Tag - Longevità

Generazione X e Millennials vivranno meno? Lo studio che preoccupa sulla nuova longevità negli Usa
Per oltre un secolo, la storia dell’umanità occidentale è stata una marcia trionfale verso la longevità. Ogni generazione ha vissuto più della precedente, grazie a vaccini, igiene e antibiotici. Ma oggi, negli Stati Uniti, quella marcia sembra essersi trasformata in un brusco testacoda. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences), condotto dai ricercatori della University of Texas Medical Branch (UTMB), lancia un allarme che non riguarda solo le statistiche, ma il futuro biologico di un’intera nazione: l’aspettativa di vita americana era in crisi molto prima che il Covid-19 apparisse sulla scena e continua a dover affrontare minacce derivanti dalla diffusione delle malattie croniche e dai tumori emergenti. Lo studio, finanziato dal National Institute on Aging (NIA) del National Institutes of Health, ha esaminato il motivo per cui l’aspettativa di vita, in costante aumento da oltre un secolo, si è fermata intorno al 2010, sfidando le aspettative di un miglioramento costante osservate nella maggior parte dei Paesi ad alto reddito. I ricercatori hanno analizzato i tassi di mortalità per età, sia per coorti di nascita che per periodi di tempo, creando uno dei quadri più completi ad oggi sull’andamento della mortalità negli Stati Uniti. I loro risultati dimostrano che la stagnazione dell’aspettativa di vita non è il risultato di una singola causa, bensì di una complessa convergenza di fattori quali l’aumento delle malattie croniche, l’evoluzione dei rischi comportamentali e l’aumento di alcuni tipi di cancro tra i giovani adulti. “Volevamo capire perché, in un periodo di grandi progressi nell’assistenza medica, gli americani non vedevano più miglioramenti nella longevità”, afferma Neil Mehta, demografo, epidemiologo e membro della facoltà dell’UTMB, nonché autore principale dello studio. Lo studio identifica le malattie cardiovascolari come uno dei principali fattori che contribuiscono alla stagnazione dell’aspettativa di vita del Paese, nonostante i notevoli progressi nel trattamento e nella prevenzione degli ultimi decenni. I ricercatori sottolineano inoltre l’aumento emergente dei tumori, incluso il cancro del colon-retto in specifiche coorti di nascita, come segnali d’allarme che le generazioni più giovani potrebbero dover affrontare un peggioramento delle condizioni di salute negli anni a venire. “Questo è un invito all’azione”, sottolinea Mehta. “Stiamo salvando più vite grazie a una medicina migliore, ma sempre più persone si ammalano, e questa disconnessione sta alimentando queste tendenze preoccupanti”, aggiunge. “Questa stagnazione dell’aspettativa di vita non è attribuibile a una singola coorte di nascita, né a una singola fascia d’età”, continua Mehta. “In realtà riguarda l’intero ciclo di vita, il che è molto preoccupante”, aggiunge. Mehta ha affermato che le coorti nate dopo il 1970 presentavano risultati particolarmente negativi, soprattutto in relazione alla mortalità per cancro e ad alcune patologie cardiache. “Non avevano affatto un bell’aspetto, il che suggerisce che, invecchiando, contribuiranno negativamente alla crescita dell’aspettativa di vita”, afferma Mehta. Anche Leah Abrams, professore associato di salute pubblica presso la Tufts University e prima autrice dello studio, ha richiamato l’attenzione su queste coorti di nascita. “Notiamo tendenze preoccupanti per i nati tra il 1970 e il 1985 circa, ovvero la generazione X avanzata e i Millennial più anziani”, sottolinea Abrams. “Queste coorti presentano un andamento peggiore rispetto alle precedenti per quanto riguarda la mortalità per tutte le cause, i decessi per malattie cardiovascolari e tumori, in particolare il cancro al colon, e le cause esterne”, aggiunge. Questi risultati potrebbero sembrare in contrasto con le recenti buone notizie sul ritorno dell’aspettativa di vita ai livelli precedenti al Covid-19. Ma Mehta e il suo team di ricerca si sono concentrati sui dati raccolti prima della pandemia. “Tutti i fattori comportamentali e sociali – tutto ciò che è radicato nei nostri corpi e nella nostra popolazione – sono ancora qui con noi”, evidenzia Mehta. “Ecco perché era davvero importante analizzare la situazione prima del Covid, ed è ciò che abbiamo fatto in questo articolo. Sebbene l’aspettativa di vita fosse stagnante, la mortalità per cancro – continua – era in miglioramento, finché non siamo arrivati ad alcune fasce d’età più giovani, dove abbiamo improvvisamente assistito a un aumento della mortalità per alcuni tipi di cancro, soprattutto tra i nati dopo il 1970. Ma anche nella coorte degli anni ’50 e ’60, abbiamo iniziato a osservare questo tipo di aumento per alcuni tipi di cancro, tra cui il cancro del colon”. Lo studio non ha cercato specificamente le cause di questi cambiamenti. “Abbiamo esaminato le malattie cardiache e alcuni tipi di cancro”, specifica Mehta. “Abbiamo esaminato cause esterne come overdose di droga e omicidio. Molte di queste cause mostravano un andamento negativo. Abbiamo concluso che negli Stati Uniti ci sono sfide molto serie da affrontare nel futuro”, conclude. Valentina Arcovio L'articolo Generazione X e Millennials vivranno meno? Lo studio che preoccupa sulla nuova longevità negli Usa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Usa
Ricerca Scientifica
Scienza
Longevità
Per gli anziani poveri il tasso di mortalità raddoppia: l’indigenza accorcia la vita di 9 anni
Gli anziani più poveri sono anche i meno longevi. Ci sono infatti fino a 9 anni di differenza nell’aspettativa di vita tra anziani a reddito elevato e quelli con reddito basso. È quanto emerge da un’analisi condotta dal National Council on Aging (NCOA) degli Stati Uniti e dal LeadingAge long-term services and supports (LTSS) Center dell’Università del Massachusetts a Boston, al centro del congresso nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG), “Liberi e Longevi”, che si è concluso da poco nel quartiere di Scampia, a Napoli. Lo studio, condotto negli Stati Uniti, ha valutato l’impatto delle condizioni socio-economiche negative sugli over 60 statunitensi. I risultati hanno rilevato che la maggior parte degli anziani non dispone di risorse sufficienti per far fronte a una assistenza sanitaria a lungo termine o a problemi di salute, con una maggiore incidenza della mortalità che arriva a ridurre la longevità di quasi un decennio. “Secondo l’analisi condotta negli Stati Uniti, gli anziani che appartengono al 20% più povero della popolazione, con un reddito medio inferiore ai 20.000 dollari l’anno, muoiono con una frequenza quasi doppia rispetto ai loro coetanei con un reddito annuo pari o superiore ai 120.000 dollari”, sottolinea Dario Leosco, presidente SIGG e professore Ordinario di Geriatria all’università degli Studi di Napoli Federico II. “Nel periodo compreso tra il 2018 e il 2022, infatti, il tasso di mortalità degli over 60 economicamente più svantaggiati ha raggiunto il 21%, mentre tra i più benestanti si è fermato intorno al 10,7%. È proprio questa differenza di quasi dieci punti percentuali che traduce in termini concreti l’impatto della povertà sulla vita: in media, gli anziani con meno risorse muoiono circa nove anni prima di quelli più abbienti”, aggiunge. Ma non si tratta soltanto di avere meno mezzi: lo svantaggio socioeconomico, espresso in termini di reddito, istruzione, alloggio, si “fa strada” anche nell’organismo, provocando in misura inversamente proporzionale al reddito, una condizione di stress cronico che può portare a un’infiammazione sistemica di tutti i tessuti. “Questa rappresenta terreno fertile per il prosperare di malattie neurodegenerative, cardiovascolari e oncologiche, a cui si aggiunge l’effetto antagonista nei confronti del sistema immunitario, con la conseguente perdita progressiva delle capacità dell’organismo di difendersi da agenti esterni”, evidenzia Leosco. “La scarsità economica si trasforma quindi anche in un fattore di rischio biologico che accorcia l’esistenza e riduce gli anni vissuti in buona salute”. In Italia si stima siano circa 1 milione gli over 65 che vivono in povertà. “L’universalismo del nostro Sistema Sanitario, unito alla prevenzione e alla medicina di base, ha contribuito fino ad oggi in modo significativo alla riduzione della mortalità e all’allungamento dell’aspettativa di vita, ma una sanità pubblica sempre più ‘ristretta’, a fronte di una privatizzazione che avanza, rischia di creare barriere economiche che minano l’aspettativa di vita”, avverte Leosco. “Le politiche pubbliche, in particolare quelle economiche e sociali, rappresentano quindi un potente strumento per orientare gli esiti di salute collettivi e garantire un invecchiamento sano. Di conseguenza, ogni decisione politica è anche una decisione sanitaria. Costruire una società più giusta è pertanto la più efficace politica di salute pubblica”. LINK allo studio Valentina Arcovio L'articolo Per gli anziani poveri il tasso di mortalità raddoppia: l’indigenza accorcia la vita di 9 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Povertà
Scienza
Longevità