di Giovanni Muraca
Qualche giorno fa l’Europa ha visto passare l’accordo Mercosur, un accordo per
il libero scambio tra Ue e paesi del Sud America (Uruguay, Paraguay, Brasile e
Argentina). Il “Sì” dell’Italia è stato decisivo per l’approvazione, mentre
Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda hanno votato contro. Il Belgio si
è astenuto.
Nonostante i voti contrari, essendo comunque passato l’accordo, gli agricoltori
locali, primi soggetti coinvolti dall’accordo, si sono presentati a manifestare
davanti alle sedi istituzionali delle principali città europee. Il motivo della
protesta è la paura che i prodotti importati possano esercitare concorrenza
sleale sul commercio interno. Paura che in Francia è stata intercettata dai due
schieramenti più esterni dall’arco costituzionale: da una parte il Rassemblement
National guidato da Marine Le Pen, dall’altra La France Insoumise di Mélenchon.
I due partiti non sono mai stati simpatizzanti dei governi macronisti –
soprattutto il leader dell’Lfi – tanto che quando se ne presenta la possibilità,
non manca di presentare una mozione di sfiducia.
Con il Governo Lecornu II siamo al quarto cambio di esecutivo nel giro di due
anni, situazione a cui la Francia non è abituata: probabilmente nei prossimi
mesi arriveremo al quinto. Stavolta non sarà una passeggiata: in queste ore si
sta delineando una battaglia campale nella quale il Primo Ministro francese
vuole combattere con tutti i mezzi a sua disposizione, e i primi avvisati sono
soprattutto i deputati in forza all’Esecutivo.
Dopo il passaggio dell’accordo commerciale europeo, Lfi ha presentato l’ennesima
mozione di sfiducia verso l’attuale Esecutivo la quale verrà sicuramente
appoggiata dallo schieramento opposto, l’RN. La sfiducia non è propriamente
collegata all’accordo Ue, ma fa da precorritrice della futura approvazione del
budget che ha superato ampiamente il limite dell’esercizio provvisorio (doveva
essere approvato entro il 31 dicembre). Budget che Lecornu potrebbe far passare
grazie a un articolo della costituzione francese, il 49.3, senza passaggi
parlamentari, ma che può mettere i deputati eletti nella posizione di presentare
una mozione di censura.
Ed è proprio su questo tema che il Primo Ministro ventila un messaggio che non
dà adito a interpretazioni: qualora la mozione presentata da Mélenchon e i suoi
verrà votata – con la conseguente caduta del governo – si andrà a elezioni
anticipate. Un ricatto velato alla propria maggioranza che perderebbe seggi in
caso di ritorno alle urne.
La marcia verso le prossime legislative potrebbe essere un bluff, ma secondo
voci interne all’Eliseo Lecornu pare abbia chiamato il Ministro dell’Interno,
Laurent Nuñez, per delineare tempistiche e modalità sulla prossima tornata
elettorale che potrebbe allinearsi alle municipali già in programma per il 15 e
il 22 marzo. Il PS (il partito socialista) e i gollisti sono l’ago della
bilancia e si prospetta che non votino a favore della sfiducia. Nel frattempo, i
leader di opposizione affilano le armi per la prossima chiamata e il leader
della sinistra dichiara che “non resterà nulla dei macronisti”.
La Francia è sempre stata il laboratorio delle più grosse novità politiche della
storia e anche in questa situazione d’incertezza sarà da osservare. Proprio come
nel 1870 quando cadde Napoleone III per il suo ego e per la vicinanza all’élite:
gli storici utilizzano il termine “insorgere” per indicare i disordini che si
verificarono in quel periodo che videro poi nascere “la Comune Parigina”. Quello
che con attori diversi succede ora. La differenza sta nel “Napoleone”: cosa farà
l’attuale leader de La République (sempre più basso nei consensi anche dopo
l’invio di 6000 militari in Ucraina) dopo i risultati delle possibili future
legislative? Un altro governo centrista di sua ispirazione che farà felice
qualche repubblicano rimasto che non vota nessuno? Rendez-vous en 2027,
monsieur!
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L'articolo Se il Mercosur farà da miccia all’ennesima caduta di governo in
Francia, che farà Macron? proviene da Il Fatto Quotidiano.