di Januaria Piromallo
Sommerso da una montagna di debiti, ma arrogante e prepotente fino all’ultimo.
Scazza con Ranucci, il totem del giornalismo d’inchiesta, perché nel passargli
la linea ha solo citato il programma Allegro ma non troppo. Nome profetico visto
come se la passa la Eliseo Entertainment, da Luca Barbareschi controllata al
100%.
Delle sue “acque agitate”, prima che diventasse uno tsunami con il debitone di
40,2 milioni di euro, io sospettavo da un pezzo. I primi segnali li ho avuti tre
anni fa. Dalla fine delle riprese del film The Palace di Roman Polanski, dove
recito una piccola parte (praticamente me stessa) mando svariate email alla
produzione Eliseo. E chiedo di rispettare il contratto. Nessuna risposta e nel
settembre 2022 passo la pratica al mio avvocato milanese Ilaria Barbierato. E
infine all’avvocato romano Gennaro Fredella.
Anche a loro nessuna risposta, mi becco io invece una rispostaccia datata 29
gennaio 2024 all’ennesimo suo messaggio seriale di autocompiacimento: voglio
condividere con voi i successi stratosferici dell’Eliseo… e blablabla. Rispondo
stringata: Aspetto di essere pagata il dovuto, nel frattempo gradirei di essere
tolta dalla tua lista… Mi risponde: Non so di cosa tu stia parlando, pensavo di
farti causa… Più hanno torto e più pretendono di avere ragione.
Mi sono chiesta se il suo rifiuto di pagarmi fosse dovuto a qualche sua battuta
inappropriata e assolutamente non sollecitata: avances o romanticherie di uno
corteggiatore seriale. Vado a ritroso, il tono urlato è sempre lo stesso: Ti
querelo e ti prendo a calci nel sedere…
Dal set di The Palace finisco direttamente all’ospedale di Zweisimmen per
un’intossicazione alimentare, dodici ore di flebo. Malgrado da contratto fossi
assicurata, non ho ricevuto alcun rimborso. Il pronto soccorso dell’Oberland
cantonale è ben frequentato: ci finisce pure Mickey Rourke (faceva parte del
cast), le dita della mani gli erano lievitate come soufflé e non riuscivano a
sfilargli l’anello.
L’assicurazione non avrebbe pagato neanche i danni che due mesi di registrazione
hanno arrecato alle costose suppellettili del Palace, il 5 stelle categoria
Luxury di Gstaad, eremo per i billionaire, dove è stato girato il film.
Il produttore Jean-Louis Porchet, figura di spicco dell’industria
cinematografica della Svizzera, che ha finanziato numerosi film internazionali,
si è buttato sotto un treno il 31 marzo 2025, aveva 76 anni. In molti ritengono
che la tragica fine sia legata al suo fallimento causato anche dal finanziamento
di The Palace, una brillante e sarcastica black comedy.
The Palace è stato l’ultimo film co-prodotto da Porchet, costato 17 milioni di
euro, dopo essere stato visto nelle sale di mezzo mondo è approdato su Netflix.
Intanto la società di Barbareschi chiudeva il 2024 con 16,6 milioni di euro di
ricavi (27,7 milioni nel 2023) e con 1,7 milioni di perdite. I numeri li
snocciola Italia Oggi e non si risparmia la stoccata finale: adesso 40 milioni
di debiti per l’Eliseo Entertainment spa che produce film, fiction, documentari
e spettacoli teatrali.
E lo scorso 22 dicembre 2025 la società ha presentato domanda di ammissione al
pre-concordato preventivo al Tribunale di Roma: 40,2 milioni di euro, di cui ben
25,6 milioni verso le banche, 4,3 milioni di debiti tributari e 7,7 milioni
verso i fornitori.
Tra i fornitori che aspettano, per grazia ricevuta, di essere pagati ci sono
pure io. Non ho mai pensato di fare l’attrice, mi convinse Roman, lo conosco da
tempo, i nostri figli erano nella stessa classe, insieme studiammo il copione.
Ero al secondo cast. Per uno dei massimi maestri del cinema avrei lavorato
gratis. Non certo per Barbareschi.
Lo scorso 18 gennaio Report (ho collaborato nell’inchiesta sulla eredità
Agnelli) ha chiuso con un’inchiesta sui finanziamenti pubblici al Teatro Eliseo
di Roma, di cui è proprietario Barbareschi, rivelando che l’attore “dovrebbe
restituire otto milioni di euro al ministero della Cultura già chiesti. Ma lui
si è rifiutato”. Era prima direttore artistico, poi lo ha comprato nel 2018.
Adesso ridurrà almeno un po’ il suo ego ipertrofico mentre gli ascolti del suo
late night show su Rai Tre Allegro ma non troppo sono un po’ al di sotto delle
aspettative? Molto poco allegro… Intanto propongo di cambiargli nome: (S)toccata
e Fuga.
L'articolo Non mi sorprendono i debiti di Luca Barbareschi: pure io aspetto
ancora di essere pagata proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Luca Barbareschi
Quaranta milioni di debiti. Sono questi i numeri della profonda crisi in cui
versa la Eliseo Entertainment spa, la casa di produzione controllata al 100% da
Luca Barbareschi che con le sue divisioni produce film, fiction,
intrattenimento, documentari e spettacoli teatrali. A svelare la situazione è
Italia Oggi, secondo cui lo scorso 22 dicembre 2025 la società ha presentato
domanda di ammissione al pre-concordato al Tribunale di Roma. L’obiettivo?
“Richiedere al competente tribunale la concessione del termine massimo di legge
per il deposito della proposta di piano di concordato preventivo in continuità”.
TUTTI I DEBITI DELLA SOCIETÀ DI PRODUZIONE DI BARBARESCHI
Italia Oggi lo scrive senza mezzi termini: la Eliseo Entertainment è sepolta da
“una montagna di debiti”. Il quotidiano finanziario snocciola tutti i numeri:
“40,2 milioni di euro alla fine dell’esercizio 2024, di cui ben 25,6 milioni
verso le banche, e poi 4,3 milioni di debiti tributari, 7,7 milioni verso i
fornitori. Un peso non più sostenibile per una società che ha chiuso il 2024 con
16,6 milioni di euro di ricavi (27,7 milioni nel 2023) e con 1,7 milioni di
perdite”. Poi la stoccata finale: “Barbareschi ha trovato il tempo di
battibeccare in tv su Rai 3 con Sigfrido Ranucci, anche se il momento della sua
società di produzione è drammatico”.
L’INCHIESTA DI REPORT E LA MANCATA VENDITA DEL TEATRO ELISEO
La tensione tra Ranucci e Barbareschi è aumentata dopo che lo scorso 18 gennaio
Report ha proposto un’inchiesta sui finanziamenti pubblici al Teatro Eliseo di
Roma, di cui è proprietario Barbareschi rivelando che l’attore “dovrebbe
restituire otto milioni di euro al ministero della Cultura che glieli ha anche
chiesti, ma lui si è rifiutato”. Barbareschi ha provato a vendere il teatro,
come emerge dalla relazione sulla gestione al bilancio del 2024: “Per superare
la tensione finanziaria venutasi a creare nel corso del 2024 la società aveva
già sottoscritto, in data 30 aprile 2024, un accordo vincolante per la vendita
del suo principale asset immobiliare, il teatro Eliseo di Roma. Purtroppo il
potenziale acquirente non ha portato a termine l’operazione, rinunciando alla
caparra versata”. A quel punto si è aperta la crisi con un’mportante“attività di
ristrutturazione iniziata formalmente in data 9 aprile 2025 quando è stata
presentata in camera di commercio domanda di accesso alla procedura di
Composizione negoziata per la soluzione della crisi di impresa”.
LA DUE FICTION RAI BLOCCATE
A questa situazione complessa si aggiunge anche un’altra pesante tegola. Sempre
Italia Oggi svela che “nei salotti romani, sotto le feste di Natale, si parlava
molto delle due fiction che Barbareschi avrebbe dovuto produrre per Rai (una, A
casa di papà, con Serena Autieri e Fortunato Cerlino, l’altra, a quanto pare,
sul padel)”. Secondo il quotidiano, le riprese sarebbero “però bloccate e set
fermi poiché la situazione della sua società si era aggravata al punto che le
banche avevano chiuso i rubinetti”.
L'articolo “Quaranta milioni di debiti per Luca Barbareschi, l’inchiesta di
Report e la mancata vendita del Teatro Eliseo, due fiction Rai bloccate”: lo
rivela Italia Oggi proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Vorrei ringraziare il grande conduttore di Report e ricordargli che mi chiamo
Luca Barbareschi“. Così ieri sera ha esordito il conduttore di Allegro ma non
troppo, prendendo la linea dopo Report. Sembra una stizzosità da palinsesto, uno
sgarbo tra conduttori della stessa rete. Ma il vero bersaglio è un altro: non la
formula di cortesia, bensì Report e Gian Gaetano Bellavia, commercialista e
storico consulente della trasmissione, travolto in questi giorni da accuse di
dossieraggio e spionaggio che lui respinge.
“Il suo consulente è quello che mi sta spiando da due anni”, grida Barbareschi
annunciando una querela, perché il suo nome compare nell’elenco dei soggetti
“sensibili” agli atti di un’inchiesta in cui Bellavia è, peraltro, parte lesa,
dopo il furto dei dati dal suo studio. Sigfrido Ranucci replica secco su
Facebook contro l’”indegno sproloquio di Luca Barbareschi”, un’uscita “frutto di
una campagna di fango del Giornale contro Gian Gaetano Bellavia, vittima di un
furto, che nessun organo giudiziario ha mai accusato di spionaggio o
dossieraggio“. E aggiunge il dettaglio decisivo: “A Barbareschi Report fa comodo
solo per il traino, visto che ha espressamente chiesto di essere posizionato
dopo di noi”.
È il punto che smonta tutta la scena. Barbareschi si lamenta di non essere stato
presentato a dovere, quando è stato lui stesso a chiedere di andare in onda dopo
Report. La stizza da palinsesto si rivela per quello che è, un pretesto: un
gancio per dare visibilità, in prima serata sulla rete pubblica, all’ultima
offensiva politica del centrodestra contro la trasmissione. L’offensiva porta
soprattutto un nome: Maurizio Gasparri. Il capogruppo di Forza Italia, membro
della Vigilanza Rai e della Commissione Antimafia, ha individuato in Bellavia il
nemico perfetto. Non perché Bellavia sia il bersaglio reale, ma perché tirando
quel filo si arriva dritti dentro Report.
Ed è lì che Report fa davvero paura: sulla pista nera delle stragi del 1992-93,
sugli intrecci tra mafia, apparati e pezzi delle istituzioni che la trasmissione
continua a documentare. Il furto di oltre un milione di file dallo studio di
Bellavia diventa così il grimaldello ideale. Gasparri presenta interrogazioni
urgenti ai ministri, annuncia denunce, minaccia la Commissione Antimafia come un
“tribunale parallelo”. Cita diciannove magistrati. Parla di un “groviglio
allucinante” tra procure, Bellavia e Report. Costruisce l’immagine di un asse
corrotto tra magistratura e televisione pubblica, con Ranucci perno di una trama
oscura.
Tutto questo esplode per una mancata formula di cortesia televisiva. Non si
parla più di inchieste sulle stragi di mafia, ma di Report come centro di un
fantomatico complotto. Bellavia ha spiegato che i magistrati gli affidavano i
documenti in qualità di perito, che li analizzava, e che quando Report gli
chiedeva chiarimenti non passava carte riservate, ma spiegava contenuti che la
redazione già possedeva. Una storia molto diversa dal “groviglio” opaco che la
destra cerca di accreditare. Intanto Gasparri grida al complotto, la Commissione
Antimafia si prepara a intervenire e Il Giornale e Il Tempo alimentano lo
“scandalo”. E Ranucci, che continua a fare inchieste sulle stragi anziché
abbassare la testa, si ritrova trascinato pure in questa pantomima.
L'articolo Barbareschi attacca Ranucci: “Bellavia mi spia da due anni”. Il
conduttore replica: “Indegno, ti fa comodo solo il traino” proviene da Il Fatto
Quotidiano.