di Martina Borghi*
Dopo oltre 25 anni di negoziati, l’accordo commerciale tra Unione europea e
Paesi del Mercosur viene presentato come un successo politico e diplomatico. Ma
dietro la retorica della cooperazione internazionale si nasconde una realtà
molto più problematica: l’intesa rappresenta una minaccia concreta per le
foreste sudamericane e un ulteriore colpo alle condizioni degli agricoltori
europei.
L’accordo ignora i costi ambientali e sociali della liberalizzazione degli
scambi, rischiando di aumentare l’importazione di materie prime legate alla
deforestazione e di avvantaggiare poche grandi aziende agricole, a discapito
dell’ossatura del sistema produttivo europeo. Secondo numerose ricostruzioni
giornalistiche, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen
sarebbe attesa a breve in Paraguay per firmare l’intesa, dopo che una
maggioranza degli Stati membri avrebbe autorizzato la Commissione a procedere,
nonostante l’opposizione ancora forte di diversi governi e parlamenti nazionali.
La promessa della Commissione di minori vincoli ambientali e sociali e di un
anticipo sulle risorse della PAC, salutata dal governo Meloni come una “ottima
occasione” per l’agricoltura italiana, non risolve però le questioni di fondo.
Al contrario, continua a finanziare un modello agricolo che concentra profitti e
potere in poche mani, senza prevedere strumenti di controllo efficaci sulle
merci che entrano nel mercato europeo.
Il contesto in cui matura l’accordo rende il quadro ancora più allarmante. A
dicembre 2025, infatti, il Parlamento europeo ha votato per rinviare e
indebolire il Regolamento Ue per smettere di importare deforestazione (Eudr),
una legge approvata nel 2023 per impedire l’immissione sul mercato europeo di
prodotti legati alla distruzione delle foreste e a violazioni dei diritti umani.
Dopo un primo rinvio, l’entrata in applicazione è stata posticipata di un
ulteriore anno, riducendone l’efficacia proprio mentre la pressione sugli
ecosistemi forestali aumenta.
Come se non bastasse, il 1° gennaio 2026 l’Associazione brasiliana delle
industrie di oli vegetali (Abiove) ha annunciato l’uscita dalla Moratoria sulla
soia in Amazzonia, un accordo che dal 2006 ha contribuito in modo decisivo a
ridurre la deforestazione legata alla produzione di soia. Tra il 2009 e il 2022,
nelle aree monitorate, la deforestazione si è ridotta del 69%, mentre la
produzione è cresciuta. L’abbandono della Moratoria invia oggi un segnale
inequivocabile ai mercati: la disponibilità a commerciare soia legata alla
deforestazione. Un rischio enorme per l’Ue, che importa dal Brasile gran parte
della soia destinata alla mangimistica.
In questo scenario, l’accordo Ue-Mercosur incentiva l’esportazione verso
l’Europa di materie prime provenienti da aree deforestate, in cambio
dell’ingresso in America Latina di prodotti europei altamente inquinanti e
dannosi per la salute, come automobili, plastiche e pesticidi vietati nell’Ue.
Il trattato rischia inoltre di compromettere l’efficacia dell’Eudr, violare le
leggi climatiche europee, aumentare il commercio di plastica e ostacolare i
negoziati per un Trattato globale sulla plastica.
Nonostante le pressioni per una sua applicazione provvisoria, l’accordo deve
ancora ottenere il consenso del Parlamento europeo, tutt’altro che scontato. Già
nell’autunno 2025, l’Europarlamento aveva respinto una dichiarazione di sostegno
all’intesa e un ampio gruppo di deputati aveva chiesto un parere alla Corte di
giustizia dell’Ue sulla sua compatibilità con i Trattati europei. Intanto,
l’opposizione cresce: sindacati, associazioni di consumatori, organizzazioni
ambientaliste e per i diritti umani, comunità indigene, enti locali ed
economisti, insieme a oltre due milioni di cittadine e cittadini europei,
chiedono di fermarne la ratifica.
Indebolire l’Eudr, tollerare l’attacco alla Moratoria sulla soia e ratificare il
Mercosur è una combinazione pericolosa. In gioco non c’è solo un accordo
commerciale, ma la credibilità dell’Unione europea nella lotta alla crisi
climatica e alla perdita di biodiversità. Se l’Europa vuole davvero smettere di
essere complice della deforestazione globale, deve riconoscere che oggi l’Eudr
rappresenta l’ultima barriera a tutela dei cittadini e delle foreste. E deve
decidere da che parte stare.
*campagna Foreste di Greenpeace Italia
L'articolo Ue-Mercosur: dietro la retorica della cooperazione internazionale,
una minaccia concreta per foreste e agricoltori proviene da Il Fatto Quotidiano.