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Elezioni Parigi, tutta la destra e i macroniani uniti per ostacolare il socialista Grégoire: punta tutto su Rachida Dati
Marine Le Pen interviene nella campagna per le comunali a Parigi: in un messaggio su X, la leader del Rassemblement National ha invitato “tutti gli onesti cittadini” a “fare scudo” contro Emmanuel Grégoire, il candidato socialista arrivato in testa al primo turno. Nella battaglia per l’Hôtel de ville si invita apertamente chi teoricamente non avrebbe nulla da difendere nella capitale, città che l’estrema destra non ha mai governato: il candidato diretto di Rn, Thierry Mariani, ha ottenuto appena l’1,59% al primo turno (catastrofico come quello del 2020). Ma ora è tutto il blocco di destra, dal centro macronista alla destra più radicale, a convergere di fatto, in vista del ballottaggio di domenica prossima, contro l’ “erede” di Anne Hidalgo in questa battaglia locale che, a poco più di un anno dalle presidenziali del 2027, assume sempre di più una dimensione nazionale. La favorita di questo riassetto è Rachida Dati, la candidata della destra gollista, sostenuta dai Républicains, che ha già consolidato dopo il primo turno un accordo con il macronista Pierre-Yves Bournazel (11,34%), ottenendo il suo ritiro e la fusione delle liste. Il passo decisivo è stato poi il ritiro di Sarah Knafo, figura di punta del movimento dell’ultra destra Reconquête! di Eric Zemmour. Knafo, che aveva superato la soglia del 10% al primo turno (10,4%) e quindi poteva restare in corsa, aveva cercato un’intesa formale con Dati, senza ottenerla. Alla fine, ha scelto di ritirarsi: “Non lo faccio per Rachida Dati – ha detto -, ma per Parigi”, invitando i suoi elettori a “mandare via la sinistra” dal governo della città. L’alleanza informale è stata poi suggellata dalla stessa Dati, che ha riconosciuto diversi “punti di convergenza” tra il proprio programma e quello di Knafo, promettendo agli oltre 84.000 elettori della candidata di Reconquête che, se eletta, li “avrebbe ascoltati”. Sul piano politico il risultato è chiaro: i voti di tutto il campo conservatore vengono potenzialmente convogliati verso Dati. Su X, Grégoire ha reagito con una formula secca: “L’estrema destra nazionale ha trovato la sua candidata”. In mattinata il socialista ha anche accusato Emmanuel Macron di essere intervenuto in persona per fare pressione su Knafo e spingerla a ritirarsi: una “colpa morale enorme”. Cosa che il presidente ha smentito: “Sono parole false e prive di senso. Non intervengo nelle elezioni municipali”, ha detto a margine del Consiglio Ue. Da parte sua Knafo ha accusato Grégoire di “essere caduto nel complottismo”. Il candidato dell’unione della sinistra – socialisti, comunisti e ecologisti -, partito favorito dopo il 37,9% ottenuto al primo turno contro il 25,46% per Dati, ora potrebbe ritrovarsi seriamente in difficoltà. Non ha alleati: rifiutando fino all’ultimo un accordo con La France Insoumise, la candidata radicale Sophia Chikirou (11,72% al primo turno) ha confermato la sua presenza al ballottaggio, mantenendo una “triangolare” che indebolisce il blocco progressista. I sondaggisti prevedono ora un testa a testa quasi perfetto, con un risultato finale che potrebbe giocarsi su poche migliaia di voti. Rachida Dati, 60 anni, ministra della Giustizia dell’era Sarkozy, ex ministra della Cultura di Macron, e sindaco del 7mo arrondissement di Parigi dal 2008 (già riconfermata al primo turno), è al suo secondo tentativo consecutivo di strappare l’Hôtel de ville alla sinistra, che governa la capitale da venticinque anni. Non l’ha frenata il processo di settembre per corruzione, relativo a consulenze concesse a Renault quando era eurodeputata. Parigi ora le appare davvero a portata di mano. La sua campagna allora non risparmia nessun attacco: ha accusato la sinistra comunale di responsabilità politica nel grave scandalo sulle violenze e aggressioni sessuali emerso nei centri comunali di attività extrascolastiche, ne ha denunciato il lassismo in materia di sicurezza e di pulizia urbana e insiste sulla cattiva gestione del bilancio. Ha anche promesso di tornare su una delle misure più contestate e impopolari dell’era Hidalgo: l’aumento della taxe foncière, cioè l’imposta patrimoniale sugli immobili. “Hanno estorto 600 milioni di euro ai parigini”, ha detto. L'articolo Elezioni Parigi, tutta la destra e i macroniani uniti per ostacolare il socialista Grégoire: punta tutto su Rachida Dati proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Elezioni municipali in Francia, Macron al voto con Brigitte: al seggio anche i leader d’opposizione
La Francia torna alle urne per il primo turno delle elezioni comunali del 2026, un appuntamento che coinvolge circa 35mila comuni ed è considerato un importante indicatore del clima politico nazionale in vista delle presidenziali del 2027. Il presidente Emmanuel Macron ha votato insieme alla moglie Brigitte a Le Touquet, nel dipartimento del Pas-de-Calais, nel nord del Paese. Anche le principali figure dell’opposizione hanno espresso il proprio voto. A Parigi il leader della sinistra radicale Jean-Luc Melenchon, fondatore di La France Insoumise, si è recato alle urne nel 20 arrondissement della capitale. Anche Jordan Bardella, presidente del partito di estrema destra Rassemblement National è stato ripreso mentre votava ieri. L'articolo Elezioni municipali in Francia, Macron al voto con Brigitte: al seggio anche i leader d’opposizione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Elezioni municipali in Francia, da Parigi a Lione e Marsiglia: dove si vota e perché è un test per l’Eliseo (e il Rassemblement National)
Mai (o quasi) un voto locale ha avuto così tanti significati. La Francia va oggi alle urne per eleggere i consigli municipali, ma gli occhi e i pensieri sono tutti per l’Eliseo. E per il risultato che l’estrema destra del Rassemblement National, data come la grande favorita del 2027, otterrà. Il Paese tramortito dalle scorse elezioni Europee e dallo scioglimento dell’Assemblea Nazionale, da mesi è in balìa di maggioranze instabili e di scontri politici che ne hanno aumentato la polarizzazione. L’uccisione del militante di estrema destra di un mese fa è solo il culmine di una tensione altissima e che per forza di cose influenzerà il voto sui territori. Da Parigi a Lione fino a Marsiglia e Nizza, le elezioni racconteranno molto di quello che potrebbe o non potrebbe succedere l’anno prossimo. CHI SOGNA E CHI MENO Il partito di Marine Le Pen, in attesa di sapere se la leader sarà effettivamente riabilitata dai giudici e potrà correre per la presidenza, si scalda per questo primo turno elettorale. Da sempre più deboli quando si tratta di affrontare i voti locali, in questa tornata il Rassemblement National spera di poter sfruttare la spinta che li vede in sempre maggiore ascesa. L’obiettivo è quello di ottenere poche città come “vetrine simboliche”. Attenzione massima su Perpignan (dove già governano), Tolone, Nizza, Lens e Mentone. Delicatissima la sfida a Marsiglia e Nimes. Nelle sfide amministrative sono i Socialisti e i Repubblicani a uscirne vincitori, proprio perché a essere premiati sono i partiti più radicati sui territori. Ma questa elezione dirà se gli estremi, dal Rassemblement national a la France Insoumise, riusciranno a radicarsi maggiormente. Duro il periodo per il partito di Jean-Luc Mélenchon, sempre più bollato come estremo e costretto a trovare nuovi assi. Come sempre, chi sceglie il sindaco o la sindaca pensa ai problemi locali, ma – soprattutto nelle grandi città – le influenze delle dinamiche nazionali saranno molto forti. Tempo massimo una settimana e si avranno le prime risposte: si vota contemporanemante in tutti i quasi 35mila Comuni, ma per avere i risultati definitivi bisognerà aspettare l’eventuale ballottaggio del 22 marzo. PARIGI, LA SFIDA A CINQUE PER IL DOPO HIDALGO Finita dopo dodici anni l’epoca della socialista Anne Hidalgo, la sfida è tra il collega di partito Emmanuel Grégoire (sostenuto anche da Ecologisti e comunisti) e la candidata dei Républicains, nonché ex ministra della Cultura, Rachida Dati. Gli ultimi sondaggi danno il primo in vantaggio al 32% contro il 26,5 per cento della seconda. Segue al 13,5% Sarah Knafo, candidata di Reconquete, l’estrema destra (più a destra del Rassemblement National) del polemista ultraconservatore Eric Zemmour. Quarto il candidato di centrodestra Pierre-Yves Bournazel, al 12%. Supera la soglia del 10 per cento, necessaria per accedere al secondo turno, anche la candidata de la France Insoumise Sophia Chikirou, destinata a creare non pochi malumori alla compagine di sinistra. Il Rassemblement National schiera l’eurodeputato Thierry Mariani che, seppur in rincorsa, potrebbe far valere i suoi voti per accordi successivi. La città infatti che fu feudo di Jacques Chirac e poi socialista dal 2001, sarà governata quasi sicuramente da chi riuscira a trovare le giuste intese dopo il primo turno elettorale. Improbabile che qualcuno ottenga il 50% dei voti, tutto si deciderà sulla possibilità che le sinistra si uniscano o sugli accordi che saprà strappare Dati. LIONE, LA RINCORSA DEI VERDI Meno di un mese fa la città è stata al centro delle cronache internazionali per il pestaggio mortale di un giovane militande di destra radicale, Quentin Deranque. Ora va al voto per decidere se riconfermare il sindaco verde uscente Grégory Doucet e di fatto se riconfermare le politiche ecologiste che, negli ultimi anni, hanno trasformato la ville. In testa nei sondaggi c’è Jean-Michel Aulas, ex presidente dell’Olympique Lione, sostenuto da Républicains e forze moderate di centro (Renaissance, Horizon e MoDem): 43% vs il 35% dell’ecolò. Sotto il dieci la candidata de la France Insoumise Anaïs Belouassa-Cherifi (9%) e il candidato di estrema destra (compreso il Rn) Alexandre Dupalais (6%). La corsa per diventare sindaco si è riaperta nelle ultime settimane, dopo che l’ultra favorito 76enne Aulas ha partecipato a un dibattito televisivo su Bfmtv: un confronto “fallito”, secondo i media, tanto che l’ex patron dello sport locale ha deciso di non farsi più vedere in tv. Anche da lì è iniziata la rincorsa di Doucet. MARSIGLIA, LA SCOMESSA DEL RASSEMBLEMENT NATIONAL Il sindaco socialista uscente Benoit Payan ha preparato i suoi: “Se qui vince il Rassemblement National, è la prima grande sconfitta della Repubblica”. Marsiglia è una delle sfide più delicate delle elezioni amministrative: qui l’uscente socialista, sostenuto da tutti tranne che da la France Insoumise, guida in testa la corsa, ma è tallonato da Franck Allisio del Rassemblement National. Un secondo posto che basta per far sognare a Le Pen e i suoi quello che era impensabile fino a pochi anni fa, in una delle città più importanti di Francia. A destabilizzare la corsa, il candidato di Jean-Luc Mélenchon, Sébastien Delogu, figura molto nota che ha fatto tutto il percorso dal basso: ex autista personale (e volontario) dello stesso leader durante la campagna per le presidenziali del 2017, è entrato all’Assemblea Nazionale nel 2022. Marsiglia è il terreno giusto per testare le prossime elezioni per l’Eliseo, anche perché uno dei temi che ha dominato la competizione è la percezione della sicurezza in città. Su questo i partiti si sono massacrati, tra proposte di aumento di forze di polizia e attacchi incrociati. Basteranno la paura e la voglia di cambiamento per dare la vittoria al Rn? LE HAVRE, IL TEST DELL’EX PREMIER PHILIPPE PER L’ELISEO Chi cerca significati nazionali nelle amministrative, non può ignorare quello che succederà a Le Havre, città portuale del Nord-Ovest della Francia. Il candidato di punta qui, infatti, è l’uscente Edouard Philippe. Ovvero proprio quel Philippe che è stato primo ministro quando Emmanuel Macron vinse la prima volta, poi fondatore del suo partito Horizons. Ora non solo si ricandida primo cittadino, ma dice di voler usare questa corsa come test per la sua campagna per le presidenziali. A sfidarlo Jean-Paul Lecoq, candidato comunista sostenuto da Ecologisti e Socialisti. Chi può sicuramente aspirare al secondo turno è poi la destra estrema di Franck Keller, mentre resta sotto il 10% la France Insoumise con Charlotte Boulogne. MENTONE, DOVE SOGNA ANCHE IL FIGLIO DI SARKOZY Della corsa nella città al confine con l’Italia si è parlato molto nelle ultime settimane perché è qui che il figlio di Nicolas Sarkozy, Louis Sarkozy, ha deciso di trasferirsi e presentarsi come candidato sindaco. Sostenuto dai Républicains e dalle forze di centro (Horizons e Renaissance), non è però tra i favoriti e si ferma al 16% nei sondaggi. In testa c’è l’estrema destra al 31% con Alexandra Masson, distanziati al 17% la candidata di “divers droite” Sandra Paire e Laurent Lanquar-Castiel della coalizione di sinistra. Anche qui, come nel resto del Paese, il ballottaggio farà emergere alleanze e intese. E inizierà a raccontare qualcosa della lunga corsa per le Presidenziali. 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Parigi chiama Eliseo: la capitale francese al voto per il primo turno delle Municipali. Un test per le Politiche 2027
Domenica si vota in Francia per il primo turno delle municipali. Il voto riguarda circa 35 mila Comuni e il ballottaggio è previsto il 22 marzo. Uno scrutinio dunque formalmente locale ma che, a poco più di un anno dalle presidenziali, viene percepito dai partiti e da molto osservatori come il primo vero test politico in vista del 2027. Una sorta di pre-campagna per l’Eliseo e una novità per la Francia, poiché, come ha fatto notare di recente Pascal Perrineau, docente universitario e specialista del Centro di studi politici Cevipof, negli ultimi trent’anni “si è scavato un baratro tra la Francia nazionale e la Francia locale”. Ma nel frattempo, il panorama politico francese è cambiato e la sua frammentazione, con l’avvento del macronismo e l’ascesa degli estremi, sta di fatto segnando il sorpasso del classico confronto tra destra gollista e sinistra socialista. E le vicine comunali ne sono un esempio. Con l’Eliseo in prospettiva, alle urne si gioca domenica, da un lato, la “battaglia per l’egemonia a sinistra” tra partito socialista e France Insoumise: “Il vincitore spera di incarnare il voto utile contro l’estrema destra nel 2027”, scrive Le Monde. Dall’altro, il voto dirà quanto il Rassemblement national di estrema destra, che oggi governa una quindicina di comuni, ma solo una grande città, Perpignan, riuscirà a radicarsi a livello locale per trarne poi consenso nazionale: i sondaggi danno già praticamente certo l’accesso del Rn al ballottaggio per l’Eliseo. Le città che bisognerà seguire sono Nizza, Marsiglia, Tolone. A Parigi è annunciata la sfida tra Rachida Dati, l’ex ministra della Cultura, candidata dei Républicains e figura consolidata nell’ovest parigino, e il socialista Emmanuel Grégoire, candidato della sinistra unita, a eccezione di La France Insoumise. L’ultimo sondaggio Elabe dà in testa Grégoire con il 32% dei voti al primo turno, contro Dati al 26,5%. L’elemento politico nuovo è però la frammentazione del voto parigino. Il sondaggio accredita infatti altri tre candidati sopra il 10%, soglia necessaria per accedere al secondo turno: 13,5% a Sarah Knafo, candidata di Reconquête!, il partito dell’ultra destra di Eric Zemmour, 12% a Pierre-Yves Bournazel, candidato di Horizon, il partito di centro-destra di Edouard Philippe, 10,5% a Sophia Chikirou, candidata della France Insoumise. Cinque forze politiche potrebbero quindi essere potenzialmente presenti al secondo turno in diversi arrondissement. E se nessun blocco ottiene da solo la maggioranza sufficiente nel Consiglio di Parigi, dopo il 22 marzo potrebbe aprirsi una ulteriore fase di negoziazioni e alleanze. Nella capitale il voto chiude l’”era Anne Hidalgo” lunga dodici anni. Durante i suoi due mandati la città è stata trasformata: sono stati moltiplicati gli spazi pedonali e le piste ciclabili, sono comparsi corridoi verdi mentre lo spazio per l’auto si è ridotto. Il prezzo politico di questa trasformazione è stato alto. I sondaggi mostrano una città divisa sulla sua eredità: da una parte i tanti parigini che hanno aderito ai nuovi usi urbani, dall’altra una parte consistente che giudica eccessivo il ritmo del cambiamento, e critica i tanti cantieri avviati e non sempre finiti o mal realizzati. Per molti la città è più brutta e più sporca. A questo si aggiunge il dato più pesante: al termine del ciclo Hidalgo il debito municipale non è mai stato così elevato. Dai 4,18 miliardi di euro registrati a fine 2014, il passivo dovrebbe salire a 9,7 miliardi nel 2026, con un aumento del 133% in dodici anni. Rachida Dati ha quindi costruito la sua campagna intorno ai temi che interessano i parigini più insoddisfatti: pulizia urbana, sicurezza, mobilità, migliore gestione del bilancio. L’ex ministra della Giustizia degli anni bling bling di Nicolas Sarkozy, si è persino messa in scena in divisa da netturbino sul retro di un camion della spezzatura a raccogliere rifiuti, e si è fatta filmare mentre caricava casse di frutta e verdura al mercato alimentare di Rungis. I video sono diventati virali. Nell’ultimo meeting di ieri, al teatro Élysée Montmartre, ha lanciato un appello a votare contro il “socialismo municipale distruttore”: “Parigi non ha bisogno né di un successore né di un erede”. La sua candidatura è tuttavia accompagnata da un dossier giudiziario: Dati è indagata per corruzione per delle consulenze concesse a Renault quando era eurodeputata. È in questo contesto che si muove Emmanuel Grégoire, per anni primo vice di Anne Hidalgo. La sua candidatura è nata dentro una frattura interna del partito parigino: Hidalgo aveva infatti inizialmente sostenuto un altro nome per la sua successione e dichiarò persino pubblicamente che con Grégoire candidato “la sinistra avrebbe perso Parigi”. Una volta investito, il socialista si è ritrovato quindi nella posizione delicata di chi da, un lato, deve difendere il bilancio della sindaca uscente e della sua politica di trasformazione urbana, e dall’altro tentare di non identificarsi pienamente con lei e il suo metodo. Anche lui in meeting ieri, al Cirque d’Hiver, ha lanciato un appello ai parigini a “resistere” contro il rischio di alleanze tra Rachida Dati e l’ambiziosa Sarah Knafo: “L’alleanza tra destra ed estrema destra vuole far cadere Parigi – ha detto Grégoire- perché ritiene che se la capitale cadrà, nel 2027 cadrà anche il Paese. Ma Parigi non cadrà, Parigi resisterà!”. L'articolo Parigi chiama Eliseo: la capitale francese al voto per il primo turno delle Municipali. Un test per le Politiche 2027 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Iran, Macron: “Prepariamo missione difensiva per riaprire lo stretto di Hormuz dopo la parte più calda del conflitto”
Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha affermato di stare preparando con i suoi partner una futura missione “puramente difensiva” per riaprire lo stretto di Hormuz e scortare le navi “dopo la fine della fase più calda del conflitto” in Medio Oriente, al fine di consentire la circolazione di petrolio e gas. In visita a Cipro, il presidente francese ha anche annunciato che la Francia contribuirà “nel lungo periodo” con “due fregate” all’operazione avviata nel 2024 dall’Unione Europea nel Mar Rosso. L'articolo Iran, Macron: “Prepariamo missione difensiva per riaprire lo stretto di Hormuz dopo la parte più calda del conflitto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Nucleare civile e militare, per Macron sono una cosa sola. A Parigi il summit internazionale
Il 10 marzo Parigi ospita il secondo summit internazionale sul nucleare civile. A una settimana dal discorso di Brest sul rafforzamento della deterrenza nucleare francese, con un possibile coordinamento più stretto con i partner europei, e l’aumento delle testate nucleari, in un contesto di crescente tensione internazionale, Emmanuel Macron torna dunque a parlare di atomo, questa volta nella sua dimensione “pacifica”. Di fatto, nella visione strategica dell’Eliseo le due dimensioni sono complementari: “Senza nucleare civile non c’è nucleare militare e senza nucleare militare non c’è nucleare civile”, aveva detto Macron già nel dicembre 2020, in un lungo discorso pro-nucleare al sito industriale di Framatome. Discorso in cui aveva annunciato al tempo stesso investimenti per lo sviluppo di piccoli reattori modulari di nuova generazione, più “verdi”, e la costruzione della futura portaerei a propulsione nucleare che dal 2038 sostituirà la Charles de Gaulle, proprio in questi giorni schierata nel Mediterraneo orientale a fini difensivi nel conflitto tra Israele-Stati Uniti e Iran. Martedì prossimo, saranno riuniti alla Seine Musicale, la sala di concerti dell’Île Seguin, poco fuori Parigi, una sessantina di Paesi, organizzazioni internazionali, istituzioni finanziarie e aziende del settore. Sono attesi capi di Stato e di governo, i vertici dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) e Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. Il summit punta, secondo fonti dell’Eliseo, a “creare un nuovo slancio con l’insieme dei Paesi presenti per riconoscere il nucleare come elemento di primo piano della transizione energetica che contribuisce alla decarbonizzazione del sistema energetico nel suo complesso”. L’obiettivo è trasformare in “road map concreta e condivisa” l’impegno assunto alla COP28 di Dubai del 2023 da una trentina di Paesi: triplicare la capacità nucleare nel mondo entro il 2050. Sul suo sito web, il ministero francese degli Esteri sottolinea che “oggi l’atomo produce circa il 10% dell’elettricità mondiale e che per molti Paesi rappresenta un complemento essenziale alle rinnovabili per garantire una produzione stabile e decarbonizzata”. Il summit parigino punta allora “a promuovere gli scambi tra gli Stati che hanno già un programma nucleare e quelli che stanno valutando di intraprendere questa strada, in particolare nelle economie emergenti”. Ma consentirà anche, si legge ancora, “di mettere in evidenza gli usi pacifici dell’atomo, nel rispetto degli impegni internazionali, in vista della Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare prevista nella primavera del 2026”. È qui che entra in campo la “complementarità” che Macron difende dal 2020: “Contrapporre il nucleare civile e quello militare in termini di produzione, così come in termini di ricerca, non ha senso per un Paese come il nostro”, aveva detto a Framatome. Per Macron, il nucleare resta uno dei pilastri della “sovranità energetica” del Paese: è il terzo settore industriale in Francia, con 3.000 aziende e oltre 220.000 posti di lavoro. L’ultimo programma pluriennale dell’energia (PPE), pubblicato a febbraio, conferma la costruzione di sei nuovi reattori EPR2 entro il 2038 (per un costo stimato di oltre 70 miliardi di euro), con l’obiettivo di rinnovare il parco nucleare nazionale e rafforzare la competitività dell’industria francese. Parigi continua quindi a promuovere così la sua visione di un nucleare civile pulito e sicuro. Ma la Francia, dopo la Brexit, è anche l’unica potenza nucleare dell’Unione europea. E strategicamente il nucleare civile si mette al servizio dell’industria militare del Paese. Dal 2024, EDF, la maggiore azienda produttrice e distributrice di energia, al 100% statale, che gestisce i 58 reattori nucleari del parco francese, collabora con l’esercito, mettendo a disposizione la sua centrale di Civaux, nella Vienne, per la produzione del trizio, un gas indispensabile per il funzionamento delle armi nucleari. L'articolo Nucleare civile e militare, per Macron sono una cosa sola. A Parigi il summit internazionale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Macron Dottor Stranamore e l’Asse del Bene che ama la bomba. La rassegna stampa ragionata di Daniela Ranieri
Venerdì 6 marzo alle 18 si rinnova l’appuntamento con “Cambiare Musica“, la rassegna stampa settimanale firmata da Daniela Ranieri che oggi è dedicata al presidente francese Macron, ribattezzato per l’occasione “Dottor Stranamore” e a tutto “l’Asse del Bene che ama la bomba”. L'articolo Macron Dottor Stranamore e l’Asse del Bene che ama la bomba. La rassegna stampa ragionata di Daniela Ranieri proviene da Il Fatto Quotidiano.
Politica
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Trump: “Scorteremo le petroliere nello stretto di Hormuz”. Macron: “Coalizione per mettere in sicurezza il traffico marittimo”
I rialzi dei prezzi di gas e petrolio a causa dell’escalation in Medio Oriente iniziano a preoccupare le amministrazioni di entrambe le sponde dell’Atlantico. Donald Trump, che sabato aveva detto di non essere “preoccupato” per l’impatto sulle quotazione energetiche, ha annunciato che “se sarà necessario gli Stati Uniti scorteranno tutte le petroliere nello stretto di Hormuz”. In un post su Truth il presidente americano ha ordinato, “con effetto immediato”, “allo United States Development Finance Corporation di fornire, a un prezzo molto ragionevole, un’assicurazione contro i rischi politici e garanzie per la sicurezza finanziaria di tutto il commercio marittimo, in particolare energetico, che attraversa il Golfo”. Secondo Politico, che cita una fonte, l’amministrazione ritiene sempre “più preoccupante che i mercati energetici possano subire pressioni nei prossimi giorni, con l’intensificarsi della campagna militare e l’espansione della sua portata geografica. L’accesso allo Stretto di Hormuz è ovviamente vitale sia per le spedizioni di gas naturale che di petrolio greggio, soprattutto da Qatar e Arabia Saudita”. Di qui l’ipotesi che il governo degli Stati Uniti rimborsi l’assicurazione necessaria alle petroliere per continuare a navigare attraverso lo stretto, ha affermato una terza persona a conoscenza dei colloqui. Le compagnie di assicurazione marittima stanno infatti aumentando le tariffe e in alcuni casi stanno annullando la copertura per le petroliere che attraversano l’area. Intanto il presidente francese Emmanuel Macron in un discorso alla nazione ha annunciato a sua volta “Una coalizione per mettere in sicurezza il traffico marittimo in Medio Oriente”. L'articolo Trump: “Scorteremo le petroliere nello stretto di Hormuz”. Macron: “Coalizione per mettere in sicurezza il traffico marittimo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Donald Trump
Economia
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Macron e l’inno francese (a cappella) nella base dei sottomarini atomici – Video
In fondo, una gigantesca bandiera tricolore francese. Alle spalle un enorme sottomarino atomico. E con Emmanuel Macron, a cantare la Marsigliese a cappella, ci sono i più alti vertici del Paese. Il video è stato diffuso ieri dall’Eliseo, in una giornata a suo modo storico per la Francia. Parigi, infatti, ha annunciato “l’ordine di aumentare le testate nucleari”. Il tutto succede mentre il mondo brucia, col fronte ucraino-russo a Est e quello mediorientale che si allarga ogni giorni sempre di più. “Per essere liberi” ha detto Macron nel suo discorso, “bisogna essere temuti. E per essere temuti bisogna essere potenti”. L'articolo Macron e l’inno francese (a cappella) nella base dei sottomarini atomici – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Macron annuncia un piano di deterrenza nucleare: “Ho ordinato di aumentare il nostro arsenale, in gioco c’è la sicurezza dell’Europa”
Il luogo è simbolico. Il presidente Macron, dall’Ile Longue, base di quattro sottomarini atomici francesi, annuncia un cambio di passo sul piano della difesa militare nucleare, definendola “deterrenza avanzata”. “Dobbiamo rafforzare la nostra deterrenza nucleare di fronte alle molteplici minacce e dobbiamo considerare la nostra strategia di deterrenza nella dimensione europea, nel pieno rispetto della nostra sovranità” perchè “è la sicurezza dell’Europa ad essere in gioco”. Per questo motivo il presidente annuncia: “Ho ordinato di aumentare il numero di testate nucleari del nostro arsenale”. Le parole di Macron in qualche modo erano state preannunciate; il 27 febbraio l’Eliseo aveva dichiarato che il discorso sarebbe stato incentrato su “alcuni cambiamenti e sviluppi significativi”, al contempo sottolineando che l’offerta nucleare della Francia “non è in alcun modo in competizione con la Nato”. Macron ha mantenuto fede alla premessa: Parigi offre protezione nucleare e nel contempo lavora con gli alleati a progetti di missili a lunga gittata. Alleato fondamentale risulta essere la Germania: a confermarlo è il cancelliere Merz che sui social scrive: “Emmanuel Macron e io abbiamo istituito un gruppo direttivo sul nucleare in cui coordiniamo le questioni relative alla deterrenza. Intendiamo adottare misure concrete entro la fine dell’anno, tra cui la partecipazione convenzionale della Germania alle esercitazioni nucleari francesi”. Ma non solo Berlino entra a far parte di questo sistema. Il presidente francese ha confermato che sono otto i Paesi interessati al progetto: Regno Unito, Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca. Macron ha precisato che la Francia consentirà il dispiegamento temporaneo dei suoi aerei dotati di armi nucleari nelle basi alleate ma non ci sarà alcuna condivisione delle decisioni con altre nazioni riguardo all’uso delle armi atomiche. In questo modo le forze francesi potranno “diffondersi in tutto il continente europeo” per “complicare i calcoli dei nostri avversari”. Il piano potrebbe anche prevedere “la partecipazione convenzionale di forze alleate alle nostre attività nucleari”, come è successo nelle “recenti esercitazioni militari cui hanno partecipato forze britanniche”. Durante il suo discorso, Macron ha richiamato i principi di collaborazione con Londra e Berlino “nel quadro della cosiddetta iniziativa Elsa (European Long Range Strike Approach) lanciata nel 2024 e che include anche Italia, Polonia e Svezia”. Per quanto riguarda i progetti sui missili a lungo raggio, questi saranno formulati da Francia, Gran Bretagna e Germania. Insomma, per il presidente francese è tempo che l’Europa si affranchi dalla dipendenza americana, ora più che mai viste le dichiarazioni altalenanti dell’amministrazione Trump sulla guerra su larga scala in Ucraina iniziata quattro anni fa con l’invasione russa. Per Macron è ora che “l’Europa riprenda in mano il proprio destino” ed ha concluso così: “Dobbiamo essere potenti, dobbiamo essere uniti, dobbiamo essere liberi”. La giornata nella base dei sottomarini si è chiusa con l’annuncio di un nuovo u-boot nucleare lanciamissili che sarà operativo nel 2036 e si chiamerà Invincible. Di altro tenore l’atmosfera in Spagna. Il premier Sanchez ha negato agli Stati Uniti le basi gestite in modo comune – Rota e Moron – per l’utilizzo nell’operazione contro l’Iran. Sanchez scrive sui social che “la violenza genera solo altra violenza” e che “le bombe colpiscono obiettivi militari, ma anche strade, aeroporti, scuole e case di civili innocenti. È necessario fermare immediatamente questa spirale di violenza e tornare al quadro della diplomazia e del dialogo”. Parole di condanna, dunque, per tutti gli attori del conflitto: “Nelle ultime ore l’Iran ha attaccato Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Cipro, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Israele, Giordania, Kuwait e Oman. Condanniamo con forza tutti gli attacchi illegali e indiscriminati contro i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo e altri paesi della regione. Condanniamo anche il lancio di missili da parte di Hezbollah e l’attacco di Israele al Libano”. L'articolo Macron annuncia un piano di deterrenza nucleare: “Ho ordinato di aumentare il nostro arsenale, in gioco c’è la sicurezza dell’Europa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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