di Giacomo Gabellini
Nell’ottobre del 2024, la Bank for International Settlements di Ginevra ha
formalizzato l’abbandono del Multi Central Bank Digital Currency Bridge
(m-Bridge). Si tratta di un sistema blockchain istituito nel 2022 sotto il
patrocinio dell’organismo con sede in Svizzera per collegare direttamente in
un’unica infrastruttura tecnica le valute digitali delle Banche Centrali di
Cina, Hong Kong, Thailandia ed Emirati Arabi Uniti.
L’obiettivo di m-Bridge consiste nel garantire sicurezza, immediatezza,
economicità e accessibilità universale dei pagamenti transfrontalieri senza
coinvolgere il dollaro né il circuito bancario statunitense, che processa ogni
transazione regolata in valuta Usa.
Nel giugno 2024, l’Arabia Saudita ha annunciato l’adesione a m-Bridge pochi
giorni prima della scadenza dell’accordo sul petrodollaro siglato nel 1974 dal
segretario al Tesoro Simon e da re Faysal, che per mezzo secolo ha legato il
greggio saudita alla valuta statunitense.
Più specificamente, i sauditi si impegnarono a fissare il prezzo del petrolio in
dollari e a reinvestire i relativi proventi nell’acquisto di titoli del Tesoro
statunitensi e in depositi in eurodollari presso banche statunitensi; gli Stati
Uniti, ad adottare misure di stabilizzazione del dollaro e fornire all’Arabia
Saudita appoggio politico, protezione militare e sistemi d’arma avanzati. Il
circuito bancario statunitense si sarebbe occupato di riciclare i petrodollari
sauditi sotto forma di crediti verso i Paesi in via di sviluppo, che grazie
all’assistenza finanziaria ricevuta avrebbero incrementato le importazioni dalla
“triade capitalistica” Stati Uniti-Europa-Giappone.
La crescita globale ne avrebbe risentito positivamente, così come la domanda
globale di petrolio e, a ricasco, lo status internazionale del dollaro.
Nel nuovo scenario contrassegnato dal “superamento” del Gold Exchange Standard,
le Banche Centrali dei Paesi appartenenti alla “triade capitalistica” subivano
pesanti incentivi a incrementare gli investimenti negli Usa per sostenere il
corso del dollaro e preservare la competitività delle proprie merci
sull’imprescindibile mercato statunitense.
La dipendenza dall’export che accomunava le economie riunite all’interno dello
schieramento atlantico le obbligava, come recita una lucida analisi redatta
dagli economisti della Federal Reserve di St. Louis, “ad approvvigionarsi
quantità crescenti di dollari nel tentativo di mantenere tassi di cambio
vantaggiosi”, attivando un meccanismo che di fatto consentiva agli Usa di
finanziare il crescente disavanzo di bilancio mediante l’accumulo di sempre più
pesanti deficit nella bilancia dei pagamenti.
Il mancato rinnovo dell’accordo Simon-Faysal da parte dell’Arabia Saudita
rappresenta un passaggio cruciale, perché si inserisce in un processo di lento
ma costante allontanamento generalizzato dal sistema dollaro-centrico di cui
m-Bridge potrebbe rappresentare l’avanguardia.
A metà del 2024, m-Bridge aveva già raggiunto la fase di Minimum Viable Product
(Mvp), fornendo dimostrazione empirica che le transazioni transfrontaliere
tramite Central Bank Digital Currency (Cbdc) potevano ormai essere regolarmente
eseguite. I soggetti aderenti stanno predisponendo la connessione di m-Bridge a
sistemi come il Quick Response Code Indonesian Standard (Qris), l’Unified
Payments Interface indiano e il Pix brasiliano, così da innestare portali
nazionali su una piattaforma globale condivisa.
Il ritiro della Bank for International Settlements da m-Bridge non ha intaccato
la reputazione del sistema, che nel novembre 2025 ha processato con successo la
prima transazione ufficiale, effettuata nella fattispecie dalle Banche Centrali
di Emirati Arabi Uniti e Cina. Il pagamento effettuato in dirham digitali dalla
Banca Centrale emiratina è stato contabilizzato istantaneamente dalla
controparte cinese in yuan-renminbi digitali.
Il successo ha notevolmente accresciuto l’interesse dei Paesi del Medio Oriente
e dell’Asia centrale, che secondo il Fondo Monetario Internazionale avevano
iniziato ad avvicinarsi a m-Bridge già nel 2024 proprio per evitare
l’intermediazione del dollaro e del sistema bancario statunitense nelle
transazioni transfrontaliere.
L'articolo La reputazione di m-Bridge cresce: così si sfida lo strapotere del
dollaro Usa proviene da Il Fatto Quotidiano.