Boyan Chowdhury, ex chitarrista degli Zutons e originario del Bangladesh. ha
denunciato di essere stato vittima di un attacco razzista che gli ha causato una
enorme ferita alla testa. L’aggressione, stando a quanto raccontato dal
musicista, è avvenuta nella zona di Wavertree, a Liverpool.
“Sono stato vittima di un attacco razzista da parte di una banda di ragazzi. –
ha spiegato – Mi hanno chiamato PAKI, SABBIA NEGRA e SPORCO ARABO. Poi uno mi è
corso addosso di lato con un pezzo di legno lungo due piedi. Se non mi fossi
girato credo che in questo momento sarei stato colpito alla nuca e morto”.
Poi ha rivelato: “Mi ha fatto passare davanti e come potete vedere mi ha
spaccato la testa fino al cranio. Si sono avvicinati volontariamente con questo
pezzo di legno. Questa città è fottutamente una merda. Pieno di sporchi orribili
ratti razzisti. E peggiora ogni giorno”.
La polizia del Merseyside ha confermato che l’aggressione subita dal 46enne è
“motivata dall’odio”.
L'articolo “Hanno urlato ‘paki, sabbia negra e sporco arabo’. Mi hanno colpito
in pieno e aperto la testa fino al cranio”: Boyan Chowdhury, ex chitarrista
degli Zutons, si sfoga proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Paura per mamma e figlia: una giornata al mare si è trasformata in un incubo. Le
due, attorno alle 17 del 10 marzo scorso, sono rimaste bloccate nelle sabbie
bagnate della laguna di Three Shells, una spiaggia nell’Inghilterra orientale.
L’acqua, racconta chi le ha salvate, era arrivata fino alla vita e c’era la
marea in arrivo.
A sprofondare per prima è stata la bambina che probabilmente stava giocando
sulla sabbia. Poi anche la madre, nel tentativo di soccorrerla, è affondata.
Per fortuna uno dei responsabili dell’Adventure Parks, un parco divertimenti non
lontano dalla zona, ha notato l’incidente e così, avvisando altri membri del
team, si è precipitato a soccorrere mamma e figlia. Gli operai del parco hanno
portato delle corde e le hanno messe in salvo, mentre un altro dipendente
contattava la Guardia Costiera.
“Un grande applauso al nostro team che è intervenuto immediatamente, le ha
salvate e messe in sicurezza”, ha commentato sui social il parco divertimenti,
pubblicando il video dell’incidente.
L'articolo Madre e figlia affondano nella sabbia della laguna: salve per un
soffio. La giornata al mare trasformata in incubo – Video proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Quattordici ore di volo trasformate in un incubo logistico e umano. Un decesso
improvviso subito dopo il decollo, la fredda applicazione dei protocolli aerei
che sconsigliano l’atterraggio di emergenza per un passeggero già deceduto e,
infine, un grave errore di valutazione: aver posizionato la salma in un’area
dell’aereo dotata di pavimento riscaldato. È la sintesi di quanto accaduto lo
scorso 15 marzo a bordo del volo BA32 della British Airways, operato con un
Airbus A350-1000 e decollato da Hong Kong con destinazione Londra Heathrow. Una
vicenda che ha lasciato sotto choc i 331 passeggeri a bordo e lo stesso
personale della compagnia britannica.
IL MALORE E LA DECISIONE DI NON DEVIARE IL VOLO
Il dramma si è consumato a circa un’ora dal decollo, quando una donna sulla
sessantina, in viaggio con i propri familiari, è deceduta improvvisamente.
Constatato il decesso, l’equipaggio si è trovato a dover gestire l’emergenza in
un volo a lungo raggio appena iniziato. Come ha spiegato una fonte interna
citata dal tabloid britannico The Sun, la decisione dei piloti è stata quella di
proseguire verso il Regno Unito per le restanti 13 ore. “Ovviamente, la famiglia
della donna era distrutta, così come l’equipaggio. Molti volevano tornare a Hong
Kong”, ha rivelato la fonte. “Ma, per dirla senza mezzi termini, se un
passeggero è già morto, la situazione non è più considerata un’emergenza”.
IL NODO DELLA SALMA: IL RIFIUTO DELLA TOILETTE E IL PAVIMENTO RISCALDATO
La gestione del corpo ha innescato un acceso dibattito a bordo. In base alle
linee guida della International Air Transport Association (IATA), quando una
persona viene dichiarata morta in volo, la salma dovrebbe essere spostata in un
posto isolato, ricollocata nel proprio sedile originario o, “a discrezione
dell’equipaggio, in un’altra area che non ostruisca un corridoio o un’uscita”.
“C’è stata una discussione su cosa fare con il corpo“, ha riferito la fonte al
Sun. “La richiesta della cabina di pilotaggio di rinchiuderlo in una toilette è
stata respinta dall’equipaggio. Quindi hanno dovuto isolare la salma, avvolgerla
in appositi materiali e spostarla in una galley [l’area cucina/servizio, ndr]
nella parte posteriore dell’aereo”.
È in questo frangente che si è consumato l’errore che ha aggravato la
situazione: la galley scelta disponeva di un sistema di riscaldamento a
pavimento. “Un dettaglio trascurato da alcuni membri dell’equipaggio”, ha
precisato la fonte. La prolungata esposizione al calore per oltre 12 ore ha
avuto conseguenze inevitabili: “Verso la fine del volo ci sono state lamentele
per la presenza di un cattivo odore in quella regione del velivolo. La puzza era
irrespirabile“. Lo choc è stato tale che, secondo le indiscrezioni, alcuni
passeggeri avrebbero dovuto prendere giorni di permesso dal lavoro per
riprendersi dallo stress psicologico del viaggio.
L’ARRIVO A LONDRA E LA POSIZIONE DELLA COMPAGNIA
L’Airbus ha toccato la pista di Heathrow alle 4:52 del mattino. Ad attendere il
volo BA32 c’era la polizia britannica: ai passeggeri è stato chiesto di rimanere
seduti ai propri posti per circa 45 minuti, il tempo necessario agli agenti per
salire a bordo e completare i primi accertamenti legali sul decesso. Nonostante
il forte disagio riportato, British Airways ha confermato di non aver ricevuto
denunce formali da parte dei passeggeri. La compagnia ha rilasciato una
dichiarazione ufficiale per chiarire la propria posizione e difendere l’operato
del personale: “Un cliente purtroppo è deceduto a bordo e i nostri pensieri
vanno alla sua famiglia e ai suoi amici in questo momento difficile. Stiamo
supportando il nostro equipaggio e tutte le procedure sono state seguite
correttamente”.
L'articolo “C’era una puzza irrespirabile, c’è stata una discussione su cosa
fare con il corpo”: passeggera muore a bordo, il cadavere lasciato per 13 ore su
un pavimento riscaldato. Incubo sul volo British Airways proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Lutto nel mondo del giornalismo sportivo americano. Jessi Pierce, 37 anni, e i
suoi tre figli hanno perso la vita in un devastante incendio divampato
all’interno della loro abitazione a White Bear Lake. Nel rogo è deceduto anche
il cane di famiglia. La tragedia è avvenuta sabato 21 marzo, ma è stata
ufficializzata nella giornata di domenica dalla National Hockey League (NHL),
lega per la quale la donna lavorava da ormai un decennio.
LE FIAMME DAL TETTO E L’INTERVENTO DEI SOCCORSI
Secondo quanto ricostruito dalle autorità locali, l’allarme è scattato nella
mattinata di sabato. Sono stati i vicini di casa a chiamare il 911, segnalando
la presenza di alte fiamme che fuoriuscivano dal tetto dell’abitazione. Quando
sono arrivate le squadre dei Vigili del fuoco, purtroppo, era tardi: i
soccorritori entrati nella struttura hanno rinvenuto i corpi senza vita
dell’adulta, dei tre bambini e dell’animale domestico. Le cause esatte che hanno
innescato l’incendio non sono ancora note e sono attualmente oggetto di
un’approfondita indagine. “I nostri cuori sono addolorati per le persone
coinvolte in questa tragedia”, ha dichiarato in un comunicato Greg Peterson,
capo dei vigili del fuoco di White Bear Lake. “Chiediamo l’opportunità di
permettere alla nostra comunità di unirsi e sostenersi a vicenda in questo
momento difficile”.
IL RICORDO DELLA NHL E DEI MINNESOTA WILD
Jessi Pierce era una professionista molto stimata nell’ambiente. Da dieci anni
copriva le vicende dei Minnesota Wild come corrispondente per il sito ufficiale
NHL.com, raccontando le gesta della squadra in un territorio da sempre
ribattezzato come lo “State of Hockey” per l’enorme seguito di cui gode questo
sport. La sua scomparsa ha generato un’immediata ondata di commozione. Bill
Price, vicepresidente e caporedattore di NHL.com, ha affidato il ricordo della
collega a una nota ufficiale: “L’intero team è devastato e profondamente
addolorato per la perdita di Jessi e dei suoi figli. L’amore di Jessi per la sua
famiglia e per l’hockey era evidente nell’energia e nella passione che metteva
nel suo lavoro per noi. Era una gioia assoluta parlare e lavorare con lei. Ci
mancherà moltissimo”.
Anche la franchigia dei Minnesota Wild ha voluto rendere omaggio alla reporter
attraverso i propri canali social, ricordandone il lato umano e professionale:
“Jessi era una persona gentile e compassionevole che teneva profondamente alla
sua famiglia e a chi le stava intorno. Ha rappresentato un’ambasciatrice per
l’hockey nel periodo in cui ha seguito i Wild e la NHL. I nostri pensieri e le
nostre condoglianze più sincere vanno alla sua famiglia, agli amici e a tutti
coloro che l’hanno amata”.
> We are heartbroken and join the State of Hockey in mourning the tragic loss of
> Jessi and her children. May they rest in peace ????.
> pic.twitter.com/H8L8Wgu6l4
>
> — Minnesota Wild (@mnwild) March 22, 2026
L'articolo I vicini si accorgono delle fiamme che escono da tetto e chiamano i
soccorsi: trovata morta la giornalista NHL Jessi Pierce, i suoi tre figli e il
loro cane proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sarà sicuramente un viaggio che difficilmente dimenticheranno i passeggeri della
British Airways. Una donna sulla sessantina, come riporta il Daily Star, è morta
a un’ora dal decollo. I compagni di viaggio hanno trascorso 13 ore sull’aereo
con un cadavere, mentre si diffondeva un “cattivo odore”. I piloti hanno
comunque deciso di proseguire il volo verso Londra Heathrow.
Una fonte anonima ha dichiarato al The Sun che la famiglia della donna era
distrutta dal dolore per l’evento improvviso avvenuto in volo. La fonte ha
aggiunto che numerosi passeggeri avrebbe chiesto di tornare a Hong Kong, ma
l’equipaggio ha precisato “che il decesso di un passeggero non è considerato
un’emergenza”. Un portavoce di British Airways ha dichiarato all’Express:
“Purtroppo una cliente è deceduta a bordo e i nostri pensieri vanno alla sua
famiglia e ai suoi amici in questo momento difficile. Stiamo fornendo supporto
al nostro equipaggio e tutte le procedure sono state correttamente seguite”.
La fonte ha rivelato che la cabina di pilotaggio ha suggerito di conservare il
corpo in una toilette, ma la proposta è stata respinta dai membri
dell’equipaggio. Secondo la stessa fonte, riporta il Mirror, il corpo è stato
invece coperto e spostato in una cambusa nella parte posteriore dell’aereo.
Hanno affermato che alla fine del viaggio si avvertiva un “cattivo odore” nella
zona della cambusa, dotata di pavimento riscaldato. All’arrivo dell’aereo nel
Regno Unito, la polizia è salita a bordo per indagare, obbligando i passeggeri a
rimanere seduti per 45 minuti.
Secondo uno studio pubblicato dal New England Journal of Medicine nel 2013,
citato dalla BBC, i decessi in volo sono rari. La maggior parte delle compagnie
aeree si attiene alle linee guida dell’Associazione Internazionale del Trasporto
Aereo (IATA) su come gestire il decesso di un passeggero durante un volo. Le
linee guida stabiliscono che, quando si presume che un passeggero sia morto,
“gli occhi devono essere chiusi e il corpo deve essere riposto in un sacco per
cadaveri, se disponibile. Se non è disponibile un sacco per cadaveri, il corpo
deve essere coperto con una coperta fino al collo. Se possibile, il corpo deve
essere spostato in un posto o in un’area lontana dagli altri passeggeri”.
L'articolo Donna muore in aereo dopo il decollo: i passeggeri hanno trascorso 13
ore con un cadavere a bordo, mentre si diffondeva un “cattivo odore” proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Momenti di caos in un ristorante in California, l’HaiDiLao Hotpot. Un robot
ballerino è “impazzito” e durante una performance ha colpito accidentalmente un
tavolo facendo volare in aria bacchette e ciotole.
Nella clip diventata virale si vede l’umanoide, vestito con un grembiule a tema
Zootropolis, accogliere con entusiasmo i clienti. Poi, improvvisamente, il robot
si avvicina troppo ai tavoli: immediato l’intervento del personale che ha subito
fermato il robot.
L'articolo Caos in un ristorante, il robot ballerino perde il controllo e fa
volare in aria ciotole e bacchette: il personale costretto a intervenire – Video
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ci sono robot che ballano, altri che fanno i baristi e altri ancora che
diventano “medici”. Alla Fiera internazionale delle applicazioni
dell’intelligenza artificiale di Pechino, con i robot al centro dell’attenzione,
alcuni umanoidi hanno fatto vedere le loro capacità arrivate ormai fino a
livelli incredibili. Alcuni, addirittura, hanno ormai assunto i panni di veri e
propri medici, controllando il polso e la lingua, fino a rilasciare un referto
sanitario. Fino al 20 marzo, nel capoluogo cinese, i presenti possono provare le
ultime innovazioni tecnologiche e anche farsi visitare da loro.
L'articolo I robot diventano “medici”, controllano il polso e danno referti
sanitari: ecco la nuova frontiera dell’intelligenza artificiale – Video proviene
da Il Fatto Quotidiano.
C’è chi al risveglio ha i capelli spettinati, chi ha un po’ di occhiaie e chi,
invece, si ritrova a sembrare il protagonista di un sequel di Avatar. E’
successo a Tommy Lynch, 42 anni, che si è alzato dal letto con tutto il corpo
blu. Si sentiva “estremamente stanco” e un amico, preoccupato, lo ha guardato e
lo ha portato di corsa all’ospedale più vicino. Poi la scoperta esilarante per i
medici e mortificante per il paziente: la pelle era diventata blu a causa di una
tintura proveniente dalle lenzuola. Infatti, Lynch aveva comprato delle lenzuola
blu scuro e ci aveva dormito per due notti, svegliandosi con l’aspetto di un
“Avatar”. Una volta raggiunto in ospedale, è stato subito ricoverato, mentre il
personale, preoccupato, gli ha somministrato ossigeno. Ma quando il dottore gli
ha strofinato sul braccio con una salvietta imbevuta di alcol, la salvietta è
diventata blu e Tommy ha capito che il colpevole erano le lenzuola nuove e non
lavate.
Lynch ha detto di aver fatto fare una bella risata ai medici, ma alla fine se
n’è andato “più rosso che blu”. L’operaio edile, originario di Castle Gresley,
nel Derbyshire, racconta sui social: “Non sapevo che bisognasse lavare le
lenzuola prima di dormirci sopra”. E aggiunge: “Tutti al pronto soccorso mi
fissavano come se avessero visto un fantasma. I medici dissero di non aver mai
visto prima una persona di quel colore. Sembravo un Avatar. Non appena mi hanno
pulito il braccio e la macchia è diventata blu, ho capito. Ero mortificato, ma
mi hanno detto che li avevo fatti ridere di gusto. Di solito al pronto soccorso
non si sentono storie divertenti”.
Le lenzuola erano un regalo che Lynch aveva ricevuto dal suo amico, del dal
valore di poco più di 40 euro. Tuttavia, non si era reso conto che avrebbe
dovuto lavarle prima di evitare che il colorante si trasferisse sulla pelle. La
seconda notte in cui ha dormito in quelle lenzuola, Lynch si è svegliato tardi e
al risveglio era blu. “Il mio amico Del mi ha svegliato bussando alla porta
mentre dormivo da 14 ore, mi ha guardato e ha detto che dovevo andare in
ospedale”, racconta Lynch. “Ho mandato una foto a mia madre e lei si è allarmata
per la mia circolazione sanguigna, mentre io ero piuttosto confuso perché mi ero
appena svegliato da un sonno profondo. Sono salito di sopra, mi sono messo dei
boxer puliti – continua – e ho provato a strofinarmi le mani, ma lo sporco non
veniva via e il sapone non diventava blu”. L’uomo si stava sistemando i capelli
quando il suo amico ha deciso di portarlo in ospedale.
L’amico di Lynch era seriamente preoccupato che potesse sentirsi male e che
potesse soffrire di carenza di ossigeno a causa del suo colorito completamente
bluastro. Lynch, che dorme nudo, si sentiva molto stanco e ha accettato di
recarsi al Queen’s Hospital di Burton il 15 novembre. “Mi hanno portato di
corsa, mi hanno messo subito sotto ossigeno e mi hanno fatto un sacco di
domande”, racconta Lynch. “Ad un certo punto avevo circa dieci medici intorno a
me”, aggiunge. “Mi hanno prelevato il sangue e non appena mi hanno pulito il
braccio, la salvietta è diventata blu. Poi ho capito. Ho detto “Oh mio Dio, mi
dispiace tanto”, prosegue. Lynch ha trascorso la settimana successiva cercando
di lavare via il colore blu, facendo numerosi bagni. Ma la prima cosa che ha
fatto quando è ritornato a casa è stata quella di lavare le lenzuola. “Da allora
non sono più diventato blu”, assicura. “Lavate sempre le lenzuola prima di
dormirci. A meno che non vogliate saltare la fila al pronto soccorso”, conclude.
Credit photo: Tommy Lynch / SWNS
L'articolo “Tutti al pronto soccorso mi fissavano come se avessero visto un
fantasma”. L’incredibile caso dell’uomo che si è risvegliato la mattina con il
corpo tutto blu proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giorni da dimenticare per i 150 passeggeri della nave da crociera Star Princess,
colpiti da norovirus. La nave era impegnata in una crociera di sette giorni nei
Caraibi, partita il 7 marzo da Port Everglades a Fort Lauderdale, in Florida,
con a bordo oltre 4.300 passeggeri e circa 1.500 membri dell’equipaggio.
Durante il viaggio, almeno 153 persone si sono ammalate, tra cui 104 passeggeri
e 49 membri dell’equipaggio, con sintomi quali vomito e diarrea.L’epidemia è
stata segnalata ai Centers for Disease Control and Prevention (Ccd).
Una volta identificati i casi, la compagnia di navigazione ha implementato
misure sanitarie di emergenza, tra cui l’isolamento delle persone malate nelle
loro cabine, l’intensificazione delle operazioni di sanificazione e disinfezione
in tutta la nave e la raccolta di campioni di feci per le analisi. La nave è
rientrata a Port Everglades il 14 marzo, dove è stata sottoposta a un’accurata
pulizia prima del suo prossimo viaggio.
“Il norovirus è un virus gastrointestinale altamente contagioso che si diffonde
facilmente in ambienti affollati come navi da crociera, scuole e case di cura. –
ha spiegato su X l’infettivologo Matteo Bassetti. – Le epidemie si verificano
spesso quando il cibo o le superfici vengono contaminate, o attraverso il
contatto tra le persone”.
L'articolo Vomito, diarrea e febbre: crociera da incubo per 150 passeggeri
colpiti da noronavirus. Immediate le misure con i malati isolati nelle cabine e
operazioni di sanificazione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dietro l’immagine pubblica di una madre amorevole e autrice di libri per
l’infanzia, si nascondeva una calcolatrice spietata, disposta a tutto per
mantenere il proprio status sociale. Una giuria di Park City, nello Utah, ha
giudicato la 35enne Kouri Richins colpevole di omicidio aggravato,
falsificazione e frode assicurativa per aver assassinato il marito Eric con una
dose massiccia di Fentanyl. La sentenza definitiva, che potrebbe tradursi in un
ergastolo, verrà emessa il prossimo 13 maggio.
IL MOVENTE: DEBITI, UN AMANTE E UNA POLIZZA FALSA
Il processo ha smontato pezzo per pezzo la facciata di Kouri Richins. Secondo
quanto emerso in aula grazie al lavoro del procuratore Brad Bloodworth, la donna
si trovava in una situazione finanziaria disastrosa, gravata da debiti per circa
4,5 milioni di dollari legati alla sua attività di agente immobiliare. Il suo
obiettivo era duplice: liberarsi del marito per vivere alla luce del sole la sua
relazione extraconiugale con Robert Josh Grossmann (che in aula ha però
minimizzato il legame) e, soprattutto, incassare i soldi per evitare la
bancarotta. “Voleva lasciare il marito ma non voleva lasciargli i suoi soldi”,
ha riassunto il procuratore Bloodworth durante la sua arringa, descrivendo
l’imputata come una persona ossessionata dall’apparenza e dal denaro. Per
garantirsi un futuro florido, Richins aveva stipulato un’assicurazione sulla
vita del marito da 2 milioni di dollari, falsificando la firma dell’uomo.
I DUE TENTATIVI DI AVVELENAMENTO E LA TRACCIA DIGITALE
Il piano omicida non è andato a segno al primo colpo. L’accusa ha dimostrato che
Kouri aveva già tentato di uccidere Eric il giorno di San Valentino del 2022,
nascondendo il potente oppioide sintetico all’interno di un panino. L’uomo si
sentì male, ma sopravvisse. Poche settimane dopo, il 4 marzo, la donna ci ha
riprovato con successo, sciogliendo nel bicchiere del marito un “Moscow mule”
letale. L’autopsia rivelò nel sangue della vittima una concentrazione di
Fentanyl — procurato illegalmente da un’infermiera con un passato di
tossicodipendenza, poi diventata testimone chiave — cinque volte superiore alla
dose mortale. A blindare l’impianto accusatorio è stata la cronologia del
telefono cellulare dell’imputata. Gli investigatori hanno scovato ricerche
online inequivocabili: “Qual è una dose letale di Fentanyl?”, “se qualcuno viene
avvelenato, cosa viene scritto sul certificato di morte?” e persino query su
come impedire alla polizia di recuperare i messaggi cancellati. “Non ci si
occupa di queste ricerche in caso di overdose accidentale”, ha fatto notare il
pm alla giuria.
IL CINISMO DEL LIBRO SUL LUTTO (SCRITTO DA ALTRI)
Il dettaglio che ha reso il caso un fenomeno mediatico nazionale negli Stati
Uniti riguarda la gestione del post-delitto. Rimasta vedova, Richins aveva
pubblicato un libro illustrato per bambini intitolato “Are You with Me?” (Sei
con me?), concepito per aiutare i più piccoli — inclusi i suoi tre figli — a
elaborare il trauma della perdita di un genitore. La donna era persino andata in
televisione a promuovere l’opera poco prima che le manette scattassero ai suoi
polsi. Le indagini hanno svelato l’ultimo tassello di questa finzione: il testo
non era nemmeno farina del suo sacco, ma era stato commissionato a un’agenzia di
ghostwriting. Una mossa cinica che, letta a posteriori, suona come un macabro
completamento del suo piano criminale. Per Kouri Richins, tuttavia, i problemi
giudiziari non si esauriscono con il verdetto dell’omicidio. In un procedimento
separato e non ancora arrivato a dibattimento, la donna dovrà difendersi da
ulteriori 26 capi d’accusa legati esclusivamente a reati di natura finanziaria.
L'articolo “Voleva lasciare il marito ma non voleva dargli i suoi soldi”: lo
uccide mettendo il fentanyl nel suo Moscow Mule, scrittrice di libri per bambini
rischia l’ergastolo proviene da Il Fatto Quotidiano.