Storia e Matematica oltre a Italiano e Latino: il colloquio orale dell’esame di
Maturità al Liceo Classico sarà incentrato su queste quattro discipline. Allo
Scientifico, invece, oltre a Italiano e Matematica, anche Storia e Scienze
naturali. È quella dell’esame orale con quattro materie (due sono le stesse
degli scritti, le altre due si trovano sulla piattaforma Unica) la più rilevante
novità dell’esame di Maturità 2026.
Il decreto firmato dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara
ha anche stabilito le materie della seconda prova scritta. Nei Licei la
disciplina scelta è Latino al Classico; Matematica allo Scientifico (anche per
l’opzione Scienze applicate e per l’indirizzo Sportivo); Lingua e cultura
straniera 1 al Liceo linguistico; Scienze umane al Liceo delle Scienze umane
(mentre nell’opzione Economico-sociale la prova riguarderà Diritto ed Economia
politica); Discipline progettuali per i diversi indirizzi del Liceo artistico;
Teoria, analisi e composizione al Liceo musicale e Tecniche della danza al Liceo
coreutico.
Negli Istituti tecnici, la seconda prova verterà su Economia aziendale per
l’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing (comprese le articolazioni
Relazioni internazionali per il marketing e Sistemi informativi aziendali).
Discipline turistiche e aziendali per l’indirizzo Turismo. Progettazione,
costruzioni e impianti per Costruzioni, Ambiente e Territorio. Sistemi e reti
per l’indirizzo Informatica e telecomunicazioni, sia nell’articolazione
Informatica sia in quella Telecomunicazioni. Produzioni vegetali per le
articolazioni Produzioni e trasformazioni e Gestione dell’ambiente e del
territorio degli Istituti agrari, mentre per Viticoltura ed enologia la materia
sarà Viticoltura e difesa della vite.
Un ritorno al passato e una restaurazione per l’esame di quinto, non più ‘di
Stato’ ma nuovamente ‘di maturità’. A quasi cento giorni dal momento tanto
atteso e temuto dagli studenti, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha
definito struttura, calendario e materie dell’esame di Maturità 2026 con il
decreto firmato daValditara. Le commissioni d’esame saranno composte da cinque
membri: un presidente esterno, due commissari interni e due esterni. Cambia
anche il sistema dei punti bonus, che potranno essere assegnati a partire da una
valutazione di 90 centesimi. La prima prova scritta di Italiano, comune a tutti
gli indirizzi, si svolgerà giovedì 18 giugno alle 8.30, a cui seguiranno la
seconda prova scritta e poi il colloquio orale, fissati per il giorno successivo
venerdì 19 giugno.
L’esame è superato dopo tutte le prove previste, compreso l’orale. “Da qui anche
la necessità di ripetere l’anno per chi si rifiuterà di essere valutato
all’orale”, ha sottolineato Valditara, aggiungendo che “in una società con la
necessità di riscoprire il valore della maturità, il nuovo esame orale consente
di valorizzare nella sua interezza la persona dello studente”. Una dura reazione
a quanto accaduto lo scorso anno, quando alcuni studenti avevano disertato
l’orale per esprimere dissenso verso le modalità d’esame, giudicato come una
formalità inutile che non valorizza le reali capacità dei ragazzi.
Restando sul fronte del comportamento, all’esame è stata aggiunta una clausola:
nel caso in cui uno studente riporti allo scrutinio finale una valutazione del
comportamento pari a sei decimi, il colloquio prevede anche la trattazione di un
elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale, assegnato dal
Consiglio di classe. Il voto in condotta incide sull’attribuzione del credito
scolastico.
Dal colloquio è stata eliminata la discussione del documento, un momento
considerato superfluo: “Da quest’anno si torna all’Esame di Maturità, con un
orale radicalmente nuovo. Abbiamo tolto la discussione del documento, che
obbligava a fare collegamenti interdisciplinari forzati, creando inutile
apprensione nei ragazzi, anche a causa della sua casuale imprevedibilità, e che
non contemplava necessariamente una valutazione disciplinare”, ha spiegato
Valditara. Nel corso della prova, secondo le intenzioni dichiarate, vengono
valutate anche la capacità di argomentare in modo critico e personale, l’impegno
nelle attività di formazione scuola-lavoro, le competenze di Educazione civica e
le esperienze particolarmente meritevoli, valorizzate attraverso il Curriculum
dello studente. “Abbiamo preferito puntare su un colloquio riferito a quattro
discipline, durante il quale il candidato potrà dimostrare non solo il grado di
conoscenze e competenze raggiunto, ma anche il grado di autonomia e
responsabilità acquisito”, ha aggiunto il ministro.
È inoltre prevista una terza prova scritta per le sezioni EsaBac, EsaBac techno,
gli indirizzi con opzione internazionale, le scuole della Valle d’Aosta, della
Provincia autonoma di Bolzano e gli istituti con lingua d’insegnamento slovena
del Friuli-Venezia Giulia.
L'articolo Maturità 2026: alla seconda prova Matematica allo Scientifico, Latino
al Classico. Scelte anche le 4 materie dell’orale per ciascuna scuola: ecco
quali proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La schedatura come prassi. Due notizie differenti, ma a loro modo convergenti.
La prima. Una decina di giorni fa la Direzione Generale per gli Affari
Internazionali del Mim ha inviato una nota agli Uffici Scolastici Regionali,
invitandoli ad avviare una rilevazione degli alunni palestinesi presso le
istituzioni scolastiche italiane per l’anno scolastico in corso, corredata da
una sezione facoltativa riguardante informazioni specifiche su eventuali
percorsi di inserimento appositamente predisposti. La notizia si diffonde in
occasione della richiesta inoltrata dall’Usr Lazio, in realtà preceduta da
quella dell’Usr Lombardia, che addirittura fissava la data di chiusura del
censimento al 3 dicembre.
Alla prontissima reazione di Usb e FLCgil, che hanno immediatamente pubblicato
un comunicato in cui sostanzialmente chiedevano spiegazioni rispetto ad una
richiesta irrituale e sospetta, è stato risposto da Carmela Palumbo, capo
dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Mim: “E’ un
monitoraggio che facciamo sulla falsariga di quanto abbiamo fatto per degli
studenti ucraini: non abbiamo nomi e cognomi ma solo numeri divisi per regioni e
ordine scolastico, con particolare attenzione con chi deve sostenere gli esami”.
La risposta non ha convinto nessuno, considerata la profonda differenza tra le
due situazioni e l’assenza totale di una programmazione specifica, da parte del
ministero, di un piano di integrazione – con risorse ad esso destinate – per gli
studenti e le studentesse palestinesi. Gli studenti dell’Osa in alcune città
italiane hanno organizzato presidi di contestazione.
Voltiamo pagina, solo per modo di dire. Distrarsi da questi segnali significa
non voler fare i conti concretamente con un cambiamento sensibile nell’aria che
tira. Ce ne eravamo accorti sin dall’inizio di quest’anno scolastico, con
l’incredibile stop alle discussioni sul genocidio palestinese, imposto ai
collegi dei docenti in settembre dall’Usr Lazio. Uno stop che non ha impedito la
massiccia partecipazione del mondo della scuola ai due straordinari scioperi del
22 settembre e del 3 ottobre.
A proposito di aria che tira, è recentissima la notizia che da Palermo a Cuneo,
passando per Pordenone, Prato, Brescia, si sta diffondendo un curioso (per usare
un eufemismo) sondaggio di Azione Studentesca, movimento legato a Gioventù
Nazionale, i “ragazzi” di Fratelli d’Italia. La campagna si chiama “La scuola è
nostra!” (nostra di chi? Di un gruppetto di facinorosi nostalgici?), inaugurata
in dicembre; l’intento è quello di stilare un report nazionale attraverso un
questionario di poche domande, alcune delle quali relative alle condizioni della
scuola (edilizia, viaggi di istruzione), apparentemente neutre. Neutre, però,
non sono quelle finali: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno
propaganda durante le lezioni? Descrivi uno dei casi più eclatanti”.
Riccardo Ponzio, presidente di Azione studentesca, ha respinto con scarsa
efficacia l’ondata di indignazione che è seguita alla diffusione della notizia,
precisando che il questionario riguarda anche i temi precedentemente citati; la
sezione dedicata alla propaganda, ha affermato, chiede di descrivere eventuali
casi, ma non di fare nomi. “Non stiamo schedando nessuno; semmai vogliamo far
emergere una realtà che molti fingono di non vedere. Chi si indigna, forse, teme
di perdere il controllo su cosa accade in classe”: finalmente qualcuno in grado
di aprire gli occhi a coloro che fingono di non vedere di quale pasta sono fatti
i/le docenti italiani/e.
Il ragazzo non sa – o finge di non sapere – che, sebbene il malgoverno della
scuola sia stato trasversale, il centrodestra detiene indubbiamente il primato
della propensione alla denigrazione e al dileggio dei docenti, con argomenti
molto simili a quelli da lui e dai suoi usati. Nel 2007, ad esempio, Gianfranco
Fini – che meno di un anno dopo sarebbe diventato presidente della Camera –
dichiarò al Corriere della Sera: “I nostri figli sono in mano a un manipolo di
frustrati che incitano all’eversione”. Il più pittoresco fu un deputato – Fabio
Garagnani – approdato, dopo rocamboleschi avvitamenti, in Forza Italia. Oltre
che per una proposta di legge del 2010, finalizzata a sostituire la celebrazione
del 25 aprile con quella del 18 aprile (elezioni politiche del ’48), era
diventato protagonista di una vera e propria mania delatoria nel 2001, all’epoca
del ministero Moratti, con la proposta di inserire nelle scuole telefoni-spia
per i casi di “estrema politicizzazione, snaturamento dei fatti storici e di
attacchi all’attuale governo”, contro i prof “comunisti” in cerca di prede
indifese: “Segnalare esperienze di metodica e faziosa propaganda politica
attuata da certi insegnanti nelle ore di lezione rientra nell’ambito della
normale attività di un parlamentare”.
Rimane indimenticabile l’espressione di Massimo D’Alema quando, a Ballarò, nel
2009, Berlusconi indicò tra i “poteri forti nelle mani della sinistra le scuole
superiori” (naturalmente aggiungendo anche la magistratura e le procure della
Repubblica). Sospendo qui il tragicomico repertorio, perché il tempo non ha
lavorato a favore dei docenti, da questo punto di vista. L’epoca era diversa e
gli anticorpi del Paese, benché già traballanti, parevano reggere. Ora viviamo
in un mondo impazzito, dove sopraffazione, delazione, repressione, securitarismo
sono all’ordine del giorno, e devono essere normalizzate, perché tutto continui
a funzionare; perché la “sicurezza” che hanno in mente sia garantita.
In un mondo in cui le scuole solo raramente mantengono integra una visione coesa
dei principi da salvaguardare senza se e senza ma, con dirigenti scolastici
sempre più asserviti alla logica della compressione degli spazi di conflitto e
di esercizio della libertà di insegnamento. In un mondo in cui l’antifascismo
(su cui è fondata la Costituzione) è impunemente definito “catechismo politico
forzato” dalle associazioni giovanili contigue al partito della presidente del
Consiglio. Dalla quale auspicheremmo di ascoltare parole chiare in merito ad
entrambe le situazioni, lontane ma vicine, che ci parlano – da fronti diversi –
di una necessità di controllo sulla vita delle persone e sulla loro libertà.
Oltre che di una paurosa deriva, alla quale dobbiamo reagire; perché la
schedatura potrebbe non essere più un tabù.
L'articolo La schedatura come prassi: anche a scuola si nota un sensibile
cambiamento nell’aria che tira proviene da Il Fatto Quotidiano.
Per arginare l’utilizzo dei coltelli tra i giovani nelle scuole, dopo l’omicidio
dello studente 18enne dell’Istituto Einaudi a La Spezia, i ministri Giuseppe
Valditara e Matteo Piantedosi hanno sottoscritto una circolare che prevede, tra
l’altro, l’utilizzo di metal detector nelle scuole. La misura potrà essere
adottata su richiesta dei dirigenti scolastici nell’ambito di interlocuzioni con
prefetture e questure che vengono rese sistematiche.
Proprio a La Spezia, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza ha dato
il via libera ai controlli con i metal detector portatili all’esterno degli
istituti scolastici. Nessuno in città dimentica Abanoub Youssef, accoltellato a
morte nei corridoi della sua scuola da un coetaneo e compagno dello stesso
istituto Zouhair Atif, con un coltello con una lama lunga oltre 22 centimetri,
affilato come un rasoio che in un attimo ha perforato milza, fegato e polmone di
‘Aba’.
Inevitabilmente vengono richiesti più controlli, non semplici da svolgere dato
che non è possibile perquisire gli zaini degli studenti in ingresso. Anche
l’ipotesi della installazione di metal detector all’entrata delle scuole sembra
ormai tramontata. Così è necessario aumentare i controlli all’esterno degli
istituti scolastici della Spezia da parte delle forze dell’ordine, anche con
l’uso di metal detector portatili “qualora le circostanze lo richiedano a fini
di sicurezza”. È questa la conclusione a cui è arrivato il Comitato provinciale
per l’ordine e la sicurezza pubblica che si è riunito mercoledì mattina in
Prefettura alla presenza del questore.
Poco prima il prefetto Andrea Cantadori aveva accolto il direttore dell’Ufficio
scolastico regionale della Liguria Antimo Ponticiello, il direttore dell’Ufficio
scolastico provinciale della Spezia Giulia Crocco e la dirigente dell’istituto
Einaudi-Chiodo, Gessica Caniparoli, con i quali è stato fatto il punto sulla
situazione dopo l’omicidio di Abanoub. Intanto, un altro episodio non lascia
tranquilli. A Luni, un ragazzino di 13 anni ha portato a scuola un coltello da
cucina e l’ha mostrato ai compagni di classe. I compagni hanno avvisato gli
insegnanti che a loro volta hanno riferito tutto alla dirigente scolastica la
quale non ha avuto altra scelta che chiamare i carabinieri che hanno fatto una
perquisizione a casa del ragazzino per trovare il coltello. E l’hanno trovato,
corrispondente alla descrizione fatta dai giovani testimoni, assieme ad altri
coltelli simili. A quel punto tredicenne e genitori sono stati sentiti in
caserma. Il ragazzino non è imputabile ma è stato comunque segnalato al
tribunale dei minori.
L'articolo Metal detector a scuola: la circolare di Valditara e Piantedosi dopo
l’omicidio a La Spezia proviene da Il Fatto Quotidiano.
“In relazione alle polemiche e strumentalizzazioni su un presunto protocollo o
accordo tra Mim e Camera Penale di Catanzaro riguardo al progetto “Il diritto di
avere diritti”, per altro già smentito ufficialmente dalla Camera Penale stessa,
ribadisco che si tratta di un’attività che non riguarda in alcun modo il
Ministero dell’Istruzione e del Merito. Si precisa che non esiste alcun
Protocollo tra Mim e Camera Penale di Catanzaro e che l’Osservatorio Miur non è
un organo ministeriale bensì un organo interno all’associazione, composto da
avvocati penalisti”. E’ quanto dichiara la sottosegretaria all’Istruzione e al
Merito, Paola Frassinetti, riguardo alla denuncia dell’Anm di Catanzaro
(Associazione nazionale magistrati) che aveva denunciato di essere stata esclusa
da un progetto sulle ragioni del Sì dedicato alle ultime tre classi degli
istituti superiori di secondo grado, compresi dunque gli studenti maggiorenni
che potranno votare al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.
Nel progetto, come ha riportato il Fatto, “l’attenzione ricadrà sul tema della
separazione delle carriere”. E ancora: “Gli osservatori organizzeranno eventi
sociali, forum nonché campagne pubblicitarie e slogan che mettano in luce, per
la comunità tutta, le ragioni del Sì sul referendum della Giustizia”. Progetto
accusato di propaganda perché privo del necessario contraddittorio, tanto che a
chiedere conto al ministero di Giuseppe Valditara è stato, tra gli altri, anche
il Comitato per il No. Ma sul contraddittorio preteso in altre occasioni,
stavolta il ministero non si esprime, limitandosi a smarcarsi. Anzi, aggiunge la
sottosegretaria Frassinetti, “probabilmente si intendeva far riferimento al
Protocollo con l’Unione Camere Penali atto a promuovere nelle scuole superiori
temi come l’educazione alla legalità. Pertanto, si ribadisce che non vi è stata
alcuna propaganda referendaria nelle scuole, e al riguardo penso sia utile
evitare di mettere in atto una disinformazione che può trasformarsi essa stessa
in dannosa attività di propaganda”.
In particolare, sezione locale dell’Anm segnalava l’assenza di contraddittorio
“nell’ambito di un progetto realizzato dall’Osservatorio del ministero
dell’Istruzione e del merito, dall’Osservatorio Giovani e dalla Camera Penale di
Catanzaro” sul tema “Separazione delle carriere e giustizia: tutela dei diritti
e imparzialità del giudice”. La Camera Penale di Catanzaro ha risposto smentendo
l’esistenza di un protocollo o accordo con il ministero, precisando che
“l’Osservatorio Miur della Camera penale di Catanzaro non è un organismo
ministeriale, bensì un organo interno all’associazione, composto da avvocati
penalisti”. E che “il documento che circola, confuso con un fantomatico
protocollo, è in realtà il programma biennale dell’Osservatorio territoriale
della Camera penale, elaborato nell’ambito delle attività interne, e non prevede
alcun accordo con il Mim: questo chiarisce il livello di approssimazione con cui
sono state diffuse le ricostruzioni”. “Il progetto – prosegue la nota – è
un’iniziativa interna alla Camera penale, coerente con le attività formative
storicamente promosse dall’associazione. Prevede incontri didattici rivolti agli
studenti delle scuole secondarie, articolati in due moduli di due ore ciascuno:
il primo sui principi costituzionali fondamentali del sistema penale, il secondo
sul giusto processo ex art. 111 della Costituzione, con simulazioni pratiche”.
Quanto alla separazione delle carriere, al centro del dibattito sul referendum,
la nota aggiunge che “data l’attualità del tema, il modulo sul giusto processo
viene arricchito da un approfondimento sulla separazione delle carriere,
coerente con il programma territoriale dell’Osservatorio e finalizzato a offrire
agli studenti una visione completa e concreta del sistema giudiziario. Al
termine degli incontri, gli studenti possono elaborare riflessioni critiche sui
temi trattati, esercitando liberamente il proprio pensiero”. Infine, conclude la
nota, “dispiace constatare che questo equivoco sia stato rilanciato da figure di
rilievo fino a richiedere chiarimenti al ministero. La fretta di reagire e la
superficialità nell’approfondire i fatti hanno finito per far perdere lucidità,
trasformando una semplice incomprensione in uno scivolone di portata nazionale.
Ci si augura che questo non sia il livello abituale di approfondimento. La
Camera penale di Catanzaro respinge con fermezza ogni rappresentazione che lasci
intendere un uso strumentale della scuola pubblica o una commistione impropria
tra formazione e propaganda politica”.
L'articolo Campagna per il Sì a scuola, il ministero su Catanzaro: “Nessun
accordo con la Camera Penale”. Che parla di “iniziativa interna” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Un milione e cinquecento mila euro per gli studenti palestinesi in Italia. Nella
mattina del 22 gennaio, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe
Valditara ha presentato il progetto accoglienza che aveva annunciato nei giorni
scorsi per spegnere la polemica nata per la rilevazione dei ragazzi palestinesi
messa in atto dagli uffici di viale Trastevere.
Il sindacato di Base e altri avevano accusato il ministero di aver fatto “un
atto inaccettabile, una vera e propria schedatura su base etnica e nazionale
all’interno della scuola pubblica statale”. Anche la Flc Cgil aveva parlato di
un “fatto gravissimo”: “E’ del tutto inaccettabile – aveva spiegato in un
comunicato la segretaria Gianna Fracassi – che la rilevazione non contenga
nessuna motivazione alla base della richiesta di dati che peraltro dovrebbero
essere in possesso del Mim e quand’anche lo scopo fosse il monitoraggio delle
azioni di inserimento, non può essere questa la modalità che assume caratteri
evidentemente discriminatori”. Alle contestazioni Valditara aveva risposto
attraverso la capo dipartimento Carmela Palumbo spiegando che “la rilevazione è
stata fatta con le stesse finalità e il medesimo format utilizzati dal
precedente governo relativamente agli studenti ucraini. Sarebbe davvero
inappropriato che un’iniziativa, volta ad assicurare la migliore accoglienza e
integrazione nel percorso scolastico degli studenti palestinesi, venga
ingiustamente strumentalizzata per finalità di propaganda”.
Una settimana dopo il caos politico nato per la circolare inviata ai dirigenti,
stamattina, il ministro con una conferenza stampa in lingua italiana e araba
(grazie a una traduttrice), alla presenza di numerose famiglie e studenti
palestinesi che ha voluto incontrare, ha presentato il piano accoglienza e
fornito i numeri raccolti proprio nei giorni scorsi. Per i 460 studenti di
origine palestinese presenti nelle nostre scuole saranno messe in campo cinque
azioni: il potenziamento della lingua italiana; la personalizzazione della
didattica; la presenza di mediatori culturali; il supporto psicologico e dei
progetti in Rete d’intesa con gli enti locali italiani. A seguito della
conferenza stampa, il ministro ha anche voluto incontrare subito docenti e
dirigenti delle scuole individuate. “Abbiamo voluto – ha dichiarato il ministro
– proporre alcune misure per l’accoglienza e l’inclusione degli studenti
palestinesi coinvolgendo le famiglie palestinesi, la personalizzazione degli
apprendimenti e il potenziamento linguistico”.
L'articolo Accoglienza studenti palestinesi, Valditara presenta il piano da 1
milione e mezzo di euro dopo le accuse di “schedatura” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Il ministero dell’Istruzione e del Merito è pronto a mettere in campo un piano
accoglienza per i bambini palestinesi presenti nelle nostre scuole. Come nel
2022 per i piccoli profughi ucraini il ministro Giuseppe Valditara, vuole
“assicurare la migliore integrazione nel percorso scolastico degli studenti” di
Gaza e della Cisgiordania.
Un’iniziativa che ha immediatamente innescato una polemica dell’Unione Sindacale
di Base che a fronte di una circolare di rilevazione del numero degli alunni
palestinesi, ha accusato il ministero di aver compiuto “un atto inaccettabile,
che introduce una vera e propria schedatura su base etnica e nazionale
all’interno della scuola pubblica statale”. L’Usb ha usato parole “pesanti” per
denunciare il caso: “La nota ministeriale non chiarisce in alcun modo le
finalità di questa indagine, non ne specifica il fondamento normativo né il
motivo per cui tale rilevazione venga effettuata esclusivamente nei confronti
degli studenti palestinesi. Un’operazione opaca, discriminatoria e pericolosa,
che viola i principi costituzionali di uguaglianza e tutela dei minori e
tradisce il ruolo inclusivo che la scuola dovrebbe svolgere”.
Una richiesta di chiarezza che è arrivata immediatamente dagli uffici del
ministro con una nota inviata da Carmela Palumbo, capo Dipartimento per il
sistema educativo di istruzione e formazione: “Allo scopo di favorire il pieno
inserimento scolastico degli studenti palestinesi nelle scuole, la Direzione
affari internazionali del ministero ha avviato una rilevazione, tramite gli
Uffici scolastici regionali, per conoscerne il numero e l’ordine scolastico di
frequenza. Tale attività è stata fatta con le stesse finalità e il medesimo
format utilizzati dal precedente governo relativamente agli studenti ucraini.
Sarebbe davvero inappropriato che un’iniziativa, volta ad assicurare la migliore
accoglienza e integrazione nel percorso scolastico degli studenti palestinesi,
venga ingiustamente strumentalizzata per finalità di propaganda”.
Parole che hanno spento definitivamente il fuoco acceso dal Sindacato di Base.
La circolare in questione – che ilfattoquotidiano.it ha visionato – non chiede
alcun nominativo ma solo dati numerici da inserire in un format dando la
possibilità alle scuole di descrivere le diverse situazioni. Nelle ultime ore,
lo stesso Valditara, è intervenuto con la volontà di non alimentare la polemica
ma di spiegare la volontà del ministero che vuol dare un supporto soprattutto a
quei minori che – fuggiti da Gaza, dalla Cisgiordania o da altri campi profughi
– non hanno potuto frequentare la scuola negli ultimi mesi. Anche nel 2022 una
circolare con oggetto “Accoglienza scolastica per gli studenti ucraini” aveva
raccolto dati e dato indicazioni operative. Nelle prossime settimane, allo
stesso modo, una volta avuto il quadro della situazione il ministero metterà a
disposizione risorse per gli studenti palestinesi.
L'articolo Conteggio degli studenti palestinesi, il ministero risponde all’Usb:
“Non è una schedatura, ma un piano per l’integrazione” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
di Enza Plotino
Anche il sistema scolastico diventa un calcolo approssimato per difetto. Il
Ministero si basa su proiezioni e non sui dati effettivi forniti dagli Uffici
scolastici regionali per sforbiciare i plessi scolastici. Lo chiama
dimensionamento scolastico, obbliga le Regioni a fare i tagli e delibera (è di
ieri la notizia) il commissariamento delle Regioni Toscana, Emilia-Romagna,
Umbria e Sardegna, che non hanno ancora approvato i rispettivi piani di
dimensionamento per il prossimo anno scolastico. Non è un caso che siano tutte
di centrosinistra le Regioni inadempienti. Sono quelle che evidentemente non
basano i loro indirizzi programmatici solo su costi e ricavi ma guardano alle
necessità e ai bisogni delle proprie popolazioni cercando di non modificare
identità territoriali già largamente compromesse.
“Dobbiamo partire dai territori”, dicono dalle Regioni commissariate. In
Sardegna, come informa l’assessora alla Pubblica Istruzione Portas “sono state
già accorpate 36 autonomie scolastiche e un ulteriore taglio di 9 istituti
sarebbe deleterio per realtà già in sofferenza”. La misura, precisano dal
Ministero, “riguarda esclusivamente la riorganizzazione amministrativa e non
comporta la chiusura di plessi scolastici”. Ma nonostante la riorganizzazione
della rete scolastica non prevede la chiusura di plessi e il trasferimento degli
alunni, “l’assenza di un dirigente – come denunciano dalla Regione Sardegna –
risulterebbe un colpo durissimo per le scuole sarde, che spesso già oggi, con la
situazione attuale, registrano plessi in numero superiore a dieci e distribuiti
in un territorio vasto e poco omogeneo”.
Obbligare accorpamenti e fusioni significa ragionare su una scuola basandosi su
numeri e costi e non sulla qualità del sistema scolastico in una Regione in cui
la situazione territoriale, geografica e orografica, con una significativa
fragilità relativa agli aspetti della mobilità, dello spopolamento e della
connettività, rendono estremamente critico qualsiasi ulteriore taglio di
servizi. Sono alcune delle motivazioni che hanno portato i rappresentanti delle
Regioni inadempienti a ribadire la contrarietà al commissariamento e la
necessità di un ulteriore chiarimento del metodo di calcolo dei parametri
utilizzati, facendo riferimento a numeri reali e non solo a quelli stimati.
“Abbiamo confermato al Consiglio dei Ministri la nostra volontà di mantenere le
232 autonomie scolastiche della Sardegna – ha detto l’assessora Portas – perché
la nostra regione ha un forte bisogno di puntare sulla qualità e la permanenza
dei presidi esistenti per garantire un futuro alle nuove generazioni e non
peggiorare gli indici di spopolamento e abbandono scolastico. Sulla scuola è
necessario investire, non tagliare“.
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L'articolo Non è un caso che siano tutte di centrosinistra le Regioni a non
voler tagliare sulla scuola proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Dobbiamo introdurre un’ora di agricoltura alla settimana fin dalla scuola
primaria perché prendersi cura della terra è il primo modo per prendersi cura
del futuro”. A fare questa proposta che arriverà presto in maniera ufficiale sul
tavolo del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è il
presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella. Il numero uno dell’associazione
che raggruppa la maggior parte degli enologi e enotecnici del nostro Paese è
anche professore universitario di viticoltura alla “Tuscia” di Viterbo, un
osservatorio privilegiato che gli ha permesso di arrivare a lanciare questa
iniziativa a ragion veduta: “In un’epoca – spiega a “Il Fatto Quotidiano.it” –
in cui la tecnologia ci ha semplificato la vita ma ci ha allontanato dalle
nostre radici, dovremmo tornare a parlare di agricoltura sui banchi di scuola.
Dalle elementari. Non come attività occasionale, ma come parte integrante della
formazione. Immagino una scuola in cui, accanto a italiano e matematica, ci
siano alcune ore dedicate all’agricoltura e alla viticoltura: vedere e poi
magari imparare come cresce una vite, come si pota, cosa significa attendere un
raccolto, quanto rispetto serve per l’ambiente e per il lavoro dell’uomo.
Sarebbe un modo per insegnare valori fondamentali: la pazienza, la
responsabilità, la conoscenza del territorio e delle sue risorse”.
La preoccupazione di Cotarella deriva dal fatto che tocca con mano l’ignoranza
che c’è oggi tra le nuove generazioni ma anche il loro desiderio di conoscere:
“I nostri ragazzi devono sapere fin da piccoli da dove vengono i prodotti che
finiscono sulla tavola diversamente continueremo a crescere persone che non
distinguono un albero da frutto. Alla primaria non dev’essere un insegnamento di
biologia e chimica ma un ritorno alle origini, alla bellezza della campagna.
Esiste già un lavoro fatto dalla fondazione “Campagna amica” che va
valorizzato”.
Cotarella non s’accontenta degli orti didattici, delle visite alle fattorie dei
tanti progetti educativi e laboratori già presenti in centinaia di plessi in
Italia: “Restano iniziative isolate. Serve invece una visione nazionale che
riconosca all’agricoltura un ruolo formativo vero, al pari delle altre
discipline. Potremmo chiamarla “educazione agroalimentare”, e al suo interno la
viticoltura avrebbe naturalmente uno spazio importante, perché la vite e il vino
sono parte dell’identità profonda dell’Italia. Far conoscere ai bambini la vite
non significa solo insegnare a coltivarla. Significa far capire che ogni frutto
nasce da equilibrio, cura e attesa. Educare alla terra vuol dire riaccendere la
curiosità verso un mondo che non è fatto solo di fatica, ma anche di scienza, di
tecnica e di creatività”.
Nulla che abbia a che fare con le 33 ore di educazione civica ma una vera e
propria disciplina con voto finale in pagella. Per il presidente di Assoenologi
non esiste luogo in Italia dove non ci sia questa necessità e sarebbe un falso
problema dire che nel capoluogo lombardo, o nella capitale, non serve perché “le
due province agricole più importanti d’Italia sono proprio Roma e Milano” dove
ci sono decine di cascine attive a pochi minuti dal centro. In queste ore il
presidente è già al lavoro per creare un gruppo formato da docenti ed esperti di
tutt’Italia: “Conoscere l’agricoltura ergo la natura significa rispettarla e
prendersi cura anche di chi la abita”, sottolinea al nostro giornale, Cotarella.
L'articolo La proposta di Cotarella (Assoenologi): “Un’ora di agricoltura alla
settimana a partire dalle elementari” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Continua la mobilitazione dei maestri e dei professori contro le ispezioni
inviate dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, in Toscana
e in Emilia Romagna, a seguito di alcuni incontri tenuti nelle scuole con
Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori
occupati in Palestina. A Castelnovo ne’ Monti (Reggio Emilia), un gruppo di
docenti si è mosso coinvolgendo i colleghi di tutta la provincia arrivando a
raccogliere duecento firme in poche ore per esprimere solidarietà nei confronti
dei colleghi dell’istituto “Cattaneo- Dall’Aglio” di Castelnovo e del “Mattei”
di San Lazzaro dove un’altra professoressa ha fatto lezione collegandosi con la
giurista. Una levata di scudi contro l’inquilino di viale Trastevere – dopo
quella di oltre 100 genitori bolognesi – che ha creato un vero e proprio
movimento a difesa della libertà d’insegnamento.
“Esprimiamo profonda preoccupazione per quanto sta accadendo in alcuni istituti
scolastici, a seguito dell’azione del ministro dell’Istruzione e del Merito.
Riteniamo che incontri come quello sopra citato siano momenti importanti e
necessari per suscitare negli studenti dubbi, riflessioni e domande sul presente
e sul passato, in piena coerenza con le Linee guida per l’insegnamento
dell’educazione civica, che promuovono la conoscenza delle istituzioni nazionali
e internazionali, l’educazione ai diritti umani, alla cittadinanza attiva e al
pensiero critico”, cita la missiva resa pubblica sui quotidiani locali.
Il personale della scuola non ha alcuna intenzione di abbassare la testa:
“Rifiutiamo l’idea – prosegue la lettera -che tali interventi possano avere
l’effetto di ‘indottrinare‘ gli studenti; siamo convinti, al contrario, che sia
sempre possibile, anche attraverso questi incontri, dialogare in maniera aperta
e non dogmatica. La scuola è e deve essere uno spazio aperto, libero e orientato
a un confronto costante e proficuo, lontano da polemiche sterili. Manifestiamo
pertanto la nostra sicuri che gli accertamenti richiesti faranno emergere la
solidità e la coerenza delle intenzioni didattico-educative, pienamente conformi
alle indicazioni normative e pedagogiche vigenti in materia di educazione
civica, alla base del lavoro dei docenti e delle docenti”.
Tra i tanti firmatari c’è anche Rita Pignatelli, professoressa al liceo Canossa:
“Quello che sta accadendo è disarmante. Ricevere – spiega a ilfattoquotidiano.it
– ispezioni significa, aprire la strada verso provvedimenti disciplinari che
potrebbero essere emanati solo per aver svolto la propria attività di
insegnamento. Al ‘Cattaneo’ – dove ho insegnato – c’è un clima di tensione”.
Pignatelli è convinta che l’attività del ministro porti dritto dritto ad una
sorta di auto-censura: “Io continuerò a fare quel che faccio pur rischiando ma
colleghi più anziani o stanchi evitano di affrontare certi argomenti ora per non
correre rischi. È dall’inizio dell’anno che Valditara sta agendo attraverso
l’imposizione di regole che violano l’autonomia gestionale della scuola
interferendo con la libertà d’insegnamento”.
Nei giorni scorsi sul caso è intervenuta anche Tatiana Giuffredi, segretaria
Generale Flc Cgil di Reggio Emilia che a ilfattoquotidiano.it spiega: “Quanto
sta accadendo è emblematico del fatto che le premure principali di questo
ministro siano rivolte a mettere in atto un pervasivo tentativo di costringere i
docenti a epurare la loro libertà d’insegnamento da temi scomodi ideologicamente
al governo stesso. Valditara dovrebbe invece essere orgoglioso e accogliere con
plauso il fatto che la scuola pubblica italiana esprime la propria vitalità
riappropriandosi della realtà di ciò che accade nel mondo, mostrandosi capace di
addentrarsi nell’attualità e nella sua complessità per aiutare gli studenti a
comprenderne le dinamiche e i risvolti meno superficiali”.
L'articolo Anche a Reggio Emilia i docenti si mobilitano contro le ispezioni di
Valditara nelle scuole che ospitano Albanese: oltre 200 firme proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Il fatto di avere un ministro che manda le ispezioni punitive nei confronti di
docenti e studenti è vergognoso. Ministro Valditara, vieni da me, parla con me”.
È con questo affondo diretto che Francesca Albanese, relatrice speciale delle
Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati dal 1967,
risponde alle iniziative del ministero dell’Istruzione dopo i suoi incontri con
studenti e studentesse in alcune scuole toscane.
Intervistata da Andrea Scanzi, Albanese respinge l’idea di aver trasformato
quegli appuntamenti in comizi politici e denuncia un clima di delegittimazione
che colpisce non solo lei, ma chiunque metta in discussione l’operato dello
Stato italiano sul conflitto israelo-palestinese. “Mi accusano di corruzione di
giovani, cioè non so se si sia mai sentita una cosa del genere”, afferma,
rivendicando il diritto di parlare di diritto, etica e Costituzione.
La giurista racconta come l’attacco mediatico le abbia provocato ferite
personali profonde, soprattutto quando arriva da figure che stimava. “Per me è
stato doloroso vedermi criticare da persone di cui avevo stima, come Romano
Prodi o Corrado Augias”, dice. Una delusione che, però, si trasforma in
consapevolezza: “Alla fine ho capito che nessuno dei due abbia letto niente di
ciò che ho scritto”. È qui che, spiega, scatta l’emancipazione: “Non avete
diritto di esprimervi sulla mia persona, sul mio lavoro. Della serie: vivo anche
con la vostra critica”.
Secondo la relatrice Onu, il caso italiano rivela un problema più ampio. “In
Italia c’è un problema di sionismo diffuso”, afferma, chiarendo che non si
tratta di un fenomeno legato alle comunità ebraiche, ma di un’ideologia che
porta “all’oscurantismo rispetto alla condotta dello Stato di Israele”,
nonostante i crimini che commette.
Albanese nega di aver mai definito fascista il governo Meloni, ma aggiunge che,
anche se l’avesse fatto, “non è un crimine”. Ricorda come esponenti della
maggioranza “si vantano di essere fascisti” e “criticano più il 25 aprile che le
ragioni storiche che l’hanno prodotto”, parlando di una vera e propria “commedia
dell’assurdo”.
Quanto alle accuse di istigazione alla protesta, chiarisce di non aver mai
invitato gli studenti a occupare le scuole, ma di aver riconosciuto il ruolo dei
giovani come primi oppositori del genocidio a Gaza, anche attraverso le
occupazioni universitarie. “Siete voi, cittadini e cittadine, i guardiani ultimi
della legalità”, ribadisce, richiamando l’etica del diritto e il primato della
Costituzione come cardini della formazione giuridica in Italia.
Albanese rivendica anche la portata dei suoi incontri: oltre diecimila studenti
raggiunti in pochi giorni, grazie a collegamenti online che coinvolgono decine e
poi centinaia di scuole. “Ma non è colpa mia. Lo facessero pure loro”, osserva,
respingendo l’idea che questo possa configurare una colpa o un abuso.
Il nodo focale resta però la responsabilità politica. “Io ho detto assolutamente
che questo governo è corresponsabile dei crimini che Israele sta commettendo”,
afferma senza esitazioni. Una corresponsabilità che, sottolinea, spetta
all’autorità giudiziaria valutare nel “quid e nel quantum”, ma che lei fonda su
elementi concreti. “Ho portato le prove empiriche di questo nell’ultimo rapporto
che ho pubblicato per le Nazioni Unite”, aggiunge, accusando i ministri italiani
di non averlo nemmeno letto.
Nel mirino c’è il ruolo dello Stato italiano, che a suo dire “primeggia tra i
governi occidentali nell’aver garantito supporto politico, diplomatico,
economico, finanziario e militare” a Israele, per ragioni prevalentemente
ideologiche. Un sostegno che accompagna, nella sua analisi, la trasformazione di
Israele “da uno Stato di apartheid che mantiene un’occupazione illegale su Gaza,
Cisgiordania e Gerusalemme Est in uno Stato genocida”.
Da qui la richiesta finale di un confronto pubblico basato sui fatti, non sulle
ispezioni e sul “killeraggio mediatico”. “Se hanno qualcosa da dire si
confrontassero, rispondessero con i fatti – conclude la giurista – Dimostrare
coi fatti che Francesca Albanese si sbaglia: questo è il vostro ruolo in quanto
istituzioni”.
L'articolo Francesca Albanese intervistata da Scanzi: “Le ispezioni di Valditara
nelle scuole? Venga da me, ministro, parli con me” proviene da Il Fatto
Quotidiano.