La rivoluzione dei farmaci dimagranti – di cui Ozempic e Wegovy sono i più noti
– non sta influendo solo sulla qualità della vita di chi li assume: potrebbe
addirittura portare una benefica ventata nel settore aereo. Proprio questo
emerge dallo studio Jefferies pubblicato nella seconda settimana di gennaio e
che ha fatto decisamente scalpore.
IL GRATTACAPO DEL CARBURANTE
580 milioni di dollari all’anno: tanto potrebbero risparmiare in carburante le
quattro principali compagnie aeree statunitensi (American Airlines, Delta Air
Lines, Southwest Airlines e United Airlines) secondo l’indagine condotta
dall’analista azionaria Sheila Kahyaoglu di Jefferies, che ha dichiarato al New
York Times: “È logico che il peso dei passeggeri abbia un impatto sui costi”.
Secondo le stime dello studio, nel 2026 le quattro compagnie citate consumeranno
oltre 60 miliardi di litri di carburante, per un costo complessivo di 38,6
miliardi di $, cioè quasi il 20% della loro spesa totale. Kahyaoglu ritiene
possibile una riduzione di circa 1452 kg su un Boeing 737 Max 8. Come se non
bastasse, ci sarebbero benefici anche gli investimenti: infatti una riduzione
del 2% del peso trasportato potrebbe aumentare gli utili per azione di circa il
4%. Le prospettive appaiono pure in crescita, vista la continua diffusione dei
farmaci antiobesità – anche grazie al fatto che sono disponibili pure versioni
sotto forma di pillole, più facili da gestire rispetto alle classiche iniezioni.
Secondo un’indagine pubblicata a novembre e curata dall’associazione non profit
americana KFF, negli USA un adulto su 8 assume farmaci dimagranti. Quanto
all’Italia, secondo i dati AIFA resi noti a novembre, nel 2024 le vendite di
questi farmaci sono aumentate del 78,7%. Ozempic e affini dimostrano quindi di
risolvere contemporaneamente un cruccio che riguarda in modi simili persone… e
aerei.
GUERRA AL PESO
Non è da ora che l’hanno dichiarata le compagnie aeree: anche il più piccolo
calo sembra capace di portare benefici in un sottilissimo gioco di equilibri,
che può sembrare insignificante ma comunque incidere sul serio quando si tratta
di generare la spinta sufficiente per far decollare e mantenere in volo un
aereo. “Quattro decenni fa, American Airlines rimosse una singola oliva
dall’insalata di ogni passeggero, risparmiando 40.000 $ all’anno in costi per il
cibo e il carburante”, scrive il New York Times. Nel 2024, vettori come Air New
Zealand, Finnair e Korean Air si sono attirati delle critiche per la scelta di
pesare alcuni passeggeri al gate per valutarne peso ed equilibrio – soprattutto
su un aereo con pochi posti, anche un lieve cambiamento nella distribuzione del
peso può causare problemi in volo. L’anno scorso, è balzata agli onori delle
cronache la notizia secondo cui Ryanair era perfino disposta a pagare congrui
bonus ai dipendenti che individuavano bagagli fuori misura, e quindi più
pesanti.
Ma gli effetti dei farmaci antiobesità non sembrano limitarsi a questo. Secondo
un recente articolo pubblicato su NBC News, negli USA alcune catene di
ristoranti cominciano a proporre menù più adatti ai nuovi bisogni di chi assume
Ozempic o Wegovy. “Le catene nazionali di ristoranti stanno silenziosamente
riformulando i loro menù per offrire ai clienti porzioni ridotte a prezzi
inferiori, indipendentemente dal fatto che siano in cura o meno con il farmaco”,
si legge sull’articolo. Pure i supermercati seguono l’onda, come riportava la
scorsa settimana AP. “I pasti e gli snack con l’etichetta ‘GLP-1 Friendly’ in
confezione si stanno diffondendo nei supermercati USA, man mano che un numero
crescente di americani prova i farmaci contro l’obesità come Wegovy e Zepbound
per dimagrire”. Una rivoluzione dunque con effetti benefici, anche se l’effetto
dimagrante di questi medicinali sarebbe effimero, secondo un nuovo studio: il
rischio è che smettendo l’assunzione si recuperi in fretta i chili persi, con
buona pace delle compagnie aeree.
L'articolo “Il peso dei passeggeri ha un impatto sul costo dei voli: se sono più
magri, i biglietti si pagano meno”: gli effetti dell’Ozempic-mania sugli aerei
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Obesità
Quattro ore di allenamento al giorno, cancelli d’acciaio chiusi, pesate
obbligatorie e pochissime possibilità di uscire. In Cina stanno facendo
discutere le cosiddette “prigioni per grassi”, strutture chiuse per la perdita
di peso che promettono risultati rapidi attraverso disciplina ferrea, controllo
costante e attività fisica intensa. A raccontare cosa accade all’interno di uno
di questi campi è una donna australiana di 28 anni, che ha documentato la sua
esperienza sui social. La sua storia è stata ricostruita dal Daily Mail, che ha
seguito passo dopo passo il suo soggiorno.
Per contrastare il crescente problema dell’obesità, la Cina ha sviluppato negli
ultimi anni una rete di campi dimagranti commerciali o affiliati a enti
pubblici, spesso ricavati da ex campus o strutture riconvertite. Sono centri che
funzionano secondo un modello quasi militare e che accolgono adulti e bambini,
con programmi personalizzati ma regolati da norme molto rigide. L’obiettivo è
indurre una perdita di peso significativa in tempi brevi, puntando su dieta
controllata, monitoraggio continuo e disciplina quotidiana.
Secondo quanto riportato dal Daily Mail, questi campi rappresentano una scelta
estrema per chi ha già abbandonato diete, personal trainer e programmi di
dimagrimento tradizionali. Una scelta che comporta però una drastica riduzione
dell’autonomia personale: “Arrendersi non è un’opzione”, scrive il quotidiano
britannico, sottolineando come le strutture mantengano i cancelli chiusi e
prevedano regole che rendono difficile lasciare il programma prima della fine. A
fornire uno sguardo diretto dall’interno è una 28enne australiana, conosciuta su
Instagram come @eggeats, che ha deciso di iscriversi a uno di questi campi
all’inizio di dicembre. Per meno di 1.000 dollari (circa 700 euro), la donna ha
aderito a un programma di quattro settimane, documentando quotidianamente la sua
routine.
Nei video pubblicati sui social, la giovane racconta di allenarsi per circa
quattro ore al giorno e di seguire 19 lezioni settimanali. La giornata inizia
con un corso di aerobica di gruppo al mattino, prosegue con sessioni di HIIT,
tapis roulant e boxe, e si conclude la sera con una lezione obbligatoria di
spinning. Quest’ultima, spiega, si svolge in un contesto ad alta intensità, con
musica a tutto volume, luci stroboscopiche e un’atmosfera che lei stessa
descrive come “simile a un rave”.
Anche l’alimentazione è rigidamente regolata: i pasti vengono serviti su vassoi
con porzioni misurate. La colazione può consistere in una sola fetta di pane,
pomodoro e cetriolo tagliati e quattro uova sode. Il pranzo è il momento più
atteso della giornata perché rappresenta il pasto più abbondante: secondo quanto
raccontato dalla donna, può includere anatra brasata, radici di loto, verdure
saltate, carote crude e una banana. Snack, cibi confezionati e alimenti
considerati “vietati” – come noodles istantanei o spuntini fritti e sottaceto –
vengono confiscati all’ingresso del centro.
La vita all’interno del campo è fortemente regolata anche sul piano logistico. I
partecipanti dormono in dormitori condivisi, fino a cinque persone per stanza, e
non possono lasciare la struttura senza “validi motivi” approvati dalla
direzione. In uno dei suoi video, la 28enne mostra le alte mura di cemento, i
cancelli metallici, i cavi elettrificati e i punti di accesso controllati dalla
sicurezza, che circondano l’intero complesso. L’alloggio è incluso nel costo del
programma e comprende uno spazio personale per ciascun partecipante, con
scrivania, armadietto e guardaroba sotto i letti a castello, oltre a servizi
essenziali come docce ad alta pressione e bagni alla turca. Sono inclusi anche
tre pasti al giorno, seppur estremamente basici.
Nonostante il regime rigido, sono previsti alcuni momenti di pausa. Ogni sera,
dalle 19.40, i partecipanti hanno del tempo libero, mentre la domenica è
dedicata al riposo, con un’unica eccezione: una lezione serale obbligatoria di
spinning. Il programma accetta persone provenienti da tutto il mondo e, come
spiega la content creator, non è necessario parlare mandarino o cantonese,
poiché lo staff utilizza spesso l’inglese. Sono disponibili anche programmi di
due settimane, ma – secondo quanto riferito dalla struttura – il percorso
consigliato è quello di 28 giorni, considerato più efficace. La donna ha
raccontato di aver perso 2,25 chili in sette giorni e circa 4 chili entro il
quattordicesimo giorno.
Nonostante la fatica, i dolori muscolari e le sveglie all’alba, la 28enne si
dice soddisfatta dell’esperienza: “Ho fatto tante amicizie, tutti sono gentili e
non giudicanti perché abbiamo lo stesso obiettivo: perdere grasso”, ha
dichiarato, consigliando il programma a chi è disposto a mettersi alla prova.
Nei commenti ai suoi video, però, non mancano le critiche. Alcuni utenti mettono
in dubbio l’efficacia di un regime così rigido rispetto ai risultati ottenuti.
“Otto libbre in 14 giorni non sono molte per un fat camp”, scrive un utente,
citato dal Daily Mail. “A casa si può perdere lo stesso peso andando in palestra
e cambiando alimentazione”.
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L'articolo “Sono stata 28 giorni chiusa in una ‘prigione per grassi’ per
dimagrire: una volta entrati non si può più uscire fino alla fine del
programma”: il racconto di una 28enne al Daily Mail proviene da Il Fatto
Quotidiano.