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“Una pezza e un’ingiustizia”, i sindacati smorzano Valditara sui docenti di sostegno e i 18.137 specializzati con i percorsi Indire
Giuseppe Valditara, il ministro dell’Istruzione e del Merito, canta vittoria per i nuovi 18.137 docenti specializzati per il sostegno grazie ai percorsi Indire, mentre il sindacato alza la voce per protestare contro una formazione (quella dell’Istituto nazionale di documentazione e ricerca) non paragonabile al Tfa (Tirocinio formativo attivo, ndr) universitario. “Una pezza”, secondo la segretaria nazionale della Cisl Scuola. “Un’ingiustizia”, per il numero uno della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile. I corsi sono stati previsti nel Decreto-legge 71 del 31 maggio 2024 e sono stati organizzati per la prima volta da Indire. I docenti che hanno conseguito la specializzazione potranno inserirsi nelle graduatorie provinciali per le supplenze per il prossimo anno scolastico e potranno partecipare alle procedure concorsuali. “Abbiamo dato una risposta concreta alla necessità di personale qualificato sul sostegno, con competenze indispensabili per garantire una scuola che sappia valorizzare al meglio i talenti di ogni studentessa e di ogni studente. Investire nella formazione dei docenti significa garantire pienamente il diritto allo studio degli alunni con disabilità e rafforzare la qualità del nostro sistema scolastico”, ha dichiarato l’inquilino di viale Trastevere. Parole contestate da D’Aprile: “Sono percorsi che creano disparità, soprattutto perché nelle graduatorie per le supplenze Tfa e Indire sono valutati con lo stesso punteggio. Una scelta che mortifica chi ha affrontato un percorso selettivo e impegnativo. Non condividiamo l’assenza di una selezione per chi ha conseguito il titolo all’estero in attesa del riconoscimento giuridico, né la previsione di corsi interamente online, senza tirocinio. Inoltre, il provvedimento, come i precedenti, non è collegato al reale fabbisogno territoriale dei docenti di sostegno. Continuiamo a sostenere che le soluzioni sono altre: programmare i posti dei Tfa in base al fabbisogno territoriale e trasformare l’organico di fatto in organico di diritto. Solo così si possono assicurare qualità e continuità didattica agli alunni con disabilità”. Più cauta Barbacci, ma comunque critica nei confronti del ministero: “I nuovi 18.137 docenti specializzati rappresentano un passo importante, ma non risolutivo dell’annoso problema della carenza dei docenti di sostegno con titolo. I percorsi Indire stanno rappresentando una risposta comunque provvisoria a un bisogno che pretende un sistema organico e strutturato sul territorio, così da dare risposte adeguate esattamente dove ci sono i posti. Riteniamo che, dopo i principi dettati dalla Commissione Europea sul reclutamento e precariato, serva aprire un tavolo di confronto molto concreto, così da aprire una nuova stagione in grado di entrare nello specifico delle criticità del precariato scuola senza demagogia, per ricercarne soluzioni definitive, sia per la tutela dei lavoratori che a beneficio della popolazione scolastica”. L'articolo “Una pezza e un’ingiustizia”, i sindacati smorzano Valditara sui docenti di sostegno e i 18.137 specializzati con i percorsi Indire proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il Consiglio d’Europa: “L’Italia viola i diritti degli insegnanti di sostegno e ostacola l’istruzione inclusiva”
L’Italia viola il diritto degli insegnanti di sostegno “a guadagnarsi la vita con un lavoro liberamente intrapreso” perché “un’elevata percentuale è assunta con contratti precari” e il 30% non ha potuto seguire la formazione necessaria per fare questo lavoro. L’ha stabilito, all’unanimità, il comitato europeo dei diritti sociali, organo del Consiglio d’Europa, giudicando il ricorso che l’Associazione Professionale e Sindacale (Anief) ha presentato contro l’Italia nel 2021. Per lo stesso organo, che ha analizzato la situazione fino al 19 marzo 2025, è violato anche il diritto a un’istruzione inclusiva degli alunni con disabilità. A ostacolarlo proprio la “persistente precarietà degli insegnanti di sostegno e dalla mancanza di formazione di uno su tre”. Nella decisione il comitato europeo dei diritti sociali evidenzia che “il governo riconosce che un gran numero di insegnanti di sostegno hanno un impiego precario”, ma che da Roma si “sottolinea che il ricorso a contratti a tempo determinato nel settore dell’istruzione in generale, e nel campo del sostegno in particolare, è in parte inevitabile, data la difficoltà di prevedere in anticipo le esigenze specifiche a causa di numerose variabili quali il numero di alunni con disabilità e bisogni speciali che arrivano e lasciano la scuola, le richieste di trasferimento degli insegnanti, i congedi per malattia, i pensionamenti”. Il governo, scrive il comitato, “respinge pertanto con forza l’argomentazione secondo cui vi sarebbe una discrepanza tra il numero di posti assegnati e le esigenze effettive”. Nelle sue conclusioni il comitato europeo dei diritti sociali indica che la situazione è migliorata sotto diversi profili, anche quello legislativo, da quando l’Anief ha presentato il ricorso nel 2021. Strasburgo evidenzia che i dati a sua disposizione “dimostrano un impegno significativo da parte del governo nel soddisfare la richiesta di sostegno per un numero crescente di alunni con disabilità”. Facendo riferimento ai dati dell’Istat e quelli forniti dal governo, il comitato scrive che dall’anno scolastico 2010/2011 a quello 2022/2023 gli alunni con disabilità sono aumentati del 243%, passando da 139mila a 338mila, e il numero degli insegnanti di sostegno è cresciuto del 248%, aumentando da 94.430 a 234.460. “Tuttavia – osserva il comitato – questo aumento degli insegnanti di sostegno è in gran parte dovuto a un forte incremento dei contratti a tempo determinato, passati dal 4,19% nel 2010/2011 al 46,18% nel 2023/2024″. Strasburgo evidenzia anche di aver preso in conto che “per l’anno scolastico 2024/2025 è stata istituita una procedura di assunzione straordinaria per contribuire a ridurre la precarietà dell’occupazione degli insegnanti di sostegno”, ma aggiunge che siccome “la nuova procedura non è stata ancora pienamente attuata non ha modo di valutarne l’impatto”. Sul fronte della formazione il comitato afferma che “pur riconoscendo gli sforzi compiuti dal governo per aumentare l’offerta formativa e semplificarne l’accesso, secondo i dati ufficiali dell’Istat del febbraio 2024, un insegnante di sostegno su tre non ha completato la specializzazione richiesta“. L'articolo Il Consiglio d’Europa: “L’Italia viola i diritti degli insegnanti di sostegno e ostacola l’istruzione inclusiva” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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