Il ministero dell’Istruzione guidato da Giuseppe Valditara alza la soglia di
attenzione in vista del referendum. A una settimana dal voto sulla riforma
Nordio, il dicastero ha incaricato gli Uffici scolastici regionali di svolgere
“un’attenta verifica” delle “segnalazioni riguardanti dibattiti che sarebbero
avvenuti all’interno di istituti scolastici statali in assenza di
contraddittorio”. Un annuncio arrivato all’indomani di una reprimenda del
ministro su un presunto sbilanciamento delle posizioni: “Nelle scuole ovviamente
si può discutere delle tematiche referendarie, nel rispetto della par condicio.
Non vedo perché scuole pagate dai contribuenti non debbano attenersi al fatto
che se ci sono le ragioni del No, ci debbano essere anche le ragioni del Sì, e
se ci sono le ragioni del Sì, ci debbano essere anche le ragioni del No. Le
scuole devono servire a sviluppare lo spirito critico e non a indottrinare i
nostri studenti, perché oltretutto non dimentichiamoci mai che le scuole sono
pagate dai cittadini. Non sono pagate dalla Cgil, dal Partito democratico, dalla
Lega, da nessun partito politico: sono pagate dai cittadini. E quindi è giusto
che le scuole insegnino la libertà, lo spirito critico, il pluralismo e mai la
faziosità e l’indottrinamento”.
Una dichiarazione che ha infiammato Gianna Fracassi, segretaria nazionale della
Flc Cgil: “Affermare ancora una volta che nelle scuole ci sarebbe il rischio di
indottrinamento è una narrazione tanto grave quanto infondata, che alimenta un
clima di sospetto verso la scuola pubblica. Significa mettere sotto accusa
migliaia di docenti e operatori dell’istruzione che svolgono il proprio lavoro
con professionalità, responsabilità e nel pieno rispetto della Costituzione. La
scuola della Repubblica non è e non è mai stata il luogo della propaganda
politica. È invece il luogo in cui si costruiscono conoscenza, consapevolezza e
spirito critico. Parlare di referendum, di democrazia, di diritti non è
indottrinamento: è fare scuola, è educazione alla cittadinanza, è formazione di
cittadini liberi e consapevoli”.
Per il ministero, le “uniche segnalazioni” sono quelle che riguardano eventi
sbilanziati verso il No. Ma mercoledì scorso, a Napoli, gli studenti di diverse
scuole superiori invitati a un “evento formativo sul referendum costituzionale”
hanno abbandonato la sala perché “c’erano solo esponenti per il Sì”. A
intervenire, infatti, erano solo relatori favorevoli alla riforma: il
sottosegretario leghista alla Giustizia Andrea Ostellari, il presidente emerito
della Corte costituzionale Cesare Mirabelli, il magistrato ed ex politico Luigi
Bobbio e Francesco Urraro, ex senatore della Lega ora vicepresidente del
Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa. Sul caso sta indagando
l’Ufficio scolastico regionale della Campania, ma Valditara è intervenuto per
complimentarsi con i dirigenti scolastici “che, quando si sono accorti che le
ragioni del No non erano rappresentate, si sono allontanati con i loro studenti.
Spiace solo che la stessa attenzione delle opposizioni non sia stata rivolta
anche al convegno organizzato dall’Associazione nazionale magistrati svoltosi il
18 ottobre a Napoli, i cui lavori sono ancora disponibili su Radio Radicale. A
quel convegno furono invitate le scuole cittadine e molti interventi, senza
alcun contraddittorio, furono di attacco alla riforma Nordio. Vorrei ricordare
che il pluralismo, il confronto libero e l’educazione allo spirito critico vanno
garantiti sempre, non solo quando fa comodo a qualcuno”. In Sicilia, invece,
l’Ufficio scolastico ha inviato gli ispettori in una scuola di Acireale
(Catania) dove una docente avrebbe distribuito volantini a favore del “No”.
L'articolo “No all’indottrinamento degli studenti”: Valditara annuncia ispezioni
e verifiche nelle scuole in cui si parla di referendum proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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I dirigenti scolastici che dovranno gestire i 281 milioni di euro che il
ministro dell’Istruzione e del Merito ha destinato alle scuole, in aggiunta alla
Carta docente, per la formazione e l’acquisto di personal computer e libri in
comodato d’uso, non sanno ancora nulla né sui tempi di ricezione, né sulla
ripartizione e tanto meno sui criteri che dovranno essere utilizzati per
l’adozione di questo materiale. L’unica cosa certa è l’aggravio di lavoro da
parte delle segreterie. L’Associazione nazionale presidi e l’Associazione
nazionale dirigenti scolastici non sono ancora state coinvolte dagli uffici di
viale Trastevere, nonostante dovranno essere loro a gestire la nuova “partita”.
Il ministro Valditara nell’annunciare la riapertura, lunedì 9 marzo, della
piattaforma della Carta docente per compensare la diminuzione del benefit da 500
euro a 383 euro (un taglio dovuto all’allargamento della platea ai precari), ha
detto di aver individuato 281 milioni di euro “per la formazione e
l’aggiornamento dei docenti e per l’acquisto da parte delle istituzioni
scolastiche di tablet, personal computer, dispositivi digitali, libri e sussidi
didattici da concedere in comodato d’uso agli insegnanti”. Ma da quando gli
istituti avranno a disposizione questa cifra? I docenti già da lunedì potranno
chiedere ai loro presidi di acquistare l’ultimo libro di Erri De Luca o di
frequentare un corso? Come verranno ripartiti questi soldi: sulla base del
numero degli insegnanti o degli alunni? E, infine, ogni maestro o professore
potrà chiedere di avere quanti testi in comodato? Quanti pc?
Tutti interrogativi ai quali nemmeno il numero uno dell’Anp, Antonello
Giannelli, contattato da ilfattoquotidiano.it, sa rispondere: “Non sappiamo più
di quanto abbiamo letto nel comunicato ufficiale del ministero. Non siamo stato
coinvolti. Credo che ogni scuola si organizzerà secondo la propria autonomia.
Penso che arriverà una nota o una circolare per chiarire al più presto ogni
dettaglio. Immagino che i 281 milioni possano essere ripartiti in maniera
proporzionale al numero dei docenti di ogni istituto”. Nessuna notizia in più
dalla presidente dell’Ancodis, Paola Bortoletto: “Purtroppo sappiamo solo ciò
che ha dichiarato il Mim”.
A intervenire sulla questione è sta anche la Flc Cgil che a tal proposito in un
comunicato ufficiale ha specificato: “L’invio di 281 milioni è l’ennesimo carico
di burocrazia per le scuole che per la formazione e per l’acquisto di
strumentazione informatica dovranno attivare le farraginose procedure di
utilizzo dei fondi europei”. Intanto, l’Anief, che non ne vuol sapere della
diminuzione da 500 a 383 euro della somma del benefit ha lanciato un’iniziativa:
“Come sindacato, la Carta del docente la vorremmo almeno di 500 euro, come
prevedeva la Legge 107/15, quindi il problema è quello di trovare le risorse per
ampliare il fondo: le nostre richieste rimangono sempre le stesse e per dargli
più forza chiediamo a chi ci sostiene di sottoscrivere una petizione online al
seguente link https://www.change.org/Cartadocenti500eurodal2026”.
L'articolo La piattaforma della Carta docente riapre per compensare la riduzione
del bonus con nuovi fondi. Ma nessuno sa come fare proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Con sei mesi di ritardo e 117 euro in meno ma una platea di 253mila docenti (i
precari) in più rispetto a quelli previsti originariamente nel 2015, la Carta
del docente sarà di nuovo attiva da lunedì prossimo. Ad annunciarlo è il
ministero dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che sottolinea due
novità: l’ampliamento “delle categorie di spesa ammissibili” (per la prima volta
si possono acquistare anche servizi di trasporto di persone e l’acquisto di
strumenti musicali) e i 281 milioni destinati alla formazione e
all’aggiornamento dei docenti per l’acquisto, da parte delle istituzioni
scolastiche, di tablet, personal computer, dispositivi digitali, libri e sussidi
didattici da concedere in comodato d’uso agli insegnanti. Una somma di cui –
ancora non si sa – come verrà ripartita: quanto andrà ad ogni scuola? Per numero
di docenti o di alunni? Maestri e professori, quanto potranno usare?
Interrogativi che si pongono in tanti in queste ore a partire dal segretario
nazionale della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile: “Vanno fornite indicazioni
operative chiare alle istituzioni scolastiche per la gestione delle risorse
assegnate, al fine di non gravare ulteriormente sul lavoro delle segreterie
scolastiche”. Di fatto il ritardo con cui arriva – sembra a causa del Mef,
ministero dell’Economia e delle Ffnanze (a settembre era stata rinviata per
poter far accedere anche i precari; a inizio febbraio Giuseppe Valditara aveva
dichiarato al nostro giornale che sarebbe stata attiva da fine mese) – e i
cambiamenti hanno scontentato tutti, soprattutto le organizzazioni sindacali.
Il primo a commentare la notizia è il coordinatore nazionale dell’Anief,
Marcello Pacifico che a Il Fatto Quotidiano.it dice: “Siamo d’accordo a
trasformare la Carta docente in Carta servizi, ma va estesa anche al personale
Ata. Riteniamo fondamentale, tuttavia, che il fondo venga aumentato per
garantire l’ex ‘assegno’ da 500 euro previsto dal Governo Renzi. Servono almeno
200 milioni di euro che chiediamo al Governo”.
A essere insoddisfatto è anche il numero uno della Gilda Scuola, Carlo Vito
Castellana che ci spiega: “Carta docente è nata male e prosegue peggio.
Probabilmente sarebbe stato più utile, già nel 2015, che quelle risorse fossero
finite direttamente sul contratto nazionale. Lo strumento si è impoverito in
questi anni arricchendo e foraggiando spesso enti di formazione. Ora la cifra
iniziale viene compensata solo parzialmente dai 281 milioni che vanno alle
scuole”. Castellana avanza una proposta per cambiare la situazione: “Credo
sarebbe meglio a questo punto rendere deducibili tutte le spese di formazione e
di aggiornamento o per acquisto libri e altro andando al di là di inutili
piattaforme”. Critico anche D’Aprile: “Abbiamo ribadito l’importanza di reperire
ulteriori risorse evitando di ridurre l’importo della Carta docente”.
Bocciato su tutti i fronti Valditara dalla segretaria della Flc Cgil, Gianna
Fracassi: “Invece di adeguare il valore della Carta per contrastare la perdita
di potere d’acquisto causata dall’inflazione dell’ultimo decennio il ministero
sceglie di tagliare l’importo proprio nel momento in cui sarebbe stato
necessario un investimento maggiore per garantire i diritti di tutti”. La numero
uno del sindacato scuola di Landini se la prende anche con la tempistica:
“Comunicare l’importo e attivare il bonus a marzo, ovvero ad anno scolastico
ormai inoltrato, è inefficace e improduttivo” .
Dal 9 marzo i maestri e i professori (a parte i supplenti che sostituiscono per
pochi giorni) potranno spendere 383 euro per cinema, teatro, musei, mostre,
libri, hardware e software e ora anche trasporti e strumenti musicali attraverso
la classica piattaforma. Ad ogni scuola, invece, andrà (non è stato precisato
quando) un “tesoretto” che servirà per la formazione. Se il professore vorrà
frequentare un corso di aggiornamento lo potrà fare richiedendolo alla dirigenza
che sosterrà la spesa nell’ambito del piano di formazione della scuola. Così per
libri, tablet e computer.
L'articolo Carta del docente, riparte con 117 euro in meno e più beneficiari. I
sindacati: “Nata male e prosegue peggio” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giuseppe Valditara, il ministro dell’Istruzione e del Merito, canta vittoria per
i nuovi 18.137 docenti specializzati per il sostegno grazie ai percorsi Indire,
mentre il sindacato alza la voce per protestare contro una formazione (quella
dell’Istituto nazionale di documentazione e ricerca) non paragonabile al Tfa
(Tirocinio formativo attivo, ndr) universitario. “Una pezza”, secondo la
segretaria nazionale della Cisl Scuola. “Un’ingiustizia”, per il numero uno
della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile. I corsi sono stati previsti nel
Decreto-legge 71 del 31 maggio 2024 e sono stati organizzati per la prima volta
da Indire. I docenti che hanno conseguito la specializzazione potranno inserirsi
nelle graduatorie provinciali per le supplenze per il prossimo anno scolastico e
potranno partecipare alle procedure concorsuali.
“Abbiamo dato una risposta concreta alla necessità di personale qualificato sul
sostegno, con competenze indispensabili per garantire una scuola che sappia
valorizzare al meglio i talenti di ogni studentessa e di ogni studente.
Investire nella formazione dei docenti significa garantire pienamente il diritto
allo studio degli alunni con disabilità e rafforzare la qualità del nostro
sistema scolastico”, ha dichiarato l’inquilino di viale Trastevere.
Parole contestate da D’Aprile: “Sono percorsi che creano disparità, soprattutto
perché nelle graduatorie per le supplenze Tfa e Indire sono valutati con lo
stesso punteggio. Una scelta che mortifica chi ha affrontato un percorso
selettivo e impegnativo. Non condividiamo l’assenza di una selezione per chi ha
conseguito il titolo all’estero in attesa del riconoscimento giuridico, né la
previsione di corsi interamente online, senza tirocinio. Inoltre, il
provvedimento, come i precedenti, non è collegato al reale fabbisogno
territoriale dei docenti di sostegno. Continuiamo a sostenere che le soluzioni
sono altre: programmare i posti dei Tfa in base al fabbisogno territoriale e
trasformare l’organico di fatto in organico di diritto. Solo così si possono
assicurare qualità e continuità didattica agli alunni con disabilità”.
Più cauta Barbacci, ma comunque critica nei confronti del ministero: “I nuovi
18.137 docenti specializzati rappresentano un passo importante, ma non
risolutivo dell’annoso problema della carenza dei docenti di sostegno con
titolo. I percorsi Indire stanno rappresentando una risposta comunque
provvisoria a un bisogno che pretende un sistema organico e strutturato sul
territorio, così da dare risposte adeguate esattamente dove ci sono i posti.
Riteniamo che, dopo i principi dettati dalla Commissione Europea sul
reclutamento e precariato, serva aprire un tavolo di confronto molto concreto,
così da aprire una nuova stagione in grado di entrare nello specifico delle
criticità del precariato scuola senza demagogia, per ricercarne soluzioni
definitive, sia per la tutela dei lavoratori che a beneficio della popolazione
scolastica”.
L'articolo “Una pezza e un’ingiustizia”, i sindacati smorzano Valditara sui
docenti di sostegno e i 18.137 specializzati con i percorsi Indire proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Le polemiche sul referendum sulla giustizia sono arrivate anche tra i banchi di
scuola. A scatenarle è stato l’incontro organizzato nei giorni scorsi
all’istituto “Galilei-Sani” di Latina dove è intervenuto a favore del “No” l’ex
sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Nel giro di poche ore la notizia è
arrivata sul tavolo del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara
che ha immediatamente alzato la voce: “Chiunque dovesse alterare la par condicio
lo fa a suo rischio e pericolo di incorrere in sanzioni disciplinari”. Parole
pronunciate dal professore leghista, schierato per il “Sì”, a margine di
un’iniziativa organizzata nel capoluogo laziale dai promotori della
consultazione popolare prevista a marzo.
La vicenda ha aperto l’ennesimo fronte sul rapporto tra Scuola e politica, e
sulla richiesta del ministero con la circolare del 7 novembre scorso di avere la
“par condicio” per gli incontri in aula degli studenti. Il ministero nella nota
sottolinea l’importanza che gli eventi pubblici su temi politici e sociali siano
gestiti in modo da garantire il pluralismo e la libertà di opinione, invitando
le scuole ad assicurare un dialogo costruttivo. Nello specifico, si raccomanda
la presenza di ospiti ed esperti di comprovata competenza per favorire un
confronto sereno tra posizioni diverse e permettere agli studenti di formare un
pensiero critico autonomo e non semplicistico.
Un avvertimento che non è piaciuto alla deputata M5S Daniela Morfino: “Le frasi
di Valditara sulle possibili sanzioni disciplinari per presunte violazioni della
par condicio nelle scuole rappresentano un attacco immotivato ai docenti. La
scuola non è un terreno di controllo politico. È il luogo costituzionale del
pensiero critico, del confronto e della formazione civica. Evocare sanzioni in
modo generico, senza circostanziare alcunché, significa insinuare il sospetto
che i docenti facciano propaganda: un’accusa ingiusta che delegittima un’intera
categoria che opera nel rispetto della Costituzione e dell’autonomia scolastica.
La par condicio regola i mezzi di comunicazione durante le campagne elettorali,
non il dibattito culturale in classe”, ha puntualizzato la parlamentare M5s .
Sul caso è intervenuta anche la deputata pontina della Lega Giovanna Miele,
capogruppo in commissione Cultura, scienza e istruzione: “La dirigente
scolastica è già stata contattata e convocata – ha spiegato – e sarà lei a
chiarire cosa sia successo e come mai si sia svolto un evento del genere
coinvolgendo solo una delle parti in causa”.
La questione ora è nelle mani dell’ufficio scolastico regionale che sta facendo
le verifiche necessarie. Il ministro Valditara – sempre nell’ambito
dell’incontro che si è svolto a Napoli – ha voluto mettere i puntini sulle “i”:
“Sanno perfettamente i dirigenti e i presidi che non si possono organizzare
eventi a favore del no o a favore del sì senza la controparte. In caso contrario
sanno perfettamente che incorrono in provvedimenti disciplinari e in questo sarò
molto esplicito. La par condicio è richiesta a tutti, anche alle televisioni,
perché se io vado in televisione a sostenere il sì, c’è anche quello che deve
giustamente sostenere il no. Non è accettabile che all’interno delle scuole ci
sia chi faccia propaganda o indottrinamento. Chi lo vuole fare, lo farà a suo
rischio e pericolo”.
L'articolo Referendum, De Magistris per il No in un incontro a scuola. Valditara
minaccia: “Sanzioni per istituti che violano la par condicio” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Abbiate cura e decoro per le vostre scuole”. E’ più di un invito quello che il
ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha rivolto ai presidi
con una nota firmata dallo stesso il 23 febbraio. Anche la pulizia e l’ordine
per le aule diventano norma, obbligo perché l’inquilino di viale Trastevere
chiede alle scuole di inserire queste indicazioni nel regolamento d’istituto
(notare che nella circolare il sostantivo “regolamento” è scritto con la
maiuscola) e nel patto educativo di corresponsabilità. Un richiamo che arriva
direttamente dal piano più alto di viale Trastevere in concomitanza con
l’annuncio di un decreto che stanzia trenta milioni di euro per la realizzazione
di progetti didattici per promuovere la cura e il rispetto dei parchi e dei beni
scolastici da parte degli studenti. Parole che trovano il plauso
dell’Associazione nazionale presidi e delle organizzazioni sindacali che,
tuttavia, ritenendo pleonastica la nota del ministro colgono l’occasione per
chiedere più collaboratori scolastici. Lo fa, in primis, il presidente
dell’Anief Marcello Pacifico che a ilfattoquotidiano.it dice: “L’invito del
ministro Valditara a rispettare quanto già previsto dallo statuto degli studenti
e delle studentesse e nelle linee guida di educazione civica è corretto, giusto
e importante per la maturazione dei cittadini del domani. Ma sul tema sollevato,
è altrettanto importante ricordare al ministro delle Finanze Gian Carlo
Giorgetti (leghista come Valditara, ndr) che la scuola ha bisogno di molti più
collaboratori scolastici per garantire quella cura e pulizia degli ambienti. Da
anni le assunzioni coprono solo il 30% dei posti vacanti e quest’anno hanno
dovuto fare i conti con il rinvio del passaggio al nuovo profilo professionale”.
Duro anche Vito Castellana della Gilda Scuola: “É quasi ridondante dire che
occorre promuovere la cura degli ambienti e degli spazi comuni. Se però questo
serve a nascondere la carenza del personale scolastico, allora è un altro
discorso. Dobbiamo riflettere forse sul taglio al personale scolastico che è
stato fatto e sulle conseguenze che questo ha portato alle scuole italiane in
termini di servizi”. Proprio il suo sindacato in queste ore ha diffuso un
comunicato che denuncia la carenza di personale Ata in tutte le scuole italiane
e la grave distorsione che il contratto 20219/21 non ha risolto. L’attenzione di
Castellana è rivolta all’ausilio non specialistico agli alunni con disabilità:
“Si tratta – spiegano – di un lavoro che i collaboratori oggi svolgono
quotidianamente per senso del dovere, spirito di collaborazione e pressione
morale, ma che ha il diritto di essere ricompensato, come lo stesso Ccnl,
all’articolo 54 comma 4 afferma, ovvero l’assistenza agli alunni, ivi compresi
quelli con disabilità rientra tra gli incarichi specifici da retribuire con una
indennità economica di 700 euro annui”.
Nella nota divulgata da Valditara “si invitano i dirigenti e il personale
scolastico a sensibilizzare gli alunni e gli studenti alla pulizia e al decoro
degli ambienti scolastici degli arredi e alla cura delle attrezzature e dei
sussidi impiegati nella didattica, quale forma di rispetto, verso l’intera
comunità e verso i beni pubblici loro affidati”.
Un’iniziativa apprezzata dal presidente dell’Anp, Antonello Giannelli: “Ritengo
condivisibili i contenuti della nota del ministro Valditara, volta a promuovere
la cura, il rispetto e la pulizia degli ambienti scolastici. Indubbiamente, lo
sviluppo della cultura del rispetto per gli altri ha nella cura degli spazi
comuni il suo logico presupposto. Non si tratta solo di decoro quanto,
piuttosto, di attenzione al bene collettivo. In questa prospettiva, indicazioni
come quella di lasciare le aule, al termine delle lezioni, nelle stesse
condizioni riscontrate all’inizio della giornata sono di assoluto buon senso
nonché alla base della civile convivenza”.
Giuseppe d’Aprile, segretario nazionale della Uil Scuola, esprime qualche
perplessità sul finanziamento destinato ai parchi: “E’ necessario conoscere con
più precisione in quale modo il ministero intenda procedere nell’erogazione del
finanziamento annunciato che ammonta a trenta milioni. Se si vuole ricorrere
all’emanazione di un avviso destinato alle scuole, con obbligo di
rendicontazione della spesa a fine progetto con un conseguente aggravio di
lavoro per i dirigenti scolastici e per le segreterie, oppure, più
semplicemente, con un finanziamento diretto a tutte le scuole, per esempio con
un capitolo di spesa dedicato all’interno delle voci del Fondo di Istituto”.
L'articolo Valditara: “Cura e decoro nelle scuole? Dovere degli studenti”. I
sindacati: “Manca personale e poche assunzioni” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Quale insegnamento possiamo trarre dalla vicenda che ha coinvolto il dirigente
scolastico dell’Istituto Barlacchi-Lucifero di Crotone, a proposito della
giornata commemorativa della strage di Cutro del 26 febbraio 2023 richiesta
dalla Cgil?
Come è noto il dirigente prima ha autorizzato la manifestazione pubblica a
scuola, poi l’ha vietata e poi di nuovo autorizzata con uno spettacolare
comportamento contraddittorio. Poiché la tragica vicenda aveva avuto a suo tempo
una grande eco nazionale, anche il dirigente si è trovato a fare i conti con
l’opinione pubblica.
La lezione fondamentale è che oggi che la scuola si trova in mezzo a un grande
caos normativo e culturale, provocato spesso dall’alto. Per vietare la più che
opportuna commemorazione il dirigente scolastico si è riferito in maniera del
tutto errata, e anche strampalata, a una recente circolare a firma del Capo
Dipartimento del MiM, Carmela Palumbo. Nella circolare del 7 novembre 2025 la
dirigente apicale richiamava, e come dire formalizzava, alcune norme di buon
senso che le scuole devono rispettare quando ospitano eventi aperti al pubblico.
Al di là del consueto linguaggio burocratico-pedagogico magniloquente, a volte
veramente fastidioso, due sono i punti di sostanza richiamati. In primo luogo, i
relatori invitati devono essere persone autorevoli rispetto al tema affrontato,
da qualunque fonte questa autorevolezza provenga, esperienza o studi. In secondo
luogo, si deve consentire il necessario confronto tra opinioni differenti,
invitando relatori che sul tema in questione la pensano diversamente per offrire
una panoramica completa all’uditorio. Tutto questo perché la circolare fa
riferimento a manifestazioni rivolte alla cittadinanza intera che, per così
dire, escono dallo stretto perimetro scolastico.
C’è da dire che queste linee metodologiche la scuola le ha sempre rispettate,
senza il bisogno di nessuna circolare per non cadere nel discredito. Accade, per
esempio, durante le campagne elettorali che le scuole organizzino dei dibattiti
tra le forze politiche, invitando esponenti dei vari partiti. Quindi la breve
circolare Palumbo non diceva nulla di nuovo. Potremo dire, forse, che non si
intravvedeva la sua utilità, passando in effetti del tutto inosservata.
Perché allora il dirigente calabrese ha fatto riferimento a questa innocua e
condivisibile circolare per vietare la commemorazione, richiamando la
motivazione che sarebbe stato ignorato il necessario contraddittorio richiesto
dalla normativa? Questo è il punto. Forse il timore era che la manifestazione,
promossa dalla Cgil, si sarebbe trasformata in una critica alle scelte del
governo in materia di politica migratoria, o semplicemente si voleva fare uno
sgarbo al sindacato proponente?
Chi ha fatto improvvisamente cambiare idea al moderno e modesto don Abbondio
calabrese? L’idea di vietare l’evento commemorativo per mancanza di
contraddittorio è stata un obbrobrio giuridico, prima che morale.
Mi sarei aspettato a questo punto, anche per chiarire la situazione, un deciso
intervento del ministro per bacchettare, e forse anche sanzionare, il dirigente
maldestro, in modo da dare anche alla circolare la sua corretta valenza
giuridica e operativa. Ma questo non è avvenuto. Il prof. Valditara interviene
spesso e su tutto, ma stavolta si è nascosto dietro il bel comunicato
dell’Ufficio scolastico regionale che è intervenuto per sconfessare l’operato
del dirigente scolastico e per rimettere le cose a posto. In questo caso il
ministro ha pensato bene di lavarsene le mani non inviando i suoi solerti
ispettori.
Questi ispettori non si negano mai quando a livello scolastico interviene la
Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, che
sicuramente è persona qualificata, per raccontare gli orrori di Gaza, e invece
latitano quando la scuola va nella direzione più gradita alla visione ideologica
del ministero. La mediocre doppiezza del ministro è ora del tutto manifesta.
Siamo in presenza solo di dirigenti scolastici troppo zelanti e ossequiosi nei
confronti della volontà ministeriale, magari per ragioni di carriera? Può darsi,
ma c’è anche dell’altro. Molti stanno notando una strana involuzione nella
figura del dirigente scolastico che dovrebbe essere il geloso custode
dell’autonomia nei confronti di ogni tentazione di ingerenza ministeriale, o
anche familiare. Invece sta accadendo il contrario, e il capo di istituto spesso
diviene, nel bene o nel male, lo zelante esecutore delle indicazioni
ministeriali, tradendo la sua missione di rappresentare al meglio la comunità
scolastica.
Da qui il singolare e grossolano errore del Dirigente dell’Istituto in questione
che ci ha fatto capire quale aria irrespirabile, perché antidemocratica, oggi si
respiri a scuola. Che poi sia un ministro leghista a costituire il pericolo
maggiore per l’autonomia scolastica la dice lunga sul fasullo autonomismo delle
destre.
Il ministro spesso dice di puntare a una nuova scuola costituzionale, ma non è
chiaro quali siano i principi ai quali si ispira. Non credo che la scuola della
paura di confrontarsi con il presente, gradito o sgradito, e del servilismo
interessato nei confronti dell’autorità sia la scuola democratica immaginata dai
padri costituenti. Se una politica che ha smarrito la sua umanità può ignorare
le tragedie migratorie del mare e molte altre ancora, la scuola non lo può di
certo fare, magari a causa di pessimi dirigenti che stravolgono il senso di
innocue circolari ministeriali.
L'articolo Cutro, il caos nella vicenda del preside di Crotone fa capire quale
aria irrespirabile si respiri oggi a scuola proviene da Il Fatto Quotidiano.
La commemorazione dei migranti tragicamente scomparsi nel naufragio avvenuto a
Cutro il 26 febbraio 2023 che la Flc Cgil avrebbe voluto organizzare al polo
tecnico professionale “Barlacchi – A. Lucifero” di Crotone non si farà perché
“manca il contradditorio”. A deciderlo è stato il dirigente della scuola
Girolamo Arcuri che ha negato la possibilità di svolgere l’iniziativa prevista
il 25 di questo mese alla presenza della segretaria generale del sindacato
Gianna Fracassi e del segretario generale Cgil Calabria, Gianfranco Trotta.
Una scelta, quella del capo dell’istituto, che l’organizzazione dei lavoratori
ritiene grave: “È il frutto del clima prodotto – spiega Fracassi – dalla
circolare voluta dal Ministro Giuseppe Valditara: un atto improprio, lesivo
dell’autonomia scolastica, che sta incoraggiando letture burocratiche e
difensive fino a generare decisioni assurde come questa. Quella circolare non
impone nulla alle scuole autonome, ma viene usata come scudo per non assumersi
responsabilità educative che dovrebbero essere elementari. Noi non ci stiamo”.
La richiesta di utilizzare l’auditorium della scuola per ricordare le 94 vittime
accertate, tra cui 34 minori di quella tragedia è stata fatta nei giorni scorsi
con una lettera- che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare – indirizzata al
preside nella quale si spiega che sarebbe stata fatta una riflessione dal titolo
“Steccato di Cutro, una ferita aperta: il valore dell’umanità”. Un incontro che
si sarebbe svolto dalle undici alle tredici del mattino. “Intendiamo
rappresentare -cita la lettera di richiesta – un momento educativo e di
sensibilizzazione sui temi della solidarietà, dell’accoglienza e dei diritti
umani. A tal fine si richiede la partecipazione degli alunni delle classi quarte
e quinte”.
In prima battuta, Arcuri, ha dato il suo nulla osta ma giovedì con una e-mail –
che ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere – indirizzata al sindacato è tornato
su suoi passi: “In riferimento alla risposta precedente in cui si concedeva
l’utilizzo dell’auditorium, si comunica che, per motivi di mancato
contradditorio tra le parti, l’auditorium non può essere concesso”. Contattati
da ilfattoquotidiano.it, sia il preside che la direttrice Usr Calabria Loredana
Giannicola non hanno risposto.
Per Fracassi il caso è nazionale: “Di fronte alla morte, quale contraddittorio
si pretende? Si pensa davvero di dover affiancare al ricordo delle vittime la
voce di uno scafista o di chi semina odio? Se questa è la strada, allora siamo a
una torsione gravissima del ruolo della scuola, che da luogo di educazione alla
cittadinanza diventa ostaggio della paura e dell’autocensura”. La Cgil chiede il
ritiro immediato del provvedimento, “che rappresenta una delle pagine più buie
per la scuola italiana degli ultimi anni”. La segretaria nazionale ribadisce:
“Quando il ricordo di 94 morti diventa oggetto di prudenza amministrativa, vuol
dire che qualcosa si è rotto nel rapporto tra scuola, democrazia e umanità. Noi
quella rottura non la accettiamo. Le vittime di Cutro meritano rispetto.
Studentesse e studenti meritano una scuola capace di educare all’umanità”.
L'articolo Effetto Valditara, annullato evento a scuola per ricordare i migranti
della strage di Cutro: “Manca il contraddittorio” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
La Commissione Europea accusa ancora una volta l’Italia, rea secondo Bruxelles
di discriminazione nei confronti dei docenti precari. La notizia è stata diffusa
dalla Flc Cgil che punta il dito contro il ministro dell’Istruzione e del Merito
Giuseppe Valditara, nonostante siano anni che la situazione è la stessa. Con una
lettera partita da Bruxelles, giovedì, l’esecutivo dell’Ue ha avviato una
procedura d’infrazione contro lo Stato italiano perché a causa della normativa
italiana “gli insegnanti a tempo determinato non hanno diritto a una
progressione salariale graduale basata sui periodi di servizio precedenti,
contrariamente agli insegnanti a tempo indeterminato”. Una disparità di
trattamento che rappresenta “condizioni di lavoro discriminatorie” a detta dei
vertici dell’Unione europea.
Per Bruxelles, coloro che hanno un contratto di lavoro che termina a fine agosto
o con la fine dell’attività didattica o ancora al trenta giugno devono avere lo
stesso trattamento di maestri e professori di ruolo. Ora Roma ha due mesi di
tempo per spiegare come intende porre rimedio alle carenze emerse. La questione,
se non risolta prima con un parere motivato da parte di viale Trastevere,
rischia di finire dinanzi alla Corte di giustizia dell’Ue che potrebbe imporre
sanzioni pecuniarie che pagherebbero tutti i cittadini. Stiamo parlando di
234.576 (dato dello scorso anno) precari che potrebbero finalmente avere gli
stessi diritti degli altri colleghi.
“Il Governo italiano continua ad ignorare la discriminazione subita dal
personale a tempo determinato a cui non viene riconosciuta, diversamente dal
personale di ruolo, la progressione stipendiale basata sull’anzianità di
servizio. Per questo la Commissione Europea ha deciso di avviare una procedura
di infrazione inviando una lettera di messa in mora causa il mancato
allineamento della normativa italiana alla Direttiva 1999/70/CE, che vieta le
discriminazioni tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato e impone
misure per prevenire l’utilizzo abusivo di contratti a termine nel settore
scolastico”, spiega la segretaria nazionale della Flc Cgil, Gianna Fracassi.
Nella nota del sindacato di Landini viene richiamato il nome del ministro:
“Poiché il tempo assegnato al governo italiano per adeguarsi alla norma è
abbondantemente scaduto – continua la nota – chiediamo al Ministro Valditara
quando intenda mettersi in regola, stabilizzando tutti i precari vittime della
reiterazione dei contratti a tempo determinato e riconoscendo parità di
trattamento salariale senza per questo dover aspettare il momento
dell’immissione in ruolo. Non può esserci discriminazione tra lavoratori in base
alla natura del contratto, gli anni di servizio vanno riconosciuti interamente
ai precari. Proseguiremo le azioni di tutela legale per affermare la
progressione stipendiale anche per coloro che lavorano a tempo determinato e per
garantire loro il riconoscimento integrale dell’anzianità di servizio, il
recupero delle differenze stipendiali maturate e non percepite, e il
risarcimento per l’abuso sistematico dei contratti a termine”.
L'articolo “Discriminazione nei confronti dei docenti precari”: la Commissione
Europea avvia una procedura d’infrazione contro l’Italia proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Carta docente cambia faccia. Ci saranno meno soldi nel borsellino elettronico
dei docenti (circa 400 euro) ma più per la formazione (un incremento di 270
milioni) che potranno essere adoperati attraverso le scuole per corsi, personal
computer e libri da utilizzare in comodato. “Stiamo aspettando il via libera del
Mef: entro fine febbraio, partirà il tutto – annuncia in esclusiva a
Ilfattoquotidiano.it il ministro Giuseppe Valditara -. Da 819 mila docenti che
godevano del benefit ora saranno oltre un milione. Siamo i primi ad aver
ottemperato alla richiesta di estendere la carta anche ai precari con il
contratto a fine giugno e agosto. Stiamo ragionando per il futuro anche su una
forma di sostegno per gli Ata. Tutto rientra nel pacchetto di welfare che sto
portando avanti: assicurazione sanitaria, assicurazione per gli infortuni sul
lavoro e durante il tragitto casa-scuola per oltre 1.200.000 lavoratori;
scontistiche su treni, voli aerei, spesa. Inoltre il 75% delle sentenze dei
ricorsi fatti dai precari che non hanno goduto del benefit negli anni passati è
stato eseguito con una spesa di 89 milioni di euro; stiamo concludendo il resto
rapidamente”.
Il titolare dell’Istruzione e del Merito ha ottemperato alla sentenza della
Corte di Giustizia Europea che ha previsto il bonus anche per i contratti fino
al 30 giugno e a fronte di queste modifiche non teme la critica di sindacati e
opposizioni che puntualmente a fine gennaio (data prevista dalla norma “a
decorrere dall’anno scolastico 2025/2026, con decreto del Ministro
dell’istruzione e del merito, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, adottato entro il 30 gennaio di ogni anno, sono definiti i criteri e le
modalità di assegnazione della Carta nonché annualmente l’importo nominale della
stessa sulla base del numero dei docenti e del personale educativo di cui al
primo periodo e delle risorse di cui al comma 123”, Decreto Scuola n. 127/2025)
gli hanno tirato la giacchetta.
“Deve avvenire al più presto mantenendo intatto l’intero beneficio”, aveva detto
nei giorni scorsi la segretaria della Cisl Scuola, Ivana Barbacci. “E’
ingiustificabile. Non sono più accettabili ulteriori rinvii”, avevano
sottolineato al nostro giornale i vertici della Uil Scuola. “L’estensione della
Carta docente ha mandato in tilt il ministero”, sottolineava il coordinatore
della Gilda Scuola, Vito Castellana. Ancora più dura la segretaria della Flc
Cgil, Gianna Fracassi uscita con una nota che diceva: “Lasciare gli insegnanti
in questa incertezza a metà dell’anno scolastico dimostra quanto poco valore
reale venga attribuito alla qualificazione e valorizzazione del docente”.
Parole alle quali l’inquilino di viale Trastevere risponde ora osservando che la
carta si può utilizzare e cumulare per due anni. Valditara ha voluto avere tutti
i dati sulla propria scrivania per ragionare sull’utilizzo efficiente dei fondi
prima di decidere. Negli ultimi quattro anni, infatti, su un ammontare di un
miliardo e 323 milioni di spesa, il 60,56% è stato usato per acquistare hardware
e software; il 28% è servito per comprare libri (divulgativi, scolastici,
didattici, pedagogici etc), solo il 6% è servito per la formazione. Il 2% è
andato per gli spettacoli teatrali; 0,80% per il cinema; 0,19% per le mostre e
0,10% per i musei. Purtroppo si sono anche registrati molti casi di truffa ai
danni dello Stato. Da fonti della Guardia di Finanza si registrano centinaia di
casi di illeciti: acquisti di TV, elettrodomestici, condizionatori d’aria, con
la complicità dei commercianti.
“Le mie scelte – ci dice Valditara- sono il frutto di un ragionamento con dati
alla mano. Qual è la finalità della carta docente così come prevista dalla
Legge? L’aggiornamento e la formazione del personale docente. E’ necessaria la
trasparenza e la salvaguardia delle finalità della norma a tutela dei docenti”.
Altro punto: “Spesso e volentieri in passato – continua l’inquilino di viale
Trastevere – non sono stati adeguatamente utilizzati i fondi strutturali
europei. Per questo abbiamo individuato 270 milioni che andranno alle Scuole per
le stesse finalità della carta: i libri e il pc che il docente acquisterà grazie
al proprio istituto, li potrà adoperare in comodato d’uso come accade in ogni
ufficio pubblico”. Via libera -ovviamente – invece per i “nuovi” accessi alla
Carta docente dei precari prima esclusi.
In pratica come funzionerà ora il benefit? Tutti i maestri e professori (a parte
i supplenti che sostituiscono per pochi giorni) vedranno entro febbraio apparire
l’ammontare di circa 400 euro che potranno ancora essere spesi come oggi per
cinema, teatro, musei, mostre, libri, hardware e software e ora anche trasporti.
Per l’avvenire chi spenderà i soldi per computer e tablet non potrà più
reiterare la spesa per lo stesso motivo per un quadriennio: una misura presa
anche per evitare abusi.
Ogni scuola, invece, avrà un “tesoretto” che servirà per la formazione. Come? Se
il professore vorrà frequentare un corso di aggiornamento lo potrà fare
richiedendolo alla dirigenza che sosterrà la spesa nell’ambito del piano di
formazione della scuola. Così per libri, tablet e computer: l’insegnante
chiederà agli uffici di acquistare Il mestiere di vivere di Cesare Pavese o un
pc e l’istituto provvederà a fornirlo in comodato. Un procedimento che dovrà
essere ben oliato nei prossimi mesi: serve evidentemente individuare una
procedura semplice per tutti. “Utilizzando i fondi europei per le medesime
finalità previste dalla carta docente – precisa Valditara – abbiamo liberato
risorse per estendere l’utilizzo del benefit alle spese per trasporti,
abbonamenti dei mezzi pubblici o biglietti ferroviari”.
L'articolo Carta docente, la nuova avrà meno soldi ma più servizi. Il ministro
Valditara: “Da fine mese sarà attiva ed estesa ai precari” proviene da Il Fatto
Quotidiano.