni e, nonostante i miliardi che vi girano intorno, i risultati sono modesti per non dire imbarazzanti. Non produciamo talenti, è questo il mio cruccio più grande perché è sintomo che la pianta è malata alla radice, dai vivai, quindi anche il prossimo futuro è già compromesso. Il rischio è un disamore totale, richiamato sempre dagli Elio e le Storie Tese nella canzone che ho citato all’inizio di questo post. In Nessuno allo stadio, il ritornello ripeteva: “Nessuno allo stadio, nessuno sugli spalti…”, il vaticinio di questo pericolo concreto è già in atto ma potrebbe essere pure la soluzione, quasi uno schiaffo necessario a chi potrebbe e dovrebbe ridisegnare le sorti dello sport più amato dagli italiani. Ce lo meriteremmo tutti, perché, per chiudere sempre in musica: “Il calcio è un grande rito che devi rispetar, che sia odio o che sia amore…” L'articolo Tennis, baseball, rugby: quando il calcio non c’è, gli altri sport ballano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Olimpiadi, arrivano le indagini e la prima conta dei danni: ecco ciò che ci aspetta nei prossimi anni
Sarebbe semplice, adesso, scrivere che l’avevamo detto e previsto. Dopo i fasti delle Olimpiadi Milano Cortina 2026, dopo le medaglie, gli inni, gli elogi autocelebrativi dell’inventiva e creatività italiana, arrivano le indagini e la prima conta dei danni. Si tratta ancora di avvisaglie, ma indicative di ciò che ci attende nei prossimi anni. Non si spendono 7 miliardi di euro (due per l’organizzazione e cinque per le opere infrastrutturali connesse) pensando che tutto fili liscio. Infatti, fin dalla fase di preparazione erano emerse tali e tante criticità che avrebbero dovuto rendere più cauti e meno trionfalistici i responsabili del grande spettacolo di neve e sport. Prendiamo la nuova pista da bob costruita a Cortina, con una spesa totale di 133,5 milioni di euro. Sarà un impianto costosissimo per quanto riguarda la sola manutenzione, prima ancora di considerare le spese di gestione. Quanto fosse fondata questa preoccupazione lo si capisce scorrendo le 112 fotografie che sono state scattate il 25 febbraio scorso, tre giorni dopo la chiusura dei Giochi. L’ingegnere Michele Titton, direttore dei lavori per conto di Simico, ha passato metro per metro l’impianto documentando i danni, i malfunzionamenti, le rotture che si sono verificate dopo soltanto una dozzina di giorni di gare. L’entità non è stata quantificata, ma i tecnici ci stanno lavorando. Simico ha smentito che si tratti di un milione di euro, come scritto da alcuni giornali, ma sicuramente non basteranno poche migliaia di euro per rimettere tutto in ordine. Il tema è cruciale perché il comitato organizzatore Fondazione Milano Cortina 2026 deve riconsegnare la pista al Comune di Cortina, il quale a sua volta la riconsegnerà a Simico che dovrà ultimare i lavori, che si preannunciano ancora lunghi, considerando che tutt’attorno all’impianto c’è ancora un cantiere. Il Comune vuole la certezza di ricevere lo Sliding Center integro, così come era stato consegnato a dicembre. Quindi Fondazione dovrà riparare i danni, poi Simico completerà il progetto prima di conferire definitivamente la pista al Comune. In municipio hanno cominciato a comprendere quale sarà il futuro di Cortina, con il rischio che la pista diventi un peso economico insostenibile. Una società specializzata ha quantificato dal 2027 in poi spese di gestione annue crescenti a partire da un milione 111 mila euro (1.165 euro nel 2032). I ricavi sono fissati a 526 mila euro. Quindi il passivo di gestione è di circa 600 mila euro all’anno, che spalmati nell’arco dei vent’anni di vita prevista per l’impianto arriva alla stratosferica cifra di 12 milioni di euro. A fronte dei danni documentati per una sola sessione di gare, seppur impegnativa come le Olimpiadi, la cifra prevista di 94 mila euro all’anno per la manutenzione ordinaria appare irrisoria. La pista è infatti completata da quattro edifici, garage e magazzini, oltre che dalla centrale di refrigerazione. Auguri al Comune di Cortina e al suo sindaco Gianluca Lorenzi, anche se si può dire che se la sono andata a cercare. Sarà il Comune a restare con il cerino in mano quando Fondazione Milano Cortina 2026 avrà sbaraccato (dicembre 2026) e Infrastrutture Milano Cortina (Simico) comincerà a dedicarsi alle incompiute per 3 miliardi di euro che sono in lista d’attesa. Per quante tasse possano pagare i ricchi proprietari di seconde case, la spesa per il bilancio della comunità cortinese diventerà insostenibile. Questo è solo il primo segno dei travagli del dopo-Olimpiadi. Ma già altri segnali si colgono all’orizzonte. Basti pensare che la Procura della Repubblica di Belluno ha avviato un’indagine (finora senza indagati) sulla costruzione della cabinovia di Socrepes, che non si è conclusa – come era stato promesso – in tempo per i Giochi. I magistrati hanno messo nel mirino la pervicacia con cui si è voluto dar corso al progetto, anche l’impianto insiste su una frana e si sono già determinati alcuni smottamenti. Una particolare attenzione riguarda inoltre la consistenza economica dell’appalto, che è arrivato a 35 milioni di euro. A Milano restano aperte le indagini sugli appalti di Fondazione Mico (in attesa di una pronuncia della Corte Costituzionale) e sui progetti urbanistici del Villaggio Olimpico allo Scalo Romana e dell’Arena Santa Giulia a Rogoredo. Oltre alla giustizia penale c’è anche quella amministrativa. Segnali di fumo sono arrivati dall’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 della Corte dei Conti del Veneto (non in Lombardia, né a Trento, né a Bolzano, le altre realtà interessate alle opere olimpiche). Il presidente della sezione di controllo, Francesco Uccello, ha detto nella relazione: “Con riferimento alle opere infrastrutturali strettamente collegate all’impiantistica sportiva dei Giochi Olimpici, alcuni interventi non risultavano ancora portati a compimento. Alla chiusura dell’esercizio 2024, la Fondazione Milano Cortina esponeva un deficit patrimoniale cumulato di circa 150,3 milioni. Stante l’accentuato deficit patrimoniale della Fondazione, la Sezione ha rappresentato la necessità di assicurare un costante monitoraggio dei costi di gestione, diretti e indiretti, al fine di scongiurare aggravi per il bilancio regionale”. Il procuratore regionale della Corte dei Conti, Paolo Crea, ha aggiunto: “L’attenzione della Procura sarà rivolta anche quest’anno verso le grandi opere e le rilevanti procedure di appalto. In questo contesto sarà necessario, chiusi i Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026, approfondire le inevitabili segnalazioni di danno, già pervenute, che operazioni complesse come le Olimpiadi portano con sé”. Rispondendo ai giornalisti ha aggiunto: “Non abbiamo voluto turbare la manifestazione e volevamo evitare che qualcuno strumentalizzasse la nostra azione. Ora però le opere sul territorio dei Giochi Olimpici di Milano Cortina andranno verificate, in ipotesi sono previsti indennizzi per i ritardi nella realizzazione. Valuteremo se applicarli”. L'articolo Olimpiadi, arrivano le indagini e la prima conta dei danni: ecco ciò che ci aspetta nei prossimi anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Olimpiadi Milano-Cortina 2026
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‘Room for improvement’: EU sports czar warns FIFA over leadership before World Cup
‘ROOM FOR IMPROVEMENT’: EU SPORTS CZAR WARNS FIFA OVER LEADERSHIP BEFORE WORLD CUP Glenn Micallef tells POLITICO that Gianni Infantino has not provided safety assurances for European fans heading to the U.S. this summer. By ALI WALKER in Brussels Photo-Illustration by Natália Delgado/POLITICO FIFA President Gianni Infantino needs to do a better job, European Commissioner Glenn Micallef told POLITICO in a sharp rebuke of world football’s governing body. The EU’s sports commissioner jabbed Infantino over safety and security fears for fans heading to the World Cup this summer while America wages war on Iran, and criticized FIFA for its partnership with U.S. President Donald Trump’s Board of Peace.  During an interview at his office in Brussels, Micallef also urged leaders not to let Russia use sports as a propaganda tool and discussed his concerns surrounding the NBA’s bid to create a European basketball league. But FIFA was evidently preying on his mind.  Micallef met Infantino in Brussels last month and urged the world football chief to help safeguard European fans traveling to North America for the 2026 World Cup. The commissioner told POLITICO there had been no further communication from FIFA, despite the EU reiterating concerns about the safety of supporters, as the Trump-backed war in the Middle East escalates. “This was my first proper and only exchange with President Infantino,” Micallef said about their Brussels chat, which took place on the sidelines of a European football summit. “I asked him to assure those traveling for the World Cup in respect to their safety. There hasn’t been any kind of follow-up.  “And following the escalation of tensions that we’ve seen in the last few days, we’ve asked again for renewed assurance for all those traveling to the World Cup,” Micallef said. “Especially since one of the hosts of this biggest sporting event in the world is party to a war, it’s only legitimate that assurances are given from a public safety and public security point of view.”  BOARD OF PEACE CRITICISM The U.S., Canada and Mexico will jointly host the 48-team tournament, which begins on June 11 in Mexico City and will feature 16 European countries.  In addition to fears about security in the U.S. because of conflict in the Middle East, there is also concern about the presence of Immigration and Customs Enforcement (ICE) officers as part of World Cup security.  Earlier this year, ICE agents shot and killed two American citizens during an immigration crackdown in Minneapolis. Mexico has also been experiencing a wave of violence following the death of a cartel boss in Jalisco state. Guadalajara, the capital of Jalisco, is to host four World Cup games.  “From my point of view, hosts of big sporting events like the FIFA World Cup and those who are responsible for the organization of the tournament, including FIFA, have a responsibility to ensure that the teams participating and the fans who are attending from those teams are assured of their safety and their security,” Micallef said. In response, a FIFA spokesperson said safety and security is the governing body’s “top priority” and it “is confident that the efforts being made by the governments of Canada, Mexico and the United States will ensure a safe, secure, and welcoming environment for everyone involved.” Asked if he felt FIFA was falling short on safety and security provisions, Micallef replied: “Let’s say there’s room for more clarity,” before he moved on to a further bugbear with FIFA’s diplomatic positioning. The Trump-backed Board of Peace for Gaza has triggered fears around Europe that the White House is moving to systematically sideline the United Nations. FIFA, with Infantino in attendance at a summit last month — shortly before the U.S. and Israel began a barrage of missile strikes against Iran — pledged $75 million for football infrastructure in Gaza.  The Donald Trump-backed Board of Peace for Gaza has triggered fears around Europe that the White House is moving to systematically sideline the U.N. | Chip Somodevilla/Getty Images “FIFA has a lot to answer on this,” Micallef said. “Speaking as a European commissioner responsible for sport, I would prefer to partner up with multilateral organizations, organizations that respect the international rules-based order, like UNESCO and UNICEF, when it comes to the implementation of projects related to sport.” The FIFA spokesperson dismissed the criticism and said the partnership “is fully in line with [FIFA’s] mandate to develop football all around the world and harness its social impact.” In response to a question on whether Infantino, International Olympic Committee President Kirsty Coventry and International Paralympic Committee President Andrew Parsons were doing a good job — in light of criticism they have faced about the World Cup, Trump and Russian participation in sporting events — Micallef was blunt about all three senior officials. “I certainly think that there’s room for improvement,” he said. In response, the FIFA spokesperson highlighted a series of Infantino’s achievements in development, tournaments and women’s football during his ten years in charge. ‘IT’S NOT IDEAL’ America’s behemoth National Basketball Association is pressing forward with plans to launch a competition in Europe next year, but elements of its proposal have sparked consternation from policymakers.  Promotion and relegation — central to the European model of sport — is fueling the argument as the NBA’s proposal foresees some prospective clubs in major markets, including key EU capitals, being permanent members. The debate is particularly thorny as Europe already has a largely closed continental basketball league — the Euroleague — where most teams hold long-term licenses and new clubs rarely gain entry through sporting merit alone. “The only thing worse than a closed league in European basketball is having two closed leagues in European basketball,” Micallef said.  “I’ve been very, very clear in my statements, my messages, that closed league models are not sustainable models for European sport — also in this case for European basketball. I think the European sport model built on solidarity, on openness of competitions, with sporting merit determining whether you qualify for a European competition, or whether you are relegated or promoted, and the pillars of the European sport model continue to apply,” he added.  NBA officials have insisted that their plan is not for an entirely closed league, but one that allows space for some promotion and relegation, a connection to domestic leagues, and will ultimately benefit European basketball from top to bottom of the competitive pyramid.  Micallef criticized but ultimately did not slam the door on an NBA proposal that would see a majority of teams being permanent members, with some slots reserved for teams to qualify each season.  “My ideal scenario would be one where the parties come together and discuss ways of resolving their differences away from the courts and away from competition processes,” Glenn Micallef said. | Martin Bertrand/Hans Lucas/AFP via Getty Images “It’s not ideal. But we find ourselves in this situation because of decisions that were taken years ago with the establishment of an already semi-closed league in European basketball,” he said.  “My ideal scenario would be one where the parties come together and discuss ways of resolving their differences away from the courts and away from competition processes,” Micallef added, after years of sports litigation overshadowing the European institutions. NO RUSSIAN PROPAGANDA The budding normalization of Russia in world sports also animates Micallef.  After years of ostracism following Moscow’s full-scale invasion of Ukraine, Russian athletes competed with their flag and national anthem at the Paralympics in northern Italy; while Olympics chief Coventry said in Brussels late last year that, “This is the essence of Olympism: every eligible athlete, team and official must be able to take part without discrimination or political interference.” Micallef, while stressing that global governing bodies are autonomous, is insistent that the Kremlin should not be able to use sports for propaganda purposes while it continues to wage all-out war on Ukraine.  “For me, from a public policy point of view, and from a public safety point of view, the participation of countries which are party to a war, irrespective of who they are, raises legitimate public security and public safety concerns,” Micallef said. “And this is something we should be able to have a discussion with sporting associations, federations and bodies that regulate the sport. I think that big sporting competitions, and sporting competitions in general, should take place in a safe environment for athletes, for fans and for those who are participating in the games. “So for me the most important thing is that with the president of the IOC and especially with the European Olympic Committees, there is willingness to have exchanges on different topics — and I hope that the possibility, or the openness, to have an exchange on this topic will also be one we could have,” he said. “I certainly don’t think that sport should be used as a platform for propaganda, political propaganda by those who are responsible for wars of aggression,” he added.
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Sinner batte Medvedev e trionfa per la prima volta a Indian Wells: è iniziata la caccia alla vetta Atp di Alcaraz
L’amarezza dell’Australian Open è cancellata. Jannik Sinner trionfa ad Indian Wells per la prima volta in carriera, mettendo in bacheca anche l’ultimo Masters 1000 sul cemento che mancava alla sua collezione. L’azzurro conquista la California al termine di una battaglia punto a punto contro un Daniil Medvedev, superato per 7-6 7-6 in poco meno di due ore di gioco. Per il numero due del mondo si tratta del 25esimo titolo della carriera, il sesto Masters 1000, il primo trofeo del 2026. L’altoatesino diventa il terzo tennista a vincere tutti i grandi tornei sul cemento (tutti i Masters 1000, Australian Open, US Open e le Atp Finals), raggiungendo così Novak Djokovic e Roger Federer. Una vittoria arrivata ancora una volta senza perdere set, come già era avvenuto a Parigi nel novembre scorso. E nessuno era mai riuscito a vincere due Masters 1000 consecutivi senza lasciare parziali per strada. La caccia alla vetta di Carlos Alcaraz nel ranking può dirsi ora ufficialmente cominciata. Rimane invece il tabù Indian Wells per Medvedev, alla terza finale persa in California. Al russo resta la consolazione del ritorno in top 10 e, soprattutto, l’aver ritrovato un livello di assoluta eccellenza dopo due anni di enormi difficoltà. A fare la differenza, ancora una volta, è stata la testa. Quella dote che ha permesso a Sinner di non concedere palle break al miglior Medvedev degli ultimi due anni e di recuperare sotto 4-0 nel tie-break del secondo set infilando poi sette punti di fila per vincere il titolo. Insomma, tutti erano pronti per il terzo set e invece no. Sinner ha avuto la meglio in una finale molto equilibrata e combattuta, in cui non ci sono stati break. L’azzurro è stato più bravo nei momenti di massima tensione, riuscendo a contenere Medvedev e le sue trame di gioco da fondo campo. Tatticamente impeccabile e perfetto al servizio, la sua è stata una prestazione in crescendo, e questa volta il caldo è non stato un fattore limitante. L’unico momento di sofferenza per l’altoatesino, un paio di situazioni da 0-30 a inizio partita, riparate però con grande autorità. Dopo le sconfitte in semifinale a Melbourne contro Djokovic e a Doha contro Mensik, questo Indian Wells era la risposta che serviva. “Prima di tutto – le parole di Sinner nel post partita – voglio iniziare con Daniil (Medvedev, ndr) e il tuo team. È bellissimo vederti di nuovo giocare a questo livello. Naturalmente il mio team, la mia famiglia e i miei amici a casa, voglio ringraziarvi per aver continuato a spingermi al limite. Siamo venuti qui molto, molto presto per prepararci. Ora è ancora più speciale tenere in mano questo bellissimo trofeo, ora so perchè chiamano questo posto Paradiso del tennis”. La vittoria di Indian Wells è di capitale importanza anche per la nuova corsa dell’azzurro verso il numero uno del mondo. Questi mille punti permettono infatti a Sinner di portarsi a una distanza di 2.150 lunghezze da Alcaraz: 13.550 lo spagnolo, 11.400 l’altoatesino. E adesso arriva Miami, Masters 1000 che Sinner ha già vinto due anni fa e dove si è sempre trovato a suo agio. Impossibile pensare a un sorpasso (in Florida Alcaraz deve difendere pochissimi punti), possibile invece immaginare un ulteriore avvicinamento. E poi c’è la prospettiva di fare il Sunshine Double: la doppietta Indian Wells-Miami riuscita a pochissimi. L'articolo Sinner batte Medvedev e trionfa per la prima volta a Indian Wells: è iniziata la caccia alla vetta Atp di Alcaraz proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Jannik Sinner
Formula 1 cancels races in Bahrain and Saudi Arabia amid Middle East conflict
Formula 1 has canceled races in Bahrain and Saudi Arabia scheduled for April, as the ongoing war between Iran and the U.S. and Israel disrupts international sports throughout the Middle East. “Due to the ongoing situation in the Middle East the Grands Prix, alongside F2, F3, and F1 Academy rounds, will not take place as scheduled,” Formula 1 said in a post on X. The grands prix, marquee events at the top of the F1 calendar, were scheduled to be the fourth and fifth races of the season, which kicked off during the first weekend of March in Melbourne. Last year, both were won by Australian driver Oscar Piastri, who rode a strong start in the campaign to a third-place finish in the F1 season standings. Iran targeted both Gulf countries in the early days of the conflict in a retaliatory campaign that saw Tehran take shots at Kuwait, Qatar, Saudi Arabia, the United Arab Emirates, Oman, Iraq, Jordan, Turkey, Cyprus and Israel. On Friday, NATO defense systems in the eastern Mediterranean shot down a missile about to breach Turkish airspace. It isn’t the first global sporting event interrupted by Middle Eastern hostilities since President Donald Trump and Israel launched their attack on Iran in February, killing Supreme Leader Ayatollah Ali Khamenei. The Fanatics Flag Football Classic, an exhibition matchup featuring NFL legend Tom Brady and athletes including Joe Burrow, Jalen Hurts and Myles Garrett, was moved from Saudi Arabia to Los Angeles this week. The Iranian national team, meanwhile, is unlikely to make the trip to North America for this summer’s World Cup, hosted jointly by the U.S., Canada and Mexico. Trump said he doesn’t “believe it is appropriate that they be there, for their own life and safety,” in a Thursday Truth Social post that came after Tehran’s sports minister cast doubt on his country’s participation in the event.
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