Cilia Flores: avvocata, dirigente politica e personaggio mediatico. La “primera
combatiente”, come l’ha definita il dittatore venezuelano, ha costruito negli
ultimi trent’anni una carriera strettamente intrecciata allo chavismo. La sua
centralità politica è emersa con forza anche durante l’ultimo attacco
statunitense a Caracas, quando è stata catturata insieme al marito e trasferita
fuori dal Venezuela.
Nata il 15 ottobre 1956 a Tinaquillo, nello stato di Cojedes, Cilia Flores è la
più giovane di sei fratelli. Cresciuta in condizioni di forte precarietà, in una
capanna di fango, figlia di un commerciante ambulante, si trasferisce a Caracas
in cerca di opportunità. Qui studia diritto penale all’università di Santa María
e lavora part-time in una stazione di polizia, occupandosi della trascrizione
delle deposizioni di testimoni.
Il suo avvicinamento alla politica avviene alla fine degli anni Ottanta, durante
il Caracazo, la serie di proteste e disordini scoppiate a fine febbraio del 1989
sotto il governo di Carlos Andrés Peréz. Negli anni Novanta diventa una delle
avvocate di Hugo Chávez, difendendolo dopo il fallito golpe del 1992 e gestendo
la corrispondenza con i sostenitori della rivoluzione. In questo periodo fonda
il Círculo Bolivariano de los Derechos Humanos e aderisce al movimento MBR-200,
costruendosi una reputazione di attivista e legale impegnata.
Durante le attività politiche e legali legate a Chávez conosce Nicolás Maduro,
allora leader sindacale e consigliere del futuro presidente. Entrambi
divorziati, iniziano una relazione destinata a trasformarsi in un sodalizio
politico. Maduro l’ha descritta come una donna dal “carattere focoso”, capace di
affiancarlo e sostenerlo nei momenti chiave dell’ascesa e del consolidamento del
regime. Il loro legame è stato formalizzato molti anni dopo, con un matrimonio
civile celebrato il 15 luglio 2013 e officiato dal politico e psichiatra Jorge
Rodríguez a Caracas.
La carriera politica di Flores accelera negli anni Duemila. Eletta deputata,
diventa nel 2006 la prima donna a presiedere l’Assemblea Nazionale, incarico
mantenuto fino al 2011 e caratterizzato da una linea dura nei confronti
dell’opposizione. Nel 2012 Chávez la nomina procuratrice generale della
Repubblica, ruolo che ricopre fino al 2013, anno della morte del presidente. Nel
2017 viene eletta all’Assemblea nazionale costituente e mantiene posizioni di
primo piano all’interno del Partito socialista unito del Venezuela.
Oltre al profilo politico, Flores ha sperimentato anche una presenza mediatica
più popolare, conducendo programmi televisivi di promozione sociale come Con
Cilia en familia, dedicati ai valori familiari e rivoluzionari. In un discorso
del 2025 ha ribadito che il Venezuela avrebbe continuato a difendere “la dignità
e il progetto rivoluzionario di fronte a ogni aggressione straniera”,
riaffermando la linea di resistenza del regime alle pressioni esterne.
La sua figura è segnata inoltre da numerose polemiche. Negli anni è stata
accusata di nepotismo per l’impiego di diversi familiari in ruoli pubblici,
accuse che lei ha respinto definendole parte di una “campagna diffamatoria”.
Particolarmente noto è il caso dei cosiddetti “narcosobrinos”: due suoi nipoti,
Efraín Antonio Campo Flores e Francisco Flores de Freitas, sono stati arrestati
nel 2015 dalla Dea ad Haiti con circa 800 chili di cocaina destinata agli Stati
Uniti, condannati da un tribunale di New York e rilasciati nel 2022 con uno
scambio di prigionieri.
L'articolo Cilia Flores, chi è la moglie di Maduro e “primera combatiente” del
potere chavista proviene da Il Fatto Quotidiano.