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La Rai non manda in onda l’intervista all’attivista di Askatasuna dopo gli scontri. I sindacati: “Svilito il lavoro giornalistico”
Un’intervista a una ragazza di Askatasuna che la Rai non ha voluto mandare in onda. Con una scelta che puzza di censura. Dunque accade che domenica scorsa, il giorno dopo gli scontri di sabato a Torino durante la manifestazione pro Askatasuna, un cronista della Tgr Piemonte intervista una rappresentante del centro sociale sgomberato il 18 dicembre scorso. Una bella intervista, dove vengono fatte tutte le domande necessarie sulle violenze nei confronti della polizia, e dove la manifestante offre la sua versione dei fatti. Un bel colpo giornalistico, soprattutto se si pensa alla ritrosia ben nota dei ragazzi di Askatasuna a parlare con i giornalisti. L’intervista, concordata con la “line” della redazione Rai piemontese, guidata da Francesco Marino, però, non andrà mai in onda. Il motivo? Il fatto che la donna in questione non abbia fornito le sue generalità complete: nome e cognome. Insomma, ai vertici della tv pubblica non bastava il nome, Martina, e il fatto che la ragazza mostri tranquillamente il volto alla telecamera. Niente da fare: senza il cognome l’intervista non può andare in onda. Motivo che non ha convinto nessuno. “Il collega aveva fatto domande: dure, dirette e senza fronzoli, mettendola di fronte alla violenza degli incappucciati contro un poliziotto. Quell’intervista i telespettatori non l’hanno mai potuta vedere. Nemmeno in piccola parte”, recita un comunicato congiunto del Cdr della Tgr Piemonte, di Usigrai e di Fnsi. “Decine di volte abbiamo mandato in onda persone che, legittimamente, non hanno voluto il proprio nome nella grafica. Decine di volte abbiamo trasmesso interviste di persone di spalle per tutelare l’anonimato loro o dei familiari. È il lavoro del giornalista: valutare l’attendibilità dell’intervistato, verificare le fonti e fare domande. Intermediazione giornalistica che, invece, non c’è stata nella pubblicazione del video arrivato preconfezionato con l’intervista al poliziotto ferito. In questo caso nessuno ha potuto porre domande. Non parliamo né di par condicio, né di censura, ma di svilimento del lavoro giornalistico. E questo fa male alla Tgr e a tutta la Rai servizio pubblico”, si sostiene nel comunicato. Nell’intervista la rappresentante del centro sociale afferma che quello che è accaduto in piazza sabato ha la sua genesi nello sgombero del centro sociale il 18 dicembre, avvenuto con la chiusura di una scuola e la militarizzazione di un intero quartiere. In particolare sugli scontri, Martina precisa che sono scese in piazza oltre 50mila persone in modo pacifico contro le guerre, il riarmo, le politiche del governo Meloni e la difesa degli spazi sociali e che in Italia non si è abituati al conflitto, preferendo alla nitidezza delle posizioni una falsa pacificazione. Viene poi sottolineato come violenze sabato ci siano state anche da parte della polizia sui manifestanti e che quando si va in piazza si generano delle complessità che possono portare anche alle immagini che tutti hanno visto. Un’intervista dove sono state fatte tutte le domande necessarie e di fronte alle quali vengono date risposte pacate e ragionate, senza estremismi. E forse è proprio questo che, secondo qualcuno in Rai, non andava fatto vedere. L'articolo La Rai non manda in onda l’intervista all’attivista di Askatasuna dopo gli scontri. I sindacati: “Svilito il lavoro giornalistico” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Siete oggettivamente responsabili”, “Quello che dice è grave, lo respingo”: il faccia a faccia Vespa-Bonelli sui fatti di Torino
Partecipare a una manifestazione insieme ad altre 50mila persone significa essere conniventi con le centinaia di persone che hanno aspettato la fine del corteo per commettere azioni violente anche nei confronti delle forze dell’ordine? E’ la tesi di Bruno Vespa che ha contestato l’adesione al corteo di Torino nell’intervista al leader di Europa Verde Angelo Bonelli durante 5 Minuti, su Rai1. Bonelli ha risposto alla contestazione, respingendola. “I disordini erano largamente prevedibili” sottolinea il conduttore. “Allora il ministro Piantedosi doveva tutelare tutti gli altri manifestanti pacifici” ha risposto il deputato di Avs. Questa che segue è la trascrizione dell’intervista Vespa – I disordini di Torino erano largamente prevedibili, tanto è vero che tra tutti i partiti di sinistra soltanto Avs ha deciso di partecipare. Posso chiederle perché? Bonelli – Ci sono state 50mila persone a Torino che pacificamente hanno manifestato per chiedere più spazi sociali. Vespa – Quindi hanno sbagliato gli altri di sinistra a non partecipare? Bonelli – Non so gli altri perché non hanno partecipato, ma 50mila persone non sono responsabili di quel manipolo di teppisti e criminali che io mi auguro vengano immediatamente assicurati alla giustizia. Vespa – Onorevole Bonelli, era largamente prevedibile, lo sapevano tutti. Lei sa bene come finiscono questi cortei. Bonelli – Se era largamente prevedibile, allora qualcuno a partire dal ministro dell’Interno Piantedosi doveva tutelare i manifestanti pacifici. Vespa – Quindi è colpa di Piantedosi se è successo quel che è successo? Bonelli – Non sto dando la colpa a Piantedosi, ma non è nemmeno colpa di chi ha partecipato pacificamente. > La mia intervista con Bruno Vespa a Cinque minuti pic.twitter.com/E3kAcVytQI > > — Angelo Bonelli (@AngeloBonelli1) February 3, 2026 Vespa – Allora: Marco Grimaldi è il vostro vice capogruppo alla Camera, Alice Ravenale è la vostra capogruppo alla Regione Piemonte, Sara Diena è il capogruppo di Alleanza Verde Sinistra e Sinistra Ecologista in Comune. Allora, se voi, come mi pare di capire, non vi dissociate politicamente dalla loro partecipazione, siete di fatto conniventi e siete di fatto… la prego di consentirmelo, anche oggettivamente responsabili in parte politicamente di quanto è successo. Bonelli – Ma guardi, questa sua affermazione è estremamente grave, è molto grave perché chi manifesta pacificamente non può essere responsabile delle azioni di chi ha pianificato a insaputa dei manifestanti pacifici azioni criminali. Francamente io respingo fermamente questa sua affermazione. Io penso che ci sia un diritto, un dovere di tutelare chi manifesta pacificamente. Se è vero che era largamente prevedibile, ripeto, chi aveva il potere, il dovere di fermare quei teppisti criminali, che sono nostri nemici, li doveva fermare. Vespa – Ma le pare normale che nessuno abbia visto niente? Su 50mila persone nessuno ha denunciato nessuno? Posso ricordare che all’inizio degli anni Settanta il Partito Comunista italiano ebbe delle oscillazioni, delle tolleranze. Poi a un certo punto capì e si fermò. Ecco l’assassinio di Guido Rossa, un eroico sindacalista comunista che denunciò un compagno terrorista e per questo fu ucciso. Chi sa deve denunciare, perché nessuno ha visto niente? Bonelli – Ci sono tanti filmati di manifestanti che hanno denunciato quello che stava accadendo, però a questo punto se la mettiamo in questi termini facciamo un passaggio indietro nel tempo: 2020-2021 manifestazioni fatte da Forza Nuova e sovranisti a Roma, messa a ferro e fuoco: blindati bruciati, agenti feriti, c’erano esponenti di destra, anche di chi oggi è in maggioranza, che oggi puntano il dito. Vespa – Lei sa che chi ha attaccato la Cgil è stato arrestato. Bonelli – Però io penso che il diritto di manifestare pacificamente va sempre tutelato. E qui c’erano 50mila persone che hanno manifestato pacificamente. Per noi quelli che hanno fatto quel lavoro là sono dei teppisti criminali. Puntare il dito su una forza politica che è pacifica, democratica, mi scusi Vespa, io lo trovo inaccettabile. Vespa – Ma senta, abbia pazienza, quindi significa che è tutto normale. Bonelli – Tutto normale? Ma non mi pare per niente. Vespa: Scusi, tutti i cortei di Asktasuna sono tutti finiti male. Tutti quanti e non c’è nemmeno stato uno che non sia finito male. Bonelli: Guardi, chi ha sfasciato deve pagare, questi sono per noi nostri nemici, teppisti e criminali. Il punto però che va difeso, chiedere più spazi sociali, rivendicare questo e manifestare pacificamente è un diritto, significa non piegarsi alle ragioni dei violenti. Vespa: Senta, suo padre, so che ha 102 anni, auguri, ed è carabiniere. Posso chiedergli come gli ha raccontato questa storia? Bonelli: Come gli ho raccontato questa storia? Insomma, papà è papà, proprio perché papà ha 102 anni ed è dei carabinieri, ho una grande stima nei confronti delle forze dell’Ordine. Vespa – Ma ha apprezzato? Bonelli – Cosa ha apprezzato? Non ha apprezzato come non ho apprezzato io quello che è accaduto, ma siccome, visto che lei parla di mio padre, mio padre sa che io sono una persona perbene, noi siamo persone perbene e rivendichiamo con onore e dignità l’aver diffiso il diritto di manifestare di queste persone rispetto a una destra che sulla sicurezza in questo paese non sta facendo nulla e utilizza questi fatti come uno strumento politico di propaganda. Accadeva nel 2021 quando Giorgia Meloni diceva: bene ci sono degli infiltrati, che cosa fa il ministro degli interni per fermarlo? Oggi lei al governo non ha fatto nulla per fermarlo. Vespa – Quindi è colpa del ministro dell’Interno se è successo questo. Bonelli – Io sto dicendo che stiamo parlando di responsabilità politiche. Lei mi ha accusato di responsabilità politiche e io le respingo fermamente. 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La Rai richiama Ranucci per le ‘ospitate’ su La7. Il conduttore di Report: “Avevo avvisato”
La Rai prova ad imbrigliare le ospitate televisive di Sigfrido Ranucci, soprattutto sulle reti di Urbano Cairo, nel nome del rispetto dei vincoli per tutto il personale di viale Mazzini. Le regole aziendali imporrebbero a tutti i dipendenti di limitare le presenze in video e voce nonché la promozione di propri libri a ‘una singola partecipazione’ per ogni emittente o piattaforma: secondo l’interpretazione di una circolare dell’azienda che viene data nella comunicazione interna inviata allo stesso Ranucci dalla Direzione editoriale per l’offerta informativa. Nessun richiamo né provvedimento disciplinare – si fa notare da ambienti Rai – ma un invito al rispetto della circolare varata a gennaio 2025, dopo che il conduttore di Report nell’ultima settimana è stato ospite di tre programmi su La7: a “Otto e Mezzo” di Lilli Gruber, “diMartedì” di Giovanni Floris e “In Altre Parole” di Massimo Gramellini, per promuovere il suo ultimo libro. Senza dimenticare – e a questo sembra fare riferimento la comunicazione interna a Ranucci – che nelle scorse settimane la Rai aveva sollecitato a limitare le presenze nelle altre emittenti fino al referendum sulla giustizia. Resta tuttavia che il conduttore di Report era ospite in tutt’altra veste: autore di un libro. Per Ranucci quindi il richiamo è una sorpresa: “Avevo avvisato preventivamente la Rai delle trasmissioni dove sarei andato ospite per presentare il mio libro. Sono rimasto stupito, ma mi adeguo alle nuove direttive”, ha dichiarato il conduttore di Report, interpellato sulla comunicazione inviatagli dall’azienda, con l’invito al rispetto della circolare interna per limitare le ospitate. “Mi sarei aspettato piuttosto – aggiunge il giornalista – una mail di congratulazioni per il premio Purgatori che ha ricevuto ieri Report e per gli ascolti raggiunti, in un testa a testa con ‘Che tempo che fa’ di Fabio Fazio che conferma il nostro programma come prima trasmissione di informazione del prime time Rai”. A difesa di Ranucci si è schierato il M5s: “Quello che sta accadendo ha poco a che vedere con il rispetto delle regole e molto con un accanimento che sta diventando mobbing e che puzza lontano un miglio di censura. Ancora una volta la Rai sceglie di colpire sempre lo stesso bersaglio, richiamando formalismi solo quando fa comodo mentre in altri casi si è di manica infinitamente più larga”, dicono gli esponenti pentastellati in Commissione Vigilanza Rai. “Ranucci finisce nel mirino per aver parlato altrove – affermano gli esponenti M5s – mentre ad altri è consentito intervenire senza alcun limite né richiamo. È un doppio standard evidente che mina la credibilità di questa Rai e manda un messaggio inquietante: se dai fastidio al governo non ti cacciamo direttamente ma facciamo il possibile permetterti i bastoni tra le ruote, emarginarti fino ad accompagnarti gradualmente alla porta. Non è tutela dell’azienda, è un tentativo di ridurre la libertà e l’autonomia di una delle poche voci davvero indipendenti rimaste. Ne discuteremmo volentieri in commissione di Vigilanza se non fosse ancora vergognosamente bloccata da questa maggioranza”. L'articolo La Rai richiama Ranucci per le ‘ospitate’ su La7. Il conduttore di Report: “Avevo avvisato” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Un urlo fortissimo spezza la telecronaca Rai: la disperazione per l’errore di Laura Pirovano durante il superG di Crans Montana
Il superG di Crans Montana ha dato indicazioni positive all’Italia in vista di Milano–Cortina – con il secondo posto di Sofia Goggia – ma anche una delusione enorme a Laura Pirovano, sciatrice azzurra che aveva quasi portato a termine la gara della vita e stava per trionfare in Svizzera. Poi l’errore alla penultima porta ha compromesso tutto. E quell’errore ha scatenato una reazione d’istinto in telecronaca Rai, con protagonisti Enrico Cattaneo e Nadia Fanchini, presto diventati virali sui social, soprattutto su X. Pirovano per tutta la prova era stata nettamente la più veloce, mettendo in mostra passaggi perfetti e un’aggressività che le avrebbe consentito di ottenere la prima vittoria in carriera in Coppa del mondo di sci alpino. Purtroppo un errore nel finale l’ha costretta a saltare la penultima porta e a dire addio ai sogni di gloria. Ed è lì che in particolare Nadia Fanchini ha urlato fortissimo in cuffia. Urlo amplificato ovviamente dal microfono, che non avrà fatto piacere ai telespettatori. A ciò si aggiunge la “gufata” involontaria di pochi attimi prima, quando Pirovano stava sciando benissimo e Franchini – commentando – ha esclamato: “Entrata strettissima, bravissima. Sta sciando da paura, anche qui è super presente, sta sciando benissimo…”, poi la voce interrotta proprio nel momento in cui Pirovano ha commesso l’errore fatale e l’urlo in cuffia: “No! No!“, che non ha sicuramente fatto bene alle orecchie di chi stava ascoltando. > L’urlo della disperazione all’errore di Laura Pirovano. Il microfono. Le mie > cuffie. Le mie orecchie, le vostre orecchie. #FISAlpine > #CransMontanapic.twitter.com/OVtwRQLxOa > > — LALLERO (@see_lallero) January 31, 2026 L'articolo Un urlo fortissimo spezza la telecronaca Rai: la disperazione per l’errore di Laura Pirovano durante il superG di Crans Montana proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Il rinvio della puntata di Un Giorno in Pretura prevista ieri è avvenuto in seguito a una richiesta formale dell’avvocato della famiglia Regeni”: cosa è accaduto, la nota della Rai
“Verità per Giulio Regeni – Un giorno in Pretura” non è andato in onda ieri sera in prima serata su Rai3. A dieci anni dal rapimento e dell’uccisione del ricercatore universitario in Egitto, la Rai aveva annunciato, con tanto di comunicato stampa e promo, la messa in onda della puntata realizzata da Daniele Ongaro. Il programma di Roberta Petrelluzzi avrebbe dovuto ricostruire le tappe del caso, dal sequestro alle torture fino all’omicidio attraverso gli atti processuali e le deposizioni dei testimoni. La puntata, a sopresa, non è stata trasmessa, sostituita all’ultimo dal film “The New Toy“, pellicola francese del 2022 diretta da James Huth. Nessuna spiegazione, solo un messaggio di poche righe pubblicate sulla pagina social della storica trasmissione: “Lo speciale di Un giorno in Pretura, previsto questa sera, andrà in onda la settimana prossima. Ci scusiamo per l’imprevisto”. Parole che non hanno placato le reazioni social, sullo sfondo la domanda sulle motivazioni dello slittamento in palinsesto: solo motivi tecnici o ragioni politiche? E mentre Rai3 si ritrovava in onda un film, con proteste sui social, su La7 a “Propaganda Live” tra gli ospiti erano presenti proprio i genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni. Solo nella mattina del 31 gennaio, la Rai ha spiegato cosa è accaduto con una nota: “Il rinvio della puntata di “Un giorno in pretura” prevista ieri è avvenuto a seguito di una richiesta formale dell’avvocato della famiglia Regeni, motivata dall’esigenza di tutelare la sicurezza di tutte le persone coinvolte e dei testimoni. L’istanza è stata valutata con attenzione e responsabilità dall’Azienda, che ha ritenuto doveroso accogliere la volontà espressa dalla famiglia Regeni tramite il proprio legale, e ha pertanto deciso di rinviare la messa in onda al prossimo venerdì per poter apportare tutti gli interventi cautelativi richiesti”. L'articolo “Il rinvio della puntata di Un Giorno in Pretura prevista ieri è avvenuto in seguito a una richiesta formale dell’avvocato della famiglia Regeni”: cosa è accaduto, la nota della Rai proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ho rischiato di morire per un aborto in Brasile. Ho avuto un’emorragia, durante l’operazione é andata via la luce ma mio marito Marco mi ha salvato”: il racconto di Veronica Maya
“Ho rischiato di morire per un aborto in Brasile”. È la rivelazione di Veronica Maya, ospite nella puntata di “Storie al bivio” in onda domani, 31 gennaio, su Rai 2. Nel salotto di Monica Setta, la conduttrice ha raccontato un episodio accaduto durante una vacanza in Brasile insieme al marito Marco Moraci, anche lui ospite in studio. Veronica ha spiegato: “Era la prima vacanza con mio marito e non volevo rovinare l’idillio. Ero incinta da pochissimo, ebbi una emorragia in un piccolo villaggio brasiliano. Marco operò insieme al ginecologo e mi salvai”. La showgirl ha aggiunto: “Durante l’operazione andò anche via la luce ma Marco riuscì a portare a termine l’intervento insieme al ginecologo brasiliano”. Come raccontato dalla conduttrice, la mattina successiva le sue condizioni di salute erano già migliorate. Maya ha dichiarato: “Tornata in Italia scoprimmo che l’embrione non si era formato, facemmo altre analisi, stavo bene e dopo poco aspettavo già il mio primogenito“. Nel corso dell’intervista, Marco Moraci ha raccontato il suo amore per Veronica: “Ci amiamo come il primo giorno. Sono l’unico uomo che ha sposato tre volte la stessa donna. La risposerei domani”. I due, genitori di tre bambini, hanno svelato di aver pensato a un quarto figlio. Maya ha detto: “Abbiamo pensato anche al quarto ma i tempi non coincidevano. O lo voleva lui e io no oppure il contrario. Ma va bene così, siamo felici e uniti“. L'articolo “Ho rischiato di morire per un aborto in Brasile. Ho avuto un’emorragia, durante l’operazione é andata via la luce ma mio marito Marco mi ha salvato”: il racconto di Veronica Maya proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Vivo, ormai da anni, con la sensazione che possa accadermi qualcosa. Ma siccome non voglio paralizzarmi uso la tecnica del trapezista. I miei figli? Mi chiedono di mollare, ma non posso”: parla Sigfrido Ranucci
“Io vivo, ormai da anni, con la sensazione che possa accadermi qualcosa da un momento all’altro. Ma, siccome non voglio lasciarmi paralizzare, adotto la tecnica del trapezista. Me l’ha spiegata il mio vecchio direttore, Roberto Morrione (il fondatore di RaiNews24, ndr): quando diventi l’obiettivo di qualcuno, salta sul prossimo trapezio. Così sarà più difficile prenderti”, racconta Sigfrido Ranucci in un’intervista a “Vanity Fair“. Il conduttore di “Report“, romano, 64 anni, circa ottanta conteziosi aperti, duecentoquaranta da quando ha cominciato senza mai perdere una causa. È sotto scorta dal 2021 ma la notte tra il 16 e il 17 ottobre scorso è scampato a una bomba fatta esplodere sotto casa sua a Pomezia, distruggendo la sua auto e quella della figlia. “Ogni tanto, però, mi chiedo: chi me lo fa fare?”, confida al settimanale diretto da Simone Marchetti: “L’anno scorso, alla presentazione di un mio libro, si è avvicinata una signora che aveva appena perso la figlia, malata di tumore. Mi ha consegnato una lettera che mi aveva scritto la ragazza prima di morire: aveva passato gli ultimi tempi a seguire tutte le puntate di Report e mi ringraziava per il lavoro svolto per il bene comune. Una cosa così non ha prezzo”. Nel libro “La Scelta” nel 2024 racconta che suo figlio gli ha chiesto perché fa il mestiere del giornalista: “‘Che cosa dovrei fare?’ e lui: ‘Dovresti fare da padre a tre figli che stanno crescendo senza’. È il prezzo da pagare per consegnare al mondo una società migliore”. Proprio i suoi figli gli hanno chiesto più volte di mollare: “È successo molte volte, l’ultima settimana scorsa. Ci ho pensato, ma non posso. Sarebbe un messaggio devastante: per me, per loro, per tutti. Significherebbe che basta essere attaccati per fare un passo indietro”. Ammette di avere qualche volta paura: “Ce l’ho, altrimenti sarei incosciente. E l’incoscienza è pericolosa. Ma non è tanto importante avere paura: l’importante è superarla. Sennò vincono loro”. Dopo l’attentato al giornalista Rai è stata rafforzata la scorta: “I mandanti? Ci sono delle piste. Lasciamo che magistrati e carabinieri facciano il loro lavoro. C’entra la politica? Non ho informazioni in tal senso. La politica di solito lancia altri tipi di bombe: la delegittimazione, per esempio. Adesso ho una protezione con due macchine blindate e l’esercito davanti a casa”. “La scorta è diventata un po’ come una famiglia allargata. Tanto che, quando esce l’ennesima accusa di dossieraggio o di bullismo sessuale, i miei agenti mi dicono: “Dotto’, noi siamo sempre con lei, quand’è che ha tempo di fare tutte ’ste cose?”, aggiunge Ranucci. Il riferimento al “bullismo sessuale” risale 2021: “Bisognerebbe chiederlo a chi ha mandato la lettera anonima a tutti cosa mi imputavano: parlamentari, stampa… Come racconto nel libro La scelta (Bompiani, 2024), è stato l’unico caso di MeToo senza il Me, perché non c’erano denunce nei miei confronti”. Ranucci è costretto con la sua squadra agli straordinari: “Una macchina infernale. Siamo passati da 16 puntate da 80 minuti a 24 puntate da 160. Significa trovare almeno tre argomenti originali ogni settimana: un impegno enorme. Solo otto persone in redazione, 14 che a turno fanno le inchieste, più filmmaker, montatori e tecnici che si alternano”. Il suo futuro lo immagina in Rai, almeno fino alla pensione, anche se corteggiato da tempo da La7 e dall’editore Urbano Cairo: “Io sono nato in Rai e qui vorrei rimanere fino a quando scatterà l’ora della pensione, nell’agosto 2028. A quel punto, se la Rai mi vorrà ancora, resterò; altrimenti, l’editore che mi garantirà di poter continuare a essere “Sigfrido Ranucci” avrà le mie attenzioni”. Per il successore il giornalista ha una certezza: “Sicuramente sarà qualcuno di interno a Report. Nessuno della mia squadra accetterebbe una figura esterna, magari imposta per motivi politici”. Il suo percorso a Viale Mazzini non ha certo previsto grandi scatti di carriera: “Senza presunzione, sono il giornalista più premiato della Storia della Rai. Però, a pochi anni dalla pensione, resto un semplice caporedattore: la carica di vice direttore Approfondimenti è solo sulla carta. Questo perché, nonostante quello che dicono, non ho mai avuto spinte politiche”, ha raccontato a “Vanity Fair”. Smentendo anche di essere vicino al Movimento 5 Stelle: “È diverso: la maggior parte di chi guarda Report vota Movimento a 5 Stelle, che è stato fondato su principi etici affini a quelli del mio programma, come la legalità, la trasparenza della pubblica amministrazione… Detto questo, Report non ha mai avuto amici”. Così come definisce “infondata” l’accusa di un’ossesione nei confronti di Fratelli d’Italia: “Se ripercorriamo tutte le puntate, la persona oggetto di più inchieste è stato l’ex ministro Roberto Speranza, del Pd, seguito da Matteo Renzi, che non si capisce bene se sia di destra o di sinistra. Forse ce lo dirà lui quando avrà fatto chiarezza con sé stesso. Poi, ovvio che Report tiene d’occhio chi, di volta in volta, governa. E infatti io sono stato preso di mira da tutti”. L'articolo “Vivo, ormai da anni, con la sensazione che possa accadermi qualcosa. Ma siccome non voglio paralizzarmi uso la tecnica del trapezista. I miei figli? Mi chiedono di mollare, ma non posso”: parla Sigfrido Ranucci proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ascolta”, su Rai3 il documentario per capire il senso più profondo delle testimonianze di chi ha vissuto l’indicibile
“Ascolta שְׁמַע“. È il titolo del documentario in ricordo della Shoah prodotto da Rai Documentari e da Rai Radio 1 che andrà in onda alle 15,30 di martedì 27 gennaio su Rai 3 in occasione della Giornata della memoria. Il prodotto nasce da un’idea di Anna Maria Caresta e dalla direzione di Fedora Sasso, ed è scritto da Elena Baiocco, Anna Maria Caresta, Massimo Giraldi, Francesco Graziani, Elena Paba e Claudio Vigolo. Un invito ad ascoltare le voci di chi ha vissuto l’indicibile: un atto necessario per mantenere viva la memoria e comprendere le cicatrici profonde che la Shoah ha lasciato e continua a lasciare sulla vita dei sopravvissuti e sulle generazioni successive. Il titolo scelto evoca la preghiera centrale della fede ebraica, lo Shemà Yisrael. Questo richiamo all’ascolto e alla memoria si pone come fondamento per comprendere il senso più profondo delle testimonianze raccolte. Il documentario – al quale hanno collaborato diversi giornalisti del Giornale Radio – raccoglie le voci e le esperienze di alcuni sopravvissuti alla Shoah: Edith Bruck, Sami Modiano, Liliana Segre, Kitty Braun, Rosanna Bauer Biazzi, Gilberto Salmoni, Tatiana Bucci, offrendo una prospettiva personale e una potente riflessione sugli orrori vissuti nei campi di sterminio nazisti e sul difficile percorso del dopoguerra. Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, offre una riflessione sul significato spirituale e simbolico del titolo del documentario. Le sue parole evidenziano il valore dell’ascolto come atto di responsabilità, di trasmissione e di continuità della memoria che la giornata del 27 gennaio tramanda. Su RaiPlay Sound è già disponibile il podcast Le vite dopo il lager-L’Olocausto realizzato dai giornalisti del Giornale radio sullo stesso tema. L'articolo “Ascolta”, su Rai3 il documentario per capire il senso più profondo delle testimonianze di chi ha vissuto l’indicibile proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’Ice minaccia due giornalisti Rai a Minneapolis. Il video: “Spaccheremo il finestrino e vi tireremo fuori dall’auto”
Due inviati della trasmissione Rai ‘In Mezz’ora’, condotta da Monica Maggioni, sono stati minacciati da uomini dell’Ice a Minneapolis. In un video postato sul profilo Instagram della trasmissione, si vedono gli agenti dell’Ice che si avvicinano ad un auto con a bordo i giornalisti Laura Cappon e Daniele Babbo intimando loro di abbassare il finestrino. “’Spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori dall’auto. Siamo a Minneapolis, sull’auto ci sono i nostri inviati Laura Cappon e Daniele Babbo. Intorno al veicolo gli agenti federali dell’Ice”, ha scritto su Instagram la trasmissione Rai che denuncia, postando un video di quanto accaduto, le minacce a due suoi giornalisti che si trovavano a Minneapolis per fare un servizio sulle violenze degli agenti Ice. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da In Mezz’ora (@inmezzorarai) “‘Abbiamo una macchina dell’Ice davanti e una dietro. Siamo intrappolatì”, dice Laura Cappon, descrivendo nel video quello che sta accadendo. A quel punto tre agenti si avvicinano all’auto e intimano alla donna che è al volante di abbassare il finestrino. “No, non sto facendo nulla di male. Sto solo guidando nella mia comunità”, risponde lei, mentre al suo fianco Cappon dice ‘Press. We are press italian’. A quel punto scatta la minaccia degli agenti: “Questo è l’unico avvertimento. Se continuate a filmarci, se continuate a seguirci spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori dall’auto”. L'articolo L’Ice minaccia due giornalisti Rai a Minneapolis. Il video: “Spaccheremo il finestrino e vi tireremo fuori dall’auto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“La Rai è ‘appecoronata’ a me? Sì! Scrivono ‘cucina anche se è vietato dalle regole antincendio aziendali’. Non vedete che c’è il fornello a induzione?”: Fiorello ironico
Fiorello a “La Pennicanza” su Rai Radio2 ha parlato del suo rapporto con la Rai: “I simpaticissimi di Dagospia hanno scritto: ‘Ma Fiorello crede di essere a casa sua in Rai?’ Io rispondo: ‘Sì, sono a casa mia’. La Rai mi concede tutto questo? Sì! La Rai è ‘appecoronata’ a me? Sì! Scrivono ancora ‘cucina anche se è vietato dalle regole antincendio aziendali’… giornalisti cialtroni, non vedete che c’è il fornello a induzione? Loro sono vendicativi, ora arriverà il loro articolo negativo… brr, sentite come tremo!”. Poi un appello serio legato all’argomento maltempo: “Continuo a ricevere messaggi che chiedono di parlare dei danni in Sicilia, Calabria e Sardegna. Adesso è il momento di rialzarsi, subito”. E ancora: “Lo Stato deve intervenire con aiuti concreti: pensateci come soldi per un documentario o per un film, solo che sono soldi per salvare la vita delle persone, per le loro attività, per ricostruire! Questo è il nostro appello, speriamo che tutto vada come deve andare”. Come promesso è arrivata la videochiamata di Laura Pausini. La cantante si scatena sulle note di “Sì o No” e commenta il suo ruolo di co-conduttrice al Festival di Sanremo: “Conti me l’aveva chiesto più volte in questi anni, ma non mi sono mai sentita pronta. Ho sempre avuto paura, ma nel frattempo ho condotto programmi in altri Paesi e mi sono un po’ preparata. Lui mi dà molta fiducia e mi fa sentire serena. Di solito sul palco sono molto agitata, ma tutti dicono che bisogna affrontare la paura, quindi… siamo sicuri di regalarvi cinque serate di spensieratezza!”. L'articolo “La Rai è ‘appecoronata’ a me? Sì! Scrivono ‘cucina anche se è vietato dalle regole antincendio aziendali’. Non vedete che c’è il fornello a induzione?”: Fiorello ironico proviene da Il Fatto Quotidiano.
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