Esilarante letterina di Luciana Littizzetto all’indirizzo di Emmanuel Macron.
Dal tavolo di Che tempo che fa, la comica ha voluto dimostrare al presidente
francese l’importanza del bidet, sottolineando che “est arrivé aussi en New
York“. In un francese italianizzato Littizzetto ha spiegato che anche se in
Italia abbiamo i nostri problemi, come una sanità zoppicante, “abbiamo la cosa
più importante ‘el cul pulì'”.
Contenuti in streaming su discovery+ (www.discoveryplus.it)
L'articolo “In Italia non va la sanità, ma abbiamo la cosa più importante: ‘el
cul puli'”: la letterina di Littizzetto a Macron sul bidet proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Emmanuel Macron
Il video già impazza sui social network. Il presidente francese Emmanuel Macron
(accompagnato dagli ormai famosi occhiali a specchio utili per ‘coprire’ il
problema all’occhio) ha parlato in groenlandese e danese durante la
dichiarazione stampa all’Eliseo con i premier di Groenlandia e Danimarca,
Jens-Frederik Nielsen e Matte Frederiksen, in visita a Parigi. ”Siamo al fianco
del Regno di Danimarca, lo siamo stati ieri, lo siamo oggi e lo saremo domani”,
ha assicurato il leader francese esprimendosi nelle lingue dei suoi ospiti
all’Eliseo. “La Groenlandia non è in vendita”, ha aggiunto.
L'articolo Macron (ancora con gli occhiali) parla in groenlandese e danese: “La
Groenlandia non è in vendita” – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dopo gli scatti all’Eliseo diventati virali, il presidente francese Emmanuel
Macron si è presentato a Davos – dove è stato firmato il trattato del Board of
Peace – con gli occhiali da sole. Le lenti blu specchiate, a mo’di “Top Gun” o
“Terminator”, non sono una scelta estetica, bensì un rimedio medico
all’emorragia sottocongiuntivale non grave di cui soffre. A seguito di un paio
di apparizioni pubbliche del presidente, i Pacific So1 della maison Henry
Jullien hanno registrato un boom di ordini, tanto da costringere l’azienda a
oscurare il proprio sito, preso d’assalto in poche ore. La ditta, fondata oltre
100 anni fa, produce gli occhiali interamente in Francia, nella regione del
Giura. Il prodotto è realizzato secondo tecniche artigianali che prevedono mesi
di lavoro. La montatura utilizza la tecnologia Doubé Or Laminé, in cui l’oro non
è applicato esternamente bensì integrato nella struttura metallica. Secondo i
media francesi, Macron avrebbe acquistato gli occhiali nel 2024, al costo di 659
euro.
Nella nuova moda lanciata dal presidente c’è un po’ di Italia. Il marchio Henry
Jullien, infatti, è controllato dal gruppo friulano iVision Tech. A seguito del
discorso di Macron a Davos, il titolo iVision Tech ha registrato un’improvvisa
impennata. Come riportato da Piazza Affari, le azioni dell’azienda hanno
registrato un forte rialzo, tanto da essere temporaneamente sospesa per eccesso
di volatilità. L’amministratore delegato del gruppo, Stefano Fulchir, ha
rilasciato alcune dichiarazioni alla radio Rtl. L’ad ha affermato: “Fabbrichiamo
in media un centinaio di modelli Pacific all’anno, ma vista l’attenzione che
hanno destato, potremmo produrne fino a 1.000 quest’anno”. Macron può essere il
nuovo testimonial del brand? A riguardo, Fulchir ha dichiarato: “Il presidente
non ha accettato che glieli regalassimo, ha voluto acquistarli regolarmente. E
ha chiesto un modello che fosse interamente fabbricato in Francia”.
L'articolo Gli occhiali a specchio di Macron da 659 euro sono già un trend:
l’azienda costretta ad oscurare il suo sito per il boom di ordini proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Al World Economic Forum di Davos, i riflettori non sono stati puntati solo sulle
parole di Emmanuel Macron, ma su un accessorio decisamente insolito per il
protocollo presidenziale: un paio di occhiali a specchio da perfetto pilota di
caccia. Un look “alla Top Gun” che ha scatenato i social dando il via a ipotesi
e sospetti. Ma a quanto sembrerebbe, come ha ammesso lo stesso Macron,
l’insolito accessorio si sarebbe reso necessario per una condizione medica, su
cui Lucio Buratto, direttore del Centro Ambrosiano Oftalmico (Camo) di Milano,
ha sollevato diverse ipotesi.
Il momento della verità è arrivato il 15 gennaio scorso, durante un discorso
alla base militare di Istres. Per un breve istante, Macron ha tolto gli occhiali
rivelando un occhio destro decisamente arrossato e iniettato di sangue. Secondo
Buratto, l’indiziata numero uno è l’uveite, un’infiammazione dell’uvea (una
membrana interna dell’occhio molto ricca di vasi sanguigni). “Non dovrebbe
essere nulla di grave – spiega l’esperto – ma l’uveite è estremamente
fastidiosa. La luce diventa un nemico, l’occhio si arrossa e bisogna ricorrere
continuamente a colliri”. In un contesto come Davos, tra flash dei fotografi e
le potenti luci dei palchi, l’occhiale scuro non è dunque un vezzo, ma uno scudo
necessario.
La diagnosi “a distanza” di Buratto si basa su una logica ferrea che esclude le
alternative più comuni. No alla congiuntivite: spesso è contagiosa (virale o
batterica) e solitamente colpisce entrambi gli occhi. Macron, invece, mostra un
problema monolaterale e continua a stringere mani e frequentare forum affollati.
No alla chirurgia o al distacco di retina: in questi casi il protocollo è il
riposo assoluto, non certo un tour de force diplomatico tra le nevi svizzere. Sì
alla localizzazione: l’uveite colpisce quasi sempre un solo occhio, proprio come
nel caso del leader francese. C’è inoltre un dettaglio clinico interessante:
l’occhio rosso potrebbe essere causato non solo dall’infiammazione, ma anche
dalla terapia. “Si può intervenire con un’iniezione sulla congiuntiva per
rendere cortisone e antibiotico più efficaci”, precisa Buratto. Un intervento
che lascerebbe proprio quel segno “cruento” notato dai fotografi.
Macron non è il primo “potente” a dover fare i conti con la fragilità dello
sguardo. Il caso riporta alla mente il 2013, quando Silvio Berlusconi fu colpito
da una forma acuta di uveite bilaterale. In quel caso la situazione fu più
complessa: l’ex premier fu costretto a indossare occhiali scuri per settimane e
subì persino un ricovero ospedaliero. Se per Berlusconi fu una battaglia
bilaterale e aggressiva, per Macron sembra trattarsi di una scocciatura
temporanea. Il Presidente dovrebbe tornare a mostrare lo sguardo entro pochi
giorni. “Immagino che nel giro di 4 o 5 giorni lo rivedremo senza occhiali”,
conclude Buratto.
L'articolo Il mistero degli occhiali a specchio di Macron, parla l’esperto: “La
luce diventa un nemico, ecco cosa si cela dietro il look da ‘Top Gun'” proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Alle 17 torna l’appuntamento con Sicurezza internazionale, la rubrica
settimanale di Alessandro Orsini che approfondirà la crisi in Groenlandia
partendo dalla domanda: “Trump preferisce la guerra?”
L'articolo Groenlandia: Trump preferisce la guerra? La diretta con Alessandro
Orsini proviene da Il Fatto Quotidiano.
I soliti snob – La mia vignetta su il Fatto Quotidiano di oggi in edicola
L'articolo I soliti snob proviene da Il Fatto Quotidiano.
Emmanuel Macron ha deciso di non aderire al “Board of Peace” per la
ricostruzione di Gaza e Donald Trump non l’ha presa bene. “Beh, nessuno lo vuole
perché lascerà l’incarico molto presto, quindi va bene così”, ha detto il
presidente degli Stati Uniti ai giornalisti citato dalla Cnn. “Applicherò dazi
del 200% sui suoi vini e champagne e lui si unirà” al board per Gaza, “ma non è
obbligato a farlo”, ha detto ancora il tycoon.
Il capo della Casa Bianca ha anche condiviso sul suo Truth Social quello che
sembrano essere alcuni screenshot di un messaggio ricevuto oggi dal capo
dell’Eliseo. “Nota dal presidente Macron al presidente Trump – si legge -. Caro
amico, siamo perfettamente in linea rispetto alla Siria. Possiamo fare grandi
cose sull’Iran. Non capisco quello che stai facendo sulla Groenlandia”. “Posso
organizzare una riunione del G7 dopo Davos, a Parigi, giovedì pomeriggio. Posso
invitare gli ucraini, i danesi, i siriani e i russi a margine”, scrive ancora
Macron. “Ceniamo insieme a Parigi giovedì prima che torni negli Stati Uniti”,
termina il messaggio firmato “Emmanuel”.
Dura la reazione di Parigi. “Le minacce tariffarie per influenzare la nostra
politica estera sono inaccettabili e inefficaci“, ha dichiarato all’Afp una
fonte dell’Eliseo. Che ha confermato anche che il messaggio condiviso dal tycoon
è effettivamente di Macron. Si trattava di ”un messaggio privato”, ha dichiarato
l’entourage del presidente.
L'articolo Trump minaccia Macron: “Applicherò dazi del 200% sui suoi vini”. E
pubblica un suo messaggio privato. Parigi: “Inaccettabile” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
L'articolo Groenlandia, Trump: “Leader Ue non faranno molta resistenza”. Poi
minaccia dazi al 200% su vino e champagne francesi. “Nessuno vuole Macron”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
E un’opzione mai sperimentata ed è sta ribattezzata, nei corridoi di Bruxelles,
il “bazooka” delle misure commerciali. Il suo obiettivo primario è la
deterrenza, prevenendo l’uso stesso dello strumento: ecco perché spesso viene
definita come “l’opzione nucleare” dell’Ue. Lo Strumento anti-coercizione (Aci)
torna oggi ad essere rievocato dal presidente francese Emmanuel Macron, dopo
l’annuncio da parte di Donald Trump di imporre dazi al 10% dal primo febbraio
agli 8 Paesi europei che hanno inviato militari in Groenlandia. “Dal primo
giugno 2026 queste tariffe saliranno al 25%“, ha minacciato il presidente Usa
sottolineando che riguarderanno tutte le merci spedite negli Stati Uniti e
saranno in vigore fino a quando “non sarà raggiunto un accordo per l’acquisto
completo e totale della Groenlandia“.
Macron aveva evocato l’utilizzo dello strumento già lo scorso luglio in piena
guerra dei dazi da parte degli Usa. Arma disinnescata poco dopo, quando l’Ue ha
raggiunto l’intesa con Trump. Adesso però l’opzione torna sul tavolo. Macron,
che sarà “in contatto con i suoi omologhi europei per tutto il giorno”, chiederà
“l’attivazione dello strumento anti-coercizione Ue” se le minacce di dazi per la
Groenlandia brandite da Donald Trump saranno attuate, fanno sapere fonti
dell’entourage del presidente francese. Inoltre, aggiungono le fonti, le minacce
commerciali americane “sollevano la questione della validità dell’accordo” sui
dazi doganali raggiunto lo scorso luglio tra Stati Uniti e Unione Europea.
L’Anti-Coercion Instrument – la cui attuazione richiede una maggioranza
qualificata dei Paesi della Ue – consiste in una risposta dell’Unione europea
alla coercizione economica da parte di Paesi terzi, ovvero ad interferenze
indebite tramite misure o minacce che colpiscono il commercio o gli investimenti
per condizionare scelte politiche. È stato approvato dalle istituzioni europee
nel 2023 come arma di deterrenza nei confronti della Cina che aveva “punito” con
restrizioni commerciali la Lituania colpevole di aver rafforzato i legami con
Taiwan.
Le contromisure economiche sono considerate solo come ultima risorsa, soggette a
condizioni di necessità e proporzionalità. Sono progettate per essere mirate,
temporanee e con impatto minimo sull’economia dell’Ue. La gamma di opzioni è
ampia. Una volta attivato, quello strumento pensato per “scoraggiare
l’intimidazione economica” consentirebbe di adottare misure che vanno ben oltre
i contro-dazi. Per esempio si potrebbe limitare l’accesso dei gruppi Usa ai
mercati finanziari europei, escluderli da appalti pubblici, revocare loro
licenze di importazione e persino introdurre restrizioni sui diritti di
proprietà intellettuale. Bruxelles potrebbe – potenzialmente – arrivare a
vietare ai gruppi statunitensi di monetizzare in Europa servizi digitali come le
piattaforme di streaming o l’utilizzo di software. Divieti e limiti possono
colpire un intero Paese ma anche singoli individui o aziende.
La fase di determinazione di un atto di coercizione spetta al Consiglio, che
agisce su proposta della Commissione. La successiva adozione di misure di
risposta è di competenza della Commissione, assistita da un comitato di Stati
membri. In specifici casi (per esempio norme di origine) si utilizzano atti
delegati, coinvolgendo anche il Parlamento Europeo. Il processo prevede il
coinvolgimento delle parti interessate per valutare l’impatto delle misure e un
obbligo di informazione costante del Parlamento e del Consiglio.
Le possibili misure da mettere in campo sono pertanto tante e molto potenti, per
questo l’Aci è considerata un’opzione estrema. E bisogna considerare i rischi.
Oltre alle eventuali reazioni del Paese terzo (in questo caso gli Usa) c’è il
timore che a pagare siano i consumatori e le imprese Ue. In primis con una
riduzione dei servizi, considerato che quasi tutti i gruppi che li offrono sono
statunitensi, o un aumento dei costi. C’è poi l’aspetto politico. Per attivarlo
su proposta della Commissione – che deve attestare l’esistenza di un tentativo
di “coercizione economica” – serve un voto a maggioranza qualificata in
Consiglio: devono esprimersi a favore 15 Paesi su 27, che rappresentino almeno
il 65% della popolazione dell’Unione. Quindi serve la convergenza tra le
principali capitali europee, cosa ovviamente non scontata.
L'articolo Macron torna a minacciare l’uso dello “Strumento anti-coercizione”
contro i dazi di Trump: che cos’è proviene da Il Fatto Quotidiano.
Le nuove minacce di dazi annunciate dal presidente degli Stati Uniti Donald
Trump in relazione alla Groenlandia aprono un nuovo fronte di tensione tra
Washington e l’Europa, intrecciando commercio, sicurezza e sovranità
territoriale, nel giorno in cui in Danimarca e nella stessa capitale del
territorio preteso dal tycoon della Casa Bianca migliaia di manifestanti sono
scesi in piazza. Al centro dello scontro c’è sempre l’isola artica, territorio
autonomo del Regno di Danimarca, da settimane al centro delle dichiarazioni
aggressive del leader americano, che torna a evocare l’ipotesi di una sua
acquisizione da parte degli Stati Uniti. Trump ha annunciato l’introduzione, a
partire dal 1° febbraio, di dazi del 10% contro otto Paesi europei – Danimarca,
Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Olanda e Finlandia – accusati
di aver “osato” inviare contingenti militari in Groenlandia. Le tariffe, secondo
quanto scritto dal presidente su Truth, resteranno in vigore fino a quando non
verrà raggiunto un accordo per «l’acquisto completo e totale della Groenlandia».
LA REAZIONE DELLA FRANCIA E L’UNITÀ EUROPEA
Parole definite “inaccettabili” dal presidente francese Emmanuel Macron, che ha
affidato a X una dura replica. “Le minacce tariffarie non hanno alcun posto in
questo contesto – ha scritto –. Gli europei risponderanno in modo unito e
coordinato se saranno confermate. Garantiremo il rispetto della sovranità
europea”. Macron ha ribadito che la decisione francese di partecipare
all’esercitazione militare avviata dalla Danimarca in Groenlandia resta ferma,
perché “è in gioco la sicurezza nell’Artico e ai confini della nostra Europa”.
Il capo dell’Eliseo ha collegato la vicenda groenlandese alla più ampia difesa
del principio di sovranità nazionale, lo stesso che guida, ha ricordato, il
sostegno all’Ucraina contro l’aggressione russa. “Nessuna intimidazione o
minaccia può influenzarci”, ha concluso.
SVEZIA E GERMANIA: “NON CI LASCEREMO INTIMIDIRE”
Anche dalla Svezia è arrivata una risposta netta. Il premier Ulf Kristersson ha
respinto ogni pressione americana, sottolineando che “solo Danimarca e
Groenlandia decidono le questioni che le riguardano” e definendo la vicenda “una
questione europea”. “Non ci lasceremo intimidire”, ha dichiarato. Più prudente,
ma sulla stessa linea di coordinamento comunitario, la posizione della Germania.
Il governo federale, ha fatto sapere il portavoce della cancelleria Stefan
Kornelius, “è in stretto contatto con i partner europei” e valuterà insieme a
loro “le risposte adeguate al momento opportuno”.
La minaccia del presidente Usa Donald Trump di imporre dazi alle nazioni europee
che non gli permetteranno di acquisire la Groenlandia “arriva come una
sorpresa“, ha detto il ministro degli Esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, in
una dichiarazione inviata all’Afp. “Lo scopo della maggiore presenza militare in
Groenlandia, a cui fa riferimento il presidente, è proprio quello di migliorare
la sicurezza nell’Artico”, ha detto Rasmussen. “Siamo in stretto contatto con la
Commissione Europea e gli altri nostri partner sulla questione”, ha aggiunto.
Pochi giorni fa Rasmussen ha partecipato a colloqui alla Casa Bianca sulla
Groenlandia.
L’ITALIA: CAUTELA E INVITO AL DIALOGO
L’Italia, pur avendo firmato la dichiarazione europea a sostegno della sovranità
danese, non figura tra i Paesi colpiti dalle tariffe. La presidente del
Consiglio Giorgia Meloni ha chiarito che Roma si muoverà esclusivamente in
ambito Nato. Sul fronte interno, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha
espresso preoccupazione per l’escalation, criticando l’idea di “fare il tifo”
per l’indebolimento economico degli alleati. “In un mondo che torna alla logica
dell’ognuno per sé o della potenza militare – ha scritto su X – noi non siamo un
vaso di ferro. Serve dialogo e buon senso”. Il riferimento è alla dichiarazione
del senatore della Lega, Claudio BorghI “Vado a festeggiare i dazi di Trump alla
Francia e alla Germania”.
L'articolo Groenlandia – Parigi, Berlino e Stoccolma contro i nuovi dazi di
Trump: “Non ci faremo intimidire” proviene da Il Fatto Quotidiano.