Vince, festeggia, saluta il fidanzato (promesso sposo) e immerge prima la sua
testa e poi il suo cane nel bidone del ghiaccio. La protagonista della sequenza
è Aryna Sabalenka, che ha vinto in tre set la finale femminile di Indian Wells
contro Elena Rybakina (3-6 6-3 7-6), annullando un match point e consolidando il
suo primo posto. Tra Sabalenka e la stessa Rybakina (numero 2 del ranking) ci
sono infatti più di 3mila punti di distacco.
Dopo l’ennesima vittoria, Sabalenka si è scatenata nel post gara. La finale si è
infatti giocata con temperature proibitive (oltre i 35 gradi) e a fine partita
la tennista bielorussa si è subito rinfrescata mettendo la testa nel bidone del
ghiaccio a bordocampo. Qualche attimo dopo ha salutato il fidanzato Georgios
Frangoulis, che le ha passato il loro cane, a cui Sabalenka ha riservato lo
stesso suo trattamento. Il cucciolo infatti è finito nel bidone ghiacciato delle
bevande per una pausa rigenerante. Ovviamente solo per qualche attimo, tra i
sorrisi e lo stupore del pubblico presente sul centrale di Indian Wells.
Il cane è finito poi anche nell’intervista post partita di Aryna Sabalenka, che
tra le risate del pubblico ha spiegato: “Grazie al mio fidanzato (ha mostrato
ridendo la mano con l’anello, ndr). Che settimana: abbiamo preso un cucciolo,
siamo prossimi al matrimonio e ho anche vinto un titolo. La ricorderò
sicuramente per il resto della mia vita“, ha concluso Sabalenka.
“Che giornata – aveva esordito Aryna Sabalenka nell’intervista in campo prima
della premiazione –. Fa un caldo terribile qui. Non so se riuscirò a parlare in
modo coerente in questo momento, ma farò del mio meglio. Prima di tutto,
congratulazioni a Elena per un altro fantastico torneo. Spero davvero di
incontrarla di nuovo nelle fasi successive dei tornei e di poterci sfidare di
nuovo in campo. Infine, ma non per importanza, voglio ringraziare la mia squadra
per essermi sempre stata vicina, per avermi sempre sostenuta e per aver
ascoltato tutte le sciocchezze che dico durante le partite. Grazie per essere
così forti”.
L'articolo Sabalenka trionfa a Indian Wells e sorprende tutti: il cucciolo
finisce nel bidone del ghiaccio dopo la finale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lo scontro tra Washington e Sacramento sulle politiche ambientali nel settore
automobilistico si arricchisce di un nuovo capitolo. Come riporta la Reuters,
l’amministrazione guidata da Donald Trump ha avviato un’azione legale contro lo
Stato della California contestando la validità delle sue norme sui veicoli a
emissioni zero e sui limiti ai gas di scarico.
La causa, depositata il 12 marzo presso un tribunale distrettuale federale in
California, prende di mira il California Air Resources Board, l’agenzia statale
che definisce le politiche sulla qualità dell’aria. Secondo il governo federale,
le regole californiane sarebbero incompatibili con la legislazione nazionale e
creerebbero un sistema parallelo di standard per l’industria automobilistica.
L’iniziativa arriva dopo la legge firmata lo scorso anno dalla Casa Bianca per
cancellare il programma Advanced Clean Cars II, il piano con cui la California
punta a eliminare progressivamente la vendita di nuove auto a benzina entro il
2035. Nonostante quell’intervento, alcune disposizioni continuano a produrre
effetti, spingendo così l’amministrazione federale a rivolgersi ai tribunali per
chiederne l’annullamento definitivo.
L’obiettivo della causa è infatti ottenere una sentenza che dichiari illegittimi
e quindi non applicabili tutti gli obblighi imposti dallo Stato in materia di
veicoli a emissioni zero. Per Washington, standard differenti tra Stati
rischiano di creare confusione per i costruttori e di ostacolare il mercato
nazionale.
Secondo Jonathan Morrison, responsabile della National Highway Traffic Safety
Administration (NHTSA), il contenzioso potrebbe offrire maggiore chiarezza al
settore. “Questa causa aiuterà le case automobilistiche a progettare e produrre
auto e camion conformi a una normativa federale sul risparmio di carburante”, ha
spiegato.
La California, però, difende con forza la propria linea. Nel 2022 lo Stato aveva
ottenuto il via libera dell’Environmental Protection Agency alle norme
denominate Advanced Clean Cars I, che secondo Sacramento restano tuttora in
vigore. Il California Air Resources Board, per il momento, non ha commentato
ufficialmente la nuova iniziativa legale.
Le regole californiane prevedono che le case automobilistiche aumentino
progressivamente la quota di veicoli elettrici venduti e rispettino limiti
sempre più stringenti sulle emissioni allo scarico. Standard molto più severi
rispetto a quelli promossi dall’amministrazione Trump, che negli ultimi mesi ha
avviato un processo di revisione delle normative federali sul risparmio di
carburante.
Secondo lo Stato della costa occidentale, i benefici economici per i cittadini
compenserebbero ampiamente i costi iniziali più elevati dei veicoli elettrici. I
minori consumi di carburante e la riduzione delle emissioni, sostengono da
Sacramento, porterebbero nel tempo a un risparmio complessivo per gli
automobilisti.
Il confronto politico e legale si è intensificato negli ultimi mesi. Ad agosto
l’amministrazione federale aveva già citato in giudizio la California per
bloccare l’applicazione di standard particolarmente rigidi sulle emissioni dei
camion pesanti. A complicare il quadro si aggiunge anche il ruolo del Congresso.
Sotto la pressione di diverse aziende del settore, il Parlamento ha revocato
alla California l’autorizzazione a vietare la vendita di auto tradizionali a
benzina dopo il 2035. Parallelamente, la Casa Bianca ha alleggerito in modo
significativo le norme federali sui gas di scarico e il Congresso ha approvato
una legge che sospende l’applicazione di sanzioni per il mancato rispetto degli
standard sulle emissioni dei veicoli.
La battaglia legale appena iniziata potrebbe quindi avere effetti ben oltre i
confini della California. Molti Stati americani, infatti, tendono ad adottare
gli stessi standard ambientali di quello “ribelle”. Una decisione dei tribunali
potrebbe influenzare l’intero percorso di transizione verso l’auto elettrica
negli Stati Uniti, con ripercussioni sull’industria e sulle strategie dei
costruttori.
L'articolo Trump porta in tribunale la California. Scontro totale sulle auto
elettriche proviene da Il Fatto Quotidiano.
La “scimmia ubriaca” esiste? A sorpresa, la risposta è sì. Uno studio condotto
da Aleksey Maro, dottore dell’University of California Berkeley, in Uganda, ha
permesso di confermare l’ipotesi formulata riguardante l’assunzione di alcol da
parte dei primati. Dunque, anche lo scimpanzé sorseggia un gin tonic? Non è
proprio così. Come riporta Adnkronos, lo studio è stato realizzato grazie
all’analisi delle urine di 20 scimmie e 17 di queste hanno confermato la
presenza di sottoprodotti alcolici provenienti dalla frutta fermentata che fa
parte della dieta degli scimpanzé. I risultati ottenuti da Maro – e confermati
da Robert Dudley, professore di Biologia integrata all’Uc Berkeley – saranno
pubblicati a inizio marzo sulla rivista “Biology Letters”. Lo studio ha prodotto
i primi risultati nel 2025, quando gli scienziati hanno documentato che i frutti
consumati in natura dalle scimmie contengono abbastanza alcol da fornirne circa
14 grammi grammi al giorno, l’equivalente di 2 drink.
QUANTI GRAMMI DI ALCOL CIRCOLANO NEL CORPO DELLE SCIMMIE
Maro ha lavorato al fianco di Sharifah Namaganda, studentessa ugandese
dell’University of Michigan, già nota per la raccolta di dati sull’argomento.
Sotto la sua guida, lo scienziato si è recato per 11 giorni a Ngogo, nel Parco
Nazionale di Kibale, in Uganda. Lì ha raccolto rami biforcuti, ha ricoperto le
estremità con sacchetti di plastica creando contenitori poco profondi, adatti al
campionamento delle urine. Lo studio ha inoltre rivelato che gli scimpanzé
urinano subito dopo il pasto. Dunque, lo scienziato si è appostato vicino agli
alberi dove le scimmie mangiavano principalmente frutta per raccogliere e
analizzare in tempi rapidi i loro prodotti. L’impresa è stata ripagata con
Aleksey Maro che è riuscito a raccoglierne un quantitativo tale da poter
stabilire con precisione i grammi di alcol che circolano nel corpo delle
scimmie. Grazie al campionamento e alla successiva analisi delle urine, lo
scienziato è riuscito a individuare il sottoprodotto metabolico dell’alcol,
ossia l’etilglucuronide. Ciò dimostra che gli scimpanzé ingeriscono quantità
significative di etanolo nella loro dieta. Maro ha scritto: “Abbiamo trovato
prove fisiologiche diffuse del consumo di alcol. Se c’era ancora qualche dubbio
sull’ipotesi della scimmia ubriaca ora è stato chiarito”.
L'articolo La “scimmia ubriaca” esiste? I primati assumono alcol, trovate tracce
di etanolo nell’urina: lo studio proviene da Il Fatto Quotidiano.
È allarme funghi velenosi in California? Di certo, come riporta il Daily Mail,
quattro persone sono morte dopo aver mangiato funghi a cappuccio mortale, mentre
le autorità continuano a far appelli affinché si eviti la raccolta. Dal 18
novembre sono stati segnalati alle autorità sanitarie oltre 35 casi di
avvelenamento da funghi a cappuccio mortale, inclusi quattro decessi e tre
trapianti di fegato.
Il Dipartimento di Salute Pubblica della California esorta le persone a evitare
del tutto la raccolta di funghi quest’anno, “perché i funghi a cappuccio mortale
vengono facilmente confusi con varietà sicure e commestibili”. Il fungo a
cappuccio mortale è uno dei funghi più velenosi al mondo e fa parte di un
piccolo gruppo di funghi contenenti amatossine, composti altamente potenti che
causano il 90% degli avvelenamenti mortali da funghi a livello globale.
Le richieste di assistenza medica che sono arrivate agli ospedali riguardavano
soprattutto lesioni epatiche acute e insufficienza epatica in rapida evoluzione.
Diversi pazienti – dai 19 mesi ai 67 anni- sono stati ricoverati in terapia
intensiva.
Noti anche come Amanita phalloides, i funghi a cappuccio mortale hanno un
aspetto e un sapore simili alle varietà commestibili, come i prataioli. Anche la
cottura, la bollitura, l’essiccazione o il congelamento non renderanno i funghi
commestibili.
“In un anno normale si verificano dai due ai cinque casi di avvelenamento da
fungo mortale, – ha affermato il dott. Craig Smollin, direttore medico della
Divisione di San Francisco del California Poison Control System – Quest’anno la
cosa più importante è l’entità, il numero di persone che ingeriscono questo
fungo. Avere quasi 40 casi è molto insolito”.
La causa? “Le calde temperature autunnali, unite alle piogge precoci, stanno
portando quest’anno a una sorta di super fioritura di funghi mortali in
California”, affermano gli esperti.
L'articolo Quattro persone muoiono dopo aver mangiato funghi mortali: portati
d’urgenza in ospedale, ma era troppo tardi. L’allarme delle autorità: “35 casi
di avvelenamento” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Pochi giorni fa Bill Ackman, miliardario e gestore di un importante fondo
speculativo, aveva definito la proposta di una tassa una tantum del 5% per i
miliardari residenti in California un “esproprio di proprietà privata”. Ha
probabilmente espresso il punto di vista di moltissimi super ricchi, ma non di
tutti. Jensen Huang, nona persona più ricca al mondo e ad di Nvidia, primo
gruppo ad aver superato i 5000 miliardi di dollari di capitalizzazione di Borsa,
in un’intervista a Bloomberg Television ha detto di non essere affatto
preoccupato dall’eventualità. “Non ci ho pensato nemmeno una volta – ha detto il
cofondatore del gruppo dei semiconduttori – abbiamo scelto di vivere nella
Silicon Valley, e qualunque tassa vogliano applicare, così sia. Mi va
benissimo“.
Va detto che l’effettiva entrata in vigore della tassa è tutt’altro che sicura.
A proporla è stata un sindacato californiano, ma affinché diventi effettiva
mancano diversi passaggi. Il Billionaire Tax Act, che la prevede, dovrebbe prima
ottenere l’approvazione della maggioranza degli abitanti dello Stato Usa. E la
consultazione si terrà solo nel caso vengano raccolte entro giugno quasi 900mila
firme. Se passasse, secondo i calcoli della rivista Forbes Huang dovrebbe pagare
al momento circa 8 miliardi di dollari.
Altri big della Silicon Valley sono di ben altro avviso. David Sacks e Peter
Thiel hanno già annunciato l’apertura di due uffici fuori dai confini
californiani: il primo – sudafricano e uomo di punta dell’amministrazione Trump
sull’IA – ha inaugurato una sede ad Austin, in Texas. Thiel, cofondatore di
PayPal, ha scelto invece Miami.
A commentare la proposta e le dichiarazioni di Huang Gabriel Zucman, docente a
Berkeley e alla Paris School of Economics e premiato economista noto per le
ricerche sui paradisi fiscali e la mancata tassazione dei grandi patrimoni. In
un post su X, ha scritto che Huang “dice le cose come stanno: va benissimo!”.
L’economista ha poi ricordato che la legge “imporrebbe un’imposta una tantum del
5% su tutti i beni (al netto dei debiti) posseduti da individui con un
patrimonio superiore a 1 miliardo di dollari. Ci sono circa 200 persone di
questo tipo in California. L’imposta genererebbe circa 100 miliardi di dollari”.
Zucman ha ricordato come la ricchezza dei miliardari sia esplosa – “come
ovunque” – anche in California, con “+7,5% in media all’anno negli ultimi 40
anni, al netto dell’inflazione”. In generale, si legge, negli Stati Uniti la
ricchezza delle 400 famiglie più ricche è passata dal 1982 dal 2% al 20% del
PIL. In chiusura, il professore universitario ha messo in parallelo la rivolta
anti-tasse del 1978 esplosa in California con la Proposta 13, “che pose un tetto
massimo alle imposte sulla proprietà e diede il via all’ondata conservatrice che
travolse la nazione negli anni ’80”, facendo notare come questa volta invece
“potrebbe guidare un movimento globale per la giustizia fiscale“.
L'articolo La California studia una tassa del 5% sui miliardari. E l’ad di
Nvidia, nono più ricco al mondo, fa sapere che “va benissimo” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Tragedia in California: il corpo di Erica Fox, triatleta californiana scomparsa
una settimana fa, è stato ritrovato su una spiaggia e – secondo i vigili del
fuoco – è stata uccisa da uno squalo. I resti di Erica Fox sono stati ritrovati
sabato, come confermato dal padre e dal marito alle agenzie di stampa
statunitensi. Fox, 55 anni, faceva parte di un gruppo di nuotatori partiti il 21
dicembre da Lovers Point, vicino a Monterey, in California, ma non era mai
tornata a riva. Secondo il San Francisco Chronicle, un testimone che passava per
caso in auto nella zona aveva raccontato di aver visto saltare dall’acqua uno
squalo con qualcosa in bocca che sembrava un corpo umano.
Domenica Jean-François Vanreusel – marito di Erica Fox – e altri componenti del
suo club di nuoto avevano organizzato una marcia commemorativa lungo la costa di
Lovers Point. Dalla sua scomparsa è cominciata un’operazione di ricerca su larga
scala, che ha coinvolto equipaggi della Guardia Costiera statunitense,
soccorritori dei vigili del fuoco e della polizia locali. Alla fine il corpo è
stato ritrovato sulla spiaggia di Davenport, a sud di Santa Cruz. A riconoscere
i resti sono stati marito e padre della vittima. A largo della costa
californiana sono tantissimi gli squali bianchi presenti, ma difficilmente ci
sono incidenti con gli esseri umani. Prima della morte della triatleta negli
ultimi 75 anni erano state 16 le vittime.
L'articolo La triatleta Erica Fox sbranata da uno squalo: choc in California. I
resti trovati dopo una settimana proviene da Il Fatto Quotidiano.
Allarme in California per le intense precipitazioni. Le forti piogge dei giorni
scorsi e quelle attese per Natale hanno aumentato il rischio di inondazioni e
costretto le autorità a chiedere l’evacuazione di migliaia di persone. Nel nord
dello stato c’è inoltre un elevato pericolo di forti nevicate.
L'articolo Rischio inondazioni in California per le forti piogge, evacuate
migliaia di persone – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.