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“No all’indottrinamento degli studenti”: Valditara annuncia ispezioni e verifiche nelle scuole in cui si parla di referendum
Il ministero dell’Istruzione guidato da Giuseppe Valditara alza la soglia di attenzione in vista del referendum. A una settimana dal voto sulla riforma Nordio, il dicastero ha incaricato gli Uffici scolastici regionali di svolgere “un’attenta verifica” delle “segnalazioni riguardanti dibattiti che sarebbero avvenuti all’interno di istituti scolastici statali in assenza di contraddittorio”. Un annuncio arrivato all’indomani di una reprimenda del ministro su un presunto sbilanciamento delle posizioni: “Nelle scuole ovviamente si può discutere delle tematiche referendarie, nel rispetto della par condicio. Non vedo perché scuole pagate dai contribuenti non debbano attenersi al fatto che se ci sono le ragioni del No, ci debbano essere anche le ragioni del Sì, e se ci sono le ragioni del Sì, ci debbano essere anche le ragioni del No. Le scuole devono servire a sviluppare lo spirito critico e non a indottrinare i nostri studenti, perché oltretutto non dimentichiamoci mai che le scuole sono pagate dai cittadini. Non sono pagate dalla Cgil, dal Partito democratico, dalla Lega, da nessun partito politico: sono pagate dai cittadini. E quindi è giusto che le scuole insegnino la libertà, lo spirito critico, il pluralismo e mai la faziosità e l’indottrinamento”. Una dichiarazione che ha infiammato Gianna Fracassi, segretaria nazionale della Flc Cgil: “Affermare ancora una volta che nelle scuole ci sarebbe il rischio di indottrinamento è una narrazione tanto grave quanto infondata, che alimenta un clima di sospetto verso la scuola pubblica. Significa mettere sotto accusa migliaia di docenti e operatori dell’istruzione che svolgono il proprio lavoro con professionalità, responsabilità e nel pieno rispetto della Costituzione. La scuola della Repubblica non è e non è mai stata il luogo della propaganda politica. È invece il luogo in cui si costruiscono conoscenza, consapevolezza e spirito critico. Parlare di referendum, di democrazia, di diritti non è indottrinamento: è fare scuola, è educazione alla cittadinanza, è formazione di cittadini liberi e consapevoli”. Per il ministero, le “uniche segnalazioni” sono quelle che riguardano eventi sbilanziati verso il No. Ma mercoledì scorso, a Napoli, gli studenti di diverse scuole superiori invitati a un “evento formativo sul referendum costituzionale” hanno abbandonato la sala perché “c’erano solo esponenti per il Sì”. A intervenire, infatti, erano solo relatori favorevoli alla riforma: il sottosegretario leghista alla Giustizia Andrea Ostellari, il presidente emerito della Corte costituzionale Cesare Mirabelli, il magistrato ed ex politico Luigi Bobbio e Francesco Urraro, ex senatore della Lega ora vicepresidente del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa. Sul caso sta indagando l’Ufficio scolastico regionale della Campania, ma Valditara è intervenuto per complimentarsi con i dirigenti scolastici “che, quando si sono accorti che le ragioni del No non erano rappresentate, si sono allontanati con i loro studenti. Spiace solo che la stessa attenzione delle opposizioni non sia stata rivolta anche al convegno organizzato dall’Associazione nazionale magistrati svoltosi il 18 ottobre a Napoli, i cui lavori sono ancora disponibili su Radio Radicale. A quel convegno furono invitate le scuole cittadine e molti interventi, senza alcun contraddittorio, furono di attacco alla riforma Nordio. Vorrei ricordare che il pluralismo, il confronto libero e l’educazione allo spirito critico vanno garantiti sempre, non solo quando fa comodo a qualcuno”. In Sicilia, invece, l’Ufficio scolastico ha inviato gli ispettori in una scuola di Acireale (Catania) dove una docente avrebbe distribuito volantini a favore del “No”. L'articolo “No all’indottrinamento degli studenti”: Valditara annuncia ispezioni e verifiche nelle scuole in cui si parla di referendum proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scuola
Giuseppe Valditara
Ministero dell’Istruzione
Referendum Giustizia
La piattaforma della Carta docente riapre per compensare la riduzione del bonus con nuovi fondi. Ma nessuno sa come fare
I dirigenti scolastici che dovranno gestire i 281 milioni di euro che il ministro dell’Istruzione e del Merito ha destinato alle scuole, in aggiunta alla Carta docente, per la formazione e l’acquisto di personal computer e libri in comodato d’uso, non sanno ancora nulla né sui tempi di ricezione, né sulla ripartizione e tanto meno sui criteri che dovranno essere utilizzati per l’adozione di questo materiale. L’unica cosa certa è l’aggravio di lavoro da parte delle segreterie. L’Associazione nazionale presidi e l’Associazione nazionale dirigenti scolastici non sono ancora state coinvolte dagli uffici di viale Trastevere, nonostante dovranno essere loro a gestire la nuova “partita”. Il ministro Valditara nell’annunciare la riapertura, lunedì 9 marzo, della piattaforma della Carta docente per compensare la diminuzione del benefit da 500 euro a 383 euro (un taglio dovuto all’allargamento della platea ai precari), ha detto di aver individuato 281 milioni di euro “per la formazione e l’aggiornamento dei docenti e per l’acquisto da parte delle istituzioni scolastiche di tablet, personal computer, dispositivi digitali, libri e sussidi didattici da concedere in comodato d’uso agli insegnanti”. Ma da quando gli istituti avranno a disposizione questa cifra? I docenti già da lunedì potranno chiedere ai loro presidi di acquistare l’ultimo libro di Erri De Luca o di frequentare un corso? Come verranno ripartiti questi soldi: sulla base del numero degli insegnanti o degli alunni? E, infine, ogni maestro o professore potrà chiedere di avere quanti testi in comodato? Quanti pc? Tutti interrogativi ai quali nemmeno il numero uno dell’Anp, Antonello Giannelli, contattato da ilfattoquotidiano.it, sa rispondere: “Non sappiamo più di quanto abbiamo letto nel comunicato ufficiale del ministero. Non siamo stato coinvolti. Credo che ogni scuola si organizzerà secondo la propria autonomia. Penso che arriverà una nota o una circolare per chiarire al più presto ogni dettaglio. Immagino che i 281 milioni possano essere ripartiti in maniera proporzionale al numero dei docenti di ogni istituto”. Nessuna notizia in più dalla presidente dell’Ancodis, Paola Bortoletto: “Purtroppo sappiamo solo ciò che ha dichiarato il Mim”. A intervenire sulla questione è sta anche la Flc Cgil che a tal proposito in un comunicato ufficiale ha specificato: “L’invio di 281 milioni è l’ennesimo carico di burocrazia per le scuole che per la formazione e per l’acquisto di strumentazione informatica dovranno attivare le farraginose procedure di utilizzo dei fondi europei”. Intanto, l’Anief, che non ne vuol sapere della diminuzione da 500 a 383 euro della somma del benefit ha lanciato un’iniziativa: “Come sindacato, la Carta del docente la vorremmo almeno di 500 euro, come prevedeva la Legge 107/15, quindi il problema è quello di trovare le risorse per ampliare il fondo: le nostre richieste rimangono sempre le stesse e per dargli più forza chiediamo a chi ci sostiene di sottoscrivere una petizione online al seguente link https://www.change.org/Cartadocenti500eurodal2026”. L'articolo La piattaforma della Carta docente riapre per compensare la riduzione del bonus con nuovi fondi. Ma nessuno sa come fare proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scuola
Precari della Scuola
Giuseppe Valditara
Carta del docente, riparte con 117 euro in meno e più beneficiari. I sindacati: “Nata male e prosegue peggio”
Con sei mesi di ritardo e 117 euro in meno ma una platea di 253mila docenti (i precari) in più rispetto a quelli previsti originariamente nel 2015, la Carta del docente sarà di nuovo attiva da lunedì prossimo. Ad annunciarlo è il ministero dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che sottolinea due novità: l’ampliamento “delle categorie di spesa ammissibili” (per la prima volta si possono acquistare anche servizi di trasporto di persone e l’acquisto di strumenti musicali) e i 281 milioni destinati alla formazione e all’aggiornamento dei docenti per l’acquisto, da parte delle istituzioni scolastiche, di tablet, personal computer, dispositivi digitali, libri e sussidi didattici da concedere in comodato d’uso agli insegnanti. Una somma di cui – ancora non si sa – come verrà ripartita: quanto andrà ad ogni scuola? Per numero di docenti o di alunni? Maestri e professori, quanto potranno usare? Interrogativi che si pongono in tanti in queste ore a partire dal segretario nazionale della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile: “Vanno fornite indicazioni operative chiare alle istituzioni scolastiche per la gestione delle risorse assegnate, al fine di non gravare ulteriormente sul lavoro delle segreterie scolastiche”. Di fatto il ritardo con cui arriva – sembra a causa del Mef, ministero dell’Economia e delle Ffnanze (a settembre era stata rinviata per poter far accedere anche i precari; a inizio febbraio Giuseppe Valditara aveva dichiarato al nostro giornale che sarebbe stata attiva da fine mese) – e i cambiamenti hanno scontentato tutti, soprattutto le organizzazioni sindacali. Il primo a commentare la notizia è il coordinatore nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico che a Il Fatto Quotidiano.it dice: “Siamo d’accordo a trasformare la Carta docente in Carta servizi, ma va estesa anche al personale Ata. Riteniamo fondamentale, tuttavia, che il fondo venga aumentato per garantire l’ex ‘assegno’ da 500 euro previsto dal Governo Renzi. Servono almeno 200 milioni di euro che chiediamo al Governo”. A essere insoddisfatto è anche il numero uno della Gilda Scuola, Carlo Vito Castellana che ci spiega: “Carta docente è nata male e prosegue peggio. Probabilmente sarebbe stato più utile, già nel 2015, che quelle risorse fossero finite direttamente sul contratto nazionale. Lo strumento si è impoverito in questi anni arricchendo e foraggiando spesso enti di formazione. Ora la cifra iniziale viene compensata solo parzialmente dai 281 milioni che vanno alle scuole”. Castellana avanza una proposta per cambiare la situazione: “Credo sarebbe meglio a questo punto rendere deducibili tutte le spese di formazione e di aggiornamento o per acquisto libri e altro andando al di là di inutili piattaforme”. Critico anche D’Aprile: “Abbiamo ribadito l’importanza di reperire ulteriori risorse evitando di ridurre l’importo della Carta docente”. Bocciato su tutti i fronti Valditara dalla segretaria della Flc Cgil, Gianna Fracassi: “Invece di adeguare il valore della Carta per contrastare la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione dell’ultimo decennio il ministero sceglie di tagliare l’importo proprio nel momento in cui sarebbe stato necessario un investimento maggiore per garantire i diritti di tutti”. La numero uno del sindacato scuola di Landini se la prende anche con la tempistica: “Comunicare l’importo e attivare il bonus a marzo, ovvero ad anno scolastico ormai inoltrato, è inefficace e improduttivo” . Dal 9 marzo i maestri e i professori (a parte i supplenti che sostituiscono per pochi giorni) potranno spendere 383 euro per cinema, teatro, musei, mostre, libri, hardware e software e ora anche trasporti e strumenti musicali attraverso la classica piattaforma. Ad ogni scuola, invece, andrà (non è stato precisato quando) un “tesoretto” che servirà per la formazione. Se il professore vorrà frequentare un corso di aggiornamento lo potrà fare richiedendolo alla dirigenza che sosterrà la spesa nell’ambito del piano di formazione della scuola. Così per libri, tablet e computer. L'articolo Carta del docente, riparte con 117 euro in meno e più beneficiari. I sindacati: “Nata male e prosegue peggio” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scuola
Giuseppe Valditara
Docenti
“Una pezza e un’ingiustizia”, i sindacati smorzano Valditara sui docenti di sostegno e i 18.137 specializzati con i percorsi Indire
Giuseppe Valditara, il ministro dell’Istruzione e del Merito, canta vittoria per i nuovi 18.137 docenti specializzati per il sostegno grazie ai percorsi Indire, mentre il sindacato alza la voce per protestare contro una formazione (quella dell’Istituto nazionale di documentazione e ricerca) non paragonabile al Tfa (Tirocinio formativo attivo, ndr) universitario. “Una pezza”, secondo la segretaria nazionale della Cisl Scuola. “Un’ingiustizia”, per il numero uno della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile. I corsi sono stati previsti nel Decreto-legge 71 del 31 maggio 2024 e sono stati organizzati per la prima volta da Indire. I docenti che hanno conseguito la specializzazione potranno inserirsi nelle graduatorie provinciali per le supplenze per il prossimo anno scolastico e potranno partecipare alle procedure concorsuali. “Abbiamo dato una risposta concreta alla necessità di personale qualificato sul sostegno, con competenze indispensabili per garantire una scuola che sappia valorizzare al meglio i talenti di ogni studentessa e di ogni studente. Investire nella formazione dei docenti significa garantire pienamente il diritto allo studio degli alunni con disabilità e rafforzare la qualità del nostro sistema scolastico”, ha dichiarato l’inquilino di viale Trastevere. Parole contestate da D’Aprile: “Sono percorsi che creano disparità, soprattutto perché nelle graduatorie per le supplenze Tfa e Indire sono valutati con lo stesso punteggio. Una scelta che mortifica chi ha affrontato un percorso selettivo e impegnativo. Non condividiamo l’assenza di una selezione per chi ha conseguito il titolo all’estero in attesa del riconoscimento giuridico, né la previsione di corsi interamente online, senza tirocinio. Inoltre, il provvedimento, come i precedenti, non è collegato al reale fabbisogno territoriale dei docenti di sostegno. Continuiamo a sostenere che le soluzioni sono altre: programmare i posti dei Tfa in base al fabbisogno territoriale e trasformare l’organico di fatto in organico di diritto. Solo così si possono assicurare qualità e continuità didattica agli alunni con disabilità”. Più cauta Barbacci, ma comunque critica nei confronti del ministero: “I nuovi 18.137 docenti specializzati rappresentano un passo importante, ma non risolutivo dell’annoso problema della carenza dei docenti di sostegno con titolo. I percorsi Indire stanno rappresentando una risposta comunque provvisoria a un bisogno che pretende un sistema organico e strutturato sul territorio, così da dare risposte adeguate esattamente dove ci sono i posti. Riteniamo che, dopo i principi dettati dalla Commissione Europea sul reclutamento e precariato, serva aprire un tavolo di confronto molto concreto, così da aprire una nuova stagione in grado di entrare nello specifico delle criticità del precariato scuola senza demagogia, per ricercarne soluzioni definitive, sia per la tutela dei lavoratori che a beneficio della popolazione scolastica”. L'articolo “Una pezza e un’ingiustizia”, i sindacati smorzano Valditara sui docenti di sostegno e i 18.137 specializzati con i percorsi Indire proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scuola
Giuseppe Valditara
Insegnanti di sostegno
Referendum, De Magistris per il No in un incontro a scuola. Valditara minaccia: “Sanzioni per istituti che violano la par condicio”
Le polemiche sul referendum sulla giustizia sono arrivate anche tra i banchi di scuola. A scatenarle è stato l’incontro organizzato nei giorni scorsi all’istituto “Galilei-Sani” di Latina dove è intervenuto a favore del “No” l’ex sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Nel giro di poche ore la notizia è arrivata sul tavolo del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che ha immediatamente alzato la voce: “Chiunque dovesse alterare la par condicio lo fa a suo rischio e pericolo di incorrere in sanzioni disciplinari”. Parole pronunciate dal professore leghista, schierato per il “Sì”, a margine di un’iniziativa organizzata nel capoluogo laziale dai promotori della consultazione popolare prevista a marzo. La vicenda ha aperto l’ennesimo fronte sul rapporto tra Scuola e politica, e sulla richiesta del ministero con la circolare del 7 novembre scorso di avere la “par condicio” per gli incontri in aula degli studenti. Il ministero nella nota sottolinea l’importanza che gli eventi pubblici su temi politici e sociali siano gestiti in modo da garantire il pluralismo e la libertà di opinione, invitando le scuole ad assicurare un dialogo costruttivo. Nello specifico, si raccomanda la presenza di ospiti ed esperti di comprovata competenza per favorire un confronto sereno tra posizioni diverse e permettere agli studenti di formare un pensiero critico autonomo e non semplicistico. Un avvertimento che non è piaciuto alla deputata M5S Daniela Morfino: “Le frasi di Valditara sulle possibili sanzioni disciplinari per presunte violazioni della par condicio nelle scuole rappresentano un attacco immotivato ai docenti. La scuola non è un terreno di controllo politico. È il luogo costituzionale del pensiero critico, del confronto e della formazione civica. Evocare sanzioni in modo generico, senza circostanziare alcunché, significa insinuare il sospetto che i docenti facciano propaganda: un’accusa ingiusta che delegittima un’intera categoria che opera nel rispetto della Costituzione e dell’autonomia scolastica. La par condicio regola i mezzi di comunicazione durante le campagne elettorali, non il dibattito culturale in classe”, ha puntualizzato la parlamentare M5s . Sul caso è intervenuta anche la deputata pontina della Lega Giovanna Miele, capogruppo in commissione Cultura, scienza e istruzione: “La dirigente scolastica è già stata contattata e convocata – ha spiegato – e sarà lei a chiarire cosa sia successo e come mai si sia svolto un evento del genere coinvolgendo solo una delle parti in causa”. La questione ora è nelle mani dell’ufficio scolastico regionale che sta facendo le verifiche necessarie. Il ministro Valditara – sempre nell’ambito dell’incontro che si è svolto a Napoli – ha voluto mettere i puntini sulle “i”: “Sanno perfettamente i dirigenti e i presidi che non si possono organizzare eventi a favore del no o a favore del sì senza la controparte. In caso contrario sanno perfettamente che incorrono in provvedimenti disciplinari e in questo sarò molto esplicito. La par condicio è richiesta a tutti, anche alle televisioni, perché se io vado in televisione a sostenere il sì, c’è anche quello che deve giustamente sostenere il no. Non è accettabile che all’interno delle scuole ci sia chi faccia propaganda o indottrinamento. Chi lo vuole fare, lo farà a suo rischio e pericolo”. L'articolo Referendum, De Magistris per il No in un incontro a scuola. Valditara minaccia: “Sanzioni per istituti che violano la par condicio” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Referendum
Scuola
Giustizia
Giuseppe Valditara
Par Condicio
Valditara: “Cura e decoro nelle scuole? Dovere degli studenti”. I sindacati: “Manca personale e poche assunzioni”
“Abbiate cura e decoro per le vostre scuole”. E’ più di un invito quello che il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha rivolto ai presidi con una nota firmata dallo stesso il 23 febbraio. Anche la pulizia e l’ordine per le aule diventano norma, obbligo perché l’inquilino di viale Trastevere chiede alle scuole di inserire queste indicazioni nel regolamento d’istituto (notare che nella circolare il sostantivo “regolamento” è scritto con la maiuscola) e nel patto educativo di corresponsabilità. Un richiamo che arriva direttamente dal piano più alto di viale Trastevere in concomitanza con l’annuncio di un decreto che stanzia trenta milioni di euro per la realizzazione di progetti didattici per promuovere la cura e il rispetto dei parchi e dei beni scolastici da parte degli studenti. Parole che trovano il plauso dell’Associazione nazionale presidi e delle organizzazioni sindacali che, tuttavia, ritenendo pleonastica la nota del ministro colgono l’occasione per chiedere più collaboratori scolastici. Lo fa, in primis, il presidente dell’Anief Marcello Pacifico che a ilfattoquotidiano.it dice: “L’invito del ministro Valditara a rispettare quanto già previsto dallo statuto degli studenti e delle studentesse e nelle linee guida di educazione civica è corretto, giusto e importante per la maturazione dei cittadini del domani. Ma sul tema sollevato, è altrettanto importante ricordare al ministro delle Finanze Gian Carlo Giorgetti (leghista come Valditara, ndr) che la scuola ha bisogno di molti più collaboratori scolastici per garantire quella cura e pulizia degli ambienti. Da anni le assunzioni coprono solo il 30% dei posti vacanti e quest’anno hanno dovuto fare i conti con il rinvio del passaggio al nuovo profilo professionale”. Duro anche Vito Castellana della Gilda Scuola: “É quasi ridondante dire che occorre promuovere la cura degli ambienti e degli spazi comuni. Se però questo serve a nascondere la carenza del personale scolastico, allora è un altro discorso. Dobbiamo riflettere forse sul taglio al personale scolastico che è stato fatto e sulle conseguenze che questo ha portato alle scuole italiane in termini di servizi”. Proprio il suo sindacato in queste ore ha diffuso un comunicato che denuncia la carenza di personale Ata in tutte le scuole italiane e la grave distorsione che il contratto 20219/21 non ha risolto. L’attenzione di Castellana è rivolta all’ausilio non specialistico agli alunni con disabilità: “Si tratta – spiegano – di un lavoro che i collaboratori oggi svolgono quotidianamente per senso del dovere, spirito di collaborazione e pressione morale, ma che ha il diritto di essere ricompensato, come lo stesso Ccnl, all’articolo 54 comma 4 afferma, ovvero l’assistenza agli alunni, ivi compresi quelli con disabilità rientra tra gli incarichi specifici da retribuire con una indennità economica di 700 euro annui”. Nella nota divulgata da Valditara “si invitano i dirigenti e il personale scolastico a sensibilizzare gli alunni e gli studenti alla pulizia e al decoro degli ambienti scolastici degli arredi e alla cura delle attrezzature e dei sussidi impiegati nella didattica, quale forma di rispetto, verso l’intera comunità e verso i beni pubblici loro affidati”. Un’iniziativa apprezzata dal presidente dell’Anp, Antonello Giannelli: “Ritengo condivisibili i contenuti della nota del ministro Valditara, volta a promuovere la cura, il rispetto e la pulizia degli ambienti scolastici. Indubbiamente, lo sviluppo della cultura del rispetto per gli altri ha nella cura degli spazi comuni il suo logico presupposto. Non si tratta solo di decoro quanto, piuttosto, di attenzione al bene collettivo. In questa prospettiva, indicazioni come quella di lasciare le aule, al termine delle lezioni, nelle stesse condizioni riscontrate all’inizio della giornata sono di assoluto buon senso nonché alla base della civile convivenza”. Giuseppe d’Aprile, segretario nazionale della Uil Scuola, esprime qualche perplessità sul finanziamento destinato ai parchi: “E’ necessario conoscere con più precisione in quale modo il ministero intenda procedere nell’erogazione del finanziamento annunciato che ammonta a trenta milioni. Se si vuole ricorrere all’emanazione di un avviso destinato alle scuole, con obbligo di rendicontazione della spesa a fine progetto con un conseguente aggravio di lavoro per i dirigenti scolastici e per le segreterie, oppure, più semplicemente, con un finanziamento diretto a tutte le scuole, per esempio con un capitolo di spesa dedicato all’interno delle voci del Fondo di Istituto”. L'articolo Valditara: “Cura e decoro nelle scuole? Dovere degli studenti”. I sindacati: “Manca personale e poche assunzioni” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scuola
Sindacati
Giuseppe Valditara
Cutro, il caos nella vicenda del preside di Crotone fa capire quale aria irrespirabile si respiri oggi a scuola
Quale insegnamento possiamo trarre dalla vicenda che ha coinvolto il dirigente scolastico dell’Istituto Barlacchi-Lucifero di Crotone, a proposito della giornata commemorativa della strage di Cutro del 26 febbraio 2023 richiesta dalla Cgil? Come è noto il dirigente prima ha autorizzato la manifestazione pubblica a scuola, poi l’ha vietata e poi di nuovo autorizzata con uno spettacolare comportamento contraddittorio. Poiché la tragica vicenda aveva avuto a suo tempo una grande eco nazionale, anche il dirigente si è trovato a fare i conti con l’opinione pubblica. La lezione fondamentale è che oggi che la scuola si trova in mezzo a un grande caos normativo e culturale, provocato spesso dall’alto. Per vietare la più che opportuna commemorazione il dirigente scolastico si è riferito in maniera del tutto errata, e anche strampalata, a una recente circolare a firma del Capo Dipartimento del MiM, Carmela Palumbo. Nella circolare del 7 novembre 2025 la dirigente apicale richiamava, e come dire formalizzava, alcune norme di buon senso che le scuole devono rispettare quando ospitano eventi aperti al pubblico. Al di là del consueto linguaggio burocratico-pedagogico magniloquente, a volte veramente fastidioso, due sono i punti di sostanza richiamati. In primo luogo, i relatori invitati devono essere persone autorevoli rispetto al tema affrontato, da qualunque fonte questa autorevolezza provenga, esperienza o studi. In secondo luogo, si deve consentire il necessario confronto tra opinioni differenti, invitando relatori che sul tema in questione la pensano diversamente per offrire una panoramica completa all’uditorio. Tutto questo perché la circolare fa riferimento a manifestazioni rivolte alla cittadinanza intera che, per così dire, escono dallo stretto perimetro scolastico. C’è da dire che queste linee metodologiche la scuola le ha sempre rispettate, senza il bisogno di nessuna circolare per non cadere nel discredito. Accade, per esempio, durante le campagne elettorali che le scuole organizzino dei dibattiti tra le forze politiche, invitando esponenti dei vari partiti. Quindi la breve circolare Palumbo non diceva nulla di nuovo. Potremo dire, forse, che non si intravvedeva la sua utilità, passando in effetti del tutto inosservata. Perché allora il dirigente calabrese ha fatto riferimento a questa innocua e condivisibile circolare per vietare la commemorazione, richiamando la motivazione che sarebbe stato ignorato il necessario contraddittorio richiesto dalla normativa? Questo è il punto. Forse il timore era che la manifestazione, promossa dalla Cgil, si sarebbe trasformata in una critica alle scelte del governo in materia di politica migratoria, o semplicemente si voleva fare uno sgarbo al sindacato proponente? Chi ha fatto improvvisamente cambiare idea al moderno e modesto don Abbondio calabrese? L’idea di vietare l’evento commemorativo per mancanza di contraddittorio è stata un obbrobrio giuridico, prima che morale. Mi sarei aspettato a questo punto, anche per chiarire la situazione, un deciso intervento del ministro per bacchettare, e forse anche sanzionare, il dirigente maldestro, in modo da dare anche alla circolare la sua corretta valenza giuridica e operativa. Ma questo non è avvenuto. Il prof. Valditara interviene spesso e su tutto, ma stavolta si è nascosto dietro il bel comunicato dell’Ufficio scolastico regionale che è intervenuto per sconfessare l’operato del dirigente scolastico e per rimettere le cose a posto. In questo caso il ministro ha pensato bene di lavarsene le mani non inviando i suoi solerti ispettori. Questi ispettori non si negano mai quando a livello scolastico interviene la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, che sicuramente è persona qualificata, per raccontare gli orrori di Gaza, e invece latitano quando la scuola va nella direzione più gradita alla visione ideologica del ministero. La mediocre doppiezza del ministro è ora del tutto manifesta. Siamo in presenza solo di dirigenti scolastici troppo zelanti e ossequiosi nei confronti della volontà ministeriale, magari per ragioni di carriera? Può darsi, ma c’è anche dell’altro. Molti stanno notando una strana involuzione nella figura del dirigente scolastico che dovrebbe essere il geloso custode dell’autonomia nei confronti di ogni tentazione di ingerenza ministeriale, o anche familiare. Invece sta accadendo il contrario, e il capo di istituto spesso diviene, nel bene o nel male, lo zelante esecutore delle indicazioni ministeriali, tradendo la sua missione di rappresentare al meglio la comunità scolastica. Da qui il singolare e grossolano errore del Dirigente dell’Istituto in questione che ci ha fatto capire quale aria irrespirabile, perché antidemocratica, oggi si respiri a scuola. Che poi sia un ministro leghista a costituire il pericolo maggiore per l’autonomia scolastica la dice lunga sul fasullo autonomismo delle destre. Il ministro spesso dice di puntare a una nuova scuola costituzionale, ma non è chiaro quali siano i principi ai quali si ispira. Non credo che la scuola della paura di confrontarsi con il presente, gradito o sgradito, e del servilismo interessato nei confronti dell’autorità sia la scuola democratica immaginata dai padri costituenti. Se una politica che ha smarrito la sua umanità può ignorare le tragedie migratorie del mare e molte altre ancora, la scuola non lo può di certo fare, magari a causa di pessimi dirigenti che stravolgono il senso di innocue circolari ministeriali. L'articolo Cutro, il caos nella vicenda del preside di Crotone fa capire quale aria irrespirabile si respiri oggi a scuola proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scuola
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Migranti
Giuseppe Valditara
Effetto Valditara, annullato evento a scuola per ricordare i migranti della strage di Cutro: “Manca il contraddittorio”
La commemorazione dei migranti tragicamente scomparsi nel naufragio avvenuto a Cutro il 26 febbraio 2023 che la Flc Cgil avrebbe voluto organizzare al polo tecnico professionale “Barlacchi – A. Lucifero” di Crotone non si farà perché “manca il contradditorio”. A deciderlo è stato il dirigente della scuola Girolamo Arcuri che ha negato la possibilità di svolgere l’iniziativa prevista il 25 di questo mese alla presenza della segretaria generale del sindacato Gianna Fracassi e del segretario generale Cgil Calabria, Gianfranco Trotta. Una scelta, quella del capo dell’istituto, che l’organizzazione dei lavoratori ritiene grave: “È il frutto del clima prodotto – spiega Fracassi – dalla circolare voluta dal Ministro Giuseppe Valditara: un atto improprio, lesivo dell’autonomia scolastica, che sta incoraggiando letture burocratiche e difensive fino a generare decisioni assurde come questa. Quella circolare non impone nulla alle scuole autonome, ma viene usata come scudo per non assumersi responsabilità educative che dovrebbero essere elementari. Noi non ci stiamo”. La richiesta di utilizzare l’auditorium della scuola per ricordare le 94 vittime accertate, tra cui 34 minori di quella tragedia è stata fatta nei giorni scorsi con una lettera- che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare – indirizzata al preside nella quale si spiega che sarebbe stata fatta una riflessione dal titolo “Steccato di Cutro, una ferita aperta: il valore dell’umanità”. Un incontro che si sarebbe svolto dalle undici alle tredici del mattino. “Intendiamo rappresentare -cita la lettera di richiesta – un momento educativo e di sensibilizzazione sui temi della solidarietà, dell’accoglienza e dei diritti umani. A tal fine si richiede la partecipazione degli alunni delle classi quarte e quinte”. In prima battuta, Arcuri, ha dato il suo nulla osta ma giovedì con una e-mail – che ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere – indirizzata al sindacato è tornato su suoi passi: “In riferimento alla risposta precedente in cui si concedeva l’utilizzo dell’auditorium, si comunica che, per motivi di mancato contradditorio tra le parti, l’auditorium non può essere concesso”. Contattati da ilfattoquotidiano.it, sia il preside che la direttrice Usr Calabria Loredana Giannicola non hanno risposto. Per Fracassi il caso è nazionale: “Di fronte alla morte, quale contraddittorio si pretende? Si pensa davvero di dover affiancare al ricordo delle vittime la voce di uno scafista o di chi semina odio? Se questa è la strada, allora siamo a una torsione gravissima del ruolo della scuola, che da luogo di educazione alla cittadinanza diventa ostaggio della paura e dell’autocensura”. La Cgil chiede il ritiro immediato del provvedimento, “che rappresenta una delle pagine più buie per la scuola italiana degli ultimi anni”. La segretaria nazionale ribadisce: “Quando il ricordo di 94 morti diventa oggetto di prudenza amministrativa, vuol dire che qualcosa si è rotto nel rapporto tra scuola, democrazia e umanità. Noi quella rottura non la accettiamo. Le vittime di Cutro meritano rispetto. Studentesse e studenti meritano una scuola capace di educare all’umanità”. L'articolo Effetto Valditara, annullato evento a scuola per ricordare i migranti della strage di Cutro: “Manca il contraddittorio” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scuola
Giuseppe Valditara
“Discriminazione nei confronti dei docenti precari”: la Commissione Europea avvia una procedura d’infrazione contro l’Italia
La Commissione Europea accusa ancora una volta l’Italia, rea secondo Bruxelles di discriminazione nei confronti dei docenti precari. La notizia è stata diffusa dalla Flc Cgil che punta il dito contro il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, nonostante siano anni che la situazione è la stessa. Con una lettera partita da Bruxelles, giovedì, l’esecutivo dell’Ue ha avviato una procedura d’infrazione contro lo Stato italiano perché a causa della normativa italiana “gli insegnanti a tempo determinato non hanno diritto a una progressione salariale graduale basata sui periodi di servizio precedenti, contrariamente agli insegnanti a tempo indeterminato”. Una disparità di trattamento che rappresenta “condizioni di lavoro discriminatorie” a detta dei vertici dell’Unione europea. Per Bruxelles, coloro che hanno un contratto di lavoro che termina a fine agosto o con la fine dell’attività didattica o ancora al trenta giugno devono avere lo stesso trattamento di maestri e professori di ruolo. Ora Roma ha due mesi di tempo per spiegare come intende porre rimedio alle carenze emerse. La questione, se non risolta prima con un parere motivato da parte di viale Trastevere, rischia di finire dinanzi alla Corte di giustizia dell’Ue che potrebbe imporre sanzioni pecuniarie che pagherebbero tutti i cittadini. Stiamo parlando di 234.576 (dato dello scorso anno) precari che potrebbero finalmente avere gli stessi diritti degli altri colleghi. “Il Governo italiano continua ad ignorare la discriminazione subita dal personale a tempo determinato a cui non viene riconosciuta, diversamente dal personale di ruolo, la progressione stipendiale basata sull’anzianità di servizio. Per questo la Commissione Europea ha deciso di avviare una procedura di infrazione inviando una lettera di messa in mora causa il mancato allineamento della normativa italiana alla Direttiva 1999/70/CE, che vieta le discriminazioni tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato e impone misure per prevenire l’utilizzo abusivo di contratti a termine nel settore scolastico”, spiega la segretaria nazionale della Flc Cgil, Gianna Fracassi. Nella nota del sindacato di Landini viene richiamato il nome del ministro: “Poiché il tempo assegnato al governo italiano per adeguarsi alla norma è abbondantemente scaduto – continua la nota – chiediamo al Ministro Valditara quando intenda mettersi in regola, stabilizzando tutti i precari vittime della reiterazione dei contratti a tempo determinato e riconoscendo parità di trattamento salariale senza per questo dover aspettare il momento dell’immissione in ruolo. Non può esserci discriminazione tra lavoratori in base alla natura del contratto, gli anni di servizio vanno riconosciuti interamente ai precari. Proseguiremo le azioni di tutela legale per affermare la progressione stipendiale anche per coloro che lavorano a tempo determinato e per garantire loro il riconoscimento integrale dell’anzianità di servizio, il recupero delle differenze stipendiali maturate e non percepite, e il risarcimento per l’abuso sistematico dei contratti a termine”. L'articolo “Discriminazione nei confronti dei docenti precari”: la Commissione Europea avvia una procedura d’infrazione contro l’Italia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Carta docente, la nuova avrà meno soldi ma più servizi. Il ministro Valditara: “Da fine mese sarà attiva ed estesa ai precari”
Carta docente cambia faccia. Ci saranno meno soldi nel borsellino elettronico dei docenti (circa 400 euro) ma più per la formazione (un incremento di 270 milioni) che potranno essere adoperati attraverso le scuole per corsi, personal computer e libri da utilizzare in comodato. “Stiamo aspettando il via libera del Mef: entro fine febbraio, partirà il tutto – annuncia in esclusiva a Ilfattoquotidiano.it il ministro Giuseppe Valditara -. Da 819 mila docenti che godevano del benefit ora saranno oltre un milione. Siamo i primi ad aver ottemperato alla richiesta di estendere la carta anche ai precari con il contratto a fine giugno e agosto. Stiamo ragionando per il futuro anche su una forma di sostegno per gli Ata. Tutto rientra nel pacchetto di welfare che sto portando avanti: assicurazione sanitaria, assicurazione per gli infortuni sul lavoro e durante il tragitto casa-scuola per oltre 1.200.000 lavoratori; scontistiche su treni, voli aerei, spesa. Inoltre il 75% delle sentenze dei ricorsi fatti dai precari che non hanno goduto del benefit negli anni passati è stato eseguito con una spesa di 89 milioni di euro; stiamo concludendo il resto rapidamente”. Il titolare dell’Istruzione e del Merito ha ottemperato alla sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha previsto il bonus anche per i contratti fino al 30 giugno e a fronte di queste modifiche non teme la critica di sindacati e opposizioni che puntualmente a fine gennaio (data prevista dalla norma “a decorrere dall’anno scolastico 2025/2026, con decreto del Ministro dell’istruzione e del merito, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, adottato entro il 30 gennaio di ogni anno, sono definiti i criteri e le modalità di assegnazione della Carta nonché annualmente l’importo nominale della stessa sulla base del numero dei docenti e del personale educativo di cui al primo periodo e delle risorse di cui al comma 123”, Decreto Scuola n. 127/2025) gli hanno tirato la giacchetta. “Deve avvenire al più presto mantenendo intatto l’intero beneficio”, aveva detto nei giorni scorsi la segretaria della Cisl Scuola, Ivana Barbacci. “E’ ingiustificabile. Non sono più accettabili ulteriori rinvii”, avevano sottolineato al nostro giornale i vertici della Uil Scuola. “L’estensione della Carta docente ha mandato in tilt il ministero”, sottolineava il coordinatore della Gilda Scuola, Vito Castellana. Ancora più dura la segretaria della Flc Cgil, Gianna Fracassi uscita con una nota che diceva: “Lasciare gli insegnanti in questa incertezza a metà dell’anno scolastico dimostra quanto poco valore reale venga attribuito alla qualificazione e valorizzazione del docente”. Parole alle quali l’inquilino di viale Trastevere risponde ora osservando che la carta si può utilizzare e cumulare per due anni. Valditara ha voluto avere tutti i dati sulla propria scrivania per ragionare sull’utilizzo efficiente dei fondi prima di decidere. Negli ultimi quattro anni, infatti, su un ammontare di un miliardo e 323 milioni di spesa, il 60,56% è stato usato per acquistare hardware e software; il 28% è servito per comprare libri (divulgativi, scolastici, didattici, pedagogici etc), solo il 6% è servito per la formazione. Il 2% è andato per gli spettacoli teatrali; 0,80% per il cinema; 0,19% per le mostre e 0,10% per i musei. Purtroppo si sono anche registrati molti casi di truffa ai danni dello Stato. Da fonti della Guardia di Finanza si registrano centinaia di casi di illeciti: acquisti di TV, elettrodomestici, condizionatori d’aria, con la complicità dei commercianti. “Le mie scelte – ci dice Valditara- sono il frutto di un ragionamento con dati alla mano. Qual è la finalità della carta docente così come prevista dalla Legge? L’aggiornamento e la formazione del personale docente. E’ necessaria la trasparenza e la salvaguardia delle finalità della norma a tutela dei docenti”. Altro punto: “Spesso e volentieri in passato – continua l’inquilino di viale Trastevere – non sono stati adeguatamente utilizzati i fondi strutturali europei. Per questo abbiamo individuato 270 milioni che andranno alle Scuole per le stesse finalità della carta: i libri e il pc che il docente acquisterà grazie al proprio istituto, li potrà adoperare in comodato d’uso come accade in ogni ufficio pubblico”. Via libera -ovviamente – invece per i “nuovi” accessi alla Carta docente dei precari prima esclusi. In pratica come funzionerà ora il benefit? Tutti i maestri e professori (a parte i supplenti che sostituiscono per pochi giorni) vedranno entro febbraio apparire l’ammontare di circa 400 euro che potranno ancora essere spesi come oggi per cinema, teatro, musei, mostre, libri, hardware e software e ora anche trasporti. Per l’avvenire chi spenderà i soldi per computer e tablet non potrà più reiterare la spesa per lo stesso motivo per un quadriennio: una misura presa anche per evitare abusi. Ogni scuola, invece, avrà un “tesoretto” che servirà per la formazione. Come? Se il professore vorrà frequentare un corso di aggiornamento lo potrà fare richiedendolo alla dirigenza che sosterrà la spesa nell’ambito del piano di formazione della scuola. Così per libri, tablet e computer: l’insegnante chiederà agli uffici di acquistare Il mestiere di vivere di Cesare Pavese o un pc e l’istituto provvederà a fornirlo in comodato. Un procedimento che dovrà essere ben oliato nei prossimi mesi: serve evidentemente individuare una procedura semplice per tutti. “Utilizzando i fondi europei per le medesime finalità previste dalla carta docente – precisa Valditara – abbiamo liberato risorse per estendere l’utilizzo del benefit alle spese per trasporti, abbonamenti dei mezzi pubblici o biglietti ferroviari”. 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